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“Smettiamo di guardare il futuro con uno specchietto retrovisore”

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 10 settembre 2011
CARLO BLENGINO*
VENEZIA

 

“Vi aggiorno dal red carpet del Lido, dopo aver vissuto un’esperienza surreale.

A parte per alcune mosche bianche,  qui Internet come la studiamo noi non è ancora arrivata. C’è una roba che collega dei computer, che potrebbe esser utile se non fosse che è utilizzata quasi esclusivamente da dei delinquenti ladri e dai loro fiancheggiatori (gli ISP, gli ugc ecc.ecc.) che lucrano sui crimini orrendi perpetrati dai c.d. utenti, e dunque non è utilizzabile: prima bisogna ripulirla e “civilizzarla”.

Ho cercato di spiegare loro che i delinquenti ladri sono i loro fan; che chi carica una clip di un film (o lo remixa), quel film lo ha visto, lo ha amato o odiato, e nel condividere un frammento compie una scelta comunicativa tutt’altro che banale o casuale. Non sarà cinema, ma è comunque un messaggio che comunica un pensiero. Che i loro prodotti sono storie per comunicare emozioni, e oggi per comunicare non posso non usare il sistema nervoso che è la rete.

Ho provato a spiegare che se non si sentono tutelati non è perchè c’è Internet ed i netcriminal che la abitano, ma perchè la legge attuale  che governa i loro prodotti non può più funzionare. Che qualcos(ina) è cambiato…

Nulla da fare. La sala rumoreggiava…

Ho provato ad elencare alcuni evidenti fallimenti di una legge ormai preistorica, utilizzando i loro stessi argomenti: gli autori che non ricevono compenso, un enforcement inattuabile, un caos sui diritti per cui neppure loro sanno chi può o non può disporre dei diritti (la SIAE ha confessato che nel concedere licenze all’estero non sa per molti contenuti chi sia il titolare dei diritti di utilizzazione connessi!).

Niente da fare! Quando, sbagliando clamorosamente, ho detto tra le altre cose che ritenevo una follia pensare ad esempio che i diritti della J.K. Rowling sul primo Harry Potter scadessero più o meno nel 2176, a distanza di 3/4 generazioni dall’atto creativo, gli sguardi si son fatti vacui: e allora?

A quel punto ho tentato di esser propositivo saccheggiando Lawrence Lessig e Marco Ricolfi: e se ci fosse un dirtto d’autore i) “semplice”? (moderata approvazione), ii) che fa guadagnare prima di tutto gli autori ( sala spaccata a metà a seconda del ruolo), iii) che distingue i contenuti professionali da quelli amatoriali, magari con un registro delle opere tutelate in opt-in? (discreta/convinta approvazione) iv) che distingue i diversi tipi di utilizzo, modulando le violazioni, ricalibrando le libere utilizzazioni non concorrenziali? (perplessità, ritengo perchè ognuno pensava una cosa diversa, e nessuno pensava ciò che pensavo io) ed in ultimo che fosse realista e non trattasse i loro “clienti” ovvero coloro che amano, comprano e fruiscono delle loro opere come delinquenti in una guerra che non li vede vincitori, ma che consenta una pace, magari con licenze collettive? Non ricordo la reazione ma ormai avevo salvato la pelle, ed il pubblico non aveva lasciato la sala.

Vi sono state repliche, qualche azzuffa, ma nel complesso ne sono uscito vivo, con la proposta (bha!) da parte di SIAE, ANICA e qualche produttore di continuare a parlarci, in futuri incontri: loro, che fan cultura, dan posti di lavoro ed aumentano il PIL, e noi, che se non siam complici, siamo comunque fiancheggiatori dei pirati, ma che qualche idea interessante potremmo averla… Insomma, per come era iniziata, un successo, che temo non porterà a nulla, se chi possiede beni informazionali che sono linfa (e oro) nella società dell’informazione continuerà a guardare il futuro con uno specchietto retrovisore”.

* Avvocato e fellow del Centro Nexa per Internet & Società

 

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Una Risposta

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  1. Manlio Mallia said, on 12 settembre 2011 at 1:36 pm

    Caro Carlo,

    credo ci sia stato un fraintendimento sul tema dei diritti per l’estero: la SIAE non concede alcuna licenza, nè in Italia nè all’estero, per quel che riguarda le opere audiovisive, dato che i diiritti sono gestiti direttamente dal produttore o dai distributori locali. E’ vero invece che, non esistendo alcun obbligo di legge relativo alla comunicazione alla SIAE di queste informazioni, essa non conosce gli effettivi titolari dei diritti. Questa carenza di informazioni non le impedisce tuttavia di svolgere la sua attività di tutela iin materia di equo compenso dovuto agli autori che, per loro e nostra fortuna, una volta individuati, rimangono sempre gli stessi.


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