YBlog

Angel_F . the diary of an Artificial Intelligence

Pubblicato in Internet&Copyright da yanfry il 24 Dicembre 2009

Angel_F cover

E’ uscito il libro “Angel_F. Diario di una intelligenza artificiale“, che racconta il primo anno di vita della piccola intelligenza artificiale.

Il libro è accompagnato dai contributi teorici di Derrick de Kerckhove, Massimo Canevacci, Antonio Caronia, Carlo Formenti e Luigi Pagliarini, sotto forma di interviste in cui ognuno racconta il proprio punto di vista sulle tematiche che emergono dall’esistenza stessa del piccolo Angel_F.

dalla copertina:

“Correre per lo spazio cibernetico tra esseri umani, database, Social Network, sistemi interattivi. Scoprire se stessi tra mondi fatti di pixel e di carne. Emozionarsi, stupirsi, relazionarsi, connettersi. In uno spazio complesso e sorprendente, dove la realtà fisica e quella digitale si integrano sempre di più. È questa la storia di Angel_F (Autonomous Non Generative E-volitive Life_Form), la giovane Intelligenza Artificiale figlia di Derrick de Kerckhove e della Biodoll, la sua amante digitale, una prostituta biotecnologica che vive e lavora on line. Angel_F inizia la sua vita tendendo gioiosi agguati ai visitatori del sito della madre e accompagnandola nelle sue scorribande virtuali su blog e forum. Ma crescendo una domanda si insinua nella sua mente digitale: come possono un famoso professore e una prostituta generare un figlio-intelligenza artificiale? La ricerca porta il piccolo nel mondo dell’hacking, tra software maliziosi, database colmi di informazioni e surreali dialoghi con il popolo di Internet. Fino a incontrare xDxD e penelope.di.pixel grazie ai quali scoprirà il segreto della sua origine e inizierà a interagire anche con il mondo fisico.”

La storia, creata narrativamente a partire dagli eventi realmente avvenuti durante le varie fasi della performance, mostra il punto di vista di un essere digitale sul mondo contemporaneo, tra identità che mutano, nuove forme di relazione ed emozione, privacy, proprietà intellettuale, nuove forme di espressione e azioni di hacking delle pratiche del nostro quotidiano.

Una metafora delle nostre stesse storie, nel mutare del nostro mondo con l’avvento delle reti, delle tecnologie digitali e delle nuove possibilità di comunicare, collaborare, agire ed esprimerci.

Completano il libro una estesa webgrafia/bibliografia di opere d’arte digitale e di rete, sugli esperimenti scientifici e sulle ricerche teoriche che maggiormente hanno ispirato la performance e, di conseguenza, la storia del piccolo Angel_F. Tra i riferimenti: Luca Bertini, Theo Jansen, Stelarc, Eduardo Kac, John Holland, Roberta Breitmore, Gazira Babeli, Ken Rinaldo, Darko Maver, Jodi.org, Andrew Venell, Joan Leandre, les Liens Invisibles, Orson Welles e molti altri.

Il libro è in libreria, ma si può acquistare anche online ( ad esempio QUI), oppure richiedendolo direttamente agli autori.

Il libro è pubblicato con una licenza Creative Commons, Attribution, Share Alike, non commercial.

Fonte: http://www.artisopensource.net/2009/12/12/angel_f-the-diary-of-an-artificial-intelligence/

Per Natale 250 milioni alla SIAE dalle tasche dei cittadini

Pubblicato in Politica&Società da yanfry il 24 Dicembre 2009
Altroconsumo: il ministro Bondi sta per firmare un decreto che prevede di applicare il cosiddetto “equo compenso”, il sovrapprezzo per compensare i mancati introiti per gli autori dovuti alle copie per uso privato, a tutti i dispositivi elettronici in grado di memorizzare dati.

L’associazione a difesa dei consumatori Altroconsumo denuncia che il Ministro Bondi è prossimo a firmare un decreto che regalerà, a spese dei cittadini, 250 milioni di euro all’anno alla SIAE.

Il decreto prevede che il cosiddetto “equo compenso” vada a colpire decoder, computer, console per videogiochi e persino cellulari; si tratta della stessa tassa già applicata su dispositivi come lettori mp3 e cd vergini per compensare i supposti mancati guadagni per le copie ad uso privato di autori e detentori dei diritti. Naturalmente la tassa si tradurrà in un sovrapprezzo che graverà sulle tasche dei consumatori.

Altroconsumo scrive:

Un provvedimento ingiusto

In questo video-inchiesta abbiamo chiesto ai consumatori e ai commercianti il loro parere su questo nuovo obolo applicato stavolta su apparecchi che solo lontanamente hanno a che fare con musica, film e quant’altro sia tutelato dal diritto d’autore: se è vero che ad esempio un cellulare può contenere anche file mp3 è anche vero che la stragrande maggioranza delle persone lo utilizza soprattutto per telefonare. Pur riconoscendo giustamente quanto dovuto ad autori ed editori, giudichiamo questo favore alla Siae ingiusto soprattutto perché applicato sulle tasche dei consumatori in un momento di crisi. Una simile tassa porterebbe nelle casse della Siae oltre 250 milioni di euro l’anno.

Un meccanismo assurdo e obsoleto

L’equo compenso ha una formulazione che risale a un’epoca lontana dal mondo digitale, e dunque:

* non è basato sull’effettivo danno causato ai detentori dei diritti dalla copia private, ma su semplici presunzioni [si vedano anche questi articoli pubblicati da ScambioEtico: I dati che le major vorrebbero nascondervi e Pirati, samaritani, artisti e mascherine];
* non tiene in alcuna considerazione l’esistenza di restrizioni tecnologiche alla copia privata e i casi nei quali il diritto alla copia sia già previsto e remunerato da licenze. Questo genera fenomeni di doppio, triplo o quadruplo pagamento;
* non è trasparente. Il consumatore che acquista prodotti ai quali si applica l’equo compenso non ne viene affatto informato e, allo stesso modo, la distribuzione agli autori delle somme provenienti dall’equo compenso avviene sulla base di meccanismi poco accessibili e buona parte viene assorbita dai costi strutturali e amministrativi della stessa Siae.

Altroconsumo, nell’aprile 2009 ha realizzato un’inchiesta che mostra quanto ci costa la SIAE (solo per la gestione del mastodontico apparato occorrono 193 milioni all’anno e la società accumula perdite per 30 milioni all’anno nonostante 743 milioni di ricavi) e quanto essa non sia più attuale nell’odierna società dell’informazione. Inoltre, secondo quanto riportato dall’allora presidente SIAE Assumma, oltre la metà degli iscritti tra gli autori musicali sono in perdita, cioè guadagnano meno, in diritti, di quanto spendano per l’iscrizione (220 euro alla prima iscrizione e circa 90 euro all’anno successivamente).

Ci uniamo all’appello di Altroconsumo affinché il Ministro Bondi non firmi questo decreto profondamente ingiusto.

Il video-inchiesta di Altroconsumo:
http://www.youtube.com/watch?v=hDoJxhrPH28&feature=player_embedded

Paolo Brini

Fonte: http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=4766
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Codice di autoregolamentazione per internet in Italia

Pubblicato in Internet&Copyright, Politica&Società da yanfry il 23 Dicembre 2009

Post in Pensatoio & Precarietà & Omicidi sociali & Anticlero/Antifa at 22:56 :: 點閱次數 (44)

Premesso che internet in italia ha già le sue censure perchè non puoi connetterti da un internet point senza un documento, esattamente come avviene in cina, non puoi raggiungere tutti i siti disponibili in rete, esattamente come in cina, o in iran, grazie alle leggi antiterrorismo sei intercettato a priori e i tuoi contenuti vengono conservati per due anni presso i provider, e forse in questo caso abbiamo superato la cina e l’iran. Grazie alla politica medioevale che identifica nella stessa internet un pericolo tutti sono potenziali scaricatori (non di porto) di materiale pedopornografico.

Scaricare materiale dalla rete non significa soltanto cercarlo, condividerlo, mandarlo o riceverlo via mail. Basta che tu navighi in rete e senza volerlo capiti in un sito xy che ti apre una finestra popup con una bella foto e sei fottuto. Scaricare non significa compiere l’azione di salvarla. Ogni volta che voi aprite una immagine sul vostro pc avete “scaricato” e salvato tra i file temporanei tutto quello che avete visto in cronologia. Ricordatevi perciò di ripulire la memoria e non stupitevi se leggete che il signor tal dei tali arrestato per possesso di immagini pedopornografiche poi viene assolto perchè si dimostra che aveva “scaricato” quelle immagini inavvertitamente. Centinaia di computer saranno nelle stesse condizioni. Un tecnico sa se hai condiviso contenuti pedopornografici o li hai scaricati inavvertitamente. Non si capisce dunque perchè una persona debba essere arrestata (con tanto di pubblicità da mostro sbattuto in prima pagina) se nel suo pc si trovano immagini tra i file temporanei…

Oltretutto badate bene che il termine pedopornografia si riferisce ad un sacco di cose. A discrezione degli indagatori dell’incubo può comprendere dalle immagini vomitevoli in cui bambini sono ritratti ad uso e consumo della fantasia erotica di quei gran pezzi di merda che sono i pedofili ma potrebbe anche comprendere le “anime”, i manga erotici, che spesso ritraggono in fumetto figure dall’età non distinguibile. Il percorso è abbastanza tortuoso e ne abbiamo parlato spesso soprattutto nella “trilogia” Maledetta Pedofilia [parte prima] [parte seconda] [parte terza].

Sulla storia della apologia e della istigazione in rete c’era stata qualche proposta fino ad ora tenuta buonina perchè la questione non conviene alla rete e neppure ai provider che grazie alla rete fanno affari. Il concetto di net-neutrality è perseguito ad ampio raggio perchè le grandi aziende non hanno modo di controllare tutti i contenuti che circolano nei propri siti e perchè in rete si combatte davvero una battaglia per la libera espressione in cui i repressori hanno segnato più di un punto.

Senza andare a scomodare reminiscenze su sequestri di server (autistici, indymedia) che stavano sulle palle/ovaie ad un po’ di gente di destra, possiamo comunque provare a immaginare quali possono essere questi principi di un codice di autoregolamentazione che notoriamente esiste anche per le emittenti televisive.

Tenendo conto del fatto che le televisioni trasgrediscono ampiamente possiamo immaginare che non è vincolante e che comunque riguarda siti, socialnetwork, testate di ampia portata.

Già si può immaginare facebook che in tutto il mondo vive con la sua policy, ovvero con le regole che ciascuno applica sui propri spazi in rete, e in italia dovrà mettere le briglie alla policy e affidarci ad un codice di autoregolamentazione.

Il trucco sta nello scaricare le responsabilità sui singoli utenti per non essere coivolti in mega cause di risarcimento in quanto azienda. Basta un disclaimer, che non è fatto di punti di una policy decisa in maniera partecipativa così come si usa in rete ma stabilita dall’alto e vincolante per gli utenti. Basta un disclaimer che riguarda gli spazi in rete e che non sarà comunque discusso in rete.

Nessuno di noi avrà voce in capitolo. Non ci sarà una discussione. Si segna invece in maniera definitiva una regola che già fa cagare nel mondo reale. A decidere di noi saranno l’equivalente di confindustria e un governo che non è certo il governo della rete. Business e partiti. Business e poteri. E questo è quanto. Se non è Cina e Iran questo di che stiamo parlando?

Proviamo a immaginare il codice di autoregolamentazione.

Al punto 1 ci saranno le parolacce che potremo dire?

Punto 2 - l’elenco dei politici che potremo citare e quelli che invece assolutamente no.

Punto 3 - l’elenco delle parole “consigliate” da usare in accostamento agli uni e agli altri (berlusconi – strafico – ferrero – brutto brutto brutto).

Punto 4 – Ricordatevi di non dire alla Carlucci che il suo naso diventa ogni giorno più appuntito (come quello di michael jackson buonanima).

Punto 5 – Si obbligherà facebook a comporre “Stati” prefatti con una decina di opzioni: buongiorno, bella giornata oggi, oggi freddino, domani al lavoro presto, dopodomani faccio una buona azione, tra qualche giorno vado in vacanza, in futuro andrò felicemente a votare per il pdl.

Punto 6 – Nel caso in cui di pietro si beccasse uno scivolone e si facesse un po’ male (e citiamo di pietro perchè sappiamo che non si incazza e non perchè gli vogliamo male) saremo tutti obbligati a dire che ci dispiace alquanto. Nessuno potrà tacere, fare cenni di indifferenza, commentare sarcasticamente, sogghignare come normalmente si fa quando si vede qualcuno scivolare per strada su una buccia di banana. Dispiaciuti a comando, come se i politici fossero nostri parenti stretti. Altrimenti è apologia di violenza (dannate strade scivolose).

Punto 7 – Le zone della rete saranno divise in zone dell’amore e zone dell’odio. Nel rispetto della libertà d’espressione maroni consentirà a quelli delle zone dell’odio di esistere purchè mettano un disclaimer che dica chiaramente “lasciate ogni speranza o voi che entrate…”. Stessa cosa sarebbe stata imposta a dante alighieri con tutta la distribuzione di bei luoghi da abitare nell’inferno che ha attribuito ai potenti del suo tempo.

Punto 8 -  le zone della rete si distingueranno per colori ed etnie. Dei tenerissimi triangoli di diverso colore segneranno la differenza tra siti a gestione “negra”, quelli a gestione “bianca”, etc etc. Sono finiti i tempi in cui entravi in rete e a prescindere dal fatto che eri intercettatissimo da mezzo mondo potevi per un attimo immaginare di essere una donna, un uomo, chiunque, abbattendo diversità, barriere sessuali, sociali, economiche, religiose, etniche. La gente aperta della destra vuole sapere con chi sta parlando perchè se uno di loro si trovasse per sculo a parlare con un “negro” o un “rumeno” come potrebbe disinfettare la tastiera se non è adeguatamente informato sulla provenienza del suo interlocutore?

Punto 9 – Fine di ogni utopia. La società di internet deve essere di merda come quella reale. Nessun regno della fantasia, della creatività, della genialità. Solo business e censura. Adeguatevi. Chiudete voi le saracinesche prima che venga a chiudervele qualcun altro.

Punto 10 – Visti i punti da 1 a 9 non resta che augurarvi buona fortuna e chiedersi: ma perchè non si torna alle bbs?

Fonte: https://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2009/12/23/codice-di-autoregolamentazione-per-internet-in-italia
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/

P2P, Copyright e Net Neutrality, brevi news di questi giorni.

Pubblicato in Internet&Copyright, Politica&Società da yanfry il 22 Dicembre 2009

RapidShare flirta con Warner
Punto-informatico.it ci comunica che girano insistenti voci su di un accordo che si sarebbe creato tra RapidShare e niente meno che la Warner Bros per la fornitura di contenuti (film, video, etc) a cifre interessanti per gli utenti di tipo premium, cosa che fà pensare alcune major stiano seppur timidamente pensando di trovare nella rete e nei file sharer degli alleati per produrre il loro business anzichè spendere tempo e milioni nella perenne ed inutile lotta alla pirateria.
Fonte: http://punto-informatico.it/2773990/PI/News/rapidshare-flirta-warner.aspx
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Agire SUBITO contro l’Accordo commerciale anti-contraffazione ACTA
Il Partito Pirata italiano pubblica un’appello congiunto dei rappresentanti di una ventina di propri corrispettivi in altrettanti paesi del mondo per una mobilitazione internazionale contro il trattato ACTA i cui componenti (rappresentanti dell’industria collegata ai diritti sulla proprietà intellettuale) vogliono ottenere un trattato commerciale valido su scala mondiale entro il 2010 che limiterebbe profondamente i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini Europei, (in particolare la libertà di espressione e il diritto alla privacy nelle comunicazioni) minacciando la pluralità del mercato e lo sviluppo industriale e dà alcuni consigli su come agire per far conoscere il più possibile e fermare questa faccenda:
- Informare il pubblico! Pubblicate articoli sulla stampa e sul vostro blog.
- Esortate il vostro governo a prendere misure per investigare sul processo – scrivete al vostro rappresentante eletto e incoraggiate altri a fare lo stesso!
- Richiedete una giornata [inter]nazionale d’azione.
- Affrontate l’argomento nel vostro programma elettorale/manifesto
- Organizzate una dimostrazione contro il trattato.
- Controllate le vostre opzioni legali per un’azione giudiziaria contro questo processo o l’ACTA, per esempio nella più alta Corte nazionale possibile.
- Organizzate conferenze libere sull’ACTA per i membri del partito e per il pubblico.
- Create e fate circolare materiale informativo e volantini per il pubblico e per la comunità del Partito Pirata.
- Informate più persone che potete. Inoltre, assicuratevi che la stampa non sia distratta dal termine “Contraffazione” dell’ACTA. Come sottolinea Christian Engström, membro del Parlamento Europeo [9], l’ACTA riguarda principalmente il Copyright. C’è più materiale a riguardo del copyright che della contraffazione dei prodotti fisici e dei marchi commerciali.
- Contestate la segretezza di questo accordo, secondo KEI l’ACTA è una questione di sicurezza nazionale statunitense. Chiedete il motivo di questa mancanza di trasparenza! Specialmente nel VOSTRO paese!
- Pretendete una sede trasparente! Il Messico è uno dei paesi più corrotti del mondo, discutere l’ACTA qui renderà l’intero processo ancora più losco. Abbiamo bisogno di un paese con standard di trasparenza più elevati per decidere del futuro del file-sharing e di Internet. Un luogo dove i media non siano al servizio dello stato.

Fonte: http://www.partito-pirata.it/blog/documento-internazionale-anti-acta
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

P2P costante ma aumento acquisto di MP3
Janet dal suo blog ci traduce un articolo di Torrent Freak in cui ci vengono riportati i risultati di un nuovo studio eseguito dall’Harris Interactive (la famosa compagnia di ricerche di mercato Amerciana) per la BPI (la federazione inglese dei discografici) :
lo studio ha dimostrato che il 29% degli intervistati sta acquistando musica attraverso il P2P o da altre fonti su Internet e che a seguito di un livello costante del P2P c’è un aumento dell’acquisto di musica attraverso internet.
Mentre vi è un aumento nell’utilizzo dei cosiddetti “cyberlockers” (hosting tipo Rapidshare) di motori di ricerca come SkreemR e di newsgroup per la ricerca di brani gratuiti (e relativa diminuzione dei tradizionali canali di file sharing), vi è stato un aumento di oltre il 47% sull’acquisto di musica da servizi legali on-line, ma alternativi a quelli proposti in Gran Bretagna, ritenuti scarsi sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo (e non concorrenziali come costi).
Questo ancora una volta dimostra che l’inutile guerra contro il file sharing non dà altro risultato che il ricorso ad alcune delle innumerevoli altre “strade” che la rete offre mentre quando si è posti di fronte ad offerta commerciali qualitativamente valide e convenienti si è disposti a pagare per ottenere musica nonostante “l’alternativa gratuita” del file sharing.
[Non credo che qualcuno contesterà anche queste ricerche commissionate dagli stessi discografici altrimenti dovremmo pensare che anche quelle che "dimostrano" le perdite subite a causa della pirateria sono "false" :) ]
Fonte: http://janet.atuttonet.it/blog/attivisti-spagnoli-contro-il-blocco-dei-200-siti-nella-lista-nera-792.html
Licenza CC: http://www.creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

uTorrent aggiunge il supporto per il video streaming
Altro articolo tradotto da Janet da cui apprendiamo che nell’ultima realise del noto client bittorent uTorrent è stato aggiunto il supporto per lo streaming.
A parte le prime problematiche tecniche legate al player dvx (è preferibile usare vlc al momento, perchè dà meno problemi) il sistema sembra funzionare molto bene e permette la visione in streaming dei video in download non creando alcun rallentamento nella velocità di scarico:
la cosa diventa molto interessante visto il successo crescente di servizi legali come Voddler per i film e Spotify per la musica e l’importanza di progetti come P2P Next finanziati dall’Unione Europea per la Tv in Streaming attraverso i canali P2P, tutte cose che dimostrano i grossi vantaggi dei sistemi di file sharing ed un approccio diverso che molte aziende pubbliche e private stanno seguendo in direzione degli utenti.
Fonte: http://janet.atuttonet.it/blog/utorrent-aggiunge-il-supporto-per-il-video-streaming-791.html
Licenza CC: http://www.creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

WIPO: semaforo verde a eccezioni e limitazioni del copyright
Paolo di Scambioetico ci informa sulla conclusione delle trattative del Comitato sul Copryight (SCCR) che si è impegnato a migliorare l’accesso alla lettura per le persone con disabilità e a discutere ulteriori eccezioni e limitazioni del copyright:
novità importante è quella che riguarda l’impegno a discutere di eccezioni al copyright per scopi sociali, culturali e religiosi.
Davvero una buona notizia dopo che vi erano stati non pochi problemi dovuti alle posizioni “integraliste” di MPAA, RIAA e BSA, gli stessi soggetti che promuovono ACTA e la sua segretezza che hanno cercato in tutti i modi di impedire o limitare l’adattamento delle opere per mezzo dei software di sintesi vocale o per le barre braille, temendo “seri danni economici alle aziende del settore” e rischi di “smantellamento di tutto il sistema del Copyright”.
Nonostante che varie associazioni mondiali abbiano sottolineato gli straordinari benefici che il Trattato porterebbe ai ciechi queste associazioni hanno insistito per opporsi al Trattato, sia presso WIPO sia appellandosi al governo americano affinché si schierasse contro il Trattato e “chiedesse” ad altri Paesi Membri di fare altrettanto.
Questa volta gli è andata male ma torneranno sicuramente all’attacco in altre occasioni, l’ennesima conferma che per queste megacorporazioni niente è più importante della protezione dei propri interessi, contro tutto e tutti.
Fonte: http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=4732
Licenza CC: http://www.creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Net Neutrality, AT&T s’allea con Google e Verizon contro FCC
Il sempre ottimo Marco Valerio Principato alle pagine di NbTimes ci mette a conoscenza di come AT&T (una delle più grosse compagnie telefoniche americane) dimostri che la sua idea di Neutralità della Rete sia ben diversa da quella degli utenti: in una lettera inviata a Julius Genakowsky, presidente della FCC (organismo indipendente americano preposto alla regolamentazione delle telecomunicazioni) un suo dirigente, James W. Cicconi senior executive VP, fà riferimento alle posizioni di Google e Verizon che “concordano sul fatto che un’Internet aperta sia una scelta di vitale importanza se al contempo si riconosce che ai fornitori di connettività broadband deve essere lasciato spazio per gestire le loro reti nell’intento di fronteggiare questioni come la congestione del traffico, lo spam, il malware e gli attacchi di Denial of Service, così come altre eventuali minacce che dovessero presentarsi in futuro“.
E’ evidente che mentre gli utenti del Web vedono la neutralità come la possibilità di navigare su di una rete in cui tutto è ugualmente accessibile, senza ulteriori domande, per un provider la neutralità non ha senso, ogni singolo byte fatto transitare ha impatto sulla propria struttura (e sul proprio profitto) e questo è l’elemento fondamentale ed unico a cui far riferimento.
Cicconi ricorda che “una stretta osservanza di criteri non discriminatori potrebbe limitare la disponibilità di servizi creativi e innovativi che la clientela potrebbe voler acquistare” che tradotto sarebbe: se le tubazioni non sono abbastanza “larghe” da concedere il passaggio di qualsiasi cosa senza sforzo, qualsiasi provider ha tutto l’interesse a privilegiare (leggasi: a far transitare prima di altro) quei servizi configurati come aggiuntivi, a pagamento aggiuntivo. L’esempio più semplice è quello di tendere la mano destra (oltre al canone) se si desidera, per dirne una, un passaggio prioritario e indolore di un servizio come il VoIP. O, guardando più avanti, un passaggio prioritario e indolore di un servizio di TV a pagamento, magari interattiva, magari in Alta Definizione o forse entrambe.
Ecco perché la direzione giusta da prendere, accanto a quella del sostegno di una politica di neutralità della rete reale e sincera, è quella del sostegno agli investimenti sulla Rete. Se la Rete ha una capacità tale da far passare con largo disavanzo di capacità tutti i servizi di cui si può fruire, qualsiasi tecnica di “network management”, come intesa in argomento, diviene semplicemente superflua.
Se il problema di una Rete neutrale si lega a quello degli investimenti sulla rete stiamo freschi, chi li convince i nostri governanti che sono tra gli unici al mondo a non investire nella rete sopratutto in questo momento?
Fonte: http://nbtimes.it/attualita/eventi/4465/neutrality-att-sallea-con-google-e-verizon-contro-fcc.html
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/deed.it

Le leggi per la Rete

Pubblicato in Internet&Copyright, Politica&Società da yanfry il 18 Dicembre 2009

di Stefano Rodotà

L’ITALIA ha scoperto la Rete. Appena ieri era divenuta evidente per tutti la forza di Internet quando proprio da lì era partita l’iniziativa che era riuscita a portare in piazza un milione di persone per il “No B Day”.

Si materializzava così una dimensione della democrazia inedita per il nostro paese. Pochi giorni dopo quell’immagine appare rovesciata. Internet diventa il luogo che genera odio, secerne umori perversi. E questa sua nuova interpretazione travolge quella precedente: il “No B Day” è presentato come un momento d’incubazione dei virus che avrebbero reso possibile l’aggressione a Berlusconi, Internet come lo strumento in mano a chi incita alla violenza.

Conclusione: la proposta di un immediato giro di vite per controllare la Rete, secondo un abusato copione che trasforma ogni fatto drammatico non in un imperativo a riflettere più seriamente, ma in un pretesto per ridurre ogni questione politica e sociale a fatto d’ordine pubblico, limitando libertà e diritti. Per fortuna, all’interno dello stesso mondo politico è stata subito colta la pericolosità di questa impostazione. Intervenendo alla Camera dei deputati, Pier Ferdinando Casini ha detto parole sagge: “Guai a promuovere provvedimenti illiberali. Le leggi già consentono di punire le violazioni. Negli Usa Obama riceve intimidazioni continue su Internet, ma a nessuno viene in mente di censurare la Rete”. E la finiana fondazione FareFuturo evoca la “sindrome cinese”, la deliberata volontà di impedire che Internet possa rappresentare uno strumento di democrazia. Questi moniti, insieme a molti altri, sembrano aver trovato qualche ascolto, a giudicare almeno dalle dichiarazioni più prudenti del ministro Maroni.

Il tema della violenza è vero, e grave. Ma altrettanto ineludibile è la questione della democrazia. È istruttivo leggere la lista dei paesi che sottopongono a controlli Internet: tutti Stati autoritari o totalitari (con una particolare eccezione per l’India). Questo vuol forse dire che i paesi democratici sono distratti, che si sono arresi di fronte all’hate speech, al linguaggio dell’odio? O è vero il contrario, che è maturata la consapevolezza che la democrazia vive solo se rimane piena la libertà di manifestare opinioni, per quanto sgradevoli possano essere, e che già disponiamo di strumenti adeguati per intervenire quando la libertà d’espressione si fa reato nel nuovo mondo digitale? Vi è una vecchia formula che ben conoscono coloro i quali si occupano seriamente di Internet: quel che è illegale offline, è illegale anche online. Tradotto nel linguaggio corrente, questo vuol dire che Internet non è uno spazio privo di regole, un far west dove tutto è possibile, ma che ad esso si applicano le norme che regolano la libertà di espressione e che già escludono che essa possa essere considerata ammissibile quando diventa apologia di reato, istigazione a delinquere, ingiuria, minacce, diffamazione. Questo è il solo terreno dove sia costituzionalmente legittimo muoversi, e le particolarità di Internet non hanno impedito alla polizia postale e alla magistratura di intervenire per reprimere comportamenti illegali. Le conseguenze di questa impostazione sono chiare: no alla censura preventiva, comunque incompatibile con i nostri principi costituzionali; no a forme di repressione affidate ad autorità amministrative o riferite a comportamenti non qualificabili come reati; no ad accertamenti e sanzioni non affidati alla competenza dell’autorità giudiziaria.

Considerando più da vicino le peculiarità di Internet, bisogna essere ben consapevoli del fatto che le proposte di introdurre “filtri” all’accesso a determinati siti sollevano un radicale problema di democrazia. Chi stabilisce quali siano i siti “consentiti”? Qual è il confine che separa i contenuti liberamente accessibili e quelli illeciti? Il più grande spazio pubblico mai conosciuto dall’umanità rischia di essere affidato, all’arbitrio politico, che inevitabilmente attrarrebbe nell’area dei comportamenti vietati tutto quel che si configura come dissenso, pensiero minoritario, opinione non ortodossa. E la proposta di vietare l’anonimato in rete trascura il fatto che proprio l’anonimato (peraltro ostacolo non del tutto insuperabile nel caso di veri comportamenti illeciti) è la condizione che permette la manifestazione del dissenso politico. Quale oppositore di regime totalitario potrebbe condurre su Internet la sua battaglia politica, dentro o fuori del suo paese, se fosse obbligato a rivelare la propria identità, così esponendo se stesso, i suoi familiari, i suoi amici a ogni possibili rappresaglia? Non si può inneggiare al coraggio dei bloggers iraniani o cubani, e denunciare le persecuzioni che li colpiscono, e poi eliminare lo scudo che, ovunque, può essere necessario per il dissenziente politico. Anche nei paesi democratici. È di questi giorni la denuncia di associazioni americane per la tutela dei diritti civili che accusano le agenzia per la sicurezza di controllare reti sociali come Facebook e Twitter proprio per individuare chi anima iniziative di opposizione. Non è la privacy di chi è in Rete ad essere in pericolo: è la sua stessa libertà, e dunque il carattere democratico del sistema in cui vive.

Certo, i gruppi che su Facebook inneggiano a Massimo Tartaglia turbano molto. Ma bisogna conoscere le dinamiche che generano queste reazioni, certamente inaccettabili, ma rivelatrici del modo in cui si sta strutturando la società, che richiede attenzione e strategie diverse dalla scorciatoia repressiva, pericolosa e inutile. Inutile, perché la Rete è piena di risorse che consentono di aggirare questi divieti. Pericolosa, non solo perché può colpire diritti fondamentali, ma perché spinge le persone colpite dal divieto a riorganizzarsi, dando così permanenza a fenomeni che potrebbero altrimenti ridimensionarsi via via che si allontana l’occasione che li ha generati. Solo una buona cultura di Internet può offrirci gli strumenti culturali adatti per garantire alla Rete le potenzialità democratiche continuamente insidiate al suo stesso interno da nuove forme di populismo, dalla possibilità di creare luoghi chiusi, a misura proprie e dei propri simili, negandosi al confronto e alla stessa conoscenza degli altri. Più che misure repressive serve fantasia, quella che induce gruppi in tutto il mondo a chiedere un Internet Bill of Rights o che ha spinto uno studioso americano oggi collaboratore di Obama, Cass Sunstein, a proporre che i siti particolarmente influenti per dimensioni o contenuti debbano prevedere un link, una indicazione che segnali l’esistenza di siti con contenuti diversi o opposti e che permetta di collegarsi a questi immediatamente.

Fonte: http://www.partito-pirata.it/blog/le-leggi-la-rete-di-stefano-rodot%C3%A0
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Bruce Schneier risponde al CEO di Google Eric Schmidt sulla privacy

Pubblicato in Internet&Copyright, Politica&Società da yanfry il 18 Dicembre 2009

Il famoso esperto in sicurezza informatica Bruce Schneier ha risposto dal proprio blog alle parole pronunciate l’altro giorno dal CEO di Google Eric Schmidt, secondo il quale in soldoni le persone non dovrebbero commettere le azioni che non vogliono far conoscere sul web, aprendo una visione sulla privacy decisamente inquietante.

Schneier ha in realtà quotato sé stesso dal 2006 con delle parole che vale la pena tradurre:

La privacy ci protegge dagli abusi di chi detiene il potere, anche se non stiamo facendo nulla di male, al momento della sorveglianza.

Non facciamo nulla di male quando facciamo l’amore o andiamo in bagno. Non nascondiamo volutamente niente quando cerchiamo luoghi privati di riflessione o per una conversazione. Teniamo diari privati, cantiamo nella privacy della doccia, e scriviamo lettere ad amanti segreti per poi bruciarle. La privacy è un bisogno fondamentale dell’uomo.

[…]
Se osservati in tutto ciò che facciamo, siamo costantemente sotto la minaccia di correzione, giudizio, critica, persino plagio della nostra unicità. Diventiamo come figli, incatenati sotto occhi attenti, sempre timorosi che – ora o in un futuro incerto – ci lasciamo alle spalle tracce che possano essere usate contro di noi, da qualsiasi autorità che si concentri sui nostri atti una volta privati e innocenti. Perdiamo la nostra individualità, perché tutto ciò che facciamo è osservabile e registrabile.

[…]

Questa è la perdita della libertà che abbiamo di fronte, quando la nostra privacy è portata via da noi. Questa è la vita nella ex Germania dell’Est, o la vita nell’Iraq di Saddam Hussein. Ed è il nostro futuro se permettiamo a un occhio sempre invadente di accedere alle nostra vita personale e privata.

Troppi erroneamente caratterizzano il dibattito come “sicurezza contro privacy”. La vera scelta è libertà contro controllo. La tirannia, se sotto la minaccia di un attacco straniero o sotto costante controllo interno, è sempre la tirannia. La libertà richiede sicurezza senza intrusione, sicurezza più privacy. La sorveglianza diffusa della polizia è la definizione stessa di uno stato di polizia. Ed è per questo che dobbiamo reclamare privacy anche quando non abbiamo nulla da nascondere.

Parole più che condivisibili direi, sulle quali forse ogni commento è superfluo.
Via: Google Blogoscoped
Foto: Flickr
Fonte: http://www.downloadblog.it/post/11450/bruce-schneier-risponde-al-ceo-di-google-eric-schmidt-sulla-privacy
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/

Taggato con:,

Libera Rete in libero Stato!

Pubblicato in Internet&Copyright, Politica&Società da yanfry il 17 Dicembre 2009

Si è da poco conclusa la riunione del Consiglio dei Ministri nel corso della quale stando alle dichiarazioni rese nei giorni scorsi da diversi Ministri ed esponenti della maggioranza il Governo avrebbe dovuto assumere provvedimenti straordinari ed urgenti in materia di Internet e libertà di manifestazione del pensiero.

Si apprende, invece, con soddisfazione che così non è stato e che nonostante l’unanimità di vedute – non è dato sapere su quali posizioni – l’Esecutivo ha deciso di soprassedere.

Si tratta di una notizia della quale rallegrarsi.

Pressoché contestualmente, tuttavia, il Presidente del Senato, Renato Schifani ha giudicato “Facebook piu’ pericoloso dei gruppi degli anni 70″.

Come spiega bene Stefano Rodotà in un bell’articolo di questa mattina su Repubblica non è costituzionalmente tollerabile che, ora che la Rete si è ritagliata – o si avvia a ritagliarsi – il ruolo che le compete quale strumento di democrazia partecipativa, sull’onda di alcuni episodi ancorché gravi e delle conseguenti emozioni suscitate, si corra ad imbavagliarla preoccupandosi più di scongiurarne le derive negative che di promuoverne e semplificarne l’uso da parte di fasce sempre più ampie della popolazione che meritano di essere incluse nei processi politici e democratici.

E muovendo da queste premesse ed all’unico scopo di sottolineare con fermezza e pacatezza l’esigenza di una Rete libera – il che non vuol dire anarchica – che con l’Istituto per le politiche dell’innovazione e con un gruppo già nutrito di amici e colleghi di Rete, abbiamo deciso di ritrovarci il

23 dicembre 2009 alle 17.30 a Piazza del Popolo

per dar vita ad un sit-in pacifico nel corso del quale lanciare un messaggio tanto semplice quanto fondamentale per il futuro di Internet in Italia e del nostro Paese:

LIBERA RETE IN LIBERO STATO.

Il manifesto che riassume le idee ed i principi ispiratori della manifestazione è questo:

Internet è una piazza libera. Una sterminata piazza in cui milioni di persone si parlano, si confrontano e crescono. Internet è la libertà: luogo aperto del futuro, della comunicazione orizzontale, della biodiversità culturale e dell’innovazione economica.

Noi non accettiamo che gli spazi di pluralismo e di libertà in Italia siano ristretti anziché allargati.

Non lo accettiamo perché crediamo che in una società libera l’apertura agli altri e alle opinioni di tutti sia un valore assoluto.

Non lo accettiamo perché siamo disposti a pagare per questo valore assoluto anche il prezzo delle opinioni più ripugnanti.

Non lo accettiamo perché un Paese governato da un tycoon della televisione ha più bisogno degli altri del contrappeso di una Rete libera e forte.

Non lo accettiamo perché Internet è un diritto umano.

Libera Rete in libero Stato.

«Sono sempre stato uno strenuo sostenitore di Internet e dell¹assoluta mancanza di censura». (Barack Obama, discorso agli universitari cinesi, Shanghai, 16 novembre 2009)

E’ un’iniziativa che vorremmo non fosse di nessuno ed appartenesse a tutti alla Rete ed alle persone che ogni giorno la utilizzano non per istigare alla violenza o al sovvertimento delle regole di civile convivenza ma per partecipare alla gestione della cosa pubblica, confrontarsi, informarsi ed informare.

L’auspicio, pertanto, è che sia una manifestazione che non divida ma che, piuttosto, unisca nel segno della volontà di dimostrare che battersi per un uso libero e responsabile della Rete significa solo aver a cuore le sorti del futuro de nostro Paese e della nostra libertà.

Qui il link al gruppo su facebook per rimanere in contatto.

Fonte: http://www.guidoscorza.it/?p=1404

Licenza  CC: http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5/it/

Cina comincia a chiudere siti personali, Australia prepara un filtro per il Web

Pubblicato in Internet&Copyright, Politica&Società da yanfry il 16 Dicembre 2009

# L’azione viene giustificata con la paura della diffusione della pornografia.
# Ora, ai fornitori di servizi Internet è vietato ospitare siti web personali.
# L’Australia ha creato un filtro ispirato a quelli cinesi.

Le autorità cinesi hanno rafforzato la loro abituale censura di Internet con la chiusura di siti registrati a titolo personale, il giorno dopo la cancellazione di 530 pagine sulla condivisione P2P, apparentemente per frenare la pornografia su Internet.

Il nuovo regolamento è stato annunciato dal “Centro Informazioni Internet per la Cina a Internet“, che sovrintende le registrazioni dei siti web in Cina, spiegando che il provvedimento, entrato in vigore ieri, è stato eseguito per la preoccupazione del regime cinese che il materiale pornografico sia ampiamente disponibile sui siti web personali.

Ai fornitori di Internet sono vietati, ai sensi della nuova legislazione, hosting di siti web personali e solo le imprese con le licenze in vigore o le organizzazioni autorizzate dal governo cinese possono ottenere tale autorizzazione. Il regolamento si applicherà alle nuove richieste per il web personale, ma anche quelle esistenti sono in pericolo.

Molti siti web personali sono già stati cancellati nelle province di Jiangsu, Henan, Zhejiang, Jiangxi e Shanghai, e il sito web Nanjingtaobao.com è una delle vittime. “La maggior parte dei siti web in tutto il mondo sono creati da persone fisiche“, ha detto l’amministratore del sito.

Internet ha bisogno di libertà, abbiamo bisogno di condividere e di diffondere. Eliminare le pagine personali web è come uccidere un bambino in una culla” ha detto.

L’australia segue le orme cinesi
Il governo australiano ha annunciato la creazione di un “firewall” sulla rete nazionale di Internet, ispirato al modello cinese (), al fine di bloccare l’accesso a pagine di contenuto penalmente rilevante.

Saranno adottate leggi per vietare l’accesso a siti web con il tag “Negata Classificazione

Questa iniziativa ha detto ai giornalisti il ministro delle Comunicazioni Stephen Conroy sarà messa in funzione dopo aver concluso un processo di sette mesi di prova, quando il dispositivo di bloccaggio sarà completamente accurato e non ridurrà in maniera significativa la velocità sulla Rete.

Conroy ha anche detto che il governo approverà una nuova legislazione per vietare l’accesso alle pagine con il tag “Negata Classificazione”, tra cui sono incluse tutte quelle sulla pornografia minorile, violenza sessuale e abusi.

L’inclusione di una pagina digitale nella “lista nera” sarà decisa da una commissione indipendente di classificazione dopo aver esaminato i reclami da parte del pubblico, ha detto il ministro australiano.

Nel marzo di quest’anno, il Ministero delle Comunicazioni ha ammesso “alcuni” errori nella lista nera delle pagine web che il Governo di Canberra intendeva vietare, lista che è stata divulgata da un’associazione di utenti di Internet che ha individuato una serie di contenuti innocui, come tour operator e anche un dentista (oltre la metà dei siti includevano siti di poker on-line, link YouTube, siti legali gay ed etero, voci di Wikipedia, siti sull’eutanasiai, siti web di religioni marginali, ndr).
Il piano del governo ha suscitato proteste nel paese e ha portato organizzazioni come Reporters sans frontières ad mettere sotto osservazione l’Australia nella sua lista dei “Dodici nemici di Internet“.

Fonte: http://www.20minutos.es/noticia/588152/0/china/webs/personales/
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.1/es/legalcode.es

Convegno sulla pirateria alla Casa Bianca: trasparenza zero

Pubblicato in Internet&Copyright, Politica&Società da yanfry il 16 Dicembre 2009
Convegno sulla pirateria alla Casa Bianca: un insulto alla trasparenza e ai cittadini

Si è appena concluso un meeting sulla pirateria tenuto alla Casa Bianca alla presenza dei leader mondiali delle federazioni antipirateria, dell’FBI, della Homeland Security, dei Secret Service, della zarina americana del copyright, del Vice Presidente USA Biden e della stampa. I giornalisti sono stati buttati fuori quasi subito.

Il “summit” sulla pirateria appena conclusosi alla Casa Bianca si è rivelato un oltraggio alla trasparenza sbandierata dall’Amministrazione Obama e alla presunta indipendenza del governo federale dalle pressioni dell’industria. Il vicepresidente Biden, che in una nota stampa ha definito il summit come multi-stakeholder, si è guardato bene dall’invitare qualsiasi rappresentante di qualsiasi organizzazione dei cittadini o dei consumatori o di pubblico interesse.

Il vicepresidente noto per equiparare la violazione della proprietà intellettuale a “furto puro e semplice” non si è mostrato molto coerente con le dichiarate intenzioni di trasparenza dell’Amministrazione Obama, in quanto ha fatto espellere dal meeting la stampa dopo le fasi iniziali. Un comportamento in linea con quello di un’Amministrazione che ha fatto segretare ACTA per “motivi di sicurezza nazionale”.

Dopo qualche simpatica battuta iniziale (”abbiamo indetto questo summit al terzo piano, così possiamo vedere i pirati se arrivano”), e dopo la doverosa esternazione del vicepresidente che si dice offeso dai furti della proprietà intellettuale, si sono sentite dichiarazioni monotematiche: essenzialmente, il governo federale mette a disposizione più forze e più denaro all’industria del copyright.

Il Procuratore Generale Holder ha dichiarato che la task force del Dipartimento della Giustizia per l’imposizione del copyright verrà rafforzata con un ampliamento di organico. Il Segretario al Commercio Locke ha detto che gli sforzi contro le videoregistrazioni in sala sono una parte fondamentale della lotta alla pirateria: in effetti hanno arrestato una ventunenne pochi giorni orsono per aver filmato inconsapevolmente tre minuti di un film, compresi gli spot pubblicitari prima dell’inizio, durante una festa di compleanno in una sala cinematografica: 2 notti in galera e poi il procuratore si è rifiutato di procedere con le accuse.

In generale, il governo investirà ulteriori decine di milioni di dollari dei contribuenti per proteggere la proprietà intellettuale e promette un impegno maggior al servizio dell’industria (forse era per questo che era presente anche l’FBI). Sappiamo poco altro, perché, come scritto sopra, dopo queste battute iniziali i giornalisti sono stati espulsi dalla sala. I rappresentanti dell’industria non hanno rilasciato dichiarazioni alla stampa al termine del summit; non risulta che la zarina della Proprietà Intellettuale, Victoria Espinel (un incarico assegnato dal Presidente Obama a seguito dell’IPAct di un anno fa) abbia profferito parola prima dell’espulsione dei giornalisti.

Tutte le informazioni che abbiamo riportato sono state raccolte da una serie di tweet in tempo reale scritti da giornalisti presenti sul posto.

Foto dei partecipanti al summit

Foto della mappa dei partecipanti

Dan Glickman, presidente e CEO della MPAA, all’uscita
Paolo Brini

Fonte: http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=4705
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

USA favorevoli, con riserve, al trattato WIPO a favore delle persone con disabilità della vista

Pubblicato in Internet&Copyright da yanfry il 16 Dicembre 2009

Pur ribadendo la necessità di imporre un regime di copyright mondiale più forte e di nuovo supportando sistemi per la protezione dagli abusi (DRM?), gli Stati Uniti appoggiano il Trattato WIPO a favore delle eccezioni per le persone con disabilità della vista.

Nell’intervento odierno alla World International Property Organization delle Nazioni Unite, i delegati americani supportano il Trattato della World Blind Union proposto da Brasile, Ecuador e Paraguay per consentire un migliore accesso alle opere per le persone con disabilità della vista. Si tratta di un intervento significativo che ci auguriamo possa portare al superamento dell’assurda e intransigente posizione delle associazioni dei copyright holder e antipirateria, come MPAA, BSA e RIAA.

Sfortunatamente l’intervento non nasconde passaggi piuttosto ambigui, che sembrano supportare di nuovo i DRM e apertamente incitano ad un regime di copyright più duro. Nella sostanza l’intervento americano è un passo avanti rispetto alle posizioni dei talebani del copyright, ma include anche concezioni arretrate sul copyright stesso difficilmente condivisibili nell’attuale società dell’informazione.

Segue la traduzione del passaggio chiave dell’intervento.

“Gli Stati Uniti sono fieri di avere una serie di specifiche eccezioni e limitazioni nella propria legge sul copyright, compresi i casi per l’educazione, le biblioteche e le persone con disabilità alla lettura.

Naturalmente, gli Stati Uniti non sono soli nell’attenzione riservata alle persone con disabilità tramite limitazioni ed eccezioni accuratamente studiate. Come sappiamo tutti, oltre 50 paesi hanno specifiche eccezioni legislative mirate alle necessità delle persone con disabilità della vista e alla lettura. Altri paesi come l’India sono nel mezzo di decisioni ponderate in merito alle loro eccezioni nazionali.

Gli Stati Uniti riconoscono e mostrano apprezzamento per il linguaggio utilizzato nella proposta preparata dall’Associazione Mondiale Ciechi e sottoposta come proposta formale all’ultima sessione del Comitato dai nostri colleghi dal Brasile, Ecuador e Paraguay.

Quelli che lavorano con noi nel Governo americano ritengono che siamo sinceramente degli studenti di questo problema; siamo ancora nel processo di apprendimento. Ma ci impegniamo a fare i nostri compiti e a farli bene.

Detto questo, gli Stati Uniti partecipano a questo meeting con maggiore chiarezza e convinzione delle nostre vedute in merito a come la comunità internazionale del copyright dovrebbe procedere nell’affrontare le necessità delle persone con disabilità.

Primo, gli Stati Uniti ritengono che è giunto il tempo per i Membri di WIPO di lavorare verso qualche forma di consenso internazionale su limitazioni ed eccezioni al copyright necessarie e basilari per le persone con disabilità alla lettura. Il consenso internazionale potrebbe assumere diverse forme, incluse un modello di legge approvato dal SCCR, una dettagliata Raccomandazione Comune adottata dall’Assemblea Generale WIPO, e/o un accordo multilaterale. Gli Stati Uniti sono aperti a discutere ed esplorare tutte queste opzioni.

Nelle nostre consultazioni ed analisi è diventato chiaro per noi che il problema più pressante – quello ripetutamente identificato dagli esperti – è la distribuzione attraverso le frontiere di materiali di formato speciale realizzato per le persone con disabilità, se questi materiali di formato speciale vengano realizzati sotto eccezioni al copyright o specifici accordi di licenza.

Crediamo che una soluzione al problema della distribuzione interfrontaliera di materiali di formato speciale, propriamente delineati per impedire gli abusi, risolverebbero il problema principale identificato dalle comunità delle persone con disabilità.

Siamo consapevoli che alcuni nella comunità internazionale del copyright credono che un consenso internazionale su limitazioni ed eccezioni sostanziali alla legge sul copyright indebolirebbe la legge internazionale sul copyright. Gli Stati Uniti non condividono questo punto di vista. Gli Stati Uniti si impegnano sia verso eccezioni migliori nella legge sul copyright sia verso una migliore imposizione della stessa. In realtà, mentre lavoreremo con gli altri paesi per stabilire un consenso su eccezioni legittime e basilari all’interno della legge sul copyright, chiederemo agli stessi di lavorare con noi per migliorare l’imposizione del copyright. Questo è parte integrante di un sistema internazionale bilanciato sulla proprietà intellettuale”.
Paolo Brini

Fonte: http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=4699
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Taggato con:, , ,