YBlog

La riforma del Copyright in UE che riguarda te

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 28 gennaio 2015
20/01/2015 articolo orginale http://copy-me.org/2015/01/eu-copyright-reform-about-you/
EU-copyright-reform-about-you-julia-reda

Julia Reda è un politico del Partito Pirata tedesco che ha recentemente pubblicato un relazione sulla revisione della direttiva UE sul Copyright del 2001, con ambiziose riforme in mente. Come Julia fa notare, “La direttiva europea sul copyright è stato scritta nel 2001, in un momento antecedente a YouTube o Facebook” e “il Copyright UE” oggi sta bloccando lo scambio di conoscenze e di cultura attraverso i confini”.

Abbiamo bisogno di un diritto d’autore europeo comune che salvaguardi i diritti fondamentali e renda più facile offrire servizi on-line innovativi in tutta l’Unione europea.

Una riforma del Copyright altamente necessaria

Si dovrebbe prima capire che questo progetto viene da lontano. Questo pezzo di legislazione è uno dei pochi che non si basa sul sentirsi soli o sui dati degli aventi diritto, ma attinge informazioni da studi scientifici e dalla consultazione pubblica europea sul diritto d’autore dello scorso anno. Tale consultazione, la prima del suo genere in Europa, ha portato a 11.000 risposte – la maggior parte delle quali erano di utenti finali e creatori (entrambe le categorie di solito inesistenti nelle discussioni sul copyright).

Questa bozza di revisione affronta aspetti importanti del diritto d’autore, da sempre oggetto di forte dibattito, ma per non correre rischi, messi da parte. E questi aspetti hanno a che fare direttamente con te – con le attività della persona media. Tali attività sono state posizionate al di fuori del diritto d’autore, ma ora sono molto importante per la tua “vita sociale, culturale ed economica” e hanno a che fare direttamente con il diritti d’autore moderno. Se non sapevi di essere sul lato sbagliato della legge, ecco alcuni punti chiave che devi conoscere.

Jurassic-Park-Logo-Parody-dork
Jurassic Dork Parody – Chip Kidd

Se sei un creatore:

  1. Il progetto propone che parodie, pastiche e caricature siano  liberi di essere create, a prescindere dalla finalità. In questo momento, ci sono alcune limitazioni a questo, il che significa che, credeteci o meno, si può essere citati in giudizio per la creazione di una parodia.
  2. Si raccomanda flessibilità: la creazione di lavori che non siano in contrasto con lo sfruttamento dei diritti dell’autore originale, dovrebbe essere legale – il che significa remix, opere di fan e altre forme future di lavori derivati ​​debbono essere legali. Al momento, non lo sono . La relazione propone anche una serie di eccezioni al diritto d’autore, proprio come per la dottrina del Fair Use Statunitense.
  3. Si propone che foto/video di spazi pubblici devono essere interamente permesse dalla legislazione. In questo momento è illegale fotografare la Torre Eiffel o il Brussels Auditorium di notte, per esempio. I sistemi di illuminazione sono protetti dal diritto d’autore, anche se questi edifici pubblici sono stati creati con denaro pubblico. Ora grattati la testa che per un secondo.
  4.   La relazione raccomanda di disporre una dichiarazione sul fatto che il linking non sia un reato contro il copyright. Ci sono un sacco di persone che hanno cercato di creare un caso da Tribunale su questo, sebbene Internet = Link.

Se sei un educatore / ricercatore:

  1. La relazione prevede eccezioni per fini di insegnamento o ricerca. Il regime attuale ti definisce violazione di copyright (con l’opzione del titolare dei diritti di citarti in giudizio) quando fai copie di articoli, filmati o suoni che desideri presentare in classe. Puoi essere citato in giudizio per danni, proprio come qualsiasi altra persona. Questo vale anche nel campo della ricerca.
  2. Chiede anche una deroga per le biblioteche in modo da essere in grado di prestare i libri in formato digitale – attualmente quasi dovunque illegale. di pubblico dominio

Se avete a cuore i beni comuni:

  1. Il progetto propone una riduzione della durata della protezione da 70 a 50 anni dopo la morte dell’autore – cosa che potrebbe essere fantastica! I termini di copyright non sono mai MAI stati ridotti , sono sempre stati estesi, a causa di crescenti pressioni delle lobby. Ma se questo progetto andrà in porto, si potrà finalmente dire che i legislatori capiscano quello che tutti noi rischiamo di perdere se non vediamo la fine di questo monopolio. L’estensioni dei termine del Copyright sono note per influenzare negativamente la disponibilità di opere e causare la scomparsa della cultura su larga scala.
  2. Raccomanda inoltre la salvaguardia del pubblico dominio assicurandosi che le opere non vengono rimesse sotto copyright una volta che passano i loro limiti temporali. Tutti noi costruiamo e creiamo sul pubblico dominio e dobbiamo riconoscere la sua importanza: tutti gli accessi e gli usi dovrebbero essere liberi.
  3. Infine, il progetto propone di escludere l’uso di misure tecnologiche di protezione (DRM) quando si accede a lavori non soggetti a diritto d’autore: è legale fare una copia di un film di pubblico dominio, ad esempio, ma è illegale aggirare il DRM di un DVD in modo da poter utilizzare il proprio film di dominio pubblico come ci pare. Questo è folle.
incontri-richieste-julia-Reda-copyright-riforma-progetto
Incontri richieste dai gruppi di pressione. Screenshot dal sito di Julia Reda.

Ci sono un sacco di altri punti importanti del progetto che abbiamo davvero bisogno di tenere d’occhio. Come armonizzare il copyright in tutta l’UE – in modo che un video su Youtube si possa vedere da qualsiasi paese, e non possa essere bloccato dalla GEMA in Germania, per esempio. C’è anche la questione di un’equa remunerazione, data mining, la compensazione e i prelievi, e molto altro. Il copyright è  più sfasciato di quanto si potrebbe pensare , ed è tempo che la legislazione affrontati tutti questi problemi.

Se siete curiosi di quale gruppo di lobbisti aveva interesse a incontrare la Reda, sappiate che ha già messo a diposizione i dati per tutti noi. Aveva richieste di riunione con la Disney, ha incontrato i ragazzi di Google, Apple e GEMA/SACEM, ma anche Wikimedia, EDRI e la Free Software Foundation. Abbastanza impressionante.

Di cosa ha bisogno il nostro sostegno

Infine, è opportuno segnalare che questo è solo un progetto di revisione della legge sul copyright dell’UE. Per il momento, è solo una serie di proposte per il miglioramento della legge sul copyright. Ecco come funzionano le leggi. Prima c’è l’analisi, poi c’è il dibattito, quindi qualche cambiamento. La legge è sempre l’ultima a cambiare.

julia-reda-copyright-riforma-review
Julia Reda

Ma, non temete. Questa revisione ha un lungo cammino per migliorare una legge inadatta, e tocca un sacco di ottimi punti che meritano tutta la nostra attenzione. Il rovescio della medaglia è che può essere annacquata da proposte di modifica dalla commissione giuridica (fino al 24 febbraio).

 Anche i comitati di Industria, Ricerca e Energia; del Mercato Interno e Protezione dei Consumatori, di Cultura e Istruzione daranno le loro opinioni su questo rapporto, quindi è molto importante che esso riceve il grande supporto del pubblico. In caso contrario, potremo vedere una relazione molto diversa votata in commissione giuridica e quindi prima dell’intero Parlamento nel mese di maggio.

Julia Reda ci aggiornerà di tutti gli emendamenti sul suo blog e dovremmo tutti tenere gli occhi aperti su ognuno di essi.

Vi consigliamo vivamente di leggere e condividere la sua relazione sulla riforma del copyright, così che più persone capiscano l’importanza di tali questioni. Reda ha creato anche un documento su Discuto , dove tutti sono invitati a commentare ogni paragrafo del progetto e contribuire a crearne uno ancora migliore. È possibile condividere e commentare già da questo link.

 

Traduzione a cura del gruppo traduttori del Partito Pirata Italiano.

Rapporto UE rivela interferenza del traffico P2P da parte degli ISP

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 31 maggio 2012

Un nuovo rapporto diffuso oggi ha rivelato la portata delle pratiche di gestione del traffico da parte degli ISP che si traducono in limitazioni ad un’Internet aperta. La relazione UE, che copre 381 ISP che servono più di 340 milioni di abbonati, rivela che il 21% degli utenti di rete fissa a banda larga in tutta Europa sono colpiti da ISP che limitano il traffico P2P, percentuale che sale al 36% nel mercato della telefonia mobile.

La relazione è stata lanciata nel 2011, a seguito delle richieste della Commissione Europea indirizzate al BEREC , l’Organismo dei regolatori Europei delle comunicazioni elettroniche. L’obiettivo era quello di raccogliere informazioni relative al dibattito sulla neutralità della rete, in particolare per quanto riguarda le azioni intraprese dagli ISP per ostacolare, soffocare, bloccare o degradare il traffico Internet.

Un questionario è stato inviato agli ISP in tutta Europa e le risposte finali sono state di 381 fornitori di servizi Internet, 266 ISP di ‘linea fissa’ (140 milioni di abbonati) e 115 operatori di telefonia mobile (200 milioni di abbonati).
Tra l’altro sono state richieste informazioni sulle loro pratiche di gestione del traffico nel rispetto di una serie di obiettivi tra cui preservare la qualità del servizio, accordi contrattuali con i clienti, sicurezza della rete e altre misure richieste dall’ordinamento giuridico.

Forse non sorprende che le restrizioni più frequentemente riportate, al di fuori delle semplici data-capping contrattuale, hanno interessato il blocco e/o limitazione del peer-to-peer e del traffico VoIP. Un totale di 49 ISP di linea fissa hano riportato l’interferenza con il P2P, come hanno fatto 41 operatori di telefonia mobile.
Sebbene queste difficoltà interessino almeno il 20% di tutti gli abbonati, la relazione rileva come l’impatto sugli utenti finali può variare. Alcuni ISP limitano tutti i loro utenti, alcuni solo una percentuale. Altri limitano il traffico durante alcune ore della giornata, mentre alcuni hanno vincoli contrattuali che non sono necessariamente applicati tecnicamente.

Complessivamente, nel mercato di rete fissa a banda larga almeno il 21% degli utenti sono affetti da limitazioni P2P, o in campo tecnico o per clausole nei loro contratti. Nel mercato della telefonia mobile tale cifra è del 36%. Quando si tratta di restrizioni erlative al VoIP, almeno il 21% del mercato mobile affronta limitazioni con la possibilità di un ulteriore 18% a seconda delle condizioni.
I risultati dello studio saranno utilizzati nel dibattito in corso sull’Internet Aperta in Europa. All’inizio di quest’anno i Paesi Bassi sono stati il primo paese a sottoscrivere i principi della net neutrality in forma di legge, che limita l’uso di limitazioni sul P2P da parte degli ISP. Al Parlamento europeo i Verdi propongono di garantire la neutralità della rete al resto dell’Europa.
Il rapporto completo intitolato BEREC risultati sulle pratiche di gestione del traffico in Europa può essere scaricato qui (pdf)

Fonte: http://torrentfreak.com/eu-report-reveals-p2p-traffic-interference-by-isps-120530/

Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc/3.0/

Traduzione a cura di yanfry per Partito Pirata Italiano

Copyright, il tempismo dell’AGCOM

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 8 settembre 2011

di G. Scorza – L’Europa guarda lontano e senza frontiere per interrogarsi sul diritto d’autore, l’Italia pensa a contenere la pirateria con la proposta AGCOM. Confinandoci in un destino di attriti e isolamento

Roma – A luglio, mentre in Italia si svolgeva un acceso dibattito – peraltro senza grandi risultati – sulla nuova disciplina in materia di diritto d’autore in Rete che l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni in pressoché totale assenza di potere si sta arrogando il diritto di varare, la Commissione Europea pubblicava, lontano dai riflettori, un Libro Verde sulla distribuzione online di opere audiovisive nell’Unione Europea, intitolato, in modo assai significativo: “Verso un mercato unico digitale: opportunità e sfide”.
Attraverso il Libro Verde, come di consueto, l’Unione Europea invita tutti i soggetti interessati a prendere posizioni su talune questioni sollevate ed illustrate nel documento medesimo. Il Libro Verde sulla distribuzione online di opere audiovisive, naturalmente, ha ad oggetto le medesime questioni sulle quali sono destinate ad incidere le nuove regole che AGCOM si avvia ad adottare.La lettura del documento ed i temi di alto profilo in esso affrontati in uno con gli scenari evolutivi tratteggiati dalla Commissione UE danno il senso di quanto sciocca – prima ancora che giusta o sbagliata e giuridicamente sostenibile o meno – sia l’iniziativa regolamentare che, con tanta ostinata pervicacia, la nostra Autorità Garante per le Comunicazioni continua a difendere.
Il quadro normativo europeo in materia di diritto d’autore è alla vigilia di un cambiamento epocale tanto che la stessa Unione Europea si interroga – ed interroga gli addetti ai lavori – sull’opportunità di iniziare a lavorare ad un Codice europeo sul diritto d’autore proprio allo scopo di promuovere, finalmente, il mercato unico dei contenuti audiovisivi e superare la frammentazione commerciale e burocratica-normativa che continua a caratterizzare l’attuale mercato dell’audiovisivo.
Che senso ha in un contesto tanto fluido e magmatico ostinarsi a varare piccole normucole nazionali di carattere amministrativo da parte di una piccolissima Autorità semi-indipendente di un minuscolo Paese come il nostro? Non avrebbe più senso attendere, almeno, di conoscere l’orientamento europeo e, comunque, far tesoro della consultazione pubblica avviata dalla Commissione Europea e destinata a concludersi il prossimo 18 novembre?L’iniziativa dell’Autorità Garante sembra porsi in aperto contrasto con la filosofia che ha ispirato il Libro Verde della Commissione.Scrive infatti la Commissione, nell’introduzione del documento, che “Internet e senza confini, ma i mercati online a livello UE sono ancora divisi da molteplici barriere, cosa che ostacola la realizzazione del mercato unico” e che “il Libro Verde intende contribuire allo sviluppo di un mercato unico del digitale aprendo un dibattito specifico sulle opportunità e sulle sfide della distribuzione online di opere audiovisive“.

E noi? Noi parteciperemo al dibattito a cose già fatte. Dopo che la nostra Autorità, quasi l’Italia fosse dotata di una speciale autonomia rispetto al resto d’Europa o pretendesse addirittura di essere d’esempio agli altri Paesi, avrà fatto le sue scelte sulla base di una consultazione estiva.

La nuova disciplina che AGCOM si avvia a varare minaccia di mettere in ginocchio la circolazione dei contenuti audiovisivi online, proprio mentre l’Europa, nel Libro Verde, ricorda che “Internet offre al settore audiovisivo molte opportunità per sviluppare ulteriormente il suo potenziale e per raggiungere un pubblico più ampio”.
Che dire? Difficile immaginare da parte dell’Autorità per le comunicazioni un’iniziativa più tempestiva.
Tra l’altro, mentre la nuova disciplina elaborata dall’AGCOM è interamente incentrata sull’enforcement dei diritti d’autore, quasi che i problemi del mercato dipendessero esclusivamente dal dilagare del fenomeno – vero o presunto – della pirateria, la Commissione UE, nel Libro Verde, sottolinea come lo sviluppo del mercato online europeo dei contenuti audiovisivi risulti frenato soprattutto da una serie di ragioni “tra cui le barriere tecnologiche, la complessità dei processi di concessione delle licenze relative ai diritti d’autore, le disposizioni di legge e contrattuali relative ai periodi di distribuzione, la scarsa certezza del diritto per i fornitori di servizi, i metodi di pagamento, la fiducia dei consumatori e la diffusione di profonde differenze culturali e linguistiche“.
Forse, anche ammesso – e non è naturalmente così – che non fosse possibile attendere neppure un istante di più per dettare nuove regole in materia di diritto d’autore in Rete, l’Autorità più che pensare a come “metter paura” – di più non accadrà – a presunti pirati in erba, avrebbe potuto e dovuto preoccuparsi di elaborare una disciplina volta ad affrontare e provare a risolvere questo genere di problemi.

Le finestre temporali che continuano a governare la distribuzione delle opere audiovisive ritardando la disponibilità delle stesse online, l’assenza di adeguati strumenti transfrontalieri di licenza dei diritti e la scarsa trasparenza dell’attività e della governance delle società di gestione dei diritti sono alcuni dei temi sui quali, lontano dal chiasso di Roma, la Commissione Europea con il Libro Verde chiama gli addetti ai lavori a dire la loro.

E mentre in Italia l’AGCOM va avanti per la sua strada, l’Unione Europea sembra destinata a far rotta su un “Codice europeo del diritto d’autore, globale e unitario” nel metter mano al quale, peraltro, ci si potrebbe far carico anche di “esaminare se le attuali eccezioni e restrizioni al diritto d’autore previste dalla direttiva sulla società dell’informazione debbano essere aggiornate”.
Difficile pensare che un eventuale codice europeo non conterrebbe anche una disciplina sull’enforcement dei diritti d’autore e, dunque, norme ben difficilmente – salvo che in AGCOM non siano dotati di poteri di preveggenza – coincidenti con quelle che, nelle prossime settimane, andranno a complicare ulteriormente il nostro Ordinamento.
A scorrere l’elenco delle domande poste dalla Commissione UE ci si avvede che sono pressoché le stesse – anche se formulate con maggior lungimiranza ed apertura mentale – che AGCOM ha già rivolto agli addetti ai lavori italiani in occasione della precedente consultazione pubblica.

Come non chiedersi quale sia il senso di spendere tanto tempo, soldi e risorse – naturalmente nostre – per fare un lavoro che, nella migliore delle ipotesi, è destinato ad essere vanificato dall’attività europea e nella peggiore – sfortunatamente la più probabile – finirà con l’isolare ancora di più il nostro Paese dal resto d’Europa?Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione
www.guidoscorza.it
F
onte: http://punto-informatico.it/3262746/PI/Commenti/copyright-tempismo-dell-agcom.aspx

Tagged with: , , ,

UE, provider come sceriffi della Rete?

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 14 gennaio 2011
Un breve report ha indicato la strada per la Commissione Europea. ISP e motori di ricerca dovrebbero essere obbligati a tutelare i vari detentori dei diritti. Si pensa ad una rivisitazione della direttiva del 2004

Roma – Un’analisi sintetica in un breve report di circa dieci pagine, recentemente pubblicato su indicazione della Commissione Europea. Uno studio che ha offerto una panoramica sugli attuali strumenti di tutela della proprietà intellettuale, non più adeguati alla continua crescita delle possibilità offerte dalle tecnologie e in particolare dal web.

Internet avrebbe moltiplicato le sfide che devono affrontare i vari detentori dei diritti, continuamente minacciati dalla proliferazione di sempre nuove aree illecite di mercato. E quindi di nuove forme di violazione, non affatto previste dalla direttiva del 2004 a tutela dei diritti della proprietà intellettuale. Regole che andrebbero riviste e aggiornate, almeno secondo le autorità del Vecchio Continente.

Ma soprattutto regole che dovrebbero coinvolgere con più decisione provider e motori di ricerca online. Non più visti come meri intermediari, ma come veri e propri sceriffi del web, pronti ad applicare meccanismi di filtraggio oltre alle più classiche policy made in USA come quelle relative al notice-and-takedown.

E l’Europa non vorrebbe limitarsi al semplice richiamo per ISP e search engine. La rivisitazione annunciata della direttiva comunitaria del 2004 dovrebbe comprendere una sorta di obbligo per intermediari, in futuro costretti ad intraprendere misure più drastiche per combattere fenomeni come il P2P illecito e la pirateria.

Mauro Vecchio

Source: PI: UE, provider come sceriffi della Rete?
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Tagged with: , , ,

EDRi: l’immobilismo della Commissione Europea distruggerà Internet in Europa

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 24 novembre 2010

Vi proponiamo la traduzione dell’editoriale di Joe McNamee comparso sull’ultimo bollettino di EDRi (EDRigram). Le preoccupazioni di EDRi sono condivisibili e basate su elementi chiari ed incontrovertibili, nonché su alcuni casi storici particolarmente significativi. Secondo EDRi evitare la distruzione di Internet come la conosciamo nell’Unione Europea appare un’impresa disperata, forse impossibile se non ci saranno azioni concrete nell’immediato futuro.

ENDitorial: aspettate e vedrete la fine di Internet aperta.

Al summit di Parlamento Europeo e Commissione Europea sulla net neutrality, che ha avuto luogo a Bruxelles l’11 novembre, è stato inviato un chiaro messaggio politico – l’interferenza con il traffico Internet è ammissibile finché le compagnie dicono ai loro clienti che sta accadendo.

La Commissione “aspetterà e vedrà” se tali interferenze causino problemi al mercato e nel caso considererà se intraprendere azioni in merito. In un intero giorno di discussioni, gli aspetti sui diritti fondamentali concernenti l’interferenza delle società private con le comunicazioni dei cittadini sono state messe in discussione solo da Jérémie Zimmermann de La Quadrature du Net e da Jan Albrecht MEP (Verdi/EFA, Germania).

Chiunque sia stato attivo nella regolamentazione sulle telecomunicazioni a Bruxelles nell’ultimo decennio sarebbe stato perdonato se avesse sofferto da un attacco di “déjà-vu”. I grandi operatori erano dispiegati in forze a spiegare che il mercato è molto competitivo e che non possono permettersi nessun intervento regolatorio. Non è necessario alcun intervento regolatorio, hanno spiegato, perché il mercato si prenderà cura di tutti i problemi. L’On. Catherine Trautmann (S+D, Francia) ha richiesto una Raccomandazione della Commissione che, sebbene non vincolante, creerebbe almeno un quadro metodologico adattabile ad una legislazione vincolante dopo l’eventuale fallimento. I suoi argomenti sono stati profondi, potenti e apparentemente ignorati dalla Commissione.

La Commissione Europea ha sentito già in passato gli argomenti dei grandi operatori ed è stata convinta a ritardare interventi regolatori urgenti. Nel 1999/2000, c’era bisogno urgente di aprire l’”ultimo miglio” dell’infrastruttura delle telecomunicazioni al fine di dare impulso all’accesso Internet in Europa. La Commissione decise contro la legislazione ed optò per un “aspettiamo e vediamo”. Quando non successe nulla, propose una Raccomandazione per aprire il mercato. Quando anche questa fallì, propose una Regolamentazione che è stata implementata bene in alcuni stati e male in altri, in parte a causa della natura di urgenza dell’intervento legislativo. “Aspettiamo e vediamo” aveva tradito i cittadini europei.

La Commissione Europea ha sentito questi argomenti di nuovo quando iniziò a fare domande sugli enormi costi del roaming per la telefonia mobile. Dopo aver inizialmente atteso per vedere l’ordine di grandezza del problema, cominciò a investigare la questione alla fine del 2004 e una Regolamentazione entrò in vigore nel giugno 2007. Ci vollero altri tre anni per trattare con il roaming dei dati. Il costo di questo ritardo dell’”aspettiamo e vediamo” è stata la perdita di milioni di euro per le compagnie europee e per i cittadini. “Aspettiamo e vediamo” aveva tradito di nuovo i cittadini europei.

Ed ora, quando si tratta di sviluppare un regolamento per agire sulle interferenze nelle comunicazioni private, quando si tratta di elaborare un regolamento che agisca su un elemento chiave della democrazia moderna, la Commissione ha deciso di “aspettare e vedere”. Questa volta, però, la Commissione non sarà capace di intervenire dopo che tutte le altre opzioni avranno fallito.

Una volta che gli intermediari di Internet inizieranno ad interferire più apertamente con le comunicazioni, troveranno sempre più difficile argomentare che dovrebbero essere autorizzati ad agire in questo modo per proprio beneficio, ma non per altri interessi consolidati. Già ora, ai fornitori di accesso si richiede di bloccare le comunicazioni peer to peer (si veda il caso Scarlet/Sabam) e di bloccare certi siti web per il beneficio degli interessi protetti dell’industria del copyright, di bloccare i siti di scommesse per il beneficio degli interessi protetti dei monopoli dei giochi di stato (in Francia, Italia e altrove) e di bloccare i siti web accusati di contenere materiale di abuso sessuale sui bambini, per nascondere l’inadeguatezza delle amministrazioni nazionali che sono riluttanti a fare lo sforzo di mettere offline la scena del crimine e di perseguire i criminali dietro di essa.

Quando la Commissione decise finalmente di agire in relazione all’unbundling e al roaming, dovette affrontare il potere di lobby delle compagnie di telecomunicazione. Con un Internet non-neutrale, tuttavia, le cose saranno molto diverse. La Commissione dovrà affrontare l’opposizione non solo dei grandi provider di telecomunicazioni, ma anche di ogni compagnia ed organizzazione con un interesse acquisito nel limitare l’accesso alle comunicazioni. Dovrà inoltre affrontare l’opposizione delle organizzazioni che sostengono che i provider debbano essere i sorveglianti della rete. L’OECD sta attualmente discutendo come gli intermediari di Internet possano svolgere compiti di polizia in Internet per raggiungere obiettivi di regolamentazione pubblica, il Consiglio d’Europa ha richiesto una “riflessione” sulla responsabilità degli intermediari in relazione alle violazioni online della proprietà intellettuale, ACTA (che l’Unione Europea sta finalizzando) richiede la cooperazione degli intermediari di Internet per combattere le violazioni online della proprietà intellettuale, le Nazioni Unite hanno chiesto la loro cooperazione per proteggere i bambini online, l’OSCE sta discutendo come essi possano cooperare per frenare i discorsi di odio. La lista è infinita.

Una volta che la Commissione avrà aspettato e visto che un intervento regolatorio è necessario, sarà troppo tardi. Aspettate e vedrete.

The “Sabam vs Scarlet”-case will be continued before the European Court of
Justice (7.02.2010)
http://www.timelex.eu/en/blog/p/detail/the-sabam-vs-scarlet-case-will-…

OSCE – Role of the Internet industry in addressing hate on
the Internet (10.05.2010)
http://www.osce.org/documents/odihr/2010/05/44808_en.pdf

OECD – The Economic and Social Role of Internet Intermediaries (16.06.2010)
http://www.oecd.org/dataoecd/8/59/45997042.pdf

UN (Tunis Agenda) (18.11.2005)
http://www.itu.int/wsis/docs2/tunis/off/6rev1.html

ACTA (15.11.2010)
http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2010/november/tradoc_147002.pdf

(Contribution by Joe McNamee – EDRi)

Articolo originale:
http://www.edri.org/edrigram/number8.22/net-neutrality-wait-and-see

Traduzione in italiano Paolo Brini, Movimento ScambioEtico
Caso di studio sui blocchi web in Italia by Movimento ScambioEtico

Source: EDRi: l’immobilismo della Co…uropa : Movimento ScambioEtico
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Chi in Europa difende i diritti civili e la Rete, e chi no

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 21 settembre 2010
Chi in Europa difende i diritti civili e la Rete, e chi no

La maggioranza assoluta delle firme degli europarlamentari raggiunta per la Dichiarazione Scritta 12/2010 è un importante segnale dell’impegno del Parlamento Europeo per la protezione dei diritti dei cittadini, del libero accesso ai farmaci e del carattere aperto e neutrale di Internet. Tuttavia la maggioranza dei parlamentari italiani ha ritenuto di non doversi schierare in questa difesa e non ha firmato la Dichiarazione: ecco una disamina basata sui dati ufficiali.

La Dichiarazione Scritta 12/2010 concernente ACTA trasmette il chiaro messaggio secondo il quale i diritti fondamentali e civili dei cittadini e la libertà di Internet non sono negoziabili e tanto meno sacrificabili per un accordo commerciale condotto in gran segreto per due anni e al di fuori di qualsiasi controllo parlamentare. Si tratta di un messaggio ampiamente condivisibile e che si basa sui principi fondanti dell’Unione Europea e delle democrazie occidentali. In effetti la Dichiarazione, dopo essere stata proposta da esponenti dei tre maggiori gruppi parlamentari, è stata sottoscritta dalla maggioranza assoluta dei deputati.

Tuttavia, se fosse dipeso dai soli europarlamentari italiani, le firme avrebbero a stento raggiunto il 38% e la Dichiarazione sarebbe naufragata. Dei 27 Paesi Membri, solo Regno Unito e Bulgaria hanno avuto rappresentanti con un disinteresse verso i propri cittadini peggiore di quello degli europarlamentari italiani.

Vediamo, partito per partito, le firme dei nostri rappresentanti in Europa:

  • Italia dei Valori: 7 su 7 (100%)
  • Partito Democratico: 13 su 21 (62%)
  • Popolo della Libertà: 6 su 29 (21%)
  • Lega Nord: 1 su 9 (11%)
  • Unione di Centro: 0 su 5 (0%)
  • Südtiroler Volkspartei: 0 su 1 (0%)

A fronte dell’unanimità (100%) dell’Italia dei Valori e di un 62% del Partito Democratico, notiamo che le percentuali dei rappresentanti di partiti attualmente al governo sono particolarmente basse: solo 21% del PdL e addirittura solo 1 deputato su 9 della Lega Nord.

Totalmente e gravemente assente l’UDC: nessuno dei rappresentanti di quel partito, nonostante le numerose sollecitazioni e spiegazioni, ha firmato la Dichiarazione. Si noti che fra i creatori della dichiarazione è presente anche una europarlamentare appartenente allo stesso gruppo, il PPE, del quale fanno parte il PdL e l’UDC (On. Roithova).

Interpretare questi dati come un sintomo evidente della scarsa attenzione dei nostri rappresentanti nei confronti dei temi più importanti che possano esistere, quelli dei diritti civili e delle libertà fondamentali, è fin troppo facile.

Riflettere sui motivi che provocano questi comportamenti da parte dei nostri rappresentanti dovrà essere un impegno prioritario per tutti gli attivisti italiani: possiamo solo ipotizzare che il risultato sia figlio di un insieme di mancanza di preparazione e competenze, per quanto riguarda gli aspetti tecnici (in particolare per Internet e il libero accesso ai farmaci), e di una visione che tende ad anteporre gli interessi commerciali delle grandi società (in questo caso major del cinema e della musica e multinazionali farmaceutiche) ai diritti civili e fondamentali dei cittadini.

Per quanto ci riguarda in questi mesi abbiamo più volte scritto e telefonato agli europarlamentari di tutti i partiti fornendo loro tutta la documentazione necessaria per rendersi conto che era doveroso sottoscrivere il documento, quindi non ci sono scusanti di non conoscenza dei motivi per cui era necessario firmare.

Vogliamo concludere con un caloroso ringraziamento a Niccolò Rinaldi (ma ci sarebbero da ringraziare anche altri), eletto nelle liste di IdV, per l’impegno profuso nel sollecitare la firma dei suoi colleghi di partito ma anche per essersi prodigato sui colleghi stranieri del gruppo ALDE; e un ringraziamento speciale a tutti i cittadini che hanno partecipato alla campagna in prima persona.

L’elenco completo dei nomi dei firmatari è riportato qui.

Source: Chi in Europa difende i diritt…hi no : Movimento ScambioEtico
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Abusi sessuali sui bambini e blocco di Internet: Il rapporto EDRi tradotto (ovvero come non combattere la pedopornografia e recare danno alla Rete)

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 8 giugno 2010
Blocco di Internet

I crimini dovrebbero essere puniti e non nascosti
user posted  image

Pag2

European Digital Rights

39 R M ONTOYER UE
B-1000 B RUXELLES
TEL: + 32 (0) 2 550 4112
BRUXELLES @ EDRI. ORG

EUROPEAN DIGITAL RIGHTS (EDRI)
È una confederazione di 27 Associazioni per la difesa della PRIVACY e dei DIRITTI CIVILI DIGITALI di 17 PAESI

Opuscolo scritto da JOE MCNAMEE Coordinatore dei gruppi di pressione

Pag3

Indice

Introduzione e sintesi ……………………………………………………………………. 4
Lastrategia dell’UE in materia di abusi sui minori è debole e mal mirata ……… 5
Il problema è distorto dalle leggende …………………………………………………. 6
L’eliminazione al posto del blocco dei siti è l’unico approccio efficace …………. 7
La lista nera non sarà limitata ai siti di abuso ………………………………………. 7
Tentativi di blocco affrontano problemi di ieri ………………………………………. 8
L’accesso a materale bloccato non è “solo per esperti” ………………………….. 8
Gli Stati si nascondono dietro gesti vuoti ……………………………………………. 9
I principali esperti dicono “no” al blocco …………………………………………………… 10
I piani politici della Commissione sono incoerenti ……………………………………….. 11
La Commissione facilita l’azione illegale da parte degli Stati membri …………………12
La proposta abbandona i principi fondamentali di una migliore regolamentazione .. 12
Blocco attraverso l’autoregolamentazione – l’inizio della fine della Rete aperta …… 13
Caso di studio: Italia ………………………………………. …………………………………. 14

In cosa consiste il blocco?
Il blocco implica di lasciare online i siti web illegali semplicemente rendedone l’accesso
un po ‘più difficile. L’accesso è sempre comunque possibile, a prescindere
della tecnologia di blocco utilizzata.
Per contro, la cancellazione o lo smantellamento (take-down) di un sito illegale comporta la rimozione
dello stesso da Internet rendendone impossibile l’accesso.

Pag4

Introduzione e Sintesi

L’Unione europea sta esaminando una proposta per l’introduzione di filtri per il blocco dei siti web che pubblicano abusi su minori. L’ European Digital Rights sollecita il Parlamento e il Consiglio a ripensare questi piani. L’abuso infantile e la sua rappresentazione su Internet è un crimine terribile che a volte è di una gravità che è appena credibile. Questo deve essere trattato seriamente, con politiche basate su prove ed efficacia e non con reazioni politiche o istintive.
Dobbiamo evitare politiche che danno agli Stati membri la possibilità di adottare misure superficiali che abbiamo già visto sono state usate in sostituzione ad azioni reali. Le testimonianze dei paesi che hanno imposto i blocchi dimostrano definitivamente che questa politica venga assunta come sostituzione di azioni reali internazionali e non venga applicata come misura complementare.

La creazione di un sistema che limiti l’accesso alle informazioni comporta enormi rischi:
– Indebolisce la pressione politica sugli Stati membri per adottare reali, efficaci, azioni internazionali.
– Indebolisce la credibilità dell’UE quando si affrontano restrizioni in materia di comunicazioni in regimi repressivi.
– Causa “l’espansione strisciante della missione del progetto”, appena la pressione inevitabilmente cresce – in particolare in risposta a titoli sui media – per diffondere le misure di blocco in sempre più settori.
– Pone fine alla neutralità di Internet in quanto gli Internet Service Provider (ISP) sono costretti a investire in tecnologie in grado di discriminare in modo sempre più invasivo tra i diversi tipi di contenuti.
Non possiamo semplicemente lanciare una policy di blocco della Rete nella speranza che possa fare qualcosa di buono – deve essere dimostrato che i vantaggi superino i costi.
I lavori preparatori della Commissione non hanno trattato la questione con l’attenzione che merita:
– Perché non è stata presentata alcuna prova che dimostri che c’è un percettibile beneficio dei paesi che hanno già introdotto il blocco?
– Perché le notevoli preoccupazioni legali sollevate da recenti ricerche (1) indipendenti non sono state affrontate dalla Commissione?
– Perché non è stata effettuata alcuna ricerca dalla Commissione in merito alla dimensione e le cause profonde del problema dei siti illegali che vengono lasciati online?

1 http://www.aconite.com/blocking/study

Pag5

La strategia dell’UE in materia di abusi sui minori è debole e male indirizzata

Al fine di tutelare detrminati interessi economici, attività definite, estreme, sproporzionate e misure potenzialmente illegali sono state adottate per eliminare o punire attività non autorizzate.
Per la protezione dei bambini, l’approccio va agli estremi opposti – Le misure che sono state prese sono deboli e senza direzione. Tutti i nostri sforzi devono focalizzarsi ad assicurare che la polizia e la magistratura abbiano le risorse per rimuovere i siti di abusi sui minori, perseguire i criminali e identificare le vittime. Ogni altra azione rappresenta una distrazione controproducente.

user posted image

Pag6

Il problema è distorto dai miti

“Il blocco di Internet funziona”

Non solo è possibile per gli utenti finali aggirare semplicemente il blocco, ma gli stessi criminali possono facilmente eluderlo. La hotline Canadese ha osservato tre un sito web muoversi 212 volte in 48 ore – l’introduzione del blocco incoraggerebbe la criminalità a creare sistemi con cui spostare i propri siti automaticamente quando rilevassero di essere stati aggiunti ad una lista di blocco.

“Gli oppositori dei blocchi credono che la pedofilia sia un problema di libertà di parola”

Nessuno ha mai suggerito che la pedofilia è un problema di libertà di parola o l’espressione di un’opinione. La limitazione della libertà di parola e della libertà nella comunicazione saranno inevitabilmente un danno collaterale della creazione delle infrastrutture necessarie per la censura di Internet.

“I siti sono in ‘Stati canaglia’ in cui la cooperazione è impossibile”

Il materiale in questione ha base quasi esclusivamente nei paesi occidentali con alti livelli di infrastrutture Internet. Anche se sembra che il loro problema venga ora affrontato, le hotline dell’UE hanno sempre detto che gli Stati Uniti ospitano la maggior parte del materiale illegale (4).

“Stiamo parlando di ‘pornografia infantile’ ma le leggi sulla libertà di parola impediscono un’efficace azione internazionale “

I più importanti di questi siti sono quelli che contengono scene di violenza e abuso sessuale contro i bambini. Questo è universalmente illegale. Siamo moralmente (e secondo il diritto internazionale legalmente) obbligati ad adottare tutte le possibili misure volte a garantire che i siti vengano eliminati, le vittime identificate e salvate, e i criminali coinvolti perseguiti.

“Non è forse meglio fare qualcosa?”

Ogni intervento legislativo ha costi per la società. In assenza di qualsiasi evidente beneficio derivante dal blocco, è una pratica sbagliata proporre misure di ampio respiro con costi notevoli in termini di “espansione strisciante” (l’inevitabile diffusione del blocco ad altri tipi di contenuti), “tecnologia strisciante” (l’inevitabile sviluppo di sempre più invasive tecnologie di blocco), danneggiando la reputazione dell’UE per la difesa della libertà di parola e rischiando di fornire un “sistema di preavviso” per i proprietari di siti illegali.

(3) http://www.cybertip.ca/app/en/research
(4) http://www.hotline.ie/annualreport/2008-analysis/trends.html

Pag7

L’eliminazione anzichè il blocco dei siti è l’unico approccio efficace

Affrontare il problema e non il sintomo

La maggior parte del materiali di pornografia infantile non è liberamente disponibile sui siti web. Altri metodi meno ovvi, come le reti peer-to-peer e le chat room sono più favorevoli per nascondere tale attività illegale. La criminalità organizzata chiaramente non sarà affrontabile con tecnologie e indagini deboli.
Veri esseri umani con risorse reali sono necessari per affrontare un crimine reale.

La cancellazione del materiale è possibile

Uno studio dell’Università di Cambridge (5) confrontando lo smantellamento dei siti finanziari di frodi e le pagine dei siti web di abusi su minori mostra che possiamo far di meglio.
Senza un’adeguata valutazione d’impatto che identifichi la procedura attuale i problemi legali e quale giurisdizione sia più problematica e perché, politiche efficaci vengono rese molto più difficili di quanto dovrebbero essere.

La lista nera non sarà limitata ai siti di abuso

Agli ISP Inglesi era stato promesso che le richieste del governo sarebbero state limitate a blocchi “volontari” di siti di pedofilia. Nel mese di aprile 2010, è stata approvata una legislazione che crea un quadro di riferimento per bloccare i siti web associati a reati civili relativi alla condivisione illegale di proprietà intellettuale.

Agli ISP Danesi era stato promesso che le richieste del governo si sarebbero limitate al blocco “volontario” di siti web di abusi sui minori. E’ seguita nei primi mesi del 2010, una proposta per dare agli ISP la responsabilità penale nel dare accesso a siti web di gioco d’azzardo .

Nel Frankfurter Allgemeine Zeitung il 13 Aprile 2010, il Commissario Malmström ha parlato di altri soggetti che potrebbero essere bloccati e tecnologie più invasive di blocco.

Le liste di blocco non possono essere pubblicate, ma non pubblicarle significa che una corretta trasparenza e garanzia sono virtualmente impossibili.

Lo sapevate che?
Nel febbraio 2010 una Risoluzione del Parlamento europeo ha “fortemente criticato” le società che forniscono le autorità iraniane con gli strumenti di censura? Il blocco del Web in Europa aumenterà il mercato di ricerca, sviluppo e vendita di tali strumenti.
(5) Nota Supra 2 Cfr.: http://www.cl.cam.ac.uk/~rnc1/takedown.pdf

Pag8

Tentativi di blocco per affrontare problemi di ieri

I dati delle hotline dell’UE mostrano che si propone il blocco per risolvere i problemi di ieri – esclusivamente i siti statici che ospitano materiale illegale. Le cifre dell’ Internet Watch Foundation inglese (6) mostrano che il numero di domini che ostano materiale illegale è diminuito di circa la metà negli ultimi quattro anni.
Il materiale sul Web è oggi sempre più ospitato su spazi Web gratuiti legittimi, siti di immagini o siti hackerati. Tali siti sono ovviamente desiderosi di rimuovere il materiale illegale il più velocemente possibile – rendendo il blocco irrilevante. L’uso improprio di legittimi siti di hosting di immagini per la diffusione di materiale illegale è cresciuto dallo 0% nel 2004 al 10% nel 2006 e del 40% nel 2009.

Attraverso la sua incapacità di identificare adeguatamente, nonchè affrontare, queste tendenze, la Commissione Europea propone una “soluzione” che è inadeguata e controproducente al fine di risolvere il problema come si presentava nel 2004.
La proposta tra l’altro non fa nulla per affrontare il problema più grande del traffico attraverso il peer to peer di immagini di abusi.

Il costo della creazione di questa infrastruttura di blocco, il costo dell’espansione strisciante, il costo delle tecnologie striscianti ed il costo umano di non spendere tali risorse per l’identificazione delle vittime vale il “beneficio” di affrontare una parte sempre più piccola del problema con una tecnologia inadeguata?

L’accesso a materiale bloccato non è “solo per esperti”

La Commissione europea e taluni gruppi di pressione hanno diffuso il mito che il blocco è così difficile da bypassare che solo chi è “motivato” o “esperto” potrebbe riuscire a farlo.

Esistono siti Web, come http://www.proxyforall.com o http://www.zend2.com, dove un utente può semplicemente inserire la pagina “bloccata” ed accedere immediatamente.

In alternativa, le persone che accedono a Internet usando tecnologie che migliorano la privacy (il cui sviluppo è finanziato dalla Commissione), rischiano di trovarsi accidentalmente escluse dal sistema di blocco.

Infine, è possibile ricercare uno dei molti video didattici on-line che spiegano in cinque minuti o meno come bypassare le apparecchiature del vostro Internet provider e quindi ogni blocco che ha installato.

(6) IWF relazioni annuali 2006 e 2009 (http://www.iwf.org.uk) e sito di news della BBC:
http://news.bbc.co.uk/2/hi/technology/10108720.stm

Pag9

Gli Stati si nascondono dietro gesti vuoti

Storicamente, gli Stati membri dell’UE hanno preferito fare “rumore” sulla protezione dei bambini piuttosto che reali azioni internazionali. I ripetuti fallimenti nel rispetto di accordi internazionali che richiedevano azioni per gli abusi sui minori mostrano i pericoli di consentire agli Stati membri di nascondersi dietro le politiche di blocco.

1990 Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e 2000 Protocollo Opzionale sulla pornografia infantile.
Articolo 34: “Prendere tutte le opportune misure nazionali, bilaterali e multilaterali per prevenire lo sfruttamento dei bambini nella prostituzione o altri illecite pratiche sessuali. ”

1996 Dichiarazione di Stoccolma
“Azioni concertate sono necessarie a livello locale, nazionale, regionale e internazionale per porre fine al fenomeno “.

1999: Convenzione ILO sulle peggiori forme di lavoro minorile
“Ogni membro […] adotterà misure efficaci e limitate nel tempo per fornire l’assistenza diretta necessaria ed appropriata per la rimozione dei bambini dalle forme peggiori di lavoro minorile”.

2000 Protocollo opzionale delle Nazioni Unite sulla vendita di bambini, la prostituzione infantile e la pornografia infantile
I 22 Stati membri dell’unione europea che hanno ratificato questo protocollo sono tenuti ad “adottare tutte le misure necessarie per rafforzare la cooperazione internazionale multilaterale, accordi regionali e bilaterali per la prevenzione, rilevazione, indagine, persecuzione e punizione dei responsabili di atti connessi alla vendita di bambini, prostituzione infantile, pornografia infantile “.

2001 Impegno globale Yokohama
“Ribadiamo, come nostra primaria attenzione […] rafforzare le azioni contro la prostituzione minorile, pornografia minorile e tratta di minori a fini sessuali, comprendendo le agende nazionali e internazionali “.

Il tempo per prendere efficaci, proporzionate e durevoli azioni è ora. Agli Stati non deve essere data un’altro non-azione-spot dietro cui nascondersi.

Pag10

I principali esperti dicono “no” al blocco

“Il blocco dei siti web ha un limitato impatto a lungo termine sulla distribuzione”.
Grant Agreement firmato dalla Commissione europea e dalla Coalizione Finanziaria Europea contro la pornografia infantile (gennaio 2010)

“Le nostre misure di blocco sono, purtroppo, non adatte a portare una riduzione alla pornografia sul web. “
Björn Sellström, Capo del gruppo svedese di Indagine della Polizia sulla pornografia e gli abusi infantili

“Il primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt dice di aver sottolineato i meriti di un accesso a Internet senza censura in un incontro con il vice presidente cinese Xi Jinping. Reinfeldt ha detto di aver discusso dei diritti umani, della democrazia e della libertà di espressione ‘ed ho in particolare sottolineato … il valore di Internet in questo contesto’.”
Business Week (30 marzo 2010)

“Tecnicamente, è difficile. legalmente, è problematico. Soprattutto, esso rappresenta una minaccia reale per il trasferimento gratuito di informazioni ed è in conflitto con i principi democratici di base.”
Cormac Callanan, co-autore della relazione del Consiglio d’Europa sulla cooperazione tra i fornitori di servizi Internet e le autorità di polizia

“Secondo la Corte ECtHR, la ‘necessità’, ai sensi dell’articolo 10 (2) implica l’esistenza di un ‘pressanti esigenze sociali’ […] che siano indubbiamente più difficili da soddisfare dei necessari test per i contenuti di Internet, in quanto gli utenti raramente incontrano casualmente contenuti illeciti “.
Relazione del Rappresentante OSCE per la libertà dei mezzi di informazione in Turchia e la censura di Internet

“Il blocco è chiaramente sproporzionato, quando l’infrastruttura implementerà tale misura essa si diffonderà in altre tecnologie e argomenti del tutto estranei alle immagini di abusi sui minori. “
Christian Bahls, Presidente dell’Associazione Vittime di un abuso contro il blocco di Internet

Lo sapevate?
Sul suo blog, il Commissario Malmström ha accusato gli Stati Uniti di lasciare i siti di abuso su minori online per oltre un anno in alcuni casi. Se questo è vero, la mancanza di un efficace impegno con gli Stati Uniti su questo tema significa che tutti gli Stati membri dell’Unione europea non sono riusciti a rispettare i loro obblighi ai sensi della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo di attuare positive azioni internazionali per garantire la protezione dell’infanzia.

Pag11

I piani politici della Commissione sono incoerenti

Perché non sono state richieste consulenze esterne?
Perché la relazione introduttiva della proposta di direttiva spiegava che non vi era “alcun bisogno di consultare esperti esterni”, mentre la Commissione sta pagando per esperti esterni in materia di policy (inclusa la fattibilità di blocco) per l’uso terroristico di Internet?

Perché le informazioni interne della Commissione non sono pubbliche?
La Commissione europea impone alle hotline i fondi per fornire dati statistici riguardanti le relazioni che riceve. Questa informazione avrebbe potuto essere utilizzato per dimostrare l’impatto del blocco. Perché, dopo aver pagamento per tali statistiche, la Commissione le nasconde?

Perché dare agli Stati membri una cortina di fumo, se non ci si può fidare di loro?
La valutazione di impatto della Commissione sulla proposta di direttiva sullo sfruttamento dei minori dice, in sostanza, che non ci si può fidare degli Stati membri riguardo all’attuazione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla protezione dei bambini dallo sfruttamento e dagli abusi sessuali. Perché, allora, consentire agli Stati di nascondere la loro inattività proprio mettendo l’accento sul blocco piuttosto che adottare misure reali?

Che cosa in specificatamente il blocco dovrebbe ottenere?
La Commissione afferma che il blocco limiterà l’accesso accidentale a siti di materiale illecito. Dove sono le prove che questo è il problema più importante tanto che le risorse debbano essere spese per il blocco piuttosto che, ad esempio, per l’identificazione delle vittime?

A che cosa la Commissione europea ha attributo il suo fallimento totale sulla cooperazione internazionale?
Come è stato possibile sia per l’UE che per i singoli Stati membri ottenere così poco per così tanto tempo, con ben poco miglioramento da sperare, tanto che il blocco venga visto come l’unica opzione?

Lo sapevate?
Il blocco è un approccio – non una tecnologia. Come le tecnologie cambieranno, le implicazioni di blocco obbligatorio cambieranno senza alcun intervento democratico, indipendentemente dal fatto che le ultime innovazioni rispettino i diritti sulla privacy o umani.

Pag12

La Commissione facilita l’azione illegale degli Stati membri

Quando la Commissione ha lanciato la sua proposta iniziale, le misure di blocco avrebbero richiesto leggi per essere introdotte negli Stati membri. Ciò era necessario per essere in conformità con l’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo – “l’esercizio di tali libertà possono essere […] sottoposte alle formalità […] che sono stabilite dalla legge “.

Questa esigenza di una base giuridica è stata confermata nell’altrimenti piuttosto vuota valutazione d’impatto. “Tali misure devono infatti essere soggette alla legge, o sono illegali. ”

In sede di Consiglio, gli Stati membri come il Regno Unito, che già hanno un blocco “volontario”, si opposero a questa misura in quanto non volevano introdurre una normativa.

Di conseguenza, la Commissione europea ha modificato la sua proposta di richiedere semplicemente “misure” da adottare per portare invece il blocco – così da evitare l’opposizione dei paesi che effettuano il blocco senza un base giuridica.

E ‘chiaramente inopportuno che la Commissione attivamente, consapevolmente e deliberatamente modifichi la propria proposta per la sola ragione di facilitare una attività che si ritiene sia in violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.[i]

La proposta abbandona i principi di base per una migliore regolamentazione

Secondo la Commissione europea, l’obiettivo di una “valutazione d’impatto” è di “aiutare a strutturare e sviluppare le politiche. Essa individua e valuta il problema in questione e gli obiettivi perseguiti “.[i](7)

La “valutazione d’impatto” della Commissione non riguarda le limitazioni delle attuali tecnologie di blocco, le implicazioni delle possibili future tecnologie di blocco, i pericoli per la società del blocco inevitabile di siti innocenti, l’impatto della probabile diffusione del blocco ad altri tipi di contenuto, la natura dei problemi che portano i siti web criminali a restare on-line per lunghi periodi, il possibile impatto di misure meno intrusive né l’impatto del blocco dei paesi in cui è stata imposto.

7 http://ec.europa.eu/governance/better_regu…n/impact_en.htm

Pag13

Blocco come autoregolamentazione – l’inizio della fine di un Internet aperta

La proposta della Commissione europea è stata modificata prima della pubblicazione per garantire che il blocco tramite “autoregolamentazione” fosse possibile.

Questo “approccio di autoregolamentazione” è parte di una strategia molto più ampia di utilizzo degli Internet Service Provider (ISP) come polizia di Internet, in modo meno prevedibile, meno democratico e più pervasivo di regolamentazione intrapresa dallo Stato. Alcune iniziative in corso comprendono:

– Il progetto di Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA) suggerisce di limitare la tutela giuridica da responsabilità degli ISP a meno che una non specificata “policy” sia poste in atto dagli ISP (8).

– Il Consiglio dell’Unione europea, nella sua risoluzione sul rispetto del IPR chiede che “la Commissione, gli Stati membri e le parti interessate proseguano il dialogo in corso per giungere alla determinazione di accordi sulle misure pratiche volontarie. “(9)

– Le discussioni sul blocco di Internet tra gli Stati membri sono riferite al propendere per le misure di “auto-regolamentazione” piuttosto che avere una base giuridica, come previsto dall’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

– Il dialogo della Commissione europea, sulla “notifica e rimozione” di contenuti illegali e il “dialogo delle parti interessate sull’illegale upload/download ” mirano a realizzare attività di polizia extra-giudiziale da parte dei fornitori di Internet.

– L’ISP inglese Virgin Media ha dichiarato che inizierà una sorveglianza su larga scala dei suoi clienti, mentre l’ISP irlandese Eircom si è impegnata a portare entrambe le politiche dei “tre colpi” e del blocco di siti web in risposta alle accuse di violazione di proprietà intellettuale.

Lo sapevate?
I criminali saranno in grado di verificare se i loro siti sono su liste di blocco e passare ad altre località automaticamente, se necessario. Di conseguenza, il rischio di blocco diventare un utile strumento per proteggere le attività criminali, piuttosto che una misura efficace per combattere la criminalità informatica.

8 http://blog.die-linke.de/digitalelinke/wp-…ads/674b-09.pdf
9 http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_…intm/113098.pdf

Pag14

Caso di studio: Italia

In Italia, il blocco è effettuato per diversi scopi, da parte di diversi organismi con e senza le protezioni richieste dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Amministrazione Autonoma Monopoli di Stato (AAMS)
L’Amministrazione Autonoma Monopoli di Stato Italiana ha elaborato una lista nera di circa 1.750 siti web che forniscono diversi servizi di gioco d’azzardo. Questa lista è pubblica e gli ISP sono tenuti per legge a bloccare tutti questi siti.

Polizia italiana
Basandosi sulla lista di blocco segreta internazionale CIRCAMP, la polizia italiana ha aggiunto altri siti senza intervento giudiziario. Questo ha portato ad un elenco complessivo compresa tra 600 e 900 siti che si sostiene contengano immagini di abusi sui minori.
I fornitori di servizio Internet sono obbligati per legge per bloccare tutti questi siti.

Magistratura
Anche le Ordinanze delle Corti di Giustizia sono utilizzate per aggiungere alla lista dei siti da bloccare da parte degli ISP Italiani. I Siti bloccati includono un sito anti-mafia (accadeinsicilia.net (10) per essere una “pubblicazione di stampa non autorizzata”, un’organizzazione di consumatori, per diffamazione (aduc.it), un sito di pubblicazione online gratuita per facilitare la prostituzione (Bakeca.it) ed un sito di condivisione di file (thepiratebay.com).

Altri tipi di contenuto bloccato
I siti che favoriscono l’acquisto di sigarette all’estero, un sito web contenente informazioni sull’uso degli steroidi, un sito web dell’università coreana, per motivi che non sono immediatamente evidenti, e un sito web gay sono stati aggiunti alle liste di blocco.

Espansione strisciante
I prossimi passi per limitare il diritto alla comunicazione in Italia comprendono il Pecorella-Costa disegno di legge per imporre gli obblighi della stampa ai siti web ordinari, la legge Carlucci (scritta da lobby dell’audiovisivo) per vietare l’anonimato online, la legge Alfano, che istituisce un “diritto di replica” a chi sostiene che i propri interessi sono stati compromessi da un blog, la legge Pisanu per l’accesso (con identificazione personale) a tutte le connessioni Internet anche tramite WiFi, ecc

(10)Non più online.

Pag15

user  posted image

Pag16

Con il supporto degli esperti di:

user  posted image
Auders Online
Associazione Olandese Genitori Online
http://www.ouders.nl

user  posted image
Arc
Action on Rights for children
http://www.archrights.org.uk

user posted image
Movimento Scambioetico
http://blog.tntvillage.scambioetico.org

Questo documento è distribuito sotto una licenza Creative Commons 3.0 http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/

Tagged with: , , ,

UE, attraverso il filtro

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 4 maggio 2010
Una proposta da Bruxelles, per rendere inoffensivi tutti quei siti legati allo sfruttamento dei minori. Una voce dal panorama IT si è levata indignata: a rischio il carattere aperto della Rete

Roma – Un esteso meccanismo di filtraggio di certi contenuti della Rete, contenente misure atte a bloccare tutti quegli spazi online legati ad abusi sui minori. Questa, in sintesi, la proposta di legge presentata nel mese scorso dalla Commissione Europea, già supportata da un ampio ed eterogeneo gruppo di parlamentari del Vecchio Continente.

Stando a quanto riportato da alcune fonti, sarebbe di circa 300mila euro la somma stanziata a Bruxelles da destinare ad una serie di organizzazioni europee a tutela dei minori, affinché creino una sorta di lobby a supporto della proposta di legge. Una proposta che non avrebbe scatenato sufficiente mobilitazione nei vari protagonisti dell’IT, a causa di un oggetto particolarmente delicato.

Sempre stando alle cronache, aziende come Google, Microsoft e Yahoo! si sarebbero rifiutate di commentare o avrebbero comunque preso tempo per analizzare meglio la proposta europea. Ma Ed Black, presidente della Computer and Communications Industry Association (CCIA), ha espresso il suo sdegnato punto di vista, sottolineando come il blocco dei siti potrebbe costituire una seria minaccia al carattere aperto di Internet.

“C’è il reale pericolo che questa proposta scateni conseguenze inizialmente non previste – ha dichiarato Black nel corso di un’intervista – Ci opponiamo a questa idea in parte perché rappresenta una maniera inefficace di combattere gli abusi sui minori a mezzo Internet, ma anche perché si basa sugli sforzi da parte dei vari governi del mondo per bloccare tutti quei contenuti a loro sgraditi”.

E, a proposito di governi impegnati nei piani di filtraggio della Rete, un portavoce del ministro delle Comunicazioni aussie Stephen Conroy ha annunciato che nelle prossime sedute parlamentari non verranno riviste le predisposizioni di legge relative a quello che è stato già soprannominato Great Firewall of Australia. Ma non si tratterebbe – stando allo stesso portavoce di Conroy – di un ritardo causato dalle vibranti proteste diffusesi nel mondo, portate avanti anche da Google.

A questo punto, appare improbabile che del blocco di tutti quei siti definiti illeciti dal governo australiano si possa riparlare prima delle prossime elezioni. E di tutti i tipi di blocchi è parso particolarmente preoccupato Ed Black: “Il concetto di Rete aperta potrebbe morire pugnalato. Internet sembra meno minacciata dalla Cina che da queste persone animate da buoni propositi, alla ricerca di soluzioni ai problemi della società“.

Mauro Vecchio

Fonte: http://punto-informatico.it/2872805/PI/New…rso-filtro.aspx
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/
News aggregata da
Neumon user posted  image

PS3, un rimborso per i Pinguini

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 14 aprile 2010

Una legge europea potrebbe permettere ai possessori di una PS3 di ottenere da Sony un rimborso per la rimozione della funzione che permetteva di installare Linux sulla console

Roma – La disabilitazione della possibilità di installare un sistema operativo alternativo sull’interfaccia di controllo delle PS3 potrebbe valer bene un risarcimento per gli utenti europei: un utente britannico di Amazon ha chiesto e ottenuto un rimborso di 84 sterline (96 euro circa) appellandosi alla direttiva europea 199/44/CE del 25 maggio 1999.

Tale normativa predisposta a tutela del consumatore stabilisce, infatti, che tutti i prodotti acquistati debbano, in base al contratto di vendita, “essere adatti allo scopo che il consumatore prevedeva in quanto reso noto dal venditori al momento dell’acquisto”.

Per il momento è stata un scelta di Amazon di accordare un rimborso all’utente che, pur fuori dal periodo di garanzia e senza proporre la restituzione del prodotto, aveva ancora lo scontrino che testimoniava l’acquisto e ne lamentava la diminuzione delle potenzialità: non è ancora dato sapere se e come il negozio online intenderà procedere nei confronti di Sony.

Claudio Tamburrino

Fonte: http://punto-informatico.it/2853979/PI/New…o-pinguini.aspx
Lcienza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Tagged with: , , ,

UE: banda larga in ogni dove

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 4 marzo 2010
Per la Commissione l’accesso alla Rete va garantito a tutti i costi. Indetta una consultazione di due mesi per uniformare i vari atteggiamenti degli stati membri rispetto alle risorse necessarie allo sviluppo

Roma – Banda larga: in Francia si stanziano miliardi per irrobustire le infrastrutture di rete, in Finlandia la si proclama un diritto dei cittadini, in Italia è ancora considerata un lusso e fatica a decollare. Di fronte a un panorama così variegato, la consultazione indetta questa settimana dall’Unione Europea per garantire ai cittadini la fruizione dei servizi di rete è vista come un intervento necessario a livellare verso l’alto le modalità e la velocità di accesso a Internet.

“Questa consultazione ci aiuterà a verificare la necessità di aggiornare la normativa per garantire che tutti i cittadini della UE abbiano accesso ai servizi di comunicazione essenziali, come l’Internet veloce – ha spiegato il Commissario Neelie Kroes – data la rapida evoluzione dei mercati e della tecnologia, dobbiamo fare in modo che nessuno sia escluso dalla società digitale”.

Vagliare opzioni per la diffusione capillare della banda larga anche nelle regioni più remote ed emanare linee guida cui gli stati dell’Unione dovranno attenersi per legiferare in materia: questi sono i punti chiave su cui si dovrebbe articolare il lavoro della Commissione Europea. La consultazione si concluderà il 7 maggio ed entro la fine del 2010 i commissari contano di poter pianificare le prime proposte.

Tuttavia la UE sembra non essersi accorta di un problema emerso ormai da tempo e sul quale i consumatori hanno più volte alzato la voce: l’effettiva velocità della connessione. I provider infatti sono soliti sbandierare quanti più megabit possibile per accaparrarsi la fiducia dei clienti, i quali spesso e volentieri navigano a velocità decisamente inferiori rispetto a quanto promesso dall’ISP di turno.

Proprio per mettere un freno alle esagerazioni dei provider l’autorità britannica per le comunicazioni (Ofcom) ha annunciato l’intenzione di monitorare migliaia di clienti per individuare eventuali dichiarazioni mendaci. Stessa cosa dall’altra parte dell’Atlantico, dove uno studio condotto da FCC ha svelato che spesso gli utenti riescono a sfruttare solo il 50-80 per cento di quanto promesso dagli ISP.

Giorgio Pontico

Fonte: http://punto-informatico.it/2824962/PI/News/ue-banda-larga-ogni-dove.aspx
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/