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Autoproduzioni, autodistribuzioni, licenze e mercato

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 4 novembre 2010
Pubblicato da Andrea Arcella

Su invito del mio amico Mario, ho letto con attenzione la serie di interventi pubblicati sulla bella webzine musicale Sands zine (per leggere gli interventi dovete cliccare sui tasselli di figure in fondo alla pagina). Tali interventi sono incentrati su un tema a me caro: autoproduzione, autodistribuzione, licenze libere, etc. Più o meno tutti gli interventi concordano su alcuni temi fondamentali che io condivido pienamente: il ruolo deleterio del diritto d’autore nelle sue attuali declinazioni industriali, la visione della SIAE come macchina burocratica che impedisce nei fatti forme musicali innovative o semplicemente artisti che vogliono rimanere fuori dai circuiti del mainstream pop, il ruolo della rete che ha introdotto nuovi meccanismi di distribuzione e fruizione.

L’intervento di Scarph (area antagonista autistici) verte soprattutto sull’aspetto etico-sociale della produzione musicale; ritengo le sue osservazioni sull’omologazione della cultura a merce e susseguente sfruttamento pienamente condivisibili. Il punto è che sfugge un argomento fondamentale al suo discorso: come dovrebbero campare i musicisti. In sostanza nei discorsi che vengono fuori da questa area politica vi è sempre una riflessione corretta su cosa non funziona nella nostra società ma scarseggiano proposte serie per un modello economico/sociale alternativo. Purtroppo mi sembra che dopo aver buttato a mare Marx, socialdemocrazie etc. non sia rimasto molto altro da proporre.

L’intervento a Marco Fagotti di Anomolo mi sembra che invece colga maggiormente a fuoco il problema della sostenibilità economica; La proposta di Fagotti che definirei (semplificando naturalmente) “socialista” prevede una forma di tassazione ( che potrebbe essere generale cioè sulle persone fisiche e giuridiche o sui consumi come tassa sui cd vergini) che consentirebbe agli artisti fuori dalle logiche mainstream di vivere. Sono in linea di massima d’accordo con questa proposta ma bisogna tener presente alcuni problemi:
1) affinchè funzioni bisogna avere un’intera società orientata in senso socialista, altrimenti accade ciò che è sotto i nostri occhi: la tassazione sui cd vergini viene usata per finanziare la SIAE e i deficit prodotti dai grandi speculatori; questo è un punto vero in generale: le tasse in Italia sono usate per ripianare i deficit della FIAT come quelli di Mondadori.
2) Nel momento in cui la sopravvivenza degli artisti è vincolata ad un finanziamento statale succede che il politico di turno diventa automaticamente il datore di lavoro degli artisti; anche questo succede già oggi: basti vedere gli artisti visivi che vivono di commesse pubbliche (amici di politici) o i teatri d’opera i cui consigli di amministrazione sono nominati dalla politica. L’intervento di Claudio Tarsia è una specie di piccola ontologia del disco; ci parla di noi tramite il rapporto con questo oggetto: interessante.

L’intervento di Kai Zen è molto dettagliato nella spiegazione del copyleft e lo trovo una lettura estremamente utile già per questo; sono interessanti anche gli altri temi trattati tra cui le conseguenze dell’overload informativo prodotto dalla rete (e dall’autoproduzione); a questo proposito viene sottolineata l’importanza ancora maggiore che acquisiscono fanzine, webzine ed in generale l’intervento di una stampa (in senso lato) che fornisca un orientamento e una critica alle produzioni. Il centro dell’intervento è una visione ottimistica: “…..la sostituzione del paradigma vivi-conuma-crepa con il paradigma assimila-riproduci-diffondi“. Ma sarà vero che questo paradigma si affermerà a livello di massa? Già oggi le multinazionali hanno assorbito il concetto di marketing virale che scimmiotta e asservisce l’assimila-riproduci-diffondi in chiave ultra capitalista.

Massimo Giannini di Sinistri si sofferma a raccontare la sua esperienza di musicista no copyright. E’ una lettura interessante perchè illustra cosa può accadere in un mondo-giungla. Voglio segnalare la sua disavventura con un gruppo celebre di electronica come i Matmos che in sostanza gli hanno campionato dei brani senza riconoscere alcun credito. Fortunatamente questo non può più succedere con le creative commons; inoltre questa cosa dovrebbe aprire un dibattito sulle etichette paraculo angloamericane che hanno dominato il mercato “sperimentale” negli anni ’90 e primi ‘2000. In breve queste etichette si sono affermate (e si sono arricchite) su un mercato in cui non ci sono costi di produzione perchè i musicisti si fanno i loro pezzi a casa col computer. A differenza delle major che hanno apparati di produzione molto costosi qui i guadagni sono possibili anche con mercati molto più piccoli. Mi chiedo a questo punto se sia giusto considerare tutto ciò che è “piccolo” anche “buono”.

Infine l’intervento di Stefano Giust di Setole di Maiale si concentra sullo spazio nullo concesso dai media e dalle istituzioni culturali alla musica d’arte generando un impoverimento culturale del paese; non si può che essere d’accordo!

Source: SEDICI TONNELLATE BLOG: Autopr…stribuzioni, licenze e mercato
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Un grande nome della letteratura italiana abbraccia il copyleft

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 12 luglio 2010

Intervista al romanziere Maurizio Maggiani.

Patrimoni culturali straordinari come quelli delle teche RAI non dovrebbero essere pubblicamente e liberamente accessibili?

Certamente sì, nel ’99 ho fatto 98 puntate de “La storia siamo noi” come conduttore e ho visto cosa c’è in quelle teche: un patrimonio spaventoso… e già allora chiesi come mai non fossero accessibili.

Veniamo a te: in un video (peraltro prodotto da Feltrinelli) hai dichiarato che il copyleft è una cosa straordinaria e grandiosa, dopodiché hai cominciato a pubblicare sul tuo sito tutto il materiale su cui vanti diritti esclusivi. E questo materiale è liberamente scaricabile.

Sì. Ho cominciato a scrivere nell’85 e quando mi sono accorto che ho conservato per 25 anni quello che ho fatto (romanzi, articoli, racconti editi ed inediti) ho chiesto di costruire un sito (anche per risparmiare alla mia compagna il duro lavoro della vedova) dove potessi mettere tutto quello che è di mia proprietà a disposizione di chi lo vuol leggere e di chi lo vuol stampare non a fini di lucro. Adesso sono diventato proprietario dei miei primi due romanzi: “Màuri, Màuri” e “Vi ho già tutti sognato una volta”; appena saranno pronti, li pubblicherò sul sito.

Il primo romanzo è del 1989, il secondo è del 1990… dunque, dopo 20 anni i tuoi romanzi “tornano a casa”?

Sì, io ho firmato contratti in cui cedo i miei diritti per 20 anni. Tra due anni tornerò proprietario del mio terzo romanzo [n.d.r.: “Felice alla guerra”] e lo pubblicherò sul sito. E così farò, mano a mano, con tutti gli altri.

Ci sono principi etici alla base della tua scelta?

Ho capito che bisogna trovare un modo diverso o nuovo di guadagarsi la vita con il sudore della propria fronte quando il proprio sudore riguarda la realizzazione di opere dell’ingegno. Sono convinto che il diritto d’autore così come è concepito oggi non potrà funzionare. Io stesso quando ho bisogno di qualcosa, me la vado a cercare e me la predo. Avevo bisogno di una canzone (sapevo che esisteva ma non l’avevo mai sentita) per la morte di Anita Garibaldi: l’ho trovata e non mi sono chiesto se facevo bene o male a scaricarla.

Quindi ti stai autodenunciando in questo momento?

Mi sto autodenunciando. Ma, in realtà, se “attaccato” a quella canzone ci fosse stato un modo semplice di compensare l’autore e/o l’esecutore, l’avrei compensato. Io non passo la vita a scaricare la musica a ufo, certa musica me la pago (cerco di non pagare i Rolling Stones perché li ho pagati tutta la vita). Andrò in galera, non so…

No, non subito.

Io non metto i bollini della SIAE sui miei libri perché non capisco per quale ragione dovrei farlo. Bisogna rivedere la relazione tra l’autore dell’opera dell’ingegno e la comunità. Vedo quello che sta succedendo con i musicisti: godo quando vedo che i musicisti vendono 1000 dischi anziché 500000 perché dico: “Ecco, così si ricomincia come 100 anni fa”: se il musicista voleva guadagnarsi la pagnotta, andava in giro a suonare la sua canzone. E discorso analogo vale per me. Sto cercando un modo diverso di relazionarmi con la comunità e, nella comunità, con quelli che desiderano e gradiscono utilizzare la mia opera.

Gli editori spesso tengono una linea no copyleft perché credono che se un’opera è disponibile gratuitamente non sarà possibile venderla. Cosa ne pensi?

Posso capire, però questo vale solo se ragioniamo in termini di una settimana o un mese. Inoltre, oggi l’editore se vuole fare soldi con i libri, deve essere padrone di una televisione e del programma televisivo che fa vendere i libri. Se non ha questa possibilità, deve trovare un modo diverso di distribuire la sua merce per sopravvivere ad una crisi che c’è e che ci sarà sempre di più.

Riepilogando: ci sarà un “Màuri, Màuri” scaricabile dal tuo sito e un “Màuri, Màuri” nelle librerie: e a quel punto, secondo te, una persona andrà a scaricarsi il tuo libro dal tuo sito gratuitamente per poi stamparlo (certamente non gratuitamente) o andrà a comprarlo in libreria?

Comprare il “Màuri, Màuri” in libreria costerà sempre meno che stamparsi il “Màuri, Màuri” in casa, comunque non mi interessa.

Sei un anarchico, in una società anarchica, secondo te, come funzionerà il copyright/copyleft?

Non so. Io ho un sogno: essere riconosciuto per quello che faccio dalla comunità ed essere mantenuto dalla comunità per quello che faccio. I più antichi artisti erano tutti difettosi: zoppi, ciechi… quelli che ci vedevano bene ed erano forti andavano a lavorare, ma come poteva guadagnarsi da vivere uno che non poteva andare a caccia o mettere su i massi di una casa? Immagino: la sera i cacciatori ritornavano con la selvaggina insieme a quelli che avevano costruito le case e agli altri lavoratori: sì mettevano lì, si spartivano quello che avevano raccolto e quello che non aveva raccolto niente e cacciato niente rischiava di morire di fame. E allora si inventava: “No, voi mentre eravate a caccia non sapete cosa è successo, io ho visto un’aquila… “. E così li confondeva un po’ e si prendeva un pezzetto da mangiare. A un certo punto la comunità ha riconosciuto il ruolo del narratore, dell’artista e gli ha dato la possibilità di vivere nella propria comunità nutrito dalla stessa. E così sarà nella società della perfetta solidarietà, così com’era prima della nascita del copyright.

Source: Scarichiamoli! – Un grande nom…italiana abbraccia il copyleft Immagine
Licenza Copyzero X 2.2: http://www.costozero.org/licenze/licenz … F06%2F2007

Canzoni che volano sulle ali del copyleft: i “Rein

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 18 maggio 2010
La webzine iQuindici, promotrice, come recita il suo manifesto, “di un diverso concetto di accesso alla cultura, che si attua in buona parte con l’utilizzo e la promozione del copyleft che ne consente una diffusione orizzontale“, ha realizzato un’intervista con i Rein, gruppo musicale romano attivo dal 1999; e che dal 2005, anno d’uscita del suo primo album, promuove e distribuisce la propria musica con licenza Creative Commons.

L’articolo-intervista Canzoni che volano sulle ali del copyleft: i “Rein”, è disponiblie sul blog di iQuindici: lo segnaliamo con piacere perchè offre, tra l’altro, il punto di vista di chi usa in prima persona licenze CC per diffondere la propria musica; raccontando i pro e i contro della scelta di questo strumento dalle indubbie potenzialità.

Link utili
* Homepage di iQuindici.
* Sito dei Rein.

Fonte: http://creativecommons.it/reincc
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by/2.5/it/

Coelho mette a disposizione tre suoi libri per il download gratuito

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 28 dicembre 2009

Paolo Coelho (scrittore e poeta brasiliano) mette in rete tre dei suoi libri più famosi per il download gratuito.

Il celebre artista ha una visione del mondo letterario sul web molto precisa, sul suo sito ufficiale compare una lista di indirizzi dai quali è possibile scaricare gratuitamente le versioni piratate delle sue opere più conosciute.
Coelho ha sempre sostenuto che la pirateria non rappresenta un male se per contro si ha l’arricchimento della conoscenza personale, sia in ambito letterario che musicale, oltre al fatto che rappresenta un’opportunità unica per la divulgazione delle proprie opere.
Inoltre afferma che da quando ha messo a disposizione gratuitamente le sue opere on-line le vendite non sono calate anzi, è successo il contrario, tant’è che lo scrittore non perde occasione per invitare le case editrici a vedere il nuovo mezzo di comunicazione come una possibilità globale di pubblicizzare il loro lavoro e non come un nemico (i suoi libri arrivano oggi ad aver venduto oltre 100 milioni di copie in tutto il mondo).

Coelho sul suo blog informa che se avesse potuto avrebbe fatto anche di più mettendo a disposizione anche gli altri testi ma, “questi tre che vi offro sono gli unici che posso mettere in Rete, perché sono gli unici di cui posseggo i diritti“.
E continua facendo una preghiera ai suoi fan: “Esistono tante biblioteche che non hanno i soldi per comprare libri o sono obbligate a comprare quelli che vuole il governo. Se voi stampate questi che io ho messo online e li donate alle biblioteche locali, alle prigioni e agli ospedali, potreste migliorare la condizione di vita di molte persone. La gente ha tempo, ma non ha il materiale da leggere“.
I testi sono scaricabili gratuitamente in formato pdf, Kindle, SonyReader e iPhone.
Gli estratti dei libri sono reperibili in cinque lingue (italiano, inglese, spagnolo, francese e tedesco) mentre i testi in lingua originale saranno scaricabili in versione integrale. I tre libri di cui l’autore possiede i diritti sono “Il cammino dell’arco”, “Storie per genitori, figli e nipoti” e “Guerrieri della luce”, e saranno disponibili online fino alla prima settimana di gennaio.

Byez.

Free Culture – Cultura libera, di Lawrence Lessig

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 28 dicembre 2009

Nel mondo dei diritti d’autore prevalgono gli estremi: da una parte la pirateria, dall’altra un corpo normativo finalizzato più alla repressione che alla tutela. La libera cultura rimane schiacciata nel mezzo e ne paga le conseguenze. Paradossalmente le tecnologie legate ad Internet rischiano di stritolare la libera cultura quando sarebbero in grado di fornire nuovi potentissimi strumenti creativi e di conoscenza. Tutto ciò che viene scaricato dalla rete – sotto forma di sito web, blog o file musicale – è copia e pertanto rientra nel campo di intervento della normativa del copyright. Inoltre il Codice informatico della macchina può estendere pesantemente la portata della legge: è il caso ad esempio dei DRM (digital right management) applicati da qualche editore di ebook anche alle opere di pubblico dominio. Il cd. fair use non riesce a garantire una sufficiente tutela agli usi liberi.

(foto Flickr)

L’eccessiva durata del diritto d’autore, con conseguente compressione dell’area del pubblico dominio, ha come conseguenza diretta la perdita di opere che non essendo sfruttate commercialmente dai titolari dei diritti sono fuori mercato e pertanto inaccessibili poichè una loro diffusione non autorizzata rappresenterebbe una violazione del copyright. Pertanto la stragrande maggioranza delle opere prodotte è destinata, dopo una brevissima vita (una ristampa oppure la proiezione per poche settimane in qualche sala), ad un interminabile oblio e poi alla distruzione.
L’autore sottolinea l’esigenza di trovare una via di mezzo: nè tutti i diritti riservati nè nessun diritto riservato, ma alcuni diritti riservati, al fine di rispettare il copyright ma consentendo agli autori di rendere liberi i contenuti quando lo ritengano opportuno: rifiuto dell’anarchia e quindi della violazione sistematica del copyright ma rigetto del feudalesimo nel campo della proprietà intellettuale.

Questo volume analizza rigorosamente le debolezze ed i pericoli derivanti dall’attuale normativa del copyright negli Stati Uniti e propone delle soluzioni per difendere la cultura libera. Un libro che tutte le persone interessate al diritto d’autore, comunque la pensino, dovrebbero leggere.

Il volume è scaricabile in inglese in formato ebook all’indirizzo:
http://www.free-culture.cc/freecontent/

La traduzione italiana è stata pubblicata da Apogeo. Nel sito di CopyLeft è disponibile la versione tradotta in formato ebook.

Fonte: http://lapaginagiuridica.blogspot.com/2009/12/free-culture-cultura-libera-di-lawrence.html
Licenza cc: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/

Il suono creativo della musica nella Rete

Posted in Internet&Copyright by yanfry on 11 dicembre 2009

Il XXI secolo ha portato dei cambiamenti molto più grandi di quanto ci si renda conto: smaterializzazione dei contenuti, convergenza di tutti i canali media su di un’unica rete planetaria ad accesso facilitato e a costi limitati, diffusione dei media sociali e pratica della condivisione.

Oggi tutti hanno la possibilità di scegliere cosa, come e quando consumare cultura ed intrattenimento facendo delle proprie scelte un elemento fondante dell’identità e della condivisione la pratica costituente della socialità.

Nel mondo della musica questo cambiamento si è sentito molto più e molto prima che in altri settori della nostra vita ma la sua evoluzione ed il suo sviluppo si sono scontrati da una parte con le difficoltà e le limitazioni del Diritto D’autore, nato per “tutelare” opere materiali/fisiche e la titolarità dell’opera, e dall’altra con l’esigenza per gli autori di vedere ricompensato il proprio lavoro.

A superare questi limiti e a dare una risposta a queste esigenze, circa otto anni fa nacque Creative Commons, per volere del professore Lawrence Lessig, e le licenze CC, il cui scopo è di evitare i problemi che le attuali leggi sul copyright creano per la diffusione e la condivisione delle informazioni e al tempo stesso per garantire ai detentori dei diritti la libertà di scegliere come e quanto trasmettere alcuni di questi diritti al pubblico e conservare gli altri.

Per rendere meglio l’idea di quanto vi sto dicendo uso le parole di Joi Ito CEO di Creative Commons:

Sempre piu spesso quel che interessa agli artisti è che venga riconosciuta loro l’attribuzione dell’opera e la possibilita’ di concederne diritti per l’utilizzo non commerciale. A volte invece è una priorità vedere rispettata l’opera originale, o comunque poter approvare le rielaborazioni ideate da altri. Siamo nell’epoca della free economy, del remix e dei mashup, ma nella gran parte dei casi le iniziative e collaborazioni creative non sono ancora possibili, e non per questioni tecniche bensì legali ed economiche”.

“CC non è contro la legge che regola il copyright, è per un aggiornamento della legge e alla base del diritto dovrebbe esserci la libertà di scelta, per chi produce e per chi consuma. E la consapevolezza che il sistema della comunicazione e dei media si è trasformato.

L’industria della musica deve reinventare se stessa e gli artisti saranno di nuovo al centro. E poiché gli artisti non sono interessati solo all’aspetto commerciale ma anche alla diffusione delle loro opere, e il pubblico è interessato alla scoperta più che al possesso, questo rapporto può evolvere con incredibili vantaggi per entrambe le parti. Promuovere una legalità sensata è il modo più efficace di combattere l’illegalità.

Questo è quindi il fine che si prefiggono le licenze CC, individuare regole che permettano all’autore di vedere riconosciuta la propria creatività e professionalità ed al tempo stesso permettergli di averne un ritorno economico, dando la liberà di scelta a chi produce così come a chi consuma, per consentire l’evoluzione dei processi di creazione e di fruizione contemporaneamente ad uno sviluppo economicamente sostenibile.

Dopo questa parte “teorica” passo a quella pratica, cercando nel mio piccolo di darvi una panoramica di alcune realtà che nel web si sono sviluppate e sono cresciute con questi criteri di base (non solo Creative Commons) e che stanno dimostrando che un nuovo modello di business è possibile e fattibile.

Nell’elenco ho cercato di evidenziare i tratti salienti di ognuno di questi servizi (che vi invito ad integrare se possibile) e, consapevole del fatto che ne esistono davvero molti altri, vi incoraggio a segnalarli con le relative caratteristiche, come risposta a questo post smile.gif

Magnatune http://magnatune.com/
– Licenza Creative Commons
– 50% degli introiti agli artisti
– Stampa e spedizione CD su richiesta
– Download MP3 libero
– No DRM
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È una piccola etichetta indipendente di Berkeley, California, fondata nella primavera del 2003 da John Buckman.

Magnatune si pone in modo fortemente innovativo all’interno del mercato musicale di internet. Il suo fine è quello di perseguire sia gli interessi degli artisti che dei consumatori. Il suo motto è We are not evil, ossia Non siamo malvagi. In principio Magnatune vendeva musica soltanto tramite download attraverso il proprio sito, ma dalla fine del 2004 offre anche un servizio di stampa e spedizione di CD su richiesta.

Magnatune stipula contratti non esclusivi con gli artisti e dà loro il 50% di ogni guadagno derivato dalla vendita di musica, condizioni che sono tuttora molto inusuali per un’etichetta discografica. Inoltre tutti gli utenti possono gratuitamente ascoltare in streaming in formato MP3 di buona qualità (128 kbps) ogni file audio prima di decidere se comprarlo (tutti i contenuti musicali liberamente disponibili sono rilasciati con licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike).

Gli acquirenti possono inoltre scegliere loro stessi il prezzo di acquisto, a partire generalmente da 4€ ad album (suggeriti 6€), e possono scaricare la musica acquistata in formato WAV, FLAC, MP3 ad alta qualità, OGG Vorbis o AAC. I file musicali venduti da Magnatune sono del tutto privi di sistemi DRM.

Nonostante l’utilizzo di una licenza liberale non sia di per sé un’idea nuova, Magnatune è stata una delle prime e più celebri case discografiche a tentare di creare un businnes su questa idea. Sebbene non sia ancora chiaro se questo sistema possa produrre profitti sufficienti per consentire a Magnatune di continuare con successo la propria attività, al gennaio del 2008 Magnatune ha già stipulato contratti con 264 artisti e offre un catalogo di 582 album.

Beatpick http://www.beatpick.com
– Licenza Creative Commons
– 50% degli introiti agli artisti
– Canali di promozione varii e diversi
– Download MP3 libero
– No DRM
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La loro home page parla chiaro. Qui non si usano DRM, niente porcate digitali per proteggere eventuali diritti d’autore. E per essere ulteriormente digital-sostenibili, tutta la musica acquistata è compatibile con qualsiasi ipod, lettore mp3 o diavoleria elettronica disponibile sul mercato, la cui isteria mette oramai a dura prova la pazienza di vecchie e nuove generazioni.

Queste sono solo alcuni dei tratti caratteristici di un progetto tanto ambizioso quanto pionieristico nell’attitudine e professionale nella realizzazione. Si tratta di BeatPick, giovane netlabel londinese (ma creata e gestita da italiani) che vanta nel suo ricchissimo rooster di artisti, musicisti come Tobor Experiment, Groove Generator, FRD, Double6, Synthead e molti altri (vedere sul sito beatpick.com la lista di artisti, con generi che vanno dal rock al jazz, dall’elettronica alla sperimentale, dalla dance all’hardcore, all’hip hop per oltre oltre 290 musicisti di 40 diversi paesi) che hanno avuto modo di farsi conoscere e apprezzare all’interno di quel vitalissimo mondo della musica indipendente che circola liberamente in Rete, fatto di mailing list e podcast, netlabel e progetti audio condivisi.

BeatPick è quindi una netlabel, una realtà a bassissimo budget che diffonde e distribuisce musica free in Internet, allo scopo di usare la Grande Rete come strumento di promozione e cassa di risonanza per diffondere a quanta più gente possibile e nel modo più economico possibile, la musica dei propri artisti. E fino a qui niente di nuovo, per lo meno per chi sa che la musica di oggi (e quella di domani, of course) non è solo CD e DVD, filesharing e battaglie sui diritti legali spesso fini a se stesse.

Ma la cosa più interessante è l’approccio del tutto inedito adottato da questa netlabel: un modo di utilizzare Internet a 360 gradi, andando oltre le normali attività di una label digitale, utilizzando non solo il sito web quindi in maniera dinamica e completa (da non perdere per esempio il blog interno in cui vengono fornite tutte le informazioni e le novità su temi della free music in Rete), ma agendo anche come promotore e centro nevralgico di ulteriori iniziative.

Per esempio la possibilità di acquistare direttamente i diritti di riproduzione di un brano in funzione del tipo di licenza d’uso (notevole la varietà di licenze e la semplicità di acquisto dei diritti come si può vedere cliccando qui – http://www.beatpick.com/licence.php?cPath=…products_id=50) e dell’utilizzo commerciale che ne viene fatto (sempre sotto licenze Creative Commons), la possibilità di commissionare musica e progetti agli artisti della label, l’opzione di poter ascoltare i brani prima di un eventuale acquisto, l’apertura imminente di altri BeatPick locali primo tra tutti una versione cinese, i progetti aperti con televisioni satellitari, radio e podcast internazionali tra cui il Digipod (www.digicult.it/podcast) che potrebbe portare presto a interessanti sviluppi.

Anche il rapporto tra i labeller e gli artisti è piuttosto raro e al passo con i tempi: nessun contratto capestro, la possibilità di rescindere i rapporti nell’arco di 30 giorni, divisione 50 e 50 dei guadagni, la possibilità non indifferente di diffondere la propria musica in modo mirato e professionale attraverso canali specifici. Abbiamo parlato di questo e molto altro con David, uno dei membri fondatori di BeatPick, per dimostrare come si possano mettere in pratica i dettami di una corretta e moderna etichetta di produzione/distribuzione in Rete, che sappia soddisfare le esigenze libertarie di una nuova generazione di music addicted ma che sappia anche difendere i diritti e le esigenze degli artisti.

Centinaia di aziende di medie e piccole dimensioni hanno usufruito delle licenze di Beatpick, così come marchi conosciuti quali 20th Century Fox, Ralph Lauren, Toyota,Dodge, Scott Wintersport, The Travel Channel, Chevrolet, Provincia di Roma, Comitato Zingaretti, US Democratic Party, Eurobrico, Prix e Infobyte.

CcMixter http://ccmixter.org/
– Licenza Creative Commons
– Contest di Remix aperti a tutti
– Campioni di semplici utenti, Dj e artisti noti
– Download MP3 libero e streming
– No DRM
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Si tratta di una sorta di community per la condivisione di files musicali, un nutrito archivio di risorse audio e suoni di ogni genere ideali per chi ama il remix, il campionamento e il mash-up, rilasciati sotto licenza Creative Commons. Tutti i files sono ascoltabili in streaming e scaricabili gratuitamente. CcMixter offre inoltre la possibilità di inviare le proprie creazioni e partecipare ad un contest dove promuovere i propri remix (ci sono anche una serie di artisti che rilasciano brani a cappella).

Le differenze e la creatività che ne risulta è veramente stupefacente. Un certo numero di artisti mainstream innovativi hanno rilasciato i propri campioni sul sito, Beastie Boys, Chuck D e David Byrne per citarne alcuni.

Per i creatori di video, podcaster e amanti della musica è il posto ideale per ascoltare i remix costruiti con i campionamenti di musica, da DJ e musicisti indipendenti e “semplici” netizen.
Ventimila attualmente i campioni disponibili nella sezione The Free Sound Project e cinquemila i pezzi remixati messi online.

Indabamusic.com http://www.indabamusic.com/
– Licenza Creative Commons
– Social network community per il mixaggio e mush-up
– Contest e concorsi interni
– Download MP3 e/o Streaming legale
– Creazione musica con band musicali virtuali
– Editor musicale Web-based
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Sito di collaborazione dedicato agli artisti che vogliono condividere idee e creare nuovi progetti musicali.

Indabamusic.com può essere considerato un social network tutto dedicato al mondo degli artisti musicali. Si basa sulle idee e sulle collaborazioni degli utenti per creare progetti musicali anche con band “virtuali”. Il sito mette a disposizione tutti gli strumenti per condividere le proprie passioni ed attivarsi per sviluppare le proprie idee musicali da soli o con gli artisti provenienti da tutto il mondo. Chiunque può caricare una sua traccia (brano, loop, spezzoni o battute) ed incoraggiare il “mondo” a continuare il progetto integrando altre nuove parti, coinvolgendo gli altri utenti della community con chat, messaggi, eventi, contest, etc.

Il sito dispone di una enorme biblioteca di clip sotto Creative Commons e come ccMixter, ospita concorsi di remix oltre a fornire un ottimo editor musicale Web-based. Tra gli artisti mainstream che vi hanno rilasciato i loro lavori ci sono The Roots, Mariah Carey, Yo-Yo Ma, John Legend, Crystal Method, Alkaline Trio per citarne alcuni.

Jamendo.com http://www.jamendo.com/it/
– Licenza Creative Commons
– 50% degli introiti agli artisti, donazioni, Jamendo PRO
– Supporto per promozione concerti, merchandising etc.
– Download MP3 legale
– No DRM
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Con due milioni di visitatori al mese, 200 mila pezzi musicali disponibili per qualunque genere (dalla classica al punk) prodotti da 10000 tra artisti e gruppi di oltre 60 paesi (circa 700 italiani) , 430 mila utenti attivi che recensiscono, promuovono, votano e commentano, (un ottimo mix tra musica e socila network) rappresenta la più grande piattaforma di scambio e distribuzione di musica sotto creative commons al mondo.

Tra l’altro il sito offre una piattaforma in 7 lingue dove qualunque artista, non iscritto a società collettive di tutela dei diritti d’autore, può registrarsi e caricare i propri pezzi scegliendo il tipo di licenza Creative commons (che permettono agli utenti di scaricare, copiare e condividere la musica presente in certi casi con la possibilità di creare opere derivate, in altri “solo” copiarla e distribuirla senza modifiche e senza scopo di lucro).

Jamendo assicura la remunerazione degli artisti fondamentalmente in 4 modi:
* dividendo con essi il 50% degli introiti provenienti dalla pubblicità
* girando il 100% degli introiti derivati dalle donazioni dei fan, decurtate di 0,60 € per singola donazione (la donazione minima all’interno della piattaforma attualmente è di 5 €)
* fornendo un minimo del 50% degli introiti derivati da Jamendo PRO (soluzioni commerciali per professionisti)
* provvedendo al buon funzionamento della piattaforma come base di lancio, grazie al mix fra social network e piattaforma musicale prima citato, di prodotti connessi da vendere (merchandising) per es. abbigliamento, oggetti rari e firmati, nonché promozione di concerti ecc.

Jamendo sfrutta la tecnologia BitTorrent per distribuire la propria musica

SoundCloud.com http://soundcloud.com/
– Download dei brani o streaming a scelta degli autori
– Licenza Creative Commons
– Accesso gratuito e/o abbonamenti pro a varii livelli
– Dropbox, API, Player, App per Iphone, integrazione con WordPress, Blogger, Twitter, Facebook, MySpace
– No DRM
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È una piattaforma creata per promuovere e diffondere sul web la propria musica in modo semplice e molto veloce. Il servizio è quindi rivolto maggiormente alle nuove leve del professionismo del settore musicale che, in pochi semplici click, potranno condividere online la propria musica. L’autore della canzone può decidere se permettere il download della traccia audio appena uppata o semplicemente renderla disponibile solo per lo streaming attraverso l’apposito player del servizio.

Offre molti strumenti per la promozione compresa una Dropbox da integrare con il proprio sito, un’API per sviluppatori di terze parti, un’applicazione per iphone, il proprio player Soundcloud fondamentale per la funzionalità del sito. Oltre alla semplice riproduzione, il lettore consente di aggiungere commenti ai brani anche durante la riproduzione degli stessi e molte altre funzioni. Gli artisti possono decidere se rilasciare le loro opere in licenza CC-BY o con tutti i diritti riservati.
Soundcloud fà di tutto per prom uover i propriartisti sul web anche attraverso la grande integrazione con WordPress, Blogger, Twitter, Facebook e MySpace.

Dogmazic http://www.dogmazic.net
– Licenza Creative Commons e Free Art License
– Supporta la gestione individuale dei diritti d’autore, organizza eventi,
– Supporta etichette e distributori che hanno scelto licenze libere
– Download MP3 e streaming legale
– No DRM
– Vendita brani/cd degli autori su Pragmazic.net
– HD virtuale, archivio e compilation scaricabili su più supporti su Automazic.net
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Si tratta del sito (in Francese) dell’associazione Musica Libera e propone migliaia di mp3 gratuiti (ad oggi oltre 37000) per i quali gli artisti hanno autorizzato la diffusione su internet gratuitamente. Il catalogo offre di più di 3500 autori divisi in oltre 60 diversi generi musicali diversi di 255 etichette.
Dogmazic è uno dei principali gestori di download gratuito di musica in Francia creato nel dicembre 2004 dall’Associazione Musique Libre.
Tutta la musica Dogmazic è licenziata a condizioni che consentono la libera ridistribuzione, come ad esempio le licenze Creative Commons e le Free Art License e tra i suoi impegni c’è quello di sviluppare e promuovere la musica libera nella maniera più etica ed equa possibile, promuovere performance live, organizzare eventi, forum, dibattiti e incontri.

Attraverso il sito Pragmazic.net vengono venduti i brani e gli album degli artisti (WAV qualità CD e 320 kbps mp3) oltre al merchandising, il 65% del prezzo di vendita al dettaglio (tasse escluse) va a favore degli artisti, il 17,5% va a un fondo di supporto alla musica libera;

Altra proposta di Dogmazic è Automazic.net un chiosco interattivo multimediale che permette di ascoltare, archiviare e creare le proprie compilation da poter poi scaricare su varii supporti, dall’usb agli hd, dai lettori mp3 ai telefoni cellulari.

Bad Panda Records http://badpandarecords.wordpress.com/
– Licenza Creative Commons
– Un brano rilasciato in Promozione ogni Lunedì
– Schede artisti e approfondimenti
– Blog e integrazione con le principali piattaforme UGC Twitter, Facebook, Last.fm, Myspace, Youtube, etc.
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BPR è una nuovissima netlabel che propone il download gratuito di una canzone a settimana (ogni lunedì), tutte rilasciate sotto le licenze Creative Commons, privilegiando quegli artisti che appoggiano la causa di CC e della free culture per favorirne il maggiore supporto e pubblico.

La non esclusività delle licenze CC consente di collaborare anche con artisti che hanno già pubblicato i loro brani con altre etichette (previa l’autorizzazione con l’altra label) con l’unico vincolo (non indifferente) legato ad alcune collecting society, come la SGAE, SACEM, SIAE, che non permettono ai loro artisti di pubblicare sotto licenze CC.

Nonostante i suoi pochi giorni di vita sono già pianificate oltre 15 release e numerosissime disponibilità di collaborazione future.

Agli artisti spetta la scelta del tipo di licenza CC con cui verrà pubblicato il loro brano, la cui uscita è accompagnato da una biografia, un artwork e 10 domande e risposte, in modo da proporre in maniera adeguata l’artista al pubblico.

Nel prossimo futuro il gruppo di BPR sta cercando di reclutare alcuni videographers per la realizzazione dei video musicali (sempre sotto licenze CC), trovare modi alternativo per fare partecipare gli artisti che sono impossibilitati a prendere parte al progetto con la loro musica a causa delle loro collecting society, proporre remix contest (per i brani in cui sono concesse opere derivate) e costruire uno “street team” per contribuire a diffondere il progetto.

La testa di BPR si trova a Roma, braccia, gambe e il resto del corpo si trovano sparsi per il mondo, tra California, Francia, Spagna, Germania, etc, etc.
A questo indirizzo http://issuu.com/badpandarecords/docs/_bad…a_ghost_is_born è possibile trovare un documento relativo alla nascita di BPR .

Electrobel http://www.electrobel.it/
– Licenza Creative Commons
– Promozione eventi musicali, coordinamento artisti/fan/etichette
– Forum, E-shop, Palylist
– Vendita diretta anche di compilation con le produzioni degli artisti
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Comunità di musica elettronica underground. Migliaia di brani musicali liberi di essere scaricati, realizzati da artisti liberi e indipendenti (ad oggi 2250 artisti) a cui viene data al possibiltà di esporre gratuitamente i propri prodotti, ed entrare in contatto con nuove realtà, nazionali ed estere. Electrobel è la comunità leader in Europa della musica elettronica, dopo la sua creazione nel 2003 in Belgio ha seguito nel 2004 la divisione Francese, poi l’Olanda e l’Inghilterra ed dal 30 Marzo 2007 vede la sua nascita la divisione italiana.

Tutte le opere sulle piattaforme Electrobel sono rilasciate sotto una licenza Creative Commons, in modo che possano essere copiate, distribuite e utilizzate per diversi scopi (commerciali e non) ma permettano la tutela dei diritti dei titolari.

È una comunità viva che riunisce artisti e fan, organizza eventi musicali, coordina l’aiuto reciproco e la promozione della cultura musicale indipendente in tutta Europa.

Deezer.com http://www.deezer.com/ (streaming)
– Licenze proprietarie
– Streaming gratuito, a pagamento solo alcune features
– Gli artisti/etichette possono uplodare Foto, biografie, video, date concerti, album, brani
– Condivisione degli introiti pubblicitari con gli artisti
– Surf Smart radio
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È il primo sito web francese di musica on demand, che offre accesso a musica gratuito, illimitato e legale. È tradotto in 5 lingue (francese, inglese, tedesco, spagnolo e italiano).
Offre musica gratuitamente e legalmente (a pagamento solo alcune features) dal rock all’hip hop al jazz, electro e musica di tutto il mondo. Gli artisti e tutti i titolari di diritti vengono pagati attraverso la condivisione delle entrate pubblicitarie. Con le sue offerte innovative e la sua filosofia, Deezer ha goduto di un grande successo.

Meno di due mesi dopo il suo lancio, Deezer annuncia l’acquisizione di cataloghi di etichette discografiche quali Sony BMG, Because Music, Believe. Nel Maggio 2008, il sito ha annunciato la firma di un accordo internazionale sui 35 paesi con il gigante Universal Music. A Settembre 2008 Deezer e Warner Music International hanno annunciato un accordo globale. Ad Aprile 2009 Deezer ha firmato accordi con la EMI e accordi con oltre 1000 etichette indipendenti.

Ciò che offre:
* – Offerta tra 4,5 milioni di titoli
* – Accesso per temi: Hip Hop, Rock, Electro, Jazz, Live, francese Scene, Disco …
* – Surf Smart radio
* – Informazioni push su artisti, album, brani
* – Condivisione delle proprie playlist e gusti musicali con gli amici tramite la comunità Deezernautes
* – Creazione della propria musica
* – Download di brani
* – Video
* Le ricerche delle canzoni vengono effettuate da un comodo Box ma qualora si sbagli la digitazione, Deezer cercherà di dare una risposta come la classica “Forse Cercavi XXX” di Google. Conclusa la query, l’elenco di “risposte” è a dir poco esaustivo ed in molti si stupiranno nel vedere ogni brano associato correttamente al suo album: cliccandoci sopra la sorpresa è enorme, abbiamo accesso a tutte le canzoni in streaming e, casomai non fossimo soddisfatti, possiamo ascoltare l’intera discografia dei nostri gruppi preferiti in streaming …..
* La funzionalità playlist si rivela utile per gli audiofili oltre agli ascoltatori occasionali. Possiamo aggiungere singole canzoni o album alla nostra playlist e andare a recuperarle in un secondo momento.
* LastFM insegna, i discepoli imparano, includono funzionalità simili e “battono il Maestro”: la funzionalità Smart Playlist è collocata a destra del Player ed è attivabile cliccandoci sopra, la troveremo durante l’ascolto di album oppure singole canzoni e serve a proporre uno stream di canzoni basate sul genere che stavamo ascoltando. Le opzioni non sono paragonabili a quelle di LastFM, vi è solo il tasto Next (Freccia Destra) ed il Cuore Spezzato (Canzone che non vogliamo ripetere) ma ulteriori funzionalità rendono il tutto eccessivo: qualora volessimo ascoltare qualcosa di preciso abbiamo interi album da ascoltare in Streaming (N.D.R)

Altermusique.org http://altermusique.org/
– Streaming ibero
– Download libero a medio/bassa qualità,
– Licenza libere o proprietarie a scelta dell’aritsita
– Pagamento e/o a donazione con scelta dell’artista
– Selezione degli artisti proposti
– No DRM
– No pubblicità
– Servizi di registrazione album, organizzazione concerti e/o distribuzione compilation
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È un marchio Free Music di produzione, distribuzione e promozione di artisti che hanno scelto di aprire la loro musica al loro pubblico. Un altro modo per condividere la musica. Gli artisti vengono scelti in base alla qualità e all’approccio che hanno con il loro pubblico e si preferiscono coloro che sono aperti alla discussione, le persone che dimostrano un profondo interesse per la musica che condividono. I download di bassa qualità sono disponibili gratuitamente ed è l’artista stesso che sceglie le condizioni di accesso alla pubblicazione di alta qualità: free, pagamento a prezzo fisso o donazione.  La musica distribuita non contiene alcuna protezione contro la copia (DRM). Chi non vuole mettere la propria musica sotto una licenza libera, può beneficiare di servizi offerti per vendere la musica dal proprio sito web.

Perché “altermusique?
Perché abbiamo favorito un approccio alternativo alla musica, basata sulla trasparenza e la fiducia tra artisti e pubblico. In contrasto con l’attuale logica d’affari “sell” a qualsiasi prezzo, senza mai preoccuparsi che l’importo valga la “prestazioni”.
Noi sosteniamo musica. Una libertà di modificare, contribuire, remixare, campionare, ma anche la libertà di copiare, distribuire, condividere … non vincolata.
Quanto costa?
Zero, nada, niente di niente. È gratuito per gli artisti ed il pubblico. Il download e l’ascolto sulla altermusique.org sono gratuiti. Tuttavia, l’artista può chiedere un contributo finanziario al fine di scaricare una elevata qualità del suo album. Avete anche la libertà di fare donazioni per gli artisti.
Come funziona il download a pagamento di album?
Basta dare il tuo indirizzo e-mail, e poi pagare con Paypal (pagamento sicuro), si può immediatamente scaricare l’album. Si riceverà un link via e-mail che si sarà in grado di scaricare il nuovo album quante volte si desidera. Si noti che il pagamento sarà direttamente e completamente trasferito per l’artista (attraverso le commissioni Paypal).
Cosa lo distingue da altri siti esistenti?
Il sito non è nato per fare soldi sulle spalle degli artisti. Quindi non c’è e non ci sarà mai la pubblicità sul sito.  Il finanziamento del progetto si basa sugli investimenti dei suoi fondatori e, se necessario, su richiesta di donazioni. Questo modello funziona bene per il sito ufficiale Intime.com che abbiamo fondato nel 2002. Cerchiamo di seguire gli artisti come un etichetta, per quanto possiamo. Così siamo in grado di produrre e finanziare la registrazione degli album, organizzare concerti, o distribuire compilation. Non siamo un semplice distributore di musica: seguiamo e e sosteniamo gli artisti a lungo termine.
La qualità dei file disponibili?
Offriamo due formati per l’ascolto in streaming:
– MP3 24 Kbps Mono (per connessioni PSTN)
– MP3 128 Kbps Stereo
Offriamo anche quattro formati per il download:
– MP3 128 Kbps Stereo (titolo per titolo)
– MP3 192 Kbps Stereo (intero album in un archivio ZIP)
– Q8 stereo Ogg Vorbis (intero album in un archivio TAR)
– Stereo FLAC (intero album in un archivio TAR)

Garageband.com http://garageband.com/
– Licenze Creative Commons e/o proprietarie
– Downlaod e/o streaming a scelta dell’autore
– Votazioni artisti, Podcast, Playlist, Player Flash integrabile col proprio sito
– Mini sito personale per gli Artisti e Contest interni
– Preferito da nuovi artisti ed emergenti
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Offre hosting a chi vuole realizzare podcast, playlist, spazi per pubblicizzare la propria musica. E’ un servizio gratuito nelle sue principali utilità e funziona a meraviglia per chi ha necessità di pubblicare podcast, non disponendo né di molto spazio web né di adeguati strumenti, o conoscenze, per creare gli adeguati feeds. Garageband, infatti, offre la possibilità, tramite l’utilità Podcast Studio, di caricare i contributi audio, pubblicarli come podcast ed ottenere un feed bell’e pronto da utilizzare per il proprio sito, magari con inglobato l’ottimo player in flash.

A tutto questo aggiungete la possibilità di attingere all’immenso archivio musicali di gruppi o solisti emergenti, che utilizzano proprio Garageband per far conoscere il proprio lavoro e magari venderlo. Ogni band offre almeno un pezzo libero da copyright (ma sono molti gli autori rendono completamente libera tutta la propria musica), cosicché un autore di podcast può mixare questi pezzi, previa, ovviamente, dichiarazione esplicita dei credits.

By Yanfry – Creative Commons 2.5 BY-NC-SA
Image credit: The Dance by Tony Ariawan

Copyright e NO-Copyright

Posted in Internet&Copyright by yanfry on 11 dicembre 2009

Le ragioni del NO-Copyright spiegate con chiarezza e tanti esempi concreti da Marco Caponera… con un occhio di riguardo per gli scrittori e alla faccia di Creative Commons!

NO AL COPYRIGHT di Marco Caponera

Questo scritto intende inserirsi nell’attuale dibattito su copyright, copyleft e no copyright, animato da numerosi interventi di esperti di informatica e recentemente anche da autori di letteratura e saggistica. Per questo motivo mi limiterò a presentare le ragioni del no al copyright argomentandone le fondamenta, in dialettica con le altre forme di rifiuto totale o parziale della protezione del diritto d’autore, rimandando ai siti segnalati in fondo per ulteriori approfondimenti. Iniziamo da alcuni chiarimenti sintetici per passare successivamente al vaglio critico di ciascuna affermazione.
– L’assenza di diritto d’autore in materia di editoria cartacea e telematica non è: dannosa per l’autore stesso, poiché il copyright non esiste per tutelare l’autore ma altri soggetti.
– Non è: copyleft, o almeno non necessariamente, perché non è necessario dotare il proprio lavoro di una speciale licenza per permettere gli usi non commerciali, basta semplicemente non chiedere il rispetto del copyright, per uno o più aspetti dello stesso.
– Non è: opera collettiva, o non soltanto. Conta poco ai fini del copyright il fatto che siano uno o più autori a voler abolire detta norma per i propri testi, la scelta del no copyright non è scelta collettiva, ma personale.
– Non è open source: perché i meccanismi che sono alla base della cooperazione informatica per la realizzazione di software sono differenti da quelli che portano alla realizzazione, anche collettiva, di un libro o di una produzione artistica.

Molti, alcuni in buona fede, credono che si debbano imporre dei paletti alla libera circolazione delle scritture e delle idee. Ciò a mio avviso è errato e per una lunga teoria di motivi tutti facilmente argomentabili, vediamone alcuni:

1) Chiunque pensi qualcosa lo fa all’interno di una cultura e a partire dal proprio bagaglio di conoscenze. Cultura e conoscenza derivano dalle idee e dalle azioni di altri, a prescindere dal diritto d’autore sulle stesse. Ciascuno deriva da altri il proprio pensiero, anche se indirettamente. Direttamente derivato, invece, è il bagaglio di strumenti letterari che l’autore usa nei suoi testi: lo stile, i riferimenti, le citazioni, le suggestioni che utilizza fanno sempre parte di una tradizione dello scrivere e del pensare, anche quando l’intenzione è l’abbattimento di questa tradizione, il riferimento è comunque presente come avversario cui ci si confronta.
La citazione in particolare è un vero e proprio “furto” autorizzato. Non ci dovrebbe poter essere copyright di sorta per interviste, antologie, letture critiche perché il debito nei confronti degli autori coinvolti è troppo grande per essere eventualmente risolto attraverso il pagamento di pochi centesimi di royalties. Interpretare le idee di qualcuno è già “rubarle”. Non che io abbia qualcosa contro questi “furti” s’intende, purché si abbia l’onestà intellettuale di riconoscerlo.

2) L’autore sa, quando scrive, che le proprie idee saranno lette. La preoccupazione di qualunque autore onesto non è quella di vendere migliaia di copie, ma avere dei lettori, meglio se migliaia. A questo scopo l’assenza di un copyright non è l’assenza di qualcosa, perché l’autore non è affatto tutelato dal copyright. Il no copyright è una scelta che libera dall’impostura della “proprietà” intellettuale. Un “diritto” che può decadere non è tale. È soltanto uno strumento di protezione economica, non intellettuale. Questo testo, ad esempio, è privo di copyright per usi non commerciali, ma chiunque, dopo questa pubblicazione, vorrà confrontarsi su questo tema dovrà, se è onesto, prendere atto delle posizioni espresse in queste pagine, se non lo fa l’eventuale copyright, che io avessi voluto applicare, non avrebbe aiutato di una virgola. E tanto meno mi avrebbe consentito di controllare l’uso di questo scritto da parte dell’editore. Ora è vero che chiunque può utilizzare questo testo nei modi che riterrà opportuni, ma non potrà prescindere dal riconoscere al sottoscritto la paternità dei contenuti, poiché Marco Caponera, quando leggerete questo testo, lo starà facendo circolare quanto più gli è possibile per far conoscere le proprie idee mettendole in connessione con quelle di altri.

Il copyright, proseguendo, non protegge l’autore, poiché non riesce a proteggerlo nemmeno dal proprio editore, primo interlocutore di chiunque scriva qualcosa che intenda pubblicare. Quando scrissi “Transgenico NO” per la Malatempora Editrice di Roma, proposi di inserire la dicitura “No Copyright”, non “copyleft” una definizione post moderna che non amo. Il no copyright mi da l’impressione di un opposizione a un modello di pensiero dominante e calcolante, il copyleft mi sembra la concessione di una “grazia” di cui invito i lettori a fare a meno.
L’editore nel colophon del libro spiegò l’assenza di copyright con la motivazione che i testi erano frutto di lavoro collettivo. Un po’ per mettersi la coscienza a posto nei confronti dei testi di altri che aveva utilizzato in alcuni box d’approfondimento, un po’ per frainteso significato della scelta ideologica che stavamo facendo. Scrivo questo per dovere nei confronti di chi lesse quel libro e lo ritenne privo di copyright per i motivi suddetti, anziché per il fatto che l’autore del 90% del testo non volesse il copyright. Ricordo però a lato di questo discorso che mi fece un piacere enorme vedere, in occasione di una presentazione nella città di Firenze, che gli squattrinati studenti di Filosofia dell’Università erano tutti presenti, chi con il libro sotto braccio, chi con le fotocopie dello stesso. Se un autore è onesto ha piacere che le proprie idee circolino, se non lo è si prepari perché soffrirà le pene dell’inferno, poiché il copyright non lo tutela in nessun modo.

3) Ma perché non lo tutela? Presto detto: perché la definizione “diritto d’autore” è demagogica, la definizione corretta sarebbe “diritto d’editore”. La definizione che emerge, ad esempio, analizzando l’ultima riforma legislativa italiana in questo settore evidenzia chiaramente come beneficiario, e fine, della riforma l’editore (o la casa discografica, o l’azienda di software) e soltanto questo.
Come ogni autore sa bene è difficilissimo sapere dall’editore quante copie sono state vendute del proprio amato libro. Questo perché, il più delle volte, il compenso a lui spettante è stabilito in percentuale rispetto al venduto. Fingere che non si sia venduto è il modo migliore, e più facile, per frodare l’autore. Ma, qualcuno dirà: l’autore ha un arma infallibile per verificare i dati di vendita, la SIAE. Certo, la SIAE vende dei contrassegni agli editori (si usano sempre meno perché troppo cari) da apporre su ciascuna copia, al fine di verificare ogni passaggio fatto dal libro, dall’editore al compratore finale. Spesso però accade che nemmeno la SIAE sia aggiornata sui dati, e quando li ha funge soltanto da base statistica, non operativa. Sarà l’autore che con i dati SIAE in mano dovrà andare a rivalersi dall’editore. Il più delle volte, insomma, se non si vuole interrompere precocemente la carriera di scrittore, si deve fare buon viso a cattivo gioco, ingoiando il boccone amaro. Il tutto sotto l’austera e imparziale egida del diritto d’editore!

4) La presente legge punisce chi copia alla stregua di chi trae un utile nel farlo. Ciò è ridicolo, preferisco essere “derubato” che essere responsabile di aver mandato in tribunale uno studente perché non aveva i soldi per comprare un mio libro.
Certo non si può regalare un libro a chiunque ne abbia bisogno, ma sicuramente si può auspicare fortemente che ciascuno lo fotocopi per sé e per coloro che possono essere interessati. Questo meccanismo non manderà mai in crisi il sistema editoriale, non quello basato sulla cooperazione, sulla calmierazione dei prezzi e sull’antagonismo nei confronti di un modello politico-economico-culturale, che non appartiene alla maggioranza della popolazione. Poiché coloro che acquistano un libro di questo tipo sanno che i propri soldi stanno andando in una direzione “sana”. Purtroppo non danneggia nemmeno l’editoria di costo elevato (e scarso livello culturale), perché avere le fotocopie del pregiatissimo cartonato dell’ultimo libro di Bruno Vespa è poca cosa, e sicuramente il gentile signore che intenderà acquistarlo per farne omaggio – mai per leggerlo – non troverebbe vantaggioso per la sua immagine il far dono di un mazzetto di fotocopie.

Copyleft

Tra i fautori del copyleft ci sono alcuni critici nei confronti del no copyright. A mio avviso c’è molta confusione su questi temi e la confusione è dovuta soprattutto ad un atteggiamento intellettuale. Molti pensano che anziché puntare il dito si debba “lottare dall’interno”, ma così facendo non riescono a rendersi conto che hanno iniziato a lottare con le stesse armi e con le stesse strutture concettuali del potere cui intendevano precedentemente opporsi o contestare. La struttura delle licenze, propria del copyleft, ad esempio, rappresenta un’istituzione che intende sostituirne un’altra, ma la storia ci ha insegnato puttosto bene cosa accade quando a un potere se ne è voluto sostituire un altro. Gli errori che tale impostazione corrotta porta con sé sono almeno di due tipi:

– Il primo è la confusione del concetto di “proprietà” intellettuale con quello ben differente di “paternità” (o “maternità”, fa lo stesso) intellettuale. Questa distinzione mostra come siano differenti i retroterra ideologici delle due definizioni: la prima mostra apertamente i suoi legami con mentalità economicistiche e calcolanti, il secondo invece coglie il dato di fatto sulla paternità (o maternità) di un opera. Faccio un esempio: se io oggi volessi inserire in un mio testo, appropriandomene, il concetto di oltreuomo (meglio noto forse come superuomo) di F. Nietzsche, a rigor di normativa internazionale in materia di diritto d’autore potrei farlo, poiché sono trascorsi più di 70 anni dalla morte dell’autore. Ma questo non mi metterebbe comunque al riparo dall’essere messo in ridicolo da tutta la vasta comunità dei conoscitori del pensiero di Nietzsche. E dire che io potrei ritradurre, ristampare, estrapolare dei passi senza che nessuno mi possa imputare alcunché. Ancora tutto ciò non mi eviterebbe il pubblico scherno, se non facessi un lavoro all’altezza dell’autore e intellettualmente onesto. Questo esempio mi pare che illustri meglio di mille dotte metafore ciò che intendo per paternità e proprietà delle idee. Se un diritto può decadere allora è evidente che l’intento non è quello di sancire definitivamente delle protezioni intorno alle opere, ma semplicemente di garantirne lo sfruttamento economico da parte di chi detenga il copyright sulle stesse… e più spesso di quanto s’immagini non è l’autore. La paternità invece ci sarà sempre e sarà sempre dell’autore a prescindere dalla forma con cui la si vuol tutelare, copyright, copyleft o no copyright. Il problema della proprietà dell’opera si può risolvere, a mio modo di vedere, con una semplice formula da anteporre al testo, magari nello spazio del colophon ed è: no copyright ad esclusione degli utilizzi per fini di lucro (o commerciali che dir si voglia). Se è chiara la distinzione di cui sopra allora si potrà capire perché sono inutili lunghe e argomentate licenze che si pongono l’arduo compito di tutelare qualcosa che non può essere tutelato, lasciando scoperto qualcosa che può essere invece tenuto in considerazione.

– Il secondo tipo è la presunzione di aver inventato qualcosa di nuovo.
Mi spiego meglio. Questa epoca – ma forse tutte – è piena di soggetti che pensano di aver inventato qualcosa, semplicemente perché non informati che quel qualcosa esisteva già, magari in forme leggermente differenti, a loro insaputa. Ebbene, i fautori del copyleft sarebbero gli inventori della condivisione dei saperi, che appunto il copyleft avrebbe liberato dalle strette maglie del diritto d’autore. La presunta innovazione del copyleft starebbe nella possibilità di far circolare le idee e di perfezionarle collettivamente grazie alla possibilità data all’autore di inserire, al posto del solito copyright, una licenza disegnata ad hoc per consentire questi usi, generalmente escludendo i fini commerciali. Credo fortemente che ci troviamo di fronte a soggetti che hanno un retroterra culturalr meramente informatico, altrimenti non avrei scuse, poiché chiunque sa che ad aver inventato la libera circolazione delle idee e il reciproco intervento per migliorarle sono le “culture orali”. Altro che Internet, software e file sharing, la libera circolazione delle idee esiste da quando l’uomo, e la donna, hanno iniziato a raccontarsi delle storie vere o di fantasia, poco conta. Chiunque conosca un Mito o abbia ascoltato il proprio nonno raccontare storie intorno a un fuoco sa che in ciascun racconto c’è una parte fedelmente riportata e un’altra fatta propria e rielaborata da chi racconta, ciò è assolutamente naturale. In tutti i Miti ci sono letture e interpretazioni che differiscono anche di molto, tanto che ancora oggi si studiano approfonditamente per svelarne gli intimi segreti. Tutto quello che oggi contraddistingue la cooperazione informatica o letteraria (questa in misura certamente minore) è pratica millenaria.

Se si dice che l’open source e il copyleft aiutino a combattere il monopolio informatico di Bill Gates sono d’accordo, se mi si vuole convincere del fatto queste forme siano indispensabili per la libera circolazione delle idee trovo che si stia facendo della demagogia. Insieme questi due tipi di errore forniscono un’idea distorta e controproducente dell’idea di protezione, creazione, condivisione e collaborazione intellettuale. Non vorrei esser apparso pedante nel riportare alla mente addirittura il Mito e la cultura orale, ma sarebbe ora che non si smettesse di usare le stesse armi del nemico che si combatte per affermare delle verità che vere non sono.

Open Source e No copyright

Concludo questo flusso di idee sul tema marcando una distinzione che non vuol essere una presa di distanza, ma sicuramente vorrebbe essere una precisazione di merito su cosa è l’informatica e cosa è la letteratura e la parola scritta. La carta stampata in generale non può, a mio avviso, acquisire tout court le argomentazioni e gli strumenti che gli avversari del copyright si sono dati in ambito informatico. Poiché sono due cose completamente differenti. I programmatori cooperano per realizzare un software che se realizzato da uno soltanto porterebbe con sé mille difetti e scarsa utilità. Quindi la collaborazione incentivata e auspicata dall’open source funziona a meraviglia, molto semplicemente però non è applicabile a tutti i processi di pensiero e alle forme d’arte.

Il “fine” software è differente dal “fine” saggio, poesia, racconto, novella, ecc. Non è sufficiente far leggere ad un altro le proprie idee perché questi le “migliori”, le potrà certamente modificare, ma difficilmente potrà eliminare dei bug, ammesso che ve ne siano. Diversamente la logica di molti software definiti “freeware” si avvicina moltissimo alla logica del no copyright poiché stabilisce chiaramente che l’utilizzo potrà essere gratuito e libero a patto che il determinato software non venga utilizzato per fini commerciali, in quel caso spesso è previsto un pagamento, che se non effettuato genererà una violazione delle clausule per l’uso. Ma anche qui sono possibili confusioni e vie di fuga.

Fintanto che i software freeware e open source toglieranno mercato alle multinazionali dell’informatica non potremo che caldeggiare ogni nuova iniziativa. Se invece si vuole dare una scossa generale a tutto il mondo del copyright ci si dovrà sedere attorno a un tavolo, anche virtuale, per discutere di analogie ma soprattutto di differenze, riconoscendo a tutte le parti in causa autonomia di giudizio e di movimento. Con i “minestroni” non si affrontano i problemi, al più ci si mette la coscienza a posto. Infine, e non vuole essere né la sintesi né la morale di questo scritto, auspico che nel futuro siano sempre più gli autori che decideranno di avere a cuore le proprie idee e i propri lettori-interlocutori e non soltanto il proprio portafogli, dicendo NO AL COPYRIGHT.

Marco Caponera

Questo testo è No Copyright per usi non commerciali, e deve sempre esserne riconosciuta la paternità — come anche i seguenti, dello stesso autore, utili per ulteriori approndimenti:

http://www.lenubi.it/Autori/schede_autori/caponera/caponera.html

– “Transgenico NO”

http://www.disinformazione.it/comunicazioneincontrollabile.htm

Fonte: http://get-up-kids.noblogs.org/post/2009/12/11/copyright-e-no-copyright

Makers: La minaccia per autori ed editori

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 7 dicembre 2009
[L’introduzione a Makers, l’ultimo romanzo di Cory Doctorow, è un’ottima spiegazione di quel che l’autore pensa dell’editoria presente e delle possibilità che offre alla persona autrice. Makers è stato pubblicato in USA Canada UK, ed è disponibile contemporaneamente come ebook gratuito senza che questo ostacoli le edizioni a stampa. La traduzione è mia – Jan Reister]

A proposito di questo ebook – di Cory Doctorow

C’è un pericoloso gruppo di attivisti anti-copyright che rappresenta una minaccia grave ed impellente per il futuro di autori ed editori. Non rispettano né la proprietà né le leggi. In più, sono potenti ed organizzati, e riescono a farsi ascoltare dai politici e dalla stampa.

Parlo ovviamente degli uffici legali degli editori di ebook.

Queste persone non credono nella legge sul diritto d’autore. La legge sul copyright dice che quando compri un libro, è di tua proprietà. Puoi regalarlo, prestarlo, darlo in eredità ai tuoi discendenti o donarlo al più vicino dormitorio per senzatetto. Possediamo libri da molto più tempo prima di quando abbiamo iniziato a stamparli. La legge sul diritto d’autore ha sempre riconosciuto il tuo diritto a possedere i tuoi libri. Quando vengono scritte le leggi sul copyright – da politici eletti, per il bene pubblico – esse tutelano sempre questo diritto.

Gli editori di ebook però non rispettano la legge sul diritto d’autore, e non credono che tu abbia diritto al possesso dei tuoi beni. Al suo posto, dicono che quando “compri” un ebook, in realtà stai solo comprando una licenza per quel libro, e che la legge sul copyright è superata dalle migliaia di parole farsesche ed ingiuriose dell’accordo di licenza su cui fai clic quando completi la transazione d’acquisto. (Certo, il pulsante sul sito dice “Compra questo libro” e parlano di “vendite di ebook” alle conferenze – nessuno dice “Licenzia questo libro per il tuo Kindle” o “Le licenze totali per gli ebook sono cresciute cento volte dallo 0.00001% di tutte le edizioni allo 0.0001%”)

Che vadano all’inferno. L’hai comprato, è tuo. Credo nella garanzia di proprietà dei tuoi libri data dalla legge sul copyright.

Perciò possiedi questo ebook. L’accordo di licenza […] è di Creative Commons e ti dà ancora più diritti di un libro normale. Ogni sua parola è un regalo, non un sequestro. Goditela.

Cosa voglio da te in cambio? leggi il libro. Dillo ai tuoi amici. Fai una recensione su Amazon o alla tua libreria vicino casa. Portalo al tuo circolo di lettura. Fallo leggere ai tuoi studenti (quelli più grandi per favore – quella scena di sesso è tosta) (adesso sei attento, vero?). Come scrisse Woody Guthrie:

“Questa canzone è sotto il Sigillo di Copyright n.154085 delle leggi degli Stati Uniti, per un periodo di 28 anni, e chiunque venga sorpreso a cantarla senza il nostro permesso sarà un nostro grande amico, perché con ce ne importa nulla. Pubblicala, scrivila, cantala, ballala, cantaci uno yodel. Noi l’abbiamo scritta, è tutto quel che volevamo fare.”

Già. Inoltre, se ti piace, compralo o regala una copia ad un’ente meritevole e privo di fondi.

Perché lo faccio? Perché il mio problema non è essere piratato, ma essere sconosciuto (grazie Tim O’Reilly per questo fantastico aforisma). Perché gli ebook gratuiti vendono libri stampati. Perché mi sono fotocopiato anche il c**o quando avevo 17 anni e sono cresciuto spendendo praticamente ogni cent disponibile in libri quando sono diventato grande. Perché non posso impedirti di condividerlo (gli zero e gli uno non diventeranno più difficili da copiare); e perché i lettori hanno sempre condiviso il libri che amano, e quindi posso chiederti di unirti alla causa.

Da quando avevo sei anni ho sempre sognato di scrivere romanzi di fantascienza. Ora lo faccio davvero. E’ un sogno realizzatosi, come fare da grande il cowboy o l’astronauta, tranne che non vieni vessato dai rancher e non devi restare 28 ore sulla rampa di lancio col pannolone. L’idea che possa infastidirmi quando le persone – i lettori celebrano ciò che scrivo è incredibilmente assurda.

Quindi scarica questo libro.

Alcune regole:

E’ tradizione qui che i lettori convertano i miei ebook nel loro formato preferito e me li spediscano, ed è bello! Se hai convertito in un altro formato i file, inviameli […] e li pubblicherò, ma prima leggi questo:

* […] Niente copertine. Il testo del libro è liberamente copiabile, la copertina non proprio. Ne controlla i diritti il mio editore, quindi non inserirla nel file.
* Niente DRM. La licenza Creative Commons proibisce la condivisione del file con “DRM” (detto anche “protezione da copia”), e per me è bene così. Non mandarmi il libro con del DRM. Se converti ad un formato che ha l’opzione DRM, controlla di averla disabilitata.

Una parola a insegnanti, bibliotecari e persone che vogliono regalarmi dei soldi

Ogni volta che metto online gratis un libro, ricevo delle email da lettori che vogliono fare una donazione. Apprezzo la generosità di spirito, ma non mi interessano le donazioni in denaro, perché i miei editori sono davvero molto importanti per me. Essi danno un contributo enorme al libro, lo migliorano, lo offrono ad un pubblico che non potrei mai raggiungere, mi aiutano a fare di più col mio lavoro. Non ho intenzione di tagliarli fuori dal giro.

Ma ci deve essere un modo per mettere a frutto questa generosità e forse l’ho trovato.

Ecco come: ci sono tanti insegnanti e bibliotecari che vorrebbero mettere delle copie di questo libro tra le mani dei loro studenti e frequentatori, ma non hanno i fondi per farlo.

Ci sono persone generose che mi vogliono spedire dei soldi per dirmi grazie dei libri gratis.

Propongo di farli incontrare.

Se sei un insegnante o un bibliotecario e vuoi una copia gratuita di Makers, scrivi a freemakers@gmail.com col tuo nome, il nome e l’indirizzo della tua scuola. Verrà pubblicato qui sotto dalla mia fantastica assistente, Olga Nunes, perché potenziali donatori lo possano vedere.

Se ti è piaciuta l’edizione elettronica di Makers e vuoi donare qualcosa per dire grazie, controlla qui sotto per trovare un insegnante o una biblioteca da sostenere. Poi vai su Amazon, BN.com o la tua libreria online preferita ed ordina una copia per loro, invia una copia della ricevuta (se vuoi cancella il tuo indirizzo ed altre informazioni personali) a freemakers@gmail.com così Olga segnerà la copia come spedita. Se non vuoi essere ringraziato pubblicamente per la tua generosità, diccelo e ti terremo anonimo, altrimenti sarai ringraziata sulla pagina delle donazioni.

Vai a http://craphound.com/makers/donate per insegnanti, bibliotecari ed altre persone simili che cercano donazioni.

Fonte: http://nutopia2sergiofalcone.blogspot.com/2009/11/cory-doctorow-makers.html