YBlog

Mantenere Internet aperto

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 3 settembre 2012

L’apertura di Internet è stata un catalizzatore per molti dei progressi sociali ed economici degli ultimi due decenni. Essa ha facilitato un livello di comunicazione umana e di interconnessione senza precedenti nella storia umana. L’incredibile popolarità globale dei siti di social networking come Facebook e YouTube sono testimonianza di questo. Ha inoltre stimolato un nuovo livello di innovazione che ha alimentato un significativo sviluppo economico. Il McKinsey Global Institute, una think-tank con sede in USA, stima che nei paesi sviluppati Internet ha generato ben il 10% della crescita del PIL negli ultimi 15 anni.

La crescita impressionante di Internet non ha incontrato poche sfide. Le strutture necessarie per sovrintendere una creatura dinamica come Internet devono adeguarsi continuamente ad una notevole mutevole serie di pressioni e priorità globali. Inoltre, i benefici economici resi possibli da Internet, ed il potere e l’influenza che che li accompagnano, non sono sempre stati incanalati verso le nazioni in via di sviluppo.

 
Gestione del Chaos – l’approccio multi-stakeholder
Rispondere alle domande su chi ha la responsabilità di affrontare l’equità e la crescita di Internet, e su chi deve essere incaricato di creare e governare una situazione paritaria è piuttosto complicata. Nessuna singola organizzazione o paese è responsabile per il governo della Internet. Al contrario, Internet è gestito da un mélange di organizzazioni, che rappresentano una varietà di interessi e responsabilità.

Nonostante l’importanza globale della loro funzione, le organizzazioni attualmente incaricate della gestione delle istituzioni sono in gran parte inaspettate e sconosciute. Solo una percentuale minuscola dei miliardi di persone che dipendono da Internet hanno mai sentito parlare dell’ Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN), un’associazione senza scopo di lucro statunitense responsabile del coordinamento globale del sistema dei nomi di dominio; la raccolta dei registri Internet regionali da parte della Latin American and Caribbean Internet Addresses Registry (LACNIC) e dell’American Registry for Internet Numbers (ARIN), che coordinano gli indirizzi IP, la Internet Assigned Numbers Authority (IANA), il coordinatore centrale per lo sviluppo e la promozione degli standard dei Protocolli Internet; o l’Internet Engineering Task Force (IETF), che sviluppa standard tecnici globali in modo che i dispositivi e software siano in grado di interoperare. Molti dei loro incontri sono aperti al pubblico e offrono sia l’accesso online e che offline, così come l’opportunità di contribuire, a chiunque abbia voglia di partecipare. L’elenco del gruppo di acronimi di tre e quattro lettere diventa ancora più oscuro quando si aggiungono molte altre organizzazioni e gruppi interessati che coordinano le risorse relative a Internet, gli standard e le policy.

Non è una sorpresa che molti spettatori vedano questo approccio multi-stakeholder alla governance di Internet caotico ed inefficiente. Alcuni sostengono che Internet è semplicemente troppo importante a livello mondiale per essere lasciato a questo modello di governance disunito. Tuttavia, la storia, i fatti ed i frutti di un Internet aperto sostengono il contrario. L’apparentemente libero e decentrato modello multi-stakeholder di governance ha funzionato incredibilmente bene nel gestire la crescita esponenziale di Internet. I fautori di questo modello ritengono che ciò è dovuto al fatto che il sistema è così aperto e decentralizzato che potenzialmente chiunque, ovunque sul pianeta, può inventare nuove applicazioni, sviluppare i contenuti o la tecnologia per l’interconnessione con la rete globale.

 
L’Internet Governance è in pericolo

Eppure, non tutto va bene. La posta in gioco è alta nel crescente dibattito globale su chi dovrebbe essere responsabile di Internet. Per anni la Cina, l’India, la Russia e molti paesi in via di sviluppo hanno protestato che le istituzioni multi-stakeholder sono ingiustamente dominate da americani e dagli europei occidentali. Paesi in via di sviluppo, spesso sotto o non rappresentati negli incontri internazionali, danno voce a reali preoccupazioni sul fatto che i paesi più ricchi e sviluppati, manipolano i risultati per incrementare il loro vantaggio commerciale e geopolitico.

In questo contesto, una nuova battaglia nella guerra per il controllo di Internet è iniziata. Al centro si trova l’Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU), un’organizzazione delle Nazioni Unite che conta 193 paesi membri. L’ITU, il cui mandato è stato finora limitato ai sistemi telefonici mondiali, sta attualmente conducendo una revisione degli accordi internazionali in materia di telecomunicazioni. L’organismo si propone di estendere la propria autorità di regolamentazione ad Internet in un vertice chiamato la Conferenza mondiale sulle telecomunicazioni internazionali (WCIT) prevista per il dicembre 2012 in Dubai.

L’ITU è il modello esemplare di una burocrazia internazionale il cui pesante, approccio top-down al processo decisionale, non potrebbe essere più antitetico ad un approccio bottom-up Internet-dinamico alla governance. In qualità di organizzazione delle Nazioni Unite fondata su trattati, se le proposte dell’ITU a Dubai passassero, vincolerebbero i paesi membri ad un modello di governance di Internet che sarebbe essenzialmente dettato e controllato dai governi. Più sostanzialmente potrebbero bloccare il processo decisionale e limitare il ritmo di crescita e di sviluppo dell’Internet.

Una tale mossa rappresenterebbe uno spostamento tettonico nelle fondamenta filosofiche di Internet. Avrebbe probabilmente anche ramificazioni profonde e pericolose per il futuro di Internet e dei suoi utenti globali.

 
Difendere i valori, Proteggere l’Internet

Il ruolo che i governi hanno svolto nel permettere che Internet crescesse organicamente è stato un fattore importante per il suo successo. Ma l’approccio multi-stakeholder per lo sviluppo, il funzionamento e la governance è stato un complemento altrettanto importante. C’è spazio per migliorare l’attuale modello di governance di Internet, tuttavia, abbandonare i principi ed i valori che hanno portato al successo di Internet come piattaforma globale per l’innovazione e lo sviluppo, non è la risposta.

Paesi di tutto il mondo, ma in particolare quelli nelle regioni in via di sviluppo, hanno bisogno di esaminare criticamente i pro ed i contro della proposta di ITU e la posizione delle Organizzazioni globali di Governance di Internet. Troppo è in gioco per chiunque per rimanere ignoranti su questi temi, o peggio ancora in silenzio.
Bevil Wooding è un Internet Strategist with Packet Clearing House, una’organizzazione di ricerca statunitense senza scopo di lucro, e Chief Knowledge Officer del Congress WBN, organizzazione globale no-profit che si occupa della diffusione valori basati su principi di sviluppo delle nazioni. Seguitelo su Twitter: @ bevilwooding e Facebook: facebook.com / o all’e-mail bevilwooding technologymatters@brightpathfoundation.org

Fonte: http://www.guardian.co.tt/business-guardian/2012-08-30/keeping-internet-open

Traduzione a cura di yanfry per il Partito Pirata Italiano.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: