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Il turbine di idee per trasformare Trieste in una Cloud City

Posted in Informazioni Nazionali, Politica&Società by yanfry on 4 settembre 2012

Vi è mai capitato di riprogettare in una settimana il sistema di comunicazione urbana di un’intera città coordinando un gruppo di 15 futuri designer e architetti? Una città, fra l’altro, che avreste sempre voluto visitare ma dove la vita non vi aveva ancora portato? A noi sì, circa un mese fa. La città in questione è Trieste  e l’occasione è stata offerta da Insegna Trieste, un workshop intensivo promosso da ISIA Firenze in collaborazione con l’Amministrazione Comunale che ha coinvolto cinque atenei: l’ISIA di Firenze e di Urbino (design), lo IUAV di Venezia e l’Università di Trieste (architettura), l’Università di Nova Gorica (new media art). Per chi fosse interessato ad aggiornamenti in tempo reale, è attiva una pagina Facebook.

Il progetto ha preso da subito una piega interessante, trasformandosi in uno scenario di near future sulle smart city dove gli open data si mischiano con le reti wireless e le tecnologie ubique. Una città tanto più smart quanto più è capace di farsi piattaforma di espressione, relazione e comunicazione oltre che opportunità per la pluralità di soggetti che la popolano, la attraversano e la usano. In una parola: un nuovo ecosistema digitale urbano in cui agire e interagire, contribuire e condividere, produrre conoscenza e remixarla, fruire di informazioni e servizi, e crearne di nuovi. Il tutto accessibile sia dallo spazio fisico della città, sia da ogni angolo del pianeta, attraverso la rete.

1. La Città Piattaforma: teoria e pratica per una Human Centered Smart City

Lo scenario proposto è quello della Human Centered Smart City, in cui la città diventa un luogo sensibile, attivo, polifonico, libero, resiliente, ricombinante, emergente. La sua intelligenza si basa prima di tutto sulle persone, sulle relazioni e le interazioni. Prendendo spunto dalle architetture delle tecnologie Internet, si può infatti immaginare che una città si trasformi in una vera e propria piattaforma aperta, su cui costruire l’Ecosistema Digitale Pubblico. Qui la città diventa un sistema aperto e accessibile grazie ad infrastrutture tecnologiche quali il cloud cittadino, le reti WiFi emeshed, i network di sensori capaci di registrare i dati ambientali in tempo reale, la mobilità, la comunicazione, l’uso dell’energia, le forme di espressione, informazione e comunicazione digitale a disposizione di persone e organizzazioni.

Nel progettare un sistema di comunicazione urbana per la città, ci siamo ben presto resi conto che sarebbe stato impossibile affrontare questo compito in maniera significativa senza assumere un approccio olistico, orientato all’innovazione radicale e sistemica. È così che abbiamo affrontato il nostro compito servendoci di uno strumento complesso: l’Ecosistema Digitale (DE, Digital Ecosystem). Nel DE, la Città Piattaforma prende corpo, realizzando un ambiente umano e tecnologico capace di aprirsi alla società civile per consentire di esprimere desideri, aspettative, visioni, opportunità, disponibilità, necessità e capacità. Il tutto cercando collaborazione, aggregazione, iniziativa, sostegno, scambio.

 Un framework per l’espressione, l’informazione e la comunicazione, in cui sono disponibili strumenti per creare contenuti e per ascoltare la vita digitale pubblica.

Il DE è come un social network di nuova generazione, capace di uscire fuori dallo schermo e collegare tanto i profili dei cittadini quanto tutte le cose che ci sono e avvengono in città. Di conseguenza, il DE permette alle persone di esprimersi (“ecco quello che mi piace fare a Trieste”), di coordinarsi (“chi vuole organizzare questa cosa con me in città?”), di fare business (“facciamo filiera su questo processo!”) e, più in generale, di trasformare saperi, capacità, opportunità e progetti in risorse disponibili per l’intero ecosistema.

Così, strumenti come Facebook escono dallo schermo del computer grazie alle tecnologie ubique e al Web 3.0 e si trasformano  in sistemi umani che appartiengono alla città e ai suoi cittadini: interconnettono persone, cose, aziende e istituzioni per creare benessere ed opportunità. Infine, c’è anche la trasparenza: nel nuovo ecosistema cittadino le informazioni sono distribuite sotto forma di open data, offerti in formati standard e accessibili che diventano una risorsa pubblica, un nuovo “commons digitale” a disposizione di tutti.

Ecco come si esprime Fabio Omero – assessore allo Sviluppo economico e Fondi comunitari, Turismo, Aziende partecipate e controllate del Comune di Trieste e promotore del progetto con Elena Marchigiani, assessore alla Pianificazione Urbana, Mobilità e Traffico, Edilizia Privata, Politiche per la casa, Progetti Complessi – secondo il quale la Città Piattaforma è anche un modo per rispondere alla crisi:

Mi ha colpito che a distanza di pochi mesi ci siamo imbattuti in due mondi apparentemente tra loro distanti, ma che alla fine hanno parlato lo stesso linguaggio. Mi riferisco al dottor Mauro Bonaretti, direttore generale del Comune di Reggio Emilia, che in un seminario organizzato dal nostro Comune ha proposto il concetto di rete tra pubblico, impresa, lavoratori e terzo settore per affrontare in questa situazione di crisi il governo dell’economia, della società e del territorio con un’idea sistemica e integrata della città. E mi riferisco al workshop dell’ISIA di Firenze e all’idea di Città Piattaforma emersa dai lavori: una città dove non solo le istituzioni, i grandi operatori e le piccole associazioni, ma gli stessi cittadini – nati, immigrati o solo in transito – mettono in rete i propri saperi, scambiano informazioni, rendono leggibile la città e in definitiva comunicano. Che poi queste reti intelligenti stiano dentro all’idea di smart city a cui il Comune – con grave ritardo – sta lavorando, è solo un’altra coincidenza. Ma essendo la terza, non è più un caso, non è nemmeno più un indizio: è ormai una prova“.

2. Il workshop

Per entrare nel vivo del progetto, è interessante seguire lo sviluppo del workshop, che Stefano Maria Bettega, Direttore di ISIA Firenze, riassume così:

L’esperienza triestina rappresenta una sperimentazione esemplare per molti aspetti. Didatticamente efficace: ibrida i saperi svincolandoli da una logica strettamente disciplinare; mette a confronto studenti provenienti da diverse strutture; obbliga alla finalizzazione del lavoro con il decisivo contributo di una committenza (l’amministrazione comunale di Trieste) che mai come in questo caso ha svolto ruolo di stimolo e indirizzo rispetto al rispetto del mandato progettuale. Le necessità della PA nel settore del design non sono ancora riconosciute in modo strutturato se non recentemente con il fenomeno open data. È merito degli amministratori triestini quindi l’aver intercettato un bisogno reale e intrapreso una strada innovativa che sono certo possa portare alla realizzazione di economie e all’ottenimento di risultati di qualità, in un processo di ricerca e produzione che coinvolge in maniera attiva la componente accademica”.

Simone Paternich, docente ISIA e responsabile della collaborazione della città di Trieste con ISIA Firenze, sorride ricordando la genesi del nome:Quando ad Aprile abbiamo incontrato gli assessori Omero e Marchigiani ci hanno illustrato la necessità del Comune di riprogettare la cartellonistica della città (le insegne), ma allo stesso tempo di evolvere l’idea stessa di insegna aprendola all’allestimento/arredamento urbano e alle tecnologie digitali. Da qui, nel titolo, l’abbinamento di “Insegna” (insegna come cartello e insegna come insegnare) al nome della città: Insegna Trieste“.

Il workshop, strutturato in 7 densi giorni, inizia con una una serie di incontri in cui sono invitati a parlare esponenti dell’amministrazione comunale e regionale, dell’Agenzia Turismo Friuli Venezia Giulia, del Consorzio Promo Trieste, del Gruppo Eurotech Spa e di progettualità cittadine di matrice associazionistica. Discussioni su temi come turismo, caratterizzazione e identità della città di Trieste, strategie di comunicazione, approcci e sistemi tecnologici hanno offerto elementi rilevanti per la comprensione della città, aiutandoci a chiarire le esigenze progettuali e il contesto locale.

Trieste è stata dipinta come una città priva di centro, una città dove non esiste un attrattore unico capace di fungere da driver per il turismo e lo sviluppo, ma una molteplicità di centri. Una città il cui valore sta principalmente nella qualità della vita (benessere diffuso), nell’attività di centinaia di associazioni culturali e gruppi di cittadini, nelle spiagge, nei castelli, nella diversità culturale, nel patrimonio ambientale ed enogastronomico. Sviluppare la capacità di passare nei prossimi anni da “un turismo” a “tanti turismi” è presentata come altamente strategica. Tutto ciò coinvolge operatori di grandi dimensioni ma anche centinaia di piccole nicchie diverse impegnate a creare esperienze per turisti non convenzionali, appassionati di sport, cucina, fantascienza o qualsiasi altro segmento sia possibile immaginare.

L’associazione Manifetso2020 – con Marco Svara e Marco Barbariol insieme all’architetto Claudio Farina – ci ha accompagnato in un peculiare tour cittadino in cui abbiamo avuto l’occasione di attraversare Trieste e i suoi paradossi, coma hano sottolineato gli organizzatori. Enormi da opportunità per realizzare progetti come l’ex-opp (l’ex Ospedale Psichiatrico di S. Giovanni) e il complesso del Vecchio Porto (qui un articolo del Corriere per i cuiriosi), fino alla possibilità di incontrare operatori della cultura e dell’intrattenimento ed esponenti dell’architettura e della progettazione. Non limitandosi a luoghi e monumenti, la concezione del tour ci ha consentito di accedere ad una visione etnografica della città, con l’osservazione sul campo dei modi e dei ritmi della vita quotidiana triestina. Dall’andare al mare al Pedocin o sui marciapiedi affollati di Barcola, allo spritz, alle innumerevoli community e gruppi che riempiono la città. A tour concluso siamo pieni di stimoli e informazioni e si entra nel vivo del workshop.

3. La progettazione

Per la progettazione abbiamo scelto un approccio basato sulle metodologie di co-creazione e abbiamo usato una sequenza di esperienze costruttiviste, seguite da sessioni di progetto, disegno e sviluppo collaborativo. Il primo passo è consistito nella definizione dell’obiettivo: un sistema di leggibilità e navigazione dello spazio urbano. Il progetto è cominciato, quindi, dall’immaginare come fosse fatta l’architettura dell’informazione di una città come Trieste. Di quali informazioni hanno bisogno le persone quando sono lontane dalla città? Quali mentre viaggiano per arrivare a Trieste? E quando giungono in città? Di quali informazioni necessitano quando vi si fermano per un minuto, un’ora, un giorno, un mese, un anno o per tutta la vita, seguendo le traiettorie del turismo, del lavoro, della famiglia, del desiderio, delle emozioni, delle passioni, o della scienza?

Come ci si orienta in città dal centro di una candida piazza, da dentro un parco, dalle mura di un castello, dal marciapiede del porto o da una larga strada che attraversa edifici di archeologia industriale abbandonati? Come è fatto un sistema di navigazione della città, capace di rendere leggibili, visibili e accessibili e interattive queste tipologie di informazione e le loro declinazioni? Per capirlo abbiamo applicato le metodologie dell’Architettura dell’Informazione (AdI) nella progettazione della nostra Human Centered Smart City: la Città Piattaforma.

Lavorando sull’AdI ci siamo confrontati innanzitutto con la necessitè di descrivere una “città semantica” in cui ogni elemento fosse collegato agli altri attraverso legami di significato. In maniera simile a come si fa progettando un sito web, ci si è domandati come poter realizzare un sistema di navigazione semantica per la città, articolato su tre livelli:

  • globale – navigare la città secondo i grandi temi, quali i servizi, la cultura, l’ambiente, la storia, il divertimento;
  • locale – scelto un tema: cosa offre la città a riguardo?
  • contestuale – “ok, sono qui: cos’altro c’è?”, per trovare servizi correlati, cose compatibili o simili, o anche solo vicine.

Questa strategia determina una visione innovativa della città, in cui le informazioni digitali e fisiche si incontrano in uno spazio pubblico nuovo, pensato per visualizzarle attraverso una molteplicità di media, strumenti e modalità differenti. Ad esempio, combinando i segni grafici classici (ad esempio, la cartellonistica) con le tecnologie che si insinuano nel tessuto urbano in modi diretti (ad esempio, attraverso l’uso di app persmartphone, chioschi digitali, QRCode, RFID e così via) e in altri più inaspettati quali le esperienze di interazione naturale e gestuale.

4. Risultati: il prodotto

L’ultima parte del workshop è stata, infatti, dedicata alla progettazione di alcuni concept che rappresentassero la visione globale del progetto. Il risultato non poteva che avere una forma Ecosistemica. Già dalla definizione del target è emersa la metafora della “Città della Coda Lunga”. Le caratteristiche stesse della città, assieme all’idea del passaggio “dal turismo ai turismi”, ci hanno portato a configurare il nostro target come la somma delle infinite nicchie, grandi e piccole, che generano la domanda e l’offerta di mercato, proprio come teorizzato a suo da Anderson nel suo noto articolo “The Long Tail”.

Trieste come “Amazon”, dunque: una piattaforma in cui operatori di ogni dimensione possano trovare uno spazio di esistenza e azione. Tutto ciò è abilitato dall’esistenza dell’Ecosistema Digitale (DE) che, come detto in precedenza, è stato immaginato come un social network pubblico di nuova generazione che esca dallo schermo del computer, capace di interconnettere persone, organizzazioni, luoghi e processi della città.

Accedendo alla piattaforma gli operatori possono pubblicare tutte le proprie iniziative all’interno dell’ecosistema: ogni elemento pubblicato – tra alberghi, eventi, ristoranti e quant’altro – viene corredato da un insieme di informazioni e metadati, che consentono di classificarlo nello schema dell’Architettura dell’Informazione della città. Gli operatori, inoltre, possono indicare le relazioni che intercorrono tra i vari elementi, contribuendo alla formazione della Città Semantica. All’altro capo del diagramma, le persone (tra cittadini, residenti e turisti) possono beneficiare di diverse modalità per navigare la città, inclusa una modalità casuale per perdersi in maniera intelligente nella città. Avete presente Stumbleupon? Pensatelo applicato ad una intera città che, se volete, potete navigare randomicamente.

Nel corso dell’esperienza in città, le persone possono di nuovo partecipare all’arricchimento dell’ecosistema, pubblicando valutazioni, feedback, emozioni o altri contenuti quali video e immagini. L’ecosistema fornisce infine agli operatori (ad esempio il Comune) anche una modalità di fruizione dashboard, tramite cui osservare la vita della città e modulare i parametri di comunicazione e interazione, al fine di ottimizzare le esperienze e coinvolgimento dei cittadini. Una volta definito ilframework generale, abbiamo progettato diversi modi in cui l’ecosistema si manifestasse nello spazio fisico della città.

Siamo partiti dalla segnaletica urbana, capace di offrire alla vista una rappresentazione chiara del sistema di navigazione cittadina. I segni grafici utilizzati, inoltre, sono usabili attraverso smartphone. Sono, infatti, dei QRCode e deimarker per accedere alle informazioni digitali in tempo reale associate a luoghi ed eventi all’interno dell’ecosistema. Abbiamo poi immaginato diversi tipi di esperienze interattive. Alcune, come il grande schermo urbano mobile che permette di interagire con l’ecosistema digitale, sono da considerarsi dei landmark mobili della città. Uniscono alla suggestione visionaria la possibilità di attivare interessanti dinamiche di spostamento e diffusione dei centri di interesse della città, così da creare dinamiche di sviluppo diffuso (pensate ad un “Colosseo mobile” che l’amministrazione può spostare da una zona all’altra della città).

Altre, realizzano funzioni più espressamente dedicate alla pubblica utilità, fornendo esperienze interattive che consentano di utilizzare le informazioni in tempo reale in maniera accessibile ed usabile. E, infine, gli Experience Spot: questi dispositivi a basso costo sono disseminati per la città e permettono di realizzare micro-esperienze sensoriali capaci di ospitare informazioni utili tanto quanto piccoli segreti, sorprese e giochi. Distribuendo i piccoli supporti fisici degli Experience Spot e mettendoli in rete, la Città Piattaforma consente di ricombinare relazioni sociali e di creare reti distribuite in modo diffuso sul territorio triestino. Tutti i supporti sono collegati tra loro e hanno la possibilità di scambiare e pubblicare informazioni in tempo reale, generando una nuvola di dati che si estende su tutta la città.

Inoltre, un apposito kit consente alle persone di progettare nuove micro-esperienze, e di distribuirle sul territorio, anche organizzando innovativi modelli di business. Ma non solo: l’uso dei kit è insegnato a scuola: giocando da piccoli, e fino all’università, si impara ad usare la città, i suoi dati, le sue informazioni e l’intelligenza espressa dalla sua popolazione per inventare, costruire, visualizzare, remixare, attivare coordinare luoghi, risorse, visioni, desideri, emozioni ed aspettative. Il cerchio si chiude con la presenza di un “logo generativo”, a ripensare radicalmente il concetto di  identità visiva della città. Ad ogni elemento pubblicato nell’ecosistema viene associato in maniera automatica un segno, un marker univoco che permette sia di identificare l’elemento (due differenti elementi avranno marker differenti), sia di utilizzarlo per accedere in realtà aumentata alle informazioni digitali associate all’elemento e aggiornate in tempo reale.

Il marker è un segno grafico generativo che codifica in maniera visuale le principali informazioni dell’elemento pubblicato: il titolo, la location, la dimensione temporale e la sua caratterizzazione all’interno della architettura dell’informazione della Città. Un logo, ogni volta differente e unico, emerge dalla vita dell’ecosistema diventando una nuova risorsa per i suoi attori.

Ciò significa che, ad esempio, un operatore  può usarlo come certificazione (essere parte dell’ecosistema digitale di Trieste) e in altri modi interessanti. Pensiamo ad un evento: il marker-logo è fatto per essere facilmente riconoscibile da una app e viene stampato sul materiale informativo (poster, locendine etc). Inquadramdolo con lo smartphone, si accederà alle informazioni aggiornate in tempo reale in base al cloud cittadino e alle conversazioni sui social network che parlano di quell’elemento dell’ecosistema (che siano recensioni su Trip Advisor, conversazioni su Facebook e Twitter o immagini su Instagram). Il tutto previsto a livello di piattaforma cittadina.

5. Perchè questa esperienza è importante

Dall’analisi e dal racconto di questo progetto emergono una serie di riflessioni estremamente innovative riguardo modi di concepire, vivere, utilizzare una città. Queste mettono in luce alcuni elementi rilevanti nella definizione smart city, qui presentata nell’accezione di “human centered smart city”:

  • l’idea di Ecosistema Digitale come nuova infrastruttura pubblica cittadina: un ambiente umano e tecnologico accessibile in maniera ubiqua, che diventa unframework di espressione e di ascolto alla base della vita e dei processi della città;
  • l’idea di Città Piattaforma in cui non solo è possibile accedere ed utilizzare informazioni e servizi, ma soprattutto attivare i cittadini e gli operatori al fine di crearne e realizzarne di propri, sia direttamente che attraverso remix/ricombinazione di informazioni, servizi, competenze ed opportunità presenti nella città;
  • la Città-Cloud che, al pari di un sistema come Amazon, consente a operatori grandi, piccoli o piccolissimi di utilizzare e coordinare l’ecosistema per creare impresa, cultura, emozione, poesia, politica, divertimento. Non un centro singolo, ma le molteplicità potenzialmente infinite che riescono ad esprimersi attraverso la Città Piattaforma;
  • la città Open Source, nel senso che l’amministrazione rilascia le API (Application Programming Interfaces) cittadine e un vero e proprio kit per lo sviluppo software(SDK), offerto ai cittadini come strumento per la libera creazione di applicazioni, esperienze, operazioni creative ed artistiche, di servizi, culture, coordinamenti, filiere nuove e inaspettate. Un elemento talmente importante da essere intgrato nell’intero ciclo di vita scolastico, proprio come si impara a leggere, a scrivere e a far di conto.

E sull’immagine di una classe di bambini intenta a smontare e rimontare il nuovo SDK cittadino insieme ai propri maestri, vi lasciamo con una frase di William Mitchell, nel suo bellissimo “The City of Bits”.

Le strutture civiche e le disposizioni spaziali che emergono nell’era digitale modificheranno in profondità la nostra possibilità di accedere ad opportunità economiche e ai servizi pubblici, le tipologie e il contenuto del discorso pubblico, le forme dell’attività culturale, l’esercizio del potere, e le esperienze che danno forma e tessuto al nostro quotidiano”.

Roma, 31 agosto 2012
ORIANA PERSICO E SALVATORE IACONESI

Fonte: http://www.chefuturo.it/2012/08/il-turbine-di-idee-per-trasformare-trieste-in-una-cloud-city/

Licenza: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/

Perché sono un Pirata – Lettera aperta ai creatori di contenuti

Posted in Informazioni Locali, Informazioni Nazionali, Internet&Copyright by yanfry on 13 marzo 2012
Step2 è la community di brainstorming lanciata lo scorso autunno da Techdirt per “aiutare creatori, tecnici, uomini d’affari e chiunque altro lavori nei settori dei contenuti” a capire ed entrare in contatto con la propria base di fans, elaborare modelli di business di successo che tengano conto delle esigenze dei clienti, creare una connessione col mercato, chiedere e dare consigli, idee, proposte, etc.
Nell’ambito di questa ottima iniziativa è stato postato (3 mesi fa) un articolo dall’utente Bobbi Smith che merita davvero di essere letto, perchè contrariamente a quanto farebbe pensare il titolo non è una difesa della pirateria ma una spiegazione ai creatori dei contenuti di quale sia il punto di vista, le richieste, le necessità dei “consumatori/fans”, che non sono più “semplici e deboli” acquirenti, ma sempre più  utenti informati ed esigenti, disposti a dare il proprio denaro in cambio di contenuti che diano loro soddisfazione, che non abbiano limitazioni (di tempo, di formato, di licenza) e che abbiano un prezzo equo. Buona lettura.

Introduzione

Una volta ho noleggiato una macchina per lavoro ed ho avuto una spiacevole esperienza. Quando ho restituito la macchina, ho pensato tra me e me, “Non noleggerò mai più da loro.” Dopo averci pensato per un giorno intero, mi sono reso conto che condurre la mia protesta silenziosa non avrebbe aiutato ne me ne l’autonoleggio. Così più tardi quel giorno, ho chiamato il loro quartier generale aziendale ed ho raccontato la mia storia al responsabile delle relazioni con i clienti. Ancora più importante, gli ho detto quello che avevano fatto male e che tipo di esperienza mi aspettavo come cliente se mi avessero avuto ancora come cliente.

Vorrei che tutti i creatori di contenuti leggessero questo post per vederlo come se loro fossero l’agenzia di noleggio auto. Sono un cliente insoddisfatto che potrebbe non acquistare più da voi a meno che non vi mettiate a lavorare con impegno. Di solito non spreco il mio tempo a spiegare queste cose, ma i creatori di contenuti, qui su Step2, sembrano andare nella giusta direzione, quindi spero che queste informazioni siano d’aiuto.

Questo post non è il tentativo di aprire un dibattito. Non leggerete alcun accenno di “furto contro copia”, “esposizione contro perdita di vendite” o di giusto contro sbagliato. Tutto quello che voglio fare è darvi una visione della vita reale dal mondo del file-sharing. Voglio tenervi la mano per mostrarvi come decido cosa comprare e quale sia la motivazione che mi spinge a piratare. Userò i termini pirata, download e file-sharing in maniera intercambiabile in questo post, ma vogliono dire tutti la stessa cosa: scaricare i vostri contenuti gratuitamente.

Alcune persone leggeranno questo e penseranno, “Non mi interessa quello che dice questo ragazzo, la pirateria di Internet è dannosa”. A queste persone, chiedo di saltare il resto di questo post e passare alla sezione inferiore dal titolo, ‘in chiusura.’

Alcuni di voi non vorranno leggere questo post interamente e questo non ferirà i miei sentimenti. Dal momento che voi non volete capire i vostri clienti, noi non compreremo i vostri contenuti. E non leggete questo pensando che, capendo il motivo per cui la gente scarica i vostri contenuti, avrete una speranza di fermarli in futuro. Non si può fermare il file-sharing. Sarebbe come tentare di impedire alla gente di usare l’energia elettrica. Le persone che hanno già pagato per i vostri contenuti sono tra quelli che li scaricano.   E li condivideranno con altri.

 

 

Capitolo 1

Probabilmente sono nella vostra fascia demografica. Maschio, tra i trenta e i quaranta, senza figli e vivo a Los Angeles. Sono anche un downloader senza vergogna. Ho molti album, molti film e tanti giochi che condivido con amici e sconosciuti. La maggior parte di questi li ho scaricati gratuitamente. Sorprendentemente, ho anche molti album, molti film e tanti giochi che ho acquistato e che ho condiviso con amici e sconosciuti. Come è potuto succedere?

Quando avevo 16 anni e trovai il mio primo lavoro, non avevo niente altro di più importante in cui spendere i miei soldi che i film, la musica ed i giochi. Ho accumulato una collezione rispettabile in quei primi due anni. Crescendo, ho scoperto di aver acquistato un sacco di immondizia. Avevo comprato basandomi sulla pubblicità e mi odiavo per questo. Arrivato a 21 anni, smisi di comprare tutto. Giocavo ai videogiochi solo a casa di un amico e affittavo film perché costavano 1 $ l’uno e non mi sentivo derubato se il film faceva schifo. Smisi di comprare musica del tutto perché era difficile giustificare un gioco d’azzardo di 10 $ per CD. E credetemi, questo è quello che sembrava, gioco d’azzardo.

Ero attorno ai 20 anni, quando Napster apparve e mi ricordo ancora il giorno in cui ne sentii parlare. Avevo appena iniziato a convertire la mia collezione di CD in MP3 e Napster mi fece risparmiare un’enormità di tempo. Dopo aver scaricato le cose che avevo già acquistato, iniziai a dare uno sguardo a nuovi contenuti. Trovai subito molti nuovi spettacoli che mi piacevano e iniziai a scaricare gli spettacoli più nuovi. E’ stato avvincente. Quando Napster fu alla fine chiuso, l’industria del file sharing era esplosa. Tutti questi nuovi servizi hanno ospitavano tutti i tipi di media. La velocità di Internet crebbe. Ho dovuto comprare un hard disk più grande per memorizzare tutto.

Notavo qualcosa di strano però. Stavo comprando di nuovo CD musicali E stavo andando di nuovo al cinema. Stessa cosa con i videogiochi e film in DVD. Ho sicuramente iniziato lentamente, ma posso dire con certezza, che trascorro molto più tempo in “intrattenimento” di quanto abbia mai fatto prima di cominciare a scaricare E la mia storia non è unica, molti file-sharer vi diranno la stessa cosa.

Ecco una cosa che molti creatori di contenuti sembrano non capire: sto scaricando il contenuto perché mi interessa. Non sto scaricando per infierire contro di voi, io non vi conosco nemmeno. Spetta a voi rendere il contenuto abbastanza invitante per me tanto da comprarlo. Potrei non comprare questo articolo perché l’ho già, ma se divento un fans, probabilmente comprerò la prossima cosa che produrrete. Molti creatori di contenuti pensano che questo sia ingiusto. “Ho creato il contenuto, devo avere il controllo della distribuzione e dei formati”. No, vi sbagliate.

Un tempo funzionava così. Se la casa discografica diceva: “Rilasceremo questo album a New York il 10 e a Los Angeles il 20 e solo in cassetta” io non avevo altra scelta che subire questa scelta. Ora, non mi importa quando, dove o come lo rilasciate. Se lo voglio, lo prendo. Questo è esattamente ciò che internet ha fatto: ha tolto il controllo a voi e lo ha dato a me. Se non vi piace, potete mettervi seduti in cantina e creare il vostro contenuto per amore della vostra arte invece che a scopo di lucro. Ma se volete venderlo a me, dovete farlo a modo mio.

Io comunque vi darò il mio denaro se mi renderete felice. La parte triste è che ci sono ancora volte in cui sarei felice di pagare per qualcosa, ma il creatore di contenuti non mi ha lasciato altra scelta che scaricarlo. Techdirt ha pubblicato un articolo che parlava di una storia del genere la scorsa settimana. Io non ho intenzione di negarmi il piacere della vostra creazione solo perché non avete capito come incassare.

Proprio per questo, io continuerò a scaricare le vostre cose e a spassarmela. Quando finalmente ci arriverete, comprerò la vostra roba nuova, se il prezzo sarà giusto. Forse, se siete fortunati, parlerò ad uno dei miei amici non tecnologici del vostro film o libro e sarà lui a comprare la copia fisica perché non riesce a capire come scaricarlo. E io non ho intenzione di sentirmi male per tutto questo perché, secondo quanto dice la mia carta di credito, spendo circa 2.500 dollari l’anno per intrattenimento. $ 200 al mese per intrattenimento abitudine che è inequivocabilmente alimentata dal file-sharing.Sì, ho scaricato un valore di oltre $ 200 di contenuti al mese, ma se mi togliete il mio file-sharing, perderete i soldi che sto mettendo sul mercato. Questo è stato definitivamente dimostrato durante i miei giorni pre-Napster.

Capitolo 2

Quindi cerchiamo di affrontare tutto questo da una diversa angolazione. Che ne dite se diamo uno sguardo più approfondito al perché pirato il vostro contenuto e come sia possibile spillare denaro da me? Ma prima di discutere su come farmi comprare il vostro album o libro, andiamo a vedere un paio di cose che sono comuni a tutti i tipi di media.

A. Ci sono un sacco di cose che competono per la mia quota di dollari dedicati all’intrattenimento. Non potete aspettarvi che compri il vostro contenuto senza prenderne visione quando la concorrenza mi ha già dimostrato che ha un prodotto di qualità. Dovete farmi vedere quello che avete.

B. Rideterminate i prezzi di vendita per i media digitali. Vedete, si capisce perché un tascabile costi $ 7. Dovete comprare la carta, colla ed inchiostro. Deve essere scritto, editato, stampato, spedito ed immagazzinato. E ciascuna di queste persone coinvolte vogliono coprire i costi e realizzare un profitto. Ma quando scrivete un ebook e tutto quello che dovete fare è premere ‘copia’ per fare un altra vendita, non avete un business che giustifichi un costo di € 7 ciascuno. Ricordate prima quando ho detto che non sto scaricando per cercare di colpirvi? In una situazione come questa, sto scaricando, perché state cercando di colpire me.

C. Non cercate di porre limiti a quando o come posso acquistare il vostro contenuto. L’Internet ha reso il mondo un unico mercato sempre aperto. Il vostro prodotto o è in vendita o non lo è. Non provate a dirmi che non è possibile acquistare un DVD negli Stati Uniti perché l’Europa ha ottenuti i diritti esclusivi per i primi 2 mesi. Andrò a scaricarlo e probabilmente mi dimenticherò di comprarlo.

D. Smettetela di cercare di dettarmi come posso consumare il vostro contenuto. Questo include formati, tipi di supporti e restrizioni di riproduzione. Non mi importa se pensate che sia musica vera solo se è ascoltata dal vinile. Io la voglio in formato mp3 sul mio telefono in modo che possa ascoltarla sul posto di lavoro. Non mi importa se voi pensate che un abbonamento Hulu debba essere valido solo per un computer. Voglio vedere il contenuto sul mio televisore. Non mi importa se pensate che avrei dovuto comprare una copia digitale separatamente al DVD. Io andrò a comprare il DVD e creerò la mia copia digitale. E se tentate di iniettarci un DRM per impedirmi di fare quello che voglio, avrete rovinato la vostra reputazione e non potrò mai più comprare da voi. Invece, mi limiterò a scaricare il vostro contenuto gratis. La domanda non è se avrò il contenuto nel formato che voglio, la domanda è: voi, avrete i miei soldi in cambio per esso? La vostra collaborazione aiuterebbe.

 

 

Capitolo 3

Musica. Se volete che acquisti la vostra musica, devo essere in grado di sentirla prima. Anche se state cercando di vendere a scopo di lucro, dovreste trovare un modo per mettere a disposizione le versioni in mp3 della vostra musica sui siti di file-sharing. Ora so che alcuni di voi mi diranno che da quando avete messo in vendita le vostre canzoni su Amazon od iTunes posso sentire uno spezzone di 30 secondi di anteprima e non ho motivo di piratare. Assurdo.

Il luogo dove si ascolta maggiormente musica non è seduti davanti al computer facendo clic su “Anteprima”, restando in attesa 30 secondi, rifacendo clic su “Anteprima”, restando ancora in attesa 30 secondi, ecc. Tutti ascoltiamo la musica mentre guidiamo in macchina, lavoriamo fuori casa, ad una festa o navigando su internet. Posso scaricare l’intero album in formato mp3 senza restrizioni in meno tempo di quanto possa ascoltare una preview di 30 secondi. Non mi venderete niente costringendomi a stare su di un sito web, facendo clic clic clic per ottenere solo piccoli frammenti della vostra musica. Cio che state facendo è di NON farmi apprezzare i vostri contenuti.

Un giorno ho visto il nome di un artista del quale non avevo mai sentito parlare prima. Aveva pubblicato tre album, ma non aveva avuto un gran riscontro. Ho scaricato tutti i suoi albums ed ho scoperto che mi piaceva una buona parte della sua musica. Pochi mesi dopo su Amazon, ho notato che era uscito un suo nuovo album in digitale. L’ho acquistato senza ascoltare una singola clip di anteprima. Ho anche parlato di lui a molti dei miei amici. Non so se hanno comprato qualcosa, ma non è questo il punto. Il punto è che Lui ha avuto i miei soldi. In particolare, perché sono stato in grado di scaricare i suoi album più vecchi ed il nuovo album era in vendita privo di DRM.

Ora alcuni di voi sono seduti lì a pensare: “Ehi, ora hai quattro album, ma hai pagato solo per uno. L’artista ha perso tre vendite! ” Ovviamente non state prestando attenzione. I vostri fatti sono accurati, ma la vostra conclusione è errata. Nessuna vendita è stata persa. C’erano solo due esiti possibili, nessun download e nessuna vendita o tre download e di conseguenza una vendita. Quale avreste preferito?

Non cercate di ingannarmi. Noi clienti si aspettano che i CD fisici abbiano un costo tra i $ 10 – $ 12. È meglio che restiate in questo range se volete che acquisti. Non avete un business che possa giustificare la vendita del vostro album a $ 25, non fate altro che alienarmi e spingermi a scaricarlo, anche se siete artisti di fama. Sono anche deluso dal prezzo di mercato corrente degli mp3 $ 1 per canzone e $ 9 per album. E’ digitale, dovrei risparmiare denaro non acquistando il prodotto fisico. Penso che $ 0,25-$ 0.50 per canzone e $ 3 – $ 5 per album in mp3 sia la mia fascia di prezzo. Potreste pensare che sono pazzo, ma per fortuna non sono prigioniero della vostra struttura di prezzi, ho altre opzioni.

Queste altre opzioni vogliono anche dire che non ho intenzione di prendere in considerazione la vostra idea di utilizzare meccanismi di riproduzione speciali per ascoltare la vostra musica. Non voglio installare alcun software speciale solo per riprodurre il vostro CD. Non voglio installare iTunes. Non voglio utilizzare Windows Media Player. Ho intenzione di convertire il vostro CD in flac ed mp3 e metterlo su qualsiasi dispositivo io voglia. Voglio la mia musica libera da DRM e senza restrizioni di licenza per uso personale. Un’altra cosa che non ho intenzione di tollerare è quando offrite brani speciali attraverso un rivenditore particolare. Come quando fate un album con 15 canzoni e poi offrite un brano speciale, il 16 esimo, disponibile solo se lo si acquista da Walmart. Sicuramente andrò a piratare quella canzone n° 16 e considererò di piratare tutta l’intero album. Volete i miei soldi si o no?

Volete sapere chi avrà veramente i miei soldi? Gli artisti che si svegliano e si rendono conto che mi possono vendere il loro ultimo CD fisico per $ 20. E pagando $ 20, mi danno illimitate copie senza restrizioni di quell’album e di tutti gli altri loro album. Sapete che verrà maggiormente colpito da questo? Voi. Invece di farmi pagare $ 10 per il loro CD e $ 10 per il vostro CD, ho intenzione di dare loro i $ 20 e piratare il vostro album. E se avete davvero intenzione di vendere il vostro album digitale, apprezzerei le note di copertina. Potete offrirmi un file pdf o semplicemente un link ad una pagina web, ma smettete di ignorare queste informazioni preziose. E assicuratevi di avere un sito web che dettagli tutto ciò che avete pubblicato e a che cosa state lavorando. Non c’è niente di più frustrante che scoprire un nuovo artista sconosciuto che ti piace, che ha la sola pagina di Myspace dormiente.

Anche tenendo la testa sotto la sabbia mi spingerete a scaricare. Il fiasco dei Beatles quando non permisero la vendita della loro musica in digitale è un ottimo esempio. La band, gli eredi e l’etichetta avevano tutti messo le loro mani idiote in varie manovre per raggiungere la posizione a loro più favorevole. Dal momento che non avevano alcun rispetto per i propri clienti, ho deciso di scaricare tutti gli album semplicemente perché ho potuto. Quando finalmente hanno rilasciato in digitale, non ho voluto assolutamente avere niente a che fare con loro.

Ho un collega che ha lavorato con il fratello per rilasciare un album. Erano terrorizzati da internet e si vedeva. Quando ho chiesto di sentire un assaggio della loro musica, mi è stato detto che l’unico modo per sentire qualcosa era di andarli a trovare nel loro studio. Scusa? Venire nel vostro studio? Siete matti? A parte ciò, mi hanno detto di andare a sentirli a suonare dal vivo. Io non sono un fan dei concerti, quindi dubito che andrò anche se fosse ad entrata libera, ma volevano che comprassi dei biglietti. Hanno finalmente messo alcuni brani su YouTube, ma sono ancora ben lontani da raggiungere il mio portafoglio.

 

 

Capitolo 4

Libri, fumetti e riviste. Qualcuno dirà che non è un vero e proprio libro o fumetto, se non si può tenere in mano, girare le pagine e sentire l’odore della carta. Questa è solo una sciocchezza elitaria. Chiunque abbia prestato attenzione al settore, sa che c’è domanda per la letteratura digitale e come produttore, è necessario dare ai propri clienti quello che vogliono. C’è un mercato sia per il fisico che per il digitale ed è meglio assicurarsi di avere entrambi disponibili. Certo, qualcuno enorme come Ray Bradbury può puntando i piedi e trattenere il fiato e dire “No ebooks!” Ma qualcuno come voi non può permettersi di ignorare le tendenze del mercato. E Ray Bradbury che infine rilascia i suoi ebooks è un non-evento per noi downloaders, tutte le sue opere sono già disponibili in formato ebook sui siti pirata.

Proprio come con la musica, alcuni di voi penseranno che se forniscono in anteprima alcuni capitoli, non avrò motivo di piratare. E proprio come con la musica, state sbagliando. Molte volte ho letto capitoli in anteprima e poi sono rimasto deluso dal libro intero. Forse è stata la fine, o forse era il modo in cui avete tirato fuori qualcosa dal culo nel capitolo 17 per salvare la ragazza. Ad ogni modo, non gioco più d’azzardo. Certo, qualcuno potrebbe leggere quei tre capitoli e pensare: “Hey, questo è grande, ho intenzione di comprare questo libro.” Io? Io lo scarico e lo leggo se è avvincente. Se non mi piace, nessun danno, nessun fallo. Ma se mi è piaciuto, due cose sta per accadere. Una, probabilmente andrò a comprare il vostro prossimo libro, quindi assicuratevi di avere un sito web dove posso seguire cosa state facendo. Due, se mi è piaciuto molto questo libro, sto già pensando a chi altro potrebbe piacere.Ho intenzione di acquistare la copia fisica e darla a quella persona. Probabilmente ho acquistato 10 libri quest’anno, ma non ne ho uno solo in casa, perché li ho regalati tutti.

Quindi, se desiderate vendere a me, è meglio che vi assicuriate che il libro sia disponibile sui siti di file-sharing. Tutti i vostri concorrenti sono già lì, quindi non c’è ragione per cui non dovreste esserci anche voi. Inoltre, se compro il libro fisico, dovreste includere nella vendita una copia digitale gratuita. E se mi offrite copie digitali, offritemi tutti i formati possibili. Se offrite solo una versione pdf, non infastidirete la comunità pirata. Possiamo facilmente convertirlo in lit, Mobi o epub. Ma quello che state facendo è perdere una potenziale vendita rispetto a persone come mia madre. Se lei non riesce ad averlo facilmente sul suo Nook, non vorrà averci niente a che fare.

Raramente ho comprato hardcover così voglio evitare di offrire un parere sul loro prezzo. Spingendomi fin dove arriva la fantasia, mi aspetto di pagare $ 6 – $ 9 per un tascabile e $ 3 – $ 5 per un fumetto. Per il formato digitale, gli ebooks dovrebbero essere a $ 1 – $ 3 e gli ecomics a $ 1. Certo, io pago molto più di questi prezzi, se sei tra i miei beniamini, ma è probabile che tu non lo sia. Finitela di stabilire i prezzo dei vostri contenuti come se foste dei divi.

Se siete riusciti a costringermi a comprare il vostro ultimo libro, potreste invogliarmi ad acquistare il vostro materiale più vecchio (che dovrebbe essere sempre più conveniente del vostro materiale corrente, come regola generale.) Per lo meno, dovrei ottenere uno sconto sul materiale vecchio, dato che ora sono vostro cliente. E non sto parlando di uno sconto del 10%, fatemi qualcosa di sostanzioso come il 50% -75% di sconto. O meglio ancora, utilizzate l’esempio che ho proposto nella sezione musica. Vendetemi il vostro libro attuale in brossura a $ 12 e datemi copie gratuite digitali di tutte e cinque i vostri libri precedenti. Trattatemi bene, e io pagherò il prezzo pieno per quello che proporrete in futuro.

Anche se sono un grande downloader, sono ancora abbonato a quattro riviste cartacee ed un quotidiano. Perché dovrei farlo quando tutte quelle cose stampate sono già vecchie è disponibili gratuitamente online? Trasportabilità. Non sto pagando per il contenuto, sto pagando per il servizio di raccolta di tutti quegli articoli in un formato abbastanza comodo perchè possa essere consegnato sotto al mio portico. Ora posso prendere questa collezione facilmente trasportabile e portarla con me ovunque io vada.

 

 

Capitolo 5

Videogiochi. Ho avuto un rapporto molto altalenante con i videogiochi. Quelli che mi piacciono, mi piacciono davvero molto. E quelli che odio, li disprezzo. Di tutti i media con cui entro in contatto, i videogiochi sono quelli che hanno la difficoltà maggiore a prelevarmi denaro e la ragione principale è il loro prezzo.

Prendete World of Goo per esempio. ne ho sentito parlare nel 2008 quando Techdirt ospitò un loro post sul blog che diceva che avevano avuto un tasso di pirateria del 90%. I produttori di World of Goo non si lamentavano della pirateria, stavano solo cercando di dare alcuni dati a scopo di l’analisi. Ho scaricato il gioco per vedere da cosa dipendeva tutto quel trambusto, per vedere cosa aveva di talmente bello questo gioco da aver raggiunto un tasso di pirateria del 90%. Sentivo dire che era un discreto gioco stile puzzle, e mi era piaciuto l’atteggiamento dei creatori riguardo alla pirateria, per cui ho ritenuto di comprarlo. Il problema è stato che costava $ 20. Non pago $ 20 per un gioco stile-puzzle che non è altro che un insieme di livelli simili ma diversi. 5 dollari probabilmente, forse $ 7, ma neanche $ 10. Ci ho giocato un paio di volte per vedere se mi appassionavo. Non è stato così e l’ho cancellato.

Avanzo velocemente al 2010 quando venne rilasciato il primo Humble Bundle . Appena sentiti i dettagli, pensai che era un’idea fantastica e decisi subito che avrei partecipato. Ecco, World of Goo è stato uno di quei giochi. Ho pagato $ 20, quel giorno e ho ottenuto sei giochi. Non ho ancora giocato a World of Goo, ma hanno avuto i miei soldi. Ho acquistato tutte e 7 gli Humble Bundle e continuerò a farlo.

Ora diamo un’occhiata ai giochi di grosso budget, come Call of Duty, Halo e Madden. $ 60 per un gioco? Dimenticatevelo, lo scaricherò. Se spendo 60 dollari per questo gioco, significa dover saltare l’acquisto di un gioco futuro che potrebbe piacermi molto di più perché ho meno soldi nel mio barattolo. Anche acquistare questi giochi per $ 40 è troppo caro. In questo momento, $ 30 sono il massimo che sono disposto a spendere per un gioco. E questi prezzi sono per l’acquisto di copie fisiche. Mi aspetto sconti quando compro digitale. Penso che $ 20 siano il massimo che posso pagare per un gioco digitale.

Qualcuno là fuori in questo momento sta pensando: “Cosa?! Abbiamo speso 25 milioni di dollari per fare questo gioco, non c’è modo di realizzare un profitto vendendolo a $ 20. ” Non è un mio problema. Se volete che lo acquisti, dovete tenere il prezzo basso. Ecco un’idea, non spendete 25 milioni di dollari per fare uno stupido gioco. Così, mentre vi lagnate per questo, lo sto scaricando e giocando comunque.

Ecco un esempio di come funziona la vita reale. Ho sentito da un amico che Mafia era un gioco divertente. L’ho scaricato, l’ho giocato e mi è piaciuto. Sono subito andato a comprarlo? No, certo che no. Ma quando ho sentito che Mafia II stava uscendo e che era stato fatto dalla stessa azienda del primo, l’ho pre-ordinato. Durante il mio pre-order, per 10 dollari in più, mi hanno offerto Mafia I / II insieme, così li ho comprati entrambe. Quando il gioco è arrivato, ho dato Mafia I ad un amico.

Perché ho scaricato Mafia I invece di cercare il loro demo? Perché i demo dei giochi sono il peggior tipo di anteprime di tutti i media là fuori. Ho giocato la demo di questo gioco, un’avventura, e la demo non era altro che una serie di cutscenes interattive ben articolate. Quando ho comprato il gioco, ho scoperto che il gameplay principale era orribile, il che spiega il motivo per cui non era presente nella demo. E le scene non erano interattive. Sono stato adescato e deviato. Una volta ho giocato la demo di un gioco di ruolo che è durato circa 10 minuti nel quale si doveva combattere in un sotterraneo. Quando ho comprato il gioco, ho scoperto che aveva solo un’altro sotterraneo oltre al primo ed il tempo di gioco totale è stato di circa 35 minuti. Non ne vale la pena, è più facile scaricare il gioco completo. Ho finito con il gioco d’azzardo.

La cosa interessante di Mafia II è che lo piratato ancora. Quando sono andato ad installare il gioco per la prima volta, hanno cercato di spingermi a forza Steam giù per la gola. Non voglio installare Steam o qualsiasi altro pacchetto DRM solo per giocare al vostro gioco. Sto iniziando ad andarci tenero con Steam perché pare che i tipi che lo gestiscono sembra capiscano i giocatori. Ma il mio problema maggiore con Steam è che voglio giocare il mio gioco. Non voglio districarmi tra pubblicità, suggerimenti, aggiornamenti e promemoria. Voglio giocare il mio gioco. Quello che ho comprato.

Una società che non potrà mai riavere i miei soldi fino a quando non si metteranno a lavorare con impegno è Ubisoft. Mi rifiuto di dar loro soldi fino a che non la finiranno con queste sciocchezze. Io giocherò ancora con i loro giochi, ma sono stanco di avere il mio sistema impasticciato o reso meno sicuro a causa di un mal progettato DRM. La protezione più impegnativa che sono disposto ad accettare è l’inserimento di un numero di serie una volta sola, durante l’installazione. Qualcosa di più complicato di così e io probabilmente ignorerò completamente il gioco. Se ci sono un sacco di chiacchiere a riguardo, forse lo posso scaricare per dargli uno sguardo. Molte volte ho avuto una migliore esperienza con la versione pirata di un gioco rispetto alla versione retail. Se qualcosa non funziona correttamente con un gioco, i pirati di solito includono una correzione nel pacchetto di download.

La posizione di Ubisoft sul loro prossimo gioco I Am Alive è piuttosto divertente. Anche se poi hanno fatto marcia indietro, in origine Ubisoft aveva affermato che non ci sarebbe stato alcun porting su pc a causa della pirateria ed il gioco sarebbe stato inizialmente rilasciato su Xbox e PlayStation. Quello che trovo divertente è che le persone che chiedevano a gran voce per un porting su PC sono quelle che probabilmente lo avrebbero acquistato. Il resto di noi non farà altro che scaricare la iso e giocarci su un emulatore.

Se vi aspettate di avere qualche speranza che io acquisti il gioco, dovete realmente lavorare sulla vostra struttura dei prezzi. Nessuno compra un gioco e gioca per 24 mesi consecutivi e poi compra un altro gioco. Siamo costantemente bombardati di pubblicità per il prossimo nuovo grande gioco. E sapete una cosa? E ‘emozionante, ci piace. Vogliamo giocare con i vostri giochi. Quando li fate pagare 60 dollari l’uno, limitate il numero di giochi che possiamo acquistare, ma non limitate il numero di giochi che possiamo scaricare.

 

 

 

Capitolo 6

Film, TV e video. Praticamente tutti i film che mi possono venire in mente sono a portata di mano, e in formati senza restrizioni come a me piace. Netflix e Hulu non possono nemmeno avvicinarsi a quanto i pirati hanno compiuto. Perché abbonarsi a Netflix quando uno studio cinematografico può decidere di non rinnovare l’accordo con loro ed il 25% del materiale a mia disposizione per la visione scompare durante la notte?

Mettete i vostri film e spettacoli sui siti di file-sharing. Se sono interessanti, gridatemi ad alta voce di guardarli che è sempre il primo e necessario passo. Proprio come per gli altri media che ho descritto, probabilmente non correrò a comprarli, ma se mi piacciono terrò d’occhio i vostri lavori futuri quindi assicuratevi di avere un sito web aggiornato.

Ogni DVD che ho acquistato l’ho anche piratato. I file piratati sono compressi in modo da occupare meno spazio nel computer rispetto alla copia dei file del DVD. È possibile adattare 3-6 film digitali nella stessa quantità di spazio che viene occupata da un DVD standard. Posso anche convertire facilmente i file digitali in altri formati quando necessario. Proprio come con la musica, non tollero che mi facciate fare i salti mortali per guardare i vostri film. Non userò hardware o installerò software particolari. Ho già tutto quello che serve per riprodurre i video. Se non riuscite a darmi quello che voglio, lo scaricherò, il che significa che potrei o non meno comprarlo.

Se Hollywood offrisse un servizio con la stessa ampiezza di contenuti offerta dai pirati, ad un prezzo ragionevole, sarei un abbonato. Il problema è che ogni servizio legittimo non è mai stato ‘completo’ e quelli che stavano cercando di proporlo sono stati lacerati quando i proprietari dei contenuti hanno deciso che potevano fare di meglio.

Se volete che acquisti il vostro DVD fisico, non deve esserci alcuna protezione contro la copia e limiti di licenza per uso personale. Lo stesso dovrebbe includere anche una copia digitale, disponibile in diversi formati. Sì, ho un lettore DVD, ma ho anche un PC home theater ed è migliore di un lettore DVD. Posso tenere il mio intero archivio di film e spettacoli televisivi nel PC, per la visualizzazione immediata. Sapete cosa non potete visualizzare immediatamente? Un DVD acquistato in negozio. Dopo aver messo nel lettore il DVD, aspettate la fine dell’avvertimento dell’FBI o di un altro messaggio anti-copia, quindi alcune immagini promozionali degli studi coinvolti nel film, quindi alcuni trailers per altri film e poi finalmente si torna al menu principale . Se state guardando un programma TV su DVD, dovete anche scorrere tra i menu per trovare l’episodio che vi interessa. Con i file digitali la riproduzione è istantanea.

Se state vendendo video digitali, devono essere senza DRM e senza limiti di licenza per uso personale. Devono essere disponibili in diversi formati e bitrate, o almeno un bitrate di alta qualità in modo che possa fare la mia transcodifica. Anni fa, ho fatto un errore ed ho acquistato un filmato digitale con DRM. Dopo averlo scaricato ho scoperto che non potevo passarlo su di un altro computer, il che ha significato che non l’ho potuto vedere sul mio PC home theater. Non fa niente. Ho usato un programma chiamato FairUse4WM per rimuovere il DRM e sono riuscito a copiarlo. L’esperienza mi ha infastidito abbastanza tanto che quando un amico con una configurazione simile alla mia stava comprando quello stesso film, gli ho detto di non preoccuparsi per il fatto che avesse il DRM e gli ho dato una copia di quello che avevo. Ecco qui la vostra definizione di vendita persa.

$ 20 è il massimo che sono disposto a pagare per un DVD fisico, sia esso un film o la stagione di uno show televisivo. In realtà dovrebbe essere nella fascia tra $ 10 – $ 15. Se compro il vostro DVD, dovreste darmi la copia digitali gratuitamente. So che è un pio desiderio, ma potete rimuovere tutto il merdoso FBI-preview dall’inizio dei vostri DVD in modo che si possa arrivare subito al video? Se vendete video digitali, devono essere più economici. Se volete che acquisti il filmato in digitale, deve essere attorno a $ 5, lo stesso per una stagione di uno show televisivo. Un singolo episodio di uno show televisivo dovrebbe costare circa $ 1.

Non andrò più a “noleggiare” video d’intrattenimento. Questo è un concetto che per me ha fatto il suo tempo. Potrei ancora noleggiare un DVD fisico in una circostanza speciale, ma non passerà troppo tempo, prima che ogni lettore multimediale con cui verrò in contatto riprodurrà file video digitali pronti all’uso. Non potrò mai noleggiare i file video digitali, soprattutto perché penso che quelle restrizioni “Avete 48 ore per vederlo in noleggio” sono stupide. Invece di passare attraverso quel bailame, vado a scaricarlo e lo guardaro ovunque e in qualsiasi momento io voglia.

Anche con tutto questo download, vado ancora al cinema due volte al mese. Perchè? Non è per il film in se stesso. Posso sempre aspettare che il film arrivi sui siti di file-sharing, se davvero lo desidero. Vado al cinema, perché mi piace andare al cinema. Mi piace stare seduto in una bella sala buia davanti ad uno schermo gigante insieme a i miei amici. E anche se ho scaricato tutti gli episodi di South Park, ho anche tutte le stagioni in DVD perché voglio che continuino a farlo.

Sapete quale film non comprerò mai? Hurt Locker. La Voltage Pictures può sapere come fare un buon film, ma non sa un cavolo sulla soddisfazione del cliente. Una volta ho sentito che stavano procedendo contro i file-sharer ed ho scaricato il film solo per far loro dispetto.

 

 

 

Capitolo 7

Techdirt sottolinea che i creatori di contenuti hanno bisogno di connettersi con i fans, al fine di indurli a comprare. Quando ho iniziato a sentire ciò, ho pensato che fosse sbagliato. Ho potuto vedere le prove aneddotiche che mostrano come questo funzioni, ma il mio cervello mi diceva che, solo perché un creatore di contenuti mi mostra il suo processo creativo o mette a disposizione una serie di Domande/Risposte, ciò non significa che io sia più incline ad acquistare i suoi prodotti. Ma più ci pensavo, più mi rendevo conto che ciò che diceva Techdirt era assolutamente corretto. Il motivo per cui acquisto certi vostri prodotti è perché mi connetto con voi, a modo mio. Voglio che i miei creatori di contenuti non siano come Scott Ian e Lars Ulrich. Voglio che i miei creatori di contenuti capiscano dove la tecnologia ci sta portando. I ragazzi di South Park mettono ogni episodio del loro show a disposizione per la visualizzazione online gratuita. E così capita che io possieda tutte le serie dei loro DVD. I ragazzi di Humble Bundle sanno che voglio solo giocare con i miei giochi con il minor fastidio possibile. E così capita che io possieda tutti gli Humble Bundle . Quando guardo ai software che ho acquistato, vedo che sono quelli con le EULA senza restrizioni. Il tipo di accordi per i quali posso installare il software, su qualsiasi computer io possieda, non solo su questo computer.

Mi sento male perchè faccio file-sharing? No, neanche un po’. È vero, è tecnicamente illegale, ma lo è anche piombare su di un segnale di stop e attraversare fuori dalle strisce. Eppure tutti coloro che stanno leggendo hanno commesso entrambe quei crimini. Il motivo principale per cui non mi sento male è perchè, come ho specificato in precedenza, so che sto comprando contenuti. Un’altra importante ragione per cui non mi sento male è perché non sto facendo profitto. Non sto prendendo il vostro contenuto per tentare di rivenderlo come se fossi un commerciante legittimo. La pirateria fisica è un vero e proprio problema ed anche le community di file-sharing supportano le leggi contro di essa.

Essendo un file-sharer attivo ho un quadro più chiaro di voi di ciò che sta realmente accadendo. So che quando si scarica qualcosa, che non sia una vendita persa, non è un furto. Il fatto che non potete vedere queste cose non è un mio problema. Io non ho intenzione di lasciare che voi mi impediate di navigare il mondo solo perché pensate che la Terra sia piatta.

Non ho alcun desiderio di sostenere la RIAA e la MPAA. La parte spiacevole è che so che rappresentano artisti che non amano le tattiche che vengono utilizzate. Non ho intenzione di rifiutarmi di acquistare il vostro prodotto, ma vi esaminerò attentamente prima di comprare. Odio essere giudicato per i politici che mi rappresentano, quindi non vi giudicherò per le cause intentate dei gruppi commerciali che vi rappresentano.

Infine, non devo essere vostro amico o condividere le vostre stesse idee politiche per acquistare i vostri prodotti. Si possono commettere errori o tenere un punto di vista non concorde, ma se siete delle persone orribili, potete star certi che scaricherò tutto quello che producete, gratuitamente. Roman Polanski e Chris Brown sono degli stronzi. Non aspettatevi che io compri il loro contenuto. Se decidete di lavorare con loro, non acquisterò nemmeno i vostri prodotti, ma me li godrò.

 

 

IN CHIUSURA

Questa sezione è per le persone il cui punto di vista ‘la pirateria online è dannosa’ non è influenzabile. Probabilmente non avete letto il mio post, ma vi assicuro che non vi era alcuna iperbole. Non ho cercato di convincervi che la copia non è un furto, non ho cercato di convincervi che sono troppo povero per comprare prodotti e non ho cercato di convincervi che il file-sharing è simile alla pubblicità. Ho solo cercato di raccontare le cose come stanno.

Vendere musica, film, libri e videogiochi è un business, un grande business. Vengono prodotti molti soldi nel settore del grande intrattenimento e non ci sono azionisti che vogliono starci senza un motivo. Negli ultimi 10 anni, mi è stato detto che le industrie musicali, di video e giochi stanno perdendo soldi, un sacco di soldi. Anno dopo anno mi è stato detto che il file-sharing online sta decimando le vendite, tutti stanno perdendo soldi, dobbiamo fare qualcosa per fermarlo. Non voglio cercare di convincervi che sbagliate, ma ho una domanda:

Se vendevate hotdogs ed iniziavate a perdere denaro, avreste continuato a vendere hotdogs in perdita per 10 anni consecutivi? Il motivo per cui lo chiedo è perché ho guardato alcuni dei dati diramati dalle industrie stesse e sono sconcertato. Se il file-sharing online sta uccidendo queste industrie, perché avrebbero dovuto continuare a produrre più contenuti? E sono sicuro che qualcuno sta per tirare fuori uno studio che mostra le tendenze pro-capite di spesa al netto dell’inflazione rispetto al reddito discrezionale per residenza unifamiliare, che prova come l’industria dell’intrattenimento è in una posizione sconfortante, ma non è quello che sto cercando di dirvi. Se nessuno sta comprando frustini per calessi, non ne aumentate la produzione anno dopo anno. Eppure, negli ultimi 10 anni:

Il numero di film usciti è cresciuto del 23% – [1]

Il numero di libri pubblicati è aumentato del 47% – [2]

Il numero di album pubblicati è cresciuto del 25% – [3]

L’industria dei videogiochi è cresciuta del 23% – [4]

Quando guardo questi numeri, ho difficoltà a credere a quello che Chris Dodd, Hilary Rosen e Stanislas Mettra hanno da dire. La Warner Bros. non ha appena stabilito il record per profitti trimestrali? Sono confuso. La mia ipotesi è che queste industrie in realtà non stanno perdendo soldi, ma stanno perdendo il controllo. E forse per loro, il controllo è più prezioso di profitti? Non lo so ed è per questo che lo sto chiedendo.

Riferimenti:

[1] – http://bit.ly/rj5mRT

MPAA pagina 13 del report Industriale di settore.

454 film usciti nel 2001.

560 film usciti nel 2010.

[2] – http://bit.ly/uRb4KC

RR Bowker report di output, 2002-2010.

215,138 libri pubblicati nel 2002.

316,480 libri pubblicati nel 2010.

[3] – http://bit.ly/tneVtC

90,324 articoli musicali per il 2001.

113,080 articoli musicali per il 2010.

Purtroppo, non ho potuto trovare alcuna statistica comunicata dal sito della RIAA. Invece, ho usato la funzionalità di Discogs per navigare tra gli anni ed ho annotato il numero di elementi elencati nella parte inferiore della pagina. Questo non è proprio l’ideale, spero quindi che qualcuno possa fornire una relazione più pertinente.

[4] – http://bit.ly/kLHJ2Q

ESA report Industriale pagina 10.

208,7 milioni di unità vendute nel 2001.

257,2 milioni di unità vendute nel 2010.

Non sono riuscito a trovare tutte le informazioni riguardanti il numero di uscite per ogni anno. Ho usato il numero di unità vendute all’anno, invece. Certo, negli ultimi due anni hanno mostrato una diminuzione del 7% e 8%, ma va notato che il grafico in questione si riferisce esclusivamente alla “vendita di nuovi contenuti fisici al dettaglio”. Quindi, se non avete comprato in una catena di vendita al dettaglio o se scaricate legalmente l’acquisto, questo non è incluso nella tabella. La pagina 11 della stessa relazione afferma che il 24% dei contenuti nel 2010 sono digitali. So che non è una metodologia ideale, ma se si aumentano le unità vendute nel 2010 del 24% si ottengono 318,9 milioni di unità, un aumento del 52% rispetto al 2001. Credo che l’aumento del 23% indicato in precedenza sia inferiore al numero effettivo, ma ho anche pensato che fosse importante usare i numeri forniti dall’industria stessa.

Fonte: https://www.insightcommunity.com/step2/311/why-i-pirate-an-open-letter-to-content-creators

Traduzione di yanfry

Copyright, pirati e libertà digitali – Intervista a Carlo Gubitosa

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 8 marzo 2012

da Il Petardo – di Daniele Florian

I primi mesi di questo 2012 hanno visto, tra gli eventi di rilevanza mondiale, un susseguirsi di vicende politiche e giuridiche sviluppatesi attorno al mondo del Web.
Mentre da un fronte le potenze mondiali avanzavano proposte di legge quali SOPA, PIPA e la famigerata ACTA, al fine di regolamentare la Rete a danno della libertà di informazione, dall’ altro la maxi-operazione MegaUpload è stata la prima dimostrazione pratica della determinazione con cui le major e il mondo della produzione stanno aprendo il fuoco su un campo di battaglia del tutto nuovo.
La particolarità di tali eventi infatti, risiede propro nell’ aver riportato alla luce tematiche di carattere socio-economico che raramente si è soliti affrontare, ma che molto probabilmente contraddistingueranno le lotte del nuovo millennio.
Proprietà intellettuale, libero accesso alle risorse culturali, utilizzo delle nuove tecnologie per un nuovo modello di distribuzione, questi sono i pilastri su cui i movimenti sono tenuti ad aprire nuovi dialoghi, consapevoli che anche (e soprattutto) le innovazioni tecnologiche sono portatrici di innovazioni sociali.

Per fare il punto della situazione, e chiarire qualche dubbio con un esperto, ho posto qualche domanda a Carlo Gubitosa, scrittore e giornalista italiano caratterizzato dalla sua attività “mediattivista”, e che oltre ad aver trattato temi come la guerra in Cecenia e il G8 di Genova è diventato celebre per le sue teorie riguardo i positivi risvolti culturali e sociali della cosiddetta “pirateria informatica”.
Ringraziando fin da ora,

1)
Partiamo dai fatti recenti.
Il provvedimento improvviso che ha portato alla chiusura/sospensione di Megaupload e le imminenti proposte di legge americane del SOPA e PIPA hanno riportato l’ attenzione pubblica su tematiche spesso trascurate quali copyright, pirateria e diritti digitali.
La maggior parte dei siti di informazione hanno quindi espresso la loro contrarietà a provvedimenti troppo coercitivi, chiedendo dei sistemi meno invasivi per proteggere e tutelare il diritto d’ autore.
Quello che però si stenta a proporre, tesi da lei riportata in vari scritti, è che l’ idea stessa di proprietà intelettuale è un concetto obsoleto e vincolante la libera informazione, e che la cosiddetta pirateria informatica non è una minaccia per la produzione intellettuale ma anzi ne può essere promotrice.
Come commenta i recenti episodi alla luce di questo dibattito?

Dico che non va fatta confusione tra Megaupload, un servizio gestito da una societa’ commerciale a scopo di lucro, con la condivisione libera e gratuita che avviene sulle reti ed2k e torrent. Fatte quest doverose differenze, l’operazione poliziesca ai danni di Megaupload mi sembra condotta con piu’ severita’, determinazione e coordinamento internazionale delle retate effettuate contro le organizzazioni che si dedicano al narcotraffico, e mi chiedo: le motivazioni che si nascondono dietro questo pugno di ferro riguardano la tutela dei DIRITTI DEGLI AUTORI o invece la tutela dei PROFITTI DELLE AZIENDE che hanno acquistato dagli autori il diritto di sfruttamento delle loro opere?
Il punto e’ che la condivisione di contenuti e’ come un’Idra a sette teste, per ogni sito che tagli ne riaprono altri due. La soluzione non va cercata nella repressione poliziesca ma nella regolamentazione della condivisione di contenuti in rete. Alla luce dell’articolo 19 della dichiarazione universale dei diritti umani, considero la condivisione GRATUITA di arte e conoscenza come un diritto umano universale e non come una azione criminale. Se diventasse un crimine condividere cultura, allora dovremmo fare retate anche nelle biblioteche pubbliche, come la biblioteca di Bologna che ha recentemente attivato un servizio di “file sharing” per contenuti in formato digitale, che comprende anche musica e filmati.

2)
Tra le ottime osservazioni che ha fatto ha precisato un fatto importante, ovvero come il diritto di copyright, contrariamente all’ opinione comune, non sia tanto una garanzia dell’ “autore artistico” quanto una pratica richiesta dagli organi economici che veicolano il mondo produttivo.
Megaupload stesso ha offerto un esempio quando a Dicembre scorso era stato pubblicato un video in cui star del panorama musicale e cinematografico supportavano il sito di streaming. Il video è stato poi rimosso a causa di un ricorso presentato dalla Universal Music Group.
La domanda che sorge spontanea è dunque: in che misura la proprietà intelettuale è vera garante e motivazione della produzione immateriale? Se ne può davvero fare a meno senza intaccare la qualità del lavoro svolto?

Io sono personalmente convinto che l’incentivo economico non abbia nulla a che fare con la produzione della vera arte, che non emerge a comando quando si sventolano banconote ma si manifesta come una esigenza insopprimibile dell’animo umano. Detto questo, mi sembra comunque ragionevole garantire agli autori di un’opera un monopolio temporaneo sullo sfruttamento economico delle loro creazioni, che e’ poi l’idea alla base del copyright. Il problema nasce quando il periodo “temporaneo” passa da 14 anni rinnovabili a 28 (cosi’ come previsto dalla prima legge statunitense sul copyright del 1790) a durate che sfiorano il secolo come previsto dalle leggi attuali americane, e quando si pretende di proibire non solo lo sfruttamento economico dell’opera, ma anche gli utilizzi leciti, come la “consultazione gratuita in biblioteca”, che oggi puo’ avvenire anche utilizzando la piu’ grande biblioteca pubblica del mondo chiamata internet. La spinta creativa varia caso per caso, e quindi la motivazione economica va valutata nel contesto in cui si inserisce. Quel che e’ certo e’ che le attuali normative in materia di diritto d’autore non sono orientate all’interesse pubblico, e spesso nemmeno a quello degli autori, ma finalizzate alla tutela delle “societa’ di autori” come la SIAE che in realta’ tutelano solo l’interesse di alcuni privati.

3)
Presa coscienza del fatto che le norme in materia di proprietà intelettuale richiedono modifiche, possiamo considerare nella loro diversità le varie tipologie di risposta che questo problema trova nel globo.
A partire dal famoso Piraten Partei, passando per i cyber-movimenti anonimi della rete e finendo nei difensori dello streaming libero quello che si osserva è una gamma di diverse visioni più o meno riformiste, mirate talvolta ad osservare le leggi vigenti o in alternativa a sostenere la legittimità di mezzi di condivisione ufficialmente illegali.
Quale crede sia, in generale, la posizione che i movimenti politici di oggi dovrebbero assumere nei confronti del problema mirando alla difesa della libera informazione?

Quando sono stato invitato a parlare di pirateria presso la Radio della Svizzera Italiana, ho avuto modo di sfogliare la bozza della legge sul diritto d’autore che era appena stata approvata. Sono rimasto impressionato dalla quantita’ di soggetti pubblici e privati chiamati a discutere di quella legge, dalla piccola associazione locale fino alla grande associazione dei discografici. Basterebbe un processo legislativo aperto, trasparente e inclusivo per avere in Italia leggi piu’ equilibrate sul diritto d’autore, che puniscano il lucro illecito senza criminalizzare la condivisione gratuita. Purtroppo in Italia, anche quando c’era la sinistra al governo, le leggi sul diritto d’autore le hanno sempre scritte le lobby come SIAE, BSA e FIMI.

Ma se proprio costa troppa fatica ascoltare i cittadini, basterebbe riprendere i contenuti della proposta di legge presentata a suo tempo dal senatore Semenzato, che ancora oggi e’ il testo piu’ innovativo mai proposto in Parlamento, purtroppo mai discusso e quindi rimasto lettera morta.

http://softwarelibero.it/altri/semenzato-pieroni.shtml

4)
Nel campo del software esistono già innovazioni come i brevetti copyleft, sotto i quali viene distribuito l’ intero mondo Linux.
Crede sia facilmente esportabile questo sistema da quello informatico ad ogni settore produttivo?

Nel mio libro “Elogio della pirateria” ho raccontato delle “storie di ribellione creativa” accomunate dalla libera condivisione dei saperi. Gia’ oggi esistono condivisioni di semi senza i brevetti imposti dalle multinazionali del biotech, condivisioni di musica, libri e film non soggetti alle regole delle lobby multimediali, condivisione di “ricette” per fare farmaci senza dover sostenere i costi esorbitanti dei detentori dei brevetti. In un certo senso la medicina ha scoperto il copyleft prima dell’informatica, quando Alexander Fleming, per affermare i propri principi etici, ha rinunciato al brevetto sulla penicillina.

5)
A proposito di proposte di legge, ciò a cui stiamo assistendo è un’ intenzione da parte delle istituzioni di andare nel senso del tutto contrario alla tutela dell’ informazione: nonostante siano state ritirate le famose proposte PIPA, SOPA e anche l’ italiana FAVA, i potenti non dimostrano di essersi arresi, presentando la famigerata ACTA, che oltre a regolamentare il Web solleva criticità in merito a brevetti in campo farmaceutico e non solo.
D’ altra parte si sono viste e si stanno oggi susseguendo svariate forme di protesta a tutte queste minacce, dagli attacchi di Anonymous alle piazze piene di cittadini furiosi, tanto che qualcuno ha ironicamente battezzato questi episodi come l’ inizio della Prima Guerra Mondiale del Web.
Pensa forse che effettivamente si stia delineando un nuovo campo di battaglia politica non ancora calpestato? I governi internazionali stanno davvero ponendo maggiore attenzione al controllo mediatico rispetto invece a quanto era importante fino ad oggi? Come crede che si svilupperà questa Grande Guerra Digitale nei prossimi mesi?

Cosi’ come si e’ sviluppata negli ultimi dieci anni, con le lobby che agiscono nell’ombra per affermare concezioni sempre piu’ restrittive e autoritarie del diritto d’autore, regolamenti sempre piu’ repressivi per l’accesso a internet orientato alla condivisione di cultura in rete, e leggi che trasformano in criminali le persone che utilizzano internet come una biblioteca pubblica e non come un mercato globale. Il tutto nella beata ignoranza dei cittadini tenuti al di fuori da questi problemi, indotti erroneamente a pensare che riguardino solo i “tecnici”, e con le soluzioni affidate a piccoli gruppi di attivisti che cercano di sollevare questioni di legittimita’ e democrazia con proposte concrete, ma purtroppo senza essere ascoltati dai partiti resi sordi dalle lobby.

6)
A differenza del resto del Mondo (e d’ Europa) in Italia si è sentito molto meno questo conflitto, sia nelle proteste (ricordo che dopo pochi giorni dalla proposta ACTA la Polonia è scesa in piazza) ma soprattutto nella poca informazione circolante a riguardo, causando un vero disinteresse della popolazione italiana per le questioni politiche legate a rete e brevetti. Vede anche lei questa differenze? Come pensa si spieghi questo divario?

E’ molto semplice: in italia si legge poco, sono rarissimi gli intellettuali non organici all’industria culturale e alle sue regole, e i ragionamenti piu’ avanzati sono quelli che chiedono “equilibrio” tra le esigenze degli utenti e il profitto delle societa’ che monetizzano il copyright. Ma non puo’ esserci nessun compromesso o mediazione possibile sui diritti umani fondamentali, e la dichiarazione universale dei diritti umani stabilisce all’articolo 19 che “tutti hanno il diritto di cercare, ricevere e diffondere informazioni, con ogni mezzo e senza riguardo a frontiere” e io aggiungerei “e senza riguardo ai piagnistei della SIAE”.

7)
Per concludere, che consigli pratici vorrebbe dare ai movimenti di oggi per portare avanti questa campagna all’ insegna della libera informazione?

Scaricatevi da internet il mio libro “Elogio della Pirateria”, e non fatevi ingannare da chi chiama ladri quelli che vogliono accedere alla cultura, altrimenti sarebbero ladri anche tutti quelli che leggono libri gratis in biblioteca, ascoltano musica gratis alla radio, e guardano film gratis in Tv.

Tutte le premesse dunque per un nuovo movimento, una nuova consapevolezza inscindibile dall’ utilizzo dei nuovi mezzi di informazione e un campo di discussione tutto da aprire.
Sperando che questo breve scambio di idee possa servire a tutti per iniziare tale percorso, ringrazio ancora una volta Carlo, per la sua disponibilità e perchè uno scrittore che suggerisce di scaricare il proprio libro al giorno d’ oggi si trova assai di rado.

Riflessione su economia dell’abbondanza e sistemi di pagamento

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 29 marzo 2010

I sistemi di pagamento tradizionali sono funzionali all’economia della scarsità connaturata nei beni fisici e caratterizzata da rendimenti decrescenti e limiti di ottimo paretiano; ne consegue che una caratteristica fondamentale dei sistemi transazionali sia la necessità di sanzionare comportamenti reprobi._

nel mondo immateriale le regole sono diverse, i rendimenti possono essere crescenti come mostrato da Brian Arthur; l’economia non ha una scarsita’ intrinseca ma e’ una economia dell’abbondanza alla quale stiamo tentando di applicare, con poco successo, i sistemi transazionali tipici dell’economia della scarsità.

partendo da cosiderazioni pragmatiche su disponibilità e modalità d’uso dei “neobeni” (beni informativi abilitati dalla tecnologia), descrivo un possibile nuovo sistema transazionale, per i beni digitali, che non si basa sulla sanzione dei comportamenti reprobi ma anzi sulla valorizzazione dei comportamenti virtuosi.

Scarica 2010.03.19 la fine della distribuzione aggregata (pdf)

vi invito a leggere l’allegato e a riconsiderare, sotto questa chiave interpretativa, l’esperienza di iTunes Music Store (che non e’ che abbia fatto sparire la musica dai circuiti P2P, ma ha aiutato l’industria a immaginare e trovare altre forme di remunerazione)

Fonte: http://blog.quintarelli.it/blog/2010/03/ri…-pagamento.html
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.5/it/

Flattr, è arrivata l’ora del denaro sociale

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 15 febbraio 2010

In breve:
Peter Sunde, ora più libero dagli impegni con la Baia dei Pirati, sfodera in Beta un innovativo progetto a cui lavora dal 2007: micropagamenti per la fruizione di contenuti. Ma a spesa fissa, decisa dall’utente stesso

Roma – Sta prendendo il via un nuovo sistema di micropagamenti, denominato Flattr, che permetterà a tutti di ottenere un corrispettivo per i propri contenuti condivisi in Rete e, al contempo, di non perdere il controllo sulla spesa che si fa.

In breve, il sistema prevede che chi ne diventa utente paghi anticipatamente un budget mensile, che può essere anche molto contenuto, come ad esempio 2 dollari, spiega TorrentFreak.

All’arrivo della fine del mese, il denaro così accumulato verrà condiviso tra i fornitori di contenuti, anch’essi utenti del sistema, in base alle preferenze accordate loro dall’utenza che ha fruito. Da notare che, per contenuti, non si intende il solo post, l’articolo o l’opinione ma qualsiasi contenuto: un ebook come un video, un brano musicale come un servizio.

Il punto goloso sta proprio in questo: sul fronte della fruizione, ciascuno stabilirà in anticipo quanto spendere. Sul fronte della fornitura di contenuti, ogni blogger, redattore, produttore musicale o scrittore riceverà un flusso di denaro proporzionale a quanto l’utenza ha ritenuto opportuno far affluire attraverso l’impiego del sistema, il che comporta per il produttore anche tutto l’interesse a fornire contenuti in ogni caso accattivanti.

Dietro a quest’idea, attualmente in fase di Beta, c’è Peter Sunde, ex portavoce e tra i principali artefici della tristemente famosa The Pirate Bay, la Baia che proprio in questi giorni si è vista irrimediabilmente censurata in Italia. Sunde ci sta lavorando dal 2007 e ora, visti i minori impegni comportati dal cambio di rotta della Baia dei Pirati, ha potuto dedicargli più tempo.

“Si tratta di un nuovo sistema di profitto per coloro che condividono i propri contenuti – spiega Sunde a TF – Si tratta di una combinazione tra un sistema di donazione e una lista di contenuti di qualità disponibili online”. Per svolgere il servizio, Sunde ha al momento previsto una “trattenuta” del 10 per cento quale compenso per le spese, ma spera di ridurla al crescere dell’utenza.

Dunque, gli utenti che vi si iscrivono lo troveranno utile per scoprire articoli interessanti, bella musica (free, s’intende) e software, esattamente come accade quando si sfruttano altri sistemi basati sull’interazione social come Digg, Redditt, StumbleUpon e simili. Trovando qualcosa che piace, che è utile o interessante, si ha a disposizione un nuovo metodo per compiere un gesto peraltro non nuovo, che gli anglosassoni chiamano thumbs up, dita su, cioè un segno di approvazione. In questo caso, l’approvazione è anche concretizzata da un corrispondente flusso economico.

Se possa o meno avere successo è molto, molto difficile prevederlo. In larga parte il successo è legato al numero di utenti che vi si iscriveranno: come il sito spiega nel video (qui di seguito), “tanti piccoli ruscelli formano un fiume”, il corrispondente dell’italico proverbio Tanti “poco” formano un “assai” e che perfettamente si addice al concetto.

Al momento il sito si offre solo in Beta, ovvero se ne possono testare le funzionalità esclusivamente su invito.

In fin dei conti, potrebbe comunque valere la pena di provare: nessun pagamento è obbligatorio. Se funzionerà, sarà l’ennesima dimostrazione della capacità dei netizen di saper organizzare le proprie economie molto meglio di tanti altri, a partire dalle amministrazioni pubbliche e dalla stampa tradizionale per finire alle major discografiche.

Marco Valerio Principato

Fonte: http://nbtimes.it/mercati/4955/flattr-e-arrivata-lora-del-denaro-sociale.html
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/deed.it