YBlog

Consigli utili per cyber-attivisti nel mirino delle autorità

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 28 gennaio 2012
scritto da Jillian York – tradotto da Camilla Corradin

Il 2011 è stato marcato dall’incredibile capacità di blogger e utenti dei social media nel catturare l’attenzione del mondo intero con il loro attivismo. Nello stesso tempo, i regimi hanno accelerato il loro gioco al “gatto e il topo” con i netizen, reprimendo il loro diritto di espressione con la sorveglianza, la censura, la persecuzione e la detenzione dei blogger. Ad esempio il regime siriano, sempre più astuto sul piano tecnologico, avrebbe chiesto ai detenuti [en, come gli altri link eccetto ove diversamente specificato] i dati di login ai loro account, quando la tortura continua a essere usata nelle prigioni di certi Paesi.

Consapevoli delle minacce a cui sono esposti, i blogger spesso pensano a dei piani d’emergenza nel caso fossero detenuti. La blogger Razan Ghazzawi stava andando a una conferenza in Giordania alcune settimane fa, quando è stataarrestata [it] (ora è di nuovo libera).

Cercando di proteggere i suoi contatti, aveva condiviso precedentemente le proprie password con degli amici fidati fuori dal Paese, dando loro istruzione di modificarle in caso di arresto. In questo modo, non avrebbe potuto fornire le password, non conoscendole più. Altri blogger informano i loro contatti dei loro piani d’emergenza, decidendo in anticipo se vogliono che vi sia una campagna per il loro rilascio. Molti dei blogger arrestati quest’anno in Egitto, Siria e altri paesi sono connessi alle reti internazionali di attivisti che hanno esperienza nel creare campagne globali e che possono facilmente contattare responsabili del governo, società e organizzazioni di diritti umani.

Valutare il rischio individuale non è facile, né semplice. Tuttavia, tutti i blogger – che abbiano buoni contatti o siano ai primi passi – dovrebbero considerare la possibilità di avere un piano d’emergenza in caso d’arresto. Detto ciò, non mancano certo le risorse per sapere se altri blogger sono detenuti, molestati o sorvegliati nel loro Paese; se il loro governo controlla le chiamate telefoniche o le attivit àonline; se i detenuti sono costretti a fornire informazioni, come i dati di accesso agli account personali.

Tenendo ciò a mente, EFF (Electronic Frontier Foundation) e Global Voices Advocacy hanno deciso di offrire un quadro che segue sulle questioni più urgenti.La lista non pretende di essere esaustiva, ma dovrebbe costituire un punto d’inizio da cui i netizen a rischio possano sviluppare specifici piani d’emergenza.

Tuttii cyber-attivisti dovrebbero:

  • Considerare la possibilità di fornire a qualcuno all’estero i seguenti dati:
    • Le password dei propri social media, dell’email e dell’account del blog
    • Le informazioni per contattare dei famigliari
    • Le informazioni sulle proprie condizioni di salute
  • Fare regolarmente la copia dei propri blog, Facebook, email, e altri account
  • Considerare la possibilità di fare un mirror [it] del proprio sito web, per assicurarsi che resti in funzione senza che l’autore debba prestarci attenzione (Global Voices Advocacy dà delle istruzioni su come fare il mirror di un blog su WordPress).
  • Criptare i file sensibili e prendere in considerazione la possibilità di nasconderli in un drive separato
  • Considerare la possibilità di usare strumenti come Identity Sweeper (per chi usa Android) per proteggere/cancellare i dati del proprio cellulare
  • Considerare la possibilità di preparare un comunicato per chiedere la liberazione in caso di arresto — Potrà essere utile ai media internazionali e alle organizzazioni di diritti umani
  • Prendere in considerazione la possibilità di registrare un breve video in cui il blogger si identifica (informazioni biografiche, scopo del proprio lavoro e i rischi che corre), condividendolo con dei contatti fidati
  • Mettersi in contatto con organizzazioni di diritti umani e organizzazioni per la libertà di espressione*
  • Pensare a una strategia/un piano d’emergenza su cosa fare in caso di detenzione (vedi sotto)

Se il blogger fosse arrestato o detenuto:

  • C’è una persona fidata (o più) che vorrebbe autorizzare a prendere decisioni importanti al suo posto–come decidere se fare una campagna pubblica oppure no? Se sì, deve assicurarsi di discutere delle sue preferenze con questa persona. Seguono alcuni degli argomenti di cui potrebbero discutere:
    • Quali sono le sue preferenze riguardo le campagne pubbliche? C’è un messaggio particolare che ritiene rappresenti chiaramente se stesso e le sue opinioni?
    • Quali sono le organizzazioni alle quali si considera più vicino per delle potenziali campagne per il suo rilascio e/o miglior trattamento?
    • C’è un avvocato (o più) che conosce e che vorrebbe venisse contattato per il suo caso?
    • Ha delle preferenze su cosa fare dei suoi account? Ad esempio: cambiare le password, farli diventare degli account per la campagna, chiuderli. C’è qualcuno di fiducia a cui affiderebbe la responsabilità di prendere delle decisioni cruciali sui suoi account, se la sua situazione cambia?
    • C’è qualche informazione particolare su di lui o sul suo caso che preferisce non venga resa pubblica?
    • Ha delle malattie gravi o croniche che necessitano di medicine o cure? Se sì, quali sono? (Asma, diabete, malattie cardiache, ecc.)
    • Ci sono membri della sua famiglia che possono essere contattati per prendere delle decisioni importanti o per parlare ai media? Se sì, chi? Ci sono membri della sua famiglia che assolutamente non vuole parlino a nome suo?

Quando avrà queste conversazioni, dovrà ricordare che potrà prevedere a fatica tutti gli sviluppi futuri. La migliore cosa da fare potrebbe essere avere una conversazione approfondita con degli amici fidati e dei membri della famiglia, in modo che possano capire in modo chiaro le sue preferenze, e poi autorizzarli a prendere le decisioni che considerano migliori secondo l’evolvere della situazione. In altre parole, “delegare dando un orientamento”, in modo che le persone fidate possano agire nel suo interesse e secondo i suoi desideri con l’evolversi della situazione.

*Ci sono numerose organizzazioni e non potremmo nominarle tutte. EFF e Global Voices Advocacy sono un buon inizio, ma raccomandiamo anche alcune organizzazioni internazionali come Human Rights WatchAmnesty InternationalFrontLine DefendersReporters Without Borders, il Committee to Protect Journalists (Comitato per la protezione dei giornalisti), e Access. Se hai bisogno di assistenza nel trovare delle organizzazioni locali nel tuo Paese, contattaci e cercheremo di aiutarti.

Fonte: http://it.globalvoicesonline.org/2012/01/consigli-utili-per-cyber-attivisti-nel-mirino-delle-autorita/

Questo post è stato curato da EFF e Global Voices Advocacy. Un ringraziamento speciale a Zeynep Tufekci.

Creative Commons License

scritto da Jillian York · tradotto da Camilla Corradin

Contrappunti/ Abitare un mondo collegato

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 12 luglio 2010

di M. Mantellini – Il succo del DDL intercettazioni? La dimostrazione che l’ecosistema informativo è cambiato, che l’opinione si forma con rivoli di collegamenti proposti dai cittadini

Roma – Come alcuni di voi sapranno io ho un vecchio blog personale nel quale da molti anni appunto un po’ di tutto, dalle foto della pagella di mia figlia vomitata dal gatto a pensieri sparsi su questioni che mi interessano o mi fanno arrabbiare. Così venerdì scorso sono stato molto indeciso se chiuderlo nelle 24 ore di sciopero dei giornalisti contro la cosiddetta legge Bavaglio o se continuare ad aggiornarlo regolarmente.

Sembra una questione di scarsa importanza (per voi lettori, dico) ed effettivamente lo è, ma mi è utile per proporvi un tema che sta assumendo da qualche tempo a questa parte sempre maggior centralità.

Non ci sono dubbi che il mio blog, come la stragrande maggioranza dei blog non assomiglia in nessuna maniera ad un giornale. Nemmeno il fatto che io scriva da anni sulla carta stampata e sul web trasforma ogni mia parola in argomento dotato di una qualche dignità informativa. Inoltre non sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti e non ho mai avuto la minima intenzione di farlo. Tutto questo fa di me un normalissimo cittadino che scrive delle cose che lo interessano in assoluta libertà su Internet. In Italia fra blog e social network siamo forse una decina di milioni.

E allora perché mai chiudere il proprio piccolo blog, come hanno fatto in molti venerdì scorso, al traino di una ampia protesta che ha, almeno apparentemente, i toni della rivendicazione professionale? Intanto perché – lo diciamo sempre – abitiamo un mondo sempre più collegato. L’interesse dei cittadini ad essere informati, che il decreto sulle intercettazioni si propone di limitare in nome di una maggior privacy, genera conseguenze negative sulla intera comunità e per tale ragione, secondo me, andrebbe osteggiato da tutti. Esattamente come tutti dovrebbero difendere la privacy che, curiosamente, viene oggi tenuta in grande conto quando si parla di intercettazioni dal medesimo governo che in questi anni ha smantellato come ha potuto ogni protezione per i suoi cittadini da altre fome di violazione della privacy come ad esempio le invasioni pubblicitarie del telemarketing. È curioso se ci pensate: limitiamo le intercettazioni dei magistrati che indagano sui reati, limitiamo il diritto di cronaca dei giornalisti in nome della privacy degli stessi cittadini i quali però possono essere disturbati a qualsiasi ora per via telefonica da piazzisti di beni e servizi.

Abitare un mondo collegato significa però anche altro. Per esempio comprendere che l’elaborazione della notizia è oggi una pratica che è emersa dagli ambiti specialistici e professionali ed interessa attivamente l’intera comunità delle persone. Il processo di generazione dell’opinione è ormai un evento fortemente pubblico che travalica sia gli strumenti di diffusione delle informazioni (tipicamente la stampa, i telegiornali, le radio ed i siti web editoriali) che il successivo commento editoriale da parte degli addetti ai lavori. Oggi le possibilità che l’opinione di questi milioni di cittadini collegati si generi a margine di un editoriale di Eugenio Scalfari o di Vittorio Feltri sono molto minori rispetto alle centinaia di diversi stimoli che li raggiungono dalla rete ogni minuto. Le opinioni seguono la dinamica del passaparola, sono spesso correlate da arricchimenti mediatici (video su YouTube, piccoli spezzoni di TG o interviste), sovente rimandano ad una memoria digitale di eventi remoti ma rapidamente rintracciabili: in altre parole più che ritmate dai tempi dei TG, sono continuamente rappresentate nell’incessante aggiornamento del newsfeed su Facebook o dal continuo mutare delle homepage dei siti web informativi. In un continuo rimando fra fonti commenti e spunti di discussione che hanno rivoluzionato completamente l’ecosistema informativo.

Se questo è il contesto è evidente come le aspirazioni censorie del decreto del Governo sulle intercettazioni siano non solo discutibili nella sostanza ma anche del tutto antistoriche e, vorrei dire, perfino inutili, a causa delle mille possibilità di aggiramento offerte dalla tecnologia. Pubblicare le indiscrezioni sull’ex Ministro Scajola sulle pagine di un anonimo sito web straniero (e come tale al di fuori della giurisdizione del decreto) avrà alla fine effetti simili a quelli della pubblicazione sul Corriere della Sera o su Repubblica.
Ma se è così perché mai allora chiudere il proprio blog personale per 24 ore? Per umana solidarietà con il prezioso lavoro dei giornalisti certo, ma anche per riconoscere il diritto di cittadinanza di ciascuno di noi dentro il processo informativo che ormai ci coinvolge tutti, dai giornalisti ai lettori.

Massimo Mantellini
Manteblog

Tutti gli editoriali di M.M. sono disponibili a questo indirizzo

Source: PI: Contrappunti/ Abitare un mondo collegato Immagine
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Giappone: i nuovi giornalisti freelance rompono il monopolio dell’informazione

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 12 luglio 2010

traduzione 9 luglio 2010 · vai all’articolo originale [en]

Mentre in molti paesi nel mondo i cittadini comuni familiarizzano con le nuove tecnologie per cercare di far sentire la propria voce, in Giappone sono soprattutto i giornalisti freelance a portare avanti la battaglia contro l’establishment dei media tradizionali, dai quali sono intenzionati a mantenere le distanze.
Questo perché in Giappone la distribuzione dell’informazione é sotto il controllo dei media tradizionali attraverso un sistema chiamato ‘kisha club’.

Kisha club [en] significa letteralmente club dei reporter o club della stampa ed é meglio definito come ‘associazione che si occupa della selezione delle notizie’: è presente in quasi tutte le istituzioni pubbliche come ministeri, polizia, e nelle strutture aziendali ecc. Tra i loro compiti rientra l’organizzazione delle conferenze stampa delle istituzioni che gestiscono.

Come specificato nelle loro linee guida [en]:

In un’epoca in cui si va sempre più alla ricerca di informazioni accurate derivanti da selezioni basate sull’etica dell’informazione, i kisha club si assumono la responsabilità sociale di monitorare l’esercizio del potere da parte dei funzionari pubblici e di scovare rivelazioni autentiche di informazioni da parte delle istituzioni pubbliche. I membri dei kisha club e chi partecipa alle conferenze sono tenuti pertanto a ricoprire questi ruoli importanti.

Solamente i giornalisti che lavorano per alcune società nell’ambito dei media tradizionali possono esserne membri e, di conseguenza, partecipare alle conferenze stampa organizzate dai kisha club.
I giornalisti freelance e i media stranieri spesso non sono ammessi. Nel caso in cui possano partecipare, non possono fare domande.

Il 13 Febbraio Takashi Uesugi [ja], uno dei più popolari giornalisti indipendenti, che richiede l’abolizione del sistema del kisha club [en], ha scritto su Twitter [ja]:

上杉隆「ツイッター、ユーストリームが一次情報を独占する記者クラブの壁を超えた。それ以前にこの記者クラブのシステムが日本人に知られていない。公権力の匿名は許されないというのが当然のジャーナリズムのルール」7:45 PM Feb 13th TweetMe for iPhoneから

Twitter e Ustream hanno oggi superato i club della stampa, che in precedenza monopolizzavano la divulgazione dell’informazione. I dettagli del sistema basato sui kisha club sono poco noti anche in Giappone. L’essere contrari all’anonimità del potere pubblico è una regola ovvia per il giornalismo.

Con un cambio di direzione, alcuni rappresentanti del governo eletti lo scorso anno hanno deciso di aprire le loro conferenze stampa [en] a tutti i giornalisti professionisti. Chi lavorava nei media online ha colto l’opportunità e ha da subito cominciato a partecipare alle varie conferenze con la propria attrezzatura per poter trasmettere gli eventi in diretta.

Lo scorso settembre Tetsuo Jimbo [en], un videogiornalista veterano nonché editor e CEO di videonews.com ha commentato [ja] questa novità: conferenza stampa di un ministro aperta a tutti i giornalisti professionisti.

まず大方針は「原則として、記者クラブ所属報道機関以外の全てのメディアにも解放する」(岡田氏)です。
[…] これまでは、仮にその団体の加盟社の記者でも、社を通じてそれぞれ当該の記者クラブに入会していることが必要でした。それぞれの報道機関の社内ポリティックスなどの事情で、新聞協会加盟社の記者であれば誰でも会見に出られるというわけではなかったということです。
それが、これからは基本的には、上記の団体に加盟している社の記者であれば、誰でも会見には出られることになるので、例えば朝日の別の部署の記者が、朝日の記者クラブの記者に気を遣って会見に行けないとか、NHKのクローズアップ現代の記者やNスペのディレクターがNHK報道局の外務省霞クラブ所属の記者に会見の出席や撮影を妨害されるというような馬鹿げたこと(これが本当にあるんですよ。)もなくなります。

Enunciando il principio guida della nuova politica, il Ministro Okada ha detto: “In linea di massima aprirò (le conferenze stampa) a tutti i media, inclusi quelli che non appartengono al kisha club [del ministro degli esteri].”
[…] Fino ad ora i giornalisti appartenenti ad una società con un kisha club dovevano fare ricorso alla loro azienda per diventare membri di quel club. Anche a causa della politica interna di ciascuna società, i giornalisti non potevano presenziare a qualsiasi conferenza desiderassero.
D’ora in avanti, in linea con questa nuova politica, tutti i giornalisti [oltre a freelancer e reporters di riviste e mezzi di informazione online] che lavorano per un’ organizzazione-membro possono prendere parte a qualsiasi conferenza. Questo significa che, ad esempio, un reporter di Asahi appartenente ad un certo gruppo non dovrà amareggiarsi all’idea di non poter partecipare alla conferenza di un altro gruppo, diverso da quello a cui é stato assegnato. Oppure un direttore del NHK che lavora per programmi come Close Up Gendai or NHK Special non verrà ostacolato nel riprendere o partecipare ad una conferenza del Ministero degli Esteri da un collega reporter del NHK che si occupa solitamente di quel ministero. E tali ridicoli incidenti (perchè si sono verificati realmente) non si ripeteranno.”

Ustream, in particolare, si propone come una fonte d’informazione alternativa per eludere i filtri dei media principali.

E’ abbastanza conosciuto il caso del popolare sito web per la condivisione di video Nico Nico Douga, che dall’anno scorso ha fornito un servizio di trasmissione in diretta ai suoi utenti [ja]. Il suo staff é diventato una presenza regolare alle conferenze stampa settimanali del ministro degli esteri, permettendo al suo pubblico di interagire direttamente con il presentatore. Non solo il pubblico può assistere all’evento ma anche inviare domande alla pagina web che vengono scelte dallo staff di Nico Nico Douga e poste direttamente al ministro. Stando al sito Nico Nico Douga [ja], i suoi utenti hanno potuto fare domande sulla questione della base militare americana [en], sugli attivisti di Sea Shepherd [it], sugli aiuti all’Afghanistan ecc.
Immagine
Conferenza in diretta del Ministro degli Esteri Okada su Ustream di Yasumi Iwakami, 29 Giugno.

Il blogger nob1975 ha scritto un commento[ja] su questa opportunità dicendo che i cittadini e i netizen adesso devono riuscire a guardare le conferenze stampa dei loro politici prima che vengano riviste e filtrate dalla TV e dalla stampa.

国民が、一次情報に触れる機会が、いままでかつて、あったろうか?
政治家も、バラエティショーの一環としての「報道番組」、政治をネタにした完全なる「バラエティ番組」、司会者の仕切りがうざい「討論番組」から飛び出して、記者クラブも通さず、じかに、国民に向けて、情報発信できる時代。
素晴らしいと思う。
[…]
エポックメイキングな瞬間だったと思う。

I cittadini adesso hanno la possibilità di entrare in contatto con informazioni genuine. Mi chiedo se ci sia mai stato un’opportunità del genere in passato.
Questa é un’epoca un cui i politici possono parlare ai cittadini direttamente, senza passare attraverso i kisha club o partecipando a “programmi d’informazione”, che fanno parte di programmi d’intrattenimento, a “varietà” che vedono i politici come carne da macello per lo spettacolo, oppure a “talk shows” dove l’ospite porta avanti la conversazione.
Credo che questo sia fantastico.
[…]
Mi sembra un cambiamento epocale.

Giornalisti indipendenti come Takashi Uesugi, prima citato, o il premiato Yasumi Iwakami [ja] hanno reso Ustream uno strumento per creare dibattiti aperti focalizzati sul “sistema del kisha club”, per accrescere la consapevolezza dei giapponesi riguardo a come le informazioni a cui accedono siano spesso influenzate e limitate. Un esempio é il dibattito tra Uesugi e l’economista Nobuo Ikeda [ja] sulle rivelazioni delle forze dell’ordine ai media”.

Ecco quello che si trova nel profilo di Iwakami sulla sua pagina Ustream:

フリージャーナリスト・岩上安身が、どこにでも出かけて、誰にでも取材し、可能な限り、ダイレク トに情報をお伝えします。インタビュー、対談、記者会見、などなど。

Il giornalista indipendente Yasumi Iwakami va ovunque, intervista chiunque e, quando possibile, trasmette direttamente le informazioni: interviste, dibattiti, conferenze stampa e così via.

In conclusione, Hiroshi Hirano, redattore del quotidiano online Electronic Journal, che critica [ja] il monopolio nell’informazione in quanto contrario ai principi di democrazia, ammonisce riguardo alla pericolosità del potere insito nei media.

情報を自分たちだけでずっと独占していればそれは一種の利権と化し、政治家側や官僚側から利用されやすくなるのです。

Se l’informazione é monopolizzata da una fonte, si crea una nuova forma di potere che é facilmente manipolabile da politici, burocrati o altri per i loro scopi.

di Scilla Alecci · tradotto da Greta Rossi · traduzione 9 luglio 2010

Source: Global Voices in Italiano » G… monopolio dell’informazione Immagine
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/

Serbia: quando è la blogosfera a svelare scandali e richiedere cambiamenti

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 12 luglio 2010

Traduzione 10 luglio 2010 · vai all’articolo originale [en]

Sembra che i blogger serbi siano ufficialmente entrati nei ranghi del giornalismo partecipativo. La scorsa settimana, poco più di 48 ore dopo che parecchi blogger serbi avevano chiesto all’unisono le dimissioni del Ministro della Salute, Tomica Milosavljevic [en], da molti ritenuto responsabile della corruzione delle pratiche mediche all’interno degli enti sanitari pubblici, lo stesso Ministro ha reagito alle diffuse proteste e alle richieste dei blogger [en]. Nonostante i vari scandali venuti alla luce, legati alle istituzioni mediche statali durante il suo mandato come Ministro, in una conferenza stampa tenuta il 6 luglio Milosavljevic ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di dimettersi. Tuttavia neppure i blogger e il pubblico serbo sembrano voler rinunciare alle loro richieste.

Il fatto interessante in questo specifico scandalo della sanità nazionale è il fatto che le testate nazionali hanno ricevuto le notizie sulle proteste e sulle richieste pubbliche grazie alla blogosfera locale. Tramite la stampa, le notizie sono poi giunte fino al Ministro, costringendolo a intervenire. Questa è forse la prima reazione pubblica in assoluto di un’autorità governativa a quanto viene detto sul web. Dragan Varagic, professore di Novi Sad che è anche un blogger avido e analitico su tutte le tematiche relative al web, ha stilato una breve analisi sugli sforzi della blogsfera locale [sr] e sul perchè questo tipo di pressione potrebbe produrre un effetto davvero significativo:

La ragione dietro “l’intervento” assai rapido del ministro sono i resoconti piuttosto dettagliati con specificati i nomi di quanto hanno hanno offerto la loro dichiarazione, i nomi di enti, medici, infermieri, ecc. In altre parole, tutte le testimonianze potrebbero essere facilmente usate come prove in un eventuale processo giudiziario.

Analizzando sia i pro che i contro degli effetti dell’attività della blogosfera, Varagic propone un’osservazione assai valida. La serie di casi di cattiva condotta all’interno delle istituzioni nazionali sembra aver raggiunto un livello insostenibile per il pubblico e i blogger non fanno eccezione. Passando in rassegna le decine di post scritti dopo l’ultimo scandalo che ha portato alla richiesta di dimissioni del Ministro Milosavljevic, si può trovare un filo conduttore comune – ogni autore ha una storia personale da raccontare. La maggior parte di tali storie riguarda richieste di denaro da parte del personale medico (in istituzioni mediche dove i trattamenti dovrebbero essere garantiti dal sistema sanitario e dal bilancio nazionale), evidenti negligenze operative o rifiuti sfacciati anche solo nell’accettazione dei pazienti. E questi blogger hanno fatto i nomi dei colpevoli.

Tamara Gocmanac, conosciuta come Shaputalica (la bisbigliatrice), è stata fra i tre blogger che hanno lanciato quelle richieste di dimissioni del Ministro della Sanità che ora vanno diffondendosi a macchia d’olio nella blogosfera serba. Racconta di amici che aspettano cure mediche urgenti mentre i fondi del sistema sanitario nazionale vengono dirottati altrove [sr]:

L’altro ieri sono venuta a sapere di una persona che ha un tumore e che era riuscita ad ottenere un appuntamento con uno specialista per il 26 agosto… Un’altra persona con quattro aneurismi cerebrali aveva avuto l’appuntamento per una risonanza magnetica nel minor tempo possibile – una quarantina di giorni, e intanto gli sarebbe potuta scoppiare qualcosa dentro la testa. E allora? Uno in meno di cui preoccuparsi.
Il caso della Novartis non è affatto una novità. Un milione di vaccini… per i cittadini serbi sono stati pagati all’azienda al prezzo di otto euro a dose. La Croazia ha pagato lo stesso distributore per l’identico vaccino 6,47 euro. Si tratta forse di corruzione? Non lo so. Sto solo chiedendo: dove sono finiti i nostri soldi?”

Un’altra blogger, Marija Spasojevic, nota come Drveni Advokat (l’avvocato di legno), ha raccontato diverse volte in passato del grave diabete della madre e di quanto ruota intorno a questa condizione, incluse le disavventure della famiglia nelle strutture sanitarie serbe. Associandosi alla richiesta della comunità online sulle dimissioni del Ministro della Salute, propone anche una lista dei desideri, appellandosi all’ethos presente in tutti noi e, si spera, allo stesso Ministro. Marja inizia il suo post [sr] con il Giuramento di Ippocrate, chiedendo l’aiuto di tutti quanti vogliano sostenere questa causa in Serbia, e conclude scrivendo:

Spero che la disperazione e la paura che provo tutte le volte che devo andare dal dottore vengano sostituite dalla speranza e dalla fede, dalla fiducia e dall’altruismo.
Se la realizzazione di questi desideri richiede le dimissioni di migliaia di persone, allora spero proprio che ciò avvenga. Iniziamo con il primo.

Una scrittrice divenuta blogger, conosciuta online come Mahlat, ha pubblicato una propria lista sul suo blog [sr]. Questo elenco può appartenere a tutti i cittadini serbi, poichè annota i motivi concreti per cui il Ministro Milosavljevic dovrebbe dimettersi e gli altri cambiamenti necessari nel sistema sanitario. Elenca anche specifici casi di corruzione, difetti nei trattamenti medici di base introdotti personalmente dal Ministro e altri fatti. Si legge anche quanto segue:

Ci sono malattie rare che sono state diagnosticate a una o due persone e i medicinali per queste malattie non solo non rientrano nell’elenco delle prescrizioni positive [lista di farmaci pagati dai fondi dell’assicurazione sanitaria obbligatoria nazionale], ma non sono neppure inclusi nel registro nazionale dei farmaci. Questa sera ho visto un servizio giornalistico su una ragazza che soffe di una rara e acuta forma di anemia, di cui il fratello è morto l’anno scorso. I suoi farmaci costano oltre 40.000 euro. Per non parlare dei bambini a cui è stato diagnosticata la sindrome di Batten [it], che nel nostro Paese “non esiste” .

Mahlat accusa apertamente il Ministro serbo anche di usare la rete televisiva nazionale RTS per “pubblicizzare” i vaccini contro il virus H1N2, e non è la prima a farlo. In sua “difesa”, conclude citando gli articoli 9, 10, 11 della Convenzione Europea dei Diritti Umani che stabilisce il diritto alla libertà di pensiero e religione, la libertà di espressione e di assemblea e l’associazione con gli altri, anche se online.

Spinti dall’ultimi scandalo farmaceutico nel Paese, i blogger si sono sentiti obbligati a parlarne e a chiedere un cambiamento sostenendo la richiesta di dimissioni del Ministro Milosavljevic, e hanno anche offerto consigli esperti o amatoriali per creare una campagna di proteste online più efficace. Slavko Ilic propone su Nis alcuni suggerimenti e riflessioni in un post intitolato Heads and Tails [sr] sul suo blog che solitamente tratta di notizie collegate alle tecnologie. Sembra che tutti vadano partecipando alla discussione, sia online che offline. Ma sarà sufficiente per portare ad un diverso cambiamento in Serbia? Torniamo al post analitico [sr] in cui Dragan Varagic ci ricorda quali sono i fattori che possono sabotare l’iniziativa dei blogger:

Il contesto politico rappresentato dalle dimissioni di Tomica Milosavljevic è altamente improbabile per il fatto che è la seconda figura per importanza del Partito G17 Plus [it], e la sua rimozione dall’incarico potrebbe portare alla dissoluzione della coalizione attualmente al potere, a meno che non sia lo stesso G17 Plus a imporne le dimissioni.

Varagic offre un’ulteriore e corretta osservazione, non solo indicando l’intricato scenario politico che sta dietro la faccenda, ma ricordandoci anche il fatto che i blogger serbi sono fortemente “anti-establishment” o insistono nel rimanere decisamente apolitici. Unirsi a qualsiasi partito, inclusi quelli d’opposizione che stanno chiedendo le dimissioni di Milosavljevic [sr], in questo caso è veramente ostile alla causa e poco auspicabile. Il professore di Novi Sad aggiunge inoltre che il piccolo numero di quanti hanno creato la comunità di blog locali potrebbe non essere sufficiente per indurre alle attese dimissioni del Ministro o a un importante cambiamento del sistema sanitario. Stima che ci siano circa 250.000 blogger nel Paese, molti dei quali scrivono raramente o si occupano di affari personali. Quando si leggono simili statistiche e cifre, assieme alle parole “protesta” e “dimissioni” in relazione alla Serbia, tornano in mente le statistiche di un decennio fa – ci vollero “solo” 100.000 persone nelle strade della capitale per rovesciare Slobodan Milosevic [it] nell’ottobre del 2000. Resta ancora da stabilire se qualcosa di simile possa realizzarsi tramite la blogosfera e, nel frattempo, seguiremo le ultime reazioni del Ministro della Salute e dal Governo.

di Danica Radisic · tradotto da Cristina Mazzani traduzione 10 luglio 2010

Source: Global Voices in Italiano » S…ndali e richiedere cambiamenti Immagine
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/

News dal mondo dalle voci dei Blogger

Posted in Informazioni Nazionali, Politica&Società by yanfry on 12 maggio 2009

La newsletter di Global Voices del 5 maggio:

In questa edizione ci occupiamo di Armenia, Iran, Cina, Egitto, Siria, Colombia e Sahara Occidentale. Inoltre, vi riproponiamo un articolo sul blog curato dal premio nobel Saramago, per informarvi che ora i post del grande scrittore portoghese sono ora disponibili anche in italiano, tradotti da Massimo la Fronza, e potrete trovare i feed quotidiani direttamente sul nostro sito.

1- Per alcuni attivisti armeni, Barack Obama avrebbe già tradito una sua promessa elettorale: definire “genocidio” l’assassinio di un milione di armeni durante la Prima Guerra Mondiale. Dalle blogosfere turca e armena, leggiamo le reazioni alla recente visita del Presidente degli Stati Uniti.
http://it.globalvoicesonline.org/2009/04/armenia-delusi-e-divisi-su-obama-i-blogger-commemorano-il-genocidio-del-1915-17/

2- Della Conferenza Durban II si è molto parlato, specialmente per l’intervento di Ahmadinejad, che ha provocato l’abbandono del summit di molte delegazioni occidentali. In questo articolo, leggiamo le opinioni dei blogger dell’area MENA sull’accaduto.
http://it.globalvoicesonline.org/2009/04/mena-riflessioni-dopo-la-conferenza-onu-sul-razzismo/

3- Il 12 maggio sarà l’anniversario del terremoto che nel 2008 ha sconvolto la regione del Sichuan, in Cina: a dispetto delle intenzioni dichiarate, le autorità sembrano intenzionate a non rendere pubblica la lista delle vittimie e a non indagare per individuare le responsabilità umane. Piuttosto, gli sforzi della macchina repressiva cinese si concentrano sulla persecuzione dei cittadini che si mobilitano per l’accertamento della verità.
http://it.globalvoicesonline.org/2009/05/cina-una-campagna-dei-cittadini-per-non-dimenticare-le-vittime-del-terremoto/

4- In questo breve articolo, ricostruiamo la nascita in Egitto del primo sindacato indipendente: quello degli esattori del mercato immobiliare.
http://it.globalvoicesonline.org/2009/05/egitto-nasce-il-primo-sindacato-indipendente/

5- Dopo più di 4 anni dall’omicidio del premier siriano Hariri, il tribunale speciale istituito dall’Onu solleva da ogni responsabilità i capi dei servizi segreti libanesi. I blogger dell’area commentano una decisione che segna un passo verso la normalizzazione dei rapporti tra Siria e Libano.
http://it.globalvoicesonline.org/2009/05/siria-prima-ordinanza-del-tribunale-onu-sullomicidio-hariri/

6- Torniamo a parlare di Rising Voices, organizzazione parallela a Global Voices che si occupa di fornire gli strumenti della comunicazione digitale ai cittadini di ogni parte del mondo che ne sono esclusi: oggi vi presentiamo HyperBarrio, il progetto di formazione all’uso del web 2.0 partito a Medellin, in Colombia, e che ora si sta diffondendo ad altre zone dello Stato sudamericano.
http://it.globalvoicesonline.org/2009/05/colombia-imparare-luso-dei-new-media-dalla-gente-per-la-gente/

7- Bubisher, che in saharawi significa “uccellino del buon augurio”, è il nome dell’autobus colmo di libri con cui una comunità di scrittori, educatori e semplici volontari vuole garantire l’accesso a una vera e propria biblioteca itinerante ai bambini che vivono nei campi profughi del Sahara occidentale: nell’articolo, realizzato dall’autrice di GVO Renata Avila, trovate le indicazioni per collaborare al progetto.
http://it.globalvoicesonline.org/2009/05/bubisher-un-autobus-colmo-di-libri-per-i-bambini-del-sahara-occidentale/

8- Infine, vi riproponiamo il link a un articolo dell’ottobre 2008, in cui vi parlavamo del blog di José Saramago, premio nobel portoghese per la letteratura. Ora il blog è disponibile anche in italiano, grazie agli sforzi del traduttore Massimo La Fronza: potrete trovare ogni giorno i link ai suoi post sull’homepage di Global Voices in italiano.
http://it.globalvoicesonline.org/2008/10/lusosfera-saramago-85-anni-premio-nobel-blogger/

Il sisma dell’Abruzzo dalle voci della rete

Posted in Informazioni Nazionali by yanfry on 16 aprile 2009

In un articolo a cura della redazione italiana di GlobalVoicesonline.org, uscito due giorni dopo il sisma dell’Abruzzo, ripercorriamo le numerose discussioni su quello che è stato il primo evento nazionale narrato più (e forse meglio) sulla Rete che sui media tradizionali: primi commenti, foto e video, le polemiche sulla prevenzione e sull’opportunismo della stampa e le riflessioni sulla ricostruzione.

2009-04-08 @ 16:36 EDT · articolo originale di Bernardo Parrella tradotto da Stefano Ignone

Alle 3.32 di lunedì mattina la provincia de L’Aquila, in Abruzzo, è stata devastata da un terremoto [it] di magnitudo 5.8 [6.2 per la scala di mognitudo sismico] sulla scala Richter. Gli ultimi dati parlano di 250 morti e più di 17.000 sfollati, mentre sono 26 i Comuni colpiti, alcuni dei quali completamente rasi al suolo [it].

Macerie

Un brusco risveglio, poi la commozione

La scossa, con epicentro localizzato a un chilometro da L’Aquila, è stata avvertita in tutto il centro Italia, inclusa Roma, dove è stata catturata dalle telecamere della trasmissione “Grande Fratello”, accese 24 ore su 24 [it]. Né mancano certo le prime foto su Flickr, come questa di healinglight – molte altre ne verranno caricate in continuazione:

Foto da Flickr sotto licenza Creative Commons

Immediatamente compaiono i primi aggiornamenti [it] degli utenti di Twitter che dicono di aver avvertito una scossa:

Schermata da Twitter

Questi dispacci (soprattutto quelli con i tag #italy e #terremoto) vengono subito rilanciati nel mondo [in], anticipando anche i canali all-news satellitari, mentre nella mattinata si scatenano i commenti su Facebook. Man mano che vengono pubblicati i primi dati ufficiali, ci si rende conto della portata del disastro: un intero capoluogo di regione è devastato. Chiara, sul gruppo di Facebook “Terremoto in Abruzzo: Non lasciamoli soli-il lutto” [it] scrive:

l’Aquila distrutta… speravo fosse un sogno ed invece è tutta realtà… non ci posso ancora credere… mi si stringe il cuore… ma l’Aquila ritornerà ad essere bella come prima ed a emozionarci ancora.. Sono vicina a tutti…

Di gruppi su Facebook, in questa prima giornata, ne nasceranno ben cinquecento. Scorrendo i messaggi, si trovano appelli di solidarietà, come quello di Daniela da Reggio Emilia:

in questo drammatico momento di immenso dolore, mi rendo disponibile ad ospitare una famiglia presso la mia casa, offrendo loro un alloggio confortevole, e tutto il mio sostegno morale.

Anche Alessandra pensa a chi ha perso la casa, e scrive:

Facciamo un gruppo in cui le persone che hanno più di una casa si offrono di mettere a disposizione un’abitazione per gli sfollati del terremoto. Io sono disponibile.
COME CI POSSIAMO MUOVERE?

Altri, da altre regioni d’Italia, sono particolarmente commossi per motivi personali. Annamaria dice:

31 ottobre 2002, 7 anni fa, la tragedia di s.giuliano di puglia nella mia provincia…una tragedia x la perdita di 27 persone che ha sconvolto la popolazione…Oggi 6 Aprile 2009 una catastrofe che sembra un film, case accartocciate, persone riverse in strada..una vera tragedia…Sembra proprio che il mondo stia cambiando…Vi sono vicina nel vostro dolore..

Immagine da un video su YouTube

Il dibattito online è monopolizzato dalla tragedia. Persino su un sito dedicato alle discussioni tra tifosi dell’Inter, l’amministratore decide di parlare dell’accaduto [it], e un commentatore ricorda lo stesso terremoto [it] citato da Annamaria, notando come non sia cambiato poi molto, da allora:

Nel precedente governo dell’ipocapelluto… è stata stilata una lista (…) di tutti i siti a rischio sisma in Italia… sono stati previsti tutti gli interventi di prevenzione per evitare le tragedie… (…) è stato fatto…? … Nulla.. i terremoti sono inevitabili… ma le teste di cazzo fanno ancora più danni.

In quella tragica circostanza, l’unico edificio a crollare era stata la scuola materna; a l’Aquila, uno dei primi a venire giù è stata la Casa dello Studente, che ospitava un’ottantina di universitari. L’Associazione delle Vittime del terremoto di San Giuliano di Puglia, in un commento raccolto dal blog del Comune di Taggia, si domanda [it]:

Come mai in occasione dei terremoti i primi edifici a crollare sono quelli costruiti per esigenze pubbliche (?).

A San Giuliano è stata la scuola, con i drammatici esiti che conosciamo. A l’Aquila, la Casa dello Studente si è trasformata in una trappola.

Luce sul disastro: video e foto

Man mano che si fa giorno, appaiono ben visibili i terribili segni della distruzione. Parecchio il materiale già reperibile sul web. Mastrostyle, su Youtube, carica una  slideshow [it] con le foto della tragedia. Anche Lukalove realizza una slideshow, utilizzando il software online slide.com. Parecchi cittadini armati di videocamera vanno a raccogliere le prime testimonianze in loco. In questo video [it], una ragazza appena estratta dalle macerie viene condotta all’ambulanza. Qui di seguito, invece, alcune interviste realizzate in un campo di accoglienza:

Critiche ai giornali online

L’evento sembra acuire la sensibilità di molti, che non tollerano errori da parte delle testate giornalistiche più prestigiose. Il blog pensierispettinati [it] si accorge che nella galleria di foto da l’Aquila pubblicate da Il Corriere della Sera, ce n’è una che non può essere stata scattata in Abruzzo: riguarda piuttosto i danni del terremoto del maggio 2008 a Sichuan, in Cina. Rimossa quella foto, però, la stessa testata ripete l’errore, questa volta pubblicando tra le foto del giorno un momento dei soccorsi [it] relativo al terremoto di Adapazari, in Turchia.

Di diversa natura, ma non meno feroci, le critiche della blogosfera a Repubblica.it, che prima dei  video del disastro non rinuncia a proporre i tipici messaggi pubblicitari. Sul blog Analogica_mente//Digitale, Michele Ficara scrive [it]:

Immaginando l’incredibile picco DI TRAFFICO odierno post disgrazia di accessi web a tali video e del sito in generale mi chiedo come mai non siano stati rimossi i video pubblicitari (obbligatori) prima di potere visualizzare il video del terremoto.

Blogosfera divisa sul ricercatore che “aveva previsto”:

L’evento, secondo alcuni, non è giunto inaspettato. Erano mesi che la zona era interessata da fenomeni sismici di varia entità, con cadenza quasi quotidiana; un ricercatore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Giampaolo Giuliani [it], che con un team internazionale ha messo a punto un sistema per prevedere i terremoti. Una settimana prima del sisma, il ricercatore aveva contattato il sindaco di Sulmona per avvisarlo che era in arrivo un sisma devastante, creando scompiglio nella popolazione: il Capo della Protezione Civile Guido Bertolaso [it] lo aveva denunciato per “procurato allarme”.
Nelle prime ore, la storia era già sulla bocca di tutti. Enzo Giarrittiello, sul blog La voce di Kayfa [it], scrive:

(…) Ora che purtroppo le sue previsioni si sono avverate, seppure con una settimana di ritardo rispetto a quanto aveva inizialmente ipotizzato, non sarebbe il caso di stanziare fondi per favorire la ricerca di Giuliani anziché mandarlo in prigione? Dando per scontato che le sue teorie sono pure illazioni (…) non ci si comporta in maniera oscurantista assumendo lo stesso atteggiamento dei censori medievali?

Su Facebook sono moltissimi i gruppi che nascono per dimostrare solidarietà al ricercatore. Superano presto il centinaio di commenti in coda a un intervento di Vittorio Zambardino su Repubblica.it; tra questi, bluman rimanda a un forum [it] risalente al 2005 dove si spiega con più precisione il metodo utilizzato da Giuliani per prevedere il sisma, il cosidetto MP4.

Trovano meno seguito nella vasta comunità di commentatori Internet, anche se sono più autorevoli, le posizioni di quanti liquidano le “profezie” di Giuliani come inattendibili. Ilsussidiario.net riporta [it] un’intervista a Eugenio Coccia, direttore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, che avanza i suoi dubbi:

Quando si parla di questioni così importanti e delicate bisogna interpellare gli esperti (…). Giuliani è un perito elettronico, che non lavora nemmeno per l’Istituto che io dirigo. Non è un mio dipendente (…). In base alle sue previsioni bisognava evacuare Sulmona otto giorni fa. Se lo si fosse fatto, molto probabilmente gli sfollati sarebbero stati portati all’Aquila, e oggi sarebbero sotto le macerie (…).

Un’ulteriore opinione autorevole viene dal prof. Biagi, ordinario di Fisica all’Università di Bari, il quale in una nota [it] diramata dal suo Ateneo afferma che sebbene non sia impossibile prevedere i terremoti, le ricerche non sono ancora a buon punto.

Al di là delle polemiche sulla previdibilità del terremoto, le critiche alla gestione del Capo della Protezione Civile Bertolaso non si limitano alla vicenda di Giuliani. Ancora, nei commenti all’articolo di Zambardino [it], visintainer60, un vigile del fuoco, scrive:

Sono un funzionario dei vigili del fuoco, esperto nella gestione di incidenti rilevanti e posso esprimere tutto il mio disappunto sulla gestione Bertolaso. Si tratta di un tecnico del tutto mediocre ma molto funzionale al sistema, tale da assecondare i più bassi appetiti intorno al voluminoso affare della protezione civile. Vorrei ricordare che dietro la protezione civile si nascondono affari enormi che non necessitano “nell’emergenza” di alcuna giustificazione di spesa (…). Tanti ingenui aderiscono in buona fede a organizzazioni di protezione civili, senza capire che sopra di loro interessi di pochi sono ben governati nel principio ufficiale di promuovere l’autostima sociale, ma nascondendo un vero “buco nero” di spesa.

“Una calamità assai più penosa”

Intorno a un sisma di queste proporzioni, certo si muovono grandi interessi economici: sia nelle prime operazioni di soccorso, che nelle operazioni di ricostruzione. Mentre ancora si scavava per recuperare i superstiti, Sibemolle99, su Flickr, pubblicava la foto [it] di una casa ormai diroccata, dove i nonni, sfollati dopo il grande terremoto del 1915 erano andati ad abitare, e la commentava con le parole di un celebre conterraneo, Ignazio Silone [it]:

“(…)In una contrada come la nostra, in cui tante ingiustizie rimanevano impunite, la frequenza dei terremoti appariva un fatto talmente plausibile da non richiedere ulteriori spiegazioni (…). Passata la paura, la disgrazia collettiva si trasformava in occasione di più larghe ingiustizie.

Non è dunque da stupire se quello che avvenne dopo il terremoto, e cioè la ricostruzione edilizia per opera dello Stato, a causa del modo come fu effettuata, dei numerosi brogli frodi furti camorre truffe malversazioni d’ogni specie cui diede luogo, apparve alla povera gente una calamità assai più penosa del cataclisma naturale. A quel tempo risale l’origine della convinzione popolare che, se l’umanità una buona volta dovrà rimetterci la pelle, non sarà in un terremoto o in una guerra, ma in un dopo-terremoto o in un dopo-guerra.”

————————-
Alla stesura di questo post hanno collaborato Tamara Nigi, Maria Grazia Pozzi e Bernardo Parrella.
Fonte: Globalvoicesonline.org