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Perché sono un Pirata – Lettera aperta ai creatori di contenuti

Posted in Informazioni Locali, Informazioni Nazionali, Internet&Copyright by yanfry on 13 marzo 2012
Step2 è la community di brainstorming lanciata lo scorso autunno da Techdirt per “aiutare creatori, tecnici, uomini d’affari e chiunque altro lavori nei settori dei contenuti” a capire ed entrare in contatto con la propria base di fans, elaborare modelli di business di successo che tengano conto delle esigenze dei clienti, creare una connessione col mercato, chiedere e dare consigli, idee, proposte, etc.
Nell’ambito di questa ottima iniziativa è stato postato (3 mesi fa) un articolo dall’utente Bobbi Smith che merita davvero di essere letto, perchè contrariamente a quanto farebbe pensare il titolo non è una difesa della pirateria ma una spiegazione ai creatori dei contenuti di quale sia il punto di vista, le richieste, le necessità dei “consumatori/fans”, che non sono più “semplici e deboli” acquirenti, ma sempre più  utenti informati ed esigenti, disposti a dare il proprio denaro in cambio di contenuti che diano loro soddisfazione, che non abbiano limitazioni (di tempo, di formato, di licenza) e che abbiano un prezzo equo. Buona lettura.

Introduzione

Una volta ho noleggiato una macchina per lavoro ed ho avuto una spiacevole esperienza. Quando ho restituito la macchina, ho pensato tra me e me, “Non noleggerò mai più da loro.” Dopo averci pensato per un giorno intero, mi sono reso conto che condurre la mia protesta silenziosa non avrebbe aiutato ne me ne l’autonoleggio. Così più tardi quel giorno, ho chiamato il loro quartier generale aziendale ed ho raccontato la mia storia al responsabile delle relazioni con i clienti. Ancora più importante, gli ho detto quello che avevano fatto male e che tipo di esperienza mi aspettavo come cliente se mi avessero avuto ancora come cliente.

Vorrei che tutti i creatori di contenuti leggessero questo post per vederlo come se loro fossero l’agenzia di noleggio auto. Sono un cliente insoddisfatto che potrebbe non acquistare più da voi a meno che non vi mettiate a lavorare con impegno. Di solito non spreco il mio tempo a spiegare queste cose, ma i creatori di contenuti, qui su Step2, sembrano andare nella giusta direzione, quindi spero che queste informazioni siano d’aiuto.

Questo post non è il tentativo di aprire un dibattito. Non leggerete alcun accenno di “furto contro copia”, “esposizione contro perdita di vendite” o di giusto contro sbagliato. Tutto quello che voglio fare è darvi una visione della vita reale dal mondo del file-sharing. Voglio tenervi la mano per mostrarvi come decido cosa comprare e quale sia la motivazione che mi spinge a piratare. Userò i termini pirata, download e file-sharing in maniera intercambiabile in questo post, ma vogliono dire tutti la stessa cosa: scaricare i vostri contenuti gratuitamente.

Alcune persone leggeranno questo e penseranno, “Non mi interessa quello che dice questo ragazzo, la pirateria di Internet è dannosa”. A queste persone, chiedo di saltare il resto di questo post e passare alla sezione inferiore dal titolo, ‘in chiusura.’

Alcuni di voi non vorranno leggere questo post interamente e questo non ferirà i miei sentimenti. Dal momento che voi non volete capire i vostri clienti, noi non compreremo i vostri contenuti. E non leggete questo pensando che, capendo il motivo per cui la gente scarica i vostri contenuti, avrete una speranza di fermarli in futuro. Non si può fermare il file-sharing. Sarebbe come tentare di impedire alla gente di usare l’energia elettrica. Le persone che hanno già pagato per i vostri contenuti sono tra quelli che li scaricano.   E li condivideranno con altri.

 

 

Capitolo 1

Probabilmente sono nella vostra fascia demografica. Maschio, tra i trenta e i quaranta, senza figli e vivo a Los Angeles. Sono anche un downloader senza vergogna. Ho molti album, molti film e tanti giochi che condivido con amici e sconosciuti. La maggior parte di questi li ho scaricati gratuitamente. Sorprendentemente, ho anche molti album, molti film e tanti giochi che ho acquistato e che ho condiviso con amici e sconosciuti. Come è potuto succedere?

Quando avevo 16 anni e trovai il mio primo lavoro, non avevo niente altro di più importante in cui spendere i miei soldi che i film, la musica ed i giochi. Ho accumulato una collezione rispettabile in quei primi due anni. Crescendo, ho scoperto di aver acquistato un sacco di immondizia. Avevo comprato basandomi sulla pubblicità e mi odiavo per questo. Arrivato a 21 anni, smisi di comprare tutto. Giocavo ai videogiochi solo a casa di un amico e affittavo film perché costavano 1 $ l’uno e non mi sentivo derubato se il film faceva schifo. Smisi di comprare musica del tutto perché era difficile giustificare un gioco d’azzardo di 10 $ per CD. E credetemi, questo è quello che sembrava, gioco d’azzardo.

Ero attorno ai 20 anni, quando Napster apparve e mi ricordo ancora il giorno in cui ne sentii parlare. Avevo appena iniziato a convertire la mia collezione di CD in MP3 e Napster mi fece risparmiare un’enormità di tempo. Dopo aver scaricato le cose che avevo già acquistato, iniziai a dare uno sguardo a nuovi contenuti. Trovai subito molti nuovi spettacoli che mi piacevano e iniziai a scaricare gli spettacoli più nuovi. E’ stato avvincente. Quando Napster fu alla fine chiuso, l’industria del file sharing era esplosa. Tutti questi nuovi servizi hanno ospitavano tutti i tipi di media. La velocità di Internet crebbe. Ho dovuto comprare un hard disk più grande per memorizzare tutto.

Notavo qualcosa di strano però. Stavo comprando di nuovo CD musicali E stavo andando di nuovo al cinema. Stessa cosa con i videogiochi e film in DVD. Ho sicuramente iniziato lentamente, ma posso dire con certezza, che trascorro molto più tempo in “intrattenimento” di quanto abbia mai fatto prima di cominciare a scaricare E la mia storia non è unica, molti file-sharer vi diranno la stessa cosa.

Ecco una cosa che molti creatori di contenuti sembrano non capire: sto scaricando il contenuto perché mi interessa. Non sto scaricando per infierire contro di voi, io non vi conosco nemmeno. Spetta a voi rendere il contenuto abbastanza invitante per me tanto da comprarlo. Potrei non comprare questo articolo perché l’ho già, ma se divento un fans, probabilmente comprerò la prossima cosa che produrrete. Molti creatori di contenuti pensano che questo sia ingiusto. “Ho creato il contenuto, devo avere il controllo della distribuzione e dei formati”. No, vi sbagliate.

Un tempo funzionava così. Se la casa discografica diceva: “Rilasceremo questo album a New York il 10 e a Los Angeles il 20 e solo in cassetta” io non avevo altra scelta che subire questa scelta. Ora, non mi importa quando, dove o come lo rilasciate. Se lo voglio, lo prendo. Questo è esattamente ciò che internet ha fatto: ha tolto il controllo a voi e lo ha dato a me. Se non vi piace, potete mettervi seduti in cantina e creare il vostro contenuto per amore della vostra arte invece che a scopo di lucro. Ma se volete venderlo a me, dovete farlo a modo mio.

Io comunque vi darò il mio denaro se mi renderete felice. La parte triste è che ci sono ancora volte in cui sarei felice di pagare per qualcosa, ma il creatore di contenuti non mi ha lasciato altra scelta che scaricarlo. Techdirt ha pubblicato un articolo che parlava di una storia del genere la scorsa settimana. Io non ho intenzione di negarmi il piacere della vostra creazione solo perché non avete capito come incassare.

Proprio per questo, io continuerò a scaricare le vostre cose e a spassarmela. Quando finalmente ci arriverete, comprerò la vostra roba nuova, se il prezzo sarà giusto. Forse, se siete fortunati, parlerò ad uno dei miei amici non tecnologici del vostro film o libro e sarà lui a comprare la copia fisica perché non riesce a capire come scaricarlo. E io non ho intenzione di sentirmi male per tutto questo perché, secondo quanto dice la mia carta di credito, spendo circa 2.500 dollari l’anno per intrattenimento. $ 200 al mese per intrattenimento abitudine che è inequivocabilmente alimentata dal file-sharing.Sì, ho scaricato un valore di oltre $ 200 di contenuti al mese, ma se mi togliete il mio file-sharing, perderete i soldi che sto mettendo sul mercato. Questo è stato definitivamente dimostrato durante i miei giorni pre-Napster.

Capitolo 2

Quindi cerchiamo di affrontare tutto questo da una diversa angolazione. Che ne dite se diamo uno sguardo più approfondito al perché pirato il vostro contenuto e come sia possibile spillare denaro da me? Ma prima di discutere su come farmi comprare il vostro album o libro, andiamo a vedere un paio di cose che sono comuni a tutti i tipi di media.

A. Ci sono un sacco di cose che competono per la mia quota di dollari dedicati all’intrattenimento. Non potete aspettarvi che compri il vostro contenuto senza prenderne visione quando la concorrenza mi ha già dimostrato che ha un prodotto di qualità. Dovete farmi vedere quello che avete.

B. Rideterminate i prezzi di vendita per i media digitali. Vedete, si capisce perché un tascabile costi $ 7. Dovete comprare la carta, colla ed inchiostro. Deve essere scritto, editato, stampato, spedito ed immagazzinato. E ciascuna di queste persone coinvolte vogliono coprire i costi e realizzare un profitto. Ma quando scrivete un ebook e tutto quello che dovete fare è premere ‘copia’ per fare un altra vendita, non avete un business che giustifichi un costo di € 7 ciascuno. Ricordate prima quando ho detto che non sto scaricando per cercare di colpirvi? In una situazione come questa, sto scaricando, perché state cercando di colpire me.

C. Non cercate di porre limiti a quando o come posso acquistare il vostro contenuto. L’Internet ha reso il mondo un unico mercato sempre aperto. Il vostro prodotto o è in vendita o non lo è. Non provate a dirmi che non è possibile acquistare un DVD negli Stati Uniti perché l’Europa ha ottenuti i diritti esclusivi per i primi 2 mesi. Andrò a scaricarlo e probabilmente mi dimenticherò di comprarlo.

D. Smettetela di cercare di dettarmi come posso consumare il vostro contenuto. Questo include formati, tipi di supporti e restrizioni di riproduzione. Non mi importa se pensate che sia musica vera solo se è ascoltata dal vinile. Io la voglio in formato mp3 sul mio telefono in modo che possa ascoltarla sul posto di lavoro. Non mi importa se voi pensate che un abbonamento Hulu debba essere valido solo per un computer. Voglio vedere il contenuto sul mio televisore. Non mi importa se pensate che avrei dovuto comprare una copia digitale separatamente al DVD. Io andrò a comprare il DVD e creerò la mia copia digitale. E se tentate di iniettarci un DRM per impedirmi di fare quello che voglio, avrete rovinato la vostra reputazione e non potrò mai più comprare da voi. Invece, mi limiterò a scaricare il vostro contenuto gratis. La domanda non è se avrò il contenuto nel formato che voglio, la domanda è: voi, avrete i miei soldi in cambio per esso? La vostra collaborazione aiuterebbe.

 

 

Capitolo 3

Musica. Se volete che acquisti la vostra musica, devo essere in grado di sentirla prima. Anche se state cercando di vendere a scopo di lucro, dovreste trovare un modo per mettere a disposizione le versioni in mp3 della vostra musica sui siti di file-sharing. Ora so che alcuni di voi mi diranno che da quando avete messo in vendita le vostre canzoni su Amazon od iTunes posso sentire uno spezzone di 30 secondi di anteprima e non ho motivo di piratare. Assurdo.

Il luogo dove si ascolta maggiormente musica non è seduti davanti al computer facendo clic su “Anteprima”, restando in attesa 30 secondi, rifacendo clic su “Anteprima”, restando ancora in attesa 30 secondi, ecc. Tutti ascoltiamo la musica mentre guidiamo in macchina, lavoriamo fuori casa, ad una festa o navigando su internet. Posso scaricare l’intero album in formato mp3 senza restrizioni in meno tempo di quanto possa ascoltare una preview di 30 secondi. Non mi venderete niente costringendomi a stare su di un sito web, facendo clic clic clic per ottenere solo piccoli frammenti della vostra musica. Cio che state facendo è di NON farmi apprezzare i vostri contenuti.

Un giorno ho visto il nome di un artista del quale non avevo mai sentito parlare prima. Aveva pubblicato tre album, ma non aveva avuto un gran riscontro. Ho scaricato tutti i suoi albums ed ho scoperto che mi piaceva una buona parte della sua musica. Pochi mesi dopo su Amazon, ho notato che era uscito un suo nuovo album in digitale. L’ho acquistato senza ascoltare una singola clip di anteprima. Ho anche parlato di lui a molti dei miei amici. Non so se hanno comprato qualcosa, ma non è questo il punto. Il punto è che Lui ha avuto i miei soldi. In particolare, perché sono stato in grado di scaricare i suoi album più vecchi ed il nuovo album era in vendita privo di DRM.

Ora alcuni di voi sono seduti lì a pensare: “Ehi, ora hai quattro album, ma hai pagato solo per uno. L’artista ha perso tre vendite! ” Ovviamente non state prestando attenzione. I vostri fatti sono accurati, ma la vostra conclusione è errata. Nessuna vendita è stata persa. C’erano solo due esiti possibili, nessun download e nessuna vendita o tre download e di conseguenza una vendita. Quale avreste preferito?

Non cercate di ingannarmi. Noi clienti si aspettano che i CD fisici abbiano un costo tra i $ 10 – $ 12. È meglio che restiate in questo range se volete che acquisti. Non avete un business che possa giustificare la vendita del vostro album a $ 25, non fate altro che alienarmi e spingermi a scaricarlo, anche se siete artisti di fama. Sono anche deluso dal prezzo di mercato corrente degli mp3 $ 1 per canzone e $ 9 per album. E’ digitale, dovrei risparmiare denaro non acquistando il prodotto fisico. Penso che $ 0,25-$ 0.50 per canzone e $ 3 – $ 5 per album in mp3 sia la mia fascia di prezzo. Potreste pensare che sono pazzo, ma per fortuna non sono prigioniero della vostra struttura di prezzi, ho altre opzioni.

Queste altre opzioni vogliono anche dire che non ho intenzione di prendere in considerazione la vostra idea di utilizzare meccanismi di riproduzione speciali per ascoltare la vostra musica. Non voglio installare alcun software speciale solo per riprodurre il vostro CD. Non voglio installare iTunes. Non voglio utilizzare Windows Media Player. Ho intenzione di convertire il vostro CD in flac ed mp3 e metterlo su qualsiasi dispositivo io voglia. Voglio la mia musica libera da DRM e senza restrizioni di licenza per uso personale. Un’altra cosa che non ho intenzione di tollerare è quando offrite brani speciali attraverso un rivenditore particolare. Come quando fate un album con 15 canzoni e poi offrite un brano speciale, il 16 esimo, disponibile solo se lo si acquista da Walmart. Sicuramente andrò a piratare quella canzone n° 16 e considererò di piratare tutta l’intero album. Volete i miei soldi si o no?

Volete sapere chi avrà veramente i miei soldi? Gli artisti che si svegliano e si rendono conto che mi possono vendere il loro ultimo CD fisico per $ 20. E pagando $ 20, mi danno illimitate copie senza restrizioni di quell’album e di tutti gli altri loro album. Sapete che verrà maggiormente colpito da questo? Voi. Invece di farmi pagare $ 10 per il loro CD e $ 10 per il vostro CD, ho intenzione di dare loro i $ 20 e piratare il vostro album. E se avete davvero intenzione di vendere il vostro album digitale, apprezzerei le note di copertina. Potete offrirmi un file pdf o semplicemente un link ad una pagina web, ma smettete di ignorare queste informazioni preziose. E assicuratevi di avere un sito web che dettagli tutto ciò che avete pubblicato e a che cosa state lavorando. Non c’è niente di più frustrante che scoprire un nuovo artista sconosciuto che ti piace, che ha la sola pagina di Myspace dormiente.

Anche tenendo la testa sotto la sabbia mi spingerete a scaricare. Il fiasco dei Beatles quando non permisero la vendita della loro musica in digitale è un ottimo esempio. La band, gli eredi e l’etichetta avevano tutti messo le loro mani idiote in varie manovre per raggiungere la posizione a loro più favorevole. Dal momento che non avevano alcun rispetto per i propri clienti, ho deciso di scaricare tutti gli album semplicemente perché ho potuto. Quando finalmente hanno rilasciato in digitale, non ho voluto assolutamente avere niente a che fare con loro.

Ho un collega che ha lavorato con il fratello per rilasciare un album. Erano terrorizzati da internet e si vedeva. Quando ho chiesto di sentire un assaggio della loro musica, mi è stato detto che l’unico modo per sentire qualcosa era di andarli a trovare nel loro studio. Scusa? Venire nel vostro studio? Siete matti? A parte ciò, mi hanno detto di andare a sentirli a suonare dal vivo. Io non sono un fan dei concerti, quindi dubito che andrò anche se fosse ad entrata libera, ma volevano che comprassi dei biglietti. Hanno finalmente messo alcuni brani su YouTube, ma sono ancora ben lontani da raggiungere il mio portafoglio.

 

 

Capitolo 4

Libri, fumetti e riviste. Qualcuno dirà che non è un vero e proprio libro o fumetto, se non si può tenere in mano, girare le pagine e sentire l’odore della carta. Questa è solo una sciocchezza elitaria. Chiunque abbia prestato attenzione al settore, sa che c’è domanda per la letteratura digitale e come produttore, è necessario dare ai propri clienti quello che vogliono. C’è un mercato sia per il fisico che per il digitale ed è meglio assicurarsi di avere entrambi disponibili. Certo, qualcuno enorme come Ray Bradbury può puntando i piedi e trattenere il fiato e dire “No ebooks!” Ma qualcuno come voi non può permettersi di ignorare le tendenze del mercato. E Ray Bradbury che infine rilascia i suoi ebooks è un non-evento per noi downloaders, tutte le sue opere sono già disponibili in formato ebook sui siti pirata.

Proprio come con la musica, alcuni di voi penseranno che se forniscono in anteprima alcuni capitoli, non avrò motivo di piratare. E proprio come con la musica, state sbagliando. Molte volte ho letto capitoli in anteprima e poi sono rimasto deluso dal libro intero. Forse è stata la fine, o forse era il modo in cui avete tirato fuori qualcosa dal culo nel capitolo 17 per salvare la ragazza. Ad ogni modo, non gioco più d’azzardo. Certo, qualcuno potrebbe leggere quei tre capitoli e pensare: “Hey, questo è grande, ho intenzione di comprare questo libro.” Io? Io lo scarico e lo leggo se è avvincente. Se non mi piace, nessun danno, nessun fallo. Ma se mi è piaciuto, due cose sta per accadere. Una, probabilmente andrò a comprare il vostro prossimo libro, quindi assicuratevi di avere un sito web dove posso seguire cosa state facendo. Due, se mi è piaciuto molto questo libro, sto già pensando a chi altro potrebbe piacere.Ho intenzione di acquistare la copia fisica e darla a quella persona. Probabilmente ho acquistato 10 libri quest’anno, ma non ne ho uno solo in casa, perché li ho regalati tutti.

Quindi, se desiderate vendere a me, è meglio che vi assicuriate che il libro sia disponibile sui siti di file-sharing. Tutti i vostri concorrenti sono già lì, quindi non c’è ragione per cui non dovreste esserci anche voi. Inoltre, se compro il libro fisico, dovreste includere nella vendita una copia digitale gratuita. E se mi offrite copie digitali, offritemi tutti i formati possibili. Se offrite solo una versione pdf, non infastidirete la comunità pirata. Possiamo facilmente convertirlo in lit, Mobi o epub. Ma quello che state facendo è perdere una potenziale vendita rispetto a persone come mia madre. Se lei non riesce ad averlo facilmente sul suo Nook, non vorrà averci niente a che fare.

Raramente ho comprato hardcover così voglio evitare di offrire un parere sul loro prezzo. Spingendomi fin dove arriva la fantasia, mi aspetto di pagare $ 6 – $ 9 per un tascabile e $ 3 – $ 5 per un fumetto. Per il formato digitale, gli ebooks dovrebbero essere a $ 1 – $ 3 e gli ecomics a $ 1. Certo, io pago molto più di questi prezzi, se sei tra i miei beniamini, ma è probabile che tu non lo sia. Finitela di stabilire i prezzo dei vostri contenuti come se foste dei divi.

Se siete riusciti a costringermi a comprare il vostro ultimo libro, potreste invogliarmi ad acquistare il vostro materiale più vecchio (che dovrebbe essere sempre più conveniente del vostro materiale corrente, come regola generale.) Per lo meno, dovrei ottenere uno sconto sul materiale vecchio, dato che ora sono vostro cliente. E non sto parlando di uno sconto del 10%, fatemi qualcosa di sostanzioso come il 50% -75% di sconto. O meglio ancora, utilizzate l’esempio che ho proposto nella sezione musica. Vendetemi il vostro libro attuale in brossura a $ 12 e datemi copie gratuite digitali di tutte e cinque i vostri libri precedenti. Trattatemi bene, e io pagherò il prezzo pieno per quello che proporrete in futuro.

Anche se sono un grande downloader, sono ancora abbonato a quattro riviste cartacee ed un quotidiano. Perché dovrei farlo quando tutte quelle cose stampate sono già vecchie è disponibili gratuitamente online? Trasportabilità. Non sto pagando per il contenuto, sto pagando per il servizio di raccolta di tutti quegli articoli in un formato abbastanza comodo perchè possa essere consegnato sotto al mio portico. Ora posso prendere questa collezione facilmente trasportabile e portarla con me ovunque io vada.

 

 

Capitolo 5

Videogiochi. Ho avuto un rapporto molto altalenante con i videogiochi. Quelli che mi piacciono, mi piacciono davvero molto. E quelli che odio, li disprezzo. Di tutti i media con cui entro in contatto, i videogiochi sono quelli che hanno la difficoltà maggiore a prelevarmi denaro e la ragione principale è il loro prezzo.

Prendete World of Goo per esempio. ne ho sentito parlare nel 2008 quando Techdirt ospitò un loro post sul blog che diceva che avevano avuto un tasso di pirateria del 90%. I produttori di World of Goo non si lamentavano della pirateria, stavano solo cercando di dare alcuni dati a scopo di l’analisi. Ho scaricato il gioco per vedere da cosa dipendeva tutto quel trambusto, per vedere cosa aveva di talmente bello questo gioco da aver raggiunto un tasso di pirateria del 90%. Sentivo dire che era un discreto gioco stile puzzle, e mi era piaciuto l’atteggiamento dei creatori riguardo alla pirateria, per cui ho ritenuto di comprarlo. Il problema è stato che costava $ 20. Non pago $ 20 per un gioco stile-puzzle che non è altro che un insieme di livelli simili ma diversi. 5 dollari probabilmente, forse $ 7, ma neanche $ 10. Ci ho giocato un paio di volte per vedere se mi appassionavo. Non è stato così e l’ho cancellato.

Avanzo velocemente al 2010 quando venne rilasciato il primo Humble Bundle . Appena sentiti i dettagli, pensai che era un’idea fantastica e decisi subito che avrei partecipato. Ecco, World of Goo è stato uno di quei giochi. Ho pagato $ 20, quel giorno e ho ottenuto sei giochi. Non ho ancora giocato a World of Goo, ma hanno avuto i miei soldi. Ho acquistato tutte e 7 gli Humble Bundle e continuerò a farlo.

Ora diamo un’occhiata ai giochi di grosso budget, come Call of Duty, Halo e Madden. $ 60 per un gioco? Dimenticatevelo, lo scaricherò. Se spendo 60 dollari per questo gioco, significa dover saltare l’acquisto di un gioco futuro che potrebbe piacermi molto di più perché ho meno soldi nel mio barattolo. Anche acquistare questi giochi per $ 40 è troppo caro. In questo momento, $ 30 sono il massimo che sono disposto a spendere per un gioco. E questi prezzi sono per l’acquisto di copie fisiche. Mi aspetto sconti quando compro digitale. Penso che $ 20 siano il massimo che posso pagare per un gioco digitale.

Qualcuno là fuori in questo momento sta pensando: “Cosa?! Abbiamo speso 25 milioni di dollari per fare questo gioco, non c’è modo di realizzare un profitto vendendolo a $ 20. ” Non è un mio problema. Se volete che lo acquisti, dovete tenere il prezzo basso. Ecco un’idea, non spendete 25 milioni di dollari per fare uno stupido gioco. Così, mentre vi lagnate per questo, lo sto scaricando e giocando comunque.

Ecco un esempio di come funziona la vita reale. Ho sentito da un amico che Mafia era un gioco divertente. L’ho scaricato, l’ho giocato e mi è piaciuto. Sono subito andato a comprarlo? No, certo che no. Ma quando ho sentito che Mafia II stava uscendo e che era stato fatto dalla stessa azienda del primo, l’ho pre-ordinato. Durante il mio pre-order, per 10 dollari in più, mi hanno offerto Mafia I / II insieme, così li ho comprati entrambe. Quando il gioco è arrivato, ho dato Mafia I ad un amico.

Perché ho scaricato Mafia I invece di cercare il loro demo? Perché i demo dei giochi sono il peggior tipo di anteprime di tutti i media là fuori. Ho giocato la demo di questo gioco, un’avventura, e la demo non era altro che una serie di cutscenes interattive ben articolate. Quando ho comprato il gioco, ho scoperto che il gameplay principale era orribile, il che spiega il motivo per cui non era presente nella demo. E le scene non erano interattive. Sono stato adescato e deviato. Una volta ho giocato la demo di un gioco di ruolo che è durato circa 10 minuti nel quale si doveva combattere in un sotterraneo. Quando ho comprato il gioco, ho scoperto che aveva solo un’altro sotterraneo oltre al primo ed il tempo di gioco totale è stato di circa 35 minuti. Non ne vale la pena, è più facile scaricare il gioco completo. Ho finito con il gioco d’azzardo.

La cosa interessante di Mafia II è che lo piratato ancora. Quando sono andato ad installare il gioco per la prima volta, hanno cercato di spingermi a forza Steam giù per la gola. Non voglio installare Steam o qualsiasi altro pacchetto DRM solo per giocare al vostro gioco. Sto iniziando ad andarci tenero con Steam perché pare che i tipi che lo gestiscono sembra capiscano i giocatori. Ma il mio problema maggiore con Steam è che voglio giocare il mio gioco. Non voglio districarmi tra pubblicità, suggerimenti, aggiornamenti e promemoria. Voglio giocare il mio gioco. Quello che ho comprato.

Una società che non potrà mai riavere i miei soldi fino a quando non si metteranno a lavorare con impegno è Ubisoft. Mi rifiuto di dar loro soldi fino a che non la finiranno con queste sciocchezze. Io giocherò ancora con i loro giochi, ma sono stanco di avere il mio sistema impasticciato o reso meno sicuro a causa di un mal progettato DRM. La protezione più impegnativa che sono disposto ad accettare è l’inserimento di un numero di serie una volta sola, durante l’installazione. Qualcosa di più complicato di così e io probabilmente ignorerò completamente il gioco. Se ci sono un sacco di chiacchiere a riguardo, forse lo posso scaricare per dargli uno sguardo. Molte volte ho avuto una migliore esperienza con la versione pirata di un gioco rispetto alla versione retail. Se qualcosa non funziona correttamente con un gioco, i pirati di solito includono una correzione nel pacchetto di download.

La posizione di Ubisoft sul loro prossimo gioco I Am Alive è piuttosto divertente. Anche se poi hanno fatto marcia indietro, in origine Ubisoft aveva affermato che non ci sarebbe stato alcun porting su pc a causa della pirateria ed il gioco sarebbe stato inizialmente rilasciato su Xbox e PlayStation. Quello che trovo divertente è che le persone che chiedevano a gran voce per un porting su PC sono quelle che probabilmente lo avrebbero acquistato. Il resto di noi non farà altro che scaricare la iso e giocarci su un emulatore.

Se vi aspettate di avere qualche speranza che io acquisti il gioco, dovete realmente lavorare sulla vostra struttura dei prezzi. Nessuno compra un gioco e gioca per 24 mesi consecutivi e poi compra un altro gioco. Siamo costantemente bombardati di pubblicità per il prossimo nuovo grande gioco. E sapete una cosa? E ‘emozionante, ci piace. Vogliamo giocare con i vostri giochi. Quando li fate pagare 60 dollari l’uno, limitate il numero di giochi che possiamo acquistare, ma non limitate il numero di giochi che possiamo scaricare.

 

 

 

Capitolo 6

Film, TV e video. Praticamente tutti i film che mi possono venire in mente sono a portata di mano, e in formati senza restrizioni come a me piace. Netflix e Hulu non possono nemmeno avvicinarsi a quanto i pirati hanno compiuto. Perché abbonarsi a Netflix quando uno studio cinematografico può decidere di non rinnovare l’accordo con loro ed il 25% del materiale a mia disposizione per la visione scompare durante la notte?

Mettete i vostri film e spettacoli sui siti di file-sharing. Se sono interessanti, gridatemi ad alta voce di guardarli che è sempre il primo e necessario passo. Proprio come per gli altri media che ho descritto, probabilmente non correrò a comprarli, ma se mi piacciono terrò d’occhio i vostri lavori futuri quindi assicuratevi di avere un sito web aggiornato.

Ogni DVD che ho acquistato l’ho anche piratato. I file piratati sono compressi in modo da occupare meno spazio nel computer rispetto alla copia dei file del DVD. È possibile adattare 3-6 film digitali nella stessa quantità di spazio che viene occupata da un DVD standard. Posso anche convertire facilmente i file digitali in altri formati quando necessario. Proprio come con la musica, non tollero che mi facciate fare i salti mortali per guardare i vostri film. Non userò hardware o installerò software particolari. Ho già tutto quello che serve per riprodurre i video. Se non riuscite a darmi quello che voglio, lo scaricherò, il che significa che potrei o non meno comprarlo.

Se Hollywood offrisse un servizio con la stessa ampiezza di contenuti offerta dai pirati, ad un prezzo ragionevole, sarei un abbonato. Il problema è che ogni servizio legittimo non è mai stato ‘completo’ e quelli che stavano cercando di proporlo sono stati lacerati quando i proprietari dei contenuti hanno deciso che potevano fare di meglio.

Se volete che acquisti il vostro DVD fisico, non deve esserci alcuna protezione contro la copia e limiti di licenza per uso personale. Lo stesso dovrebbe includere anche una copia digitale, disponibile in diversi formati. Sì, ho un lettore DVD, ma ho anche un PC home theater ed è migliore di un lettore DVD. Posso tenere il mio intero archivio di film e spettacoli televisivi nel PC, per la visualizzazione immediata. Sapete cosa non potete visualizzare immediatamente? Un DVD acquistato in negozio. Dopo aver messo nel lettore il DVD, aspettate la fine dell’avvertimento dell’FBI o di un altro messaggio anti-copia, quindi alcune immagini promozionali degli studi coinvolti nel film, quindi alcuni trailers per altri film e poi finalmente si torna al menu principale . Se state guardando un programma TV su DVD, dovete anche scorrere tra i menu per trovare l’episodio che vi interessa. Con i file digitali la riproduzione è istantanea.

Se state vendendo video digitali, devono essere senza DRM e senza limiti di licenza per uso personale. Devono essere disponibili in diversi formati e bitrate, o almeno un bitrate di alta qualità in modo che possa fare la mia transcodifica. Anni fa, ho fatto un errore ed ho acquistato un filmato digitale con DRM. Dopo averlo scaricato ho scoperto che non potevo passarlo su di un altro computer, il che ha significato che non l’ho potuto vedere sul mio PC home theater. Non fa niente. Ho usato un programma chiamato FairUse4WM per rimuovere il DRM e sono riuscito a copiarlo. L’esperienza mi ha infastidito abbastanza tanto che quando un amico con una configurazione simile alla mia stava comprando quello stesso film, gli ho detto di non preoccuparsi per il fatto che avesse il DRM e gli ho dato una copia di quello che avevo. Ecco qui la vostra definizione di vendita persa.

$ 20 è il massimo che sono disposto a pagare per un DVD fisico, sia esso un film o la stagione di uno show televisivo. In realtà dovrebbe essere nella fascia tra $ 10 – $ 15. Se compro il vostro DVD, dovreste darmi la copia digitali gratuitamente. So che è un pio desiderio, ma potete rimuovere tutto il merdoso FBI-preview dall’inizio dei vostri DVD in modo che si possa arrivare subito al video? Se vendete video digitali, devono essere più economici. Se volete che acquisti il filmato in digitale, deve essere attorno a $ 5, lo stesso per una stagione di uno show televisivo. Un singolo episodio di uno show televisivo dovrebbe costare circa $ 1.

Non andrò più a “noleggiare” video d’intrattenimento. Questo è un concetto che per me ha fatto il suo tempo. Potrei ancora noleggiare un DVD fisico in una circostanza speciale, ma non passerà troppo tempo, prima che ogni lettore multimediale con cui verrò in contatto riprodurrà file video digitali pronti all’uso. Non potrò mai noleggiare i file video digitali, soprattutto perché penso che quelle restrizioni “Avete 48 ore per vederlo in noleggio” sono stupide. Invece di passare attraverso quel bailame, vado a scaricarlo e lo guardaro ovunque e in qualsiasi momento io voglia.

Anche con tutto questo download, vado ancora al cinema due volte al mese. Perchè? Non è per il film in se stesso. Posso sempre aspettare che il film arrivi sui siti di file-sharing, se davvero lo desidero. Vado al cinema, perché mi piace andare al cinema. Mi piace stare seduto in una bella sala buia davanti ad uno schermo gigante insieme a i miei amici. E anche se ho scaricato tutti gli episodi di South Park, ho anche tutte le stagioni in DVD perché voglio che continuino a farlo.

Sapete quale film non comprerò mai? Hurt Locker. La Voltage Pictures può sapere come fare un buon film, ma non sa un cavolo sulla soddisfazione del cliente. Una volta ho sentito che stavano procedendo contro i file-sharer ed ho scaricato il film solo per far loro dispetto.

 

 

 

Capitolo 7

Techdirt sottolinea che i creatori di contenuti hanno bisogno di connettersi con i fans, al fine di indurli a comprare. Quando ho iniziato a sentire ciò, ho pensato che fosse sbagliato. Ho potuto vedere le prove aneddotiche che mostrano come questo funzioni, ma il mio cervello mi diceva che, solo perché un creatore di contenuti mi mostra il suo processo creativo o mette a disposizione una serie di Domande/Risposte, ciò non significa che io sia più incline ad acquistare i suoi prodotti. Ma più ci pensavo, più mi rendevo conto che ciò che diceva Techdirt era assolutamente corretto. Il motivo per cui acquisto certi vostri prodotti è perché mi connetto con voi, a modo mio. Voglio che i miei creatori di contenuti non siano come Scott Ian e Lars Ulrich. Voglio che i miei creatori di contenuti capiscano dove la tecnologia ci sta portando. I ragazzi di South Park mettono ogni episodio del loro show a disposizione per la visualizzazione online gratuita. E così capita che io possieda tutte le serie dei loro DVD. I ragazzi di Humble Bundle sanno che voglio solo giocare con i miei giochi con il minor fastidio possibile. E così capita che io possieda tutti gli Humble Bundle . Quando guardo ai software che ho acquistato, vedo che sono quelli con le EULA senza restrizioni. Il tipo di accordi per i quali posso installare il software, su qualsiasi computer io possieda, non solo su questo computer.

Mi sento male perchè faccio file-sharing? No, neanche un po’. È vero, è tecnicamente illegale, ma lo è anche piombare su di un segnale di stop e attraversare fuori dalle strisce. Eppure tutti coloro che stanno leggendo hanno commesso entrambe quei crimini. Il motivo principale per cui non mi sento male è perchè, come ho specificato in precedenza, so che sto comprando contenuti. Un’altra importante ragione per cui non mi sento male è perché non sto facendo profitto. Non sto prendendo il vostro contenuto per tentare di rivenderlo come se fossi un commerciante legittimo. La pirateria fisica è un vero e proprio problema ed anche le community di file-sharing supportano le leggi contro di essa.

Essendo un file-sharer attivo ho un quadro più chiaro di voi di ciò che sta realmente accadendo. So che quando si scarica qualcosa, che non sia una vendita persa, non è un furto. Il fatto che non potete vedere queste cose non è un mio problema. Io non ho intenzione di lasciare che voi mi impediate di navigare il mondo solo perché pensate che la Terra sia piatta.

Non ho alcun desiderio di sostenere la RIAA e la MPAA. La parte spiacevole è che so che rappresentano artisti che non amano le tattiche che vengono utilizzate. Non ho intenzione di rifiutarmi di acquistare il vostro prodotto, ma vi esaminerò attentamente prima di comprare. Odio essere giudicato per i politici che mi rappresentano, quindi non vi giudicherò per le cause intentate dei gruppi commerciali che vi rappresentano.

Infine, non devo essere vostro amico o condividere le vostre stesse idee politiche per acquistare i vostri prodotti. Si possono commettere errori o tenere un punto di vista non concorde, ma se siete delle persone orribili, potete star certi che scaricherò tutto quello che producete, gratuitamente. Roman Polanski e Chris Brown sono degli stronzi. Non aspettatevi che io compri il loro contenuto. Se decidete di lavorare con loro, non acquisterò nemmeno i vostri prodotti, ma me li godrò.

 

 

IN CHIUSURA

Questa sezione è per le persone il cui punto di vista ‘la pirateria online è dannosa’ non è influenzabile. Probabilmente non avete letto il mio post, ma vi assicuro che non vi era alcuna iperbole. Non ho cercato di convincervi che la copia non è un furto, non ho cercato di convincervi che sono troppo povero per comprare prodotti e non ho cercato di convincervi che il file-sharing è simile alla pubblicità. Ho solo cercato di raccontare le cose come stanno.

Vendere musica, film, libri e videogiochi è un business, un grande business. Vengono prodotti molti soldi nel settore del grande intrattenimento e non ci sono azionisti che vogliono starci senza un motivo. Negli ultimi 10 anni, mi è stato detto che le industrie musicali, di video e giochi stanno perdendo soldi, un sacco di soldi. Anno dopo anno mi è stato detto che il file-sharing online sta decimando le vendite, tutti stanno perdendo soldi, dobbiamo fare qualcosa per fermarlo. Non voglio cercare di convincervi che sbagliate, ma ho una domanda:

Se vendevate hotdogs ed iniziavate a perdere denaro, avreste continuato a vendere hotdogs in perdita per 10 anni consecutivi? Il motivo per cui lo chiedo è perché ho guardato alcuni dei dati diramati dalle industrie stesse e sono sconcertato. Se il file-sharing online sta uccidendo queste industrie, perché avrebbero dovuto continuare a produrre più contenuti? E sono sicuro che qualcuno sta per tirare fuori uno studio che mostra le tendenze pro-capite di spesa al netto dell’inflazione rispetto al reddito discrezionale per residenza unifamiliare, che prova come l’industria dell’intrattenimento è in una posizione sconfortante, ma non è quello che sto cercando di dirvi. Se nessuno sta comprando frustini per calessi, non ne aumentate la produzione anno dopo anno. Eppure, negli ultimi 10 anni:

Il numero di film usciti è cresciuto del 23% – [1]

Il numero di libri pubblicati è aumentato del 47% – [2]

Il numero di album pubblicati è cresciuto del 25% – [3]

L’industria dei videogiochi è cresciuta del 23% – [4]

Quando guardo questi numeri, ho difficoltà a credere a quello che Chris Dodd, Hilary Rosen e Stanislas Mettra hanno da dire. La Warner Bros. non ha appena stabilito il record per profitti trimestrali? Sono confuso. La mia ipotesi è che queste industrie in realtà non stanno perdendo soldi, ma stanno perdendo il controllo. E forse per loro, il controllo è più prezioso di profitti? Non lo so ed è per questo che lo sto chiedendo.

Riferimenti:

[1] – http://bit.ly/rj5mRT

MPAA pagina 13 del report Industriale di settore.

454 film usciti nel 2001.

560 film usciti nel 2010.

[2] – http://bit.ly/uRb4KC

RR Bowker report di output, 2002-2010.

215,138 libri pubblicati nel 2002.

316,480 libri pubblicati nel 2010.

[3] – http://bit.ly/tneVtC

90,324 articoli musicali per il 2001.

113,080 articoli musicali per il 2010.

Purtroppo, non ho potuto trovare alcuna statistica comunicata dal sito della RIAA. Invece, ho usato la funzionalità di Discogs per navigare tra gli anni ed ho annotato il numero di elementi elencati nella parte inferiore della pagina. Questo non è proprio l’ideale, spero quindi che qualcuno possa fornire una relazione più pertinente.

[4] – http://bit.ly/kLHJ2Q

ESA report Industriale pagina 10.

208,7 milioni di unità vendute nel 2001.

257,2 milioni di unità vendute nel 2010.

Non sono riuscito a trovare tutte le informazioni riguardanti il numero di uscite per ogni anno. Ho usato il numero di unità vendute all’anno, invece. Certo, negli ultimi due anni hanno mostrato una diminuzione del 7% e 8%, ma va notato che il grafico in questione si riferisce esclusivamente alla “vendita di nuovi contenuti fisici al dettaglio”. Quindi, se non avete comprato in una catena di vendita al dettaglio o se scaricate legalmente l’acquisto, questo non è incluso nella tabella. La pagina 11 della stessa relazione afferma che il 24% dei contenuti nel 2010 sono digitali. So che non è una metodologia ideale, ma se si aumentano le unità vendute nel 2010 del 24% si ottengono 318,9 milioni di unità, un aumento del 52% rispetto al 2001. Credo che l’aumento del 23% indicato in precedenza sia inferiore al numero effettivo, ma ho anche pensato che fosse importante usare i numeri forniti dall’industria stessa.

Fonte: https://www.insightcommunity.com/step2/311/why-i-pirate-an-open-letter-to-content-creators

Traduzione di yanfry

Nuovo studio della CCIA smentisce le perdite finanziarie lamentate da Hollywood a causa della Pirateria

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 30 gennaio 2012

Un nuovo studio (dal titolo “The Sky is Rising” :)) commissionato della Computer and Communications Industry Association CCIA (@ccianet ONG che sostiene la libertà di Internet, l’apertura dei mercati, i sistemi e le reti aperte e conta tra i suoi membri alcune tra le maggiori Aziende dei settori dei computer, internet, tecnologia dell’informazione e delle telecomunicazioni) smentisce le perdite finanziarie lamentate da Hollywood a causa della Pirateria.

I numeri dipingono un bel contrasto tra la visione di morte e distruzione che l’industria dell’intrattenimento ha mostrato ultimamente,” ha detto il Presidente e CEO della CCIA Ed Black, “avere un quadro più chiaro dei successi economici e delle conquiste dell’industria dei contenuti aiuterà i legislatori di tutto il mondo quando prenderanno in considerazione politiche che incrementino l’enforcement del copyright“.

La relazione rileva che i ricavi al botteghino sono cresciuti del 25 per cento dal 2006 al 2010, passando da 25,5 miliardi dollari a 31,8 miliardi dollari. Nel frattempo, la spesa per intrattenimento, come percentuale del reddito delle famiglie, è cresciuta del 15 per cento dal 2000 al 2008, e l’occupazione nel settore dell’intrattenimento è cresciuta del 20 per cento durante lo stesso decennio.”
Il rapporto evidenzia una crescita particolarmente significativa nel lavoro degli artisti indipendenti, nell’ultimo decennio, pari al 43 per cento, il che suggerisce che Internet ha di fatto reso più semplice, per i creatori di contenuti sostenersi.

“Questo può essere un forte indizio sul motivo per cui si sentono reports di “morte” dell’industria da parte di alcuni palyer: perché le nuove tecnologie e servizi hanno reso molto più facile per i creatori di contenuti trovare successo senza passare per gli intermediari tradizionali” dice il rapporto.

Fonte: http://thehill.com/blogs/hillicon-valley/technology/207361-report-downplays-impact-of-online-piracy

Autore della ricerca Mike Masnick  blogger di TechDirt Twitter @mmasnick

“Smettiamo di guardare il futuro con uno specchietto retrovisore”

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 10 settembre 2011
CARLO BLENGINO*
VENEZIA

 

“Vi aggiorno dal red carpet del Lido, dopo aver vissuto un’esperienza surreale.

A parte per alcune mosche bianche,  qui Internet come la studiamo noi non è ancora arrivata. C’è una roba che collega dei computer, che potrebbe esser utile se non fosse che è utilizzata quasi esclusivamente da dei delinquenti ladri e dai loro fiancheggiatori (gli ISP, gli ugc ecc.ecc.) che lucrano sui crimini orrendi perpetrati dai c.d. utenti, e dunque non è utilizzabile: prima bisogna ripulirla e “civilizzarla”.

Ho cercato di spiegare loro che i delinquenti ladri sono i loro fan; che chi carica una clip di un film (o lo remixa), quel film lo ha visto, lo ha amato o odiato, e nel condividere un frammento compie una scelta comunicativa tutt’altro che banale o casuale. Non sarà cinema, ma è comunque un messaggio che comunica un pensiero. Che i loro prodotti sono storie per comunicare emozioni, e oggi per comunicare non posso non usare il sistema nervoso che è la rete.

Ho provato a spiegare che se non si sentono tutelati non è perchè c’è Internet ed i netcriminal che la abitano, ma perchè la legge attuale  che governa i loro prodotti non può più funzionare. Che qualcos(ina) è cambiato…

Nulla da fare. La sala rumoreggiava…

Ho provato ad elencare alcuni evidenti fallimenti di una legge ormai preistorica, utilizzando i loro stessi argomenti: gli autori che non ricevono compenso, un enforcement inattuabile, un caos sui diritti per cui neppure loro sanno chi può o non può disporre dei diritti (la SIAE ha confessato che nel concedere licenze all’estero non sa per molti contenuti chi sia il titolare dei diritti di utilizzazione connessi!).

Niente da fare! Quando, sbagliando clamorosamente, ho detto tra le altre cose che ritenevo una follia pensare ad esempio che i diritti della J.K. Rowling sul primo Harry Potter scadessero più o meno nel 2176, a distanza di 3/4 generazioni dall’atto creativo, gli sguardi si son fatti vacui: e allora?

A quel punto ho tentato di esser propositivo saccheggiando Lawrence Lessig e Marco Ricolfi: e se ci fosse un dirtto d’autore i) “semplice”? (moderata approvazione), ii) che fa guadagnare prima di tutto gli autori ( sala spaccata a metà a seconda del ruolo), iii) che distingue i contenuti professionali da quelli amatoriali, magari con un registro delle opere tutelate in opt-in? (discreta/convinta approvazione) iv) che distingue i diversi tipi di utilizzo, modulando le violazioni, ricalibrando le libere utilizzazioni non concorrenziali? (perplessità, ritengo perchè ognuno pensava una cosa diversa, e nessuno pensava ciò che pensavo io) ed in ultimo che fosse realista e non trattasse i loro “clienti” ovvero coloro che amano, comprano e fruiscono delle loro opere come delinquenti in una guerra che non li vede vincitori, ma che consenta una pace, magari con licenze collettive? Non ricordo la reazione ma ormai avevo salvato la pelle, ed il pubblico non aveva lasciato la sala.

Vi sono state repliche, qualche azzuffa, ma nel complesso ne sono uscito vivo, con la proposta (bha!) da parte di SIAE, ANICA e qualche produttore di continuare a parlarci, in futuri incontri: loro, che fan cultura, dan posti di lavoro ed aumentano il PIL, e noi, che se non siam complici, siamo comunque fiancheggiatori dei pirati, ma che qualche idea interessante potremmo averla… Insomma, per come era iniziata, un successo, che temo non porterà a nulla, se chi possiede beni informazionali che sono linfa (e oro) nella società dell’informazione continuerà a guardare il futuro con uno specchietto retrovisore”.

* Avvocato e fellow del Centro Nexa per Internet & Società

 

Diritto d’autore online: le risposte di un musicista alle 10 domande della Siae

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 17 luglio 2011
Massimo Piscopo, pianista e tastierista compositore, spiega su Facebook perchè la Società italiana autori ed editori è superata nell’era del Web
«Perchè il diritto d’autore che fuori dalla rete è riconosciuto, in rete non deve essere remunerato?». È questa la prima delle dieci domande poste da oltre seicento autori, editori di musica, cinema, teatro, radio-tv aderenti alla Siae, associazioni, insieme a Confindustria Cultura Italia, per chiedere maggiore tutela per il diritto d’autore sul web. Un appello è apparso oggi in una pagina a pagamento sul Corriere della Sera, completo di tutti i firmatari. La risposta non si è fatta attendere.Così, mentre oggi è arrivata la notizia che nel caso BtJunkie i pm di Cagliari stanno indagando i provider (Fastweb e Nge) perchè “non inibirono l’accesso ai pirati” (e la Fimi plaude, sic), Massimo Piscopo, pianista e tastierista compositore di musica con licenza Creative Commons, ha risposto alle dieci domande della Siae che è sbarcata ieri su Facebook – a chi contesta il provvedimento Agcom in difesa del diritto d’autore online. Ecco le risposte, rilasciate sotto licenza Creative Commons su Facebook. Le sue risposte sono talmente chiare e belle così, che – anche se leggermente lunghe rispetto ai nostri standard giornalistici – preferisco riportarle per intero.

1. Perché il diritto d’autore, che fuori dalla rete è riconosciuto, in rete non deve essere remunerato?

R: La presenza della rete ha cambiato completamente le dinamiche, rendendo obsoleto anche il solo concetto che c’è dietro l’esistenza dell’editoria e della filiera distributiva. Oggi chiunque può autoprodursi musica, libri, film e software, senza bisogno alcuno di avere degli editori alle spalle; la rete mette a disposizione degli strumenti potentissimi che permettono a tutti i nuovi autori non solo di fare a meno dell’industria editoriale e distributiva, ma anche di non andare contro gli utenti stessi, trovando nuovi modelli di business che non siano il chiedere soldi per delle copie, ma piuttosto per offrire le proprie conoscenze ed il proprio talento, facendo contratti di assistenza, di personalizzazioni, di creazioni di opere su misura, facendo concerti o rappresentazioni teatrali, facendo mostre e conferenze, vendendo manoscritti o altre creazioni uniche, piuttosto che semplici copie. Il successo di tanti autori, ma anche di intere aziende, che letteralmente vivono con l’open source, con le licenze cosiddette copyleft, e con i concerti, lo dimostra in modo inequivocabile.

Il diritto d’autore (diritto dell’autore a poter dire “questo l’ho fatto io e non altri”) peraltro, dalla stragrande maggioranza del “popolo della rete”, è sempre stato riconosciuto. Quello che oggi è contestato da tutti è il copyright (“diritto di copia” e non “diritto d’autore”). Copyright che, peraltro, a differenza del diritto d’autore (che è inalienabile e incedibile), quasi mai è in mano all’autore dell’opera, ma in mano alle corporazioni (SIAE e simili) e agli editori.

2. Perché coloro che criticano il provvedimento AGCOM non criticano anzitutto il furto della proprietà intellettuale? Perché impedire la messa in rete di proprietà intellettuale acquisita illegalmente dovrebbe essere considerata una forma di censura?

R: Rispondiamo alla prima parte.

(Nella spiegazione schematica qui a fianco, ecco perché la copia non è un furto: a sinistra il furto: si rimuove l’originale, che non è più presente nel luogo dove si trovava. A destra la copia: l’originale viene copiato, e rimane disponibile a chi l’ha pagato. La pirateria non è un furto: il furto rimuove l’originale impedendo a chi vuole usufruirne di continuare a farlo, la pirateria invece crea una copia e lascia l’originale al suo posto.)

La copia non è un furto, perché la copia si crea sempre da un originale e sarà l’originale (lavoro unico e non replicabile) a dover essere retribuito da chi dovesse commissionarlo. Pensiamo ad un pittore: sarebbe giusto pagare un pittore per avere una fotocopia di un suo quadro? Naturalmente no: chiunque paga un pittore si aspetta che in cambio gli venga consegnata la tela; è quella ciò che ha comportato il lavoro del pittore, quello su cui ha lavorato, ed è quello che va giustamente retribuito. La fotocopia, viceversa, così come qualunque copia meccanica o elettronica, è un processo meccanico o digitale che non ha comportato sforzo da parte di nessuno (a meno che non sia dimostrato uno sforzo il premere il tasto “start” su una fotocopiatrice). Motivo per cui, una copia meccanica o digitale, che non ha richiesto nessuno sforzo da parte di chi l’ha creata, ha valore pari a zero. Come si può definire furto qualcosa che abbia valore pari a zero? Peraltro non viene sottratto nulla: chi copia, in generale, lo fa col consenso di chi ha pagato quella copia. E a chiarirci ogni dubbio al riguardo è intervenuta la Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza 44840 del 2010, definendo in maniera inequivocabile che «è da escludere la configurabilità del reato di furto nel caso di semplice copiatura non autorizzata di “files” contenuti in un supporto informatico altrui, non comportando tale attività la perdita del possesso della “res” da parte del legittimo detentore» nonché che «i dati e le informazioni non sono compresi nel concetto, pur ampio, di “cosa mobile”» ed anche che «la sottrazione di dati quando non si estenda ai supporti materiali su cui i dati sono impressi altro non è che una “presa di conoscenza” di notizie, ossia un fatto intellettivo, rientrante, se del caso, nella violazione dei segreti». Chi continuasse a sostenere che la copia sia un furto non solo sarebbe un bugiardo ma rischierebbe anche di commettere il reato di diffamazione, andando contro le dichiarazioni espresse dalla Suprema Corte, che ha chiarito in modo inoppugnabile come il furto preveda lo “spossessamento” del bene da parte del detentore, cosa che la copia non comporta assolutamente.

Rispondiamo ora alla seconda parte. Impedire non la messa in rete di opere protette, ma l’accesso alla rete dove possono esserci ANCHE opere protette (perché è questo ciò che vuole fare l’AGCOM), in modo peraltro da scavalcare l’Autorità Giudiziaria, è una forma di censura sic et simpliciter, per il semplicissimo motivo che nel momento in cui venisse impedito l’accesso ad un sito estero come (ad esempio) Megavideo, non verrebbe solo impedito (o comunque complicato) l’accesso alle eventuali opere protette ivi presenti, ma anche a tutto ciò che non è affatto protetto da copyright, quali possono essere i video creati dagli utenti, i video i cui diritti siano scaduti, o i video creati con licenze libere. Quindi un impedimento al sito (che avvenga tramite DNS o blocco IP) impedirebbe, almeno per tutti quegli utenti incapaci di scavalcare il blocco, anche l’accesso a contenuti assolutamente legittimi.

Inoltre, la relazione di Google ad AGCOM  ha dimostrato come sul suo popolare portale Youtube almeno il 60% delle violazioni accertate da parte dei detentori dei diritti vengano da questi non solo non cancellate, ma addirittura sfruttate a proprio vantaggio, monetizzando quindi parte dei ricavati pubblicitari per chi visualizza quei video in favore dei detentori dei diritti stessi e non limitando, allo stesso tempo, il concetto di “fair use” che è uno dei pilastri del DMCA statunitense.

3. Perché dovrebbe risultare ingiusto colpire chi illegalmente sfrutta il lavoro degli altri?

R: Perché, com’è stato spiegato sopra, la rete permette nuovi modelli di business, incentrati innanzitutto sul non far pagare agli utenti finali ciò che potrebbe essere finanziato in altre forme, in primis con la pubblicità. SIAE e detentori dei diritti si lamentano che la pirateria sfrutta il loro lavoro, quindi ci guadagna: perché non creano un sistema legale di distribuzione basato esclusivamente sulla pubblicità e non sul far pagare all’utente finale, sullo stile di http://www.film-review.it/filmgratis , sito italiano legale che già sfrutta questo modello di business in favore dei detentori dei diritti ma senza far pagare agli utenti? In questo modo gli utenti non sono costretti a pagare per una copia (che ha costo zero e che quindi sarebbe ridicolo chiedere di pagare) ma i detentori dei diritti continuano a percepire le royalties. Certo, in questo modo la filiera distributiva sparisce, così come sono spariti venditori di ghiaccio, maniscalchi, venditori di olio per lampade, ciabattini, sarcitori e altri lavori che avevano un senso quando nacquero ma che oggi non ce l’hanno più.

4. Perché si ritiene giusto pagare la connessione della rete, che non è mai gratis, ed ingiusto pagare i contenuti? E perché non ci si chiede cosa sarebbe la rete senza i contenuti?

R: SIAE non si è accorta che siamo nel web 2.0. La stragrande maggioranza dei contenuti presenti in rete (blog, portali di condivisione, social network, interi portali del software libero, come sourceforge) sono già gratuiti per gli utenti. Si paga la connessione alla (non “della”) rete come si paga l’accesso al telefono, all’energia elettrica o il gas o la benzina. Questo perché stiamo parlando di beni non infiniti: la banda internet non è infinita, ed è il motivo per cui si paga. La corrente elettrica non è infinita, ed è il motivo per cui si paga. Il gas e la benzina non sono infiniti, ed è il motivo per cui si pagano. Viceversa, i contenuti della rete, quelli sì sono infiniti, in quanto nel momento in cui vengono scaricati dalla rete, non vengono affatto sottratti dal “server” che li contiene, ma viene creata una nuova copia in locale. In realtà un costo ce l’hanno anche loro (dovuto all’usura dell’hard disk e alla capienza del supporto) e questo costo l’utente lo paga già nel momento in cui acquista il supporto, peraltro proprio pagando, insieme al supporto, il cosiddetto equo compenso, quindi finanziando gli autori di opere protette da copyright e non, come invece potrebbe essere, finanziando l’utente stesso che su quei supporti ci può mettere le proprie foto, la propria musica, i propri documenti, i propri programmi, i propri filmini delle vacanze. E qui veniamo alla domanda successiva.

5. Perché il diritto all’equo compenso viene strumentalmente, da alcuni, chiamato tassa? Perché non sono chiamate tasse i compensi di medici, ingegneri, avvocati, meccanici, idraulici, ecc.?

R: Perché l’equo compenso è dovuto a prescindere dal motivo per cui si usano quei supporti. Posso non chiamare un idraulico se sono capace di riparare da solo il lavandino. Sono tenuto invece a pagarlo se lo chiamo e se quindi gli occupo tempo, capacità e materiali per mettere queste tre cose (che si racchiudono nella sua persona e nella sua professionalità) a mia disposizione per un certo periodo. Viceversa, l’equo compenso lo paghiamo alla SIAE (e quindi, in primo luogo agli editori, ed in secondo luogo ad alcuni -mica tutti- autori iscritti SIAE) anche se usiamo quei supporti per mettere materiale che con la SIAE e con i suoi iscritti non ha niente a che vedere. Come altrimenti chiamare questo se non “tassa”, allo stesso modo di come paghiamo, ad esempio, quell’altra tassa chiamata canone RAI e questo lo facciamo solo per il fatto di avere un apparecchio “atto o adattabile alla ricezione di programmi radiotelevisivi” indipendentemente se guardiamo o meno i canali della RAI?

La legge sul diritto d’autore non permette di scaricare opere coperte da copyright. Per quanto riguarda la copia di sicurezza, tale eccezione è già concessa dalla legge e il diritto d’autore si è già pagato al momento dell’acquisto della “copia originale” (bell’ossimoro), quindi non si capisce per quale motivo si dovrebbe pagare l’equo compenso: cioè devo dare i soldi a Vasco Rossi per mettere sui miei supporti la mia musica (visto che la sua non posso metterla). E perché Vasco Rossi deve prendere soldi dalla mia musica? Cosa ha fatto nella mia musica Vasco Rossi da poter prendere soldi? Visto che si parla tanto di “furti”, sarebbe interessante sapere le risposte a questa domanda. Non rispondete, però, che si può avere il rimborso dell’equo compenso: questo è possibile, sì, ma solo per le aziende.

6. Perché Internet, che per molte imprese rappresenta una opportunità di lavoro, per gli autori e gli editori deve rappresentare un pericolo?

R: Lo rappresenta solo per quegli autori incapaci di sfruttarla a proprio vantaggio. Numerosi singoli e gruppi musicali sono su Youtube con un proprio canale ufficiale da cui gli utenti possono ascoltare tutta la musica che vogliono senza dover pagare nulla di tasca loro (gli autori guadagnano grazie ai banner). Quelli hanno imparato a sfruttare la rete. Per quanto riguarda invece gli editori, incapaci di aver sfruttato la rete quando avrebbero potuto, la loro scomparsa sarebbe positiva in quanto favorirebbe gli artisti emergenti che, mancando la promozione di massa fatta dagli editori sui media tradizionali, avrebbero le stesse opportunità di guadagno alla pari coi cosiddetti “grandi autori”, lasciando e demandando all’utente finale chi premiare sia con il solo visualizzare/ascoltare le opere attraverso il loro canale ufficiale, sia con il premiare direttamente l’artista andando ai suoi concerti o alle sue rappresentazioni teatrali.

7. Perché nessuno si chiede a tutela di quali interessi si vuole creare questa contrapposizione (che semplicemente non esiste) tra autori e produttori di contenuti e utenti?

R: E chi l’ha detto che nessuno se lo chiede? La contrapposizione attuale è tutta sbilanciata a favore degli editori e non degli autori. Come disse uno dei più famosi cantautori italiani iscritti alla SIAE, Lucio Dalla, in un’intervista a “Report” nel 2001 http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-52fcc1de-37ce-4f9c-961c-a67408c02ee0.html alla domanda “chi comanda in SIAE” risponde: “Mah, in teoria dovendo esprimere, non dare una risposta tecnica, ma dare una risposta utopistica, dovrebbero comandare gli autori. Non è mai stato così.”

8. Perché dovremmo essere contro la libertà dei consumatori? Ma quale libertà? Quella di scegliere cosa acquistare ad un prezzo equo o quella di usufruirne gratis (free syndrome) solo perché qualcuno che l’ha “rubata” te la mette a disposizione?

R: La libertà dei consumatori si traduce anche nella libertà di accesso a quelle opere non protette, che la direttiva AGCOM e quella promossa dalla SIAE e dalle associazioni di categoria tende ad oscurare. Il “rubata” lo rimando al mittente visto che si tratta di chi, attraverso la tassa dell’equo compenso, lucra sul Free Software, sul Creative Commons, sulle opere i cui diritti sono scaduti, sulle opere create dagli utenti stessi. Ma ritorniamo ancora sul concetto di copia. Perché si dovrebbe pagare per avere una copia? Perché dev’essere il consumatore a pagare per la copia, quando è possibile che chi voglia guadagnare possa già farlo oggi con altri sistemi (pubblicità) senza dover ricadere sulle tasche del consumatore? Rimando, ancora, alle risposte precedenti.

9. Perché nessuno dice che l’industria della cultura occupa in Italia quasi mezzo milione di lavoratori e le società “over the top” al massimo qualche decina? E perché chi accusa l’industria culturale di essere in grave ritardo sulla offerta legale di contenuti, poi vuole sottrarci quelle risorse necessarie per continuare a lavorare e dare lavoro e per investire sulle nuove tecnologie e sul futuro?

R: Tante industrie impiegano e occupano milioni di italiani, ciò non toglie che molti stiano in cassa integrazione, e che le industrie si stiano spostando all’estero dove la manodopera costa meno. Magari se mettete il naso fuori dagli uffici della SIAE vi accorgete che l’industria in generale, e non certo solo quella dei contenuti, è in piena crisi. Sono le conseguenze della globalizzazione, una globalizzazione che ha fatto comodo (e continua a fare comodo) all’industria stessa allo scopo di minimizzare le spese e massimizzare i profitti. Il lavoratore dell’industria cosa fa? Se ha alte specializzazioni e professionalità, come può essere un tecnico del suono di una sala discografica, non avrà problemi a lavorare quando l’artista, che non avrà più bisogno dell’industria, avrà bisogno di un tecnico del suono per fare il concerto come si deve. Se invece stiamo parlando di una persona addetta al replicatore, che si limita a premere “start” sulla fotocopiatrice, mi dispiace per lui ma il suo lavoro è diventato come il ciabattino e come il venditore di ghiaccio. Non si tratta nemmeno di globalizzazione, si tratta di puro e semplice progresso. L’era dei contenuti digitali ha bisogno di figure come il webmaster, il procacciatore di sponsor, l’amministratore di sistema (sysadmin). Il supporto fisico, e tutto quello che ne consegue, è destinato inevitabilmente alla scomparsa. Questo è cominciato nel momento stesso in cui l’industria è passata al digitale: supporto comodo ed economico, e soprattutto facile da copiare senza spese. Facile per l’industria, ma anche per l’utente. Così non era per il vinile e per la pellicola, dove l’unica pirateria esistente era quella industriale perché non tutti potevano permettersi all’epoca un incisore di vinili in casa. L’arrivo dei masterizzatori, prima CD, poi DVD e oggi anche BD, dovrebbe far capire all’industria che ormai la possibilità di copia, prima loro quasi esclusiva, oggi è in mano agli utenti. All’epoca dei primi videoregistratori, l’industria del cinema americano (la famosa MPAA) fece causa alla Sony. Dopo 6 anni e il fallimento commerciale del progetto Betamax, i tribunali decisero che gli utenti avevano pieno diritto di usare i supporti come meglio volevano. E l’industria cominciò a vendere anche le videocassette preregistrate nonostante molti registrassero da soli i film dalla TV. Oggi il business è internet, e internet è basata sulla gratuità per l’utente e sui banner per far guadagnare i webmaster e i produttori: lo dicono i successi dei siti come Facebook, Twitter, Youtube e lo stesso Google. L’industria si evolva promuovendo un sistema gratuito per l’utente ma che riesca a far guadagnare i produttori. Sarà quello l’unico modo per far abbassare di molto (non eliminare perché sarebbe impossibile) la pirateria. Gli utenti stanno aspettando un sistema simile dal 1999, cioè dall’arrivo di Napster, cioè da quando è stato dimostrato che la rete può funzionare senza doverci investire grosse spese.

10.Perché, secondo alcuni, non abbiamo il diritto di difendere il frutto del nostro lavoro, non possiamo avere pari dignità e dobbiamo continuare a essere “ figli di un Dio minore”?

R: Difendere è molto diverso da pretendere. Se io, che creo musica in Creative Commons, riesco a guadagnare ugualmente scrivendo musica su commissione e suonando dal vivo, non vedo perché altri, che magari percepiscono anche i soldi dall’equo compenso, non dovrebbero riuscire a fare altrettanto. Vuoi sfruttare il frutto del tuo lavoro: giustissimo e sacrosanto. Non attaccare chi ti apprezza, non chiamare “ladro” chi si prodiga per diffondere la tua opera e pubblicizzarti; al contrario, ringrazialo e invitalo ad ascoltarti dal vivo, in modo che tu possa dimostrargli le tue capacità da vicino e non attraverso un autotuner. Dimostra di saper suonare, cantare, recitare, fallo davanti ad un pubblico, e il pubblico apprezzerà e ti farà recensioni positive su internet, e altra gente ti conoscerà e verrà ad apprezzarti. Questo è l’unico modello distributivo accettabile: ogni altro modello, in primis quello basato sul far pagare l’utente finale per avere delle registrazioni e quindi delle copie dell’opera (che è unica e irripetibile e si esaurisce nel momento in cui hai finito di suonare), è, ripeto, destinato al fallimento. Lo stesso dicasi per attori e registi: dimostrate di saperci fare, andate nei teatri. Attori esperti, come il grande Eduardo de Filippo, o Massimo Troisi, ma oggi potremmo dire Massimo Ranieri, Luca de Filippo, Vincenzo Salemme (scusate se cito solo napoletani ma ovviamente il discorso è mondiale), sono innanzitutto attori di teatro (e che attori). Questo avrà anche un piacevole effetto collaterale: sarà la fine di quegli attorucoli da strapazzo, magari usciti da qualche reality, che per girare una scena la ripetono 30 volte. Se sbagli così spesso a teatro, nessuno verrebbe più a vederti. Conosco attori di compagnie amatoriali che darebbero molto filo da torcere a certi attori di cinema ben più famosi di loro. In teatro si premia il talento e la capacità, più che una bella presenza. E scusate se preferisco talento e capacità alla bella faccia di qualcuno che però artisticamente non vale niente.

(Potete condividere questo testo citando la fonte e riportando il link originale: 
Massimo Piscopo su Facebook)

Font articolo: http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&ID_articolo=1228

P2P, morte tra le nuvole?

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 15 dicembre 2010
Il 70 per cento degli utenti del servizio Thumbplay Music avrebbe smesso di scaricare contenuti in maniera illecita. Convinti dalla validità dell’alternativa legale. Oggi si scarica gli AVI

Roma – C’è chi ha sottolineato come si tratti di risultati particolarmente melodiosi, almeno per le tanto preoccupate orecchie dell’industria globale del disco. A pubblicarli è stato Thumbplay Music, servizio musicale statunitense che offre ai suoi abbonati due tipi di client – sia desktop che mobile – per l’ascolto di brani in the cloud. Il 70 per cento degli utenti della piattaforma a stelle e strisce avrebbe così deciso di farla finita per sempre con il P2P.

Come annunciato da un comunicato stampa apparso sul sito ufficiale di Thumbplay Music, gran parte dei 500mila utenti che hanno finora usufruito dei servizi della piattaforma avrebbe trovato decisamente più fruttuosa la strada legale all’ascolto in streaming di album e singole canzoni. Le varie app per iPhone, BlackBerry e dispositivi Android avrebbero convinto gli abbonati ad abbandonare la ricerca online di contenuti illeciti.

A proposito di ricerca online, il search engine Findthatfile.com ha pubblicato i risultati di un altro sondaggio relativo alle tipologie di file più scaricati in Rete. Lo standard MP3 è finito ottavo in una classifica a dieci, che ha visto trionfare il formato AVI dopo quello PDF e RAR.

In sostanza, pare che i downloader del web preferiscano filmati e testi elettronici ai brani musicali. Ma. è bene puntualizzare, RAR e ZIP (al quinto posto) sono formati di compressione usati per conservare in un solo archivio interi album o discografie.

Mauro Vecchio

Source: PI: P2P, morte tra le nuvole?
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

NPO, televisione pubblica olandese, utilizzerà BitTorrent

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 5 luglio 2010

Dopo Facebook e Twitter anche la Netherlands Public Broadcasting, (NPO) vuol scoprire se il protocollo BitTorrent sarà in grado di ridurre sensibilmente i costi di distribuzione e lancerà un progetto pilota pubblicando tutte le trasmissioni video più recenti tramite Torrent.

Quindi, la NPO, sarà la prima emittente pubblica al mondo a mettere a disposizione i suoi contenuti per lo streaming ed il download, tramite BitTorrent.

Lo scopo del progetto pilota è quello di valutare la domanda di contenuti scaricabili e se, come detto, utilizzando il famoso protocollo P2P, sarà possibile risparmiare risorse.

La NPO http://www.omroep.nl/ ha streams guardati più di 13 milioni di volte al mese e vuol utilizzare la condivisione fra utenti, i quali, però, non potranno utilizzare i loro client BitTorrent abituali per scaricare o mandare video in streaming per questioni di diritti ma dovranno scaricare uno speciale player.

Infatti la NPO collabora con la società Bitnomica che utilizza il software open source Swarmplayer, sviluppato dall’università di Delf.

Per ora sono a disposizione poche centinaia di video recenti ma la NPO nel semestre di prova, conta di aggiungere quanti più video possibili con upload giornalieri.

Sappiamo già del resto che tentativi in tal senso erano stati fatti anche in passato, ad esempio la CBC, in Canada aveva utilizzato BitTorrent per distribuire una sua trasmissione pubblica, dopo aver avuto problemi al server.

Questa provadella NPO, se avrà successo, spingerà un sempre maggior numero di emittenti a ricorrere a sistemi di streaming-powered by BitTorrent. Anche la BBC nel Regno Unito, stava progettando qualcosa del genere anche se, la questione dei diritti, ha poi congelato, l’attuazione del piano su scala più ampia.

Source: JBLOG P2P ed altro: NPO, telev…andese, utilizzerà BitTorrent user posted image