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Podemos, i dati, l’organizzazione, la proposta politica dello “strumento per la cittadinanza” spagnolo

Posted in Informazioni Nazionali, Politica&Società by yanfry on 15 dicembre 2014

Slide della presentazione del 14 Dicembre a Cesena durante l’incontro pubblico per parlare di democrazia partecipativa

podemos1Link alla presentazione in .pdf Podemos_Slide_Cesena_14122014

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Il prodotto maggiormente esportato dagli USA non sono i mezzi spaziali: Ley Sinde

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 12 gennaio 2012

Mentre il governo USA sta cercando di far approvare la nuova legge contro la Pirateria online SOPA per “promuovere la prosperità, la creatività, l’innovazione” (ovvero per proteggere gli interessi delle lobby dell’Industria dell’intrattenimento che tentano di far sopravvivere  un sistema di Business ormai morto imponendo censure, carcere e filtri anche a chi linka materiale “presumibilmente” protetto da Copyright, prima ancora che un processo stabilisca le responsabilità di chi è accusato) si preoccupa di far nuovamente pressione (dopo che nel 2010 i cablogrammi di Wikileaks ce ne avevano già dato conferma) sull’amministrazione Spagnola (che non ha altro di più importante da fare) per l’approvazione del regolamento attuativo della contestata “Ley sinde”  (cambia il nome  ma il succo è lo stesso di SOPA/Hadopi) bypassando e calpestando la libertà di espressione, la privacy ed i diritti dei cittadini, in nome di provvedimenti che non affrontano il VERO problema della riforma del Copyright nell’epoca della Rete e/o del File Sharing e non portano i benefici sbandierati (ma di certo conferiscono ad aziende private e governi un potere enorme sulla Rete Internet).

Link all’articolo originale https://www.eff.org/deeplinks/2012/01/spains-ley-sinde-new-revelations

Link alla traduzione automatica di GoogleTranslate http://translate.google.it/#auto|it|https%3A%2F%2Fwww.eff.org%2Fdeeplinks%2F2012%2F01%2Fspains-ley-sinde-new-revelations

Video degli #Anonymous

Spagna: Magistrati equiparano il P2P all’antica pratica del prestito dei libri

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 9 giugno 2010
A seguito di raid avvenuti nel 2005, la polizia spagnola aveva arrestato quattro persone e smantellato un popolare sito di file-sharing. Il caso si era trascinato da allora ma oggi è stato finalmente chiuso. Tre giudici hanno deciso che non è stato commesso nessun reato e hanno paragonato il file-sharing all’antica pratica di condivisione dei libri.

In seguito ad un’indagine delle autorità, della società di raccolta diritti EGEDA e della Columbia Tristar, all’inizio del 2005 la polizia spagnola dette il via ad un’operazione mirata a chiudere il popolare forum di file-sharing CDCDGO.com. EGEDA contestava che il sito consentiva ai membri di scaricare film situati sulle reti P2P, talvolta anche di alcuni che dovevano ancora arrivare nelle sale cinematografiche. Come molti siti di file-sharing, CVCDGO era stata finanziata da pubblicità sin dal suo lancio nel 2004 e nella sua breve vita aveva ricevuto, secondo le dichiarazioni, 11 milioni di visite.

L’”Operazione CVCD”, condotta dalla Squadra dei Crimini sulla Proprietà Intellettuale, culminò nel tardo 2005 con raid a Malaga, Siviglia e Madrid. Lì la polizia arrestò i quattro operatori del sito che all’epoca avevano età comprese fra i 27 e i 37 anni. I server, nel frattempo, rimanevano situati a San Diego, Stati Uniti.

I procedimenti legali si sono trascinati da allora, ma adesso la Corte Provinciale di Madrid ha finalmente chiuso il caso, sentenziando che nessun reato è stato commesso. In accordo ai verdetti di ogni altro caso di file-sharing emessi dal sistema legale spagnolo recentemente, la Corte ha evidenziato che siccome il sito non ospitava effettivamente i file protetti da copyright e che non generava alcun profitto diretto dalle violazioni del copyright, la presenza della pubblicità sul sito non costituiva un reato.

Nel verdetto, i giudici Oscariz, Gutierrez e Campillo hanno scritto che “…fin dai tempi antichi ci sono stati prestiti o vendite di libri, film, musica e altro. La differenza ora consiste principalmente nel mezzo utilizzato – in precedenza era carta o un supporto analogico mentre ora tutto è in formato digitale, cosa che consente uno scambio molto più veloce, di qualità più elevata e inoltre con diffusione globale tramite Internet”.

I giudici hanno notato che tutto ciò avviene fra molti utenti simultaneamente senza che nessuno di essi riceva alcun profitto finanziario.

L’avvocato Carlos Sanchez Almeida, il cui studio legale ha assunto la difesa del caso, ha detto che la decisione rappresenta un chiaro messaggio dei giudici al governo che informa il Ministro della Cultura González Sinde che c’è una “linea rossa che non dovrebbe essere attraversata”. “I giudici si sono schierati a difesa della libertà su Internet”, ha aggiunto.

La decisione è inappellabile.

Fonte: TorrentFreak by enigmax

Traduzione a cura di ScambioEtico

Fonte: http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=6348
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

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Siti P2P no-profit, con link, dichiarati legali in Spagna

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 16 marzo 2010

Altra sentenza epica che rende la Spagna un posto in cui le associazioni anti-pirateria hanno la vita molto dura, infatti, un giudice ha dichiarato contro il ricorso presentato dalla SGAE che sia i siti di file-sharing non commerciali o anche altri siti non P2P che contengano link, collegati a materiale protetto dai diritti d’autore, sono legali in Spagna.

La vicenda aveva coinvolto il sito elrincondejesus.com con link edonkey, il cui amministratore Gesù Guerra era stato denunciato nel maggio dello scorso anno dalla SGAE (Sociedad General de Autores y Editores), perché erano presenti link che portavano a materiale coperto dai diritti di proprietà dei suoi membri.

Nonostante varie sentenze a sfavore, la SGAE, continua la sua battaglia cercando anzi di ottenere dalla legge la chiusura dei siti, prima ancora che ne sia discussa la legittimità.

La stessa cosa, l’associazione anti-pirateria, ha cercato di ottenere nei confronti del sito Elrincondejesus, nel giugno dello scorso anno ma l’amministratore subito protestò dicendo che il sito era legale, in quanto non riportava guadagni con la pubblicità ma funzionava come un qualsiasi motore di ricerca.

Tale protesta fu accolta dal giudice N. Raul García Orejudo, che respinse la chiusura immediata del sito, dicendo che le reti P2P funzionano solo da mezzo di trasmissione di dati tra utenti ed internet e quindi, in linea di principio, non violano la legge sulla proprietà intellettuale.

Ora, poi, si è discussa la causa riguardante la legittimità del sito, con un risultato ancora più disastroso per la SGAE, in quanto il giudice, dovendo decidere se fornire un link ad opere protette dal diritto d’autore fosse la stessa cosa che mettere quelle stesse opere direttamente a disposizione del pubblico, ha sentenziato che non è la stessa cosa e che, ai sensi delle attuali norme, non vi è nulla che vieti a tali siti di operare.

Del resto il giudice, prima di prendere la sua decisione, ha approfonditamente esaminato le finanze del sito ed ha visto che il proprietario, da tale attività non ricavava alcun guadagno e quindi tale sentenza è alla fine favorevole per tutti gli utenti P2P perché, se un individuo utilizza le reti P2P, come eDonkey o BitTorrent, per ottenere materiale protetto da copyright per motivi non profit, l’atto è completamente legale.

Fonte: http://p2p.atuttonet.it/news-p2p/siti-p2p-no-profit-con-link-dichiarati-legali-in-spagna.php
Licenza CC: http://www.creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

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Etichette musicali Spagnole citano il Governo per il fallimento nel fermare P2P

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 4 marzo 2010

Dicono che il governo è stato “negligente”, sulle richieste di compensazione per gli anni di “massicci download gratuiti” e chiedono immediate “… misure efficaci per proteggere i diritti e gli interessi dell’industria discografica”.

Un certo numero di etichette discografiche indipendenti spagnole sembrano essere affette da un grave caso di delusione, accusando tutti tranne che se stesse per le avversità dell’industria musicale.

Un gruppo di esse ha deciso di puntare i loro obbiettivi legali sul Governo stesso per non averle adeguatamente protete dal file-sharing illegale. Lo accusano di “negligenza” e domandano indennizzi per gli anni di “massiccio download gratuito” che hanno dovuto sopportare.

In Spagna i giudici hanno stabilito a più riprese che un singolo file-sharer è legale fino a quando non si “parla di denaro o di qualsiasi altro compenso nella condivisione di materiale reso disponibile tra utenti diversi”, così lo scorso gennaio, il Governo ha cercato un approccio diverso prendendo come obbiettivo i gestori di siti che facilitano la violazione del copyright.

Il Governo ha risposto alla querelle indicando la nuova legislazione come esempio dei suoi sforzi per combattere la pirateria online, ma le case discografiche giustamente riconoscono che la legge avrà un effetto limitato sul problema.

“La proposta è insufficiente – si potrebbe chiudere un sito Web, un giorno, e 500 nuovi potrebbero aprire il giorno dopo in Ucraina, per esempio”, dice Gerardo Carton, un portavoce delle etichette coinvolte.
“La misura non risolverebbe il problema più rilevante, che è l’impossibilità effettiva da parte nostra di un’azione civile nei confronti di quegli utenti finali che si appropriano della musica senza pagare, e sistematicamente violano i diritti di proprietà intellettuale.”

Eureka.
È proprio per questo che le case discografiche dovrebbero concentrarsi sul dare al consumatore quello che vogliono, dove e come vogliono. Prima si rendono conto di ciò e meglio sarà, ma purtroppo tutti sappiamo che ciò non accadrà mai.

“Pensiamo che l’Amministrazione è responsabile per la nostra situazione”, aggiunge Carton, come se il Governo sia il colpevole della cattiva gestione del settore.
“Chiediamo che il governo adottare immediatamente misure efficaci per proteggere i diritti e gli interessi dell’industria discografica, nonché i diritti di proprietà intellettuale degli agenti che intervengono nel processo creativo musicale in Internet.”

È qui che la cosa si fa veramente triste.
Le etichette discografiche stanno sostanzialmente chiedendo al Governo di trovare un modo per filtrare e presumibilmente “gestire” Internet per assicurarsi che essi siano in grado di guadagnare ogni euro essi sentono gli sia dovuto.
Non ci sono “misure efficaci” quando si tratta di combattere la pirateria on-line all’infuori di draconiane soluzioni come il DPI (http://blog.quintarelli.it/blog/circa-la-deep-packet-insp.html ndr).

È questo che le etichette discografiche stanno chiedendo?
E ‘piuttosto spaventoso pensare che questi gruppi – in particolare i gruppi indipendenti – che sono così strettamente connessi ad una cultura di libero pensiero e di espressione per creare in primo luogo musica, domandino che tutti gli altri cedano tali diritti semplicemente in modo che loro possano ottenere di più.

E ‘un accostamento strano, e riassume il perché nel pubblico stia crescendo la stanchezza nei confronti delle etichette discografiche e per le scuse sempre più irrazionali per le loro azioni.

Stay tuned.
jared@zeropaid.com

Fonte: http://www.zeropaid.com/news/88268/spanish-record-labels-to-sue-for-govts-failure-to-stop-p2p/
Traduzione a cura di Scambioetico.

Presidenza spagnola leader in Europa verso l’Inquisizione digitale?

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 26 febbraio 2010

Parigi, 25 febbraio 2010 – Un documento inquietante sulla politica Internet scritto dalla Presidenza Spagnola del Consiglio dell’Unione europea è stata pubblicata.

Pur chiedendo agli Stati membri di dettagliare le loro linee guida per la repressione delle attività illegali su Internet, la Presidenza amalgama pornografia infantile, xenofobia e razzismo alla violazione del copyright.

Nessuno si aspetta l’inquisizione spagnola!

Sviluppando questa inaccettabile confusione, il documento si spinge fino a dire che “Internet diventa uno strumento di regressione sociale“. Una tale spietata strumentalizzazione della paura, al fine di imporre politiche repressive – come il filtraggio dei contenuti su Internet – non è tollerabile per l’Unione europea.
Queste domande (vedi sotto) sono chiaramente orientate a giustificare l’imposizione del filtraggio e del blocco dei contenuti Internet e la sua estensione ad un numero crescente di settori.
Pur essendo un’inefficace strumento di enforcement, tali misure riguardano l’architettura decentralizzata di Internet e violano il principio della neutralità della Rete.
Esse aprono anche la porta alla censura, visto che l’applicazione dei tradizionali limiti alla libertà di espressione attraverso il filtraggio della rete espone gli utenti di Internet a collaterali blocchi di “innocenti” siti web (overblocking).

Una tale reazionaria strumentalizzazione della paura da parte della Presidenza spagnola non è tollerabile. Le nostre società moderne devono considerare Internet come uno spazio pubblico per il progresso culturale, economico e sociale, non un fantasticato Far-West, dove nessuna regola si applica. I cittadini che amano la loro libertà e Internet, sono minacciati da questo piano securitario per controllare la sfera pubblica in rete. I cittadini d’Europa, specialmente in Spagna, devono seguire la guida della Red Sostenible Iniziative 1 e opporsi a questa visione estremista e pericolosa “, dice Jérémie Zimmermann, portavoce e co – fondatore de La Quadrature du Net.

Domande poste dalla Presidenza spagnola agli Stati membri
1. Come combattete la pornografia infantile, la violazione dei diritti di proprietà intellettuale ed i contenuti razzisti e xenofobi su Internet nel vostro paese?
Siete in grado di bloccare l’accesso ai siti web con questo tipo di contenuti nel vostro paese?
2. Cosa pensate dovrebbe essere fatto per combattere questo tipo di attività a livello dell’Unione europeo?
3. Come possiamo combattere questo tipo di contenuti dai server che trasmettono dagli Stati al di fuori dell’Unione europea?

Per essere compatibili con i principi democratici dell’Unione europea, le risposte devono rimarcare che:
* Le misure di blocco e filtraggio sono inefficaci, poiché possono essere facilmente aggirate.
Inoltre, gli studi dimostrano che tutti i metodi danno luogo all’overblocking, vale a dire, disabilitare l’accesso a siti perfettamente legittimi, mettendo così in pericolo la libertà di espressione e di comunicazione degli utenti di Internet.
* Anzichè il filtraggio, l’unica soluzione efficace quando si combatte contro il crimine online è quella di far rimuovere i contenuti dai server 2.
* Per garantire lo Stato di diritto su internet, l’Unione europea dovrebbe rifiutare di aggirare i processi giudiziari. Solo un giudice dovrebbe essere in grado di dichiarare un dato contenuto o un’attività illegale.
* Per far rispettare le leggi e garantire l’effettività delle decisioni giudiziarie e preservare la natura libera e aperta di Internet, l’UE dovrebbe rafforzare la cooperazione internazionale su questi temi.

1. Vedi: http://red-sostenible.net/index.php/Comunicado
2. Il governo tedesco ha recentemente annunciato che non intende applicare la legge sui blocchi di Internet, preferendo passare ad una nuova legge per migliorare gli sforzi volti a rimuovere i contenuti illegali da server. Vedi: http://www.spiegel.de/politik/deutschland/0,1518,676669,00.html .

Fonte: http://www.laquadrature.net/en/spanish-presidency-towards-digital-inquisition
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/
Traduzione a cura di Scambioetico

Spagna: Critiche dalla Procura Generale alle norme per la chiusura dei Siti Web

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 16 febbraio 2010

Il Consejo Fiscal critica il disegno di legge che consentirà al Ministero della Cultura di chiudere siti.

Il Consejo (l’organo collegiale della Procura Generale, ndr) ritiene ritiene “dubbio” il fatto che la tutela della proprietà intellettuale “dovrebbe essere alla stessa altezza” rispetto al resto dei diritti giuridici tutelati – alcuni di essi diritti fondamentali – dalla legge dei Servizi della Società dell’Informazione.

15/02/2010 – ElMundo-EFE – Questo esprime l’organo consultivo del Fiscal General del Estado (Procura Generale) sulla Legge di Economia Sostenibile (LES), che introduce modifiche ad altre norme, come quella sopra citate, per rafforzare misure di tutela della proprietà intellettuale e facilita la chiusura di siti Web o il ritiro di alcuni contenuti degli stessi.

Nella relazione, il Pubblico Ministero accusa il fatto che vengano salvaguardati i diritti di proprietà intellettuale “allo stesso livello” dell’ordine pubblico, delle indagini penali, della sicurezza pubblica, della difesa nazionale, della salute pubblica, della dignità della persona e la tutela della gioventù e dell’infanzia.

Per il Consejo Fiscal, la proprietà intellettuale deve essere trattata “come un diritto di proprietà” e non come un diritto fondamentale, perché, “anche se si può riconoscere la sua importanza” nella società moderna, “non sembra salire allo stesso livello” degli interessi pubblici generali come l’ordine pubblico o collettivo, che vengono a trovarsi in una posizione di debolezza, come minori.

Contraddizioni

Il Pubblico Ministero ha anche evidenziato nella sua lettera alcune “contraddizione” nella disposizione del LES che permette alla Seconda Sessione della Commissione sulla proprietà intellettuale (CPI), di nuova creazione, di richiedere ai “prestatori di servizio della società dell’informazione” i dati per per individuare i responsabili di presunte violazioni dei diritti di proprietà intellettuale.

Pertanto, ritiene che non vi sia alcun problema se l’obiettivo è quello di ottenere “l’identificazione della titolarità formale registrata” – il titolare del nome di dominio del sito web, per esempio, ma dice che nel caso in cui sia necessario ottenere altri dati la legge “richiede la preventiva autorizzazione giudiziaria.”

Per fornire “copertura giuridica” alla CPI, il Procuratore propone di modificare la legge in modo che l’autorizzazione giudiziaria, non sia necessaria per i dati “che non siano coperti dal diritto fondamentale alla riservatezza delle comunicazioni, ma bensì per il diritto alla privacy”, che permette di valutare “la proporzionalità della misura dell’interferenza” in relazione agli interessi da tutelare.

“In ogni caso, in nessun caso possono essere richieste dalla CPI, ne possono essere fornite dai prestatori di servizi della società dell’informazione, informazioni riferite alle comunicazioni private che possano pregiudicare il diritto fondamentale alla riservatezza delle comunicazioni, che ineludibilmente richiede l’autorizzazione giudiziaria “, avverte il rapporto.

Una commissione confusa

Il Pubblico Ministero critica anche il regolamento di legge sulla struttura della CPI che “risulta confuso”, perché “invece di creare una Commissione composta da un minimo comune denominatore sembra originarne due” uno che si occupa “degli sforzi di mediazione” e un altro che interviene sui servizi della società dell’informazione “con un enorme potenziale per l’incidenza invasiva nel campo dei diritti fondamentali”.

Infine, la relazione osserva che, sebbene la legge preveda che i Giudici delle Controversie dell’Audiencia Nazional possano accordare, su proposta della CPI, la chiusura dei siti o il ritiro dei contenuti delle stesse, questa misura “è limitata ai casi in cui il prestatore del servizio è residente in Spagna o in uno Stato dell’UE o dello Spazio economico europeo”.

Fonte: http://www.internautas.org/html/6021.html
Traduzione a cura di Scambioetico.

Pirateria: anche per la Spagna una legge contro quella on line

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 14 gennaio 2010

Roma, 13 gen. – (Adnkronos)
Il Governo spagnolo ha approvato una norma che prevede, a tutela del Diritto d’Autore, la disconnessione dalla rete dei siti dall’attivita’ illecita. Il ”Centro Studi per la difesa dei diritti degli autori e della liberta’ di informazione”, coordinato da Tullio Camiglieri, plaude all’iniziativa che sostiene: ” E’ un altro passo significativo in avanti a tutela dell’industria cinematografica, della musica, dell’editoria e della stampa europea, un settore che nel 2009 ha subito, solo in Italia, danni per circa un miliardo di euro”. Secondo le intenzioni del Governo spagnolo, la Commissione per la Proprieta’ Intellettuale che sara’ composta da esperti del settore esaminera’ i reclami giunti a seguito di una denuncia presentata dai titolari dei diritti, o da loro designati, e decidera’ l’invio delle notifiche ai siti a seconda dei casi. In assenza di una confutazione convincente o di un giusto correttivo da parte del sito, la Commissione trasmettera’ i casi a un giudice per la revisione e per la predisposizione della sospensione dei servizi, o il blocco dei siti se di origine straniera.
Il riesame del giudice, della durata prevista di quattro giorni lavorativi, servira’ per verificare se il rimedio e’ giustificato e, in particolare, se i diritti fondamentali sono stati rispettati. Prosegue Camiglieri:” Mi auguro che anche le istituzioni italiane propongano rapidamente azioni concrete a tutela del copyright seguendo la strada intrapresa da Svezia, Francia, Gran Bretagna e Spagna. La pirateria e’ un problema economico, sociale e culturale che mina alle fondamenta lo scenario produttivo e occupazionale di centinaia di migliaia di persone. Stiamo rischiando di perdere la percezione di un grave comportamento illegale , di un illecito che rischia di diventare consuetudine, di un abuso che va contrastato e bloccato a tutela della nostra industria culturale”.

Fonte adnkronos.com

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Università unite per condividere online. È P2P, nobile e autorizzato.

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 13 gennaio 2010

Dieci università spagnole, sopratutto catalane, hanno deciso di dare vita ad un progetto che mette in pratica uno dei concetti fondanti della didattica e della formazione digitale. I professori useranno un unico sito web per mettere online i materiali, che saranno accessibili a chiunque, salvo poche eccezioni.

Al momento ci sono già 900 documenti, pubblicati da 829 professori, in tre lingue: castigliano, catalano e inglese, anche se questo non significa che ogni documento è disponibile in ognuna delle tre lingue. E non si tratta di libri protetti da copyright, ma di appunti e schemi usati a lezione.


Università di Barcelona, il chiostro.

Chi conosce un po’ l’università sa che non è una novità assoluta. Fortunatamente quasi tutti gli atenei usano la rete in modo più o meno proficuo. Non sempre però è davvero utile, ma poter accedere ad un sito e trovare gli appunti che quel professore ha usato in quella lezione non ha prezzo, sia per uno studente che per un appassionato.

La prima cosa che noto, ancora una volta, è come purtroppo l’Italia sia indietro. Non come tecnologie, non come infrastrutture. Siamo indietro come cultura: nel nostro modo di pensare e di agire, dal baretto malfamato all’accademia più premiata, in quasi nessun contesto si può parlare di vero spirito di condivisione.

Nessuno, o quasi, è pronto a rendere disponibile il proprio lavoro per gli altri, solo perché gli va di farlo, perché non ci trova convenienza o perché è pigro. Da insegnante, ho potuto constatare con mano come sia facile trovare materiali per insegnare inglese o spagnolo, prodotti da colleghi, mentre è più faticoso, quando non impossibile, se si tratta di italiano.


Università di Barcelona

Figuriamoci, poi, l’idea di mettere online materiali di alto livello, come gli appunti di un docente universitario. Questo, poi, presupporrebbe un’altra questione, e cioè l’effettiva qualità dei materiali e delle lezioni. Nelle nostre università, duole ammetterlo, non abbondano gli insegnanti che avrebbero qualcosa di interessante da mettere online.

Internet, allora, è ancora una volta uno strumento di democrazia e di giustizia. Contenuti e materiali delle lezioni sono sotto gli occhi di tutti. Anche senza lo strumento dei commenti (ma c’è sempre sidewiki) il giudizio del mondo è inevitabile. Come sarà inevitabile il giudizio per quegli insegnanti che se ne chiameranno fuori, dei quali si dirà che non hanno nulla di buono da mostrare,  o che sono troppo vecchi per capire che succede, o altre cose del genere.


i migliori professori sono anche i meno comuni

E come accade con i giornali e i lettori, la rete cambierà i rapporti tra il docente e l’alunno. E nella scuola, almeno nelle università, tornerà a battere l’unica moneta che dovrebbe davvero contare, vale a dire la fiducia. Ci si dimenticherà, prima o poi, del rispetto dovuto a un professore perché sì, o all’accettazione senza commenti di nozioni e concetti.

E non posso che chiedermi “chissà quando arriverà nel nostro paese di dinosauri”.

Fonte: http://tomsblog.it/valerioporcu/2010/01/13/universita-unite-per-condividere-online-e-p2p-nobile-e-autorizzato/

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Google, parlami di ACTA

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 13 gennaio 2010
Imminente un convegno a Washington in cui BigG esprimerà tutte le sue preoccupazioni per il trattato anti-contraffazione. Mentre le disconnessioni guadagnano consensi anche in Spagna, grandi interrogativi attendono risposta

Roma – Si tratta del primo importante convegno organizzato da Google all’alba del nuovo decennio, interamente dedicato alle spinose problematiche sollevate dal contestato Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA). Il primo Google Talk, a Washington D.C., per parlare ampiamente del trattato anti-contraffazione che da circa due anni è in fase di discussione segreta tra Europa e Stati Uniti, entrambe decise a ratificarlo entro la prossima estate.

“Avvocati a difesa dei consumatori e aziende tecnologiche come Google – si spiega in un post sul blog ufficiale di BigG – hanno espresso serie preoccupazioni sul potenziale impatto che ACTA avrebbe sull’innovazione tecnologica e sui diritti degli utenti della Rete”. Prima dell’evento, Google ha previsto un apposito spazio web dove tutti i netizen interessati abbiano la possibilità di presentare una particolare tematica o una specifica domanda.

A grandi linee, i responsabili di Mountain View sembrano avere già in mente quelli che saranno i temi principali da affrontare nel corso del convegno a Washington. Ad esempio, se le previsioni di ACTA manterranno in vita quello che è attualmente un bilanciamento tra le varie leggi sulla proprietà intellettuale, fornendo non soltanto più potere ai detentori dei diritti, ma anche appropriate eccezioni per creatori e utenti finali.

Altra tematica, se il trattato anti-contraffazione metterà a repentaglio il principio del cosiddetto mere conduit, alla base degli attuali servizi del web. Infine, se ACTA andrà ad incoraggiare i vari governi ad adottare misure di disconnessione forzosa dei netizen, attraverso la dottrina già nota con il nome di Sarkozy o dei tre colpi. Proprio a quest’ultima domanda sembrano aver già risposto i fatti.

È infatti recente la nomina del senatore francese Michel Thiolliere all’interno dell’HADOPI, istituzione che si occuperà di dare voce e corpo alla dottrina Sarkozy. Oltremanica, la Gran Bretagna è ancora in una fase dibattimentale relativamente alle nuove norme all’interno del Digital Economy Bill per disconnessioni e l’istituzione di vere e proprie milizie del P2P.

Trasferendosi in terra spagnola, il Consiglio dei Ministri ha recentemente approvato il testo definitivo di un disegno di legge che vorrebbe modificare in maniera sostanziale la legge 32/2000, sui servizi della società dell’informazione. Si medita di aggiungere cioè un’ulteriore condizione a giustificare il blocco di un sito web: la salvaguardia dei diritti relativi alla proprietà intellettuale. Una volta approvata dal Parlamento, la legge introdurrà in Spagna una Commissione per la Proprietà Intellettuale, che agirà da organo nazionale di vigilanza.

In particolare, questa stessa Commissione avrà il compito di avanzare proposte di oscuramento di quei siti che si macchieranno di file sharing illecito. Queste proposte dovranno poi essere vagliate da un magistrato competente che avrebbe così quattro giorni di tempo per arrivare ad un verdetto definitivo e isolare dalla rete lo spazio online.

Non appare dunque così strano che un senatore degli Stati Uniti come Ron Wyden abbia inviato una speciale lettera all’Office of the US Trade Representative (USTR). Una particolare missiva per capire meglio le dinamiche di ACTA, a partire da un pugno di cruciali interrogativi. In primis, l’effettiva definizione del termine contraffazione, oltre all’effettivo ruolo che avranno gli ISP all’interno del trattato. Saranno inclusi in ACTA anche i brevetti? E per il discorso privacy? Domande in attesa di necessarie risposte.

Mauro Vecchio

Fonte: http://punto-informatico.it/2784500/PI/News/google-parlami-acta.aspx
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/