YBlog

Educare i giovani ad avere spirito critico e senso civico digitale

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 20 marzo 2014
Chiara Spalatro 16/01/2014

Se gli adulti sono arrivati in rete per gradi e hanno avuto il tempo di ambientarsi, per i ragazzi, invece, non è mai esistito altro: la rete è puro protagonismo. Come educare, dunque, i giovanissimi a “vivere” la rete correttamente e costruttivamente, sviluppare in loro uno spirito critico e un senso civico digitale che li porti a essere produttori e distributori consapevoli di informazioni?

 senso civico digitale - Foto di Marcos Bessa

Foto di Marcos Bessa

Il web 2.0 è una fantastica opportunità per diventare protagonisti, è un web partecipativo.

I nostri alunni non conoscono altro, perché il web 2.0 comincia a esistere più o meno dai primi anni 2000. Il termine è stato coniato nel 2004 quando inizia a dilagare il fenomeno dei social network e dei blog, massima espressione del web 2.0.

Noi adulti, che abbiamo vissuto il passaggio, siamo consapevoli delle rivoluzionarie novità introdotte da questo nuovo modo di vivere la rete: non più semplici spettatori ma attori, non più passivi consumatori ma produttori. Noi, in questo nuovo mondo virtuale, ci siamo arrivati per gradi e abbiamo avuto il tempo di ambientarci. Per i ragazzi, invece, non è mai esistito altro: la rete è puro protagonismo!

Ma essere protagonisti non è affatto semplice, soprattutto per i più giovani. Saper gestire saggiamente la varietà e la complessità degli strumenti che Internet ci mette a disposizione per far sentire la nostra voce è diventata una competenza chiave in un mondo interconnesso come il nostro. Di conseguenza è basilare insegnare ai ragazzi a gestire la propria identità digitale e il proprio spazio virtuale nella rete.

Proprio come insegniamo ai nostri bimbi a maneggiare il coltello per tagliare il cibo, quando sono abbastanza grandi per poterlo fare, così dovremmo stare al loro fianco accompagnandoli nei primi passi in Internet. I bambini crescono in fretta e non ci saranno sempre mamma e papà a fare a pezzetti la bistecca, dovranno imparare a far da sé per non mangiare sempre minestrine – o peggio –  rischiare di ferirsi usando il coltello, strumento utile ma pericoloso, in maniera impropria.

Dunque è questa la nuova emergenza: educare i giovanissimi a “vivere” la rete correttamente e costruttivamente, sviluppare in loro uno spirito critico e un senso civico digitale che li porti a non essere solo consumatori, ma anche produttori e distributori consapevoli di informazioni.

Vietare, demonizzare, incolpare – in modo particolare i social network – non serve. Bisogna informare, educare, guidare ad usare saggiamente gli strumenti del web 2.0, sviluppare nei ragazzi una cultura partecipativa, insegnare loro ad offrire contributi validi in un dialogo civile e democratico.

A chi il compito? Alla famiglia, alla scuola?

La risposta è – come sempre – a entrambe.

Il blog di classe

Uno strumento che possono usare anche i più piccoli è il blog. Molti insegnanti aprono blog di classe affidando agli alunni incarichi diversi, tra cui anche la pubblicazione di post. Di solito l’insegnante funge da supervisore verificando i contenuti, ma per quanto riguarda i commenti i ragazzi vengono generalmente lasciati liberi di esprimersi. Tuttavia, per rafforzare la valenza didattica di questa attività, sarebbe opportuno insegnare loro alcune semplici regole di buona educazione valide sempre ma soprattutto sul web.

Come scrivere buoni commenti

Buoni commenti possono dar vita a discussioni interessanti.

Per scrivere buoni commenti bisognerebbe:

  • Iniziare sempre con i complimenti all’autore del post, meglio se positivi (ESSERE GENTILI)
  • Scrivere in maniera corretta e comprensibile (ESSERE CHIARI)
  • Non andare OT: non trattare argomenti che non abbiano niente a che fare con il post (ESSERE PERTINENTI)
  • Non offendere o usare un linguaggio inadeguato (ESSERE EDUCATI)
  • Criticare, se occorre, ma costruttivamente (ESSERE COSTRUTTIVI)
  • Aggiungere, se possibile, nuove informazioni al contenuto del post (ESSERE PROPOSITIVI)
  • Non inserire alcuna informazione personale (ESSERE DISCRETI)
  • Non scrivere commenti eccessivamente lunghi (ESSERE CONTENUTI)
  • Non pubblicare il commento prima di aver fatto una revisione grammaticale (ESSERE ACCURATI)
  • Chiudere il commento con una domanda per far continuare la discussione (ESSERE INTERESSATI)

Queste regole valgono ovviamente anche sui social network, sebbene qui la comunicazione sia più informale per natura. Se si può chiudere un occhio (ma non troppo) sulla correttezza grammaticale, non si può prescindere invece dall’essere educati, gentili e discreti. La discrezione soprattutto non va sottovalutata. Alcuni ragazzi, vittime del narcisismo e dell’imprudenza tipiche dell’età adolescenziale (e preadolescenziale), tendono a violare le più elementari norme della privacy – propria e altrui – inserendo notizie e informazioni personali spesso offensive o imbarazzanti, in ogni caso sconvenienti.

La prima regola, allora, deve essere questa: non offendere, non scrivere cose che possano urtare la sensibilità degli altri, in modo particolare quando questi non sono direttamente coinvolti nella discussione (o peggio, se non sono proprio iscritti al social network in questione). Esprimere il proprio pensiero non è vietato, ma così come accade nella vita reale, nelle relazioni faccia a faccia, va fatto con educazione e discrezione, senza eccessi.

I nostri alunni molto spesso disattendono queste buone norme. Ma chi vigila su di loro? Chi ha il compito di farglielo notare?

Considerato che non tutti i genitori hanno le competenze adatte non rimangono che gli insegnanti.

I risultati di un sondaggio: quanti docenti sono in rete? e quanti genitori?

Da un sondaggio in una classe terza della scuola media dove insegno – classe in cui tutti gli studenti sono iscritti a Facebook già dalla scuola primaria – è risultato che solo 14 genitori su 34 hanno un profilo su Facebook. Tre di loro hanno iscritto personalmente i figli – prima dell’età consentita – dedicando un po’ di tempo ad insegnargli regole di buon comportamento ed affiancandoli nella navigazione, perlomeno all’inizio. Alcuni alunni hanno imparato imitando i fratelli più grandi. La maggioranza degli studenti (14 su 17) si è iscritto a Facebook di nascosto, pochi hanno concesso l’amicizia ai genitori, ma tutti hanno tre o quattro professori della propria classe come amici, anche di più se si contano quelli di tutta la scuola. Tutti sono iscritti al gruppo FB della classe – creato da una prof – e a quello della scuola, attivissimo per la divulgazione delle attività dell’istituto e comunicazioni varie, frequentato anche da alcuni genitori. Solo il 30% dei prof della scuola (dirigente incluso) è su Facebook. Quelli che postano regolarmente contenuti inerenti attività didattiche o educative in generale, intrattengono discussioni con i ragazzi e in molti casi fungono da moderatori sono meno del 10% .

Se volessimo considerare questa realtà scolastica come lo specchio di quella italiana in generale (a occhio e croce dovrebbe coincidere con la media), allora dobbiamo cominciare a preoccuparci. Per insegnare ai nostri studenti ad essere presenti e a dialogare costruttivamente in rete dobbiamo esserne esperti innanzitutto noi docenti. Non facciamo finta che la cosa non ci riguardi, non deleghiamo la responsabilità esclusivamente alla famiglia. Molto spesso, come abbiamo visto, la famiglia non ha i mezzi per aiutare i figli (basti pensare che tanti genitori non usano il registro elettronico per controllare l’andamento scolastico dei figli perché non ne sono capaci!).

I social network non sono sempre e solo una perdita di tempo, dipende da come e per cosa vengono usati. Sarebbe furbo – come docenti –  non lasciarsi scappare questa opportunità offerta dal web 2.0 per promuovere atteggiamenti di partecipazione attiva e costruttiva nei nostri ragazzi.

Creare un engagement 2.0.

Non cliccare più solo MI PIACE. Troppo facile, troppo comodo. Ma ogni tanto dire anche perché MI PIACE o NON MI PIACE ed essere capaci di esprimerlo nella maniera giusta. Non è cosa da poco!

Per approfondire:

Autrice: Chiara Spalatro

Sono sempre stata una docente sopra le righe, col pallino della scrittura e della lettura. Formatrice e appassionata sostenitrice di un rinnovamento nel mondo dalla scuola. Oggi mi occupo di ICT nella didattica e di rapporti tra giovanissimi, Web e social media.
Website: https://plus.google.com/114660904942832855279

Tagged with: ,

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: