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Net Neutrality un infografica per grandi e piccini

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 24 novembre 2014

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La definizione di Net Neutrality di Lawrence Lessig e Robert W. McChesney, in  un articolo pubblicato nel 2006 sul Washington Post: “Neutralità della rete significa semplicemente che tutti i tipi di contenuti Internet devono essere trattati allo stesso modo e viaggiano alla stessa velocità sulla rete. I proprietari delle connessioni di Internet non possono operare discriminazioni. Questo è il semplice ma geniale disegno ‘end-to-end’ che ha reso Internet una forza potente per il bene economico e sociale.”

I link che seguono riguardano i due documenti riservati, diffusi grazie a EDRi e La Quadrature Du Net, spediti dal Governo italiano ai delegati europei il 14 novembre 2014, e alcuni articoli in merito.

Leaked documents show net neutrality may be in danger! (EDRi)

Is the EU Giving Up on Net Neutrality? (La Quadrature Du Net)

18/11/2014
EU leans towards broader net neutrality rules (By Julia Fioretti)

19/11/2014
Net neutrality? No, grazie: il governo italiano cambia idea. E fa un favore alle lobby (di Fulvio Sarzana)

20/11/2014
Fine del roaming e neutralità della rete, il pacchetto Kroes rischia naufragio (Il Fatto Quotidiano)

21/11/2014
Net Neutrality, minaccia italiana (di Luca Annunziata)

21/11/2014
Net Neutrality alla ‘fiorentina’: i documenti della proposta del governo italiano (di Fulvio Sarzana)

Brasile il “Marco Civil” la prima carta dei diritti di Internet è legge, il testo tradotto

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 24 aprile 2014

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E’ una legge che “garantisce la neutralità del Web che è fondamentale per mantenere la natura libera e aperta di Internet”, con queste parole Dilma Rousseff ha salutato l’approvazione del Marco Civil, la carta brasiliana dei diritti del Web.

Il Marco Civilstabilisce principi, garanzie, diritti e doveri per l’uso di Internet in Brasile“, definizione contenuta all’articolo 1.

A seguire il testo precisa che a fondamento della Carta c’è “il rispetto della libertà di espressione” (art. 2).

Principi cardine da tutelare sono anche la neutralità della rete , la protezione dei dati personali, la “preservazione della natura partecipativa della rete“.

Tra gli obiettivi vi sono poi la promozione del “diritto universale di accesso” a Internet, dell’accesso all’informazione e della partecipazione alla vita politica e culturale del Paese, così come la diffusione delle nuove tecnologie e dell’innovazione, l’adozione dell’open data e l’interoperabilità delle banche dati (art. 4).

Privacylibertà di espressione, sono condizioni per un pieno esercizio del diritto di accesso a Internet (art. 8). E “l’accesso a Internet è essenziale all’esercizio della cittadinanza“.

Infatti tra i diritti del cittadino sono previsti l’inviolabilità della sua “intimità e vita privata“, “l’inviolabilità e la segretezza del flusso delle sue comunicazioni via Internet“ e dei suoi dati “memorizzati“, a “impedire la sospensione della connessione a Internet, salvo per debiti derivanti direttamente dal suo utilizzo“. Ma anche il diritto di pretendere informazioni “chiare e complete sui contratti di prestazione di servizio“, inclusi “raccolta, immagazzinamento, trattamento e protezione” dei propri dati personali e il loro non poter essere venduti a terzi tranne che su consenso dell’utente e solo nei casi in cui la legge lo concede (art. 7).

All’articolo 18 leggiamo che “Il fornitore della connessione a Internet non sarà responsabilizzato civilmente per i danni derivanti dai contenuti generati da terzi“. L’obiettivo è evitare che una responsabilizzazione eccessiva degli intermediari si tramuti, come in molti altri Paesi in una forma di censura di contenuti sgraditi (Agcom docet). Infatti è esplicitamente previsto che la responsabilità del provider si configura solo per un mancato intervento a seguito di precisa disposizione giudiziaria per rimuovere un contenuto illecito. Ma, anche in questo caso, la rimozione non deve essere in contrasto con la libera espressione del pensiero (art. 19).

Gli ultimi articoli sono dedicati al ruolo di Internet nella partecipazione democratica del Paese, per l’inclusione sociale, e parlano di “iniziative pubbliche per la promozione della cultura digitale” (art. 27) e studi periodici per fissare le strategie e gli obiettivi dell’uso di Internet nel Paese (art. 28).

 

Di seguito viene riportata la traduzione in italiano della legge (documento inoltrato nella lista Nexa del Politecnico di Torino da Anna Masera che ringrazio).


 

SUBEMENDAMENTO SOSTITUTIVO DEGLI EMENDAMENTI DELL’AULA
AL PROGETTO DI LEGGE N. 2126/2011

 

che stabilisce i principi, le garanzie, i diritti
e i doveri per l’uso di Internet in Brasile

Il Congresso nazionale decreta:

CAPITOLO I
DISPOSIZIONI PRELIMINARI

Art. 1. La presente Legge stabilisce i principi, le garanzie, i diritti e i doveri per l’uso di Internet in Brasile e determina le linee guida per gli atti dell’Unione federale, degli Stati, del Distretto federale e dei Comuni in tale ambito.

Art. 2. La disciplina dell’uso di Internet in Brasile si fonda sul rispetto della libertà di espressione, come pure su:
I. il riconoscimento della dimensione globale della rete;
II. i diritti umani, lo sviluppo della personalità e l’esercizio della cittadinanza nell’ambito dei media digitali;
III. il pluralismo e la diversità;
IV. l’apertura e la collaborazione;
V. la libera iniziativa, la libera concorrenza e la tutela dei consumatori, e
VI. la finalità sociale della rete.

Art. 3. La disciplina dell’uso di Internet in Brasile si attiene ai seguenti principi:
I. garanzia della libertà di espressione, comunicazione e manifestazione del pensiero, ai sensi della Costituzione;
II. tutela della vita privata;
III. protezione dei dati personali, secondo quanto previsto dalla legge;
IV. mantenimento e garanzia della neutralità della rete;
V. mantenimento della stabilità, sicurezza e funzionalità della rete, mediante misure tecniche compatibili con gli standard internazionali e incoraggiando l’uso delle migliori pratiche;
VI. responsabilizzazione degli agenti in base alle loro attività, conformemente alla legge;
VII. mantenimento della natura partecipativa della rete;
VIII. libertà quanto ai modelli di attività economica perseguiti su Internet, purché non in contrasto con gli altri principi stabiliti dalla presente Legge;
Comma unico. I principi enunciati nella presente Legge non escludono altri principi contemplati dall’ordinamento giuridico nazionale nella stessa materia, o dai trattati internazionali di cui la Repubblica federale del Brasile è parte.

Art. 4. La disciplina dell’uso di Internet in Brasile si prefigge i seguenti obiettivi:
I. promuovere il diritto di tutti all’accesso a Internet;
II. favorire l’accesso all’informazione e alla conoscenza e la partecipazione alla vita culturale e alla gestione della cosa pubblica;
III. promuovere l’innovazione e stimolare l’ampia diffusione delle nuove tecnologie e dei nuovi modelli di utilizzo e di accesso, e
IV. promuovere l’adesione a standard tecnologici aperti che consentano la comunicazione, l’accessibilità e l’interoperabilità tra applicazioni e basi di dati.

Art. 5. Ai fini della presente Legge, si considera:
I. Internet: il sistema costituito da un insieme di protocolli logici, strutturato su scala globale per uso pubblico non soggetto a restrizioni, allo scopo di rendere possibile la comunicazione di dati fra terminali mediante diverse reti;
II. terminale: computer o qualsiasi dispositivo in grado di collegarsi a Internet;
III. amministratore di sistema autonomo: persona fisica o giuridica che gestisce blocchi d’indirizzi IP (Internet Protocol) specifici e il relativo sistema autonomo d’instradamento (routing), regolarmente registrata presso l’ente nazionale responsabile per la registrazione e distribuzione degli indirizzi IP geograficamente afferenti al Paese;
IV. indirizzo IP: codice assegnato a un terminale di una rete per consentirne l’identificazione, definito secondo parametri internazionali;
V. connessione a Internet: l’attivazione di un terminale per l’invio e la ricezione di pacchetti di dati via Internet, mediante l’assegnazione o l’autenticazione di un indirizzo IP;
VI. log di connessione: insieme d’informazioni relative alla data e ora d’inizio e fine di una connessione a Internet, alla durata della stessa e all’indirizzo IP utilizzato dal terminale per l’invio e la ricezione di pacchetti di dati;
VII. Applicazioni di Internet: insieme di funzionalità accessibili tramite un terminale collegato a Internet, e
VIII. log di accesso ad applicazioni di Internet: insieme d’informazioni riguardanti la data e l’ora di utilizzo di una particolare applicazione di Internet a partire da un indirizzo IP determinato.

Art. 6. Nell’interpretare la presente Legge si tiene conto, oltre che dei fondamenti, principi e obiettivi contemplati, della natura di Internet, dei suoi particolari usi e costumi e della sua importanza per la promozione dello sviluppo umano, economico, sociale e culturale.

CAPITOLO II
DIRITTI E GARANZIE DEGLI UTENTI

Art. 7. L’accesso a Internet è essenziale per l’esercizio della cittadinanza e all’utente sono garantiti i seguenti diritti:
I. all’inviolabilità dell’intimità e della vita privata, essendo garantito il diritto alla protezione della stessa e al risarcimento dei danni materiali o morali derivanti dalla sua violazione;
II. all’inviolabilità e riservatezza del flusso delle proprie comunicazioni su Internet, tranne che per ordinanza giudiziaria, secondo quanto previsto dalla legge;
III. all’inviolabilità e riservatezza delle proprie comunicazioni private memorizzate, tranne che per ordinanza giudiziaria;
IV. alla non sospensione della connessione a Internet, fatta eccezione per il debito che derivi direttamente dall’uso di Internet;
V. al mantenimento della qualità pattuita della connessione a Internet;
VI. a informazioni chiare, complete e costanti sui contratti di prestazione di servizi, con dettagli sul regime di protezione dei log di connessione e dei log di accesso alle applicazioni di Internet, come pure sulle prassi di gestione della rete che possano incidere sulla sua qualità, e
VII. alla non fornitura a terzi dei propri dati personali, compresi i log di connessione e di accesso alle applicazioni di Internet, se non previo consenso libero, esplicito e informato o nei casi previsti dalla legge;
VIII. a informazioni chiare e complete sulla raccolta, uso, memorizzazione, trattamento e protezione dei propri dati personali, che potranno essere utilizzati solo per scopi che
a) ne giustifichino la raccolta;
b) non siano proibiti dalla legge, e
c) siano specificati nei contratti di prestazione di servizi o nelle condizioni di uso delle applicazioni di Internet.
IX. all’espressione del consenso alla raccolta, uso, memorizzazione e trattamento dei dati personali, che dovrà aver luogo separatamente dalle altre condizioni contrattuali;
X. all’esclusione definitiva, su richiesta dell’utente, dei dati personali eventualmente forniti da una determinata applicazione di Internet, al termine del rapporto tra le parti, ad eccezione dei casi di conservazione obbligatoria dei log ai sensi della presente Legge;
XI. alla pubblicità e chiarezza delle eventuali politiche di utilizzo attuate dai fornitori di connessione a Internet e di applicazioni di Internet;
XII. all’accessibilità, tenuto conto delle caratteristiche fisico-motorie, percettive, sensoriali, intellettive e mentali dell’utente, a norma di legge, e
XIII. all’applicazione delle norme a tutela e difesa dei consumatori nelle relazioni di consumo che si esplicano su Internet.

Art. 8. La garanzia del diritto alla vita privata e alla libertà di espressione nelle comunicazioni costituisce precondizione per il pieno esercizio del diritto di accesso a Internet.
Comma unico. Sono nulle a tutti gli effetti le clausole contrattuali che violino quanto disposto nel proemio del presente articolo, come quelle che:
I. ledano l’inviolabilità e la riservatezza delle comunicazioni private su Internet, o
II. non offrano al contraente, nel contratto di adesione, l’alternativa del ricorso al foro brasiliano per la risoluzione delle controversie derivanti da servizi prestati in Brasile.

CAPITOLO III
FORNITURA DELLA CONNESSIONE E DELLE APPLICAZIONI DI INTERNET

Sezione I
Neutralità della rete

Art. 9. Il responsabile della trasmissione, commutazione o instradamento è tenuto a riservare a tutti i pacchetti di dati lo stesso trattamento, indipendentemente dal contenuto, origine o destinazione, servizio, terminale o applicazione.
§ 1. La discriminazione o la degradazione del traffico sono regolamentate ai sensi delle prerogative esclusive del Presidente della Repubblica di cui al punto IV dell’art. 84 della Costituzione federale, ai fini della scrupolosa esecuzione della presente Legge, sentiti il Comitato di gestione di Internet e l’Agenzia nazionale delle telecomunicazioni, e possono essere motivate unicamente da:
I. i requisiti tecnici indispensabili all’adeguata prestazione dei servizi e delle applicazioni, e
II. la priorità attribuita a servizi di emergenza.
§ 2. In caso di discriminazione o degradazione del traffico di cui al § 1, il responsabile di cui al proemio del presente articolo deve:
I. astenersi dall’arrecare danno agli utenti, ai sensi dell’art . 927 del Codice civile;
II. agire con proporzionalità, trasparenza ed equità;
III. preavvisare i propri utenti in modo trasparente, chiaro e sufficientemente particolareggiato circa le prassi di gestione e mitigazione del traffico adottate, comprese quelle relative alla sicurezza di rete, e
IV. offrire servizi a condizioni commerciali non discriminatorie e astenersi da comportamenti anticoncorrenziali.
§ 3. Nella fornitura della connessione a Internet a titolo oneroso o gratuito, così come nella trasmissione, commutazione o instradamento, è vietato bloccare, monitorare, filtrare o analizzare il contenuto dei pacchetti di dati, fatte salve le disposizioni del presente articolo.

Sezione II
Tutela dei log, dati personali e comunicazioni private

Art. 10. La conservazione e la messa a disposizione dei log di connessione e di accesso ad applicazioni di Internet di cui alla presente Legge, come pure dei dati personali e del contenuto delle comunicazioni private, devono soddisfare i requisiti di tutela dell’intimità, della vita privata, dell’onorabilità e dell’immagine delle parti direttamente o indirettamente interessate.
§ 1. Il fornitore responsabile della conservazione è tenuto a fornire i log di cui al proemio del presente articolo, a sé stanti o in associazione con dati personali o altre informazioni atte a facilitare l’identificazione dell’utente o del terminale, solo per ordine del tribunale, come disposto dalla Sezione IV del presente Capitolo, fatte salve le disposizioni dell’art. 7.
§ 2. Il contenuto delle comunicazioni private può essere fornito solo per ordine del tribunale, nei casi e nei modi stabiliti per legge, fatte salve le disposizioni dei commi II e III dell’art. 7.
§ 3. Quanto disposto nel proemio del presente articolo non osta all’accesso, da parte delle autorità amministrative titolari dell’autorità legale per richiederli, ai dati fiscali indicanti le generalità, la filiazione e l’indirizzo, secondo quanto preveda la legge.
§ 4. Le misure e le procedure per la sicurezza e la riservatezza devono essere rese note dal responsabile della fornitura dei servizi in modo chiaro e soddisfare standard stabiliti per via regolamentare, fatto salvo il suo diritto alla confidenzialità in materia di segreto aziendale.

Art. 11. In ogni operazione di raccolta, memorizzazione, conservazione ed elaborazione di log, dati personali o comunicazioni da parte dei fornitori di connessione e applicazioni di Internet in cui almeno uno di tali atti si verifichi sul territorio nazionale, devono essere rigorosamente rispettati la legge brasiliana e i diritti al rispetto della vita privata, alla protezione dei dati personali e alla riservatezza delle comunicazioni private e delle registrazioni.
§ 1. Quanto disposto nel proemio del presente articolo si applica ai dati raccolti sul territorio nazionale e al contenuto delle comunicazioni in cui almeno uno dei terminali si trovi in Brasile.
§ 2. Quanto disposto nel proemio del presente articolo si applica anche se a realizzare le attività è una persona giuridica con sede all’estero, a condizione che offra un servizio al pubblico brasiliano, o almeno che una componente dello stesso ente economico possieda un’attività in Brasile.
§ 3. I fornitori di connettività e applicazioni di Internet sono tenuti a fornire, sotto forma di regolamento, informazioni che consentano di verificare l’osservanza della legislazione brasiliana in materia di raccolta, conservazione, memorizzazione o elaborazione dei dati, come pure il rispetto della vita privata e della riservatezza delle comunicazioni.
§ 4. La procedura volta ad accertare le violazioni delle disposizioni del presente articolo è disciplinata per Decreto.

Art. 12. Fatte salve altre sanzioni civili, penali o amministrative, le violazioni delle norme di cui agli artt. 10 e 11 sono passibili, secondo il caso, delle seguenti sanzioni, applicate singolarmente o cumulativamente:
I. richiamo, con indicazione del termine per l’assunzione di misure correttive;
II. multa fino al dieci per cento del fatturato registrato dall’ente economico in Brasile nel suo ultimo esercizio, al netto delle imposte, considerando la condizione economica del trasgressore e il principio di proporzionalità fra la gravità del reato e l’asprezza della sanzione;
III. sospensione temporanea delle attività che implichino gli atti di cui all’art. 11, o
IV. divieto di esercizio delle attività che implichino gli atti di cui all’art. 11.
Comma unico. Qualora si tratti di una società estera, a essere responsabile in solido per il pagamento della multa di cui al proemio del presente articolo è la sua controllata, filiale, ufficio o sede di attività nel Paese.

Sottosezione I
Conservazione dei log di connessione

Art. 13. Nell’ambito della fornitura di connessione a Internet, spetta all’amministratore di sistema autonomo il dovere di tutelare la riservatezza dei log di connessione in un ambiente controllato e sicuro per un periodo di un anno, ai sensi del regolamento.
§ 1. La responsabilità di conservare i log di connessione non può essere trasferita a terzi.
§ 2. La polizia o l’autorità amministrativa o il pubblico ministero possono richiedere, come misura cautelativa, che i log di connessione siano conservati per un periodo più lungo di quello previsto nel proemio del presente articolo.
§ 3. Nel caso di cui al § 2, l’autorità richiedente dispone di un termine di sessanta giorni dalla richiesta per accedere, in forza della domanda di autorizzazione giudiziaria di accesso, ai log di cui al proemio del presente articolo.
§ 4. Il fornitore responsabile della conservazione dei log deve mantenere la riservatezza per quanto riguarda la richiesta di cui al § 2, che perde la sua efficacia qualora la domanda di autorizzazione giudiziaria sia respinta o non sia depositata entro il termine di cui al § 3.
§ 5. In ogni caso, la messa a disposizione del richiedente dei log di cui al presente articolo deve essere preceduta da autorizzazione giudiziaria, secondo quanto disposto nella Sezione IV del presente Capitolo.
§ 6. Nell’applicare le sanzioni per inosservanza delle disposizioni del presente articolo, si tiene conto della natura e della gravità del reato, del danno arrecato, dell’eventuale vantaggio trattone dal trasgressore, delle circostanze aggravanti, dei precedenti del trasgressore e della recidività.

Sottosezione II
Conservazione dei log di accesso ad applicazioni di Internet nell’ambito della fornitura di connessione

Art. 14. Nell’ambito della fornitura di connessione, a titolo oneroso o gratuito, è vietato conservare i log di accesso alle applicazioni di Internet.

Sottosezione III
Conservazione dei log di accesso ad applicazioni di Internet nell’ambito della fornitura di applicazioni

Art. 15. Il fornitore di applicazioni di Internet, costituito come persona giuridica, che svolga tale attività in modo organizzato, professionalmente e a fini economici, deve conservare i corrispondenti log di accesso alle applicazioni di Internet in condizioni di riservatezza, in un ambiente controllato e sicuro per un periodo di sei mesi, ai sensi del regolamento.
§ 1. Un’ordinanza giudiziaria può costringere, per un tempo dato, i fornitori di applicazioni di Internet non soggetti a quanto disposto nel proemio del presente articolo a conservare i log di accesso alle applicazioni di Internet, purché si tratti di log relativi a fatti specifici in un periodo determinato.
§ 2. La polizia o l’autorità amministrativa o il pubblico ministero possono richiedere, come misura cautelativa, a qualsiasi fornitore di applicazioni di Internet che i log di accesso alle applicazioni di Internet siano conservati, anche per un periodo superiore a quello previsto nel proemio del presente articolo, fatto salvo quanto disposto nei § § 3 e 4 dell’art. 13.
§ 3. In ogni caso, la messa a disposizione del richiedente dei log di cui al presente articolo deve essere preceduta da autorizzazione giudiziaria, ai sensi delle disposizioni della Sezione IV del presente Capitolo.
§ 4. Nell’applicare le sanzioni per inosservanza delle disposizioni del presente articolo, si tiene conto della natura e della gravità del reato, del danno arrecato, dell’eventuale vantaggio trattone dal trasgressore, delle circostanze aggravanti, dei precedenti del trasgressore e della recidività.

Art. 16. Nell’ambito della fornitura di applicazioni di Internet, a titolo oneroso o gratuito, è vietato conservare:
I. i log di accesso ad altre applicazioni di Internet senza che il titolare dei dati abbia concesso il suo previo consenso, fatte salve le disposizioni dell’art. 7, o
II. dati personali in sovrappiù rispetto allo scopo per cui il loro titolare ha dato il proprio consenso.

Art. 17. Salvo che nei casi previsti dalla presente Legge, la scelta di non conservare i log di accesso alle applicazioni di Internet non implica responsabilità per danni derivanti dall’uso di tali servizi da parte di terzi.

Sezione III
Responsabilità per danni derivanti da contenuti generati da terzi

Art. 18. Il fornitore di connessione a Internet non è civilmente responsabile per i danni derivanti da contenuti generati da terzi.

Art. 19. Allo scopo di garantire la libertà d’espressione e impedire la censura, il fornitore di applicazioni di Internet può essere ritenuto civilmente responsabile per i danni derivanti dai contenuti generati da terzi soltanto qualora, a seguito di una specifica ordinanza giudiziaria, non prenda provvedimenti, nell’ambito e nei limiti tecnici del proprio servizio ed entro il termine prescritto, per rendere inaccessibili i contenuti individuati come illeciti, fatte salve le disposizioni di legge contrarie.
§ 1. L’ordinanza giudiziaria di cui al proemio del presente articolo deve recare, a pena di nullità, l’identificazione chiara e specifica del contenuto individuato come illecito, onde consentire la localizzazione del materiale senza margine di dubbio.
§ 2. L’applicazione di quanto disposto nel presente articolo alle violazioni dei diritti d’autore o diritti connessi dipende da una specifica disposizione di legge, che deve rispettare la libertà d’espressione e le altre garanzie contemplate dall’art. 5 della Costituzione federale.
§ 3. Le cause vertenti sul risarcimento dei danni, derivanti da contenuti disponibili su Internet, arrecati all’onorabilità, alla reputazione o ai diritti della personalità, come pure sulla messa in stato d’indisponibilità di tali contenuti da parte dei fornitori di applicazioni di Internet, possono essere deferite ai tribunali civili di primo grado.
§ 4. Il Giudice, anche nell’ambito del procedimento di cui al § 3, può anticipare, totalmente o parzialmente, gli effetti della tutela reclamata nella domanda iniziale, ove sussista la prova inequivocabile del fatto e tenuto conto dell’interesse collettivo alla disponibilità dei contenuti su Internet, purché in presenza dei requisiti di verosimiglianza di quanto asserito dal querelante e del fondato timore di danni irreparabili o di difficile riparazione.

Art. 20. Ogniqualvolta il fornitore di applicazioni di Internet disponga delle informazioni di contatto dell’utente direttamente responsabile dei contenuti di cui all’art. 19, spetta al medesimo comunicare all’utente i motivi e le informazioni riguardanti la messa in stato d’indisponibilità dei contenuti, nonché le informazioni che consentano il contraddittorio e la piena difesa in giudizio, salvo espressa disposizione di legge o espressa deliberazione giudiziaria motivata in senso contrario.
Comma unico. Qualora ne sia richiesto dall’utente che ha immesso il contenuto reso indisponibile, il fornitore di applicazioni di Internet che svolge tale attività in modo organizzato, professionalmente e a fini economici, sostituisce il contenuto reso indisponibile con la motivazione o l’ordinanza giudiziaria che ha determinato l’indisponibilità.

Art. 21. Il fornitore di applicazioni di Internet che renda disponibili contenuti generati da terzi può essere ritenuto responsabile, in via subordinata, della violazione dell’intimità derivante dalla diffusione, senza l’autorizzazione dei partecipanti, di immagini, filmati o altri materiali contenenti scene di nudità o di atti sessuali di natura privata allorché, ricevuta notifica dal partecipante o dal suo rappresentante legale, non provvede a porre in atto, con diligenza e nell’ambito e nei limiti tecnici del proprio servizio, l’indisponibilità di tali contenuti.
Comma unico. La notifica di cui al proemio del presente articolo deve recare, a pena di nullità, gli elementi che consentano l’identificazione specifica del materiale individuato come trasgressivo dell’intimità del partecipante e la verifica della legittimità a sporgere querela.

Sezione IV
Requisizione giudiziaria dei log

Art. 22. La parte interessata può, al fine di raccogliere materiale probatorio in un procedimento civile o penale, a titolo incidentale o autonomo, chiedere al giudice di rivolgere un’ingiunzione al responsabile della conservazione o della fornitura dei log di connessione o dei log di accesso ad applicazioni di Internet.
Comma unico. Fatti salvi gli altri requisiti di legge, la domanda deve recare, a pena di inammissibilità:
I. indizi fondati della sussistenza dell’illecito;
II. la giustificazione motivata dell’utilità dei log richiesti a fini d’indagine o di istruzione probatoria e
III. il periodo al quale si riferiscono i log.

Art. 23. Spetta al giudice assumere i provvedimenti necessari a garantire la riservatezza delle informazioni ricevute e a preservare l’intimità, la vita privata, l’onorabilità e l’immagine dell’utente, con facoltà di deliberare a porte chiuse, anche sulle richieste di conservazione dei log.

CAPITOLO IV
AZIONE DEI PUBBLICI POTERI

Art. 24. Costituiscono linee guida per l’azione dell’Unione, degli Stati, del Distretto federale e dei Comuni nell’ambito dello sviluppo di Internet in Brasile:
I. l’istituzione di meccanismi di governance partecipativa, trasparente, collaborativa e democratica, con la partecipazione del governo, dell’impresa, della società civile e del mondo accademico;
II. l’impulso alla razionalizzazione della gestione, espansione e utilizzo di Internet, con la partecipazione del Comitato di gestione di Internet in Brasile;
III. l’impulso alla razionalizzazione e all’interoperabilità tecnologica dei servizi di amministrazione digitale (e-government) tra i vari Poteri e livelli della Federazione per consentire lo scambio d’informazioni e snellire le procedure;
IV. l’impulso all’interoperabilità tra sistemi e terminali diversi, anche tra i diversi livelli federali e i diversi settori della società;
V. l’adozione preferenziale di tecnologie, standard e formati aperti e liberi;
VI. la pubblicità e la diffusione dei dati e delle informazioni di carattere pubblico in modo aperto e strutturato;
VII. l’ottimizzazione dell’infrastruttura delle reti e l’incoraggiamento alla creazione di centri di memorizzazione, gestione e diffusione dei dati nel Paese, promuovendo l’eccellenza tecnica, l’innovazione e la diffusione delle applicazioni di Internet, ferma restando la trasparenza, la neutralità e la natura partecipativa;
VIII. lo sviluppo di attività e programmi di formazione per l’utilizzo di Internet;
IX. la promozione della cultura e della cittadinanza, e
X. la fornitura di servizi pubblici di assistenza al cittadino in modo integrato, efficiente, semplificato e attraverso molteplici canali di accesso, anche a distanza.

Art. 25. Le applicazioni di Internet della Pubblica amministrazione devono perseguire:
I. la compatibilità dei servizi di amministrazione digitale (e-government) con i diversi terminali, sistemi operativi e applicazioni ai fini della propria accessibilità;
II. l’accessibilità per tutti gli interessati, indipendentemente dalle loro capacità fisico-motorie, percettive, sensoriali, intellettive, mentali, culturali e sociali, fatti salvi gli aspetti di riservatezza e le restrizioni amministrative e legali;
III. la compatibilità sia con la lettura umana, sia con l’elaborazione automatizzata delle informazioni;
IV. la facilità di utilizzo dei servizi di amministrazione digitale (e-government) e
V. il rafforzamento della partecipazione sociale alle politiche pubbliche.

Art. 26. L’adempimento del dovere costituzionale dello Stato di fornire l’istruzione a tutti i livelli d’insegnamento comprende la formazione, integrata nelle altre pratiche educative, all’uso sicuro, consapevole e responsabile di Internet come strumento di esercizio della cittadinanza, promozione della cultura e sviluppo tecnologico.

Art. 27. Le iniziative pubbliche di stimolo alla cultura digitale e di promozione di Internet come strumento sociale devono:
I. promuovere l’inclusione digitale;
II. cercare di ridurre le disuguaglianze, specie tra le diverse regioni del Paese, nell’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e nel loro uso, e
III. stimolare la produzione e la circolazione di contenuti nazionali.

Art. 28. Lo Stato deve formulare e promuovere periodicamente studi, e così pure definire obiettivi, strategie, piani e scadenziari concernenti l’uso e lo sviluppo di Internet nel Paese.

CAPITOLO V
DISPOSIZIONI FINALI

Art. 29. L’utente è libero di scegliere il programma informatico da utilizzare sul proprio terminale ai fini dell’esercizio del controllo parentale sui contenuti reputati dall’utente stesso inadatti ai propri figli minorenni, a condizione che siano rispettati i principi della presente Legge e della Legge n. 8069 del 13 luglio 1990.
Comma unico. Spetta ai Pubblici Poteri, unitamente ai fornitori di connettività e di applicazioni di Internet e alla società civile, promuovere l’educazione e fornire informazioni sull’utilizzo dei programmi informatici di cui al proemio del presente articolo, nonché sulla definizione delle migliori pratiche per l’inclusione digitale di bambini e adolescenti.

Art. 30. La difesa degli interessi e dei diritti definiti nella presente Legge può essere fatta valere in giudizio a titolo individuale o collettivo, a norma di legge.

Art. 31. Fino all’entrata in vigore della Legge specifica di cui al § 2 dell’art. 19, la responsabilità del fornitore di applicazioni di Internet per i danni derivanti da contenuti generati da terzi, in caso di violazione dei diritti d’autore o dei diritti connessi, seguita a essere disciplinata dalla legislazione sul copyright vigente alla data di entrata in vigore della presente Legge.

Art. 32. La presente Legge entra in vigore 60 giorni dopo la data della sua pubblicazione.

Brasilia – Distretto federale, 25 marzo 2014
On. ALESSANDRO MOLON
Relatore

La neutralità della rete : che cos’é e perché stiamo rischiando di perderla

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 31 marzo 2014

by Luca Belli on March 27, 2014

La neutralità della rete é un principio di non discriminazione, essenziale perché Internet continui ad essere libera e sfuggire al controllo di entità private ed alla censura di governi autoritari.

Per capire il valore fondamentale di questo principio tecnogiuridico bisogna capire che cos’é e come funziona Internet. Non é facile ma neanche impossibile. Nel prossimo paragrafo, mi sono sforzato di semplificare dei concetti tecnici alquanto complessi. Gli esperti possono evitate un inutile supplizio e passare al paragrafo successivo. I non-esperti troveranno qualche elemento utile al fine di comprendere come funzione la Rete che utilizzano quotidianamente ed acquisire la base concettuale necessaria a cogliere la rilevanza della neutralità della Rete.

Internet for beginners

Internet é un’inteconnessione di reti autonome (per questo definita “inter-network”) a vocazione modiale. Inoltre, questa “rete di reti” é strutturata su più livelli, ai quali sono attribuite funzioni diverse. Ogni informazione trasmessa tramite Internet é digitalizzata da un’applicazione che si trova sul livello superiore e frammentata in “pacchetti di dati” o datagrammi che percorrono i livelli inferiori e sono veicolati attraverso i vari networks che compongono Internet, gestiti da dei fornitori di accesso a Internet (i quali sono spesso anche operatori telefonici).

Cio’ che é importante notare é che, sin da principio, la struttura di Internet ha “decentralizzato” l’intelligenza delle Rete, dando vita a un’architettura logica definita end-to-end. Ma che cosa significa? Singnifica che, sapendo che la trasmissione dei datagrammi avrebbe potuto subire dei problemi tecnici (anche le reti possono incepparsi), si é deciso di decentralizzare il trattamento delle informazioni al livello delle applicazioni che operano nello “strato superiore”, implementato alle “estremità” della Rete, ovverosia nei computer utilizzati dagli utenti.

Questa scelta é stata fondametale per il funzionamento di Internet perché, invece di attribuire agli operatori la possibilità di controllare come la rete possa essere utilizzata dai propri utenti, ha fatto si che gli utenti siano in grado di utilizzare Internet come vogliono ; di “ricevere e comunicare informazioni ed idee senza che vi possa essere ingerenza” ; ma soprattutto di diffondere innovazione senza dover chiedere il permesso a nessuno.

In sostanza questo principio ha costretto gli operatori ad aprire le loro reti all’innovazione, ed ha permesso agli utenti di Internet di essere dei partecipanti attivi e non dei meri spettatori passivi. Ed I benefici di una tale scelta strutturale sono più che evidenti.

Ma allora che cos’é la neutralità della Rete?

Il carattere aperto e decentralizzato della struttura logica su cui si articola Internet é all’origine del suo incredibile potenziale economico, sociale e – la primavera araba docet – politico. Ed il corollario di quest’organizzazione aperta e decentralizzata é una trasmissione neutra – ovverosia non discriminatoria – di ogni tipo di pacchetto di dati comunicato e ricevuto dalle varie applicazioni utilizzate dagli utenti. Questo trattamento non discriminatorio é la neutralità della rete ed il dibattito concernente questo principio dura da ormai quasi quindici anni.

Dov’é il problema? Il problema é che l’évoluzione technologica degli ultimi quindici anni ha permesso agli operatori di perfezionare le proprie capacità di gestione del traffico Internet e, talvolta, di gestire i flussi di dati in maniera discriminatoria. Tutti gli operatori gestiscono il loro traffico Internet e hanno il diritto di farlo – e spesso devono farlo – per diverse ragioni tecniche (sicurezza ed integrità delle proprie reti) o giuridiche (per esempio, quando l’accesso a determinati contenuti illeciti dev’essere bloccato per ordine della magistratura).

Ma quello che gli operatori non possono e non devono fare é bloccare, filtrare, rallentare o priorizzare delle applicazioni o dei datagrammi specifici per delle ragioni puramente economiche. Infatti, un tale trattamento discriminatorio determina delle evidenti conseguanze negative sul pieno godimento della libertà d’espressione e d’informazione degli utenti – riducendo il pluralismo mediatico ed impedendo ad ogni individuo di formare la propria opinione liberamente – e, parallelamente, centralizza Internet attribuendo ad un operatore la possibilità di determinare chi puo’ diffondere delle applicazioni e dei servizi tramite Internet e chi no.

Quando la gestione del traffico Internet non é regolata, il fornitore di accesso ad Internet acquisisce un ruolo di editore di Internet. In questo caso, cio’ che riceve l’utente – e per cui paga un canone mensile –non é più Internet ma é la versione di Internet “approvata” dall’operatore.

Perché questo problema interessa potenzialemente ogni individuo?

La questione diviene molto più problematica quando ci si rende conto che queste pratiche discriminatorie non sono un mero caso di scuola ma sono estremamente diffuse in tutta Europa.

Nel maggio 2012, l’Organo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (BEREC) ha pubblicato un rapporto nel quale si elucida che 20% degli utenti Internet europei e più del 50% degli utenti di mobile Internet sottoscrivono dei contratti che prevedono diversi tipi di restrizioni e trattamenti discriminatori.

Si, proprio così: un utente su cinque ed una connessione mobile su due in Europa sono interessati da pratiche discriminatorie.

Chiaramente, il problema consta nel fatto che l’utente medio non ha né il tempo, né le competenze tecniche per analizzare le clausole contrattuali che delineano, in maniera tanto trasparente quanto indecifrabile, quali restrizioni saranno applicate. Infatti, benché dal 2009 il legislatore europeo abbia previsto l’obbligo in capo agli operatori di fornire informazioni relative alle condizioni che limitano l’accesso ad applicazioni e servizi, il livello di comprensibilità di tali informazioni non é specificato.

Ergo, fatto salvo il caso in cui l’utente sia un appassionato di clausole contrattuali ed abbia le competenze per comprendere il loro contenuto technico, l’ovvia reazione dell’utente impossibilitato ad utilizzare un’applicazione od accedere a un servizio consiste a supporre che l’applicazione od il servizio “non funzionino” piuttosto che realizzare che in quello stesso momento la propria libertà di scelta é ristretta – senza alcuna base giuridica – dal proprio operatore.

Ma non é finita qui.

Lo scorso settembre la Commissione europea ha proposto un nuovo Regolamento concernente il mercato unico delle telecomunicazioni il quale prevede delle disposizioni volte a disciplinare la gestione del traffico Internet e “proteggere” il principio della neutralità della Rete.

Questa sembra essere prima facie un’eccellenta notizia. Purtroppo, le manifastazioni di giubilo dovranno attendere. Infatti, anche se la proposta iniziale é stata emendata, eliminando le disposizioni più controverse, la regolamentazione dei cosiddetti “servizi specializzati” rischia di essere utilizzata come cavallo di troia al fine di vanificare la protezione della neutralità della Rete.

I servizi specializzati rappresentano infatti un’eccezione al principio di neutralità della Rete poiché permettono la trasmissione di un servizio specifico (per esempio, la trasmissione video ad alta definizione) ad un livello di qualità garantita, differnziandosi quindi dalla trasmissione best-effort che caratterizza Internet. Ergo, tecnicamente, i servizi specializzati non sono considerabili come Internet.

In questa prospettiva, il BEREC ha evidenziato chiaramente, in un rapporto pubblicato nel novembre 2012, che i servizi specializzati devono essere separati dall’Internet aperta e neutra per evitare che la banda passante sia destinata principalmente a dei servizi a qualità garantita a danno della qualità di Internet. Infatti, il BEREC ha esplicitamente sottolineato che quando i servizi specializzati non sono separati (logicamnete o fisicamente) da Internet, la qualità di Internet rischia di essere ridotta e, parallelamente, gli operatori non avranno alcun incentivo ad investire nel miglioramento dell’infrastruttura dedicata ad Internet, poiché sarà proprio questa bassa qualità a rendere l’offerta si servizi specializzati attraente.

Sapendo che questa possibilità é statta elucidata in maniera cristallina dal BEREC, é inevitabile aspettarsi che il criterio della separazione sia sicuramente incluso nella definizione dei servizi specializzati. Ma, surprise surprise, questo criterio non stato preso in considerazione né dalla proposta iniziale né dal progetto che sara votato dal parlamento!

La definizione di servizio specializzato contenuta nell’articolo 2.15 del progetto di regolamento si presta dunque a degli evidenti abusi poiché permette di considerare potenzialmente ogni applicazione o servizio Internet come un servizio specializzato e quindi di priorizzarlo. E quali entità avranno la capacità finanziaria necessaria a supportare le spese relative alla priorizzazione? La start-up italiana che sviluppa una nuova applicazione? Il servizio publico di telemedicina? L’organizzazione a scopo non lucrativo che vuole diffondere del materiale pedagogico o culturale? O, forse, i big players che già dominano il mercato.

Cosa possiamo fare?

Credo che per gli italiani, uno dei pochi elementi positivi degli ultimi vent’anni sia stato rendersi conto che la concentrazione di potere mediatico determina delle enormi – e spesso spiacevoli – conseguenze sociali, politiche ed economique. Infatti, come amava sottolineare Licio Gelli, “il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei mass media”.

La mancanza di neutralità attribuisce agli operatori il potere di trasformare Internet in un’emittente privata e di diventarne gli editori. E questa mutazione genetica va evitata.

Il progetto di regolamento sarà votato dal Parlamento europeo martedi 3 aprile (sì, martedì prossimo) e poi sarà esaminato dal Consiglio. E’ ancora possibile apportare delle modifiche al progetto ed in una democrazia rappresentativa, i rappresentanti sono tenuti ad ascoltare la propria base elettorale se vogliono farsi rieleggere.

La libertà su Internet rischia seriamente di essere strappata dalle nostre mani ed é un diritto ed un dovere di ogni cittadino europeo cercare di opporsi ad un tale esito. Io la mia Rete la voglio libera, aperta e neutra.

 

Fonte:  http://www.medialaws.eu/la-neutralita-della-rete-che-cose-e-perche-stiamo-rischiando-di-perderla/

 

 

Programma Comune dei Partiti Pirata per le Elezioni Europee 2014

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 11 dicembre 2013

PROGRAMMA_CO_23281

Traduzione del Testo presente qui http://ppeu.net/wiki/doku.php?id=programme:conferences:ceep_online2013
Traduzione effettuata da Mauro Pirata e revisionata da Aram  del Partito Pirata Italiano (ultimo update 9/12/13)

Conferenza online del 18-20.11.2013 sul Programma Comune per le Elezioni Europee 2014

Proposte di emendamenti per la Conferenza http://ppeu.net/wiki/doku.php?id=programme:conferences:ceep:proposed_changes
Protocollo 18.11.2013 https://piratenpad.de/p/CEEP-Online-Conference
Protocollo 19.11.2013 https://piratenpad.de/p/CEEP-Online-Conference1
Protocollo 20.11.2013 https://piratenpad.de/p/CEEP-Online-Conference2
Risultato degli appunti condivisi https://ppuk.piratenpad.de/226

Proposta finale per un Programma Comune per le Elezioni Europee

Preambolo

L’Unione Europea di oggi come istituzione sovranazionale è un progetto dei suoi stati membri, invece che dei suoi cittadini.

I PIRATI ritengono che l’Europa dovrebbe essere organizzata nel comune interesse di tutti i cittadini europei, così come negli interessi degli Stati membri.

I PIRATI dell’Unione europea hanno adottato questo programma elettorale ed insieme si sforzano di rendere la proporia visione per l’Unione una realtà.

Il deficit democratico all’interno dell’Unione europea è esistito fin dalla sua formazione e non è stato sufficientemente affrontato nel corso del processo di integrazione.

Un obiettivo importante di tutti i pirati è quello di costruire una solida base democratica per l’Unione. Al fine di raggiungere tale obiettivo è fondamentale garantire che i processi politici siano più amichevoli per i cittadini. Insieme dobbiamo incoraggiare lo sviluppo di uno spazio comune europeo per la cultura, la politica e la società, e proteggere le culture ricche e diverse presenti all’interno dell’Unione.

L’UE deve essere all’altezza dei propri principi di sussidiarietà. Le decisioni non devono essere prese a livello comunitario se possono essere meglio risolte a livello nazionale, regionale o locale. L’uguaglianza e la facilità di comunicazione e una cittadinanza informata sono requisiti basilari in un processo decisionale legittimo e democratico. Le decisioni politiche a livello europeo devono essere precedute da dibattito a livello europeo e consentire l’adeguata partecipazione di tutti.

I PIRATI credono fermamente che tutte le persone abbiano il diritto ad un trattamento giusto ed equo. È essenziale che la società rispetti i diritti delle minoranze. Noi siamo contro qualsiasi forma di discriminazione e ci opponiamo ai movimenti che agiscono contro i diritti umani.

Internet come mezzo di comunicazione offre grandi opportunità per lo sviluppo politico, superando la comunicazione a senso unico dall’alto verso il basso. I PIRATI pertanto difendono la libertà di Internet, con fiera determinazione a livello europeo così come su scala globale.

Partecipazione dei cittadini ed Open Government

Supplemento di Democrazia per l’Europa

I PIRATI richiedono la scrittura di un nuovo trattato dell’Unione europea destinato a chiarire e sostituire gli attuali trattati e affrontano la necessità di una riforma democratica in seno all’Unione, a condizione che sia accettata dai cittadini dell’Unione attraverso un referendum.

L’attuale processo legislativo dell’UE è dominato dal ramo esecutivo (la Commissione europea) a discapito del ramo legislativo (il Parlamento europeo). I PIRATI perseguono una rettifica dell’equilibrio dei poteri nelle istituzioni europee per favorire il ramo legislativo.

I cambiamenti alla legislazione primaria dell’UE (ad esempio un trattato) devono entrare in vigore solo se la maggioranza dei cittadini UE approva le modifiche in un voto simultaneo in tutta l’UE, in aggiunta al requisito corrente di un accordo a livello governativo. L’esecutivo UE deve fare in modo che queste votazioni possano essere attuate anche con breve preavviso.

Rimozione di barriere inique per la partecipazione politica

I PIRATI vogliono che i cittadini siano in grado di avere un impatto più diretto ed ampio nel dibattito politico e nel processo decisionale, sia individualmente che collettivamente. Chiediamo pertanto la rimozione delle barriere inique per la partecipazione di nuovi partiti politici alle elezioni, come ad esempio l’obbligo di raccogliere un numero gravoso di firme.

Migliore partecipazione diretta dei cittadini

I PIRATI lottano per uno standard comune per le iniziative dei cittadini a livello locale, regionale, nazionale ed europeo. Per responsabilizzare e dare potere ai cittadini, vogliamo iniziative dei cittadini che possano modificare le costituzioni, leggi, ecc. e che siano sempre seguite da un referendum, se non approvate dal legislatore.

Trasparenza

Divulgazione dell’influenza sulle decisioni politiche

I PIRATI chiedono che venga rivelata l’influenza dei gruppi di interesse e dei lobbisti sulle decisioni politiche per proteggere il processo democratico e per creare la base per decisioni trasparenti.

Legge sulla protezione degli informatori

I PIRATI sostengono una legge generale e completa per proteggere le persone (“informatori”) che rendono pubbliche questioni che sono di interesse pubblico, come ad esempio casi di corruzione, insider trading, o violazioni dell’etica o dei diritti umani.

Trasparenza del settore pubblico

Il settore pubblico, compresi gli enti privati ​​che svolgono attività per conto di un ente pubblico, devono essere trasparenti. I PIRATI credono che sia un diritto fondamentale dei cittadini poter ispezionare, senza necessità di una specifica giustificazione, tutti i contratti o i vantaggi finanziari legati alla realizzazione di progetti e servizi del settore pubblico o del governo.

Protezione della Privacy e dei Diritti Civili

Protezione dei Dati e Sorveglianza

Sicurezza nella Libertà

L’espansione dei nostri diritti civili e la protezione della nostra libertà è una motivazione primaria per i PIRATI.

La minaccia rappresentata da misure di sorveglianza illegali ed eccessive, imposte su di noi dai governi locali ed esteri, sia in risposta al terrorismo che ad altre minacce, è seria. C’è un immediato bisogno di intervenire per ristabilire l’equilibrio e ripristinare la nostra privacy.

Assicurare la privacy di tutti

Gli europei hanno una gloriosa storia nella lotta per i propri diritti fondamentali e le libertà dei propri concittadini.

Per preservare i nostri diritti e le nostre libertà, e per garantire l’efficacia nel far rispettare le leggi, i pirati chiedono che la raccolta e il monitoraggio dei dati si rivolga solo alle persone che sono sospettate di commettere o preparare un reato e solo con l’approvazione e supervisione giudiziaria.

Un’adeguata protezione contro il crimine è una responsabilità importante dello Stato. Dobbiamo garantire che questa responsabilità si realizzi attraverso una politica di sicurezza intelligente, razionale e basata sulle prove.

Vogliamo abolire la pratica della raccolta, conservazione e correlazione dei dati routinaria, automatizzata e indiscriminata.

Chiunque sia soggetto a sorveglianza statale dovrebbe essere informato di questi fatti a tempo debito, come salvaguardia contro gli abusi.

I PIRATI vogliono l’abolizione della direttiva europea sulla conservazione dei dati

Tutti devono avere il diritto di sapere quali regole disciplinano la raccolta delle informazioni personali, il periodo massimo di conservazione ed i criteri di conservazione.

I PIRATI si oppongono allo scambio di dati personali senza un valido motivo all’interno o al di fuori dell’UE. Ciò include il trasferimento verso paesi terzi come gli Stati Uniti dei dati sui passeggeri e sui pagamenti , la  proposta dei dati EUROSUR e lo scambio di dati provenienti da banche dati nazionali di polizia. La consegna di dati personali verso paesi privi di un’efficace protezione dei diritti fondamentali deve essere vietata.

I PIRATI rifiutano l’introduzione obbligatoria di dispositivi di monitoraggio e di reporting, quali i “contatori intelligenti”.

I PIRATI vogliono far rispettare standard rigorosi per tutti i sistemi industriali di elaborazione automatica delle informazioni personali o private (come ad esempio i sistemi di controllo di accesso) essenzialmente rendendo tali sistemi open source, pubblicamente documentati e peer-reviewed.

Valutazione sistematica dei poteri e dei programmi di sorveglianza esistenti

Proibire la sorveglianza di massa

Gli spazi pubblici sono pieni di telecamere che monitorano il movimento di persone e veicoli, tracciano i volti, e combinano queste informazioni senza considerare il potenziale di erosione della privacy. I dati dimostrano che la presenza di tali sistemi ha scarso effetto sul tasso di crimine e che, al massimo, la criminalità semplicemente si sposta su altri spazi. I PIRATI sostengono e darebbero priorità allo spostamento di personale di polizia dalle funzioni di monitoraggio al pattugliamento delle strade.

Divieto di spionaggio elettronico e raccolta dei dati biometrici

I controlli di routine non devono interferire irragionevolmente con la privacy. Rifiutiamo l’uso di scanner elettronici “effetto nudo” a causa del loro impatto negativo sulla dignità umana, la raccolta di contenuti delle comunicazioni e dei metadati, la lettura di dati privati ​​su dispositivi elettronici e altre procedure invasive simili. Ci opponiamo alla raccolta di dati biometrici di persone innocenti e il loro immagazzinamento in banche dati centrali.

Interrompere nuovi piani di monitoraggio

I PIRATI vogliono fermare il progressivo smantellamento dei diritti civili, che ha assunto proporzioni drammatiche nella storia recente. Per garantire la nostra sicurezza non abbiamo bisogno di nuove leggi, le leggi esistenti sono sufficienti.

In particolare, noi rifiutiamo:

  • la rivelazione e la conservazione da parte delle autorità di controllo dei dati  provenienti da registri elettronici di passeggeri che viaggiano nella UE  (“PNR UE”)
  • la profilazione automatica di persone per dividerle in categorie di rischio (“profiling”) o altre analisi dei dati di massa
  • l’accordo UE-USA sui dati (“safe harbour”).

“Timbro” dei diritti fondamentali per le nuove misure di sicurezza

I PIRATI vogliono che l’Agenzia europea per i diritti fondamentali esamini sistematicamente tutti i programmi di sicurezza attuali e futuri dell’Unione europea. L’approccio delle agenzie di sicurezza dell’UE deve essere rivisto sulla base di prove, al fine di evitare effetti collaterali avversi e di esaminare alternative e garantire la compatibilità con i nostri diritti fondamentali. Dobbiamo garantire che l’Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali abbia i poteri necessari per eseguire questa operazione.

I PIRATI sostengono una moratoria su ulteriori interferenze con i nostri diritti umani che avvengono in nome della sicurezza interna da parte delle agenzie di sicurezza dell’Unione europea, fino a quando sia stata completata la revisione sistematica delle competenze esistenti da parte della FRA (Fundamental Rights Agency).

Ricerca sulla Sicurezza e Software di monitoraggio

I PIRATI supportano il finanziamento della ricerca attraverso l’UE, ma il frequente coinvolgimento di agenzie governative in operazioni di sorveglianza e di filtraggio come INDECT e CleanIt dimostra una chiara intenzione di utilizzare tali tecnologie in un modo che le renda strumenti per lo smantellamento dei diritti civili finanziati con fondi pubblici. Pertanto sosteniamo che l’Unione europea non deve finanziare le tecnologie che limitano i diritti fondamentali.

Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati con un alto livello di protezione dei dati

L’emergente Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati non dovrebbe portare a un abbassamento del livello di protezione dei dati, ma deve rafforzare i diritti dei cittadini europei in tutti i paesi europei. Non deve essere possibile per le imprese operanti nella UE sfuggire alla supervisione e ad un controllo efficace; ad esempio, Facebook in Irlanda non deve essere in grado di aggirare le regole sulla protezione dei dati.

I metadati creati come un effetto collaterale dell’utilizzo di sistemi informativi complessi devono essere considerati dati personali. Deve esistere innanzitutto un meccanismo per richiedere l’elenco delle terze parti che accedono ai dati delle persone ed essere paragonabile al metodo che è stato usato per esprimere il consenso. Anche dove è stato dato il consenso per lo scambio di dati personali, alla persona interessata dal commercio dei dati non deve essere negato l’accesso al sommario di tutti i dati passati a terzi.

L’utilizzo dei dati personali per gli scambi di dati, pubblicità o sondaggi di mercato o di opinione deve essere consentito solo con il consenso attivo e informato della persona interessata.

L’accesso diretto ai dati personali e alla comunicazione in tempo reale su internet dei cittadini e delle imprese europee da parte delle agenzie di intelligence mostra chiaramente che vi è una grande necessità di intervento a livello internazionale. Qui i PIRATI vogliono prendere misure per proteggere i dati personali, la privacy dei cittadini e il libero sviluppo della personalità, nonché per prevenire futuri atti di spionaggio industriale.

Divieto di identificazione personale indiscriminata negli spazi pubblici

I PIRATI sono contrari al fatto che agli individui venga richiesto di identificarsi se non sono sospettati di aver commesso un reato, soprattutto quando essi esercitano il loro diritto di protesta o di assemblea. Se qualcuno può essere preso di mira durante una manifestazione o nell’espressione del proprio punto di vista, allora la libertà di espressione è in pericolo.

Politica sui rifugiati

L’approccio europeo in materia di asilo e di rifugiati deve basarsi sul riconoscimento dei diritti umani e deve rispettare pienamente la Convenzione di Ginevra sui rifugiati e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo.

La politica di vicinato dell’UE e la politica di sviluppo dell’UE dovrebbero essere orientati verso un miglioramento duraturo delle condizioni di vita e concentrarsi sulla promozione dei diritti umani in tutti i paesi e le regioni partner. Denunciamo tutte le tendenze a creare un apparato repressivo di indagine e di controllo in Europa.

Copyright

I PIRATI vogliono una legge giusta ed equilibrata sul copyright basata sugli interessi della società nel suo complesso.

Ci battiamo per l’abolizione dei monopoli dell’informazione. L’Unione Europea ha ceduto ad una serie di richieste di introduzione di monopoli dell’informazione che sono apparentemente progettati per motivare i creatori e gli inventori a produrre più opere. In realtà gli unici beneficiari dei monopoli sono le grandi corporation, mentre il mercato nel suo complesso sta fallendo. Questo fallimento del mercato è evidenziato sia dal frequente bullismo verso gli individui e le PMI (piccole e medie imprese) da parte delle aziende che collezionano i diritti che dalla perdita di opere orfane da parte della società. Il nostro obiettivo è quello di creare un ambiente in cui la motivazione per creare vada di pari passo con la libertà di informazione.

Il miglioramento della pubblica disponibilità di informazione, conoscenza e cultura è un prerequisito per lo sviluppo sociale, tecnologico ed economico della nostra società. I PIRATI chiedono quindi che la copia, la conservazione, l’utilizzo e l’accesso a opere letterarie e artistiche per fini non commerciali debba essere non solo legalizzata, ma protetta dalla legge e attivamente promossa. Ognuno deve essere in grado di godere e condividere il nostro patrimonio culturale libero dalla minaccia di azioni legali o censure.

Il monopolio commerciale dato dal diritto d’autore (copyright) dovrebbe essere ripristinato ad un termine ragionevole. I lavori derivati ​​devono essere sempre consentiti, con le eccezioni che siano ben definite per legge, con minimo spazio per l’interpretazione.

Internet come mezzo non dovrebbe conoscere confini. I PIRATI considerano le artificiali barriere nazionali sui beni culturali un ostacolo al mercato interno europeo e ne reclamano l’abolizione. È necessario un cambiamento di approccio riguardo ai diritti sui beni immateriali e alle relative prassi di attuazione.

Devono essere impediti ulteriori monopoli nei settori dell’informazione e della cultura. Per legge, lo Stato dovrebbe consentire o mantenere solamente i diritti di monopolio per i beni immateriali che siano di interesse pubblico. Tutti i diritti di monopolio devono essere temporalmente limitati; né il loro intervallo temporale né il loro campo di applicazione possono essere estesi a posteriori.

Deve essere promossa e legalmente protetta la creazione di beni comuni, come il software libero, beni culturali gratuiti, pool di brevetti aperti e materiale didattico libero e aperto.

La vita sociale, che si svolge sempre più in spazi digitali, non deve essere limitata da diritti di monopolio su beni immateriali. L’introduzione di norme sul “giusto uso” farà in modo che le interazioni sociali rimangano libere.

Le società europee di riscossione (es. SIAE) devono garantire la completa trasparenza, diritti equi di partecipazione per i loro membri e condizioni contrattuali più eque per gli artisti.

Software libero, cultura libera e libera conoscenza

Software Libero (Free Software)

I PIRATI sostengono la promozione del software che può essere utilizzato, analizzato, diffuso e modificato da chiunque. Il Software Libero/Libre Open Source è essenziale affinché gli utenti abbiano il controllo dei propri sistemi tecnici e fornisce un contributo importante al rafforzamento dell’autonomia e della privacy di tutti gli utenti.

Uso obbligatorio del software libero nella pubblica amministrazione

I PIRATI pensano che i dati dei cittadini debbano essere elaborati, gestiti e protetti con strumenti basati su software libero ovunque possibile. Può essere utilizzato software proprietario solo fino a quando il software libero non potrà efficacemente essere usato o creato per quello specifico contesto.

Il software libero riduce i costi amministrativi, promuove il supporto tecnico locale e aumenta la capacità di individuare codice maligno. Noi spingeremo la migrazione del settore pubblico verso il software libero in modo che non ci sia più una dipendenza da fornitori specifici.

Cultura Libera

La cultura libera è una risorsa importante per l’educazione e la creatività della società. I PIRATI si battono per promuovere l’attività artistica e la diversità culturale, al fine di assicurare un ricco ambiente educativo ed artistico per le generazioni attuali e future.

Conoscenza e istruzione libere

I PIRATI ritengono che la libera circolazione della conoscenza e dell’informazione sia essenziale e che debba essere promossa e garantita nell’educazione. Gli istituti di istruzione dovrebbero sempre più utilizzare risorse di apprendimento disponibili con licenze libere, in cui non ci siano restrizioni sulla copia.

Il progresso tecnologico crea nuove opportunità per condividere e sviluppare la conoscenza e l’apprendimento di concetti a livello internazionale. Per trarre vantaggio da queste opportunità, ci impegniamo per lo sviluppo ed il supporto di materiali didattici liberi e aperti.

La disponibilità di mezzi educativi sotto licenze libere per tutti è essenziale per l’accesso senza barriere all’educazione, sia all’interno che al di là dei confini dell’UE.

I PIRATI vedono l’innovazione come la chiave per lo sviluppo della nostra ricchezza culturale e intellettuale. Sosteniamo in tutti i tipi di strutture formative l’educazione dei cittadini e degli studenti sul loro diritto all’informazione e sui formati e software liberi.

I PIRATI supportano la digitalizzazione e la pubblicazione di documenti archiviati nelle biblioteche pubbliche e negli archivi in tutta l’UE.

Promozione dei Beni Comuni

I PIRATI si adopereranno per adottare negli accordi commerciali disposizioni che sostengano l’uso e lo sviluppo di formati aperti e Software Libero/Libre Open Source e che promuovano il reciproco riconoscimento di modelli di licenza come Creative Commons.

Open Access e Open Data

Open Access

I risultati di qualsiasi ricerca finanziata (del tutto o in parte) con fondi pubblici devono essere pubblicati in riviste scientifiche ad accesso aperto, o con altri mezzi che li rendano prontamente e gratuitamente accessibili alla popolazione.

Open Data

Tutti i dati creati per uso pubblico, indipendentemente dall’origine, dovrebbero essere liberamente accessibili al pubblico, a patto che i dati personali non vengano rivelati senza il consenso delle persone interessate. Tali dati dovrebbero essere resi disponibili in una forma adeguata, inclusa una forma che consenta l’elaborazione dei dati. L’accesso non deve essere limitato da tasse, da licenze o da procedure di richiesta o mezzi tecnici eccessivi.

I PIRATI lottano per un Freedom of Information Act (una legge per la libertà di informazione) a livello UE che abolisca gli aspetti critici della normativa comunitaria vigente che agiscono come barriere per l’accesso alle informazioni, come ad esempio la definizione di “documento” e il limite di tempo per fare richiesta.

Brevetti

I brevetti nell’era dell’informazione

I Brevetti funzionano il più delle volte come deterrente per l’innovazione invece che come incentivo. La brevettazione delle conoscenze in settori quali la genetica e la biotecnologia, così come il software, è una minaccia tangibile per il futuro della nostra società.

I monopoli su piante e semi e le costose controversie legali sui brevetti spesso banali già dimostrano come sia gli innovatori che i consumatori debbano pagarne il prezzo. La legge sui brevetti deve essere riformata o sostituita con un approccio che consenta mercati più liberi e più equi, invece di continuare ad ostacolare ulteriormente l’innovazione.

Riequilibrio dei brevetti con il bene comune

I PIRATI ritengono che i brevetti non esistano per consentire alle grandi imprese di soffocare la concorrenza con un’ondata inarrestabile di brevetti banali ed eccessivi.

Vogliamo pertanto fermare l’abuso continuo e crescente dei brevetti.

I brevetti nella società dell’informazione

Il successo economico nella società dell’informazione non dipende più solo da invenzioni tecnologiche, ma dallo sviluppo della conoscenza e dalla condivisione delle informazioni. Lo sforzo di regolamentare ora questi fattori attraverso il sistema dei brevetti è diametralmente opposto alla nostra richiesta di libertà di conoscenza e cultura umana.

I brevetti non dovrebbero mai essere concessi per “invenzioni” che siano banali, non sostanziali, per programmi informatici, modelli di business o opere della natura. Questi tipi di brevetti impediscono lo sviluppo di una società dell’informazione e portano alla privatizzazione dei beni comuni. Le piccole e medie aziende IT in tutta Europa dimostrano che i brevetti sul software non sono un prerequisito per il successo economico. L’innovazione deve essere equamente ricompensata, ma questo non richiede necessariamente la concessione di privilegi monopolistici che soffocano l’innovazione e influenzano negativamente l’accesso ai beni essenziali.

L’Unione europea, i suoi Stati membri e gli altri paesi industrializzati non devono forzare i paesi meno sviluppati ad accettare disposizioni nei brevetti che siano di probabile danno ai loro bisogni essenziali, alla salute, all’istruzione o alle opportunità di sviluppo.

Brevetti, Farmaci e Salute

I PIRATI si oppongono ai frequenti abusi dei privilegi nei brevetti, quali l’introduzione di modifiche pretestuose ai farmaci con  tutela brevettuale in scadenza. Le pratiche anticoncorrenziali, come pagare i concorrenti al fine di ritardare la commercializzazione dei farmaci generici, dovrebbero essere attivamente impedite.

Sosteniamo l’istituzione ed il finanziamento di metodi alternativi per incentivare l’innovazione farmaceutica, per sostituire progressivamente i brevetti in questo settore. Il nostro obiettivo è di spezzare il legame diretto tra la ricompensa per i progressi e il prezzo del prodotto finale, al fine di garantire che i farmaci siano accessibili per tutti.

L’università e gli istituti di ricerca dovrebbero essere in grado di fare ricerche scientifiche su salute e medicina senza essere gravati da brevetti.

Regolamentazione internazionale dei monopoli intellettuali

I PIRATI lottano per una revisione dell’accordo TRIPS favorevole a limitare i diritti esclusivi sui beni immateriali. Vorremmo puntare ad applicare analoghe restrizioni a tutti gli accordi commerciali che includano disposizioni simili o di più ampia portata su brevetti e diritto d’autore.

Politica commerciale internazionale

Principi per gli accordi commerciali

I PIRATI concordano che in tutti i negoziati dell’Unione Europea in materia di accordi commerciali debbano essere soddisfatte le seguenti condizioni:

  • Una maggiore partecipazione del Parlamento Europeo;
  • accesso completo all’informazione e audizioni pubbliche;
  • rispetto per l’autodeterminazione e per la privacy, e
  • devono essere presi in considerazione gli interessi delle piccole e medie imprese.

Maggiore partecipazione del Parlamento Europeo

Gli accordi commerciali contengono decisioni politiche che sono importanti e difficili da cambiare dopo che sono state adottate. Pertanto, il Parlamento europeo, unico organo dell’UE che ha un mandato democratico diretto, deve avere diritti uguali alla Commissione Europea quando si tratta di politiche commerciali.

Il Parlamento europeo attraverso la sua Commissione per il Commercio Internazionale (INTA) dovrebbe partecipare come partner alla pari della Commissione Europea nei negoziati di accordi commerciali.

Accesso completo alle informazioni e audizioni pubbliche

Tutti i documenti concernenti i negoziati degli accordi commerciali dovrebbero essere messi a disposizione del Parlamento europeo, nonché al pubblico. Tutte le trattative e le audizioni con le parti interessate dovrebbero essere condotte in pubblico. Chiediamo che tutti i risultati delle consultazioni, in particolare le osservazioni delle parti interessate, debbano essere pubblicate prontamente e per intero.

Rispetto per la privacy e l’autodeterminazione

I PIRATI considerano i diritti alla privacy e all’autodeterminazione delle persone come evidenti di per sè. Quindi devono essere rispettati e promossi nel quadro degli accordi commerciali.

Poiché questi princìpi si applicano a tutte le persone, l’UE deve fare in modo che gli accordi commerciali non permettano ai loro partner commerciali di violare tali princìpi.

Gli interessi delle piccole e medie imprese devono essere tenuti in considerazione

Al momento gli accordi commerciali tengono principalmente conto degli interessi delle imprese globali, mentre le piccole e medie aziende raramente ne beneficiano; le PMI sono sempre più estromesse dal mercato. Noi vogliamo cambiare questa situazione.

Politica della Rete

La rivoluzione digitale ha cambiato le strutture economiche e sociali in tutta Europa; l’accesso libero e paritario a internet è ormai un requisito basilare per la partecipazione alla società civile.

I cittadini devono avere la possibilità di accedere a Internet in modo anonimo.

I PIRATI desiderano includere il diritto di “partecipazione digitale” nella Carta europea dei diritti fondamentali.

Neutralità  della Rete

Il principio di neutralità della rete deve diventare legge europea per garantire forti incentivi per gli investimenti, la concorrenza leale e parità di trattamento per tutti nello spazio digitale.

Ognuno deve essere in grado di avere accesso ad una connessione Internet che non discrimini alcun servizio o concorrente. Sono ammesse misure di gestione del traffico solo in circostanze eccezionali, attuate in modo chiaro e trasparente, e solo per motivi tecnici.

L’accesso non discriminatorio a Internet si deve applicare in modo uniforme in tutta l’UE. Noi rifiutiamo misure che minaccino la libertà di accesso da parte delle società di telecomunicazioni.

Ci rivolgiamo in particolare alle attuali proposte della Commissione Europea (“Pacchetto Kroes Telecom”), che si astiene da una forte codificazione del principio della neutralità della rete a causa di pressioni da parte dei fornitori di servizi e società di telecomunicazioni.

Aggiornamento delle Infrastrutture di Rete

I PIRATI sostengono fortemente lo sviluppo  a livello europeo di infrastrutture di comunicazione all’avanguardia. Il nostro obiettivo è quello di fornire l’accesso alla banda larga per tutti nell’UE.

Mentre le reti vengono migliorate e modernizzate, qualsiasi monopolio dell’infrastruttura deve essere evitato.

Nota Bene: Questo programma è in corso di ratifica da parte di tutti i Partiti Pirata aderenti tra cui il Partito Pirata Italiano

Un momento fuori dalla nostra Alcatraz quotidiana: Augmented DNS Reality Opennicproject.org

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 10 Mag 2013

Per assaporare le ripercussioni di una probabilita di maggiore liberazione dall’attuale installato dello stack OSI:

senza l’installazione di ulteriore software di rinforzo alla privacy/pseudoanonimato/anonimato (torproject.org) state gia operando in regime di realta aumentata svincolandovi pochissimamente dalle mafie di internet cosi come mediamente conosciuta (web e risoluzione dei nomi)

se la cosa vi e’ piaciuta … tenetevi i DNS e leggetevi anche cosa hanno da dire gia da un po i tipi dietro questo progetto:

niente di pirotecnico o spettacolare ma sempre meglio di un calcio sui coglioni e se serve a riattivare certe consapevolezze e/o voglia di fare …

allora evviva la biga … che dio la benediga

m

p.s. per avere una migliore percezione della vostra Alcatraz quotidiana…

togliete quei DNS e rimettete i vostri classici di ogni tempo…

poi riaprite il browser e ricaricate la pagina:

http://grep.geek/

sorpresi?

Bentornati ad Alcatraz

Fonte: https://lists.partito-pirata.it/pipermail/open/2013-April/017891.html

Agli operatori conviene che la rete sia neutrale

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 15 ottobre 2010

di Stefano Quintarelli
Questa e’ la versione estesa del pezzo che e’ stato pubblicato ridotto su Nova di oggi.

enjoy…

Si e’ conclusa il 30 settembre scorso la consultazione pubblica promossa dal Commissario Europeo Kroes sulla Neutralità della rete.
Ad oggi non sono  ancora noti i risultati pubblici anche se, tra gli addetti ai lavori, sono circolate parecchie bozze. E’ facile prevedere che le risposte saranno numerose e molto approfondite. Il tema è sempre alla ribalta anche negli USA dove l’idea era riclassificare i servizi Internet per consentire alla Federal Communications Commission di disporre una regolamentazione specifica. I servizi informativi infatti (come Internet è classificata oggi) sono sostanzialmente deregolamentati, a differenza dei servizi di telefonia e media.

Google e Verizon hanno presentato una loro proposta di accordo privato che sarebbe dovuto servire come framework tra operatori, un accordo che avrebbe sostanzialmente relegato l’autorità regolamentare (la FCC) ad un ruolo di spettatore o, al massimo, di comprimario senza possibilità sanzionatorie effettivamente efficaci.
La proposta è stata salutata dalla quasi totalita’ dei commentatori, come un tradimento da parte di Google.

Da una riclassificazione legale di Internet Verizon avrebbe da temere l’impossibilità di fare gestione discriminatoria del traffico (l’ennesimo sacro Graal degli operatori di TLC) mentre Google potrebbe correre il rischio di trovarsi una situazione meno favorevole allo sviluppo di Youtube che potrebbe essere  considerato anche in USA alla stregua di una TV, seppur non lineare.
Posatosi il polverone sollevato dalla proposta, in USA sta tornando sul tavolo l’ipotesi di riclassificazione e conseguente regolamentazione.

Le posizioni sono note: gli operatori di Tlc dicono “le reti si stanno congestionando, la banda disponibile e’ poca, occorre segmentarla consentendo a contenuti di determinati fornitori di prendere la corsia di sorpasso, ovviamente dietro  lauto compenso. cosi’ avremo le risorse per potenziare le reti”. Il “resto del mondo”  dice: “una segmentazione del traffico che consente di decidere agli operatori di tlc quali contenuti vanno a quali utenti favorisce gli operatori dominanti a discapito dei piccoli, frena l’innovazione e limita la circolazione delle idee”. Skype potrebbe esser mai nata se, per essere ammessa con una qualita’ sufficiente, avesse dovuto chiedere il permesso agli operatori telefonici ?

La questione non è banale perchè le sfumature sono molte. Ad esempio, mentre il filo della nostra ADSL che ci collega alla centrale è riservato a noi, il segmento di accesso alla rete cellulare sfrutta lo spettro che, per definizione, e’ condiviso tra tutti gli utenti che si collegano alla medesima cella.  Una situazione simile si è già vista per la verità ai primi anni di internet, quella con i modem che erano molto contesi dagli utenti e spesso si trovava occupato scontentando chi doveva richiamare. Qui la rete risonde sempre, ma suddivide la banda tra tutti i collegati, scontentando tutti. Ai tempi erano stati introdotti meccanismi di gestione della contesa nell’accesso, consentendo solo connessioni di breve durata, dopodichè la connessione veniva abbattuta e l’utente doveva riprovare a telefonare e collegarsi.

C’erano operatori, quale la mia I.NET, che offrivano servizi di qualità superiore per cui un utente trovava sempre il modem libero e la banda era sempre piena, facendosi pagare una cifra appropriata per poter continuare ad investire ed offrire prestazioni costanti nel tempo ai propri clienti.  C’erano anche operatori che offrivano un servizio di qualità media assai inferiore, non costante nei luoghi e nel tempo, traendo i prori ricavi dal traffico telefonico in misura sufficiente ad effettuare gli investimenti necessari.
Una segmentazine della clientela è quindi possibile ed è nella storia di Internet, senza dover necessariamente svolgere il ruolo di custode che decide chi puo’ partecipare alla competizione nel mercato e chi ne viene escluso o inibito.

Kenneth Carter è un brillante economista, considerato un visionario, che lavorava alla FCC nella gestione precedente; poi ha lasciato per trasferirsi in Germania dove lavora presso Wik (società di consulenza specializzata nelle tlc, in analisi e modelli economici) sui suoi temi preferiti: la regolamentazione dello spettro (dalle aste al white spectrum, argomenti di cui è considerato il guru) alla Net Neutrality.
Sul suo blog Kennet ha fatto una osservazione illuminante che cerco di condensare: se ci fossero tariffe differenziate praticate da un operatore sulla sua rete per determinati servizi, gli utenti di altri operatori ne risulterebbero svantaggiati determinando un aumento enorme di complessità nelle relazioni economiche tra operatori e innescando un fiume di conflitti regolamentari ed antitrust, cosa che porterebbe agli operatori numerosi svantaggi.

Cerco di chiarire con un esempio: immaginiamo che due oepratori TeleBig e TeleSmall offrano sulla propria rete un trasporto prioritario per tutti i fornitori di applicazioni di videochat; i loro abbonati, quando parlano all’interno di ciascuna rete, avranno una esperienza impeccabile. Quando pero’ un abbonato di TeleSmall parla con uno di TeleBig avrà una esperienza negativa o quantomeno erratica perche’ l’interconnessione tra i due operatori non ha alcuna garanzia.
Ovviamente, dato che TeleBig ha pi abbonati, la maggior parte delle chiamate includeranno suoi utenti e quindi il nuovo abbonato, alla ricerca della miglire esperienza, preferirà TeleBig aTeleSmall: una distorsione della concorrenza grazie all’effetto rete determinato dalla mancata interoperabilita’ con livello di servizio garantito tra i due operatori.

Quando si e’ sviluppata la concorrenza nel mercato telefonico le interconnessioni tra gli operatori erano ben stabilite e misurate in ogni parametro tecnico, cosa che non avviene con le interconnessioni delle reti Internet che sono di tipo “best effort”.
Per evitare abusi di posizione dominante le interconnessioni che oggi sono best effort dovrebbero essere specificate e sorvegliate, per ogni servizio oggetto di prioritizzazione. Inoltre dovrebbero essere dimensionati ed ampliati continuamente in modo opportuno, al fine di evitare strozzature che avrebbero lo stesso effetto anticompetitivo.

Se un traffico prioritizzato da TeleBig viene fornito a prezzi maggiorati e TeleSmall può interconnettersi con TeleBig con quel livello di servizio, TeleSmall potrebbe non far pagare alcuna maggiorazione e quindi finirebbe per attrarre tutti i fornitori di servizi che si basano su quella prioritizzazione. L’unica possibilità e’ quindi che TeleBig faccia pagare a TeleSmall il suo consumo di interconnessione con qualita’ di servizio.
Gli accordi economici tra operatori che sono alla base di Internet  sono di tipo “bill&keep”, ovvero ogni operatore fattura ai propri abbonati e ne trattiene i ricavi, al contrario della telefonia in cui gli operatori si fatturano il traffico che si scambiano.
Se si introducesse una fatturazione aggiuntiva per qualita’ di servizio, i punti di interconnessione oltre a dover scambiare il traffico con quella qualità per le ragioni sopraesposte, dovrebbero essere misurati e tariffati (oltre che sorvegliati).

Le considerazioni di cui sopra riguardano comunicazioni “da chiunque a chiunque” che coinvolgono il vasto pubblico. Esistono situazioni diverse, quali clienti che scambiano tutto il proprio traffico sulla rete di un solo operatore, all’interno delle proprie intranet aziendali.
Questo traffico è oggetto di prioritizzazione come “managed service” almeno da quando è stato introdotto l’MPLS e continuare a farlo non ha nessuna implicazione anticompetitiva del tipo descritto sopra. Anche servizi di prioritizzazione sul segmento di accesso alla rete non ha alcuna implicazione anticompetitiva, fintanto che riguarda semicircuiti, come ad esempio la prioritizzazione del traffico voce sull’ultimo miglio di un accesso ADSL rispetto al trasferimento di file per consentire all’utente di telefonare bene.

La prioritizzazione a pagamento del traffico “end to end” oltre a porre questioni di principio legate alla diffusione dell’innovazione ha dei risvolti pratici di competizione sul mercato che si riverberano su tutti gli operatori inducendo un intricato e costoso aumento di complessità del sistema.

Nella rete fissa (accessi ADSL) il principale collo di bottiglia non risiede nè nel segmento di filo che collega la nostra casa alla centrale (che usiamo esclusivamente noi: se è saturo è colpa nostra) nè nelle dorsali in fibra ottica che sono ampliabili pressochè indefinitamente a costi assai contenuti. Il collo di bottiglia risiede nel “secondo miglio”, il segmento che collega le centrali alle dorsali che, laddove non realizzato in fibra ottica (che consentirebbe un ampliamento sufficiente a costi contenuti), richiede investimenti ingenti per il suo  passaggio a fibra ottica; investimenti generalmente non remunerativi.
Guardando al futuro, per la rete fissa la via maestra per sostenere con prestazioni adeguate la crescita del traffico non è la introduzione di corsie preferenziali ma la rimozione della scarsità, ovvero l’estensione della infrastruttura in fibra ottica. In questa direzione si stanno muovendo gli sforzi di autorità di regolamentazione e aziende, tra difficoltà notevoli che trarrebbero beneficio da un forte indirizzo e sostegno politico.

Nella rete di telefonia mobile gli operatori stanno vivendo un periodo di grande evoluzione. Il traffico dati è stato storicamente una fonte di ricavi marginale, di molto inferiore agli SMS, a loro volta di molto inferiori alla applicazione regina: la voce in mobilità.
Il costo di una telefonata è principalmente funzione della sua durata e la modalità praticata dagli utenti per controllare la spesa, conseguentemente, è fare telefonate brevi. Il tempo è sia il driver di prezzo che il driver di costo: piu’ lunga la telefonata, maggiore l’utilizzo di risorse (byte trasmessi) sulla rete.

Non sorprende quindi che, sfruttando questa abitudine degli utenti, le prime tariffe dati in mobilità siano state basate sul tempo di connessione  salvo poi realizzare che 3 minuti di chat fanno un consumo di risorse migliaia di volte inferiore a 3 minuti di video e che quindi il driver di prezzo (il tempo) era diverso dal driver di costo (il volume). Lo sviluppo dell’elettronica, infatti, ci mette in mano degli oggetti con una potenza di calcolo superiore a quella usata per mandare gli uomini sulla luna, oggetti che ci consentono di usare applicazioni assai affamate di banda.
Il risultato di questi due fattori è che il traffico dati finisce per essere venduto ad un prezzo inadeguato a garantire gli equilibri aziendali degli oepratori (investimenti, costi oeprativi, dividendi, ripagamento del debito, ecc.).

Nella rete wireless, se i ricavi da traffico dati non sono sufficienti a garantire la remunerabilità necessaria, la via maestra è aumentare i prezzi legandoli al driver di costo: il volume. Nella rete fissa l’aumento del consumo di banda va soddisfatto con il potenziamento della rete, in primo luogo convertendo il secondo miglio in fibra ottica, laddove necessario, armonizzando gli interessi dei vari stakholder.

Risolvere il problema della remunerazione dell’aumento di traffico mediante gestione di differenziazioni di servizio e relativi prezzi è una soluzione semplice, elegante ma sbagliata. Presenta altre aree di criticità segnalate da gruppi per la difesa dei consumatori, della privacy, dei diritti civili, ecc: questioni importanti che vanno oltre a quanto presentato in questo articolo che affronta l’argomento solamente da un punto di vista tecnico-economico:  la gestione di differenziazioni di traffico e relativi prezzi, per la struttura stessa di internet implica un eccesso di complessità che la rende economicamente inefficace.

Bisogna stare attenti ad esprimere dei desideri: c’e’ il rischio che si avverino.

Source: Agli operatori conviene che la…un Blog di Stefano Quintarelli
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.5/it/

Internet, dal federalismo delle frequenze alla libertà

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 15 ottobre 2010
In un intervento l’On. Luigi Bobbio ha parlato di una significativa revisione del modello statico d’uso dello spettro radio. Ma anche di neutralità e diritti dei giovani netizen

Roma – “Internet è libertà. La libertà di comunicare, di conoscere, di esprimersi. Ma anche libertà di innovare e di cambiare gli schemi predefiniti. Uno strumento fantastico nelle mani dei giovani, che da sempre hanno questa missione, essenziale per il futuro delle nostre società”. Inizia così il discorso del Consigliere Giuridico del Ministero della Gioventù Luigi Bobbio, intervenuto nel corso del convegno romano La libertà su Internet. Modelli e Regole. Inizia citando il fondatore di Creative Commons Lawrence Lessig: “ostacolare Internet significa dichiarare guerra ai nostri figli”.

Ed è una Rete costantemente minacciata quella descritta da Bobbio, sotto gli “attacchi geriatrici” che renderanno purtroppo difficile il cammino dei giovani italiani. Un cambiamento traumatico quello che dovrebbe portare “l’era del telecomando” ad abbracciare gli aspetti “ultra-mediali” della Rete.

“L’analfabetismo digitale è la nuova piaga culturale che permea indistintamente la società – ha spiegato Bobbio – ma affligge soprattutto i non-nativi digitali”. Sarebbe pertanto indispensabile il pieno sviluppo della fibra ottica, non certo basato su modelli che comportino l’esclusiva discrezionalità degli operatori.

Qui, impossibile non entrare nei delicati territori della cosiddetta neutralità della Rete. “La non discriminazione dei servizi, dei protocolli e dei singoli dati trasmessi in Rete è un principio fondamentale di libertà, che necessita di adeguata tutela di base nel rispetto della libertà d’impresa”, ha aggiunto Bobbio.

Bisognerebbe quindi ripensare quello che è stato definito “modello statico novecentesco di uso dello spettro radio”. Vedere in sostanza assegnate ad Internet e non alla TV le frequenze liberate dai nuovi scenari digitali. Anche perché il futuro della televisione consisterebbe proprio nel viaggiare su Internet.

Bobbio ha dunque invitato ad una fondamentale apertura nei confronti delle frequenze libere e condivise, inaugurando la sperimentazione dei cosiddetti white spaces, sulla scia di alcune iniziative statunitensi. Si è dunque parlato di “federalismo demaniale nelle frequenze” che consentirebbe di riservare un minimo di spazio radio per garantire la connettività di base a livello universale.

Modelli economici differenti secondo le caratteristiche locali, tutti però subordinati ad un presidio cittadino diretto – federale o sussidiario, secondo Bobbio – “sui diritti fondamentali della connettività universale, della banda minima garantita e della neutralità pubblica della Rete”.

L’onorevole ha tuttavia sottolineato come la libertà di Rete non si persegua soltanto per mezzo delle politiche infrastrutturali. “Il pericolo dietro l’angolo per il legislatore è l’astrazione virtuale di logiche sociali e giuridiche della Rete. Non esistono attività illegali commesse su Internet, qualsiasi fattispecie d’illecito si realizza nel mondo reale, anche attraverso lo strumento della Rete”.

Di fenomeni illegali come quello della pirateria online Bobbio aveva peraltro già parlato, definendoli marginali rispetto alla portata storica del processo di successione di Internet a tutti i media del ventesimo secolo. La strada indicata vira verso l’adattamento delle leggi esistenti, aggiornando in maniera significativa il diritto d’autore in Italia.

“L’Italia è il paese delle mille leggi vecchie – ha continuato Bobbio – Riformuliamole, semplifichiamole, adattiamole, ma non pensiamo di aggiungere pezze speciali per rincorrere la novità. Open government significa Internet. Allora rendiamo open data tutte le informazioni sulla Pubblica Amministrazione non protette giusta causa, codice-aperto ogni logica e procedura”.

Quis custodiet ipsos custodes? – lancia una provocazione Bobbio – se non liberi cittadini in una Rete trasparente”?

Mauro Vecchio

Source: PI: Internet, dal federalismo delle frequenze alla libertà
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RENA lancia “Free As The Web” per una rete libera e neutrale

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 5 luglio 2010
RENA lancia “Free As The Web” per una rete libera e neutrale
Presentato a Milano di fronte a imprenditori e politici il progetto di sensibilizzazione sulla libertà di Internet

E’ stato presentato a Milano (il 30 maggio scorso) il progetto “Free As The Web, per una rete libera e neutrale”, promosso da RENA (Rete per l’Eccellenza Nazionale), associazione indipendente di giovani italiani che lavorano in Italia e all’estero e che si adopera per sviluppare pratiche di eccellenza nel nostro Paese. La campagna di sensibilizzazione partirà dal sito/osservatorio www.freeastheweb.org, arena virtuale in cui approfondire i temi della libertà e neutralità della rete. Hanno presentato il progetto allo spazio The Hub – in occasione dell’evento Butterfly Web, organizzato da Lo Spazio della Politica – Mirko Pallera, esperto di comunicazione sui nuovi media e Fabio Oliva, ricercatore esperto in formazione e tra i fondatori di RENA. Free As The Web – che si propone di realizzare diverse attività di comunicazione e divulgazione, tra le quali la realizzazione di un grande monumento permanente per la libertà di Internet -, ha già raccolto adesioni da aziende come Google Italia, istituti giuridici come Labsus e il patrocinio dell’Accademia di Brera di Milano.

Ha introdotto la presentazione Fabio Oliva, responsabile relazioni esterne di RENA, che di fronte ad una platea composta da giovani imprenditori, professionisti del web e politici (due Pd, Sandro Gozi e Alessia Mosca, e due Pdl, Bruno Murgia e Beatrice Lorenzin), ha illustrato la missione e i valori dell’associazione promotrice del progetto, che conta ad oggi oltre centoventi iscritti: ventenni, trentenni e quarantenni italiani sparsi in Italia, in Europa e nel resto del mondo che hanno maturato esperienze importanti nei diversi ambiti professionali. Anche Free As The Web e il suo manifesto, scaricabile dal sito, si ispirano ai valori di RENA: apertura, responsabilità, trasparenza ed equilibrio.

Il concept di Free As The Web è stato presentato da Mirko Pallera, ideatore della campagna ed esperto di comunicazione virale: si tratta di una rivendicazione della libertà di ognuno che diventa un appello comune per la difesa delle libertà della Rete. Il logo, che ricorda il tasto di accensione (o di spegnimento) di un apparato tecnologico, è stato realizzato da Luca Magnoni e Fabrizio Loveri, creativi del Ninja LAB, agenzia di comunicazione specializzata in campagne nei nuovi media digitali. Simboleggia le potenzialità offerte da Internet e la possibilità che è nelle nostre mani di continuare ad utilizzare tali potenzialità o di limitarle attraverso politiche restrittive o censorie.

“Tra gli obiettivi più ambiziosi e di grande rilevanza simbolica del nostro progetto c’è quello di realizzare in Italia un grande monumento per la libertà della Rete, una “Statua della Libertà di Internet” – ha dichiarato Mirko Pallera. Intorno a questa e ad altre idee stiamo calamitando l’entusiasmo e raccogliendo adesioni e contributi da istituzioni e da aziende. Quella di Free As The Web è una campagna di cittadinanza che vuole sensibilizzare la gente comune su alcuni diritti fondamentali che vanno tutelati: chi ha a cuore come noi la libertà di Internet può da oggi aiutarci a difenderla”.

Che cos’è Free As The Web?

Free As The Web è una campagna di cittadinanza attiva, una sfida di impegno civico, un’idea che si diffonde dentro e fuori Internet. Free As The Web prosegue una riflessione che è antica quanto la civiltà umana e che ora è necessario contestualizzare alla luce dei nuovi spazi sociali aperti dai mezzi di comunicazione digitale. In un Paese dove troppo spesso Internet è oggetto di cattiva informazione e di campagne populistiche, dove la Rete è spesso tollerata ma non compresa, vogliamo aprire un dibattito aperto e consapevole, e porci delle domande:

Quali sono i confini della Libertà in Rete?
Cosa significa e come va declinata la neutralità della Rete?
E ancora, più concretamente, chi è responsabile del contenuto di un video caricato sul web: chi lo gira, chi lo carica, chi lo pubblica o chi lo diffonde?
Internet è più simile alla tv o a una piazza cittadina?
La banda larga è un diritto?

Free As The Web vuol dire interrogarsi sul confine della libertà on-line, per capire a cosa rinunciamo ogni volta che decidiamo di disegnare un nuovo limite. Ma anche, di necessità, sul concetto stesso di Libertà, che esiste online e offline, e non può prescindere dall’esistenza delle Regole. Free As The Web, allo stesso tempo, vuol dire immaginare come utilizzare al meglio le opportunità che la Rete offre, per migliorare la nostra vita e il nostro mondo.

Chi siamo
Free As The Web è un’iniziativa di RENA (Rete per l’Eccellenza NAzionale – www.progetto-rena.it), un’associazione indipendente di giovani italiani che lavorano in Italia e all’estero e che si adopera per promuovere pratiche di eccellenza nel nostro Paese. I quattro principi guida di RENA, apertura, responsabilità, trasparenza ed equilibrio saranno la bussola anche della campagna per la libertà della Rete.

Per informazioni:
Sito Web: www.freeastheweb.org
Email per contatti: info@freeastheweb.org

Source: RENA lancia “Free As The Web” per una rete libera e neutrale user posted image

Neutralità della Rete: la Commissione UE avvia una consultazione

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 5 luglio 2010

La consultazione è stata lanciata oggi (il 30/6, ndr), le risposte vanno trasmesse entro il 30 settembre, maggiori info qui. Va da sè che è molto importante fare sentire la voce dei consumatori.

In materia, vi ricordo l’articolo di Innocenzo Genna pubblicato su “Consumatori Diritti e Mercato”:

Internet e neutralità della rete

QUOTE
Innocenzo Genna – giurista, esperto di regolamentazione nel settore delle comunicazioni elettroniche

Il tema della Net Neutrality sconta miti ed incomprensioni sul funzionamento della rete Internet e, in particolare, la scarsa conoscenza delle pratiche di network management, le relative finalità ed effetti. Una più attenta analisi di tali pratiche può indirizzare il dibattito verso una dimensione costruttiva ed aiutare a distinguere i comportamenti delle telco utili o necessari per il miglior funzionamento della rete Internet da quelli che possono presentare profili di illiceità per gli utenti o effetti escludenti verso altri operatori.

articolo completo PDF

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Ofcom: parlateci di traffico e neutralità

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 29 giugno 2010

Pubblicato un documento che dovrà aprire al pubblico dibattito in terra britannica. Operatori e ISP potrebbero venire obbligati a rivelare ai vari abbonati le tecniche utilizzate per la gestione delle autostrade della Rete

Roma – Un corposo documento di circa 70 pagine, recentemente pubblicato online dall’Office of Communications (Ofcom), ovvero l’autorità indipendente che nel Regno Unito regola il settore delle comunicazioni. Un discussion paper dal titolo Traffic management and net neutrality, che dovrebbe appunto stimolare il dibattito pubblico in terra d’Albione.

Tema principale, il delicato rapporto attualmente esistente tra le soluzioni di gestione del traffico di Internet e la cosiddetta neutralità della Rete. Dal momento – come spiegato dai vertici di Ofcom – che operatori e provider hanno mostrato un interesse sempre maggiore verso tecnologie atte a gestire il flusso dei dati in Rete.

Il documento di Ofcom l’ha precisato sin dall’inizio: si tratta di tecnologie che possono permettere una gestione più efficiente del traffico, garantendo ad esempio la priorità a certi contenuti del web. O ancora attraverso il rallentamento o il blocco di siti come YouTube e The Pirate Bay, probabilmente sgraditi ai fornitori di servizi premium a pagamento.

L’autorità britannica vuole quindi vederci chiaro, annunciando un periodo di consultazione pubblica che dovrebbe durare fino agli inizi del prossimo settembre. Una mossa in stile Federal Communications Commission (FCC), che ha proprio di recente dato avvio al pubblico dibattito in terra statunitense.

Un dibattito, quello a stelle e strisce, dai colori decisamente più accesi. Dal momento che nelle intenzioni della commissione guidata da Julius Genachowski c’è la riclassificazione della componente di trasmissione dei servizi d’accesso al broadband come un più tradizionale servizio di telecomunicazione.

Ma i vertici di Ofcom non hanno espresso particolari preoccupazioni riguardo il generale stato di salute della neutrality d’Albione. Una regolamentazione eccessivamente invasiva potrebbe portare provider e operatori a rifarsi direttamente sui propri clienti. Ma nel Regno Unito c’è una concorrenza più ampia tra grandi e piccoli ISP.

Provider che però dovranno fare della trasparenza una delle loro caratteristiche peculiari. Nel documento di Ofcom c’è infatti una particolare predisposizione che dovrebbe in futuro obbligare operatori e affini a rivelare ai propri abbonati tutte le tecniche utilizzate nella gestione globale del traffico. Perché è qui che Ofcom vorrebbe condurre la sua battaglia per la neutralità, sulle grandi autostrade della Rete.

Mauro Vecchio

Fonte: http://punto-informatico.it/2923743/PI/New…neutralita.aspx
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

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