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Il tuo numero, la tua posizione, il tuo IP: sono misure fatte per proteggerci

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 2 agosto 2013
profilazione
Sono misure fatte per proteggerci.

Ad esempio dalle frodi, dagli accessi non autorizzati.

Sono servizi fatti per il bene degli utenti.

Quando ti chiedono di dare il tuo numero di cellulare, lo fanno per il tuo bene perché così quando dimenticherai la password sarai sicuro che la potrai ricevere solo tu. Però hanno il tuo numero di cellulare, in altri tempi sarebbe stato considerato una inaccettabile intrusione nella propria privacy, ma internet si è spostata anche nei cellulari e ormai non ci sembra poi così strano.

Tracciano da dove ti colleghi, non solo con gli ip appunto, ma anche i browser prima solo quelli dei device mobili e poi adesso anche quelli desktop consentono di avere una precisa localizzazione tramite gps, se presente, o altre componenti del device che possono fornire tale informazione http://www.w3.org/2008/geolocation/

Con questa geolocalizzazione si possono fare tanti servizi che prima non erano possibili. Ovviamente tutto nel massimo rispetto della privacy, l’utente deve acconsentire a fornire questa informazione. Ma ormai non solo è normale, quasi ci da fastidio che il servizio non capisca da solo dove ci troviamo quando facciamo una ricerca o comunichiamo qualcosa.

Queste password poi sono così fastidiose da ricordare, ma si può usare il social network di fiducia per autenticarsi. Così non devo più avere il problema di ricordarmi una diversa password per ogni servizio (o peggio ancora mettere la stessa password in tutti i servizi, gravissima violazione delle minime misure di sicurezza). Però questi servizi ci chiedono subito il permesso per accedere alla lista dei nostri amici del social network. Chissà perché lo fanno, forse perchè io possa facilmente dire loro quanto sono contento di usare questo servizio, e possano farlo anche loro. E più siamo più ci divertiamo.

A volte si caricano sui loro server i nomi della rubrica telefonica delefonica del nostro telefonino. Così possiamo sapere quali altri amici usano la nostra applicazione, e poter comunicare con loro.

E i fornitori di servizio che non si adeguano a questa corsa risultano perdenti. Ad esempio Facebook si spinge sempre un passo oltre la soglia del “normalmente accettabile” rispetto alla privacy, alla conquista di nuovi territori. E Google con l’ormai poco credibile “don’t be evil” è dovuta correre ai ripari, cercando di recuperare quel terreno.
Quando qualcuno ti dice: “voglio solo il tuo bene“, la risposta dovrebbe essere “il mio bene preferisco tenermelo, non te lo voglio dare“.
Ma la risposta sarà sempre più: “peggio per te. Resterai solo. Gli altri sono già tutti con noi, i tuoi stessi amici, sei circondato, arrenditi e clicca sull’opzione accetto del contratto di servizio” che se mai lo leggerai prevede la clausola “fate di me ciò che volete“.
Un utente da solo non ce la può fare.

 

Da un e-mail di Mauro Pirata nella lista comunicazione del Partito Pirata Italiano

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