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Ammazza-Internet: facciamo il punto, con calma

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 9 luglio 2011

Venerdì scorso, come anticipato e successivamente confermato dall’avvocato Fulvio Sarzana di S. Ippolito, è arrivata la posizione ufficiale di Agcom sul tanto discusso diritto d’autore in relazione a quanto emerge dal decreto Romani, sotto forma di delibera n. 398/11/CONS (PDF). Vale la pena di fare un po’ il punto della situazione per vedere se, dopo le vacanze, potremo riprendere ad aggiornare i nostri siti e blog senza troppi timori o se si avvererà il fosco scenario con tuoni e fulmini al quale mi ero preparato.

Una parte ben consistente del problema, ossia il rischio di veder agire un semplice provvedimento amministrativo in luogo di una decisione dell’autorità giudiziaria – senza che lo decida un giudice, in breve – è in buona parte scongiurata. Agcom segnalerà le presunte violazioni all’autorità giudiziaria e sarà quest’ultima, se ritenuto del caso, a intervenire fattivamente. Lascia perplessi, però, la dinamica con cui l’Autorità gestirebbe le fasi di questo procedimento.

Quel che resta sostenuto da ben poche basi giuridiche solide è l’adozione del metodo Notice and Take Down, bellamente preso in prestito dalle regole al di là dell’Oceano pensando -forse – di poterlo fare per semplice traslazione concettuale. Peccato che quest’ultimo, alle spalle, dispone di tutto il substrato giuridico che lo supporta.

La legge italiana, invece, dispone del decreto Romani che, come avevo già rilevato da tempo, è alquanto vago e non attribuisce affatto ad Agcom un potere ampio ma ben delimitato, bensì “apre” conferendogli una limitata competenza ristretta a chi fornisce specificamente servizi mediatici. Apre, però, male, con termini poco precisi e a grave rischio di risultare laschi nei loro limiti attributivi, da cui derivava, fin da quando se ne è parlato le prime volte, il rischio di veder applicato il decreto ad ampio spettro anche sulla Rete, facendo assurgere a sceriffi proprio coloro ai quali per ultimi sarebbe stato opportuno far svolgere simili attività.

Dunque, sul piano sostanziale mi sento in buona parte in sintonia con Marco Scialdone, anch’egli avvocato oltre che blogger, che ha espresso il quadro in maniera più accademica di quanto possa fare io, da informatico: c’è sicuramente ancora da fare qualcosa, ma il bicchiere, esattamente come per lui, per fortuna anche a me sembra mezzo pieno e mi fa pensare che nonostante tutto il rumore a qualcosa sia servito.

Ciò non toglie che restano, nelle righe, delle asperità neppure poco gravi e delle contraddizioni sotto il profilo temporale e procedurale, che non esiterei a individuare come il risultato di una “legiferazione” compiuta su un testo – quello del decreto Romani – già poco preciso di suo, dal quale non poteva che derivare qualcosa di ancor meno preciso e ancor più vago, in modo particolare per quanto concerne i limiti. Anche un ragazzo sa che, se nel corso del calcolo di un’espressione si compie un errore, questo si ripercuote sull’intero procedimento di calcolo e lo influenzerà tutto, risultato compreso.

Non voglio, almeno per ora, “pensar male” – anche se illustri uomini politici del passato insegnavano che “pensar male è brutto ma ci si indovina quasi sempre”. Se lo facessi, dovrei concludere che l’intera vicenda sia l’epilogo di una manipolazione delle istituzioni senza precedenti e l’effetto di un asservimento ai poteri industriali al di sopra di ogni limite tollerabile.

Tuttavia, cifre come le 48 ore entro le quali agire per rimuovere un contenuto contestato dall’Agcom, pena sanzioni alquanto onerose (si parla di 250mila euro) e l’avvio del ricorso all’Autorità Giudiziaria in quel frangente così breve, con ulteriori oneri e la prospettiva di un processo ordinario di durata magari decennale – vista la velocità del sistema italiano – non sono certo incentivi né elementi di rassicurazione.

Neppure può tacersi la richiesta del ricorso alla disponibilità di posta certificata per inviare una “memoria difensiva” all’Autorità: e se l’utente (evento comunque raro per un blogger, meno raro per blog più organizzati o grandi siti) non ne disponesse? Ovvero, pur disponendone, magari l’ha sottoscritta su Aruba.it e quest’ultima si imbatte in uno dei suoi “venerdì neri”, come accaduto ad aprile scorso e parzialmente reiterato lo scorso venerdì (poi ufficializzato dall’azienda con un comunicato, sia pure con ritardo), al rischio di superare già solo per questo i limiti temporali? Si comincerebbe male, con un rimpallo di responsabilità e un contenzioso volto a complicarsi in maniera esponenziale, con oneri, accuse, difese che già solo per l’invio delle memorie dovrebbe essere affidato a un legale per evitare sorprese.

Questa specifica perplessità, anch’essa evidenziata con rigore accademico da Guido Scorza, avvocato e blogger, molto meglio di quanto sia in grado di fare io, non è certo da sottovalutare pur riconoscendo all’Agcom il merito indiscutibile di aver per lo meno tentato di mettersi in discussione.

Direi che siano anche di grande valore alcuni punti evidenziati da Giacomo Dotta su Webnews, che nell’inquadrare la situazione, precisa:

Inoltre l’AGCOM acclude al testo una serie di limitazioni sulla procedura, ricordando che non riguarda:

  • i siti non aventi finalità commerciale o scopo di lucro;
  • l’esercizio del diritto di cronaca, commento, critica o discussione;
  • l’uso didattico e scientifico;
  • la riproduzione parziale, per quantità e qualità, del contenuto
  • (il riconosciuto, ndB) rispetto all’opera integrale, (tale che, ndB) che non nuoccia alla valorizzazione commerciale di questa.

Per evitare polemiche ulteriori, l’AGCOM specifica inoltre con somma enfasi nella propria comunicazione ufficiale il fatto che «la procedura non prevede alcuna misura di inibizione dell’accesso a siti internet». Secondo quanto previsto, infatti, l’authority invia ai provider le proprie segnalazioni e si riserva di agire presso la magistratura soltanto in una fase successiva (nella quale però è presumibile un coinvolgimento dei provider non allineati). Prima ancora di inviare segnalazione di “notice and take down” ai provider, però, v’è un ulteriore passaggio concretizzato in un contatto diretto con il gestore del sito in violazione, al quale vengono concessi 4 giorni per la rimozione del contenuto evitando così che si proceda alle fasi successive (presso l’AGCOM prima e presso la magistratura poi).

Inoltre al tutto vengono annesse precise garanzie:

  • non si rivolge all’utente finale, né interviene sulle applicazioni peer-to-peer;
  • non limita la libertà di espressione e di informazione, ma assicura piena garanzia dei diritti di cronaca, commenti, e discussione o di diffusione a fini didattici e scientifici, nonché ogni uso non lesivo
    del normale sfruttamento dei contenuti;
  • non lede alcuna garanzia di contraddittorio tra le parti coinvolte, prevedendo in tal senso tempi adeguati nell’interesse di tutte le parti coinvolte;
  • inoltre, differentemente da quanto avviene nella maggior parte dei Paesi europei, in caso di upload, l’upoloader riceverà l’avviso di notifica e potrà avviare la procedura di contro notifica.

Attribuisco a queste precisazioni di Giacomo Dotta un grande valore perché sono pratiche: rendono, cioè, bene l’idea di cosa fare, cosa non fare, cosa temere, cosa non temere, quali tempi si prospettano per ogni fase e quali le consistenze di ogni fase. Alcuni di essi, però, alla lettura del testo pubblicato dall’Agcom, si scontrano con il dettato normativo che ne deriva e questo lascia (fortunatamente da un lato, sfortunatamente dall’altro) ancora molto spazio alle modificazioni che deriveranno dalla imminente fase di consultazione pubblica.

Nel complesso, insomma, l’unica incognita che resta è quel che può accadere durante la consultazione pubblica, che finirà – appunto – il prossimo settembre. Sarà là che si potrà definitivamente tirare una riga e fare le somme.

Del resto – chi ha presenziato o assistito all’evento della Notte della Rete lo ha sentito con le proprie orecchie – si è scomodato persino Richard M. Stallman per sottolineare ancora come si stesse mettendo male, quali minacciose nubi, prima di quanto abbiamo appreso nel fine settimana, si stessero addensando sull’orizzonte.

Evidentemente s’è fatto abbastanza vento, non sufficiente a disperderle del tutto ma, quanto meno, a far tornare un raggio di luce del sole, anche per ciò che i legislatori stentano ad accettare come parte integrante della realtà della Rete, e cioè i siti esteri.

E ora, prima di iniziare a pensare alle vacanze, è bene incrociare le dita – anche quelle dei piedi, chi ci riesce – e non dimenticare che troppo spesso, in Italia, i peggiori siluri sono arrivati proprio durante l’estate. Non è pessimismo: è esperienza. Meglio restare “in guardia” e non dormire sugli allori: al momento, la pietanza non è per nulla pronta, è solo stata infilata in forno. Soltanto a fine cottura si potrà comprendere se il manicaretto sarà in grado di placare la fame senza ulteriori conseguenze o se il processo chimico svoltosi con la cottura avrà generato nella pietanza una ben celata dose di sostanze mortali.

Marco Valerio Principato

 

Fonte: http://nbtimes.it/opinioni/11749/ammazza-internet-facciamo-il-punto.html/comment-page-1

Licenza CC:

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