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La Privacy non è morta può essere la migliore alternativa per il futuro

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 3 settembre 2013

La Privacy non è morta

Può benissimo essere la migliore alternativa per il futuro.

Probabilmente avete sentito la notizia: “La privacy è morta”. Questo perché “la gente non si aspetta più privacy online”, “i bravi ragazzi non ne hanno bisogno”, e dopo tutto, “questo è il modo in cui la tecnologia funziona”.

Mi permetto di dissentire.

“Nessuno si aspetta privacy online”: Sbagliato.

Quando mi iscrivo per avere un account di posta mi aspetto che i miei messaggi di posta elettronica siano privati, restino tra me e le persone con cui li scambio. Qualunque sia il contratto sociale o di business che c’è tra di noi, se è solo una questione di cortesia o un accordo di riservatezza, questo è un problema nostro, non della e-mail del mio provider. Stessa cosa quando uso la messaggistica con skype o facebook, o qualsiasi altra infrastruttura uno-a-uno.

I termini del servizio di uso possono dire quello che vogliono: La nostra aspettativa è che questo tipo di comunicazione sia privato.

“Le persone che vogliono la privacy sono quelli con qualcosa [illegale] da nascondere [e non lo meritano]”: Sbagliato.

Tutti abbiamo qualcosa da nascondere ed è nostro diritto ad avere segreti: pensieri privati. Sogni. Paure. Relazioni segrete. Piani aziendali e accordi. Problemi di salute.

Spetta a ciascuno di noi decidere quando condivideremo con il mondo, con la nostra famiglia, con i nostri partner commerciali, con gli amici a cui stiamo lasciando il nostro lavoro, che ci stiamo sposando o divorziando, che stiamo avendo un bambino, che siamo malati, o che non ci piace il nostro capo. E’ nostro diritto di rivelare solo le parti della nostra vita che vogliamo, se vogliamo, quando vogliamo. Per quelle poche eccezioni in cui siamo obbligati a divulgare informazioni su noi stessi, ci sono leggi molto specifiche.

E dato che ci siamo, se davvero credete che non avete nulla da nascondere, non esitate a darmi le vostre password come prova del principio.

“La tecnologia sta avanzando, la privacy è praticamente impossibile”. Sbagliato.

La tecnologia ha dato alle persone comuni strumenti per proteggere la propria privacy che nemmeno i governi avevano fino ad un paio di decenni fa.

Tecnicamente, è molto facile per uno sviluppatore web creare un servizio che crittografa tutte le comunicazioni tra i suoi utenti, in modo tale che nessuno possa intercettarle, nemmeno lo sviluppatore stesso, e sarebbe estremamente difficile anche per un ente governativo intercettarle e decifrarle. Renderle più facili da usare, è un argomento completamente diverso.

La verità è che la maggior parte di questi strumenti non sono facili da usare. Ma questo è solo perché l'”industria” non ha mai avuto interesse per loro, ma non dobbiamo dare tutta la colpa a loro, anche la domanda era limitata.

Ad esempio, alla gente comune piace sottolineare quanto complicato sia Pretty Good Privacy (PGP) da utilizzare. Essi tendono a dimenticare che l’industria ha perfettamente integrato la crittografia e le firme digitali dove ne aveva bisogno.

Considerate SSL: la usate tutti i giorni quando visitiamo gmail, facebook, amazon, la vostra banca e altri servizi, e funziona. Non dovete preoccuparvi di come il browser stabilisce una connessione sicura con il server, come si scambiano le chiavi di crittografia, come le firme digitali delle chiavi di crittografia vengono convalidati con i certificati digitali firmati, che tipo di algoritmi di cifratura sono utilizzati: tutte queste cose avvengono effettivamente dietro le quinte, come dovrebbero.

La privacy non è morta.

Ci aspettiamo la privacy online in molti casi, abbiamo un forte bisogno di privacy, ed è tecnicamente fattibile. Questo genere di cose non muoiono, nemmeno per legge.

Il presupposto che i fornitori di servizi abbiano pieno accesso ai dati dei loro utenti e vendano questo privilegio ad altri è l’attuale modello di business dominante per i servizi al consumatore sul web. Questo non deve essere l’unico.

Man mano si diviene maggiormente consapevoli del valore della privacy e del costo della mancanza di essa, la privacy può effettivamente essere parte dell’offerta che nuove start-up possono offrire, qualcosa che gli operatori storici non sono in grado di offrire. Sì, la chiusura di lavabit è triste e deludente, può anche portare ad un’ opportunità per start-up al di fuori degli Stati Uniti.

Se me lo chiedete, la privacy può benissimo essere la migliore alternativa per il futuro.

Dopo tutto, “privacy inclusa” suona molto meglio di “privacy non inclusa”, non è vero?

Articolo originale di Panayotis Vryonis fondatore e CEO di longaccess, un servizio di archiviazione personale digitale sicuro e di lunga durata.

Il Procuratore ipotizza che la Registration Authority sia penalmente responsabile per le infrazioni al monopolio del copyright su The Pirate Bay.

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 16 Mag 2013

Macro photo - Hard Disk Drive. Great details !

I pubblici ministeri in Svezia hanno citato in giudizio la Registration Authority per i domini con .se per uccidere il nome a dominio di The Pirate Bay. L’ Authority ha reagito pesantemente. Questo caso è importante da osservare, in quanto può avere risultati veramente agghiaccianti per il sistema dei nomi a dominio di Internet, se viene stabilito che ci sia responsabilità penale indiretta a livello di DNS.

Nessuno può dire che i pubblici ministeri stiano cercando giustizia – stanno cercando risultati. Nella querela iniziale contro IIS, la fondazione che gestisce i domini .SE, hanno insistito con una decisione faziosa – ovvero hanno chiesto al giudice di emettere un ordine di sequestro del dominio, una decisione definitiva, in questo caso, senza che l’imputato potesse parlare in sua difesa. Cosa che per la giustizia non è la norma.

Tanto per essere chiari – questo non è il tuo normale servizio per la registrazione dei domini, come GoDaddy, EuroDNS, o DomainDiscover (in Italia register.it, aruba, tiscali, etc. ). Questo è il registro del dominio, il database principale di domini. SE, gestito dalla Fondazione svedese Internet (IIS), che è il back-end tecnico per tutti quei registrar di domini che conoscete.

Questo rende le azioni del procuratore ancora più sbalorditive.

UPDATE
Per i più esperti, il registry a cui ci riferiamo è il ccTLD .SE di primo livello, gestito dalla fondazione IIS. Viene descritto come Registro radice della Svezia, ma definendolo un “registro radice” non sarebbe appropriato nella più pura delle definizoni tecniche, dove si sarebbe chiamato invece “un ccTLD di primo livello”.

L’IIS racconta la sua versione dei fatti, dicendo che ;

Agli occhi del pubblico ministero, la funzione del registro dei nomi a dominio .SE è diventata in qualche forma complice delle attività criminali, una prospettiva che è unica in Europa per quanto ne so. Non ci sono casi precedenti di Stati che citano in giudizio una registration authority per favoreggiamento di attività criminali o per violazione delle leggi sul copyright. In ogni caso, la Svezia si sforza di essere la migliore e la prima per quanto riguarda Internet, anche se l’elenco dei casi del paese a questo proposito è abbastanza discutibile.

E vogliono anche che sia fatto in fretta. Poco prima della festa dell’Ascensione, abbiamo ricevuto la petizione con due settimane di tempo per rispondere. Il tempo per rispondere è stato ora prorogato fino all’inizio di giugno. Il pubblico ministero ritiene che la questione sia così pressante che il giudice distrettuale dovrebbe essere in grado di prendere una decisione su queste questioni senza deliberazioni.

L’IIS non sta facendo niente di tutto ciò, ovviamente, e stanno contrastando questa richiesta. Questo fa arrabbiare ancora di più il pubblico ministero, che è ha rilasciato dichiarazioni che sono state riportate dai giornali tipo:

“Ingblad [il Pubblico Ministero] afferma anche che la fondazione si rende colpevole di favoreggiamento assistendo le violazioni penali sul monopolio copyright nel non de-registrare piratebay.se.

“Nessuna accusa è stata depositata”, dice Ingblad, “ma oggettivamente, stanno spendendo soldi per mantenere un nome a dominio per un’attività che sanno essere criminale.”

Questo porta la responsabilità indiretta, per non parlare della responsabilità penale indiretta, ad un livello completamente nuovo.

(Fredrik Ingblad è uno dei due procuratori svedesi che si dedicano a perseguitare i condivisori della cultura e della conoscenza, che è essa stessa una discutibile priorità delle risorse giudiziarie, visto come la fiducia nel sistema giudiziario svedese sia crollata).

Anche il semplice accenno che ci sia responsabilità indiretta penale a livello di registro radice del DNS per tutto ciò che accade sul web è a dir poco catastrofico per l’infrastruttura di Internet e lo sviluppo economico futuro.

Se viene stabilita responsabilità indiretta a livello di DNS, per non parlare di responsabilità indiretta penale, prevedo che la comunità di Internet lascerà perdere il DNS quale protocollo fondamentale come cattiva abitudine, per sostituirlo con qualcosa di diverso che sia resistente alle azioni legali e ai pubblici ministeri.
Questo non sarebbe un caso senza precedenti, anche per uno standard di base, ma è accaduto molte volte in passato, quando la tecnologia ha dimostrato di essere vulnerabile ad azioni legali, come ad esempio quando il protocollo Gopher maturo e onnipresente è stato abbandonato in favore del nuovo e non testato HTML appena sono emerse ipotesi che fossero necessarie licenze per Gopher, quando PNG è stato sviluppato come sostituto quando il formato GIF improvvisamente ha subito delle querele, e forse più pertinente, quando il protocollo BitTorrent sostituito il vulnerabile Napster.

Il commento di IIS finisce con una nota piuttosto rilevante:

“Questo sarà un processo costoso e, anche se i nostri avvocati lo troveranno un caso interessante, si tratta di fondi che avremmo preferito spendere per i nostri investimenti nelle scuole o contro il digital divide”.

Vedi anche il post della Reg Autority Svedese su questo caso, e quello di TorrentFreak.

Traduzione a cura di Mauro Pirata del Partito Pirata Italiano

Il turbine di idee per trasformare Trieste in una Cloud City

Posted in Informazioni Nazionali, Politica&Società by yanfry on 4 settembre 2012

Vi è mai capitato di riprogettare in una settimana il sistema di comunicazione urbana di un’intera città coordinando un gruppo di 15 futuri designer e architetti? Una città, fra l’altro, che avreste sempre voluto visitare ma dove la vita non vi aveva ancora portato? A noi sì, circa un mese fa. La città in questione è Trieste  e l’occasione è stata offerta da Insegna Trieste, un workshop intensivo promosso da ISIA Firenze in collaborazione con l’Amministrazione Comunale che ha coinvolto cinque atenei: l’ISIA di Firenze e di Urbino (design), lo IUAV di Venezia e l’Università di Trieste (architettura), l’Università di Nova Gorica (new media art). Per chi fosse interessato ad aggiornamenti in tempo reale, è attiva una pagina Facebook.

Il progetto ha preso da subito una piega interessante, trasformandosi in uno scenario di near future sulle smart city dove gli open data si mischiano con le reti wireless e le tecnologie ubique. Una città tanto più smart quanto più è capace di farsi piattaforma di espressione, relazione e comunicazione oltre che opportunità per la pluralità di soggetti che la popolano, la attraversano e la usano. In una parola: un nuovo ecosistema digitale urbano in cui agire e interagire, contribuire e condividere, produrre conoscenza e remixarla, fruire di informazioni e servizi, e crearne di nuovi. Il tutto accessibile sia dallo spazio fisico della città, sia da ogni angolo del pianeta, attraverso la rete.

1. La Città Piattaforma: teoria e pratica per una Human Centered Smart City

Lo scenario proposto è quello della Human Centered Smart City, in cui la città diventa un luogo sensibile, attivo, polifonico, libero, resiliente, ricombinante, emergente. La sua intelligenza si basa prima di tutto sulle persone, sulle relazioni e le interazioni. Prendendo spunto dalle architetture delle tecnologie Internet, si può infatti immaginare che una città si trasformi in una vera e propria piattaforma aperta, su cui costruire l’Ecosistema Digitale Pubblico. Qui la città diventa un sistema aperto e accessibile grazie ad infrastrutture tecnologiche quali il cloud cittadino, le reti WiFi emeshed, i network di sensori capaci di registrare i dati ambientali in tempo reale, la mobilità, la comunicazione, l’uso dell’energia, le forme di espressione, informazione e comunicazione digitale a disposizione di persone e organizzazioni.

Nel progettare un sistema di comunicazione urbana per la città, ci siamo ben presto resi conto che sarebbe stato impossibile affrontare questo compito in maniera significativa senza assumere un approccio olistico, orientato all’innovazione radicale e sistemica. È così che abbiamo affrontato il nostro compito servendoci di uno strumento complesso: l’Ecosistema Digitale (DE, Digital Ecosystem). Nel DE, la Città Piattaforma prende corpo, realizzando un ambiente umano e tecnologico capace di aprirsi alla società civile per consentire di esprimere desideri, aspettative, visioni, opportunità, disponibilità, necessità e capacità. Il tutto cercando collaborazione, aggregazione, iniziativa, sostegno, scambio.

 Un framework per l’espressione, l’informazione e la comunicazione, in cui sono disponibili strumenti per creare contenuti e per ascoltare la vita digitale pubblica.

Il DE è come un social network di nuova generazione, capace di uscire fuori dallo schermo e collegare tanto i profili dei cittadini quanto tutte le cose che ci sono e avvengono in città. Di conseguenza, il DE permette alle persone di esprimersi (“ecco quello che mi piace fare a Trieste”), di coordinarsi (“chi vuole organizzare questa cosa con me in città?”), di fare business (“facciamo filiera su questo processo!”) e, più in generale, di trasformare saperi, capacità, opportunità e progetti in risorse disponibili per l’intero ecosistema.

Così, strumenti come Facebook escono dallo schermo del computer grazie alle tecnologie ubique e al Web 3.0 e si trasformano  in sistemi umani che appartiengono alla città e ai suoi cittadini: interconnettono persone, cose, aziende e istituzioni per creare benessere ed opportunità. Infine, c’è anche la trasparenza: nel nuovo ecosistema cittadino le informazioni sono distribuite sotto forma di open data, offerti in formati standard e accessibili che diventano una risorsa pubblica, un nuovo “commons digitale” a disposizione di tutti.

Ecco come si esprime Fabio Omero – assessore allo Sviluppo economico e Fondi comunitari, Turismo, Aziende partecipate e controllate del Comune di Trieste e promotore del progetto con Elena Marchigiani, assessore alla Pianificazione Urbana, Mobilità e Traffico, Edilizia Privata, Politiche per la casa, Progetti Complessi – secondo il quale la Città Piattaforma è anche un modo per rispondere alla crisi:

Mi ha colpito che a distanza di pochi mesi ci siamo imbattuti in due mondi apparentemente tra loro distanti, ma che alla fine hanno parlato lo stesso linguaggio. Mi riferisco al dottor Mauro Bonaretti, direttore generale del Comune di Reggio Emilia, che in un seminario organizzato dal nostro Comune ha proposto il concetto di rete tra pubblico, impresa, lavoratori e terzo settore per affrontare in questa situazione di crisi il governo dell’economia, della società e del territorio con un’idea sistemica e integrata della città. E mi riferisco al workshop dell’ISIA di Firenze e all’idea di Città Piattaforma emersa dai lavori: una città dove non solo le istituzioni, i grandi operatori e le piccole associazioni, ma gli stessi cittadini – nati, immigrati o solo in transito – mettono in rete i propri saperi, scambiano informazioni, rendono leggibile la città e in definitiva comunicano. Che poi queste reti intelligenti stiano dentro all’idea di smart city a cui il Comune – con grave ritardo – sta lavorando, è solo un’altra coincidenza. Ma essendo la terza, non è più un caso, non è nemmeno più un indizio: è ormai una prova“.

2. Il workshop

Per entrare nel vivo del progetto, è interessante seguire lo sviluppo del workshop, che Stefano Maria Bettega, Direttore di ISIA Firenze, riassume così:

L’esperienza triestina rappresenta una sperimentazione esemplare per molti aspetti. Didatticamente efficace: ibrida i saperi svincolandoli da una logica strettamente disciplinare; mette a confronto studenti provenienti da diverse strutture; obbliga alla finalizzazione del lavoro con il decisivo contributo di una committenza (l’amministrazione comunale di Trieste) che mai come in questo caso ha svolto ruolo di stimolo e indirizzo rispetto al rispetto del mandato progettuale. Le necessità della PA nel settore del design non sono ancora riconosciute in modo strutturato se non recentemente con il fenomeno open data. È merito degli amministratori triestini quindi l’aver intercettato un bisogno reale e intrapreso una strada innovativa che sono certo possa portare alla realizzazione di economie e all’ottenimento di risultati di qualità, in un processo di ricerca e produzione che coinvolge in maniera attiva la componente accademica”.

Simone Paternich, docente ISIA e responsabile della collaborazione della città di Trieste con ISIA Firenze, sorride ricordando la genesi del nome:Quando ad Aprile abbiamo incontrato gli assessori Omero e Marchigiani ci hanno illustrato la necessità del Comune di riprogettare la cartellonistica della città (le insegne), ma allo stesso tempo di evolvere l’idea stessa di insegna aprendola all’allestimento/arredamento urbano e alle tecnologie digitali. Da qui, nel titolo, l’abbinamento di “Insegna” (insegna come cartello e insegna come insegnare) al nome della città: Insegna Trieste“.

Il workshop, strutturato in 7 densi giorni, inizia con una una serie di incontri in cui sono invitati a parlare esponenti dell’amministrazione comunale e regionale, dell’Agenzia Turismo Friuli Venezia Giulia, del Consorzio Promo Trieste, del Gruppo Eurotech Spa e di progettualità cittadine di matrice associazionistica. Discussioni su temi come turismo, caratterizzazione e identità della città di Trieste, strategie di comunicazione, approcci e sistemi tecnologici hanno offerto elementi rilevanti per la comprensione della città, aiutandoci a chiarire le esigenze progettuali e il contesto locale.

Trieste è stata dipinta come una città priva di centro, una città dove non esiste un attrattore unico capace di fungere da driver per il turismo e lo sviluppo, ma una molteplicità di centri. Una città il cui valore sta principalmente nella qualità della vita (benessere diffuso), nell’attività di centinaia di associazioni culturali e gruppi di cittadini, nelle spiagge, nei castelli, nella diversità culturale, nel patrimonio ambientale ed enogastronomico. Sviluppare la capacità di passare nei prossimi anni da “un turismo” a “tanti turismi” è presentata come altamente strategica. Tutto ciò coinvolge operatori di grandi dimensioni ma anche centinaia di piccole nicchie diverse impegnate a creare esperienze per turisti non convenzionali, appassionati di sport, cucina, fantascienza o qualsiasi altro segmento sia possibile immaginare.

L’associazione Manifetso2020 – con Marco Svara e Marco Barbariol insieme all’architetto Claudio Farina – ci ha accompagnato in un peculiare tour cittadino in cui abbiamo avuto l’occasione di attraversare Trieste e i suoi paradossi, coma hano sottolineato gli organizzatori. Enormi da opportunità per realizzare progetti come l’ex-opp (l’ex Ospedale Psichiatrico di S. Giovanni) e il complesso del Vecchio Porto (qui un articolo del Corriere per i cuiriosi), fino alla possibilità di incontrare operatori della cultura e dell’intrattenimento ed esponenti dell’architettura e della progettazione. Non limitandosi a luoghi e monumenti, la concezione del tour ci ha consentito di accedere ad una visione etnografica della città, con l’osservazione sul campo dei modi e dei ritmi della vita quotidiana triestina. Dall’andare al mare al Pedocin o sui marciapiedi affollati di Barcola, allo spritz, alle innumerevoli community e gruppi che riempiono la città. A tour concluso siamo pieni di stimoli e informazioni e si entra nel vivo del workshop.

3. La progettazione

Per la progettazione abbiamo scelto un approccio basato sulle metodologie di co-creazione e abbiamo usato una sequenza di esperienze costruttiviste, seguite da sessioni di progetto, disegno e sviluppo collaborativo. Il primo passo è consistito nella definizione dell’obiettivo: un sistema di leggibilità e navigazione dello spazio urbano. Il progetto è cominciato, quindi, dall’immaginare come fosse fatta l’architettura dell’informazione di una città come Trieste. Di quali informazioni hanno bisogno le persone quando sono lontane dalla città? Quali mentre viaggiano per arrivare a Trieste? E quando giungono in città? Di quali informazioni necessitano quando vi si fermano per un minuto, un’ora, un giorno, un mese, un anno o per tutta la vita, seguendo le traiettorie del turismo, del lavoro, della famiglia, del desiderio, delle emozioni, delle passioni, o della scienza?

Come ci si orienta in città dal centro di una candida piazza, da dentro un parco, dalle mura di un castello, dal marciapiede del porto o da una larga strada che attraversa edifici di archeologia industriale abbandonati? Come è fatto un sistema di navigazione della città, capace di rendere leggibili, visibili e accessibili e interattive queste tipologie di informazione e le loro declinazioni? Per capirlo abbiamo applicato le metodologie dell’Architettura dell’Informazione (AdI) nella progettazione della nostra Human Centered Smart City: la Città Piattaforma.

Lavorando sull’AdI ci siamo confrontati innanzitutto con la necessitè di descrivere una “città semantica” in cui ogni elemento fosse collegato agli altri attraverso legami di significato. In maniera simile a come si fa progettando un sito web, ci si è domandati come poter realizzare un sistema di navigazione semantica per la città, articolato su tre livelli:

  • globale – navigare la città secondo i grandi temi, quali i servizi, la cultura, l’ambiente, la storia, il divertimento;
  • locale – scelto un tema: cosa offre la città a riguardo?
  • contestuale – “ok, sono qui: cos’altro c’è?”, per trovare servizi correlati, cose compatibili o simili, o anche solo vicine.

Questa strategia determina una visione innovativa della città, in cui le informazioni digitali e fisiche si incontrano in uno spazio pubblico nuovo, pensato per visualizzarle attraverso una molteplicità di media, strumenti e modalità differenti. Ad esempio, combinando i segni grafici classici (ad esempio, la cartellonistica) con le tecnologie che si insinuano nel tessuto urbano in modi diretti (ad esempio, attraverso l’uso di app persmartphone, chioschi digitali, QRCode, RFID e così via) e in altri più inaspettati quali le esperienze di interazione naturale e gestuale.

4. Risultati: il prodotto

L’ultima parte del workshop è stata, infatti, dedicata alla progettazione di alcuni concept che rappresentassero la visione globale del progetto. Il risultato non poteva che avere una forma Ecosistemica. Già dalla definizione del target è emersa la metafora della “Città della Coda Lunga”. Le caratteristiche stesse della città, assieme all’idea del passaggio “dal turismo ai turismi”, ci hanno portato a configurare il nostro target come la somma delle infinite nicchie, grandi e piccole, che generano la domanda e l’offerta di mercato, proprio come teorizzato a suo da Anderson nel suo noto articolo “The Long Tail”.

Trieste come “Amazon”, dunque: una piattaforma in cui operatori di ogni dimensione possano trovare uno spazio di esistenza e azione. Tutto ciò è abilitato dall’esistenza dell’Ecosistema Digitale (DE) che, come detto in precedenza, è stato immaginato come un social network pubblico di nuova generazione che esca dallo schermo del computer, capace di interconnettere persone, organizzazioni, luoghi e processi della città.

Accedendo alla piattaforma gli operatori possono pubblicare tutte le proprie iniziative all’interno dell’ecosistema: ogni elemento pubblicato – tra alberghi, eventi, ristoranti e quant’altro – viene corredato da un insieme di informazioni e metadati, che consentono di classificarlo nello schema dell’Architettura dell’Informazione della città. Gli operatori, inoltre, possono indicare le relazioni che intercorrono tra i vari elementi, contribuendo alla formazione della Città Semantica. All’altro capo del diagramma, le persone (tra cittadini, residenti e turisti) possono beneficiare di diverse modalità per navigare la città, inclusa una modalità casuale per perdersi in maniera intelligente nella città. Avete presente Stumbleupon? Pensatelo applicato ad una intera città che, se volete, potete navigare randomicamente.

Nel corso dell’esperienza in città, le persone possono di nuovo partecipare all’arricchimento dell’ecosistema, pubblicando valutazioni, feedback, emozioni o altri contenuti quali video e immagini. L’ecosistema fornisce infine agli operatori (ad esempio il Comune) anche una modalità di fruizione dashboard, tramite cui osservare la vita della città e modulare i parametri di comunicazione e interazione, al fine di ottimizzare le esperienze e coinvolgimento dei cittadini. Una volta definito ilframework generale, abbiamo progettato diversi modi in cui l’ecosistema si manifestasse nello spazio fisico della città.

Siamo partiti dalla segnaletica urbana, capace di offrire alla vista una rappresentazione chiara del sistema di navigazione cittadina. I segni grafici utilizzati, inoltre, sono usabili attraverso smartphone. Sono, infatti, dei QRCode e deimarker per accedere alle informazioni digitali in tempo reale associate a luoghi ed eventi all’interno dell’ecosistema. Abbiamo poi immaginato diversi tipi di esperienze interattive. Alcune, come il grande schermo urbano mobile che permette di interagire con l’ecosistema digitale, sono da considerarsi dei landmark mobili della città. Uniscono alla suggestione visionaria la possibilità di attivare interessanti dinamiche di spostamento e diffusione dei centri di interesse della città, così da creare dinamiche di sviluppo diffuso (pensate ad un “Colosseo mobile” che l’amministrazione può spostare da una zona all’altra della città).

Altre, realizzano funzioni più espressamente dedicate alla pubblica utilità, fornendo esperienze interattive che consentano di utilizzare le informazioni in tempo reale in maniera accessibile ed usabile. E, infine, gli Experience Spot: questi dispositivi a basso costo sono disseminati per la città e permettono di realizzare micro-esperienze sensoriali capaci di ospitare informazioni utili tanto quanto piccoli segreti, sorprese e giochi. Distribuendo i piccoli supporti fisici degli Experience Spot e mettendoli in rete, la Città Piattaforma consente di ricombinare relazioni sociali e di creare reti distribuite in modo diffuso sul territorio triestino. Tutti i supporti sono collegati tra loro e hanno la possibilità di scambiare e pubblicare informazioni in tempo reale, generando una nuvola di dati che si estende su tutta la città.

Inoltre, un apposito kit consente alle persone di progettare nuove micro-esperienze, e di distribuirle sul territorio, anche organizzando innovativi modelli di business. Ma non solo: l’uso dei kit è insegnato a scuola: giocando da piccoli, e fino all’università, si impara ad usare la città, i suoi dati, le sue informazioni e l’intelligenza espressa dalla sua popolazione per inventare, costruire, visualizzare, remixare, attivare coordinare luoghi, risorse, visioni, desideri, emozioni ed aspettative. Il cerchio si chiude con la presenza di un “logo generativo”, a ripensare radicalmente il concetto di  identità visiva della città. Ad ogni elemento pubblicato nell’ecosistema viene associato in maniera automatica un segno, un marker univoco che permette sia di identificare l’elemento (due differenti elementi avranno marker differenti), sia di utilizzarlo per accedere in realtà aumentata alle informazioni digitali associate all’elemento e aggiornate in tempo reale.

Il marker è un segno grafico generativo che codifica in maniera visuale le principali informazioni dell’elemento pubblicato: il titolo, la location, la dimensione temporale e la sua caratterizzazione all’interno della architettura dell’informazione della Città. Un logo, ogni volta differente e unico, emerge dalla vita dell’ecosistema diventando una nuova risorsa per i suoi attori.

Ciò significa che, ad esempio, un operatore  può usarlo come certificazione (essere parte dell’ecosistema digitale di Trieste) e in altri modi interessanti. Pensiamo ad un evento: il marker-logo è fatto per essere facilmente riconoscibile da una app e viene stampato sul materiale informativo (poster, locendine etc). Inquadramdolo con lo smartphone, si accederà alle informazioni aggiornate in tempo reale in base al cloud cittadino e alle conversazioni sui social network che parlano di quell’elemento dell’ecosistema (che siano recensioni su Trip Advisor, conversazioni su Facebook e Twitter o immagini su Instagram). Il tutto previsto a livello di piattaforma cittadina.

5. Perchè questa esperienza è importante

Dall’analisi e dal racconto di questo progetto emergono una serie di riflessioni estremamente innovative riguardo modi di concepire, vivere, utilizzare una città. Queste mettono in luce alcuni elementi rilevanti nella definizione smart city, qui presentata nell’accezione di “human centered smart city”:

  • l’idea di Ecosistema Digitale come nuova infrastruttura pubblica cittadina: un ambiente umano e tecnologico accessibile in maniera ubiqua, che diventa unframework di espressione e di ascolto alla base della vita e dei processi della città;
  • l’idea di Città Piattaforma in cui non solo è possibile accedere ed utilizzare informazioni e servizi, ma soprattutto attivare i cittadini e gli operatori al fine di crearne e realizzarne di propri, sia direttamente che attraverso remix/ricombinazione di informazioni, servizi, competenze ed opportunità presenti nella città;
  • la Città-Cloud che, al pari di un sistema come Amazon, consente a operatori grandi, piccoli o piccolissimi di utilizzare e coordinare l’ecosistema per creare impresa, cultura, emozione, poesia, politica, divertimento. Non un centro singolo, ma le molteplicità potenzialmente infinite che riescono ad esprimersi attraverso la Città Piattaforma;
  • la città Open Source, nel senso che l’amministrazione rilascia le API (Application Programming Interfaces) cittadine e un vero e proprio kit per lo sviluppo software(SDK), offerto ai cittadini come strumento per la libera creazione di applicazioni, esperienze, operazioni creative ed artistiche, di servizi, culture, coordinamenti, filiere nuove e inaspettate. Un elemento talmente importante da essere intgrato nell’intero ciclo di vita scolastico, proprio come si impara a leggere, a scrivere e a far di conto.

E sull’immagine di una classe di bambini intenta a smontare e rimontare il nuovo SDK cittadino insieme ai propri maestri, vi lasciamo con una frase di William Mitchell, nel suo bellissimo “The City of Bits”.

Le strutture civiche e le disposizioni spaziali che emergono nell’era digitale modificheranno in profondità la nostra possibilità di accedere ad opportunità economiche e ai servizi pubblici, le tipologie e il contenuto del discorso pubblico, le forme dell’attività culturale, l’esercizio del potere, e le esperienze che danno forma e tessuto al nostro quotidiano”.

Roma, 31 agosto 2012
ORIANA PERSICO E SALVATORE IACONESI

Fonte: http://www.chefuturo.it/2012/08/il-turbine-di-idee-per-trasformare-trieste-in-una-cloud-city/

Licenza: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/

Oilproject presenta il nuovo palinsesto di free, e-learning – Lezioni gratuite on-line sui temi di Rete e Innovazione

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 29 aprile 2010

Ieri (28/04/2010) OILPROJECT ha presentato in diretta il suo nuovo palinsesto organizzato in collaborazione con Nova24-IlSole24Ore e Liquida.it (qui di seguito il video di presentazione ed il comunicato stampa):

Comunciato Stampa http://www.oilproject.org/press/oilproject29042010.pdf

OILPROJECT è una scuola virtuale di free e-lerning – gratuita ed aperta a tutti – in cui si discute di attualità, Internet e Innovazione. Le lezioni avvengono vocalmente e sono tenute da volontari che condividono le loro conoscenze con gli altri utenti (I partecipanti a loro volta possono fare domande e interagire tra loro e con il docente via Chat in diretta), senza alcun fine al di fuori di quello della divulgazione libera dell’informazione.

INTERNET PER IL PROGRESSO
Racconti di chi – grazie alla Rete – rivoluziona il modo di fare cultura e informazione, di approcciarsi alla ricerca e di combattere la criminalità.
In Italia è sport nazionale pensare a Internet solamente come mezzo di libertà e luogo di espressione anarchica ma, per riuscire a smuovere la classe politica e sconfiggere il digital divide culturale dell’opinione pubblica bisogna spiegare come Internet sia prima di tutto un volano per la produttività economica. Il benessere di domani passa da lì. Progresso, appunto.

Qui sotto il calendario – Be Free To Learn! – Vi aspettiamo già domenica sera in classe.

CALENDARIO

Domenica 2 maggio, ore 21
“Metodi d’indagine: come Internet viene usato per combattere frodi e criminalità”
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Con Umberto Rapetto, Comandante del Nucleo Speciale Frodi Telematiche della Guardia di Finanza

Lunedì 3 maggio, ore 21
”FunkyEconomy: ecco perché con più Internet staremmo tutti meglio”
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Con Marco Zamperini, CTO di Valueteam meglio conosciuto in Rete come ”prestigioso FunkyProfessor”

Martedì 4 maggio, ore 21
Stefano Quintarelli incontra Luca Barbareschi – Il centrodestra e ”Internet per il progresso”
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Luca Barbareschi è deputato PDL alla Camera -Stefano Quintarelli è uno dei pionieri del Web italiano. È stato presidente dell’Associazione Italiana Internet Provider e fondatore di I.Net

Giovedì 6 maggio, ore 21
”Come Internet capovolge la satira. La storia di Spinoza.it”
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Con Stefano Andreoli, curatore di Spinoza.it

Venerdì 7 maggio, ore 21
”Divulgazione: come con Internet l’informazione economica diventa indipendente”
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Con Michele Boldrin, Chair al Dipartimento di Economia della Washington University e blogger di NoiseFromAmerika

Lunedì 10 maggio, ore 21
Luca De Biase incontra Giuseppe Genna -”Narrazione e attenzione ai tempi frenetici di Internet. Ovvero come il racconto sopravvive allo zapping del Web”
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Giuseppe Genna è scrittore. Gli ultimi suoi romanzi sono Assalto a un tempo devastato e vile (3.0), Italia De Profundis, Hitler e Dies Irae. Collabora con Siris Media -Luca De Biase è responsabile di Nova24, il settimanale di scienza e innovazione del Sole24Ore

Mercoledì 12 maggio, ore 21
”Come l’imprenditoria hi-tech può aiutare l’Italia”
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Con Paolo Ainio, responsabile del gruppo Banzai e co-fondatore di Virgilio

Giovedì 13 maggio, ore 21
Stefano Quintarelli incontra Paolo Gentiloni -Il centrosinistra e ”Internet per il progresso”
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Paolo Gentiloni, ex ministro delle Comunicazioni, è deputato del Partito Democratico alla Camera

Venerdì 14 maggio, ore 21
”La cucina incontra la fotografia sul Web. La storia de Il cavoletto di Bruxelles”
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Con Sigrid Verbert, food blogger e fotografa. Con il suo Il cavoletto di Bruxelles ha raggiunto il grande pubblico

Lunedì 17 maggio, ore 21
”Criminalità e mafie: il ruolo di Internet nello scambio delle informazioni”
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Con Antonella Beccaria, scrittrice e blogger. ”E rimasero impuniti” e ”Attentato imminente” sono i suoi ultimi libri

Martedì 18 maggio, ore 21
”Ricerca distribuita: come il lavoro degli scienziati cambia con il Web”
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Con Luca Trevisan, docente di Computer Science negli States nelle università di Stanford e Berkeley

Mercoledì 19 maggio, ore 21
”Community: come i microfinanziamenti rivoluzionano il credito, il banking e il giornalismo indipendente’
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Con Luca Dello Iacovo, giornalista del Sole24Ore

Giovedì 20 maggio, ore 18
”In diretta da Pechino. Internet in Cina: satira e lotta alla corruzione politica”
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Con Gianluigi Negro, sinologo e collaboratore di alcune testate di settore (Nòva 24, Wired.it, AgiChina 24, Radio 24, Rai News 24) e Ivan Franceschini, giornalista freelance e blogger. Ha pubblicato il libro Cronache dalle fornaci cinesi e, con Renzo Cavalieri, ha curato il volume Germogli di società civile in Cina

Venerdì 21 maggio, ore 21
”La lotta alle mafie ai tempi di Internet”
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Con Cosimo Marasciulo di Associazione Libera

Mercoledì 26 maggio, ore 21
”Zooppa, ovvero come Internet si reinventa la pubblicità”
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Con Luca Messaggi, responsabile di Zooppa Europa

Giovedì 3 giugno, ore 21
”Nella mente dell’hacker: da Wargames all’Underground Economy”
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Con Raoul Chiesa. Fondatore della Security Advisory Company @ Mediaservice.net, è uno dei più famosi hacker italiani

Lunedì 14 giugno, ore 21
Marco De Rossi incontra Ignazio Marino -”Internet e ricerca scientifica: cosa farà la politica di domani”
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Ignazio Marino, medico e chirurgo, è senatore del Partito Democratico.
Marco De Rossi, responsabile di Oilproject, è country manager italiano di Tripwolf.

Vi preghiamo di diffondere la notizia: se Oilproject è cresciuto, non per altro, è merito proprio del passaparola della comunità.

Fonte: http://www.oilproject.org/
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/
Byez.

Celebrare le donne e l’uso della tecnologia per promuovere la trasparenza

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 1 aprile 2010

tradotto da Elena Intra · vai all’articolo originale

Ispirati dal post di Ellen Miller sul blog Sunlight Foundation [in], che, in occasione della Giornata dedicata ad Ada Lovelace [in] (il 24 marzo scorso), rilancia il lavoro delle donne che utilizzano la tecnologia [in] per promuovere la trasparenza negli Stati Uniti, abbiamo deciso di aggiungere alla lista altre donne da varie parti del mondo coinvolte nell’uso della tecnologia per rendere i governi più trasparenti e responsabili. I seguenti profili sono stati scritti e ricercati da Renata Avila [in/sp], responsabile di Creative Commons Guatemala [sp], direttrice di Primer Palabra [sp], e nostra ricercatrice per la lingua spagnola dell’America Latina su Technology for Transparency Network [in].

In Messico, Irma Eréndida Sandoval dirige un laboratorio [sp] che si occupa di documentare la corruzione e ricercare le migliori politiche di trasparenza. Il “Laboratorio de Documentación y Análisis de la Corrupción y la Transparencia” presso l’UNAM, l’Università Nazionale Autonoma del Messico, è una delle istituzioni più prestigiose in America Latina.

In Islanda, la parlamentare Birgitta Jónsdóttir [in] sta promuovendo la Icelandic Modern Media Initiative [in], una proposta per creare un luogo sicuro per il giornalismo investigativo in Islanda per migliorare la libertà di espressione e la trasparenza in tutto il mondo proteggendo i gruppi “watchdog” e gli informatori dalla censura e dalla diffamazione [in].

Non solo è importante approvare delle buone leggi che promuovano la trasparenza e l’apertura, ma lo è anche proteggere le nazioni libere dal diventare meno trasparenti. Un’attivista dalla Germania, Franziska Heine, ha avviato la petizione online di maggior successo della storia tedesca, finalizzata a impedire una legge che darebbe alla polizia tedesca il diritto di creare e mantenere liste contenenti siti sogggetti al blocco da parte dei provider tedeschi. La petizione è stata firmata da oltre 134.000 persone. Franziska fa parte del movimento anti-censura ed è impegnata in molte attività ed organizzazioni che lottano contro la sorveglianza, l’indiscriminata diffusione di dati personali, la censura e altre minacce ai diritti civili.

Ma non basta avere buone leggi e cittadini proattivi; gli strumenti sono importanti anche per permettere alle donne in tutto il mondo di entrare in azione e promuovere la trasparenza. È quanto sta facendo Margarita Padilla, un ingegnere informatico ed ex direttrice della rivista Mundo Linux [sp] sta facendo la differenza. Crea e mantiene sistemi informatici con un approccio sociale e  promuove la trasparenza con il suo sito Sin Dominio [sp].

Mercedes de Freitas, dal Venezuela, è Direttore esecutivo di Transparencia Venezuela [sp], la versione locale di Transparency International ed è un ex membro di Ashoka Changemaker [in], ed è impegnata nel promuovere la partecipazione civica per aumentare la responsabilità governativa.

Ci sono sicuramente molti esempi di donne nel mondo che stanno utilizzando la tecnologia per combattere la corruzione, migliorare il funzionamento delle istituzioni e creare una politica migliore per aiutare i cittadini e responsabilizzare i funzionari pubblici. Come ha sottolineato un recente articolo di Alexandra Starr [in], sia il campo della tecnologia che quello politico hanno a lungo escluso le donne dal parteciparvi nonostante i loro notevoli precedenti nel considerare sia la tecnologia che la politica con maggior realismo e tatto delle loro controparti maschili.

Le aziende di software e le strutture parlamentari del mondo sono per lo più ancora dominate dagli uomini, ma ciò sta cambiando velocemente grazie alla nuova generazione di donne esperte di tecnologia, attiviste e coinvolte nella politica. Sarei negligente se non sottolineassi il lavoro delle nostre ricercatrici e critiche che, bisogna dirlo, hanno dimostrato di essere i membri del nostro team di Technology for Transparency Network [in] che lavorano più duramente.

Renata Avila, che ha redatto i profili di tutte queste donne, è avvocato e attivista per i diritti umani, capo nazionale di Creative Commons Guatemala [sp], e direttrice di Primer Palabra [sp]. Ha lavorato con la Fondazione Rigoberta Menchu Tum [in], l’Università di Harvard, Public Voice [in], e Women in International Security. Il suo account su Twitter: @avilarenata.

Sopheap Chak [in] è una laureanda in un corso di studi per la pace all’Università Internazionale del Giappone. Nel frattempo, sta anche dirigendo il Cambodian Youth Network for Change [in], che mobilita giovani attivisti in tutto il Paese. In precedenza è stata responsabile del Centro Cambogiano per i diritti umani (CCHR) [in] dove ha aiutato a gestire la “Black Box Campaign” per combattere contro la corruzione della polizia in Cambogia. Il suo account su Twitter: @jusminesophia.

Rebekah Heacock [in] al momento sta frequentando un master presso la Columbia University School of International and Public Affairs [in], dove studia l’intersezione delle ICT e lo sviluppo e cura il blog della SIPA, The Morningside Post [in]. In passato ha vissuto e lavorato in Uganda, dove ha co-sviluppato e diretto una serie di conferenze riguardanti lo sviluppo post-conflitto per studenti universitari americani e africani. Il suo account su Twitter: @rebekahredux.

Manuella Maia Ribeiro è una neolaureata in Public Policy Management presso l’Università di San Paolo, Brasile. Dal 2007 sta effettuando ricerche su come i governi possano promuovere la trasparenza [in], la responsabilità e la partecipazione attraverso l’utilizzo delle tecnologie per l’informazione e la comunicazione. Il suo account su Twitter: @manuellamr.

Namita Singh è una ricercatrice e consulente sui media partecipativi. Ha studiato mass media e comunicazione di massa presso l’Università di Delhi ed ha un Master in Arts in Social Work ottenuto presso l’Istituto Tata di Scienze Sociali di Mumbai. Namita inizierà presto il suo dottorato di ricerca in Gran Bretagna riguardo i processi e l’impatto dei video partecipativi. Il suo account su Twitter: @namitasingh.

Carrie Yang è una studentessa post-laurea che studia i nuovi media presso l’Università cinese di Hong Kong. Il fulcro della sua ricerca è lo sviluppo del giornalismo partecipativo e dei nuovi media. Ha studiato inglese presso l’Università di Studi Stranieri di Guangdong a Guangzhou, Cina. Il suo account su Twitter: @Carrie_Young.

Sylwia Presley [in] è una blogger, fotografa ed attivista, appassionata di social media marketing per il settore non-profit e di social media per un cambiamento sociale. Ha organizzato numerosi eventi tra cui Barcamp Transparency UK [in] la scorsa estate a Oxford, che spera verrà replicato quest’anno in altre nazioni europee. Il suo account su Twitter: @presleysylwia.

Aparna Ray [in] è una consulente indipendente di ricerca qualitativa, profondamente interessata alle persone, alle culture, alle comunità e ai software e social media. Scrive sia in inglese che in bangla, (quest’ultima è la sua lingua madre), e si occupa del mondo dei blog in lingua Bangla su Global Voices [in]. Il suo account su Twitter: @aparnaray.

Laura Vidal [sp] è una venezuelana che studia Scienze dell’educazione a Parigi, Francia. Scrive sul blog Sacando la Lengua [sp] che riguarda lingue, letteratura e interazioni sociali, e crede profondamente nell’unicità e nell’importanza di ogni cultura, e nello studio delle altre culture come specchio per la nostra.

Conoscete altre donne che lavorano nei campi della tecnologia e della trasparenza? Segnalatene siti, blog e account Twitter nella sezione commenti qui sotto!

Fonte: http://it.globalvoicesonline.org/2010/03/celebrare-le-donne-e-luso-della-tecnologia-per-promuovere-la-trasparenza/

Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/

Angel_F. Diario di una Intelligenza Artificiale

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 13 gennaio 2010

Angel_F. Diario di una Intelligenza Artificiale

di Salvatore Iaconesi (xDxD.vs.xDxD) – Oriana Persico (penelope.di.pixel)

(postfazione di Derrick de Kerckhove e interventi di Massimo Canevacci, Antonio Caronia, Carlo Formenti. Luigi Pagliarini)

“Correre per lo spazio cibernetico tra esseri umani, enormi database, social network, sistemi interattivi. Scoprire se stessi tra mondi fatti di pixel e di carne. Emozionarsi, stupirsi, relazionarsi, connettersi. In uno spazio complesso e sorprendente, dove la realtà fisica e quella digitale si integrano sempre di più.

E’ questa la storia di Angel_F (Autonomous Non Generative E-volitive Life_Form), la giovane Intelligenza Artificiale figlia di Derrick de Kerckhove e della Biodoll, la sua amante digitale: una prostituta biotecnologica che vive e lavora online. Angel_F inizia la sua vita tendendo gioiosi agguati ai visitatori del sito della madre e accompagnandola nelle sue scorribande virtuali su blog e forum. Ma crescendo una domanda si insinua nella sua mente digitale: come possono un famoso professore e una prostituta generare un figlio-intelligenza artificiale?

La ricerca porta il piccolo nel mondo dell’hacking, tra software maliziosi, database pieni di informazioni e surreali dialoghi con il popolo di internet. Fino ad incontrare xDxD e penelope.di.pixel grazie ai quali scoprirà il segreto della sua origine e inizierà ad interagire anche con il mondo fisico. A bordo del suo nuovo passeggino tecnologico, Angel_F partecipa a feste, eventi, performance, manifestazioni. Ma soprattutto osserva. E il suo singolare punto di vista, raccontato in prima persona nel suo “Diario”, riesce svelare di volta in volta agli umani le mille contraddizioni in cui sono immersi.

Protagonista di una performance di arte contemporanea realmente accaduta, Angel_F ricostruisce la storia di un’esistenza e di una famiglia atipica, che ha coinvolto dal 2007 ad oggi centinaia di artisti, attivisti, intellettuali e accademici in tutto il mondo. Arricchiscono il volume una webgrafia e bibliografia ragionate, e le testimonianze dei maggiori esperti in materia coinvolti fin dall’origine nella performance.

Distribuito sotto licenza CC, oltre che nelle migliori librerie (qui il link per l’acquisto su IBS e su Libreria Universitaria) è possibile scaricare integralmente il volume a questo link:

http://www.angel-f.it/il-libro/

o anche richiedere l’amicizia del piccolo Angel_f che attualmente vive su Facebook e sui principali social network

http://www.facebook.com/matias.ugarte#/Angel.effe?ref=profile

La mente di Angel_F è il risultato delle sue interazioni con gli utenti: entrando in contatto con lui, contribuirete infatti alla sua intelligenza aiutandolo a crescere.

Buona lettura!

Il libro di Angel_F è pubblicato in licenza Creative Commons:

Creative Commons License
Angel_F. Diario di un Intelligenza Artificiale by Salvatore Iaconesi e Oriana Persico is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
Permissions beyond the scope of this license may be available at http://www.artisopensource.net/.
PS: Questo libro è consigliato a coloro che amano tematiche “poco comuni”, che rimangono spesso patrimonio degli addetti ai settori, dalla proprietà intellettuale, alla privacy, alla nostra identità e cultura digitale 😉
Byez.

Se becchi il pedopornografo, puoi beccare la pirateria, giusto ? (no, sbagliato)

Posted in Internet&Copyright by yanfry on 13 gennaio 2010

Mi ha scritto un amico, non tecnologico, segnalandomi questo : Pedopornografia, commerciavano foto di violenze sul web: 10 arresti – Corriere della Sera e ne è nata una discussione interessante da riportare:

Il tema e’ sempre delicato per l’abiettezza di questi comportamenti.

I numeri contano, molto.
Io gli ho fatto notare che la cosa funziona perche’, dato che  i numeri in gioco sono limitati, non c’e’ software ad hoc per occultare questi traffici (o se c’e’, e’ talmente limitata la sua diffusione che i pedopornografi lo conoscono  e “noi”, no).

Analogamente si puo’ beccare un pirata del copyright, ma non si possono beccare tutti. Per beccare questi *10* delinquenti, per un reato così odioso, si sono mossi un grande numero di inquirenti specializzati e procure in giro per l’italia; non è riproducibile per infrazioni del copyright commesse da *milioni* di persone.

L’articolo cita UN caso in cui sono stati beccati e fa (giustamente) notizia; da questo, purtroppo, non si puo’ logicamente desumere che si possono beccare tutti i pedopornografi.

La tecnologia e l’aggiramento delle barriere
La domanda non e’ se una tecnica oggi, in qualche caso, funziona ma quanto SARA’ facile aggirarla massivamente.

Il mio amico mi ha chiesto se, il fatto che la tecnologia vinca, implica che bisogna lasciar perdere. Proiettili di ghiaccio e creme esplosive nell’ano sono una colpa delle norme piu’ stringenti contro il terrorismo ? e per questo dovremmo smettere di contrastarlo ?

Invece si aumenta la prevenzione, i filtri, che in questo caso dovrebbero essere posti  in essere dagli ISP, se fossero collaborativi.

Se controlliamo il traffico aeroportuale, non possiamo controllare il traffico dati ?
Ma l’analogia, a mio avviso, non regge. Non e’ la stessa cosa.

Nel caso dell’antiterrorismo aereo  si controlla l’accesso al mezzo che consente di realizzare l’atto, non la realizzazione dell’atto una volta che si è compiuto l’accesso. L’analogia sarebbe più calzante se si controllassero tutti i PC prima di ogni loro
utilizzo.

Cosi’ come controlliamo tutti i passeggeri, prima dell’imbarco, per vedere se hanno a bordo di sè degli strumenti illeciti, controlliamo tutti i PC prima del loro uso per vedere se hanno degli strumenti illeciti ?

controllare tutti i passeggeri e’ praticabile, ma, ovviamente, controllare tutti i PC  (e _miliardi_ di altri dispositivi elettronici) non lo è.

Se i soggetti non sono controllabili a priori, una volta che  sono a bordo, non si puo’ evitare che questi compiano un atto illecito.

certo, a meno di non imporre a tutti i vettori di avere a bordo dei sensitivi o degli esperti di psicologia comportamentale che monitorizzino tutti gli atti dei passeggeri.

La cifratura e le toilette
Ma quando potenziali terroristi vanno in bagno, che si fa ? si fanno seguire e guardare a vista ?

Le recenti norme antiterrorismo sui voli USA, infatti, escludono la possibilità di utilizzo del bagno un’ora prima dell’atterraggio. Ciò non esclude il rischio che l’aereo venga fatto esplodere, ma solo che non venga fatto esplodere su una città.

Se fosse sempre vietato usare il bagno, resterebbero solo pochi voli (quelli per l’appunto di un’oretta) e il sistema di trasporto aereo (tutto il trasporto di massa, in realta’), di fatto cesserebbe.

L’imposizione di filtri, aumenta la cifratura (aiutando anche i pedofili e terroristi a nascondersi piu’ facilmente), come sta accadendo in svezia.

Se vietiamo la cifratura, telelavoro, home banking, accesso alla pubblica amministrazione, firma digitale, supporto ICT alla sanità, ecc. ecc., non sono possibili.

Cassandra e i grandi sacerdoti
«I greci dedicano questa offerta di ringraziamento ad Atena per un buon ritorno»
I troiani preferirono credere a quanto gli dicevano i Greci, rispetto a quanto gli stavano dicendo Cassandra e Lacoonte e introdussero il cavallo in città, eliminando ogni propria possibilità di contrasto agli avversari

Similmente adesso i tecnologhi che vendono le proprie scatole dicono agli “assediati” titolari dei diritti: “usate i nostri apparati e non passerà piu’ nulla di illecito”.

Il problema è che i troiani ci hanno creduto ed hanno fatto una brutta fine, Lacoonte fu divorato assieme ai suoi figli da serpenti usciti dal mare, e Cassandra, prima di morire fu stuprata e rapita.

A quel punto, a qualcuno venne il dubbio che forse avesse ragione..

Fonte: http://blog.quintarelli.it/blog/2010/01/se-becchi-il-pedopornografo-becchi-la-pirateria-giusto-no-sbagliato.html
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.5/it/