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Ferrara #SiaeNoGrazie e PirateDay 12/04/2014

Posted in Ferrara, Informazioni Locali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 7 aprile 2014

NB: L’intera giornata sarà rilanciata sul web da http://radiostrike.info/
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Regolamento Agcom sul Diritto D’autore: Un pericolo per la libertà d’espressione in internet

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 8 maggio 2013

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Prof Angelo Cardani, Presidente Autorità per le garanzie nelle comunicazioni

Via Isonzo 21/b – 00198 Roma

E p.c. Sen. Dott. Pietro Grasso, Presidente Senato della Repubblica

Roma

E p.c. On. Dot.ssa Laura Boldrini, Presidente Camera dei Deputati,

Roma

 

Roma, 7 Maggio 2013

Lettera Aperta al Presidente dell’ Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni ed ai presidenti di Senato e Camera dei deputati

Il regolamento sul diritto d’autore dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Un pericolo per la libertà d’espressione in internet.

L’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni si appresta ad adottare un regolamento con cui sanzionare le violazioni del diritto d’autore on line, nonostante sia emersa con chiarezza, nei mesi scorsi, l’incompatibilità dell’intervento di una autorità amministrativa con il rango penale dei reati che si vorrebbe perseguire ed il potenziale vulnus costituzionale di alcuni

degli interventi proposti.

Era stato proprio il precedente presidente dell’Autorità, Corrado Calabrò, ad archiviare siffatto Regolamento sulla base, tra le altre, delle molteplici perplessità espresse dalla Commissione europea sul testo proposto e della mancata adozione da parte del Legislatore di una revisione del quadro normativo, a partire dalla stessa legge che tutela il Diritto di Autore.

Qualora i sommari resoconti emersi a valle di un Suo incontro con, tra l’altro, un rappresentante di Confindustria Sistema Cultura,trovassero conferma, dovremmo presumere che, evidentemente, in qualità di nuovo Presidente, Ella non ritiene che il Parlamento debba occuparsi della vicenda e pretende che l’Autorità si sostituisca ad esso.

Le scriventi Associazioni sono da sempre strenue sostenitrici della stretta legalità e si impegnano quotidianamente per far si che questo avvenga anche nel mercato dei contenuti digitali.

L’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, sebbene più volte sollecitata in tal senso anche da Associazioni sottoscrittrici della

presente lettera, non ha tuttavia ancora effettuato alcuno Studio indipendente sui cd danni da pirateria digitale nel nostro Paese, come invece effettuato di recente dalla Commissione Europea attraverso il Joint Research Centre.

La Commissione ha esaminato nel dettaglio il settore che la stessa Autorità intende regolare con risultati a dir poco in controtendenza rispetto alle tesi promosse dai detentori dei diritti d’autore.

La stessa Autorità non sembra inoltre aver adeguatamente valutato nel merito il costo per i conti pubblici derivante dall’ istituzione di un procedimento di risoluzione delle controversie interno alla stessa Autorità che dovrebbe probabilmente trattare migliaia di casi, in un momento cosi deficitario per le stesse risorse pubbliche,

Oltre alla carenza di legittimazione in capo all’Autorità e ai rischi da più parti ampiamente documentati circa gli effetti deleteri sulla libertà d’espressione in Rete e sugli utenti, l’emanando Regolamento appare pertanto inficiato dalla assoluta carenza di una preventiva analisi di impatto in termini di costi e benefici, cosa che una Autorità indipendente come l’AGCOM non può e non deve permettersi.

Tutto ciò premesso e considerato, le scriventi Associazioni ed i singoli firmatari chiedono al Presidente ed al Consiglio dell’ Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni:

a) se sia vero che il Presidente Cardani abbia recentemente incontrato sul tema i rappresentanti delle Associazioni dei titolari dei

diritti d’autore e, in caso di risposta affermativa, chiedono che venga reso pubblico, in forma integrale, il verbale redatto.

b) di rispettare il ruolo del Parlamento e di non procedere in assenza della determinazione del solo organo deputato ad assumere decisioni in una materia così delicata, il cui impatto sulla libera circolazione delle informazioni e dei contenuti è di tutta evidenza.

c) di voler sentire in una Audizione pubblica, le sottoscritte Associazioni, nel termine di 15 giorni dal ricevimento della presente, al

fine di raccogliere elementi utili alla valutazione dell’opportunità di procedere all’adozione del suddetto regolamento.

Con Osservanza.

La petizione è disponibile al seguente indirizzo http://sitononraggiungibile.info/petizione

Adesione alla Lettera aperta ed alla Petizione democraticamente approvata dall’Assemblea Permanente del Partito Pirata Italiano

Che cos’è il TPP? E ‘la più grande minaccia globale a Internet dall’ACTA

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 30 aprile 2013

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di KATITZA RODRIGUEZ AND MAIRA SUTTON traduzione di Mauro Pirata del Partito Pirata Italiano

Gli Stati Uniti e dieci governi di tutto il Pacifico si stanno incontrando di nuovo il 15-24 maggio a Lima in Perù per tirar fuori l’accordo segreto Trans-Pacific Partnership (TPP). Il TPP è una delle peggiori minacce globali per Internet dall’ACTA.

Dal momento che i negoziati sono stati segretati dall’inizio, sappiamo principalmente che cosa c’è nella versione attuale di questo accordo commerciale grazie ad una bozza trapelata a febbraio 2011 [PDF] http://keionline.org/sites/default/files/tpp-10feb2011-us-text-ipr-chapter.pdf

Sulla base di questo testo, alcune altre note trapelate, e la natura non democratica di tutto il processo, abbiamo tutte le ragioni di allarmarci sulle disposizioni per l’applicazione delle norme sui diritti d’autore contenute nel presente accordo commerciale multinazionale.

E’ probabile che il TPP esporti alcune delle peggiori caratteristiche della legge sul copyright degli Stati Uniti ai paesi del Pacific Rim: un ampio divieto di infrangere i lucchetti digitali sui dispositivi e sulle opere creative (anche a fini legali), un termine minimo dei diritti d’autore della durata della vita del creatore più 70 anni (l’attuale norma internazionale è di 50 anni dalla morte dell’autore), la privatizzazione delle persecuzioni per violazioni del copyright, danni previsti per legge senza necessità che vi sia prova di un danno effettivo, e sequestro da parte del governo di computer e apparecchiature coinvolte nella presunta violazione. Inoltre, il TPP è peggiore rispetto alle norme sul diritto d’autore degli Stati Uniti: non esporta molti dei contrappesi ed eccezioni che prediligono l’interesse pubblico e agiscono come valvole di sicurezza nel limitare la protezione dei titolari dei diritti. Aggiungendo al danno la beffa, le norme sulle copie temporanee del TPP potranno probabilmente creare effetti devastanti su come le persone e le aziende si comportano on line e le loro funzionalità di base per utilizzare e creare sul web.

L’obiettivo dichiarato del TPP è quello di unire i paesi del Pacifico con tariffe armonizzate e regole commerciali tra di loro, ma in realtà, è molto più di questo. Il capitolo “proprietà intellettuale” in questo massiccio accordo commerciale probabilmente costringerà a fare modifiche alle norme sul diritto d’autore e dei brevetti in ciascuno dei paesi firmatari. Accettando queste nuove regole si dovranno non solo riscrivere le leggi nazionali, ma anche limitare in futuro la possibilità per i paesi di introdurre leggi più equilibrate sul copyright. Questa strategia può finire per danneggiare le leggi più equilibrate di altri paesi come il Cile, dove è richiesto un ordine giudiziario per gli ISP per essere considerati responsabili per violazione del copyright e per rimuovere i contenuti. Questi sistemi proteggono meglio gli utenti e gli intermediari da richieste di rimozioni di contenuti sproporzionate o spinte da motivi di censura. Se il testo finale del TPP costringerà i paesi ad adottare e privatizzare il sistema di notifica e rimozione, questo potrebbe implicare la fine del sistema cileno. Potrebbe anche minare il regime canadese di notifica-notifica.

L’industria dei contenuti può e continuerà a corrompere e mentire per proseguire nel loro modo di ottenere leggi che proteggano i loro interessi, e quello che vogliono più di ogni altra cosa è che noi restiamo passivamente ignoranti. Lo hanno fatto con SOPA, ACTA, e ora è il TPP [ESP]. Sta diventando una sfida per sconfiggere queste politiche, ma possiamo farcela. La conclusione del TPP è prevista per il mese di ottobre, ma il nostro obiettivo è quello di ottenere che vengano rimossi gli aspetti peggiori di queste disposizioni sul diritto d’autore. Il modo di reagire è quello di dimostrare che non siamo disposti a rinunciare: alla domanda di un processo aperto e trasparente, che permetta a tutti, compresi gli esperti membri della società civile, di analizzare, domandare, e sondare tutte le iniziative per regolamentare Internet. La segretezza deve essere fermata una volta per tutte.

Attivati

(Non sei Statunitense? Vai qui http://stopthetrap.net/)

Qui di seguito c’è la nostra infografica che evidenzia gli aspetti più problematici del TPP. Si prega di diffondere queste informazioni su come questo accordo avrà un impatto su voi e il vostro paese. Premere il pulsante destro del mouse e salvare l’immagine del file PNG, oppure è possibile scaricare la versione PDF di seguito. Remix-atela, sviluppatela, e diffondete queste informazioni. Cerchiamo di proteggere e difendere Internet da questo accordo commerciale segreto.

Pdf https://www.eff.org/sites/default/files/tpp_0.pdf

Fonte originale:  https://www.eff.org/deeplinks/2013/04/tpp-biggest-global-threat-internet-acta

Prestito digitale nelle biblioteche: serve revisione dell’InfoSoc Directive

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright by yanfry on 28 marzo 2013
Pubblicato il 19 marzo 2013 da Fabio Di Giammarco

Le biblioteche pubbliche sono autorizzate a prestare libri grazie a limitazioni legali del copyright  e con equo compenso a favore degli autori. Perché lo stesso sistema non può essere utilizzato anche per il prestito pubblico degli ebook? È una delle domande centrali di un report commissionato dal ministro olandese dell’Istruzione/Cultura e Scienza, Jet Bussemaker.

Alla base di questa situazione c’è una  diversa interpretazione giuridica per i due supporti:il libro elettronico, a differenza del libro a stampa, non è considerato una pubblicazione in vendita ma una concessione in licenza, una sorta di servizio cui – date certe condizioni contrattuali che sono lasciate ad accordi privati tra le parti – si può accedere o no (un po’ come accade per i software).

Lo studio olandese – nell’ambito di un piano per lo sviluppo di una biblioteca digitale nazionale – ha preso in esame, sia a livello normativo nazionale che europeo – le possibilità giuridiche per un prestito digitale pubblico. In particolare, ha cercato di capire se il quadro del copyright dell’EU possa lasciare spazio all’introduzione di una eccezione a favore del prestito digitaleLa Direttiva (Infosoc), sembra però escluderlo. Infatti,  l’articolo 5 (3) (n) potrebbe al massimo concedere un’apertura per l’e-lending esclusivamente on-site, cioè attraverso i terminali della biblioteca, ma non di certo per un prestito via internet dai computer di casa.

Tuttavia, il ministro Bussemaker vuole che la questione prestito digitale nelle biblioteche pubbliche sia inserita – nella parte relativa al copyright –nell’agenda  della Commissione europea. Obiettivo: una revisione della Direttiva con l’aggiunta di una limitazione legale del copyright, del tutto simile a quella già in vigore per il prestito normale dei libri da parte delle biblioteche pubbliche, anche per il prestito digitale.  

Il fatto è che le biblioteche non possono – anche rispetto ai nuovi supporti digitali –essere messe sullo stesso piano dell’utente privato obbligato a rispettare contratti che il fornitore di ebook praticamente “impone”, ma al contrario hanno diritto a una legislazione particolare compatibile con la loro missione istituzionale di servizio pubblico.  

Fonte: http://www.culturadigitale.it/wp/prestito-digitale/123/prestito-digitale-nelle-biblioteche-serve-revisione-dell%E2%80%99infosoc-directive/

Roma 18/11/2012: Vogliamo finalmente riformare il Diritto d’Autore e i Brevetti in Italia?

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 9 novembre 2012

Il Partito Pirata Italiano ha organizzato un incontro per raccogliere opinioni, indicazioni e idee per riformare i monopoli intellettuali che ostacolano l’innovazione invece che incentivarla.

Gli spunti e le proposte di questo incontro saranno riusate, remixate e rielaborate dall’assemblea permanete del Partito Pirata Italiano per dar vita, attraverso la propria piattaforma decisionale Liquid Feedback, ad un disegno di legge per una riforma equilibrata del Diritto d’Autore e dei Brevetti in Italia.

Oltre ai colleghi Pirati saranno presentii Michele Boldrin (professore di economia, dal 2006 insegna alla Washington University a St. Louis, Missouri), Guido Scorza (avvocato, giornalista, blogger e docente universitario) e Fulvio Sarzana (avvocato, blogger, esperto problematiche relative all’applicazione del diritto d’autore in Rete), ma sarà un piacere accogliere tutti coloro che hanno interesse , passione e curiosità per questi temi 😉

L’appuntamento aperto a tutti è per Domenica 18/11/2012 dalle ore 15,00 presso il Fusolab 2.0 Via della Bella Villa 34 Roma Casilino http://www.fusolab.net/
Informazioni supplementari: info AT partito-pirata.it

Traduzione collaborativa della proposta di Riforma del Diritto D’autore del PiratPartiet Svedese al Parlamento Europeo

Posted in Uncategorized by yanfry on 4 maggio 2012

Come saprete Christian Engström (Eurodeputato per il Partito Pirata Svedese) e Rick Falkvinge (fondatore del primo Partito Pirata) hanno pubblicato alcuni giorni fa un opuscolo dettagliato che spiega la loro posizione in relazione al diritto d’autore e la loro proposta di riforma dello stesso (la stessa posizione che il gruppo Verdi/EFA al Parlamento Europeo ha adottato nel settembre 2011).

In collaborazione con il gruppo dei Traduttori del Partito Pirata Italiano (la cui mailing list è raggiungibile a questo indirizzo) ho deciso di iniziarne la traduzione in italiano convinto che possa essere utile per qualsiasi futuro dibattito sul diritto d’autore anche nel nostro paese, tanto che ho già tradotto i primi due capitoli, che vi presento in fondo a questo post.

Per chi volesse collaborare al progetto di traduzione è stato creato un pad accessibile sulla piattaforma del Partito Pirata Tedesco a questo indirizzo e chiunqe abbia tempo, voglia, interesse a contribuire, anche solo su “piccola scala”, è invitato a accedervi così come a condividere questo invito e questi testi rilasciati con una licenza completamente libera da vincoli Creative Commons CC0.

Il Partito Pirata non vuole abolire il diritto d’autore; vogliamo riformarlo. Vogliamo mantenere il copyright per scopi commerciali, ma vogliamo rendere tutti gli usi e le copie non-commerciali gratuiti.
Il Partito Pirata ha un programma chiaro e positivo per porre fine alla criminalizzazione delle giovani generazioni e fornire le basi per sviluppare un settore culturale diversificato e sostenibile nell’era di Internet. Invitiamo tutti i gruppi politici a copiare le nostre idee.
La condivisione è la cura.

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L’argomentazione per la Riforma del Diritto d’Autore

Christian Engström MEP & Rick Falkving

File Sharing libero, tempi di protezione del copyright più brevi per il monopolio commerciale, campionamento libero e divieto di DRM.
Questi sono i punti principali della proposta di riforma del copyright che il Partito Pirata sta sostenendo e che i Verdi/EFA come gruppo al Parlamento Europeo hanno adottato nel settembre 2011.
Si tratta di una alternativa costruttiva al controverso accordo ACTA e alla criminalizzazione di un’intera generazione di giovani. Questo opuscolo spiega perché una tale riforma è necessaria e sostenibile e ne beneficeranno sia i cittadini che gli artisti.

Rick Falkvinge è il fondatore del primo Partito Pirata ed è un evangelista politico che viaggia in Europa e nel mondo per parlare e scrivere di idee a proposito di corrette politiche di informazione. Ha un background da imprenditore tecnologico.

Christian Engstrom è un membro del Parlamento Europeo per il Partito Pirata Svedese. Prima di diventare un politico era un imprenditore e programmatore di computer, che fu coinvolto in politica sulla questione dei brevetti software .

Questo libro è pubblicato dal MEP Pirata Christian Engström con il sostegno del gruppo dei Verdi/EFA al Parlamento europeo.

2012 · Nessun diritto riservato · Creative Commons CC0

Questo libro è disponibile all’indirizzo www.copyrightreform.eu e può anche essere acquistato in formato cartaceo attraverso Lulu.com

Informazioni di contatto:
Christian Engström: christianengstrom.wordpress.com
Rick Falkvinge: falkvinge.net
Verdi/EFA al Parlamento europeo: www.greens-efa.eu

Indice

C’è un modo migliore – pg. 1

Una proposta costruttiva per la riforma del Copyright – pg. 3

L’enforcement del Copyright minaccia i diritti fondamentali – pg. 8

Il Copyright non è Proprietà – pg. 36

Gli artisti stanno facendo bene – pg. 60

Di più sulla proposta per la Riforma del Copyright – pg. 78

I mercati culturali del futuro – pg. 91

Ringraziamenti – pg. 101

Capitolo 1

C’è un modo migliore

L’attuale legislazione sul copyright è sbilanciata, e non in sintonia con i tempi. Ha trasformato una intera generazione di giovani in criminali agli occhi della legge, nel futile tentativo di fermare lo sviluppo tecnologico. Malgrado ciò, la condivisione di file ha continuato a crescere in modo esponenziale. Né la propaganda e la tattica della paura, né leggi sempre più severe sono state in grado di bloccarne lo sviluppo.

E ‘impossibile far rispettare il divieto di condivisione non-commerciale di file, senza violare i diritti umani fondamentali. Finché vi sono modi per i cittadini di comunicare in privato, questi saranno utilizzati per condividere materiale protetto da copyright. L’unico modo per cercare anche solo di limitare il file sharing è quello di eliminare il diritto alla comunicazione privata. Nell’ultimo decennio, questa è la direzione nella quale l’enforcement della legislazione sul copyright si è spinto, sotto la pressione delle lobby delle grandi imprese che vedono i loro monopoli in pericolo. Dobbiamo invertire questa tendenza per tutelare i diritti fondamentali.

Allo stesso tempo, vogliamo una società dove la cultura fiorisca e dove artisti e creativi abbiano la possibilità di guadagnarsi da vivere come operatori culturali. Fortunatamente, non vi è alcuna contraddizione tra la condivisione di file e la cultura. Questa è una cosa che sappiamo per l’esperienza di un decennio di file sharing intenso su Internet.

Nelle statistiche economiche, possiamo vedere che la spesa delle famiglie per la cultura e l’intrattenimento sta lentamente aumentando di anno in anno. Se spendiamo meno soldi per l’acquisto di CD, spendiamo di più su qualcos’altro, come andare ai concerti dal vivo. Questa è un’ottima notizia per gli artisti. Un artista in genere ottenere il 5-7% dei ricavi da un CD, ma il 50% dei ricavi da un concerto. Le case discografiche ci perdono, ma questo solo perché non stanno più aggiungendo alcun valore.

Sarà anche possibile che divenga più difficile fare soldi in alcune aree del settore culturale, ma in questo caso, sarà più facile farlo in alcuni altri – compresi alcuni nuovi, che non avevamo nemmeno immaginato finora. Ma finché la spesa totale per la cultura delle famiglie continua ad essere allo stesso livello od in aumento, nessuno può sostenere che gli artisti, nel complesso, abbiano qualcosa da perdere da un diritto d’autore riformato.

Se questo avrà anche l’effetto collaterale di allentare un po’ la stretta che i grandi distributori hanno sulla vita culturale, allora tanto meglio per entrambe, artisti e consumatori.

Quando le biblioteche pubbliche sono state introdotti in Europa 150 anni fa, le case editrici erano molto contrare. L’argomento che usarono era lo stesso che viene utilizzato oggi nel corso del dibattito sulla condivisione di file: se la gente può ottenere l’accesso ai libri gratis, gli autori non saranno in grado di guadagnarsi da vivere e nessun nuovi libri verrà più scritto.

Ora sappiamo che gli argomenti contro le biblioteche pubbliche erano sbagliati. Ed ovviamente non hanno portato ad una situazione in cui non viene scritto più alcun nuovo libro e non hanno impedito agli autori di guadagnare denaro dalla scrittura. Al contrario, il libero accesso alla cultura si è rivelato non solo un vantaggio per la società in generale, ma anche vantaggioso per gli autori.

Internet è la biblioteca pubblica più fantastica che sia mai stato creata. Ciò significa che tutti, comprese le persone con limitate possibilità economiche, hanno accesso a tutta la cultura del mondo con solo un click del mouse. Questo è uno sviluppo positivo che dovremmo abbracciare e ad applaudire.

Il Partito Pirata ha un programma chiaro e positivo per porre fine alla criminalizzazione delle giovani generazioni e fornire le basi per sviluppare un settore culturale diversificato e sostenibile nell’era di Internet. Invitiamo tutti i gruppi politici a copiare le nostre idee.

La condivisione è la cura.

Capitolo 2

Una proposta costruttiva per la riforma del Copyright

Il Partito Pirata non vuole abolire il diritto d’autore; vogliamo riformarlo. Vogliamo mantenere il copyright per scopi commerciali, ma vogliamo rendere tutti gli usi e le copie non-commerciali gratuiti.

Questa riforma è urgente, visto che i tentativi giornalieri di imporre il divieto sulla condivisione non-commerciale della cultura tra privati cittadini minacciano i diritti fondamentali, quali il diritto alla comunicazione privata, libertà di informazione ed anche il diritto al giusto processo.

Il file sharing è quando due privati inviane uno e zero gli uni agli altri. L’unico modo per cercare anche solo di limitare il file sharing, è quello di introdurre la sorveglianza delle comunicazioni private di tutti. Non c’è modo di separare i messaggi privati da materiale protetto da copyright senza aprire i messaggi e controllarne i contenuti. Perdendo così il segreto postale, il diritto di comunicare in privato con il vostro avvocato o di flirtare con la vostra web-cam, o la vostra tutela di informatore se volete far conoscere una storia delicata ad un giornalista.

Noi non siamo disposti a rinunciare ai nostri diritti fondamentali, per far rispettare l’attuale diritti d’autore. Il diritto alla privacy è più importante del diritto di grandi compagnie dei media di continuare a fare soldi allo stesso modo con cui l’hanno fatto fin’ora, perché quest’ultimo diritto non esiste neppure.

Il Copyright attuale impedisce o limita anche molte espressioni culturali nuove ed eccitanti. Il campionamento musica su MySpace, il remix su YouTube, o perché no una Wikipedia riempita con un sacco di foto e musica negli articoli? La legislazione sul copyright dice di no.

Le leggi sul diritto d’autore devono essere riformate o abolite completamente. Il Partito dei Pirati sostiene l’alternativa della riforma.

Vogliamo rendere tutti gli usi e le copie non-commerciali gratuite e vogliamo ridurre il tempo di protezione per lo sfruttamento commerciale. Ma vogliamo mantenere l’esclusività commerciale in modo tale da consentire alla maggior parte dei modelli di business che sono vitali oggi di continuare a lavorare.

La nostra proposta si può riassumere in sei punti:

• Diritti morali Invariati: Noi proponiamo di lasciare invariato il diritto morale dell’autore di essere riconosciuto come autore dell’opera.

A nessuno dovrebbe essere consentito di affermare di essere gli ABBA o di aver scritto tutte le canzoni di Paul McCartney, a meno che realmente non lo siano o non l’abbiano fatto. Nella misura in cui questo è un problema reale, dovrebbe essere ancora illegale farlo. “Dare a Cesare quello che è di Cesare” è una buona massima con la quale tutti sono d’accordo.

• Condivisione Non-Commerciale Libera: fino a vent’anni fa, il copyright non era di gran interesse per la gente comune. Le regole sull’esclusività della produzione di copie erano rivolte agli attori commerciali, che avevano i mezzi per, ad esempio, stampare libri o documenti.

I privati cittadini che volevano copiare una poesia e inviarla ad un loro caro, o copiare la registrazione di una cassetta per darla ad un amico, non dovevano preoccuparsi di violare il diritto d’autore. In pratica, tutto quello per cui eri in possesso dei mezzi tecnici per realizzarlo come una normale persona, potevi farlo senza il rischio di alcuna pena.

Ma oggi, il diritto d’autore si è evoluto ad un livello che impone gravi restrizioni su ciò che i cittadini comuni possono fare nella loro vita di ogni giorno. Nel momento in cui il progresso tecnologico ha reso più facile per la gente comune godere e condividere la cultura, la legislazione sul copyright si è mossa nella direzione opposta.

Vogliamo restituire il copyright alle sue origini e rendere assolutamente chiaro che esso regola solo la copia per fini commerciali. Condividere copie, o comunque diffondere o fare uso del lavoro tutelato di qualcun altro, non dovrebbe mai essere vietato se è fatto da privati senza fini di lucro. Il Peer-to-peer file sharing è un esempio di attività come queste che dovrebbero essere legali.

• 20 anni di monopolio commerciale: Gran parte dell’industria dell’intrattenimento di oggi è costruita sull’esclusività commerciale delle opere protette da copyright. Questo, lo vogliamo preservare. Ma i tempi di protezione di oggi – 70 anni dalla morte del titolare – sono assurdi. Nessun investitore potrebbe anche solo guardare un pacchetto commerciale dove il tempo di rifusione è così lungo.

Vogliamo accorciare il tempo di protezione a qualcosa che sia ragionevole sia dal punto di vista della società che da quello dell’investitore, e proponiamo 20 anni dalla pubblicazione.

• Registrazione dopo 5 anni: oggi, le opere che sono ancora protette da copyright, ma per le quali è impossibile o difficile individuare il titolare dei diritti, sono un grosso problema. La maggior parte di queste opere hanno poco o nessun valore commerciale, ma dal momento che sono ancora coperte dal diritto d’autore, non possono essere riutilizzate o distribuite perché non c’è nessuno a cui chiedere il permesso.

La protezione del copyright deve essere concessa automaticamente come lo è oggi per le opere di recente pubblicazione, ma i proprietari dei diritti che vogliono continuare ad esercitare la loro esclusività commerciale di un opera oltre i primi 5 anni dalla pubblicazione, dovrebbero essere tenuti a registrare tale diritto, in modo tale che possa essere trovato da un’accurata ricerca di database di diritti pubblici. Questo risolverà il problema delle opere orfane.

• Campionamento libero: Oggi legislazioni e pratiche sul copyright sempre più restrittive sono un grosso ostacolo per i musicisti, registi e altri artisti che vogliono creare nuove opere grazie al riutilizzo di parti di opere esistenti. Vogliamo cambiare questo attraverso l’introduzione di chiare eccezioni e limitazioni per consentire remix e parodie, nonché diritti di citazione per materiale sonoro e audiovisivo sul modello dei diritti di citazione che già esistono per i testi.

• Il divieto di DRM: DRM è l’acronimo di “Digital Rights Management”, o “Digital Restrictions Management”. Il termine è usato per indicare un certo numero di differenti tecnologie che sono tutte volte a limitare la capacità di consumatori e cittadini all’uso e alla copia di contenuti, anche quando essi hanno il diritto legale a farlo.

Deve essere sempre legale aggirare le restrizioni del DRM e dovremmo considerare l’introduzione di un divieto nella legislazione sui diritti dei consumatori all’uso di tecnologie DRM che limitano usi gli legali di un’opera. Non vi è alcun senso nell’introdurre nei nostri parlamenti una legislazione sul copyright equilibrata e ragionevole, se allo stesso tempo permettiamo alle grandi imprese multinazionali di scrivere le proprie leggi ed imporne il rispetto con mezzi tecnici.

Si tratta, in sostanza, di ciò che il Partito Pirata Svedese propone e la posizione sul diritto d’autore che i Verdi/EFA al Parlamento europeo hanno adottato nel settembre 2011.

La proposta è completamente in linea con le idee che sono state espresse nel dibattito internazionale, come nel Cultura Libera di Lawrence Lessig o ne a ricchezza delle reti di Yochai Benkler .Queste idee sono state discusse a fondo per almeno un decennio, sia dal mondo accademico che nella comunità Internet.

Ma come verranno pagati gli artisti, se la condivisione di file verrà legalizzata?” è la domanda che emerge sempre in questa discussione.

Ebbene, il “come” non è in realtà ciò che noi dobbiamo dire come politici. Trovare un modello di business che funzioni è compito del singolo imprenditore, nel settore culturale, come in qualsiasi altra industria. Ma siamo certi che il settore culturale nel suo complesso continuerà a fare bene, come dimostrato dalle statistiche economiche che derivano da più di un decennio di file sharing dilagante. Non vi è alcun conflitto tra la condivisione dei file e la produzione di nuova cultura, tutto il contrario. La nostra proposta è buona per gli artisti, sia da un punto di vista creativo che economico.

Ma il problema è più grande di questo. Si tratta di che tipo di società vogliamo.

Internet è la cosa più grande che sia successa al genere umano dall’introduzione della stampa, e probabilmente molto maggiore. The Pirate Bay, Wikipedia, e la primavera araba hanno fatto notizia per come persone appassionate abbiano applicato la nuova tecnologia rispettivamente per diffondere la cultura, la conoscenza e la democrazia. E abbiamo visto solo l’inizio.

Ma in questo momento di fantastiche opportunità, il diritti d’autore sta mettendo ostacoli sulla strada della creatività, e l’enforcement del copyright minaccia i diritti fondamentali, compreso il diritto alla comunicazione privata, il diritto di ricevere o di comunicare informazioni senza interferenze da parte delle autorità pubbliche indipendentemente dalle frontiere, il diritto al giusto processo ed il principio di proporzionalità quando vengono comminate punizioni.

Abbiamo bisogno di cambiare la direzione in cui sta andando la legislazione sul copyright, al fine di proteggere i nostri diritti fondamentali. Nessun modello di business vale più del diritto alla comunicazione privata e della libertà di informazione.

Il Copyright deve essere riformato con urgenza.

Il falso dibattito sull’ACTA di Karel de Gucht

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 1 marzo 2012

La Quadrature du Net

Il falso dibattito sull’ACTA di Karel de Gucht


La scorsa settimana il Commissario al Commercio De Gucht, lo stesso che aveva recentemente dichiarato che non era “impaurito delle manifestazioni anti-ACTA”, ha spiegato perché, considerando l’ondata di critiche sull’ACTA, sta ora chiedendo alla Corte Europea dei Giustizia di valutare se l’ACTA possa produrre effetti pregiudizievoli per i diritti fondamentali 1 .
Il Commissario DeGucht parla di trovare un equilibrio tra i diritti fondamentali: tra libertà di espressione, privacy, “compreso il diritto di proprietà, nel caso di proprietà intellettuale” 2 , partendo dal presupposto che il diritto d’autore merita la stessa reputazione delle libertà fondamentali delle persone, come ad esempio la libertà di espressione.
De Gucht sta di fatto tentando di coprire le tracce della sua responsabilità per l’inaccettabile ACTA. Sta cercando di guadagnare tempo, disinnescare l’opposizione ed in seguito manipolare qualsiasi dibattito pubblico sulla riforma del diritto d’autore. Egli descrive l’ampio “dibattito Europeo su ACTA” come dominato da “disinformazione sui social media e blog”, come se l’unico ragionevole dibattito sia quello in cui le persone sono d’accordo con lui. La sua difesa dell’ACTA si basa su 2 argomenti principali:
  • ACTA non cambia nulla in Europa e non cambierà il modo in cui i cittadini Europei utilizzano siti web e social media, e
  • ACTA cambierà qualcosa per l’Europa in quanto garantirà che i posti di lavoro degli Europei non vadano persi a causa di merci contraffatte (sic) che inondano i mercati, pari a un valore di 200 miliardi di euro.

EC Midday Press Conference, 26/02/2012


Ciascuno di questi due argomenti è fallato. Senza attendere che la Corte di Giustizia Europea risponda alla questione sollevata dalla Commissione, vediamo di tenere ben presenti alcuni fatti …

ACTA avrà un forte impatto sul futuro del diritto europeo

Ogni trattato internazionale crea obblighi di lunga durata per le sue parti. Ciò è particolarmente vero in seno all’Unione Europea ed ai suoi Stati membri a causa degli obblighi reciproci che li legano. Ma l’ACTA non è come qualsiasi altro trattato. Si tratta di un trattato su come i diritti esclusivi sulla conoscenza, cultura e innovazione saranno applicati. Per molti anni, c’è stato un ampio dibattito sulla necessità di riformare il diritto d’autore e più in generale tutti i diritti esclusivi, in modo da raccogliere i benefici economici, culturali e d’innovazione della tecnologia digitale, dell’accesso aperto e della collaborazione. Un effetto fondamentale dell’ACTA sarà quello di rendere tale riforma più difficile e più costosa.
Questo in particolare nel caso delle disposizioni dell’ACTA in materia di risarcimento, definite nella sezione “procedure civili” del trattato e quindi non sottoposte al (debole) requisito dell’infrazione su “scala commerciale” che si applica nella sezione delle sanzioni penali.
Collocando in un trattato internazionale una definizione di risarcimento che si pretende rappresenti il “danno che il titolare del diritto ha subito a causa della violazione” e che permette di definire i risarcimenti, come uguali (o superiori) al prezzo di vendita di una copia commerciale 3 , ACTA ridefinisce il significato di verità. Non importa quale prova venga fornita, che le vendite perse a causa di condivisione non commerciale di file sono limitate o inesistenti, ACTA consentirà all’industria dell’intrattenimento di bloccare qualsiasi proposta di legge che legalizzi tali attività. ACTA in realtà vende le nostre leggi democratiche future agli interessi di un piccolo club di cacciatori di rendita.

ACTA avrà un impatto diretto sulla libertà di accesso e sulla trasmissione delle informazioni per tutti i cittadini

La Commissione Europea ha sviluppato un dibattito secondo il quale il diritto sostanziale determina, ad esempio, che la portata e la natura del diritto d’autore, dei brevetti o dei marchi di fabbrica rimarranno inalterati da ACTA, perché le sue disposizioni riguardano solo l’applicazione. Questo argomento non resiste ad un esame approfondito, perché la natura dei diritti esclusivi sulla conoscenza, cultura e innovazione è inseparabile dal modo in cui essi vengono applicati. 4

ACTA crea una severa responsabilità finanziaria e penale per gli intermediari attraverso i suoi articoli 9 e 23.4. Questi obbligano gli Stati membri a stabilire procedure di collaborazione tra i titolari dei diritti e gli intermediari per l’applicazione del diritto d’autore on-line (art. 27.3 Ci sono già le prove, in particolare negli esempi degli Stati Uniti e del Regno Unito 5, che una tale combinazione porta ad una limitazione grave e sproporzionata del diritto di accesso e della trasmissione delle informazioni, incoraggiando il filtraggio dei contenuti Internet (per l’accesso o per l’upload su siti), black list di siti, utenti o indirizzi IP e la generalizzazione di misure repressive automatizzate 6 .
Il MEP David Martin ed il commissario UE per il commercio Karel De Gucht pochi mesi fa.
Sostenendo che l’ACTA non cambierà nulla nel modo in cui i cittadini Europei utilizzano siti e ciò che egli chiama “social media”, il signor De Gucht mostra mancanza di rispetto per ogni cittadino online UE, nonché per i membri del Parlamento Europeo.

ACTA protegge alcuni players consolidati dalla concorrenza su servizi innovativi di cui l’Europa ha bisogno

L’industria dei contenuti di oggi è dominata da un numero molto limitato di player monopolisti o oligopolisti, che controllano una quota estremamente elevata di diritti d’autore, mercati di distribuzione e servizi di intermediazione. L’unico giocatore presumibilmente Europeo (Universal Music / EMI, che presto controllerà il 60% della distribuzione delle registrazioni musicali tutelate, se il progetto di fusione sarà approvato) prende tutte le sue decisioni commerciali a Los Angeles e beneficia di un regime fiscale che permette di esportare i profitti al di fuori dell’Europa e d’importare le perdite all’interno. iTunes controlla il 70% delle vendite di file musicali. Amazon ha un funzionamento verticale integrato, dalla pubblicazione alla vendita di libri fisici ed eBook e controlla una quota simile di vendite di libri digitali. Netflix ha una posizione simile per il cinema negli Stati Uniti e ben presto si espanderà in Europa.
L’Europa non riuscirà, in un’economia basata sulla conoscenza, ad emulare questi player consolidati prevalentemente americani. Al contrario, la sua unica vera prospettiva di sviluppo di un’economia culturale di successo consiste nello sviluppo di nuovi modelli, basati sull’imparzialità tra singoli artisti, pubblico e produttori di valore aggiunto. Un accordo come l’ACTA stabilisce un ulteriore vantaggio competitivo per i modelli stessi contro cui l’Europa dovrà competere e che stanno diventando sempre più ostili al grande pubblico. ACTA impedirà all’Europa di fornire servizi innovativi ed equi in nome della difesa di posti di lavoro Europei, dell’industria e dei contenuti. Un trattato che è stato richiesto e promosso da un piccolo club di monopolisti cacciatori di rendita, impedirà a nuove pratiche culturali e servizi di prosperare in Europa ed altrove.

Karel de Gucht vuole che il dibattito si fermi, mentre la Corte di Giustizia studia l’accordo: rimarrà deluso

Perché sa che un dibattito aperto, tenendo in considerazione le argomentazioni sviluppate in precedenza, può solo portare ad un rifiuto dell’ACTA da parte dei Parlamenti Europei e Nazionali, il signor De Gucht vorrebbe che il dibattito si fermasse mentre la Corte di Giustizia UE prepara il suo parere. Le prime reazioni in seno alle Commissioni del Parlamento dell’UE indicano che resterà deluso. Le informazioni possono richiedere del tempo per raggiungere le arene decisonali politiche, ma una volta arrivate, non se ne andranno.

  • 1. Vedi il press-point di metà giornata della Commissione Europea del 22 febbraio 2012, http://mediakit.laquadrature.net/embed/776?size=medium
  • 2. Questo era chiaramente riferito nell’articolo 17 “Proprietà” della Carta dei Diritti Fondamentali, secondo comma, nel quale si afferma: “La proprietà intellettuale è protetta”. Si deve notare che l’art. 17.2 non si riferisce alle persone, una chiara indicazione che si tratta di natura più indiretta rispetto ad altri diritti della Carta.
  • 3. – Art. 9. 1 recita: “Per determinare l’importo del risarcimento per la violazione dei diritti di proprietà intellettuale le autorità giudiziarie delle parti hanno la facoltà di considerare, tra l’altro, qualsiasi misura di valore legittima presentata dal titolare del diritto, che può includere la perdita di profitti, il valore delle merci o dei servizi oggetto della violazione in termini di prezzo di mercato oppure il prezzo al dettaglio raccomandato.”
  • 4. Il Copyright è ad esempio ottenuto attraverso un semplice atto di espressione, con una presunzione di titolarità, sottoposto ad un semplice standard di originalità, ma solo un giudice può decidere che sia stato violato e la libertà di compiere atti che altrimenti violano il diritto d’autore è essenziale per le attività legali quali la parodia, l’educazione, l’informazione, la partecipazione alla cultura, o la citazione. Al contrario, i brevetti sono ottenuti solo attraverso un processo formale di esame, soggetti in linea di principio a criteri di non-ovvietà, inventiva e suscettibilità di applicazione industriale o nozioni simili. Violare il brevetto di un prodotto può essere una normale prassi commerciale, almeno fino a quando vi è stata una notifica da parte del titolare del brevetto di una presunta violazione. Infine i marchi si applicano alle attività in settori che rientrano nelle classi indicate e la valutazione se un marchio sia o meno violato da un’attività è una decisione complessa.
  • 5. L’accesso al sito de La Quadrature du Net è stato bloccato per diversi giorni da Orange per i suoi utenti di telefonia mobile nel Regno Unito, “per errore”, in nome della “self-regulation” contro contenuti pornografici. Vedi: http://www.openrightsgroup.org/blog/2012/orange-uk-blocking-la-quadrature-du-net
  • 6. Misure repressive automatizzate includono i DRM, che non consentono l’uso legale e sono comunque protetti contro l’elusione (art. 27.5).


La Quadrature du Net

2008 – 2012

Fonte: https://www.laquadrature.net/en/karel-de-guchts-fake-acta-debate

Traduzione a cura di yanfry per Partito Pirata Italiano

Dopo 11 anni della stessa #SOPA non sarebbe ora di pretendere una riforma della minestra?

Posted in Uncategorized by yanfry on 24 gennaio 2012

IN BREVE
Well Done Netizen, SOPA e PIPA sono stati sospesi! E adesso?
Verrebbe da dire come ai tempi della scuole, “listen and repeat” perchè sono ormai oltre 10 anni, dai tempi della guerra a Napster, che la stessa “SOPA” riscaldata viene servita dall’industria del Copyright, che addita il File Sharing di opere protette (a scopo di lucro o meno) come unico vero responsabile della sofferenza del settore, impone ai Governi l’approvazione di leggi che pur di “proteggere” il sacrosanto diritto d’autore/copyright minano i diritti fondamentali dei cittadini:
Ma è davvero il file sharing il nemico che vogliono sconfiggere le Major? La tutela del diritto d’autore e delle forme di renumerazione economica degli artisti/editori nella forme attuali è davvero da proteggere e preservare? 

La stragrande maggioranza dei commentatori, più o meno influenti, di questo “sciopero della Rete” contro SOPA e PIPA, hanno dato, giustamente, grande enfasi ai rischi per la libertà di espressione e per i diritti fondamentali dei cittadini e si sono poi compiaciuti della reazione del Web, evitando però di scavare un più a fondo.

Certo, alcuni si sono cimentati in ottimi “esercizi di ricerca”, riscoprendosi grandi intenditori delle leggi che minano i diritti digitali dei cittadini in tutto il mondo e sono andanti a copincollare da Wikipedia 😉 vari “acronimi” e “definizioni”, che per non far torto a nessuno e per allungare un poco il post 🙂 anche io vado ad elencarvi:

– ACTA (l’accordo commerciale  internazionale “segreto” che doveva trattare  l’anticontraffazione e che invece si è rivelato un tentativo di creare una nuova regolamentazione internazionale sulla Rete e sulla proprietà  intellettuale);
– Ley Sinde Spagnola che permette ad un organo amministrativo di disporre a chiusura di siti che “presubimilmente” si sono macchiati di violazione di copyright coinvolgendo forzosamente anche gli ISP;
– Hadopi 2 Francese che permette la disconnessione forzata della linea internet ed una multa per coloro che dopo aver ricevuto 3 avvisi “perseverano” nel download di opere protette da copyright, non prima di essere passati da un giudice per un bella procedura sommaria, senza contraddittorio;
– Digital Economy Act, legge Inglese la cui parte più controversa riguarda le sezioni sulla violazione del diritto d’autore online (sezioni 3-18) che contengono i principi generali per disconnettere gli utenti Internet accusati di violare i diritti d’autore;
– IPRED Svedese che permette ai detentori dei diritti locali di obbligare i vari provider a consegnare i dati identificativi di tutti quegli utenti che “presumibilmente” hanno violato il copyright;
– Il Pacchetto Telecom, ebbene si, qualcuno si anche ricordato dell’estenuante battaglia che per anni, cittadini, attivisti e ONG di tutta Europa (quasi del tutto ignorati dai mezzi di informazione) hanno combattuto per impedire che le norme contenute nel Telecom Package (5 direttive volte a disciplinare ed armonizzare il sistema delle comunicazioni elettroniche in europa) diventassero un’ulteriore arma in mano ai sostenitori dei 3-Stikes alla Francese e della limitazione della Neutralità della Rete;
– Agcom/Fava, in italia, oltre ai tre disegni di legge che si “aggirano nelle aule del Parlamento”, attraverso i quali si propone di obbligare tutti gli ISP ad adottare adeguati dispositivi di filtraggio ed al tristemente noto regolamento AGCOM di avviso/censura contro la pirateria, a poche ore dal blocco/posticipazione dei provvedimenti SOPA e PIPA è stato approvato un emendamento dell’Onorevole Fava che ricalca i due discussi disegni di legge (no comment!)

Tutto questa “informazione” è stata accompagnata come dicevo, da una giusta preoccupazione sulle limitazioni di alcuni diritti fondamentali, che l’applicazione di queste norme rischia di provocare, ma ben pochi sono andati a grattare “la superficie” per capire il perchè di questa situazione e quali soluzione (lo sciopero/blackout sarà anche una dimostrazione di forza ma non risolve una “beata ceppa”) proporre per affrontare davvero i problemi che hanno originato tutta questa vicenda.

Il perchè sembra banale, le industrie dei contenuti artistico/culturali si sono mosse “in difesa dei propri diritti e di quelli degli autori” (quel 2% di diritti che non gli hanno ancora contrattualizzato) facendo azione di lobbying per spingere il Governo Americano (in questo caso, ma come abbiamo visto sopra non solo quello) ad approvare leggi (draconiane) per la lotta al cancro del File Sharing, che sta “uccidendo” l’Industria e gli Artisti neli ultimi anni (oddio, una dozzina di studi e ricerche indipendenti svolti in tutto il mondo sostengono il contrario, ma tralasciamo per ora questo particolare).

Andando alla base della vicenda, vediamo quindi che i due “elementi” attorno ai quali gira tutta la nostra vicenda sono la normativa sulla tutela del Copyright ed il Fenomeno Sociale del File sharing senza scopo lucro (quello che rappresenta la quasi totalità della “Pirateria” di opere protette).

Ora, sebbene non sembri davvero possibile varare norme che colpiscano i condivisori fuorilegge, senza incidere o limitare la libertà di espressione e la privacy dei cittadini, ammettiamo per un attimo di riuscirci:

E’ davvero questa la soluzione migliore per gli Artisti/Creativi e per gli utenti/consumatori?
Questo copyright che a tutti costi si vuole difendere è davvero adatto a svolgere la propria funzione di tutela e di renumerazione delle opere/autori?
Questo file sharing che si vuole limitare e abbattere è davvero un male per i Creativi e per la società?

Vediamo se riesco a dare qualche risposta, IMO sotto forma di domanda (retorica):

– Perchè mai si dovrebbe considerare di riformare l’intera materia del Diritto d’Autore, (nato per tutelare “un tantino” gli autori  e un “bel poco” gli editori e prosperato sulla base di una tecnologia come la stampa, di un supporto fisico vincolato al contenuto riproducibile solo possedendo enormi capitali) in un era in cui la digitalizzazione dei contenuti ha reso copia e trasferimento di dati pratiche comuni, così come, ha reso potenzialmente banale e “a costo tendente allo zero” per chiunque, diventare editore, distributore e promotore di se stesso?

– Perchè mai dare ascolto ai più noti economisti ed esperti del mondo quando affermano che il monopolio intellettuale anziché stimolare l’innovazione e la creatività procura agli stessi un danno ed un freno? (“Against Intellectual Monopoly” Boldrin/Levine disponibile anche in italiano ; “La ricchezza della rete” 2007 di Yochai Benkler di cui è possibile leggere i primi otto capitoli qui,  “Against Intellectual Proprety” 2001 Kinsella;Patents and Copyrights – Do the benefits exceed the costs?” 2001 Julio Cole;A Critique of Intellectual Property Rights” 2002 Dane Joseph Weber);

– Perchè mai cambiare un sistema in cui i compensi riconosciuti ad autori/creatori per la vendita/sfruttamento dei diritti delle loro opere sono in percentuali ridicolmente basse, sia nel caso dei contratti con gli editori/produttori, sia nel caso dei proventi accreditati dalle società di collecting (vedasi SIAE, senza parlare dei costi di gestione di questi stessi enti) tanto che – ad esempio in ambito musicale – il 10% dei  musicisti più ricchi si spartisce più dell’80% delle risorse ed il resto fatica a pareggiare le spese sostenute?

– Perchè ascoltare chi (On. Luigi Bobbio, Capo di Gabinetto del Ministro della Gioventù) lucidamente e con consapevolezza dei temi trattati, nell’ambito del forum gestito dal Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale parla di […] rimettere in discussione vecchi equilibri e rendite di posizione, della necessità di aggiornare il diritto d’autore, non certo di avventurarsi in leggi speciali e pericolose acrobazie costituzionali, […] puntare su una strategia complessiva dal lato dell’offerta, in positivo e fondata sulla concorrenza, aprendo il mercato piuttosto che restringerlo, spingere […] lo stato a porsi obiettivi infrastrutturali veramente strategici, costruendo subito la “gigabit-internet” nazionale, una rete mille volte più capace delle realtà ADSL esistenti in Italia, rendendola servizio-universale, gratuito almeno per i giovani, e […] puntare risolutamente, anche se tardivamente, a divenire titolari di un know-how info-logistico, ossia informatico infrastrutturale, sia a livello istituzionale che imprenditoriale.

– Perchè mai prendere in seria considerazione forme di tutela dei diritti come le licenze Creative Commons, forme di remunerazione dei contenuti come le Licenze Collettive estese (sulle quali già nel 2009 il centro Nexa del Politecnico di Torino aveva pubblicato un position paper sulla sua applicabilità, mentre l’Agcom in un’indagine conoscitiva del 2010 l’aveva riproposta come soluzione più “utile e adatta” di divieti e sanzioni, per contrastare e/o prevenire la condivisione illegale di opere protette?

– Perchè mai poi, in un mondo sempre più digitalizzato ed interconnesso in cui chiunque può produrre e distribuire a costi ridicoli la propria “arte”, favorire nuovi modelli di business, autoproduzione, indipendenza artistica, forme di micropagamento, download e streming con pagamenti forfettari o “pubblicitari” (Hulu, Spotify) od il crowdfounding?

– Perchè mai rinunciare a colpire il File Sharing di opere protette,  dopo 11 anni di inutili tentativi, calpestando quanti più diritti fondamentali sia possibile, rischiando di affossare le attività legali commerciali e non correlate,  utilizzando sistemi di controllo della Rete sempre più invasivi che non fanno altro che rendere i sistemi di condivisione sempre più “anonimi ed inattaccabili;

– Perchè mai tramutare il “problema” del File Sharing in un’enorme opportunità per autori, creatori ma anche per tutta l’industria dei contenuti, sfruttando le caratteristiche della struttura e della filosofia del p2p:
— diffusione di dati/contenuti in modo particolarmente efficiente, ampio, sicuro e veloce;
— possibilità di ususfruire di “n elaboratori virtuali” con elevate capacità di storaggio e rapidità di reperimento dati a costo “zero” (le reti ed2k, torrent e gnutella ne sono un esempio);
capacità di calcolo paragonabili ai più potenti supercomputer fisici esistenti (SETI@home con i suoi 5,2 milioni di utenti ce ne da un’esempio di applicazione pratica);
— possibilità di mettere in contatto audio/video tutti gli utenti connessi a costi irrisori (Skype docet);
— capacità di distribuzione attraverso le tecnologie di streaming p2p spettacoli/avvenimenti/musica, dal vivo o registrati, in tutto il globo, senza la necessità di enormi “strutture server” o elevate capacità di  banda;

– Perchè mai rischiare di rendere “profittevoli” per l’industria e la società le migliaia di community sparse in tutto il mondo composte da utenti appassionati – i clienti migliori, potenziali ed effettivi – che avvicinatisi per l’enorme quantità di contenuti scambiati, non si limitano a fruire di un semplice “database di file da scaricare grtis”, ma collaborano e contribuiscono con le loro conoscenze e con il loro tempo a creare “spazi” che trattano, in maniera spesso altamente professionale, entusiastica e competente, delle tematiche più disparate, scambiandosi informazioni, recensioni, consigli su Software e Hardware, Musica e Video, Libri e Fumetti, tematiche Sociali e Politiche, andando a creare e moltiplicare contenuti e informazioni e ponendosi come i “fans più dediti e fedeli” dei vari artisti/contenuti/argomenti di interesse;

– Perchè poi sfruttare le miriadi di gruppi dedicati sorti all’interno delle community del file sharing in cui i più agguerriti appassionati di tutto il mondo si confrontano sui loro beniamini e sulle loro creazioni, promuovendoli con un impegno ed una perserveranza che mai nessun professionista del marketing potrebbe eguagliare (tanto da spendersi per creare sottotitoli per film e serie tv, tradurre interi libri da una lingua all’altra, organizzarsi collettivamente per seguirne i tour o per acquistare prodotti originali e rari, etc.);

– Perchè sfruttare le informazioni che possono essere acquisite da milioni di fans sparsi in tutto il mondo, dal genere più apprezzato in quel momento e su cui investire, alle zone geografiche dove un gruppo musicale è più ascoltato e in cui quindi predisporre un tour, etc. etc.?

Perchè tutto ciò non succede?

– Da una parte abbiamo l’industria dei contenuti che ha tutto l’interesse a mantenere l’attuale situazione che le permette di agire in un sostanziale monopolio di mercato in cui essa sceglie quali prodotti promuovere (e quindi quali e quanti “prodotti” portare al successo), in che modo e a che prezzo; questo stesso monopolio, che la digitalizzazione e la Rete hanno messo in discussione, deve essere riprodotto in Rete in maniera “artificiale” operando sui Politici e sui Governi Nazionali perchè romuovano leggi (necessariamente draconiane) che permettano il “controllo e la scelta” su ciò che viene scambiato e prodotto in Rete, senza alcun riguardo per quei settori e mercati che ne possono soffrire, minando alla base la crescita, l’innovazione e l’economia stessa di un paese, per mantenere quell’economia pre-digitale che si regge sulla scarsità delle risorse materiali che artificiosamente deve essere riprodotta per quelle culturali e immaterali;
– Da un’altra parte abbiamo Politici e Governi, in parte foraggiati dalla stessa industria dei contenuti, che hanno tutto l’interesse a rendere “meno libera” una Rete che permette a sempre più cittadini di ascoltare voci diverse e far sentire la propria in totale indipendenza dai Partiti Politici e/o dai mezzi di informazione tradizionali;

– L’ultima “parte coinvolta”, quella che ha tutto l’interesse a che le cose cambino, siamo noi, utenti, cittadini, artisti, fruitori, consumatori (informati), che stiamo vivendo un momento di cambiamento epocale, in cui l’economia tradizionale viene messa in discussione dalla larghissima diffusione e relativa economicità dei mezzi di produzione di informazione, conoscenza e cultura:
per poter assistere a questo cambiamento, godere dei benefici che esso promette e contrastare le forti resistenze che mettono in pericolo l’accesso alla Rete e la liberta di espressione, dobbiamo affrontare una “battaglia” che non può essere vinta con le sole manifestazioni e blackout virtuali in Rete, ma deve essere portata su di un piano Politico, spingendo la società civile a porre come centrale, un ripensamento complessivo della materia del diritto d’autore che tenga conto dei mutamenti tecnologici e sociali, disinnescando quella “carica esplosiva” che permette all’Industria e alla Politica di continuare questa infinita battaglia per il controllo della Rete.

Partito Pirata, i punti per scendere in campo

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 16 novembre 2011

Il presidente Gualazzi illustra il manifesto dei pirati tricolori. Accesso a costo zero per tutti, maggiore chiarezza sul diritto d’autore. Così si prepara il partito alle prossime elezioni

Roma – Tutele costituzionali per le nuove libertà digitali, con la conseguente abolizione della censura a mezzo elettronico. Maggiore chiarezza in materia di diritto d’autore e soprattutto una Internet a costo zero per tutti i cittadini del Belpaese.Sono questi alcuni dei “dieci punti irrinunciabili” contenuti nel manifesto del Partito Pirata Italiano, recentemente illustrati dal presidente Athos Gualazzi nella giornata finale dell’Internet Governance Forum (IGF) di Trento.

“Per il Partito Pirata è arrivato il momento della svolta – si può leggere all’inizio di un comunicatoapparso sul sito ufficiale – a Trento, dove si è svolto l’IGF, abbiamo deciso di prendere parte al prossimo appuntamento elettorale. Con forme e metodi che decideremo tutti assieme, in rete”.

“Non siamo neanche in campagna elettorale e già sono nate le liste clone – ha continuato il comunicato – Una in particolare, usa il nostro nome e i nostri simboli ma certo non i nostri contenuti. È nata su iniziativa di persone e ambienti legati alle major, di tutto si occupano meno che di difendere il diritto delle persone alla condivisione della musica, dei saperi, della cultura”.”Il divario generazionale è molto ampio – ha commentato invece il fondatore del Partito Pirata svedese Rick Falkvinge – le nuove generazioni si muovono in una direzione culturale completamente diversa dalle vecchie, le quali si ostinano a non capire e a ritenere che certi movimenti come il partito pirata internazionale siano una minaccia”.

Mauro Vecchio

La vendita di copie pirata favorisce il mercato degli originali

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 7 novembre 2011
di avv. Marco Scialdone
“In ogni caso, invertendo l’argomentazione giuridica, è concepibile che un cliente, dopo aver sentito o visto la copia pirata, possa decidere di acquistare gli originali … in modo che la vendita di copie pirata, lungi dal nuocere, favorisca il mercato delle riproduzioni originali”.

Chi lo ha scritto? Un esponente del Partito Pirata? Un arruffapopolo, dedito a sbornie di demagogia?
No, è stato messo nero su bianco in una sentenza pronunciata da un giudice spagnolo all’esito di un procedimento penale che vedeva come imputati dei venditori di cd/dvd “pirata”.
La sentenza evoca alla mente un precedente italiano del 2001 (la nota “sentenza anticopyright” dell’allora giudice, Gennaro Francione) in cui era possibile leggere “Anche sul campo della concreta offensività la New economy ha dimostrato come addirittura la diffusione gratuita delle opere artistiche acceleri paradossalmente la vendita anche degli altri prodotti smistati nei canali ufficiali, e se ciò vale nello spazio virtuale di Internet deve valere anche nello spazio materiale con vendita massiccia di prodotti-copia che alimentano l’immagine e la vendita dello stesso prodotto smistato in via “legale”.
Nella sentenza spagnola, in particolare, si è negato qualsivoglia risarcimento sulla base del presupposto dell’assenza del danno. L’ acquisto del materiale pirata sarebbe, infatti, espressione inequivocabile della volontà di non acquistare il prodotto originale ( “i clienti di musica e film pirata, quando effettuano l’acquisto, esternano la loro decisione di non voler acquistare musica e film originali, cosicchè non vi è alcuna perdita. Detto in altre parole, questi acquirenti o comprano al prezzo basso del supporto pirata o non comprano affatto”).

Read more: http://scialdone.blogspot.com/2011/11/la-vendita-di-copie-pirata-favorisce-il.html#ixzz1cq5mtqsk
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