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L’autorità garante del Monopolio

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 19 luglio 2013
PIRATERIA
“L’ignoranza è forza, la guerra è pace, la libertà è schiavitù” sono i tre slogan della Neolingua descritta nel romanzo 1984 di George Orwell.
Quella distopia non si sta rivelando attuale solo nel controllo da grande fratello che scopriamo la NSA fa in modo massivo in tutto il mondo, Italia inclusa, con caratteristiche più invasive di quelle descritte da Orwell, ma anche nella distorsione della lingua comune.
In Italia esiste ad esempio l’Agcom, che dovrebbe essere l’Autorità Garante della Concorrenza.
Purtroppo scopriamo ogni giorno di più che questa è l’autorità garante dei Monopoli.
I requisiti della concorrenza nel mercato sono la libertà di ingresso e l’assenza di barriere, la numerosità degli operatori, informazione e trasparenza del mercato.
Questi requisiti sono fondamentali affinché il mercato possa adeguarsi alle mutate esigenze dei consumatori, e dalle possibilità offerte dalle nuove tecnologie, per evitare che gli operatori dominanti possano creare delle barriere e consolidare il proprio monopolio.

Chissà se Angelo Cardani, classe 1949, presidente dell’Agcom nominato da Monti da ormai un anno, che parlato ieri di diritto d’autore online nell’audizione presso la IX Commissione della Camera, consideri questi requisiti dei fastidiosi impacci per la realizzazione del regolamento che l’Agcom si accinge a emettere e considerato da alcuni anticostituzionale.
Cardani ammette di non aver molta dimestichezza con i computer: non è un nativo digitale, e ancora meno è un nativo on line, ma neanche quando si è laureato o quando ha iniziato ad insegnare esisteva il web, e questo è un grosso problema.
Perché quando si parla di condivisione della cultura, dell’arte e dell’informazione, non si può continuare a pensare ad un mondo nel quale i monopolisti del copyright si garantivano i loro lauti guadagni controllando i contenitori allora indispensabili per far circolare l’informazione.

Nel cercare di rassicurarci, Cardani ci dice “Non abbiamo in mente il caso della signora che mette in rete il filmato del compleanno della figlia con le musiche di Elton John per le quali non ha pagato i diritti d’autore” per farci capire subito dove sono le sue vere preoccupazioni “Certo anche lei infrange la legge”.
Non si tratta di “prendere di mira”: se questa legge prende di mira la mamma che condivide con amici e conoscenti le emozioni del compleanno della figlia, è la mamma il problema o è la legge?

“Ci muoveremo esclusivamente su denuncia o segnalazione”. Una procedura che consentirà all’Autorità di “eliminare tutta una serie di infrazioni minori a cui siamo meno interessati a perseguire”.
E poi sempre proseguendo su quelle che sembrano rassicurazioni ma che si concludono in tragedia: “Non abbiamo in mente niente che possa assomigliare all’Hadopi che ha funzionato molto male come strumento repressivo, ma se vogliamo, paradossalmente, ha funzionato bene come strumento educativo”.

C’è poco da stare allegri.
Qui l’autorità non mostra di voler garantire la concorrenza, ad esempio proponendo di smantellare la SIAE, che avendo la presunzione di rappresentare insieme autori ed editori, di fatto schiaccia gli artisti tutto a vantaggio dei monopolisti del copyright.

Qui si ripropone il modello stantio e ormai inutile del “i cattivi sono i cittadini, perché condividendo cultura, conoscenza, arte ed emozioni” tolgono agli editori quei lauti guadagni, che subito Deborah Bergamini del Pdl ci dice quantificati in 600 milioni di euro.
Che suona come “dobbiamo garantire che chi finora ha guadagnato 600 milioni di euro da un modello di business ormai obsoleto, continui a guadagnarli e non sia minacciato dalle innovazioni tecnologiche”, alla faccia dell’assenza di barriere, della numerosità degli operatori, alla faccia della concorrenza insomma.

Purtroppo in Italia continuiamo a perdere tempo.
Non si può fermare l’innovazione, non si può costringere i cittadini a fare i porci comodi dei vecchi monopolisti, cercando di bloccarli con leggi ingiuste e immorali che nessuno è disposto a sopportare.
La rete continua ad imprimere repentini cambiamenti, che vengono dalla volontà stessa dei cittadini e ai quali governi e autorità devono rispondere.

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