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La riforma del Copyright in UE che riguarda te

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 28 gennaio 2015
20/01/2015 articolo orginale http://copy-me.org/2015/01/eu-copyright-reform-about-you/
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Julia Reda è un politico del Partito Pirata tedesco che ha recentemente pubblicato un relazione sulla revisione della direttiva UE sul Copyright del 2001, con ambiziose riforme in mente. Come Julia fa notare, “La direttiva europea sul copyright è stato scritta nel 2001, in un momento antecedente a YouTube o Facebook” e “il Copyright UE” oggi sta bloccando lo scambio di conoscenze e di cultura attraverso i confini”.

Abbiamo bisogno di un diritto d’autore europeo comune che salvaguardi i diritti fondamentali e renda più facile offrire servizi on-line innovativi in tutta l’Unione europea.

Una riforma del Copyright altamente necessaria

Si dovrebbe prima capire che questo progetto viene da lontano. Questo pezzo di legislazione è uno dei pochi che non si basa sul sentirsi soli o sui dati degli aventi diritto, ma attinge informazioni da studi scientifici e dalla consultazione pubblica europea sul diritto d’autore dello scorso anno. Tale consultazione, la prima del suo genere in Europa, ha portato a 11.000 risposte – la maggior parte delle quali erano di utenti finali e creatori (entrambe le categorie di solito inesistenti nelle discussioni sul copyright).

Questa bozza di revisione affronta aspetti importanti del diritto d’autore, da sempre oggetto di forte dibattito, ma per non correre rischi, messi da parte. E questi aspetti hanno a che fare direttamente con te – con le attività della persona media. Tali attività sono state posizionate al di fuori del diritto d’autore, ma ora sono molto importante per la tua “vita sociale, culturale ed economica” e hanno a che fare direttamente con il diritti d’autore moderno. Se non sapevi di essere sul lato sbagliato della legge, ecco alcuni punti chiave che devi conoscere.

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Jurassic Dork Parody – Chip Kidd

Se sei un creatore:

  1. Il progetto propone che parodie, pastiche e caricature siano  liberi di essere create, a prescindere dalla finalità. In questo momento, ci sono alcune limitazioni a questo, il che significa che, credeteci o meno, si può essere citati in giudizio per la creazione di una parodia.
  2. Si raccomanda flessibilità: la creazione di lavori che non siano in contrasto con lo sfruttamento dei diritti dell’autore originale, dovrebbe essere legale – il che significa remix, opere di fan e altre forme future di lavori derivati ​​debbono essere legali. Al momento, non lo sono . La relazione propone anche una serie di eccezioni al diritto d’autore, proprio come per la dottrina del Fair Use Statunitense.
  3. Si propone che foto/video di spazi pubblici devono essere interamente permesse dalla legislazione. In questo momento è illegale fotografare la Torre Eiffel o il Brussels Auditorium di notte, per esempio. I sistemi di illuminazione sono protetti dal diritto d’autore, anche se questi edifici pubblici sono stati creati con denaro pubblico. Ora grattati la testa che per un secondo.
  4.   La relazione raccomanda di disporre una dichiarazione sul fatto che il linking non sia un reato contro il copyright. Ci sono un sacco di persone che hanno cercato di creare un caso da Tribunale su questo, sebbene Internet = Link.

Se sei un educatore / ricercatore:

  1. La relazione prevede eccezioni per fini di insegnamento o ricerca. Il regime attuale ti definisce violazione di copyright (con l’opzione del titolare dei diritti di citarti in giudizio) quando fai copie di articoli, filmati o suoni che desideri presentare in classe. Puoi essere citato in giudizio per danni, proprio come qualsiasi altra persona. Questo vale anche nel campo della ricerca.
  2. Chiede anche una deroga per le biblioteche in modo da essere in grado di prestare i libri in formato digitale – attualmente quasi dovunque illegale. di pubblico dominio

Se avete a cuore i beni comuni:

  1. Il progetto propone una riduzione della durata della protezione da 70 a 50 anni dopo la morte dell’autore – cosa che potrebbe essere fantastica! I termini di copyright non sono mai MAI stati ridotti , sono sempre stati estesi, a causa di crescenti pressioni delle lobby. Ma se questo progetto andrà in porto, si potrà finalmente dire che i legislatori capiscano quello che tutti noi rischiamo di perdere se non vediamo la fine di questo monopolio. L’estensioni dei termine del Copyright sono note per influenzare negativamente la disponibilità di opere e causare la scomparsa della cultura su larga scala.
  2. Raccomanda inoltre la salvaguardia del pubblico dominio assicurandosi che le opere non vengono rimesse sotto copyright una volta che passano i loro limiti temporali. Tutti noi costruiamo e creiamo sul pubblico dominio e dobbiamo riconoscere la sua importanza: tutti gli accessi e gli usi dovrebbero essere liberi.
  3. Infine, il progetto propone di escludere l’uso di misure tecnologiche di protezione (DRM) quando si accede a lavori non soggetti a diritto d’autore: è legale fare una copia di un film di pubblico dominio, ad esempio, ma è illegale aggirare il DRM di un DVD in modo da poter utilizzare il proprio film di dominio pubblico come ci pare. Questo è folle.
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Incontri richieste dai gruppi di pressione. Screenshot dal sito di Julia Reda.

Ci sono un sacco di altri punti importanti del progetto che abbiamo davvero bisogno di tenere d’occhio. Come armonizzare il copyright in tutta l’UE – in modo che un video su Youtube si possa vedere da qualsiasi paese, e non possa essere bloccato dalla GEMA in Germania, per esempio. C’è anche la questione di un’equa remunerazione, data mining, la compensazione e i prelievi, e molto altro. Il copyright è  più sfasciato di quanto si potrebbe pensare , ed è tempo che la legislazione affrontati tutti questi problemi.

Se siete curiosi di quale gruppo di lobbisti aveva interesse a incontrare la Reda, sappiate che ha già messo a diposizione i dati per tutti noi. Aveva richieste di riunione con la Disney, ha incontrato i ragazzi di Google, Apple e GEMA/SACEM, ma anche Wikimedia, EDRI e la Free Software Foundation. Abbastanza impressionante.

Di cosa ha bisogno il nostro sostegno

Infine, è opportuno segnalare che questo è solo un progetto di revisione della legge sul copyright dell’UE. Per il momento, è solo una serie di proposte per il miglioramento della legge sul copyright. Ecco come funzionano le leggi. Prima c’è l’analisi, poi c’è il dibattito, quindi qualche cambiamento. La legge è sempre l’ultima a cambiare.

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Julia Reda

Ma, non temete. Questa revisione ha un lungo cammino per migliorare una legge inadatta, e tocca un sacco di ottimi punti che meritano tutta la nostra attenzione. Il rovescio della medaglia è che può essere annacquata da proposte di modifica dalla commissione giuridica (fino al 24 febbraio).

 Anche i comitati di Industria, Ricerca e Energia; del Mercato Interno e Protezione dei Consumatori, di Cultura e Istruzione daranno le loro opinioni su questo rapporto, quindi è molto importante che esso riceve il grande supporto del pubblico. In caso contrario, potremo vedere una relazione molto diversa votata in commissione giuridica e quindi prima dell’intero Parlamento nel mese di maggio.

Julia Reda ci aggiornerà di tutti gli emendamenti sul suo blog e dovremmo tutti tenere gli occhi aperti su ognuno di essi.

Vi consigliamo vivamente di leggere e condividere la sua relazione sulla riforma del copyright, così che più persone capiscano l’importanza di tali questioni. Reda ha creato anche un documento su Discuto , dove tutti sono invitati a commentare ogni paragrafo del progetto e contribuire a crearne uno ancora migliore. È possibile condividere e commentare già da questo link.

 

Traduzione a cura del gruppo traduttori del Partito Pirata Italiano.

Peter Sunde, fondatore di The Pirate Bay: “La prigione è un po’ come il copyright”

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 10 settembre 2014

È un giorno d’estate in una delle zone turistiche più popolari della Svezia ma non sono qui per godermi il sole. Sto per andare in prigione.

Västervik Norra, una prigione di media sicurezza per 255 detenuti sulla sponda orientale della Svezia, non è un luogo accogliente, piuttosto in contrasto con l’ambiente circostante. La sala d’attesa è in parte decorata con un paio di giocattoli di plastica. Io sono uno dei soli tre “visitatori” quel giorno. La maggior parte dei detenuti qui sta scontando la propria pena per crimini violenti, rapimenti e simili.

Il prigioniero che sto per incontrare qui è Peter Sunde. Il suo crimine? “Assistere nella violazione del copyright”. Ha contribuito a costruire e gestire The Pirate Bay, che facilita la condivisione di file. Per undici anni, l’industria dell’intrattenimento ha cercato di farcela nella sua impresa più difficile, quella di chiudere il sito, estremamente popolare, senza successo. Le loro uniche vittorie sono state simboliche. In alcuni Paesi, tra cui l’Italia (ndR), i fornitori hanno iniziato a bloccare il sito ma poiché tali blocchi sono stati facilmente eludibili dal primo giorno non hanno poi fatto più nulla per frenare la popolarità di The Pirate Bay.

Sto per vedere un’altra loro vittoria simbolica: un giovane innovatore dietro le sbarre. I fondatori di altre piattaforme di file sharing come Napster o Kazaa sono stati lodati per la loro ingegnosità e sono ora imprenditori celebrati. Peter, invece, ha dovuto interrompere il lavoro sulle sue start-up di successo, come il servizio di micropagamenti Flattr e il sistema di messaggistica crittografata Heml.is, per scontare la pena in prigione.

Peter Sunde

Non è stato facile incontrare Peter: inizialmente, la sua richiesta per l’approvazione della mia visita è stata respinta, in quanto sono state approvate le richieste di altri amici che cercano di prestargli assistenza. È stato solo quando ha letto i regolamenti e ha presentato una denuncia – sottolineando il mio status di rappresentante eletto del Parlamento europeo – che la mia visita è stata approvata.

«Se non insisti costantemente per i tuoi diritti, te li negheranno»

Quando siamo finalmente faccia a faccia, sorseggiando il caffè solubile in una piccola stanza, mi dice che questo è la norma in carcere: “Se non insisti costantemente per i tuoi diritti, te li negheranno”. Egli racconta di come abbia dovuto ricordare alle guardie che non era loro permessa l’apertura della posta riservata che riceve dai giornalisti, così come il suo presunto diritto all’istruzione o alla professione durante il suo periodo di detenzione in pratica consista in un libro di spagnolo per principianti.

“La prigione è un po’ come il copyright”, fa notare Peter: in entrambe le aree, vi è mancanza di trasparenza e le persone che detengono il potere approfittano del fatto che la persona media non presta molta attenzione alla questione. Ciò apre la porta agli abusi e alla corruzione. Poche persone si sentono direttamente interessate da tali sistemi, anche se un sacco di utenti di Internet commettono violazioni di copyright, molti non si rendono nemmeno conto che stanno violando le leggi e non ne subiscono ripercussioni. Quindi è difficile chiedere alla politica tradizionale di risolvere anche le ingiustizie più palesi che questi sistemi producono. Gli chiedo se la sua prigionia ha cambiato le sue idee politiche. “Le ha confermate”, risponde lui. “Prima sapevo che il sistema era rotto ma ora so fino a che punto.”

«Prima sapevo che il sistema era rotto ma ora so fino a che punto.»

Questa visita di due ore rappresenta la prima volta che mi capita di incontrare Peter lontano dalla tastiera. Ci siamo scritti via e-mail un bel po’ durante la campagna elettorale per il Parlamento europeo, in cui noi due rappresentavamo il Partito Pirata in diversi Paesi. Le nostre conversazioni coprivano i nostri numerosi interessi politici comuni, dalla riforma del copyright ai diritti degli animali e al diritto di asilo. È stato proprio durante il mio trasloco a Bruxelles per iniziare il mio mandato nel Parlamento europeo che ho appreso dell’arresto di Peter.

“La cosa peggiore è la noia”. Lui mi racconta della sua routine quotidiana: “Per colazione ho yogurt di soia e muesli, che mi è stato recentemente dato il permesso di acquistare con il mio denaro, dato che il carcere non offre alcun cibo vegan”. Questo è seguito da un’ora di esercizio – camminare intorno al cortile in cerchio – e talvolta la possibilità di giocare a ping-pong o visitare la biblioteca del carcere nel pomeriggio, prima che Peter rimanga bloccato nella sua cella per la notte. L’unica altra distrazione deriva dalle decine di lettere che Peter riceve ogni giorno. Non tutti i libri che i suoi amici e sostenitori inviano gli arrivano – sono prima sottoposti a screening per “contenuti non appropriati”. Altri articoli che arrivano via posta, come caramelle vegan, non gli saranno consegnati prima della sua liberazione “ma almeno il carcere è obbligato a catalogare ogni singola cosa che mi mandanoe questo li fa incazzare”, dice Peter con un occhiolino.

«Ci saranno per ora circa 10 000 Pirate Bay!»

Mentre la sua notorietà deriva in gran parte dal suo ruolo nella fondazione di The Pirate Bay, Peter è stato critico sullo sviluppo della piattaforma per molto tempo e ha dedicato le sue energie ad altri progetti. “Ci dovrebbero essere 10.000 Pirate Bay da adesso!”, esclama. “Internet è stato costruito come una rete decentrata ma per ironia della sorte la centralizzazione è sempre più incoraggiata. Dato che The Pirate Bay è stata attiva per 11 anni, quasi tutti gli altri siti Torrent hanno iniziato ad affidarsi su di essa come una spina dorsale. Abbiamo fatto un singolo errore e lo sviluppo della tecnologia del file sharing è rimasto bloccato”.

Agli occhi di Peter, The Pirate Bay ha fatto il suo corso e si è trasformato in una società commerciale che ha poco a che fare con i valori sui cui è stata fondata. Al giorno d’oggi, le battaglie più importanti per un Internet aperto si svolgono altrove – dice, notando che la tendenza verso la centralizzazione non si limita alla condivisione dei file. Facebook da solo si è trasformato in una piccola versione di internet stile giardino recintato, in cui un sacco di utenti sono contenuti e non hanno accesso a una rete più ampia. Allo stesso tempo, servizi come Google e Wikipedia stanno lavorando ad accordi di distribuzione che rendono i loro siti disponibili per le persone che non hanno accesso a un Internet reale.

Un passo per contrastare questa tendenza verso la centralizzazione potrebbe essere la portabilità dei dati, il diritto di portare via i propri dati personali da un servizio come Facebook e portarli con sé a un concorrente. Il diritto alla portabilità dei dati è parte della normativa europea proposta sulla protezione dei dati, che è attualmente bloccata in negoziati tra gli Stati membri dell’UE. “Avere la portabilità dei dati sarebbe un grande passo avanti”, dice Peter, “ma non è abbastanza. La portabilità non ha senso senza la concorrenza. Come attivisti e imprenditori, abbiamo bisogno di sfidare i monopoli. Abbiamo bisogno di costruire una rete sociale pirata che è interoperabile con Facebook. O costruire dei competitori per piccoli monopoli prima che vengano acquistati dai grandi giocatori in campo. L’attivismo politico nei parlamenti, che il Partito Pirata persegue, è importante, ma deve essere combinato con perturbazioni economiche”.

«Gli effetti delle decisioni che prendiamo oggi possono essere drammatici.»

“Internet non cambierà radicalmente nei prossimi due anni, ma nel lungo termine. Gli effetti delle decisioni che prendiamo oggi possono essere drammatici”, riassume Peter. Secondo lui, stabilire la neutralità della rete, in particolare sulle reti mobili, sarà una delle battaglie cruciali. Internet può essere nato come uno spazio non commerciale, ma attualmente è interamente governata dal business e senza la neutralità della rete, le grandi aziende potranno rafforzare i monopoli e soffocare l’innovazione. Un pushback sarà necessario dalle piccole imprese e dalla società civile – ma quei gruppi si sforzano per essere ascoltati nei dibattiti politici e spesso mancano le risorse finanziarie per gli sforzi di lobbaggio su larga scala.

Anche se Peter è visibilmente influenzato dalla sua prigionia e parla della lotta contro la depressione, non ha smesso di fare progetti per il futuro. “Le cose saranno più facili una volta che sarò fuori di qui. Sono stato latitante per due anni e difficilmente potevo andare a conferenze o avrei dovuto presentarmi senza preavviso. “Una volta che la sua condanna a otto mesi sarà giunta al termine, Peter vuole tornare all’attivismo. Quando chiedo dei suoi prossimi progetti, inizia sorridendo e mi dice di avere pazienza. “Tutto quello che posso dire ora è che sono pieno di idee e che uno dei miei obiettivi principali sarà quello di sviluppare metodi etici di finanziare l’attivismo.

«Spesso c’è bisogno di soldi per il cambiamento. Ma la maggior parte dei modi di ottenerlo richiedono un compromesso con i vostri ideali. Possiamo fare di meglio.»

Le due ore con Peter sono passate più velocemente di quanto mi aspettassi. Ben presto una guardia bussa alla porta e – dopo frettolosi addii – gli uscieri mi riportarono alla sala d’attesa, dove il mio telefono e gli altri miei beni mi vengono restituiti. Peter sta ora sperando che la sua condanna al carcere venga trasformata in arresti domiciliari, i quali permerebbero a lui di vedere suo padre, gravemente malato, e passare meno tempo in isolamento. La sceltà dipenderà in gran parte dal fatto che lo Stato svedese continui o meno a vedere un attivista di condivisione file come una seria minaccia al pubblico. In una società in cui la maggioranza dei giovani abitualmente violano il copyright semplicemente condividendo cultura, questa visione sembra del tutto insostenibile.

Scrivi a Peter:
Peter Sunde, Box 248, 59323 Västervik, Svezia

Note

Questo articolo è stato pubblicato inizialmente da Julia Reda, unica parlamentare del Partito Pirata tedesco, sul suo sito personale e pubblicato sotto licenza CC0. L’immagine di copertina è tratta dalla SHARE Conference e pubblicata sotto licenza CC-BY-SA 2.0, l’immagine di Sunde è tratta dal kit per la stampa del film TPB-AFK e pubblicata sotto licenza CC-BY 3.0. La traduzione è ad opera del GdL Traduzioni del Partito Pirata italiano.

Tutti i fatti ed i numeri della #copiaprivata

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 27 giugno 2014

index

di Guido Scorza

La vicenda del Decreto Franceschini sulla copia privata sta assumendo i toni ed i contorni di una farsa grottesca ed offensiva per l’intelligenza degli italiani dalla quale il Ministero dei Beni e delle attività culturali – e con esso il Governo Renzi – esce come un burattino nelle mani di quel gigante dai piedi di argilla che è oggi diventata la un tempo nobile e gloriosa Società Italiana Autori ed editori.

CONTINUA SU http://scorza.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/06/26/tutti-i-fatti-ed-i-numeri-della-copiaprivata/

#DigiTsipras retribuzione del reddito oltre il #Copyright

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 8 maggio 2014

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16m-locandina

#DigiTsipras Diritti Digitali nell’Altra Europa con Tsipras

Iniziative del 16 Maggio 2014 – Piacenza e Roma
#NoAgcom #NoCopyright #NoSorveglianza
Per informazioni confero@autistici.org

Blog DigiTsipras http://digitsipras.wordpress.com/

10 anni fa @Lessig ha pubblicato “Cultura Libera” rilasciandolo gratuitamente online

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 25 marzo 2014

freeculture

Cultura Libera – Un equilibrio fra anarchia e controllo, contro l’estremismo della proprietà intellettuale è un libro di Lawrence Lessig pubblicato nel 2004 e rilasciato sotto Licenza Creative Commons Attribution Non-commencial 1.0 il 25 marzo 2004. (da wikipedia)

Dove ci sta portando l’enfasi sui diritti di proprietà intellettuale.

Le nuove tecnologie cambiano completamente le dimensioni del problema, rispetto ai tempi del “diritto d’autore”: non solo nel campo dell’informatica o dell’editoria tradizionale, ma in tutto il mondo dell’entertainment, dello spettacolo e in quelli, per il momento forse meno “visibili”, dell’ingegneria genetica e delle biotecnologie.

Fra chi vuole proteggere tutto (difendendo interessi acquisiti) e chi vorrebbe tutto “libero”, Lessig ha una posizione articolata e profonda, in equilibrio fra anarchia e controllo: difende l’idea di un creative commons, uno spazio pubblico di libertà, ed è a favore di licenze limitate, in cui non “tutti”, ma solo “alcuni diritti” sono riservati.

Per combattere l’estensione illimitata dei diritti di proprietà, che porterebbe a una “feudalizzazione” della cultura.

Il testo tradotto in italiano (Copyleft-italia ha pubblicato la traduzione italiana di Bernardo Parrella nel febbraio 2005) è disponibile su LiberLiber a questo indirizzo http://www.liberliber.it/mediateca/libri/l/lessig/cultura_libera/html/testo.htm

 

Lawrence Lessig (Rapid City, 3 giugno 1961) è un giurista statunitense. Direttore della Edmond J. Safra Foundation Center for Ethics dell’Università di Harvard, dove insegna anche diritto, fondatore dello Stanford Center for Internet and Society (Centro per Internet e la società), fondatore e amministratore delegato di Creative Commons, nonché membro del consiglio direttivo della Electronic Frontier Foundation e di quello del Software Freedom Law Center, costituito nel febbraio 2005, è noto soprattutto come sostenitore della riduzione delle restrizioni legali sul diritto d’autore, sui marchi commerciali (trademark) e sullo spettro delle frequenze radio, in particolare nelle applicazioni tecnologiche. (da wikipedia)

 

Manifesto per la Resistenza Open Access – Aaron Swartz Luglio 2008

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 17 gennaio 2014

L’informazione è potere. Ma come con ogni tipo di potere, ci sono quelli che se
ne vogliono impadronire. L’intero patrimonio scientifico e culturale, pubblicato
nel corso dei secoli in libri e riviste, è sempre più digitalizzato e tenuto
sotto chiave da una manciata di società private. Vuoi leggere le riviste che
ospitano i più famosi risultati scientifici? Dovrai pagare enormi somme ad
editori come Reed Elsevier.

C’è chi lotta per cambiare tutto questo. Il movimento Open Access ha combattuto
valorosamente perché gli scienziati non cedano i loro diritti d’autore e che
invece il loro lavoro sia pubblicato su Internet, a condizioni che consentano
l’accesso a tutti. Ma anche nella migliore delle ipotesi, il loro lavoro varrà
solo per le cose pubblicate in futuro. Tutto ciò che è stato pubblicato fino ad
oggi sarà perduto.

Questo è un prezzo troppo alto da pagare. Forzare i ricercatori a pagare per
leggere il lavoro dei loro colleghi? Scansionare intere biblioteche, ma
consentire solo alla gente che lavora per Google di leggerne i libri? Fornire
articoli scientifici alle università d’élite del Primo Mondo, ma non ai bambini
del Sud del Mondo? Tutto ciò è oltraggioso ed inaccettabile.

“Sono d’accordo,” dicono in molti, “ma cosa possiamo fare? Le società detengono
i diritti d’autore, guadagnano enormi somme di denaro facendo pagare l’accesso,
ed è tutto perfettamente legale — non c’è niente che possiamo fare per
fermarli”. Ma qualcosa che possiamo fare c’è, qualcosa che è già stato fatto:
possiamo contrattaccare.

Tutti voi, che avete accesso a queste risorse, studenti, bibliotecari o
scienziati, avete ricevuto un privilegio: potete nutrirvi al banchetto della
conoscenza mentre il resto del mondo rimane chiuso fuori. Ma non dovete — anzi,
moralmente, non potete — conservare questo privilegio solo per voi, avete il
dovere di condividerlo con il mondo. Avete il dovere di scambiare le password
con i colleghi e scaricare gli articoli per gli amici.

Tutti voi che siete stati chiusi fuori non starete a guardare, nel frattempo. Vi
intrufolerete attraverso i buchi, scavalcherete le recinzioni, e libererete le
informazioni che gli editori hanno chiuso e le condividerete con i vostri amici.

Ma tutte queste azioni sono condotte nella clandestinità oscura e nascosta. Sono
chiamate “furto” o “pirateria”, come se condividere conoscenza fosse
l’equivalente morale di saccheggiare una nave ed assassinarne l’equipaggio, ma
condividere non è immorale — è un imperativo morale. Solo chi fosse accecato
dall’avidità rifiuterebbe di concedere una copia ad un amico.

E le grandi multinazionali, ovviamente, sono accecate dall’avidità. Le stesse
leggi a cui sono sottoposte richiedono che siano accecate dall’avidità — se così
non fosse i loro azionisti si rivolterebbero. E i politici, corrotti dalle
grandi aziende, le supportano approvando leggi che danno loro il potere
esclusivo di decidere chi può fare copie.

Non c’è giustizia nel rispettare leggi ingiuste. È tempo di uscire allo scoperto
e, nella grande tradizione della disobbedienza civile, dichiarare la nostra
opposizione a questo furto privato della cultura pubblica.

Dobbiamo acquisire le informazioni, ovunque siano archiviate, farne copie e
condividerle con il mondo. Dobbiamo prendere ciò che è fuori dal diritto
d’autore e caricarlo su Internet Archive. Dobbiamo acquistare banche dati
segrete e metterle sul web. Dobbiamo scaricare riviste scientifiche e caricarle
sulle reti di condivisione. Dobbiamo lottare per la Guerrilla Open Access.

Se in tutto il mondo saremo in numero sufficiente, non solo manderemo un forte
messaggio contro la privatizzazione della conoscenza, ma la renderemo un ricordo
del passato. Vuoi essere dei nostri?

Aaron Swartz 
Luglio 2008, Eremo, Italia

L’abbiamo tradotto insieme in italiano qui. C’erano Enrico Francese, Silvia Franchini, Marco Solieri, elle di ci, Andrea Raimondi, Luca Corsato, e altri che non so chi siano. Grazie davvero.

Fonte: http://openaccessmanifesto.org/manifesto-per-la-resistenza-open-access/

Consultazione Europea sul #Copyright, guida alla compilazione del Partito Pirata

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 3 gennaio 2014

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Mentre i “politici” Italiani in delirio da onnipotenza e dall’alto delle loro “competenze” in tema di Rete e Tecnologia DECIDONO di normare la Rete, inventarsi tasse inapplicabili e leggi che riscrivono le dinamiche della circolazione delle informazioni online, l’Europa sta CHIEDENDO a tutti i CITTADINI di fornire informazioni e consigli per riformare le leggi del Copyright alla luce dei cambiamenti portati dall’interconnessione globale e dalla Digitalità.
Ora l’essere chiamati ad una consultazione Europea ci restituisce uno strumento base che, in Italia, viene dimenticato nei cassetti del palazzo o che viene scambiato per una sorta di percorso obbligato verso una meta già decisa, come nel caso dell’esito di troppi referendum (acqua, finanziamento ai partiti, ecc) e ai percorsi a risposta-trabocchetto come la Consultazione sulle Riforme Costituzionali.
Sulle tematiche digitali basti un dato: chi, nei secoli passati, non poteva acquistare libri aveva la possibilità di entrare in una biblioteca pubblica avere un libro, fotocopiarlo, studiare, discuterne con altri e formarsi un pensiero su qualunque argomento;
nell’era delle “libertà digitali” dove il sapere è diventato il pane quotidiano si tenta di cancellare la cultura e renderla una merce. Quando si parla di Copyright si parla solo di soldi, di speculazioni sulla cosiddetta “proprietà intellettuale”.
La consultazione pubblica è aperta dal 5 dicembre 2013 al 5 febbraio 2014 attraverso la compilazione di un questionario che si presenta tanto importante quanto corposo: per agevolare la compilazione del questionario la nostra Amelia Andersdotter ha redatto una breve guida che noi come gli altri Partiti Pirata Europei abbiamo tradotto nella lingua del nostro Paese e vi proponiamo qui di seguito.

Scriveteci in caso di necessità e per qualsiasi informazione/consiglio per la compilazione

 

Perché si dovrebbe rispondere a questa consultazione?

La legislazione europea sul copyright è un mosaico. Le regole che lo governano derivano da un periodo in cui molti dei problemi che il copyright pone per il libero flusso delle informazioni e l’accesso alla conoscenza su internet erano ancora sconosciute. Molte differenze nazionali rendono il Copyright europeo poco trasparente e ci impediscono di essere in grado di condividere la cultura attraverso le frontiere nello spirito della comunità europea. Finalmente, la Commissione europea sta mostrando qualche iniziativa per affrontare questo problema. Essa afferma ora che prenderà una decisione nel 2014 sull’opportunità di proporre nuove leggi sul copyright.

Dal 5 dicembre 2013 al 5 febbraio 2014, la Commissione europea invita tutte le parti interessate, comprese i singoli e le ONG, ad offrire i propri pensieri su come dovrebbero essere sviluppate le norme sul copyright dell’UE. A tal fine, la Commissione ha avviato una consultazione pubblica, che fondamentalmente è un catalogo di domande aperte. Si terrà conto delle risposte a questa consultazione quando la Commissione deciderà di far partire una iniziativa legislativa per la riforma del copyright. Rispondere a questa consultazione serve a diversi scopi:

  • Se la Commissione ottiene molte risposte da parte dei cittadini e delle ONG, si deve riconoscere che c’è grande interesse in questo argomento. Solo la Commissione può avviare iniziative legislative a livello europeo, quindi abbiamo bisogno di convincerli che la riforma del copyright è necessaria.
  • Una riforma europea del copyright può migliorare notevolmente il libero scambio di conoscenza e cultura, ma può anche peggiorare le cose! I lobbisti dell’industria hanno molte più risorse a disposizione per rispondere alle consultazioni pubbliche. Per fare in modo che le voci delle persone vengano ascoltate e per guidare la riforma del copyright nella giusta direzione, è importante contro-bilanciare le risposte da parte dell’industria, con un sacco di prospettive da parte di utenti e creativi.
  • Molti di noi sono impegnati in progetti creativi che sono limitati dal regime attuale sul copyright. Condividendo nella consultazione i propri problemi personali con il copyright, si da’ alla Commissione la percezione della grande varietà di progetti creativi e innovativi che sono influenzati dal copyright, non solo quelli delle grandi imprese.

Ma questo sembra un sacco di lavoro!

Ecco dove entriamo in gioco noi. Sì, la consultazione è enorme con 80 domande, ma questo non significa che devi leggerle, figuriamoci se devi rispondere a tutte! Vogliamo offrire una panoramica delle tematiche che vengono trattate. Se vuoi chiedere alla Commissione di legalizzare il filesharing, vai alle domande 22-26, ecc. Stiamo anche dando raccomandazioni su come rispondere alle domande si/no, nonché alcune note sulle questioni da evidenziare nella tua risposta. Sentiti libero di lasciare le domande che non ti riguardano o di cui non si è sicuri in bianco.

E’ più utile dare una risposta personale a 5 domande che copincollare una risposta in tutte 80. In una precedente consultazione, la Commissione ha riferito che ha ricevuto un sacco di risposte da singoli individui, ma che erano tutte identiche. La Commissione è più propensa a prendere le vostre opinioni in considerazione se presentate la vostra posizione con parole vostre!

Con questa guida , stiamo rendendo il più semplice possibile per voi avere un peso in merito al dibattito sul copyright! Sono benvenute eventuali aggiunte e miglioramenti a questa guida che la rendano più completa e facile da usare .

Questo è il documento della consultazione della EC http://ec.europa.eu/internal_market/consultations/2013/copyright-rules/docs/consultation-document_en.pdf

Sito web : http://ec.europa.eu/internal_market/consultations/2013/copyright-rules/index_en.htm

È possibile utilizzare questo template-web per creare documenti formattati da presentare alla Commissione : http://okfde.github.io/eucopyright/

Guida per rispondere alla consultazione sul copyright

Risposte per argomento

Sì alla riforma del copyright:

Q 4, 7, 78, 79

  • Domanda 7 e 78-79: sì, vogliamo che ci sia una riforma giuridica , e sì, vogliamo un unico titolo europeo. questo è di gran lunga il modo migliore per ottenere la certezza del diritto per tutti. copyrightcode.eu è un buon esempio di come potrebbe essere un regime di copyright più semplice. Nella domanda 4, si può anche ricordare che l’armonizzazione del copyright attraverso la riforma del diritto sarebbe la soluzione migliore per l’accesso ai contenuti in tutta Europa.

– filesharing

Q 22-26, 80

  • Se volete legalizzare il file-sharing, quando rispondete alle domande 22-26 è necessario sottolineare che la condivisione di cultura e la copie private su internet dovrebbero essere consentite. È inoltre possibile aggiungere ulteriori commenti sull’abilitare la certezza della legalità nel far funzionare un tracker torrent nella domanda 80. La tradizione europea è radicata nel peer- to-peer : abbiamo una tradizione di lunga durata che permette la cooperazione su base paritaria, simmetrica e trasparente. Dovrebbe essere rispecchiata nei valori europei di internet e del copyright.

– Nessuna estensione del diritto d’autore alle funzioni fondamentali di Internet (caching , linking)

Q 11, 12

  • E ‘ importante che alle domande 11-12 rispondiate negativamente – linking, collegamenti ipertestuali e la visualizzazione di pagine web non devono essere considerate violazioni di copyright. Ci devono essere modi per permettere questo, altrimenti si sgretolerà l’internet.

– DRM

Q 13, 32(b), 36(b), 80

  • I DRM riguardano da un lato l’accesso ai database delle biblioteche e dall’altro l’accesso alle università . Questo è nella domanda 32 ( b) e 36 (b) per i soggetti privati ​​e gli utenti finali.

Ma dovrebbe anche essere più ampiamente affrontata nella domanda 80. Questo saggio copre importanti differenze tra il diritto comunitario e quello degli Stati Uniti : http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2338976

Va chiarito che il DRM non dovrebbe interferire con alcune delle flessibilità legali, diritti o opportunità concessi agli utenti della cultura . Inoltre il DRM non dovrebbe ignorare le eccezioni e limitazioni codificate nella legge. Vogliamo che i legislatori determinino quali diritti tecnici e giuridici le persone hanno o non hanno. Non devono essere le aziende tecnologiche a farlo.

Inoltre il DRM può essere citato nella domanda 13 che chiede se si sono riscontrati problemi nel tentativo di ri-vendere opere digitali .

– termini di protezione

Q 20

  • Se volete termini di tutela più brevi , rispondete alla domanda 20 ! Una durata di protezione ragionevole secondo Rufus Pollock ( economista inglese all’Università di Cambridge ) è circa di 15 anni. Rick Falkvinge e Christian Engström hanno proposto 25 anni come durata massima di protezione . Il PP-CZ propone 5 da a 10 anni .

Vedi Falkvinge/Engström: http://www.copyrightreform.eu/ (prima parte tradotta in italiano)

Rufus Pollock: http://rufuspollock.org/papers/optimal_copyright_term.pdf

– Requisiti per la registrazione

Q 15-18

  • Domande 15-18 . In molti paesi di tutto il mondo bisogna registrare preventivamente l’opera protetta da copyright se si vuole sfruttarla commercialmente tutelati da un registro centrale di copyright. Questa porta maggiore certezza e chiarezza a molti attori . Il Copyright di default crea un sacco di problemi perchè è impossibile scoprire chi è il titolare del diritto.

In particolare, dovrebbe essere obbligatorio avere una registrazione del copyright. https://en.wikipedia.org/wiki/Copyright_registration # Is_registration_required.3F

Limitazioni ed eccezioni del copyright

Q 21, 22

  • Rispondere sì alle domande 21 e 22 per assicurarsi che tutte le eccezioni e limitazioni al diritto d’autore (per esempio ai fini della scienza e dell’istruzione) siano rese obbligatorie per tutti gli stati membri!

– Biblioteche

Q 21-26, 32(b), 36(b)

  • Biblioteche e DRM sono affrontate nelle domande 32 (b) e 36 (b) sui DRM per i soggetti privati ​​e gli utenti finali

Anche le domande 21-26 sono su una flessibilità più generica del copyright. Si consideri il fondo librario svedese – è importante? (in pratica un prelievo fiscale sponsorizzato che va solo agli autori svedesi)

– Remixing

Q 21-26

  • Domande 21-26. In particolare, i diritti di quotazione e citazione devono includere anche audio e video. Allo stesso modo per il remix nel settore educativo (remix per educare le persone). Parodie, citazioni, richiami, remix educativi devono includere audio, immagini e video (audio-video).

La concorrenza nei mercati derivati ​​(Pubblicità) sarà enormemente avvantaggiata da una deroga al remix che non esclude il remix commerciale (DJ, inserzionisti, etc.), quindi è importante che queste deroghe riguardino anche le attività commerciali.

Accennare al fatto che il remix è una attività culturale popolare che colma le barriere culturali tra persone provenienti da diversi Stati membri e deve pertanto essere promosso come mezzo di integrazione europea.

Permettere il remix senza scopo di lucro sarebbe un sicurezza giuridica estremamente preziosa. 

– Giusto uso

Q 24

  • Se nel copyright europeo volete una clausola per il giusto uso, la domanda 24 è il posto adatto per parlarne. Si può sostenere che fornirebbe al contesto del copyright una maggiore flessibilità per reagire ai futuri sviluppi tecnologici e usi innovativi della cultura ovvero per finalità di reporting e di espressione artistica.

– Per le persone con disabilità della vista

Q 21-26

  • Domande 21-26. L’Unione europea ha già sostenuto il trattato per i non vedenti presso l’OMPI che garantisce una migliore accessibilità alle opere letterarie per i disabili della vista. Relativamente al trattato: http://keionline.org/node/1767

Michel Barnier (Commissione Europea) appoggia il trattato: http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-12-603_en.htm

– Certezze legali per il p2p e le reti torrent

Q 13, 14, 21-26, 80

  • Il Peer-to-peer, le reti torrent, il file-sharing e la cultura distribuita sono nelle domande 21-26 (la flessibilità nel copyright – dovrebbe essere consentita), o nella domanda 80. Anche consentire le vendite di seconda mano (domande 13-14) sarebbe utile all’Unione europea, per trovare nuovi modelli di business meno monolitici.

– Punizione e responsabilità degli intermediari

Q 75-77.

  • Qui si può facilmente rispondere che gli intermediari non dovrebbero essere responsabili. Le reti wireless comunitarie, i servizi di anonimizzazione, i fornitori di servizi Internet fissi, i posti di memorizzazione dei dati on-line, i motori di ricerca e altri attori soffrono per l’incertezza a causa della responsabilità degli intermediari nel copyright. Raccontate alla Commissione la vostra storia preferita riguardo tale responsabilità e come ha reso peggiore il mondo! Inoltre, ci dovrebbe essere una direttiva sulle ingiunzioni e conseguenti richieste di intervento che permetta ai fornitori di servizi e ai cittadini di sapere chi chiede che le loro cose vengano rimosse dal web, e perché (vedi https://ameliaandersdotter.eu/2013/07/06/ brev-till-michel-Barnier-om-notice-and-action-i-eu). La legge sul copyright dovrebbe essere materia di diritto civile, non nell’ambito del diritto penale.

Informazioni sulle precedenti consultazioni

Una risposta che abbiamo dato precedentemente alla consultazione sugli accordi commerciali segreti si è conclusa in questo modo: “Accordi commerciali segreti in abbondanza: la consultazione della Commissione rivela che i cittadini non li vogliono” https://ameliaandersdotter.eu/2013/10/06/trade-secrets-galore-commission-consultation-reveal-citizens-dont-want-it

Modello di risposte: https://ameliaandersdotter.eu/2013/02/05/kommissionens-affarshemlighetskonsultation-svarsguide?language=en

Riassunto delle risposte alla consultazione: http://ec.europa.eu/internal_market/consultations/docs/2012/trade-secrets/130711_summary-of-responses_en.pdf (Il Partito Pirata viene specificatamente citato :D)

Abbiamo anche congiuntamente predisposto le risposte alla consultazione IPRED, ma io (Amelia), non ho ancora analizzato quale sia il risultato di tali risposte.
https://ameliaandersdotter.eu/2012/12/17/commission-ipred-consultation-answering-guide-citizens-w-copyrights (ma dovrebbero essere qui: http://ec.europa.eu/internal_market/consultations/docs/2012/intellectual-property-rights/summary-of-responses_en.pdf
oppure http://ec.europa.eu/internal_market/iprenforcement/directive/index_en.htm )

Questa è l’analisi IPKat di Eleonora Rosati. Giuridicamente e’ abbastanza buona: http://ipkitten.blogspot.com/2013/12/a-closer-look-at-public-consultation-on.html

Programma Comune dei Partiti Pirata per le Elezioni Europee 2014

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 11 dicembre 2013

PROGRAMMA_CO_23281

Traduzione del Testo presente qui http://ppeu.net/wiki/doku.php?id=programme:conferences:ceep_online2013
Traduzione effettuata da Mauro Pirata e revisionata da Aram  del Partito Pirata Italiano (ultimo update 9/12/13)

Conferenza online del 18-20.11.2013 sul Programma Comune per le Elezioni Europee 2014

Proposte di emendamenti per la Conferenza http://ppeu.net/wiki/doku.php?id=programme:conferences:ceep:proposed_changes
Protocollo 18.11.2013 https://piratenpad.de/p/CEEP-Online-Conference
Protocollo 19.11.2013 https://piratenpad.de/p/CEEP-Online-Conference1
Protocollo 20.11.2013 https://piratenpad.de/p/CEEP-Online-Conference2
Risultato degli appunti condivisi https://ppuk.piratenpad.de/226

Proposta finale per un Programma Comune per le Elezioni Europee

Preambolo

L’Unione Europea di oggi come istituzione sovranazionale è un progetto dei suoi stati membri, invece che dei suoi cittadini.

I PIRATI ritengono che l’Europa dovrebbe essere organizzata nel comune interesse di tutti i cittadini europei, così come negli interessi degli Stati membri.

I PIRATI dell’Unione europea hanno adottato questo programma elettorale ed insieme si sforzano di rendere la proporia visione per l’Unione una realtà.

Il deficit democratico all’interno dell’Unione europea è esistito fin dalla sua formazione e non è stato sufficientemente affrontato nel corso del processo di integrazione.

Un obiettivo importante di tutti i pirati è quello di costruire una solida base democratica per l’Unione. Al fine di raggiungere tale obiettivo è fondamentale garantire che i processi politici siano più amichevoli per i cittadini. Insieme dobbiamo incoraggiare lo sviluppo di uno spazio comune europeo per la cultura, la politica e la società, e proteggere le culture ricche e diverse presenti all’interno dell’Unione.

L’UE deve essere all’altezza dei propri principi di sussidiarietà. Le decisioni non devono essere prese a livello comunitario se possono essere meglio risolte a livello nazionale, regionale o locale. L’uguaglianza e la facilità di comunicazione e una cittadinanza informata sono requisiti basilari in un processo decisionale legittimo e democratico. Le decisioni politiche a livello europeo devono essere precedute da dibattito a livello europeo e consentire l’adeguata partecipazione di tutti.

I PIRATI credono fermamente che tutte le persone abbiano il diritto ad un trattamento giusto ed equo. È essenziale che la società rispetti i diritti delle minoranze. Noi siamo contro qualsiasi forma di discriminazione e ci opponiamo ai movimenti che agiscono contro i diritti umani.

Internet come mezzo di comunicazione offre grandi opportunità per lo sviluppo politico, superando la comunicazione a senso unico dall’alto verso il basso. I PIRATI pertanto difendono la libertà di Internet, con fiera determinazione a livello europeo così come su scala globale.

Partecipazione dei cittadini ed Open Government

Supplemento di Democrazia per l’Europa

I PIRATI richiedono la scrittura di un nuovo trattato dell’Unione europea destinato a chiarire e sostituire gli attuali trattati e affrontano la necessità di una riforma democratica in seno all’Unione, a condizione che sia accettata dai cittadini dell’Unione attraverso un referendum.

L’attuale processo legislativo dell’UE è dominato dal ramo esecutivo (la Commissione europea) a discapito del ramo legislativo (il Parlamento europeo). I PIRATI perseguono una rettifica dell’equilibrio dei poteri nelle istituzioni europee per favorire il ramo legislativo.

I cambiamenti alla legislazione primaria dell’UE (ad esempio un trattato) devono entrare in vigore solo se la maggioranza dei cittadini UE approva le modifiche in un voto simultaneo in tutta l’UE, in aggiunta al requisito corrente di un accordo a livello governativo. L’esecutivo UE deve fare in modo che queste votazioni possano essere attuate anche con breve preavviso.

Rimozione di barriere inique per la partecipazione politica

I PIRATI vogliono che i cittadini siano in grado di avere un impatto più diretto ed ampio nel dibattito politico e nel processo decisionale, sia individualmente che collettivamente. Chiediamo pertanto la rimozione delle barriere inique per la partecipazione di nuovi partiti politici alle elezioni, come ad esempio l’obbligo di raccogliere un numero gravoso di firme.

Migliore partecipazione diretta dei cittadini

I PIRATI lottano per uno standard comune per le iniziative dei cittadini a livello locale, regionale, nazionale ed europeo. Per responsabilizzare e dare potere ai cittadini, vogliamo iniziative dei cittadini che possano modificare le costituzioni, leggi, ecc. e che siano sempre seguite da un referendum, se non approvate dal legislatore.

Trasparenza

Divulgazione dell’influenza sulle decisioni politiche

I PIRATI chiedono che venga rivelata l’influenza dei gruppi di interesse e dei lobbisti sulle decisioni politiche per proteggere il processo democratico e per creare la base per decisioni trasparenti.

Legge sulla protezione degli informatori

I PIRATI sostengono una legge generale e completa per proteggere le persone (“informatori”) che rendono pubbliche questioni che sono di interesse pubblico, come ad esempio casi di corruzione, insider trading, o violazioni dell’etica o dei diritti umani.

Trasparenza del settore pubblico

Il settore pubblico, compresi gli enti privati ​​che svolgono attività per conto di un ente pubblico, devono essere trasparenti. I PIRATI credono che sia un diritto fondamentale dei cittadini poter ispezionare, senza necessità di una specifica giustificazione, tutti i contratti o i vantaggi finanziari legati alla realizzazione di progetti e servizi del settore pubblico o del governo.

Protezione della Privacy e dei Diritti Civili

Protezione dei Dati e Sorveglianza

Sicurezza nella Libertà

L’espansione dei nostri diritti civili e la protezione della nostra libertà è una motivazione primaria per i PIRATI.

La minaccia rappresentata da misure di sorveglianza illegali ed eccessive, imposte su di noi dai governi locali ed esteri, sia in risposta al terrorismo che ad altre minacce, è seria. C’è un immediato bisogno di intervenire per ristabilire l’equilibrio e ripristinare la nostra privacy.

Assicurare la privacy di tutti

Gli europei hanno una gloriosa storia nella lotta per i propri diritti fondamentali e le libertà dei propri concittadini.

Per preservare i nostri diritti e le nostre libertà, e per garantire l’efficacia nel far rispettare le leggi, i pirati chiedono che la raccolta e il monitoraggio dei dati si rivolga solo alle persone che sono sospettate di commettere o preparare un reato e solo con l’approvazione e supervisione giudiziaria.

Un’adeguata protezione contro il crimine è una responsabilità importante dello Stato. Dobbiamo garantire che questa responsabilità si realizzi attraverso una politica di sicurezza intelligente, razionale e basata sulle prove.

Vogliamo abolire la pratica della raccolta, conservazione e correlazione dei dati routinaria, automatizzata e indiscriminata.

Chiunque sia soggetto a sorveglianza statale dovrebbe essere informato di questi fatti a tempo debito, come salvaguardia contro gli abusi.

I PIRATI vogliono l’abolizione della direttiva europea sulla conservazione dei dati

Tutti devono avere il diritto di sapere quali regole disciplinano la raccolta delle informazioni personali, il periodo massimo di conservazione ed i criteri di conservazione.

I PIRATI si oppongono allo scambio di dati personali senza un valido motivo all’interno o al di fuori dell’UE. Ciò include il trasferimento verso paesi terzi come gli Stati Uniti dei dati sui passeggeri e sui pagamenti , la  proposta dei dati EUROSUR e lo scambio di dati provenienti da banche dati nazionali di polizia. La consegna di dati personali verso paesi privi di un’efficace protezione dei diritti fondamentali deve essere vietata.

I PIRATI rifiutano l’introduzione obbligatoria di dispositivi di monitoraggio e di reporting, quali i “contatori intelligenti”.

I PIRATI vogliono far rispettare standard rigorosi per tutti i sistemi industriali di elaborazione automatica delle informazioni personali o private (come ad esempio i sistemi di controllo di accesso) essenzialmente rendendo tali sistemi open source, pubblicamente documentati e peer-reviewed.

Valutazione sistematica dei poteri e dei programmi di sorveglianza esistenti

Proibire la sorveglianza di massa

Gli spazi pubblici sono pieni di telecamere che monitorano il movimento di persone e veicoli, tracciano i volti, e combinano queste informazioni senza considerare il potenziale di erosione della privacy. I dati dimostrano che la presenza di tali sistemi ha scarso effetto sul tasso di crimine e che, al massimo, la criminalità semplicemente si sposta su altri spazi. I PIRATI sostengono e darebbero priorità allo spostamento di personale di polizia dalle funzioni di monitoraggio al pattugliamento delle strade.

Divieto di spionaggio elettronico e raccolta dei dati biometrici

I controlli di routine non devono interferire irragionevolmente con la privacy. Rifiutiamo l’uso di scanner elettronici “effetto nudo” a causa del loro impatto negativo sulla dignità umana, la raccolta di contenuti delle comunicazioni e dei metadati, la lettura di dati privati ​​su dispositivi elettronici e altre procedure invasive simili. Ci opponiamo alla raccolta di dati biometrici di persone innocenti e il loro immagazzinamento in banche dati centrali.

Interrompere nuovi piani di monitoraggio

I PIRATI vogliono fermare il progressivo smantellamento dei diritti civili, che ha assunto proporzioni drammatiche nella storia recente. Per garantire la nostra sicurezza non abbiamo bisogno di nuove leggi, le leggi esistenti sono sufficienti.

In particolare, noi rifiutiamo:

  • la rivelazione e la conservazione da parte delle autorità di controllo dei dati  provenienti da registri elettronici di passeggeri che viaggiano nella UE  (“PNR UE”)
  • la profilazione automatica di persone per dividerle in categorie di rischio (“profiling”) o altre analisi dei dati di massa
  • l’accordo UE-USA sui dati (“safe harbour”).

“Timbro” dei diritti fondamentali per le nuove misure di sicurezza

I PIRATI vogliono che l’Agenzia europea per i diritti fondamentali esamini sistematicamente tutti i programmi di sicurezza attuali e futuri dell’Unione europea. L’approccio delle agenzie di sicurezza dell’UE deve essere rivisto sulla base di prove, al fine di evitare effetti collaterali avversi e di esaminare alternative e garantire la compatibilità con i nostri diritti fondamentali. Dobbiamo garantire che l’Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali abbia i poteri necessari per eseguire questa operazione.

I PIRATI sostengono una moratoria su ulteriori interferenze con i nostri diritti umani che avvengono in nome della sicurezza interna da parte delle agenzie di sicurezza dell’Unione europea, fino a quando sia stata completata la revisione sistematica delle competenze esistenti da parte della FRA (Fundamental Rights Agency).

Ricerca sulla Sicurezza e Software di monitoraggio

I PIRATI supportano il finanziamento della ricerca attraverso l’UE, ma il frequente coinvolgimento di agenzie governative in operazioni di sorveglianza e di filtraggio come INDECT e CleanIt dimostra una chiara intenzione di utilizzare tali tecnologie in un modo che le renda strumenti per lo smantellamento dei diritti civili finanziati con fondi pubblici. Pertanto sosteniamo che l’Unione europea non deve finanziare le tecnologie che limitano i diritti fondamentali.

Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati con un alto livello di protezione dei dati

L’emergente Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati non dovrebbe portare a un abbassamento del livello di protezione dei dati, ma deve rafforzare i diritti dei cittadini europei in tutti i paesi europei. Non deve essere possibile per le imprese operanti nella UE sfuggire alla supervisione e ad un controllo efficace; ad esempio, Facebook in Irlanda non deve essere in grado di aggirare le regole sulla protezione dei dati.

I metadati creati come un effetto collaterale dell’utilizzo di sistemi informativi complessi devono essere considerati dati personali. Deve esistere innanzitutto un meccanismo per richiedere l’elenco delle terze parti che accedono ai dati delle persone ed essere paragonabile al metodo che è stato usato per esprimere il consenso. Anche dove è stato dato il consenso per lo scambio di dati personali, alla persona interessata dal commercio dei dati non deve essere negato l’accesso al sommario di tutti i dati passati a terzi.

L’utilizzo dei dati personali per gli scambi di dati, pubblicità o sondaggi di mercato o di opinione deve essere consentito solo con il consenso attivo e informato della persona interessata.

L’accesso diretto ai dati personali e alla comunicazione in tempo reale su internet dei cittadini e delle imprese europee da parte delle agenzie di intelligence mostra chiaramente che vi è una grande necessità di intervento a livello internazionale. Qui i PIRATI vogliono prendere misure per proteggere i dati personali, la privacy dei cittadini e il libero sviluppo della personalità, nonché per prevenire futuri atti di spionaggio industriale.

Divieto di identificazione personale indiscriminata negli spazi pubblici

I PIRATI sono contrari al fatto che agli individui venga richiesto di identificarsi se non sono sospettati di aver commesso un reato, soprattutto quando essi esercitano il loro diritto di protesta o di assemblea. Se qualcuno può essere preso di mira durante una manifestazione o nell’espressione del proprio punto di vista, allora la libertà di espressione è in pericolo.

Politica sui rifugiati

L’approccio europeo in materia di asilo e di rifugiati deve basarsi sul riconoscimento dei diritti umani e deve rispettare pienamente la Convenzione di Ginevra sui rifugiati e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo.

La politica di vicinato dell’UE e la politica di sviluppo dell’UE dovrebbero essere orientati verso un miglioramento duraturo delle condizioni di vita e concentrarsi sulla promozione dei diritti umani in tutti i paesi e le regioni partner. Denunciamo tutte le tendenze a creare un apparato repressivo di indagine e di controllo in Europa.

Copyright

I PIRATI vogliono una legge giusta ed equilibrata sul copyright basata sugli interessi della società nel suo complesso.

Ci battiamo per l’abolizione dei monopoli dell’informazione. L’Unione Europea ha ceduto ad una serie di richieste di introduzione di monopoli dell’informazione che sono apparentemente progettati per motivare i creatori e gli inventori a produrre più opere. In realtà gli unici beneficiari dei monopoli sono le grandi corporation, mentre il mercato nel suo complesso sta fallendo. Questo fallimento del mercato è evidenziato sia dal frequente bullismo verso gli individui e le PMI (piccole e medie imprese) da parte delle aziende che collezionano i diritti che dalla perdita di opere orfane da parte della società. Il nostro obiettivo è quello di creare un ambiente in cui la motivazione per creare vada di pari passo con la libertà di informazione.

Il miglioramento della pubblica disponibilità di informazione, conoscenza e cultura è un prerequisito per lo sviluppo sociale, tecnologico ed economico della nostra società. I PIRATI chiedono quindi che la copia, la conservazione, l’utilizzo e l’accesso a opere letterarie e artistiche per fini non commerciali debba essere non solo legalizzata, ma protetta dalla legge e attivamente promossa. Ognuno deve essere in grado di godere e condividere il nostro patrimonio culturale libero dalla minaccia di azioni legali o censure.

Il monopolio commerciale dato dal diritto d’autore (copyright) dovrebbe essere ripristinato ad un termine ragionevole. I lavori derivati ​​devono essere sempre consentiti, con le eccezioni che siano ben definite per legge, con minimo spazio per l’interpretazione.

Internet come mezzo non dovrebbe conoscere confini. I PIRATI considerano le artificiali barriere nazionali sui beni culturali un ostacolo al mercato interno europeo e ne reclamano l’abolizione. È necessario un cambiamento di approccio riguardo ai diritti sui beni immateriali e alle relative prassi di attuazione.

Devono essere impediti ulteriori monopoli nei settori dell’informazione e della cultura. Per legge, lo Stato dovrebbe consentire o mantenere solamente i diritti di monopolio per i beni immateriali che siano di interesse pubblico. Tutti i diritti di monopolio devono essere temporalmente limitati; né il loro intervallo temporale né il loro campo di applicazione possono essere estesi a posteriori.

Deve essere promossa e legalmente protetta la creazione di beni comuni, come il software libero, beni culturali gratuiti, pool di brevetti aperti e materiale didattico libero e aperto.

La vita sociale, che si svolge sempre più in spazi digitali, non deve essere limitata da diritti di monopolio su beni immateriali. L’introduzione di norme sul “giusto uso” farà in modo che le interazioni sociali rimangano libere.

Le società europee di riscossione (es. SIAE) devono garantire la completa trasparenza, diritti equi di partecipazione per i loro membri e condizioni contrattuali più eque per gli artisti.

Software libero, cultura libera e libera conoscenza

Software Libero (Free Software)

I PIRATI sostengono la promozione del software che può essere utilizzato, analizzato, diffuso e modificato da chiunque. Il Software Libero/Libre Open Source è essenziale affinché gli utenti abbiano il controllo dei propri sistemi tecnici e fornisce un contributo importante al rafforzamento dell’autonomia e della privacy di tutti gli utenti.

Uso obbligatorio del software libero nella pubblica amministrazione

I PIRATI pensano che i dati dei cittadini debbano essere elaborati, gestiti e protetti con strumenti basati su software libero ovunque possibile. Può essere utilizzato software proprietario solo fino a quando il software libero non potrà efficacemente essere usato o creato per quello specifico contesto.

Il software libero riduce i costi amministrativi, promuove il supporto tecnico locale e aumenta la capacità di individuare codice maligno. Noi spingeremo la migrazione del settore pubblico verso il software libero in modo che non ci sia più una dipendenza da fornitori specifici.

Cultura Libera

La cultura libera è una risorsa importante per l’educazione e la creatività della società. I PIRATI si battono per promuovere l’attività artistica e la diversità culturale, al fine di assicurare un ricco ambiente educativo ed artistico per le generazioni attuali e future.

Conoscenza e istruzione libere

I PIRATI ritengono che la libera circolazione della conoscenza e dell’informazione sia essenziale e che debba essere promossa e garantita nell’educazione. Gli istituti di istruzione dovrebbero sempre più utilizzare risorse di apprendimento disponibili con licenze libere, in cui non ci siano restrizioni sulla copia.

Il progresso tecnologico crea nuove opportunità per condividere e sviluppare la conoscenza e l’apprendimento di concetti a livello internazionale. Per trarre vantaggio da queste opportunità, ci impegniamo per lo sviluppo ed il supporto di materiali didattici liberi e aperti.

La disponibilità di mezzi educativi sotto licenze libere per tutti è essenziale per l’accesso senza barriere all’educazione, sia all’interno che al di là dei confini dell’UE.

I PIRATI vedono l’innovazione come la chiave per lo sviluppo della nostra ricchezza culturale e intellettuale. Sosteniamo in tutti i tipi di strutture formative l’educazione dei cittadini e degli studenti sul loro diritto all’informazione e sui formati e software liberi.

I PIRATI supportano la digitalizzazione e la pubblicazione di documenti archiviati nelle biblioteche pubbliche e negli archivi in tutta l’UE.

Promozione dei Beni Comuni

I PIRATI si adopereranno per adottare negli accordi commerciali disposizioni che sostengano l’uso e lo sviluppo di formati aperti e Software Libero/Libre Open Source e che promuovano il reciproco riconoscimento di modelli di licenza come Creative Commons.

Open Access e Open Data

Open Access

I risultati di qualsiasi ricerca finanziata (del tutto o in parte) con fondi pubblici devono essere pubblicati in riviste scientifiche ad accesso aperto, o con altri mezzi che li rendano prontamente e gratuitamente accessibili alla popolazione.

Open Data

Tutti i dati creati per uso pubblico, indipendentemente dall’origine, dovrebbero essere liberamente accessibili al pubblico, a patto che i dati personali non vengano rivelati senza il consenso delle persone interessate. Tali dati dovrebbero essere resi disponibili in una forma adeguata, inclusa una forma che consenta l’elaborazione dei dati. L’accesso non deve essere limitato da tasse, da licenze o da procedure di richiesta o mezzi tecnici eccessivi.

I PIRATI lottano per un Freedom of Information Act (una legge per la libertà di informazione) a livello UE che abolisca gli aspetti critici della normativa comunitaria vigente che agiscono come barriere per l’accesso alle informazioni, come ad esempio la definizione di “documento” e il limite di tempo per fare richiesta.

Brevetti

I brevetti nell’era dell’informazione

I Brevetti funzionano il più delle volte come deterrente per l’innovazione invece che come incentivo. La brevettazione delle conoscenze in settori quali la genetica e la biotecnologia, così come il software, è una minaccia tangibile per il futuro della nostra società.

I monopoli su piante e semi e le costose controversie legali sui brevetti spesso banali già dimostrano come sia gli innovatori che i consumatori debbano pagarne il prezzo. La legge sui brevetti deve essere riformata o sostituita con un approccio che consenta mercati più liberi e più equi, invece di continuare ad ostacolare ulteriormente l’innovazione.

Riequilibrio dei brevetti con il bene comune

I PIRATI ritengono che i brevetti non esistano per consentire alle grandi imprese di soffocare la concorrenza con un’ondata inarrestabile di brevetti banali ed eccessivi.

Vogliamo pertanto fermare l’abuso continuo e crescente dei brevetti.

I brevetti nella società dell’informazione

Il successo economico nella società dell’informazione non dipende più solo da invenzioni tecnologiche, ma dallo sviluppo della conoscenza e dalla condivisione delle informazioni. Lo sforzo di regolamentare ora questi fattori attraverso il sistema dei brevetti è diametralmente opposto alla nostra richiesta di libertà di conoscenza e cultura umana.

I brevetti non dovrebbero mai essere concessi per “invenzioni” che siano banali, non sostanziali, per programmi informatici, modelli di business o opere della natura. Questi tipi di brevetti impediscono lo sviluppo di una società dell’informazione e portano alla privatizzazione dei beni comuni. Le piccole e medie aziende IT in tutta Europa dimostrano che i brevetti sul software non sono un prerequisito per il successo economico. L’innovazione deve essere equamente ricompensata, ma questo non richiede necessariamente la concessione di privilegi monopolistici che soffocano l’innovazione e influenzano negativamente l’accesso ai beni essenziali.

L’Unione europea, i suoi Stati membri e gli altri paesi industrializzati non devono forzare i paesi meno sviluppati ad accettare disposizioni nei brevetti che siano di probabile danno ai loro bisogni essenziali, alla salute, all’istruzione o alle opportunità di sviluppo.

Brevetti, Farmaci e Salute

I PIRATI si oppongono ai frequenti abusi dei privilegi nei brevetti, quali l’introduzione di modifiche pretestuose ai farmaci con  tutela brevettuale in scadenza. Le pratiche anticoncorrenziali, come pagare i concorrenti al fine di ritardare la commercializzazione dei farmaci generici, dovrebbero essere attivamente impedite.

Sosteniamo l’istituzione ed il finanziamento di metodi alternativi per incentivare l’innovazione farmaceutica, per sostituire progressivamente i brevetti in questo settore. Il nostro obiettivo è di spezzare il legame diretto tra la ricompensa per i progressi e il prezzo del prodotto finale, al fine di garantire che i farmaci siano accessibili per tutti.

L’università e gli istituti di ricerca dovrebbero essere in grado di fare ricerche scientifiche su salute e medicina senza essere gravati da brevetti.

Regolamentazione internazionale dei monopoli intellettuali

I PIRATI lottano per una revisione dell’accordo TRIPS favorevole a limitare i diritti esclusivi sui beni immateriali. Vorremmo puntare ad applicare analoghe restrizioni a tutti gli accordi commerciali che includano disposizioni simili o di più ampia portata su brevetti e diritto d’autore.

Politica commerciale internazionale

Principi per gli accordi commerciali

I PIRATI concordano che in tutti i negoziati dell’Unione Europea in materia di accordi commerciali debbano essere soddisfatte le seguenti condizioni:

  • Una maggiore partecipazione del Parlamento Europeo;
  • accesso completo all’informazione e audizioni pubbliche;
  • rispetto per l’autodeterminazione e per la privacy, e
  • devono essere presi in considerazione gli interessi delle piccole e medie imprese.

Maggiore partecipazione del Parlamento Europeo

Gli accordi commerciali contengono decisioni politiche che sono importanti e difficili da cambiare dopo che sono state adottate. Pertanto, il Parlamento europeo, unico organo dell’UE che ha un mandato democratico diretto, deve avere diritti uguali alla Commissione Europea quando si tratta di politiche commerciali.

Il Parlamento europeo attraverso la sua Commissione per il Commercio Internazionale (INTA) dovrebbe partecipare come partner alla pari della Commissione Europea nei negoziati di accordi commerciali.

Accesso completo alle informazioni e audizioni pubbliche

Tutti i documenti concernenti i negoziati degli accordi commerciali dovrebbero essere messi a disposizione del Parlamento europeo, nonché al pubblico. Tutte le trattative e le audizioni con le parti interessate dovrebbero essere condotte in pubblico. Chiediamo che tutti i risultati delle consultazioni, in particolare le osservazioni delle parti interessate, debbano essere pubblicate prontamente e per intero.

Rispetto per la privacy e l’autodeterminazione

I PIRATI considerano i diritti alla privacy e all’autodeterminazione delle persone come evidenti di per sè. Quindi devono essere rispettati e promossi nel quadro degli accordi commerciali.

Poiché questi princìpi si applicano a tutte le persone, l’UE deve fare in modo che gli accordi commerciali non permettano ai loro partner commerciali di violare tali princìpi.

Gli interessi delle piccole e medie imprese devono essere tenuti in considerazione

Al momento gli accordi commerciali tengono principalmente conto degli interessi delle imprese globali, mentre le piccole e medie aziende raramente ne beneficiano; le PMI sono sempre più estromesse dal mercato. Noi vogliamo cambiare questa situazione.

Politica della Rete

La rivoluzione digitale ha cambiato le strutture economiche e sociali in tutta Europa; l’accesso libero e paritario a internet è ormai un requisito basilare per la partecipazione alla società civile.

I cittadini devono avere la possibilità di accedere a Internet in modo anonimo.

I PIRATI desiderano includere il diritto di “partecipazione digitale” nella Carta europea dei diritti fondamentali.

Neutralità  della Rete

Il principio di neutralità della rete deve diventare legge europea per garantire forti incentivi per gli investimenti, la concorrenza leale e parità di trattamento per tutti nello spazio digitale.

Ognuno deve essere in grado di avere accesso ad una connessione Internet che non discrimini alcun servizio o concorrente. Sono ammesse misure di gestione del traffico solo in circostanze eccezionali, attuate in modo chiaro e trasparente, e solo per motivi tecnici.

L’accesso non discriminatorio a Internet si deve applicare in modo uniforme in tutta l’UE. Noi rifiutiamo misure che minaccino la libertà di accesso da parte delle società di telecomunicazioni.

Ci rivolgiamo in particolare alle attuali proposte della Commissione Europea (“Pacchetto Kroes Telecom”), che si astiene da una forte codificazione del principio della neutralità della rete a causa di pressioni da parte dei fornitori di servizi e società di telecomunicazioni.

Aggiornamento delle Infrastrutture di Rete

I PIRATI sostengono fortemente lo sviluppo  a livello europeo di infrastrutture di comunicazione all’avanguardia. Il nostro obiettivo è quello di fornire l’accesso alla banda larga per tutti nell’UE.

Mentre le reti vengono migliorate e modernizzate, qualsiasi monopolio dell’infrastruttura deve essere evitato.

Nota Bene: Questo programma è in corso di ratifica da parte di tutti i Partiti Pirata aderenti tra cui il Partito Pirata Italiano

L’autorità garante del Monopolio

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 19 luglio 2013
PIRATERIA
“L’ignoranza è forza, la guerra è pace, la libertà è schiavitù” sono i tre slogan della Neolingua descritta nel romanzo 1984 di George Orwell.
Quella distopia non si sta rivelando attuale solo nel controllo da grande fratello che scopriamo la NSA fa in modo massivo in tutto il mondo, Italia inclusa, con caratteristiche più invasive di quelle descritte da Orwell, ma anche nella distorsione della lingua comune.
In Italia esiste ad esempio l’Agcom, che dovrebbe essere l’Autorità Garante della Concorrenza.
Purtroppo scopriamo ogni giorno di più che questa è l’autorità garante dei Monopoli.
I requisiti della concorrenza nel mercato sono la libertà di ingresso e l’assenza di barriere, la numerosità degli operatori, informazione e trasparenza del mercato.
Questi requisiti sono fondamentali affinché il mercato possa adeguarsi alle mutate esigenze dei consumatori, e dalle possibilità offerte dalle nuove tecnologie, per evitare che gli operatori dominanti possano creare delle barriere e consolidare il proprio monopolio.

Chissà se Angelo Cardani, classe 1949, presidente dell’Agcom nominato da Monti da ormai un anno, che parlato ieri di diritto d’autore online nell’audizione presso la IX Commissione della Camera, consideri questi requisiti dei fastidiosi impacci per la realizzazione del regolamento che l’Agcom si accinge a emettere e considerato da alcuni anticostituzionale.
Cardani ammette di non aver molta dimestichezza con i computer: non è un nativo digitale, e ancora meno è un nativo on line, ma neanche quando si è laureato o quando ha iniziato ad insegnare esisteva il web, e questo è un grosso problema.
Perché quando si parla di condivisione della cultura, dell’arte e dell’informazione, non si può continuare a pensare ad un mondo nel quale i monopolisti del copyright si garantivano i loro lauti guadagni controllando i contenitori allora indispensabili per far circolare l’informazione.

Nel cercare di rassicurarci, Cardani ci dice “Non abbiamo in mente il caso della signora che mette in rete il filmato del compleanno della figlia con le musiche di Elton John per le quali non ha pagato i diritti d’autore” per farci capire subito dove sono le sue vere preoccupazioni “Certo anche lei infrange la legge”.
Non si tratta di “prendere di mira”: se questa legge prende di mira la mamma che condivide con amici e conoscenti le emozioni del compleanno della figlia, è la mamma il problema o è la legge?

“Ci muoveremo esclusivamente su denuncia o segnalazione”. Una procedura che consentirà all’Autorità di “eliminare tutta una serie di infrazioni minori a cui siamo meno interessati a perseguire”.
E poi sempre proseguendo su quelle che sembrano rassicurazioni ma che si concludono in tragedia: “Non abbiamo in mente niente che possa assomigliare all’Hadopi che ha funzionato molto male come strumento repressivo, ma se vogliamo, paradossalmente, ha funzionato bene come strumento educativo”.

C’è poco da stare allegri.
Qui l’autorità non mostra di voler garantire la concorrenza, ad esempio proponendo di smantellare la SIAE, che avendo la presunzione di rappresentare insieme autori ed editori, di fatto schiaccia gli artisti tutto a vantaggio dei monopolisti del copyright.

Qui si ripropone il modello stantio e ormai inutile del “i cattivi sono i cittadini, perché condividendo cultura, conoscenza, arte ed emozioni” tolgono agli editori quei lauti guadagni, che subito Deborah Bergamini del Pdl ci dice quantificati in 600 milioni di euro.
Che suona come “dobbiamo garantire che chi finora ha guadagnato 600 milioni di euro da un modello di business ormai obsoleto, continui a guadagnarli e non sia minacciato dalle innovazioni tecnologiche”, alla faccia dell’assenza di barriere, della numerosità degli operatori, alla faccia della concorrenza insomma.

Purtroppo in Italia continuiamo a perdere tempo.
Non si può fermare l’innovazione, non si può costringere i cittadini a fare i porci comodi dei vecchi monopolisti, cercando di bloccarli con leggi ingiuste e immorali che nessuno è disposto a sopportare.
La rete continua ad imprimere repentini cambiamenti, che vengono dalla volontà stessa dei cittadini e ai quali governi e autorità devono rispondere.

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Perché Google non è un motore di ricerca ma un’agenzia giornalistica investigativa, e perché questo è importante

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 31 maggio 2013

Magnifying glass

Google è stato a lungo il “motore di ricerca” numero uno. Forse questo è il modo del tutto sbagliato di considerare il servizio, poiché comporta una serie di conseguenze indesiderate e legalmente sbagliate. Dopo tutto, il termine “motore di ricerca” era una parola inventata sul momento nell’era delle dotcom. Bisognerebbe considerare di dare un titolo completamente diverso al lavoro che Google fa fin da allora.

Quando Google è stato lanciato, si era nel bel mezzo del boom delle dotcom – e tutti si facevano chiamare con qualcosa che non era una tradizionale qualifica da lavoro analogico, proprio per sottolineare quanto tutti fossero “nuovi”, “dotcom”, “digitali”. E in qualche misura, ciò che Google faceva era nuovo – ma non nelle sue caratteristiche, proprio nell’esecuzione, nelle attrezzature, e in efficienza. Per sottolineare la sua efficienza nel cercare nel mondo i fatti relativi ad un argomento, Google è stato chiamato un “motore di ricerca”.

Quello che fa Google è di trovare tonnellate di materiale relativo ad un argomento specifico, giudicare la loro rilevanza, e presentare una relazione al riguardo. Abbiamo avuto professionisti per secoli che facevano esattamente questo. Che chiamiamo giornalisti investigativi.

Non si chiama automobile qualcosa di radicalmente diverso da un’ “automobile” solo perché va molto, molto più veloce ed è più economica rispetto alla precedente generazione di automobili. Un’automobile di nuova generazione può essere attraente, soddisfare molte richieste, e desiderabile, ma è ancora un’automobile. Allo stesso modo, quello che a Google stanno facendo è ancora giornalismo investigativo: ricercano il mondo su tutto ciò che le persone dicono o scrivono legate ad un argomento specifico, e poi ne presentano una relazione. Il fatto che il giornalismo in questione sia incredibilmente veloce – millisecondi invece che settimane – non influisce nel tipo fondamentale di lavoro che viene eseguito.

Il motivo per cui questo è importante è che il termine “giornalismo” ha una posizione legale di lunga data nel diritto, mentre tutti i titoli lavorativi inventati al momento della bolla dotcom non ne hanno. La protezione Costituzionale per l’attività giornalistica che Google sta eseguendo è datata dal lontano 1766, di gran lunga antecedente la bolla delle dotcom (e l’energia elettrica, se è per questo).

Questo è importante, perché alcune industrie obsolete hanno iniziato a chiedere che Google cambi i suoi “risultati della ricerca” – più accuratamente definibili come report giornalistici – per presentare una visione distorta della realtà, piuttosto che la verità giornalistica. Più precisamente, l’industria del copyright sta chiedendo a Google che solo perché un sacco di persone stanno parlando della condivisione della cultura e della conoscenza in violazione ai loro monopoli, questo non significa che a Google dovrebbe essere consentito di riportare accuratamente questo fatto, perché così facendo mostrano l’industria del copyright come incompetente.

Questo deve essere visto alla luce del fatto che Google fa giornalismo investigativo.

Quando l’industria del copyright chiede a Google di censurare i “risultati della ricerca” dai loro rapporti investigativi, chiede all’agenzia di stampa investigativa di alterare le proprie scoperte giornalistiche perché capita che tali constatazioni di fatto siano brutalmente imbarazzanti per l’industria del copyright. Inoltre, l’industria del copyright chiede anche che l’agenzia di stampa debba mentire al pubblico su come il mondo effettivamente appaia.

Ciò dimostra quanto sia oscenamente ripugnante il comportamento dell’industria del copyright. Nessuno oserebbe sognarsi di chiedere a un giornalista investigativo di alterare le proprie scoperte giornalistiche solo perché il risultato di tali accertamenti sembra essere scomodo per un settore particolare, mettendo la sua incompetenza alla luce del sole. Ebbene, nessuno, tranne l’industria del copyright, evidentemente.

Traduzione a cura di Mauro Pirata del Partito Pirata Italiano

Articolo originale: http://falkvinge.net/2013/05/30/why-google-is-not-a-search-engine-but-an-investigative-news-agency-and-why-that-matters/