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Dopo 11 anni della stessa #SOPA non sarebbe ora di pretendere una riforma della minestra?

Posted in Uncategorized by yanfry on 24 gennaio 2012

IN BREVE
Well Done Netizen, SOPA e PIPA sono stati sospesi! E adesso?
Verrebbe da dire come ai tempi della scuole, “listen and repeat” perchè sono ormai oltre 10 anni, dai tempi della guerra a Napster, che la stessa “SOPA” riscaldata viene servita dall’industria del Copyright, che addita il File Sharing di opere protette (a scopo di lucro o meno) come unico vero responsabile della sofferenza del settore, impone ai Governi l’approvazione di leggi che pur di “proteggere” il sacrosanto diritto d’autore/copyright minano i diritti fondamentali dei cittadini:
Ma è davvero il file sharing il nemico che vogliono sconfiggere le Major? La tutela del diritto d’autore e delle forme di renumerazione economica degli artisti/editori nella forme attuali è davvero da proteggere e preservare? 

La stragrande maggioranza dei commentatori, più o meno influenti, di questo “sciopero della Rete” contro SOPA e PIPA, hanno dato, giustamente, grande enfasi ai rischi per la libertà di espressione e per i diritti fondamentali dei cittadini e si sono poi compiaciuti della reazione del Web, evitando però di scavare un più a fondo.

Certo, alcuni si sono cimentati in ottimi “esercizi di ricerca”, riscoprendosi grandi intenditori delle leggi che minano i diritti digitali dei cittadini in tutto il mondo e sono andanti a copincollare da Wikipedia 😉 vari “acronimi” e “definizioni”, che per non far torto a nessuno e per allungare un poco il post 🙂 anche io vado ad elencarvi:

– ACTA (l’accordo commerciale  internazionale “segreto” che doveva trattare  l’anticontraffazione e che invece si è rivelato un tentativo di creare una nuova regolamentazione internazionale sulla Rete e sulla proprietà  intellettuale);
– Ley Sinde Spagnola che permette ad un organo amministrativo di disporre a chiusura di siti che “presubimilmente” si sono macchiati di violazione di copyright coinvolgendo forzosamente anche gli ISP;
– Hadopi 2 Francese che permette la disconnessione forzata della linea internet ed una multa per coloro che dopo aver ricevuto 3 avvisi “perseverano” nel download di opere protette da copyright, non prima di essere passati da un giudice per un bella procedura sommaria, senza contraddittorio;
– Digital Economy Act, legge Inglese la cui parte più controversa riguarda le sezioni sulla violazione del diritto d’autore online (sezioni 3-18) che contengono i principi generali per disconnettere gli utenti Internet accusati di violare i diritti d’autore;
– IPRED Svedese che permette ai detentori dei diritti locali di obbligare i vari provider a consegnare i dati identificativi di tutti quegli utenti che “presumibilmente” hanno violato il copyright;
– Il Pacchetto Telecom, ebbene si, qualcuno si anche ricordato dell’estenuante battaglia che per anni, cittadini, attivisti e ONG di tutta Europa (quasi del tutto ignorati dai mezzi di informazione) hanno combattuto per impedire che le norme contenute nel Telecom Package (5 direttive volte a disciplinare ed armonizzare il sistema delle comunicazioni elettroniche in europa) diventassero un’ulteriore arma in mano ai sostenitori dei 3-Stikes alla Francese e della limitazione della Neutralità della Rete;
– Agcom/Fava, in italia, oltre ai tre disegni di legge che si “aggirano nelle aule del Parlamento”, attraverso i quali si propone di obbligare tutti gli ISP ad adottare adeguati dispositivi di filtraggio ed al tristemente noto regolamento AGCOM di avviso/censura contro la pirateria, a poche ore dal blocco/posticipazione dei provvedimenti SOPA e PIPA è stato approvato un emendamento dell’Onorevole Fava che ricalca i due discussi disegni di legge (no comment!)

Tutto questa “informazione” è stata accompagnata come dicevo, da una giusta preoccupazione sulle limitazioni di alcuni diritti fondamentali, che l’applicazione di queste norme rischia di provocare, ma ben pochi sono andati a grattare “la superficie” per capire il perchè di questa situazione e quali soluzione (lo sciopero/blackout sarà anche una dimostrazione di forza ma non risolve una “beata ceppa”) proporre per affrontare davvero i problemi che hanno originato tutta questa vicenda.

Il perchè sembra banale, le industrie dei contenuti artistico/culturali si sono mosse “in difesa dei propri diritti e di quelli degli autori” (quel 2% di diritti che non gli hanno ancora contrattualizzato) facendo azione di lobbying per spingere il Governo Americano (in questo caso, ma come abbiamo visto sopra non solo quello) ad approvare leggi (draconiane) per la lotta al cancro del File Sharing, che sta “uccidendo” l’Industria e gli Artisti neli ultimi anni (oddio, una dozzina di studi e ricerche indipendenti svolti in tutto il mondo sostengono il contrario, ma tralasciamo per ora questo particolare).

Andando alla base della vicenda, vediamo quindi che i due “elementi” attorno ai quali gira tutta la nostra vicenda sono la normativa sulla tutela del Copyright ed il Fenomeno Sociale del File sharing senza scopo lucro (quello che rappresenta la quasi totalità della “Pirateria” di opere protette).

Ora, sebbene non sembri davvero possibile varare norme che colpiscano i condivisori fuorilegge, senza incidere o limitare la libertà di espressione e la privacy dei cittadini, ammettiamo per un attimo di riuscirci:

E’ davvero questa la soluzione migliore per gli Artisti/Creativi e per gli utenti/consumatori?
Questo copyright che a tutti costi si vuole difendere è davvero adatto a svolgere la propria funzione di tutela e di renumerazione delle opere/autori?
Questo file sharing che si vuole limitare e abbattere è davvero un male per i Creativi e per la società?

Vediamo se riesco a dare qualche risposta, IMO sotto forma di domanda (retorica):

– Perchè mai si dovrebbe considerare di riformare l’intera materia del Diritto d’Autore, (nato per tutelare “un tantino” gli autori  e un “bel poco” gli editori e prosperato sulla base di una tecnologia come la stampa, di un supporto fisico vincolato al contenuto riproducibile solo possedendo enormi capitali) in un era in cui la digitalizzazione dei contenuti ha reso copia e trasferimento di dati pratiche comuni, così come, ha reso potenzialmente banale e “a costo tendente allo zero” per chiunque, diventare editore, distributore e promotore di se stesso?

– Perchè mai dare ascolto ai più noti economisti ed esperti del mondo quando affermano che il monopolio intellettuale anziché stimolare l’innovazione e la creatività procura agli stessi un danno ed un freno? (“Against Intellectual Monopoly” Boldrin/Levine disponibile anche in italiano ; “La ricchezza della rete” 2007 di Yochai Benkler di cui è possibile leggere i primi otto capitoli qui,  “Against Intellectual Proprety” 2001 Kinsella;Patents and Copyrights – Do the benefits exceed the costs?” 2001 Julio Cole;A Critique of Intellectual Property Rights” 2002 Dane Joseph Weber);

– Perchè mai cambiare un sistema in cui i compensi riconosciuti ad autori/creatori per la vendita/sfruttamento dei diritti delle loro opere sono in percentuali ridicolmente basse, sia nel caso dei contratti con gli editori/produttori, sia nel caso dei proventi accreditati dalle società di collecting (vedasi SIAE, senza parlare dei costi di gestione di questi stessi enti) tanto che – ad esempio in ambito musicale – il 10% dei  musicisti più ricchi si spartisce più dell’80% delle risorse ed il resto fatica a pareggiare le spese sostenute?

– Perchè ascoltare chi (On. Luigi Bobbio, Capo di Gabinetto del Ministro della Gioventù) lucidamente e con consapevolezza dei temi trattati, nell’ambito del forum gestito dal Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale parla di […] rimettere in discussione vecchi equilibri e rendite di posizione, della necessità di aggiornare il diritto d’autore, non certo di avventurarsi in leggi speciali e pericolose acrobazie costituzionali, […] puntare su una strategia complessiva dal lato dell’offerta, in positivo e fondata sulla concorrenza, aprendo il mercato piuttosto che restringerlo, spingere […] lo stato a porsi obiettivi infrastrutturali veramente strategici, costruendo subito la “gigabit-internet” nazionale, una rete mille volte più capace delle realtà ADSL esistenti in Italia, rendendola servizio-universale, gratuito almeno per i giovani, e […] puntare risolutamente, anche se tardivamente, a divenire titolari di un know-how info-logistico, ossia informatico infrastrutturale, sia a livello istituzionale che imprenditoriale.

– Perchè mai prendere in seria considerazione forme di tutela dei diritti come le licenze Creative Commons, forme di remunerazione dei contenuti come le Licenze Collettive estese (sulle quali già nel 2009 il centro Nexa del Politecnico di Torino aveva pubblicato un position paper sulla sua applicabilità, mentre l’Agcom in un’indagine conoscitiva del 2010 l’aveva riproposta come soluzione più “utile e adatta” di divieti e sanzioni, per contrastare e/o prevenire la condivisione illegale di opere protette?

– Perchè mai poi, in un mondo sempre più digitalizzato ed interconnesso in cui chiunque può produrre e distribuire a costi ridicoli la propria “arte”, favorire nuovi modelli di business, autoproduzione, indipendenza artistica, forme di micropagamento, download e streming con pagamenti forfettari o “pubblicitari” (Hulu, Spotify) od il crowdfounding?

– Perchè mai rinunciare a colpire il File Sharing di opere protette,  dopo 11 anni di inutili tentativi, calpestando quanti più diritti fondamentali sia possibile, rischiando di affossare le attività legali commerciali e non correlate,  utilizzando sistemi di controllo della Rete sempre più invasivi che non fanno altro che rendere i sistemi di condivisione sempre più “anonimi ed inattaccabili;

– Perchè mai tramutare il “problema” del File Sharing in un’enorme opportunità per autori, creatori ma anche per tutta l’industria dei contenuti, sfruttando le caratteristiche della struttura e della filosofia del p2p:
— diffusione di dati/contenuti in modo particolarmente efficiente, ampio, sicuro e veloce;
— possibilità di ususfruire di “n elaboratori virtuali” con elevate capacità di storaggio e rapidità di reperimento dati a costo “zero” (le reti ed2k, torrent e gnutella ne sono un esempio);
capacità di calcolo paragonabili ai più potenti supercomputer fisici esistenti (SETI@home con i suoi 5,2 milioni di utenti ce ne da un’esempio di applicazione pratica);
— possibilità di mettere in contatto audio/video tutti gli utenti connessi a costi irrisori (Skype docet);
— capacità di distribuzione attraverso le tecnologie di streaming p2p spettacoli/avvenimenti/musica, dal vivo o registrati, in tutto il globo, senza la necessità di enormi “strutture server” o elevate capacità di  banda;

– Perchè mai rischiare di rendere “profittevoli” per l’industria e la società le migliaia di community sparse in tutto il mondo composte da utenti appassionati – i clienti migliori, potenziali ed effettivi – che avvicinatisi per l’enorme quantità di contenuti scambiati, non si limitano a fruire di un semplice “database di file da scaricare grtis”, ma collaborano e contribuiscono con le loro conoscenze e con il loro tempo a creare “spazi” che trattano, in maniera spesso altamente professionale, entusiastica e competente, delle tematiche più disparate, scambiandosi informazioni, recensioni, consigli su Software e Hardware, Musica e Video, Libri e Fumetti, tematiche Sociali e Politiche, andando a creare e moltiplicare contenuti e informazioni e ponendosi come i “fans più dediti e fedeli” dei vari artisti/contenuti/argomenti di interesse;

– Perchè poi sfruttare le miriadi di gruppi dedicati sorti all’interno delle community del file sharing in cui i più agguerriti appassionati di tutto il mondo si confrontano sui loro beniamini e sulle loro creazioni, promuovendoli con un impegno ed una perserveranza che mai nessun professionista del marketing potrebbe eguagliare (tanto da spendersi per creare sottotitoli per film e serie tv, tradurre interi libri da una lingua all’altra, organizzarsi collettivamente per seguirne i tour o per acquistare prodotti originali e rari, etc.);

– Perchè sfruttare le informazioni che possono essere acquisite da milioni di fans sparsi in tutto il mondo, dal genere più apprezzato in quel momento e su cui investire, alle zone geografiche dove un gruppo musicale è più ascoltato e in cui quindi predisporre un tour, etc. etc.?

Perchè tutto ciò non succede?

– Da una parte abbiamo l’industria dei contenuti che ha tutto l’interesse a mantenere l’attuale situazione che le permette di agire in un sostanziale monopolio di mercato in cui essa sceglie quali prodotti promuovere (e quindi quali e quanti “prodotti” portare al successo), in che modo e a che prezzo; questo stesso monopolio, che la digitalizzazione e la Rete hanno messo in discussione, deve essere riprodotto in Rete in maniera “artificiale” operando sui Politici e sui Governi Nazionali perchè romuovano leggi (necessariamente draconiane) che permettano il “controllo e la scelta” su ciò che viene scambiato e prodotto in Rete, senza alcun riguardo per quei settori e mercati che ne possono soffrire, minando alla base la crescita, l’innovazione e l’economia stessa di un paese, per mantenere quell’economia pre-digitale che si regge sulla scarsità delle risorse materiali che artificiosamente deve essere riprodotta per quelle culturali e immaterali;
– Da un’altra parte abbiamo Politici e Governi, in parte foraggiati dalla stessa industria dei contenuti, che hanno tutto l’interesse a rendere “meno libera” una Rete che permette a sempre più cittadini di ascoltare voci diverse e far sentire la propria in totale indipendenza dai Partiti Politici e/o dai mezzi di informazione tradizionali;

– L’ultima “parte coinvolta”, quella che ha tutto l’interesse a che le cose cambino, siamo noi, utenti, cittadini, artisti, fruitori, consumatori (informati), che stiamo vivendo un momento di cambiamento epocale, in cui l’economia tradizionale viene messa in discussione dalla larghissima diffusione e relativa economicità dei mezzi di produzione di informazione, conoscenza e cultura:
per poter assistere a questo cambiamento, godere dei benefici che esso promette e contrastare le forti resistenze che mettono in pericolo l’accesso alla Rete e la liberta di espressione, dobbiamo affrontare una “battaglia” che non può essere vinta con le sole manifestazioni e blackout virtuali in Rete, ma deve essere portata su di un piano Politico, spingendo la società civile a porre come centrale, un ripensamento complessivo della materia del diritto d’autore che tenga conto dei mutamenti tecnologici e sociali, disinnescando quella “carica esplosiva” che permette all’Industria e alla Politica di continuare questa infinita battaglia per il controllo della Rete.

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