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La leggerezza del software, la poesia e il fair use

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 23 febbraio 2011
Pubblicato il20 febbraio 2011 dadonatonitti

Nell’estate del 1985 Italo Calvino, in una delle sue Lezioni americane, scriveva una pagina meravigliosa sul software e la sua leggerezza.

E’ vero che il software non potrebbe  esercitare i poteri della sua leggerezza se non mediante la pesantezza  del hardware; ma è il software che comanda, che agisce sul mondo esterno  e sulle macchine, le quali esistono solo in funzione del software, si  evolvono in modo d’elaborare programmi sempre più complessi. La seconda  rivoluzione industriale non si presenta come la prima con immagini  schiaccianti quali presse di laminatoi o colate d’acciaio, ma come i  bits d’un flusso d’informazione che corre sui circuiti sotto forma  d’impulsi elettronici. Le macchine di ferro ci sono sempre, ma obbediscono ai bits senza peso” (Italo Calvino, Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio, Oscar Mondadori, 1993, pag. 12).

Io posso trascrivere questo brano, perchè il primo comma dell’art. 70 della Legge 633/1941 dice che “Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti   di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso   di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché   non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera”.

Potrei citare una brano anche più lungo, e anche di più pagine, mentre non posso trascrivere una poesia di Wisława Szymborska di mezza pagina, perché non è un brano o parte di opera ma un’opera intera.

Negli Stati Uniti, probabilmente, la situazione sarebbe diversa (ma forse non potrei comunque trascrivere le mie poesie preferite), perché le eccezioni e limitazioni, disciplinate nell’UE dall’art. 5 della Direttiva 2001/29 e dalle norme nazionali di attuazione, sono regolate dalla fair use doctrine, sviluppata dalla giurisprudenza e codificata nella Sect. 107 dello U.S. Code (17 U.S.C. 107).

In breve, il fair use è la facoltà di usare opere protette da copyright senza il permesso del titolare, quando ricorrono alcune condizioni. Questi quattro fattori(lo scopo e il carattere dell’uso, la natura dell’opera protetta, la quantità dell’opera usata e la sua importanza rispetto all’opera protetta, l’effetto dell’uso sul mercato potenziale dell’opera protetta) sono codificati nella legge ma sono precisati dalla giurisprudenza.

Secondo il Primo Ministro britannico, David Cameron, il fair use rende il copyright law nordamericano più avanzato di quello europeo e più adeguato a regolare i rapporti in ambiente digitale. In effetti le tecnologie del 2001, l’anno della Direttiva sull’armonizzazione del diritto  d’autore nella società dell’informazione, non erano quelle  di oggi.

L’intervento di Cameron non è il primo, ma è particolarmente significativo, sia per l’autorevolezza della fonte, sia perché arriva al momento giusto. Mr. Cameron ha lanciato uno studio sulla proprietà intellettuale che in sei mesi dovrà indicare come le riforme in materia di PI possano promuovere l’innovazione, la crescita economica e l’impresa. Non è la prima volta che il Governo britannico lancia un’iniziativa, visto che nel dicembre 2006 era già stato pubblicato uno studio sulla proprietà intellettuale.

Vedremo gli sviluppi…

Source: La leggerezza del software, la… il fair use « IP in Florence

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