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Pirateria audiovisiva: la guerra dei numeri

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 14 gennaio 2011
Law & Tech di Guido Scorza

La CISAC, la confederazione internazionale delle società di gestione dei diritti d’autore, ha aperto il 2011, pubblicando un ampio contributo relativo a tutte le iniziative legislative attuate negli ultimi anni ed in corso di attuazione, nel mondo per la lotta alla pirateria audiovisiva.

La posizione di CISAC su ciò che occorre fare per combattere la pirateria è chiara: la soluzione migliore è quella adottata nella Francia di Sarkozy attraverso il coinvolgimento degli internet service provider e la minaccia, agli utenti, della disconnessione da internet in caso di violazione del diritto d’autore.

Nel rappresentare tale posizione, CISAC, adotta quale testimonial d’eccezione, Bono, celebre leader degli U2 che ha recentemente dichiarato al New York Times di non credere alla circostanza che gli Internet service provider non avrebbero la possibilità di porre fine alla pirateria online.

Secondo Bono, infatti, gli sforzi ammirevoli compiuti dagli Stati Uniti per combattare la pedopornografia in Rete, così come quelli compiuti dalla Cina contro i dissidenti online, confermerebbero la possibilità di coinvolgere con successo gli ISP nella lotta contro certe piaghe.

L’enforcement dei diritti di proprietà intellettuale come la lotta alla pedopornografia o la censura di Stato operata in regimi come quello cinese.

Sin troppo ovvio dire che si tratta di un approccio non condivisibile che non tiene in alcun conto i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini: privacy e libertà di manifestazione del pensiero tra gli altri.

Il punto, tuttavia, è un altro.

Nel riassumere la propria posizione e nello sponsorizzare ulteriori iniziative di enforcement dei diritti di proprietà intellettuale, la CISAC muove da alcuni numeri che, a suo dire, rappresenterebbero il danno da pirateria in termini economici e di posti di lavoro perduti nel settore.

Il dato più allarmante, tra i tanti snocciolati – naturalmente senza neppure curarsi di linkare alle fonti – da CISAC, vi è quello delle conclusioni di uno studio svolto dalla Tera consulting per conto della Camera di commercio internazionale (in realtà, più esattamente, per conto della Business Action to Stop Counterfeiting and Piracy – BASCAP della Camera di Commercio internazionale) secondo il quale, l’Europa, rischierebbe, da qui al 2015 di perdere oltre un milione e duecento mila posti di lavoro ed oltre 240 miliardi di euro a causa della pirateria.

Nel solo 2008, secondo i risultati del medesimo studio, sarebbero stati bruciati dalla pirateria audiovisiva oltre 10 miliardi di euro e distrutti 185 mila posti di lavoro in tutta europa.

Sono numeri che, naturalmente, fanno riflettere persino il più incallito dei pirati.

Se, non ci si ferma alle conclusioni pubblicate da CISAC e ci si sforza di risalire la corrente di bit sino ad arrivare alla versione integrale dello studio pubblicata Tera Consulting, sfogliandola, sorge, tuttavia, un dubbio: come è stato misurato il danno da pirateria?

L’impressione leggendo il documento è che il danno da pirateria, misurato per il 2008 e stimato per il 2015, coincida, di fatto, con le perdite sofferte dall’industria di riferimento in termini economici e di posti di lavoro.

Se così fosse, tuttavia, ciò significherebbe – se non mi inganno – che lo studio da per presupposto che l’unica ragione per la quale l’industria audiovisiva può perdere utili e lavoratori e la pirateria.

Si tratterebbe di una conclusione perversa e suscettibile di far pagare ai consumatori – in termini di compressione dei loro diritti – un danno, in realtà, da imputare ad una pluralità di fattori diversi: la incapacità di taluni settori dell’industria audiovisiva di guardare verso il futuro, il peggioramento diffuso della qualità di taluni contenuti e, soprattutto, la circostanza che il tempo destinato all’intrattenimento da parte degli utenti viene oggi redistribuito – e per fortuna – tra una pluralità di contenuti e servizi diversi da quelli di un tempo e disponibili, in molti casi gratuitamente.

Nelle prossime settimane, in Italia, dovrà discutersi della bozza di regolamento pubblicata nei giorni scorsi dall’AGCOM, per disciplinare l’enforcement dei diritti d’autore online.

Ho già scritto che è importante ed anzi fondamentale che prima di preoccuparsi dell’enforcement l’Autorità si preoccupi di chiarirsi le idee circa il reale impatto della pirateria sul mercato e sull’industria di riferimento e, soprattutto, di verificare se e quali ricette adottare per curare i mali di un settore – quello della creatività – che non possono, certamente, essere integralmente addebitati alla pirateria.

Source: Pirateria audiovisiva: la guerra dei numeri – Wired.it
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/

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