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Il Quinto Stato può essere un punto di partenza?

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 14 marzo 2014

Può essere il neomutualismo quel fattore utile per dare vita ad una società che sappia reagire alla rapina ecosistemica del capitalismo e alla depredazione collettiva di uno Stato impositivo e corrotto?

E il Partito Pirata che ruolo può giocare in questo tentativo di composizione di soggettività politica?
Il mutualismo attraverso il mutuo soccorso, le leghe di resistenza, la cooperazione, fu la risposta autorganizzata del movimento operaio a partire dalla seconda metà dell’800 quando iniziò a provvedere per sé alle tutele non fornite da Stato e padroni, fu alla base della consapevolezza e della presa di coscienza del proletariato internazionale.
Soltanto in questo paese oggi ci sono oltre 8 milioni i lavoratori che non godono di tutele e che hanno un lavoro intermittente, self-employed, lavoratori temporanei o free lance, lavoratori precari, nomadi del lavoro.
Molti di questi lavoratori, italiani e stranieri, che pagano più di altri il prezzo delle politiche di austerità dell’Europa, costituiscono una sorta di nuovo proletariato trasversale ai ceti sociali e senza coscienza di classe, sempre sull’orlo dell’abisso della povertà, tartassati dal fisco, di fatto tenuti in uno stato di semi cittadinanza senza rappresentanza politica.

Ci sono due aspetti che sembrano sfuggire alla politica attuale che dimostra di non essere in grado di rappresentare questo sommovimento sociale:
Il primo è legato al verticismo dei partiti mentre il Quinto Stato si muove sui principi “dal basso” dell’autorganizzazione e dell’autogestione.
Il secondo è legato alla mancanza di una visione “continentale” delle problematiche, la necessità di affrontare i problemi iniziando a definire nuove regole comuni di questa Europa.
Il nostro partito possiede entrambe queste caratteristiche, è un partito non inquadrabile in un ceto sociale preciso. L’attuale composizione del Partito Pirata è varia e, come abbiamo più volte fatto notare, è frutto di provenienze, storie e visioni assai differenti.
Possiede innata la spinta alla sperimentazione dei nuovi modelli culturali che diminuiscono l’intermediazione, perché di fatto è questa la caratteristica principale del P2P (leggi anche bitcoin) utilizzando le tecnologie, la rete e i suoi nodi come i nuovi telai meccanici, come il terreno naturale del nuovo conflitto sociale (vedi le battaglie sul Copyright, sui brevetti, sul file sharing, contro la censura e per un diritto sostanziale alla libera circolazione delle idee e delle informazioni).

Nel frattempo il Quinto Stato reagisce e si organizza attraverso pratiche che si diffondono anche sfidando apertamente la legalità, condividendo saperi, mezzi di produzione, tecnologie, aprendo luoghi di cooperazione, dando vita ad esperienze di crowdfunding e cooworking, facendosi portatori un nuovo concetto rivoluzionario di produzione tramite il lavoro dei “makers” con le loro stampanti 3D e i FabLab.
Una battaglia che si sposta anche sul terreno del Welfare (o Commonfare) inteso come salvaguardia del “bene comune” necessario per salvaguardare l’autonomia reale dei soggetti.

Tutto questo accade nel silenzio della politica e dei parititi, inadatti a cogliere il senso e il peso di questa trasformazione sotterranea, un silenzio che genera un vuoto politico da riempire.
Io penso che si dovrebbe partire da questo vuoto perché un partito di scopo non sarebbe che una semplice associazione di categoria se non fosse in grado di dare un valore politico ai propri temi dimostrando la forza e la capacità di andare verso una reale trasformazione dell’esistente.

Dall’email di un collega nella lista “Confero” del Partito Pirata Italiano

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