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‘Borderline’ festival di etichette e produzioni indipendenti 5-6-7 Settembre 2014

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 23 luglio 2014

borderline

‘Borderline’ è un festival di etichette e produzioni indipendenti nato il 22 giugno 2013 in occasione della prima diretta ufficiale di Radio Strike, radio web con sede a Ferrara, nata dalla comune esigenza di diffondere, condividere e far circolare saperi, idee, immaginari.

L’esperienza di Radio Strike ha dato il via a una serie di riflessioni che ci hanno portato a chiederci se esista, o meglio se si possa ancora parlare di musica Indipendente, e in senso più generale, di cultura Indipendente.

 

 ‘BORDERLINE’: COME E PERCHÉ

L’esigenza di organizzare e promuovere ‘Borderline’ nasce dall’idea di sostenere il percorso delle etichette indipendenti che cercano di discostarsi dalla logica di chi strumentalizza la musica, snaturandone il potenziale comunicativo e riducendola spesso a mera merce di scambio.

Riteniamo pertanto che il percorso delle realtà indipendenti vada condiviso, incoraggiato e supportato, e che ogni espressione artistica pensata come indipendente costituisca una forma di resistenza attiva alla logica del controllo culturale ed economico su creatività e immaginario, individuale o collettivo che sia.

Quest’anno, dopo aver aderito alla campagna nazionale #NOSIAE del 12 aprile scorso, promossa su territorio nazionale da Andrea Caovini, abbiamo deciso di costruire un festival di tre giorni, un festival che non sia semplice contenitore, ma momento di incontro tra realtà diverse e laboratorio di nuove pratiche per mettere in discussione l’attuale  concezione del diritto d’autore e promuovere la diffusione e il libero accesso alla cultura.

La seconda edizione di Borderline si terrà il 5-6-7 settembre nella suggestiva location della Casa del Popolo di Ponticelli, tra Ferrara e Bologna. Il programma del festival prevede aree espositive per le etichette e l’editoria indipendenti, momenti seminariali e di dibattito e naturalmente performance e concerti dal vivo.

Crediamo che oggi sperimentazione e produzione culturale debbano necessariamente partire dal basso, nel modo più libero e autonomo possibile; per questo motivo abbiamo deciso di finanziare il festival attraverso il crowdfounding.

 

Sostieni il progetto

border_crowd

Se credi come noi nell’importanza di muoversi ‘Borderline’ e vuoi contribuire al nostro progetto puoi contribuire alla nostra sottoscrizione su Produzioni dal Basso a questo indirizzo 🙂

 

Per ulteriori informazioni scrivi a radio@radiostrike.org

 

12 APRILE 2014 – Primo evento Nazionale ESENTE #SIAE !

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 5 marzo 2014
Di andreacaovini

Riempiamo questa mappa di eventi!Dopo una serie di incontri organizzativi si è ritenuto giusto indire per il 12 aprile prossimo (sabato) la prima giornata dimostrativa di protesta per musicisti e gestori di locali, i quali sono invitati ad organizzare nella massima legalità per quella serata eventi musicali eseguendo musica al di fuori del repertorio tutelato dalla SIAE, quindi di musica originale di autori non iscritti, di musica tradizionale e di pubblico dominio, di musica rilasciata in utilizzo con licenze Creative Commons o protetta e gestita da altre organizzazioni come Patamu, Soundreef eccetera (vi chiediamo anzi massima collaborazione per portarci a conoscenza di tutte le alte organizzazioni con gli stessi scopi).

L’esigenza di questo atto dimostrativo permessoci dalla legge 633/1941 e la cui organizzazione può essere semplificata grazie all’entrata in vigore del decreto Bray Valore Cultura (http://www.massimobray.it/valore-cultura-il-decreto-per-la-tutela-la-valorizzazione-e-il-rilancio-dei-beni-culturali/) viene da una situazione critica nella quale i musicisti non trovano più spazi disposti ad organizzare eventi per gli alti costi e gli alti rischi contingenti al momento commerciale sicuramente non florido, dove i mandatari SIAE grazie ad una secondo noi non opportuna discrezionalità nella catalogazione degli eventi esigono cifre molto alte come corrispettivo del diritto d’autore e per di più queste cifre non vengono neanche redistribuite agli aventi diritto ma ripartite secondo un metodo a campione che esclude da ogni possibilità di guadagno gli autori minori anche quando presenti nella compilazione dei programmi musicali.

SI CHIEDE PER TALE DATA UN AIUTO A TROVARE UN ALTO NUMERO DI LOCALI (Live Club, Ristoranti, Enoteche, Teatri, Sale per Conferenze, Associazioni, Circoli…) SUL TERRITORIO NAZIONALE DISPOSTI AD ORGANIZZARE L’EVENTO E LA DISPONIBILITA’ DEI MUSICISTI CON REPERTORIO LIBERO AD OFFRIRSI A CACHET MINIMI QUANDO NON GRATUITAMENTE DOVE POSSIBILE PER INVOGLIARE UNA PARTECIPAZIONE TOTALE CHE METTA IN EVIDENZA IL DISAGIO DI TUTTO IL SETTORE, COSTRINGENDO I VERTICI DELLA SIAE AD AFFRONTARE IL PROBLEMA PER TROVARE UNA SOLUZIONE CONGRUA CHE RIDIA SLANCIO ALLE ATTIVITA’ CULTURALI IN ITALIA.

LA SPERANZA E’ INOLTRE CHE IL PARLAMENTO INIZI AD ANALIZZARE I DIVERSI DISEGNI DI LEGGE ARRIVATI DA OGNI PARTE POLITICA PER RIVEDERE A FONDO LA LEGISLAZIONE SUL DIRITTO D’AUTORE, RISALENTE AL 1941, CHE VA NECESSARIAMENTE AGGIORNATA SECONDO CANONI ATTUALI CHE PREVEDANO TUTTE LE FATTISPECIE CHE L’ERA DIGITALE HA COMPORTATO.

Per contattare il comitato promotore della manifestazione potete far riferimento a L’Urlo Musica su facebook o al sottoscritto (Andrea Caovini) all’indirizzo andreacaovini@libero.it che girerà in copia agli eventuali collaboratori disseminati sul territorio nazionale, o ancora alla mail valerio@radiorock.it di Valerio Cesari!

L’evento prende il via da questo blog personale e dalle considerazioni effettuate con l’amico oltre che speaker radiofonico e blogger per Il Fatto Quotidiano Valerio Cesari, ma nasce dal confronto con altri musicisti ed operatori del settore a vario titolo, dopo quasi un anno di incessante analisi della situazione, analisi nella quale sono intervenuti e ci hanno dato appoggio tra gli altri gli avvocati Simone Aliprandi e Guido Scorza, l’ideatore di Patamu Adriano Bonforti,  il mandolinista Carlo Aonzo, Davide Martello, Francesca Marini e tanti altri che con i loro mezzi personali ci hanno permesso di creare una rete enorme e distribuita in quasi tutto il territorio nazionale!

ASPETTIAMO LE VOSTRE ADESIONI!!!

Fonte: http://andreacaovini.wordpress.com/2014/03/02/12-aprile-2014-primo-evento-nazionale-esente-siae/

Licenza CC BY-SA 4.0

Diritto di copia: Copyright isn’t dead just because we’re not willing to let it regulate us

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 27 marzo 2012

 

Fonte: http://www.lsdi.it/2012/diritto-di-copia/ Licenza: http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.5/it/

26 marzo 2012

 

Il sistema (i sistemi) di regolazione del diritto d’ autore sono alla frutta. Con l’avvento di internet e della relativa facilità di riprodurre digitalmente qualsiasi prodotto, che sia un testo, un video o una canzone, l’ economia del “controllo sulla produzione” è letteralmente crollata.

La grave crisi economica e, di fatto, la riduzione  ai minimi termini della fetta di pubblico disposta a pagare per l’acquisto del diritto di riproduzione (ricordiamo che sulla maggior parte delle opere digitalmente riprodotte la gran parte del prezzo che paghiamo è data dalle royalties per i diritti d’autore), ha da un lato creato una insostenibile contrazione della domanda e dall’altro una ulteriore proliferazione del fenomeno delle copia non autorizzata.

a cura di Antonio Rossano

Inoltre, tale sistema, è da sempre squilibrato in maniera insostenibile, a favore delle 4 grandi multinazionali della musica (vedi nota), riducendo al minimo i compensi per coloro che legittimamente ne dovrebbero percepire la fetta più consistente: gli autori.

Ne avevamo già parlato, riportando le parole della Vice Presidente della Commissione Europea con delega per l’Agenda digitale, Nellie Kroes:

Abbiamo bisogno di trovare le regole giuste, il modello giusto per alimentare l’arte, e gli artisti. Abbiamo bisogno che il quadro giuridico sia flessibile”

Se da una parte è forte la convinzione che la crisi del copyright non sia altro che lo specchio del crollo del sistema economico-monopolistico su cui fonda la sua struttura economico-normativa, dall’altra, non essendovi  in parallelo soluzioni alternative realizzabili in tempi brevi, si cercano o meglio, si ipotizzano, soluzioni intermedie,  aggiustamenti, accorgimenti.

È sostanzialmente quello che fa Cory Doctorow, in una non breve analisi, che di seguito riproponiamo integralmente tradotta, per chi avesse il fegato(e il tempo) di leggerla. Doctorow riferisce le sue considerazioni ed esempi in primo luogo al mondo musicale ma appare evidente che, se le soluzioni fossero applicabili in quel dominio, sarebbe semplice per analogia, estenderle altrove.

La nostra perplessità resta, in generale, sul motore e sul movimento di tale meccanismo, non per niente il nostro lavoro fonda sulla condivisione del sapere e, come strumento tecnico, sulle Creative Commons.

Copyright isn’t dead just because we’re not willing to let it regulate us
di Cory Doctorow

La prima volta che ho mai sentito qualcuno dichiarare la morte del Copyright, non era un cyberpunk o un hacker GNU/Linux:  era un dirigente nel settore musicale, intorno al 1999, in seguito al lancio di Napster .

Ho pensato che quella dichiarazione fosse sbagliata allora e penso che sia sbagliata oggi, come lo sia per chiunque altro abbia detto che il copyright è morto . Il problema è nel nome: diritto di copia.

Dalle origini…

Lo Statuto della Regina Anna ed altre norme sul diritto d’autore, si sono inizialmente occupate della copia testuale, perché la copia era l’unica attività industriale associata alla creatività in quell’epoca. C’erano un sacco di mestieri legati alla cultura, naturalmente, musica, spettacoli e performance di danza, pittura e cosi via, ma queste non erano attività industriali.

Non vi era alcun apparato associato con queste attività che ne consentisse la diffusione su vasta scala o velocemente. E, sebbene vi fossero alcuni controllori sulla cultura, come i proprietari di gallerie, gli imprenditori artistici, le corporazioni, essi avevano un ruolo marginale. A differenza dei tipografici (industriali)  essi non erano nella posizione di trarre molti soldi da un singolo atto creativo, né in grado di portar via quei soldi all’ “autore”, né in grado di raccogliere capitali dagli investitori con l’aspettativa di tale denaro, né nella posizione di dovere respingere concorrenti che riducevano i loro mercati con la produzione di copie.

Quando le performance, i media visivi e le opere tridimensionali sono diventati suscettibili di distribuzione su scala industriale, abbiamo esteso   il copyright anche ad essi,  anche  se non era inevitabile che fossero  copiati.

Il Copyright era, è e sempre potrà essere identificato come “le norme che disciplinano la catena produttiva dell’industria dell’intrattenimento” e quando l’industria dell’intrattenimento si è espansa, abbiamo espanso le regole per coprire le nuove attività. Le regole per l’industria possono essere una buona idea, dopotutto. Al loro meglio esse possono riequilibrare posizioni di negoziato tra i diversi attori del settore (ad esempio la mancanza di potere negoziale che gli artisti hanno all’inizio della loro carriera), vietare le tattiche di vendita senza scrupoli e difendere la concorrenza dagli istinti monopolistici degli industriali.

La “copia” nel diritto d’autore esiste per un errore della storia: una volta “copiare” era fare qualcosa di industriale. Copiare richiedeva impianti, impiegati, edifici, commercio. Mentre non tutto ciò che era industriale poteva essere ridotto al “copiare”, tutto il copiare era presumibilmente industriale. Ci sono stati modi di copiare non-industrialmente – uno scultore può copiare il lavoro di  un altro scultore grazie al suo occhio, alla mano ed allo scalpello, uno scrittore può intingere la sua penna e riproporre le righe di un altro scrittore – ma non era realmente necessario dichiarare che quello non era il tipo di cose regolate dal diritto d’autore. Queste attività erano per lo più invisibili ai detentori dei diritti e, anche se capitava che una singola copia giungesse all’attenzione del titolare del diritto, a questi sarebbe sembrato un po’ sciocco applicare regole industriali ad un singolo attore. Sarebbe stato come chiedere ai propri vicini di registrarsi come “bed & breakfast” per aver avuto ospiti nel weekend che hanno portato da mangiare in casa.

…ai giorni nostri

I processi industriali normativi tendono ad essere dominati dai potenti, dai monopolisti, dai ricchi. Essi sono meglio organizzati, familiari con i pro ed i contro del governo, ed hanno legittimità tautologica al successo: “Tu sei onesto perchè sei ricco, quindi il modo in cui hai fatto i soldi deve essere onesto”. Come risultato il copyright ha teso (e tende) a favorire gli interessi degli investitori  nei lavori creativi – marchi, produttori, editori – a spese degli autori che, sebbene siano in gran numero, sono indeboliti dalla natura “irrazionale” del  lavoro creativo.

Persone raccolgono capitali per affari – editori, produttori, marchi – sulla base di una fiducia consapevole che esiste una opportunità di mercato per recuperare l’investimento. In un mercato competitivo ti aspetteresti che evidentemente ci fossero tanti investitori nel settore “creativo” quanti  riuscirebbero a sostenersi più un altro pò, in una visione ottimistica di come dovrebbe crescere il settore.

Dall’altra parte i “creatori” creano perché non possono fare diversamente.

Sebbene oggi guadagni da vivere con i miei diritti d’autore, ho sempre pensato che sarei stato folle a contare su questo, ed oggi so di essere fortunato come un vincitore al lotto. Ho incontrato così tanti scrittori di talento che non si sono mai fermati e, se alcuni hanno mollato, molti di loro continuano a produrre. Non scrivono perché pensano che un giorno potranno sostituire le loro entrate quotidiane con delle royalties, incentivi e commissioni: scrivono perché debbono.

Come risultato il versante della “fornitura” delle industrie del copyright ha sempre un eccesso, nell’eccesso di domanda. Non c’è mai stato, e non ci sarà mai, una regolamentazione industriale per fornire un salario adeguato ad una frazione considerevole di coloro che sognano di lasciare un giorno il loro lavoro e perseguire le arti. Si potrebbe giungere a questo attraverso un sistema di borse di studio o attraverso la realizzazione tecnologica di una sorta di società della post-scarsità, ma semplicemente non ci sono abbastanza persone che vogliono pagare  per prodotti di intrattenimento industriale tanto da poter pagare la strada a tutti coloro che coltivano il sogno.

Così se da una parte si dispone di una quantità relativamente stabile di  investitori/distributori  nelle industrie del copyright, dall’altra si è creata questa orda di autori e aspiranti autori.

Ognuno sta esercitando pressioni  per regole sul diritto d’autore che favoriscano i propri interessi e, in generale, gli autori perdono.  Questo porta alla vita doppiamente tragica dell’autore: anche per la piccola minoranza che “ce la fa” nel sistema, il risultato è spesso un lavoro di noleggio abusivo con contabilità precaria, contratti truffa che non mancano di veri e propri imbrogli che lasciano artisti “famosi e benestanti” in miseria alla fine della loro carriera.

In vari momenti della storia dello spettacolo industrializzato, le nuove tecnologie hanno generato nuove regole sul copyright. La Radio ha generato le licenze di copertura: i fonografi (inizialmente informa di pianole) hanno generato licenze meccaniche obbligatorie sulle composizioni. Alcune di queste erano “buone” regole ed altre “cattive”, dove “buono” può significare “pro-concorrenza” e “equo per gli autori”; e “cattivo” può significare “contro la concorrenza” e “iniquo per gli autori”.  Gli autori e i creatori/distributori del settore trascorrono molto tempo per discutere sul modo migliore per gestire queste norme e come dovrebbero essere riformate.

Ma essi spendono anche molto tempo a discutere e fare lobbying su attività personali – dai bambini che condividono musica su MegaUpload ai film-makers amatoriali che caricano le loro creazioni su Youtube. La maggior parte di queste attività comporta una qualche attività commerciale da qualche parte lungo la strada, proprio come  uno scrittore che ha copiato i suoi calamai, carta ed inchiostro da qualche parte. Ma Youtube non fa parte dell’industria dello spettacolo. Si tratta di una piattaforma per condividere ogni tipo di video in cui è possibile trovare dalle riprese di una memorabile atrocità durante la guerra a filmati personali importanti come un ricevimento di nozze a cose banali. Youtube è come la carta per un editore, la pellicola per uno studio cinematografico, il microfono per uno studio di registrazione.

Chiunque sia attento, tra cui una ampia fetta di manager dell’intrattenimento, capisce che limitare la copia in internet è un esercizio destinato al fallimento e che il tentativo richiede una sorveglianza di massa di ogni attività in Internet, censura su larga scala e l’estensione di regolamenti complessi difficili da capire a popolazioni che non hanno alcuna possibilità di comprenderli. È come se l’industria decidesse improvvisamente che cantare sotto la doccia conta come una “performance” ed ora intendesse chiedere agli idraulici, ai produttori di apparecchi per la doccia e di sapone di aiutarla a sradicare la pirateria e volesse telecamere nei nostri bagni  e lunghi accordi legali per chi vuole legittimamente cantare mentre si lava.

Nel mondo della musica

Sebbene  il “cantare nella doccia” è diventato una fonte di entrata per l’industria dell’intrattenimento, l’idea di espandere una regolamentazione industriale in un dominio privato non solo non funzionerebbe ma sarebbe intrinsecamente ingiusta.

Ci sono ancora molte cose per le quali si potrebbe usare il copyright. Per esempio ci sono evidenze che richiedere una licenza per il digital sampling[1] procura a precedenti generazioni di artisti  un piccolo ma importante flusso di entrata che altrimenti si sarebbe concluso in tre modi: prima di tutto perché le regole vengono scritte a favore delle corporazioni, secondo perché le corporazioni imbrogliano e terzo perché si tratta in larga parte di minoranze etniche  che in generale non sono protette dal sistema giudiziario in generale.

Se la licenza per il campionamento si rivela essere la migliore o almeno la meno peggiore soluzione per risolvere questi  vecchi errori, allora il copyright potrebbe ottimizzare un sistema di licenze, facilitarne l’attribuzione  e suddividere le entrate in proporzione ai conseguenti guadagni degli  artisti.

Invece, il copyright ha fatto esattamente il contrario. Nel trasformare in merci le copie  (anziché creare concorrenza o giusti affari per gli autori), una serie di regole e leggi del copyright hanno creato un sistema nel quale ogni canzone rintracciabile e largamente distribuita che diventa un prodotto riproducibile  finisce per avere una licenza; licenze che sono cosi costose che solo alcune di queste possono essere economicamente  incluse in ogni canzone; e dove l’unico accesso autorizzato alla riproduzione digitale avviene attraverso le quattro grandi etichette[2], che sono abituate ad avere a che fare le une con le altre e ad essere ostili o indifferenti a  etichette indipendenti.

Questo ha prodotto il peggior copyright possibile. Invece di una regolamentazione industriale che promuove la competizione e riequilibra il diffuso e inefficace potere di negoziazione  degli autori, il “regime della duplicazione” oggi fa il contrario. Esso impone che il sistema, finanziariamente di successo, basato sul campionamento musicale, che precede il mondo del “sample for licenses” non possa essere a tutto oggi realizzato. I due sampling albums di maggiore successo di tutti i tempi sono stati Paul’s Boutique dei Beastie Boys It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back dei Public Enemy; entrambi perderebbero milioni se venissero prodotti ed approvati oggi. Questo sistema impone anche che quasi ogni artista che vuole fare il “sampling lite” music che la moderna pratica richiede, finisce per contrattualizzarsi con una delle majors, anche nel caso in cui l’artista pensi di poter fare meglio da solo o con una etichetta indipendente.

Aggiungete a questo l’estensione dei 45 anni di retrospettiva del copyright per il suono e avrete un mondo nel quale quasi tutto ciò che vi è capitato di ascoltare almeno una volta è protetto da copyright o richiede una licenza, il che significa il monopolio alle quattro majors . Immaginate invece se creassimo una regolamentazione del campione simile alle royalties per le cover. Aggiungete tutti i campioni per ogni canzone e poi richiedete una royalty  proporzionata ai guadagni di quella canzone.  Questi sono i dettagli che devono essere risolti nell’avere a che fare con campioni che si sovrappongono e stabilendo l’uso di limiti per decidere la lunghezza minima del campione le la maggiore lunghezza permessa prima di dire “Tu non stai campionando, questa è solo una riedizione, paga la royalty automatica”. C’è la contabilità, la revisione dei conti, la raccolta e il pagamento.

Il sistema sarebbe goffamente comparato a quello che ci ha dato It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back ma non così goffo da impedire la creazione di una canzone. Ed eviterebbe i problemi di competizione e negoziazioni  con le major per le etichette e per gli artisti. Se con questo si intendesse regolare solo le canzoni commerciali, ovvero l’attività industriale, non avrebbe alcun impatto sugli amatori che caricano I loro video su youtube e renderebbe facile per un amatore di successo fare il salto verso il professionismo, riempiendo I documenti necessari per il campionamento e poi pagando una parte delle entrate alle parti competenti.

Questo è solo un esempio di come possiamo creare regolamenti per l’industria dell’intrattenimento che valorizzino la creazione, l’investimento e l’innovazione senza criminalizzare I fan o attaccando internet. L’era di internet non è – e non dovrebbe essere- silenziosa su una questione: “ Come assicuriamo che gli autori e gli investitori abbiano una possibilità di arrivare ai soldi? ” Questo è tutto ciò a cui, da sempre, il diritto d’autore avrebbe voluto una risposta.

L’incapacità del copyright nel regolare l’attività culturale non è nuova. È probabilmente vero che questa incapacità riduce la profittabilità di alcune parti nella catena distributiva dell’industria dell’intrattenimento, già solo per il fatto che ne incrementa altre. Ma questa è solo una questione di massimizzazione dei profitti e non di sopravvivenza.

Il problema è che le aziende di intrattenimento hanno trattato l’incremento della facilità nel copiare nell’era di internet come un segnale che il copyright debba essere esteso per  proteggere più persone e più attività, andando molto al di là dell’industria dell’intrattenimento. Ciò che avrebbero dovuto fare è scegliere una nuova autorità garante,  visto che si tratta di una “attività industriale all’interno dell’attività del copyright” , incaricata perchè regoli loro stessi, senza cercare di controllare tutto il mondo in contemporanea.

Ê tempo di finirla di dichiarare la morte copyright solo perchè non vogliamo che sia l’ultimo controllore di tutto quello che facciamo con un computer.

___________

1] digital sampling licensing – Digital sampling (lett. campionamento digitale) è quell’attività di estrapolazione e duplicazione di parti di testie/o musiche di alter canzone acquisiti in via analogica, ma soprattutto digitale. Il licensing relativo è l’autorizzazione che l’autore o il titolare del diritto deve rilasciare.

Cina, e scaricare la musica diventò legale

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 1 agosto 2011

In breve:

Vergogna: Baidu sigla un accordo grazie al quale la musica diventa scaricabile legalmente per 450 milioni di utenti, e l’Italia si appresta a fare quel che la Cina ha appena lasciato

Baidu, ora sede di MP3 legali

Baidu, ora sede di MP3 legali

Per farla breve, Baidu (che è il gigante del search in Cina) ha siglato un accordo con One-Stop-China, una joint venture tra Universal Music Group, Warner Music Group e Sony BMG, per effetto del quale la stragrande maggioranza del traffico illecito di musica in Cina è destinato a scomparire.

Si tratta di 450 milioni di utenti, non di un paio di decine di milioni come in Italia, dei quali tra l’altro è solo una porzione a essere interessata alla musica online. Si tratta di cinquecentomila brani, non uno. Di questi, racconta il quotidiano, circa il 10 per cento saranno in mandarino e cantonese e saranno ospitati direttamente dai server di Baidu, dai quali potranno essere scaricati e ascoltati in streaming in piena libertà su Ting, l’apposita piattaforma musicale predisposta.

Baidu – chiarisce il Times – pagherà un margine alle label ogni volta che un brano viene scaricato o eseguito in streaming. E pagherà anche una parte delle revenue pubblicitarie se queste supereranno una certa quota. Provvederà altresì a fornire alle label un certo supporto promozionale. Non sono stati resi noti i termini economici esatti dell’accordo, ma tant’è.

In una parola, ora quella stessa musica che la IFPI stimava essere al 99 per cento illegale in Cina diventerà improvvisamente, come per magia, legale. Se si pensa che nel 2009 i profitti dell’industria fonografica in Cina sono stati di 75 milioni di dollari in confronto ai 4,6 miliardi degli USA e se si tengono a mente le debite proporzioni in termini di anime, a guadagnarci sono stati in tre: l’industria fonografica, gli artisti e, ultimo ma non meno importante, la gente.

Ora sarà contento anche il trade representative degli USA, che a febbraio aveva additato Baidu come uno dei 33 “mercati noti” nel mondo per pirateria e contraffazione di materiale audiovisivo. Ora, Baidu potrà sbizzarrirsi a togliere tutti quei link pericolosi, come quelli che hanno incastrato Yahoo!, in quanto non ce ne è più alcun bisogno.

Insomma, il paradosso dei paradossi: la Cina innesta la marcia e si svincola dal fango, dimostrando al mondo che pur essendo quel che è come paese è capace di assecondare i nuovi linguaggi e i nuovi meccanismi disposti dalla Rete, mentre l’Italia si appresta a realizzare ex-novo quel che la Cina ha appena dismesso.

Pensateci, chissà, magari dopo un buon bagno di mare, una bella sciata o una bella lezione di vela al lago, forse le idee potranno schiarirsi ed evitare di farci fare la figura dei peracottari, persino di fronte alla chiusa, totalitaria e riservatissima Cina.

Marco Valerio Principato

Fonte:  http://nbtimes.it/editoriali/11921/cina-e-scaricare-la-musica-divento-legale.html

Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/deed.it

Musica online, grandi cambiamenti e vittime illustri

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 26 gennaio 2011
di : Rocco Neo Medina: 22 gennaio 2011, 18:53

Nel giro di pochi giorni una serie di annunci e di notizie ci conferma che siamo alla vigilia di una nuova era in tema di distribuzione e di copyright

Pachidermico, lento e svogliato, il mondo delle major e più in generale il panorama mondiale delle produzioni e distribuzioni musicali ha “traccheggiato” come non mai di fronte agli sconquassi provocati dal file sharing e prima ancora dalla compressione mp3. Il lento declino dei profitti delle case discografiche negli ultimi anni ha tristemente confermato l’assoluta incapacità del settore di autorivoluzionarsi, di affrontare la sfida della comunicazione totale in modo più aperto, di cogliere le nuove modalità di utilizzo della musica delle nuove generazioni.

… continua su Musica online, grandi cambiame…ime illustri – The Inquirer IT

Elogio del file sharing

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 14 gennaio 2011
Posted: dicembre 27, 2010 by lorddrachen

Stamattina un articolo de Il Fatto mi ha fatto strabuzzare gli occhi (qui).
L’apologia del download legale e la ramanzina bonaria verso tutti coloro che adottano il file sharing gratuito è di una miopia enorme.
Sgomberiamo subito il campo da ogni dubbio: niente si è evoluto nel download.
Il download legale, stile iTunes, resta qualcosa di adatto a consumatori acritici abituati a cercare musica di facile reperibilità, spesso quella trasmessa dalle radio.
La proposta è assolutamente pilotata, come qualcuno ha fatto notare: si concentra nel contenitore tutto il potere, a scapito del contenuto.
E’ un modo come un altro per veicolare la domanda, allo stesso modo delle radio, della tv e degli altri mezzi di comunicazioni utilizzati dalle majors.
Il vero nocciolo della vicenda sta da tutt’altra parte e tutta la pelosa retorica sulla legalità e sul diritto d’autore è soltanto fumo negli occhi.
… continua su  Elogio del file sharing « Weird Rebel Tales

A casa di Evy Arnesano: L’avventura “discografica” di una musicista indipendente

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 15 dicembre 2010

Evy Arnesano cantautrice e musicista racconta ai microfoni di CrossingTV la sua avventura discografica da “indipendente” fra vita frenetica sui social network e sala di registrazione per realizzare il suo album d’esordio “Tipa ideale” da lei completamente prodotto e curato.

Quello che colpisce di Evy non è solo la sua bravura (e la sua casa ordinatissima) ma la sua determinazione nel raggiungere il suo obiettivo: entrare nel circuito musicale restando fuori dalle logiche commerciali. E per questo ha tutto il nostro supporto! Evviva l’autoproduzione (e noi ne sappiamo qualcosa!!)

intervista di Akio Takemoto
riprese e montaggio di Silvia Storelli
ringraziamo Evy Arnesano

Source: a casa di Evy Arnesano – Fuori…eb) TV delle nuove generazioni

 

La musica liberata – libro in free download fino a Natale: Musica, Copyright, Digitalizzazione, Internet, File Sharing

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 24 novembre 2010

E’ ormai passato un annetto abbondante dalla pubblicazione di La musica liberata, il libro che ho scritto sui dieci anni che hanno rivoluzionato l’esperienza musicale, da Napster ai giorni nostri. Nel ventunesimo secolo, “un annetto abbondante” è praticamente un’era geologica: su certi temi bisognerebbe scrivere aggiornamenti quotidiani. D’altronde, è per questo che esistono i blog. Nel caso della musica, tuttavia, gli ultimi mesi hanno fatto registrare un sensibile rallentamento nel processo di transizione verso i nuovi orizzonti digitali.

Un po’ credo sia perché il principale motore innovativo del decennio precedente – Apple – adesso sta guardando in altre direzioni (anche la notizia dei Beatles su iTunes, oggi, non ha il peso che avrebbe avuto cinque anni fa). Un po’ perché la crisi economica ha raffreddato gli entusiasmi di quei finanziatori che in passato avevano sostenuto le start up musicali. Un po’ perché tutte le rivoluzioni – anche quelle della turboepoca digitale – hanno bisogno di un attimo per tirare il fiato: avete presente quanti cambiamenti abbiamo dovuto assimilare – noi poveri e fortunati appassionati di musica – negli ultimi dieci anni? Un po’, infine, perché probabilmente esiste un timore generalizzato (dall’industria, agli artisti, ai consumatori stessi) per l’ultimo grande salto che ci attende dietro l’angolo: quello dal download allo streaming, dal possesso all’accesso, dalla musica non più intesa come insieme di singole unità ma come flusso globale e universale. La lucky people che ha la possibilità di usare Spotify sa cosa intendo.

Di questo rallentamento, in fondo, ha beneficiato anche La musica liberata. Miracolosamente, il suo invecchiamento è stato sì rapido e inesorabile, ma non fulminante. La prima parte del libro, quella storica, ha retto meglio delle altre. Compresi tutti i pistolotti sugli U2. Nella seconda ci sarebbero già un bel po’ di cose da riscrivere (esempio lampante è il capitoletto su Jammie Thomas, la sventurata “pirata” americana che in un “annetto abbondante” ha fatto in tempo a farsi condannare in altri due processi e a sposarsi). Le domande, le riflessioni, le paure e le prospettive della terza parte, infine, rimangono abbastanza immutate. Bisognerebbe aggiungere qualcosa sul trionfo dei video, sull’importanza sempre più rilevante/invasiva dei social network e – magari per aumentare il tasso di coolness – anche sull’iPad. Ma credo che, in generale, il discorso rimanga abbastanza attuale.

Per chi fosse interessato a leggere il libro o anche solo a spulciarlo, ecco una favolosa opportunità, su gentile concessione dell’editore Arcana. Per un mese, fino al 22 dicembre, il .pdf integrale di La musica liberata sarà disponibile in free download qui. Un’occasione in più per chi non l’ha ancora letto, la possibilità di averlo anche in versione digitale per chi lo ha acquistato (grazie! grazie! grazie!). Approfittatene! E se avete voglia, fate circolare la notizia ad amici reali, amici di Facebook, nemici, colleghi, sconosciuti… Buona lettura.

P.S. I più generosi, spendaccioni o luddisti anti-ebook ovviamente lo trovano ancora in vendita in tutta la sua fragranza cartacea sui vari IBS (scontato a 13,20€), LaFeltrinelli, Libreria Universitaria, ecc. ecc. (UPDATE: e da stanotte anche sul neonato Amazon Italia: una golosa copia a 11,55€!)

L’INDICE (preso da questo vecchio post di luglio 2009)

1.0
1. MP3 (La mosca / Seattle / Preistoria / Mpeg-1 Audio Layer 3 / Sacrilegi)
2. Napster (I 331kb che sconvolsero il mondo / Pirro / Gratis / Tutto / Noi)
3. Le major (Vade retro, tecnologia / Il diamante / DRM / Rootkit / Perdita di controllo)
4. iPod (Pray / Music Store / Monopolio / Shuffle / iGod)

2.0
5. Il laboratorio (Libertà è partecipazione / Dire / Fare / Baciare / Lettera /Testamento)
6. Gli artisti (The artists formerly known / Giovani turchi / Premio fedeltà / It’s up to you / Ghosts)
7. Dura lex (Jammie Thomas / Il dilemma del linguaggio / Il dilemma della copia / Il dilemma del remix / Il dilemma dell’autore e del produttore / A due velocità)

3.0
8. Macchine (Streaming / AI / Ovunque / Eroi)
9. Where Have All the Good Times Gone? (La qualità / I giornalisti / I negozi di dischi / Gli album)
10. L’onniutente (Intelligenza / Furore / Generosità / Responsabilità)
11. La musica liberata (I Mille / Neointermediazioni / L’oceano / Serendipity)

LA MUSICA LIBERATA (free download)

Source: Il Pozzo di Cabal: La musica l… free download fino a Natale).

Un album contro il copyright

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 24 novembre 2010
Esce l’ultimo disco di Girl Talk, DJ amante del mashup e dei remix. Ennesima sfida ai detentori dei diritti. Ma non è l’unico artista in odore di vertenze legali: il caso Pogo-Disney

Roma – Dopo aver partecipato in qualità di artista mashup a RiP!: a Remix Manifesto, documentario open source del regista Brett Gaylor, Gregg Gillis aka Girl Talk ha concluso i lavori del suo quinto album, intitolato All Day, scaricabile gratuitamente online.

Seguendo le orme di Radiohead e Nine Inch Nails, il DJ di Pittsburgh, grande adepto della remixing culture, ha scelto di offrire al pubblico il suo ultimo lavoro, attraverso il sito dell’etichetta Illegal Art, sia in versione MP3 unico sia su tracce separate. Da quanto riportato sul sito, le opzioni FLAC saranno presto rese disponibili.

Come il precedente album Feed the Animals, anche All Day presenta campionamenti appartenenti ad altri artisti e generi musicali, in puro stile mashup, pratica che allora come oggi ha causato diverse preoccupazioni ai manager discografici circa la legalità dell’operazione. Da parte sua Girl Talk, come aveva ampiamente spiegato nel documentario di Gaylor, sostiene che la legge sul copyright sia un’arma per soffocare la creatività degli artisti e continua a chiedere l’istituzione di leggi che possano difendere la sua arte.

Analogamente alla mossa audace di Trent Reznor, il quale decise di offrire la propria musica a mezzo Torrent, l’intento di Gillis è quello di raggiungere i propri fan nel modo più facile e veloce che esiste. Postando l’album in versione “free download” sul sito dell’etichetta discografica, Girl Talk è riuscito a raggiungere i propri sostenitori velocemente e a costi ridotti, risultato che lo ha spinto a considerare il suo ultimo lavoro come la manifestazione più evoluta della sua estetica.

Trattasi o no di una provocazione nei confronti dei titolari dei diritti d’autore, sembra che anche All Day, come il precedente disco, si prepari a essere “una causa legale pronta a scoppiare”, così come realisticamente ipotizzato dal New York Times Magazine.

E a proposito di artisti in odore di denuncia, sembra che anche DJ Pogo sia in attesa di una citazione in giudizio da parte della Disney per aver diffuso il campionamento delle tracce di alcuni cartoon senza regolare permesso. Diversamente da Gillis, Pogo era stato assunto dalla major cinematografica perché realizzasse i remix di alcune importanti produzioni della Disney. Dopo che quest’ultima si è rifiutata di caricare i video in Rete, il DJ ha deciso di pensarci lui, ben consapevole di rischiare una denuncia per violazione del diritto d’autore.

Cristina Sciannamblo

Source: PI: Un album contro il copyright
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Autoproduzioni, autodistribuzioni, licenze e mercato

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 4 novembre 2010
Pubblicato da Andrea Arcella

Su invito del mio amico Mario, ho letto con attenzione la serie di interventi pubblicati sulla bella webzine musicale Sands zine (per leggere gli interventi dovete cliccare sui tasselli di figure in fondo alla pagina). Tali interventi sono incentrati su un tema a me caro: autoproduzione, autodistribuzione, licenze libere, etc. Più o meno tutti gli interventi concordano su alcuni temi fondamentali che io condivido pienamente: il ruolo deleterio del diritto d’autore nelle sue attuali declinazioni industriali, la visione della SIAE come macchina burocratica che impedisce nei fatti forme musicali innovative o semplicemente artisti che vogliono rimanere fuori dai circuiti del mainstream pop, il ruolo della rete che ha introdotto nuovi meccanismi di distribuzione e fruizione.

L’intervento di Scarph (area antagonista autistici) verte soprattutto sull’aspetto etico-sociale della produzione musicale; ritengo le sue osservazioni sull’omologazione della cultura a merce e susseguente sfruttamento pienamente condivisibili. Il punto è che sfugge un argomento fondamentale al suo discorso: come dovrebbero campare i musicisti. In sostanza nei discorsi che vengono fuori da questa area politica vi è sempre una riflessione corretta su cosa non funziona nella nostra società ma scarseggiano proposte serie per un modello economico/sociale alternativo. Purtroppo mi sembra che dopo aver buttato a mare Marx, socialdemocrazie etc. non sia rimasto molto altro da proporre.

L’intervento a Marco Fagotti di Anomolo mi sembra che invece colga maggiormente a fuoco il problema della sostenibilità economica; La proposta di Fagotti che definirei (semplificando naturalmente) “socialista” prevede una forma di tassazione ( che potrebbe essere generale cioè sulle persone fisiche e giuridiche o sui consumi come tassa sui cd vergini) che consentirebbe agli artisti fuori dalle logiche mainstream di vivere. Sono in linea di massima d’accordo con questa proposta ma bisogna tener presente alcuni problemi:
1) affinchè funzioni bisogna avere un’intera società orientata in senso socialista, altrimenti accade ciò che è sotto i nostri occhi: la tassazione sui cd vergini viene usata per finanziare la SIAE e i deficit prodotti dai grandi speculatori; questo è un punto vero in generale: le tasse in Italia sono usate per ripianare i deficit della FIAT come quelli di Mondadori.
2) Nel momento in cui la sopravvivenza degli artisti è vincolata ad un finanziamento statale succede che il politico di turno diventa automaticamente il datore di lavoro degli artisti; anche questo succede già oggi: basti vedere gli artisti visivi che vivono di commesse pubbliche (amici di politici) o i teatri d’opera i cui consigli di amministrazione sono nominati dalla politica. L’intervento di Claudio Tarsia è una specie di piccola ontologia del disco; ci parla di noi tramite il rapporto con questo oggetto: interessante.

L’intervento di Kai Zen è molto dettagliato nella spiegazione del copyleft e lo trovo una lettura estremamente utile già per questo; sono interessanti anche gli altri temi trattati tra cui le conseguenze dell’overload informativo prodotto dalla rete (e dall’autoproduzione); a questo proposito viene sottolineata l’importanza ancora maggiore che acquisiscono fanzine, webzine ed in generale l’intervento di una stampa (in senso lato) che fornisca un orientamento e una critica alle produzioni. Il centro dell’intervento è una visione ottimistica: “…..la sostituzione del paradigma vivi-conuma-crepa con il paradigma assimila-riproduci-diffondi“. Ma sarà vero che questo paradigma si affermerà a livello di massa? Già oggi le multinazionali hanno assorbito il concetto di marketing virale che scimmiotta e asservisce l’assimila-riproduci-diffondi in chiave ultra capitalista.

Massimo Giannini di Sinistri si sofferma a raccontare la sua esperienza di musicista no copyright. E’ una lettura interessante perchè illustra cosa può accadere in un mondo-giungla. Voglio segnalare la sua disavventura con un gruppo celebre di electronica come i Matmos che in sostanza gli hanno campionato dei brani senza riconoscere alcun credito. Fortunatamente questo non può più succedere con le creative commons; inoltre questa cosa dovrebbe aprire un dibattito sulle etichette paraculo angloamericane che hanno dominato il mercato “sperimentale” negli anni ’90 e primi ‘2000. In breve queste etichette si sono affermate (e si sono arricchite) su un mercato in cui non ci sono costi di produzione perchè i musicisti si fanno i loro pezzi a casa col computer. A differenza delle major che hanno apparati di produzione molto costosi qui i guadagni sono possibili anche con mercati molto più piccoli. Mi chiedo a questo punto se sia giusto considerare tutto ciò che è “piccolo” anche “buono”.

Infine l’intervento di Stefano Giust di Setole di Maiale si concentra sullo spazio nullo concesso dai media e dalle istituzioni culturali alla musica d’arte generando un impoverimento culturale del paese; non si può che essere d’accordo!

Source: SEDICI TONNELLATE BLOG: Autopr…stribuzioni, licenze e mercato
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