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Déjà vu. (gli ebook come gli mp3)

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 9 aprile 2010

Tutto ciò che è stato detto e vissuto in dieci anni di musica e Web, sta pian piano ripetendosi nel settore dei libri e degli ebook. Le stesse questioni, gli stessi dubbi, le stesse polemiche, le stesse lamentele, le stesse minacce. Sembra il remake di un film, riscritto e interpretato dal Kindle e dall’iPad. A un lettore che gli chiede se scaricare la versione ebook illegale di un libro regolarmente acquistato è una cosa sbagliata, Randy Cohen, l’autore della rubrica The Ethicist sul New York Times risponde:

ENG
An illegal download is — to use an ugly word — illegal. But in this case, it is not unethical. Author and publisher are entitled to be paid for their work, and by purchasing the hardcover, you did so. Your subsequent downloading is akin to buying a CD, then copying it to your iPod.

Buying a book or a piece of music should be regarded as a license to enjoy it on any platform. Sadly, the anachronistic conventions of bookselling and copyright law lag the technology. Thus you’ve violated the publishing company’s legal right to control the distribution of its intellectual property, but you’ve done no harm or so little as to meet my threshold of acceptability.
(ITA:
Un download illegale è – per usare una brutta parola – illegale. Ma in questo caso, non è che non sia etico. Autore ed editore hanno il diritto di essere pagati per il loro lavoro, e con l’acquisto del volume cartaceo, ciò avviene. Il vostro download successivo è simile all’acquisto di un CD e della successiva copia dello stesso sul vostro iPod.

L’acquisto di un libro o di un brano musicale dovrebbe essere considerato come una licenza a goderne su qualsiasi piattaforma. Purtroppo, le anacronistiche convenzioni di vendita dei libri e della legge sul diritto d’autore sono in ritardo sulla tecnologia. Così voi violate i diritti legali della società editrice di controllare la distribuzione della sua proprietà intellettuale, ma non avete fatto nulla di male o così poco male da rientrare nella mia soglia di accettabilità)

Se ne parlerà ancora molto, soprattutto tra tre o quattro anni, quando saranno distribuiti piccoli scanner domestici che permetteranno a chiunque di farsi in casa i propri ebook, con la stessa facilità con cui si “rippavano” i CD in MP3. Il problema alla radice in realtà è racchiuso nel secondo paragrafo della risposta di Randy Cohen. Quel “legal right to control the distribution of its intellectual property”. E’ attorno a quel concetto che gira tutta la questione. E di fatto, anno dopo anno, tecnologia dopo tecnologia, si tratta di un diritto legale con sempre meno punti di contatto con la realtà.

Fonte: http://cabaldixit.blogspot.com/2010/04/deja-vu.html

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Chi ha paura di un mondo senza carta?

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 8 gennaio 2010

Scrive Seth Godin – un autorevole blogger -, a proposito del primo Natale in cui su Amazon sono stati venduti più e-book che libri di carta:

“Quando vuoi sapere se una nave sta per affondare, guarda come si comportano i suoi passeggeri più ricchi. iTunes e il filesharing hanno ucciso i negozi della catena Tower Records. Il sintomo decisivo: la fuga dei clienti migliori. Era naturale che ciò avvenisse, soprattutto per chi comprava 200 dischi all’anno. Per loro l’incentivo era maggiore, le alternative più rapide ed economiche”.

“Amazon e il Kindle hanno ucciso la libreria. Perchè? Perchè i lettori che compravano 100 o 300 libri all’anno se ne sono andati per sempre. L’americano tipico legge in media un libro all’anno. E’ insignificante per una libreria. Sono i lettori voraci quelli che contano. Ora, ufficialmente, con la fine del 2009, hanno abbandonato le librerie. E’ finita.”

Scrive l’Economist – un’autorevole rivista -, a proposito della crisi dei quotidiani e del ruolo di Internet:

“Internet potrebbe uccidere i giornali; ma non è chiaro se ciò sia importante o no. Per la società, ciò che conta è che il pubblico abbia accesso alle notizie, non che queste debbano essere diffuse attraverso un determinato mezzo di comunicazione: e per il cliente, più rapidamente circolano le notizie meglio è. Il telegrafo accelerò la velocità di diffusione delle news. Internet fa lo stesso. Gli stessi operatori dell’informazione utilizzano le nuove tecnologie in tutte le fasi del loro lavoro, dalla raccolta delle news alla loro distribuzione. La transizione verso la distribuzione elettronica – attraverso computer, telefonini e e-reader – è iniziata. E in futuro sembra che non potrà che accelerare.

Il problema è che nessuno ha ancora capito come fare soldi nel nuovo paesaggio. Questo solleva dubbi su quante notizie saranno ancora prodotte. Eppure non c’è segno di un crollo della domanda delle news e la tecnologia ha tagliato i costi della ricerca e della distribuzione: la quantità, dunque, sembra destinata ad aumentare. Internet sta scuotendo il business dell’informazione, così come avvenne con il telegrafo. Il risultato sarà lo stesso: saremo più informati sull’umanità e sugli esseri umani, rispetto all’epoca precedente. Se i giornali di carta moriranno, l’antica profezia di Bennett secondo cui le nuove tecnologie della comunicazione avrebbero causato “la morte dei quotidiani” si avvererà, seppure in ritardo. Ma questo non vorrà dire anche “la morte delle notizie”.

In Italia, purtroppo, viaggiamo sempre un po’ in ritardo rispetto al resto del mondo. Certe cose non le sappiamo, certi strumenti e certe notizie – nonostante Internet – si diffondono più lentamente. Ma forse è il caso che iniziamo a prepararci, anche psicologicamente, in modo da evitare poi scene isteriche. Il 2010 è l’anno in cui si metterà davvero in moto la seconda grande transizione dal fisico al digitale. Nel primo decennio del ventunesimo secolo è toccato ai dischi, nel secondo sarà la volta della carta. Sarà un processo complesso, certo. Per molti versi doloroso, perchè al frusciare del giornale e della pagina di un libro siamo ancora più abituati e affezionati – dai secoli dei secoli – che al contatto tattile con il libretto di un cd. E di certo parziale, perchè i giornali non scompariranno in 24 ore e nemmeno in 24 mesi, e probabilmente mai del tutto.

Ma sarà un processo irreversibile. Già solo per una semplice ragione: come la musica, anche le news scelgono il canale più efficiente per circolare, essere riprodotte, raggiungere il destinatario. E il canale digitale è molto più efficiente, rapido e logico – anche dal punto di vista dei costi – di quello di carta. Sempre come nella musica, inoltre, siamo arrivati al momento chiave: la portabilità. L’iPod è stato il vero anello di congiunzione tra l’efficienza rivoluzionaria di Internet e la dimensione spaziale della nostra vita quotidiana. La novità dell’abbondanza ci ha inseguito ovunque, anche lontano dal pc o dalla “stanza dei dischi”. Gli smartphone e il Kindle e forse anche questo benedetto tablet di Apple (dopo la musica e la comunicazione, vuoi che Steve Jobs non provi a rivoluzionare anche la lettura?) faranno lo stesso per le news e i libri. Riflettete sulle vostre abitudini di lettura e probabilmente vi renderete conto che anche in voi il cambiamento è in atto. In modo naturale. Leggete più spesso Repubblica o Repubblica.it? Quasi tutto avviene però attraverso il pc. La portabilità darà il colpo di grazia. Se io posso avere La Stampa ogni mattina sul mio iPhone, pian piano inizierò a considerare scomodo, inutile, progressivamente addirittura fastidioso, il giornale. E, sebbene oggi appaia impensabile, incredibile, quasi sacrilego, lo stesso accadrà anche per i libri.
Fidatevi, sarà così.
E poco importa l’affetto che io proverò sempre per la mia copia sgualcita e ingiallita di Cabal.

Un mondo senza carta.
O, comunque, con tanta tanta tanta tanta carta in meno.
Chi l’avrebbe mai detto.
Per gli alberi dell’Amazzonia e della Scandinavia sarà una liberazione.

Fonte: http://cabaldixit.blogspot.com/2009/12/chi-ha-paura-di-un-mondo-senza-carta.html

Distribuire gratuitamente ebook

Posted in Internet&Copyright by yanfry on 14 dicembre 2009

Originariamente pubblicato su Forbes, dicembre 2006 – Cory Doctorow

Da quando è uscito il mio primo romanzo, ho sempre distribuito gratuitamente i miei libri e, accidenti, ho sempre guadagnato un sacco di soldi.
Quando Down and Out in the Magic Kingdom (il mio primo romanzo, appunto), è stato pubblicato dalla Tor Books nel gennaio del 2003, ho anche messo su Internet l’intero testo elettronico sotto una licenza Creative Commons che ha incoraggiato i miei lettori a copiarlo in lungo e il largo. In un solo giorno ci sono stati 30.000 download dal mio sito (e coloro che lo scaricavano erano liberi di farne delle copie).
Tre anni e sei ristampe più tardi, più di 700.000 copie del mio libro sono state scaricate dal mio sito. Il libro è stato tradotto in talmente tante lingue che non riesco più a tenerne traccia, i concetti chiave sono stati adottati per progetti di software, e ci sono due diversi adattamenti audio realizzati da fan online.

Non tutte le persone che scaricano il libro poi lo comprano, ma non lo avrebbero comprato in ogni caso, quindi non ho perso alcuna vendita, ho solo guadagnato un po’ di pubblico.
Una piccola minoranza di coloro che ne hanno scaricato una copia, considera l’ebook come un sostituto del libro stampato: queste sono vendite mancate.
Ma una più larga minoranza considera l’ebook come un incentivo per comprare il libro stampato. Queste sono vendite acquisite. Fino a quando le vendite acquisite superano quelle perse, sono ancora in gioco. Dopotutto, distribuire quasi un milione di copie del mio libro non mi è costato niente.

Il fatto è che un ebook è un oggetto sociale. La copia passa da un amico all’altro, splende dallo schermo di un palmare, incollato su una mailing list. Può essere convertito in una simpatica firma in calce a un’e-mail. È così fluido e immateriale che si può diffondere per la durata della vostra vita. Niente fa vendere i libri quanto una raccomandazione personale: quando lavoravo in una libreria, le parole più dolci che potessi sentire erano “Il mio amico mi ha detto di scegliere…” L’amico aveva venduto il libro al mio posto, dovevo solo renderlo effettivo. In un’epoca di amicizie on-line, gli ebook trionfano sugli alberi morti grazie al passaparola.

Ci sono due cose che gli scrittori mi chiedono su questo argomento: in primo luogo, vendi più libri? E in secondo luogo: come hai convinto il tuo editore a intraprendere questo progetto folle?
Non c’è alcun modo empirico per provare che regalando ebook si vendano più libri, ma io l’ho fatto con tre romanzi e una raccolta di brevi racconti (e continuerò a farlo con altri due romanzi e un’altra raccolta l’anno prossimo), e le vendite dei miei libri hanno sempre superato le aspettative del mio editore. Rapportando le vendite dei miei libri ai numeri forniti dai colleghi si nota che i miei vanno un po’ meglio di altri titoli di scrittori simili, a uno stadio simile delle loro carriera. Ma non si può averne la certezza senza tornare indietro nel tempo per realizzare nuovamente gli stessi libri nelle stesse circostanze ma senza il progetto dell’ebook gratuito.
Ciò che è sicuro è che ogni scrittore che ha tentato di distribuire ebook gratuitamente per vendere libri ne è stato contento ed è pronto a ripetere l’esperienza.

Come ho convinto Tor Books a farlo? La Tor non è un’ardita, arrogante compagnia online. È la più grossa casa editrice di romanzi di fantascienza nel mondo, ed è una divisione del colosso dell’editoria tedesca Holtzbrinck. Non sono informatici hippy che profumano di patchouli convinti che l’informazione debba essere libera. Sono, piuttosto, astuti ispettori del mondo dei romanzi fantascientifici, forse il più sociale tra i generi letterari. La fantascienza è guidata da un organizzato mondo di appassionati, volontari che allestiscono centinaia di convention letterarie in ogni angolo del globo, ogni weekend dell’anno. Questi intrepidi promotori trattano i libri come marchi di identità e come artefatti culturali di grande importanza. Evangelizzano i libri che amano, creano una subcultura attorno a essi, li citano in discussioni politiche, a volte riadattano persino le loro vite e i loro lavori attorno a essi.

Ancora, i primi seguaci del romanzo fantascientifico definirono il carattere sociale di Internet. Data l’alta presenza di appassionati di fantascienza tra coloro che sono impiegati nel settore tecnico, era evidente che la prima discussione non tecnica su Internet sarebbe stata su questo genere. Le norme online di chiacchiericcio, di organizzazione degli appassionati di fantascienza, di editoria, e per il tempo libero derivarono dal mondo degli appassionati di fantascienza, e se ogni letteratura ha un suo spazio naturale nel cyberspazio, è il romanzo fantascientifico stesso che ha coniato il termine “cyberspazio”.
Difatti, il romanzo di fantascienza è stato la prima forma di letteratura online selvaggiamente piratato attraverso canali “bookwarez” che contenevano libri scansionati a mano, una pagina alla volta, convertiti in testi digitali e corretti. Anche oggi, il genere letterario più piratato è quello fantascientifico.
Niente può rendermi più ottimista per il futuro. Come l’editore Tim O’Reilly ha scritto nel suo determinante saggio “Piracy is Progressive Taxation”, “essere abbastanza famosi da essere piratati è il coronamento del successo�I bit saranno sempre più facili da copiare. Quindi dovremo inventarci qualcos’altro da far pagare. Questo non significa che non si debba pagare per un bit copiabile, ma sicuramente non si può più obbligare un lettore a pagare per ottenere l’accesso alle informazioni.

Questa non è la prima volta in cui imprenditori creativi hanno affrontato questa transizione. Gli interpreti del teatro Vaudeville hanno dovuto affrontare il brusco cambiamento portato dalla radio, dall’avere il perfetto controllo su chi poteva ascoltare una rappresentazione (se non compravano il biglietto, li buttavano fuori) a non controllare più nessuno (ogni famiglia il cui membro dodicenne era in grado di costruire una radio, l’equivalente dell’epoca dell’installazione di un programma di file-sharing, poteva sintonizzarsi). Esistevano modelli di business per la radio, ma prevederli a priori non era facile. Chi avrebbe potuto prevedere che la grande fortuna della radio sarebbe passata attraverso una Blanket License[16], la protezione di un decreto del Congresso, una collecting society, e l’invenzione di una nuova forma di statistica matematica per trovarne le frequenze?

Predire il futuro dell’editoria – se cambierà il vento e i libri stampati diventeranno obsoleti – è altrettanto difficile. Non so come gli scrittori si guadagneranno da vivere in tale mondo, ma so per certo che non lo scoprirò voltando le spalle a Internet. Facendo parte dell’editoria elettronica, guardando cosa centinaia di migliaia di miei lettori fanno con il mio ebook, ho una maggiore consapevolezza di mercato di quanta ne potessi ottenere con qualsiasi altro mezzo. La stessa cosa si può dire per il mio editore. Sono seriamente convinto che continuerò a lavorare come scrittore nell’immediato futuro e la Tor Books e la Holtzbrinck lo sono altrettanto. Dipendono dal futuro dell’editoria più di quanto non faccia io. Quindi quando mi sono avvicinato al mio editore con il progetto di distribuire gratuitamente libri per venderli, per loro, era una scelta scontata.

Credo sia un buon affare anche per me. Questa sorta  di “ricerca di mercato” basata sulla distribuzione gratuita di ebook fa vende libri stampati. Inoltre, la grande diffusione dei miei libri mi apre nuove opportunità per guadagnarmi da vivere con attività connesse al mio lavoro di scrittore, come per esempio la cattedra Fulbright presso l’università della California del Sud ottenuta quest’anno, questo articolo super-pagato per Forbes, partecipazione a convegni e altre opportunità di insegnare, scrivere e rilasciare la licenza della mia opera per la traduzione e l’adattamento. L’instancabile opera di evangelizzazione da parte dei miei fan non fa vendere solo i miei libri, fa vendere anche me.

L’età dell’oro di centinaia di scrittori che vivevano solo di diritti d’autore, è una fesseria. Nel corso della storia, gli scrittori dipendevano da lavoretti, insegnamento, sovvenzioni, eredità, traduzioni, concessione di licenze e varie altre fonti per sbarcare il lunario. Internet non solo vende più libri per me, ma mi da anche più opportunità di guadagnarmi da vivere attraverso attività correlate alla scrittura.
Non c’è mai stato un momento in cui più persone hanno letto più opere di più autori. Internet è un universo letterario di parole scritte. Che cosa piacevole per gli scrittori.
[15]  “Being well-enough known to be pirated [is] a crowning achievement.”
[16]  La Blanket License viene rilasciata dalla ASCAP (American Society of Composers Authors and Publishers) e permette le esecuzioni pubbliche di tutto o parte del catalogo, dietro un pagamento annuale.

Fonte: http://www.librishop.it/aree/?p=260
Licenza: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/

Libri di bit

Posted in Internet&Copyright by yanfry on 6 dicembre 2009
di Mafe De Baggis – Da qualche parte, un giorno, anche gli editori italiani dovranno fare i conti con la tecnologia. E con quella che oggi è già una realtà: mai sentito parlare di Kindle?

Roma – È arrivato Kindle e gli editori italiani non hanno niente da mettersi, o quasi. Sono stati chiaramente presi alla sprovvista: chi avrebbe mai potuto immaginarlo? È un po’ come quando ti lascia il fidanzato, che la reazione è “ma come, così, all’improvviso?”. Poco conta che fossero mesi, se non anni, che ti dava segnali inequivocabili: quando succede qualcosa che non volevi ti sembra sempre inaspettata. Tipo che arriva Kindle e gli italiani se lo comprano pure, apparentemente già dimentichi del fascino della carta e poco preoccupati dalla scarsa disponibilità di titoli nella nostra lingua.

Mettiamo da parte per un attimo l’oggetto in sé, che è un chiaro device di transizione che tra l’altro cerca – sbagliando – di imporre un formato proprietario. Kindle è un po’ come il Walkman, abbastanza funzionale da farti appassionare all’idea di portarti dietro la musica, ma niente in confronto all’iPod. Ha una leggibilità piacevolissima, grazie all’inchiostro elettronico che permette una risoluzione pari alla carta, ma l’interfaccia hardware e software ha enormi margini di miglioramento.

Il punto è che questo device di transizione è già adesso un enorme successo commerciale: si appresta a essere il regalo natalizio più atteso e ha dimostrato che chi legge molto è pronto a farlo anche su supporti diversi dalla carta.

Chi compra un Kindle poi compra anche dei libri: il mercato è di chi ha i titoli pronti per essere venduti, non di chi è stato fermo nelle retrovie a sbirciare cosa succede, sniffando carta per farsi coraggio. Coraggio per cosa, poi? Per paura di far la fine dell’industria discografica? Per paura della pirateria? L’industria discografica ha accelerato la propria crisi sprecando energie a combattere la pirateria e a complicare la vita dei propri clienti con il DRM e legislazioni punitive.

Non solo non ha funzionato, ma probabilmente era l’obiettivo sbagliato: per quanto riguarda i libri una ricerca basata sull’esperienza ÒReilly dimostra che la pirateria può addirittura far aumentare le vendite.

Quello che sorprende è la renitenza ad accettare un nuovo mercato, un mercato potenzialmente enorme che non si limita alla pura trasposizione di un testo in un nuovo formato, comunque vissuta come un ostacolo insormontabile. Come dimostra l’accordo fatto da Simplicissumus Book Farm e FIDARE (Federazione italiana editori indipendenti) la conversione di cataloghi eterogenei in formati digitali adatti agli ebook reader disponibili è possibile utilizzando piattaforme già esistenti come Stealth.

Quello che sorprende ancora di più è che gli editori sembrano concentrati quasi esclusivamente su problematiche tecnologiche: se non è la conversione del formato, è la produzione del lettore. L’Associazione Italiana Editori a marzo ha proposto un corso di formazione: a marzo, ma su cosa? Su “Ebook: il mercato, i device e gli standard di produzione”. E il contenuto?

Io pensavo che gli editori di lavoro producessero libri, ma non nel senso di stamparli su carta. Io pensavo che un editore selezionasse degli autori, li aiutasse (chi più chi meno) a dare un senso compiuto alle loro opere, poi una forma e poi un canale di vendita. Senza romanticismi, con molto spirito pratico, pensavo che la forma che un libro ha fosse importante, ma che il protagonista fosse il contenuto.

Il nuovo mercato aperto dal Kindle non è solo la disponibilità dei libri come li conosciamo in un formato diverso: è la possibilità di dare un contesto al libro, di farlo vivere prima (se all’autore interessa) e dopo (se al lettore interessa). Il libro digitale è appena nato e cambierà anche il modo in cui le storie vengono pensate e scritte: gli autori hanno a disposizione un ambiente – Internet – in cui i loro personaggi non vengono più “stampati” ma possono prendere vita.

Kindle ha dimostrato che siamo disponibili a leggere in modo diverso: probabilmente la prossima generazione di autori inventerà un modo diverso di farci entrare in una storia. Un modo diverso di scrivere.

Agli editori interessa partecipare all’evoluzione della forma che diamo alla conoscenza e alla letteratura o preferiscono lasciare il compito ad Amazon, Google o Apple?

Mafe de Baggis

Fonte: http://punto-informatico.it/2766789/PI/Commenti/nologo-libri-bit.aspx
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/