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Se l’Italia puntasse sull’ICT

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 27 dicembre 2010
In breve:
Da Confindustria arriva un allarme: l’Italia cresce meno di quanto dovrebbe e il ritardo nell’adozione di tecnologie innovative di ICT rallenta ulteriormente lo sviluppo. Un possibile acceleratore? La banda larga. Se interessasse a qualcuno

Milano – Niente di nuovo sul fronte digitale: anche il CSC – Centro Studi Confindustria, in un rapporto presentato la scorsa settimana, rileva la scarsa crescita dell’Italia negli ultimi anni e individua una concausa frenante nello scarso impiego di tecnologie innovative nel settore dell’ICT, soprattutto per quanto riguarda la banda larga, il cui tasso di penetrazione è sotto la media OCSE.

Lo studio Se l’Italia punta sull’ICT traccia innanzitutto un quadro generale: disoccupazione elevata, sistemi bancari vulnerabili, conti pubblici da correggere, prezzi delle case elevati, impianti sottoutilizzati costituiscono tuttora fattori di instabilità per le economie e il coordinamento internazionale non è ancora in grado di favorire gli equilibri per il consolidamento della ripresa. Dal momento che l’Italia era in ritardo già prima della crisi, oggi ne patisce le conseguenze e soffre rispetto a molti altri mercati. A fronte di questa situazione il rapporto di CSC individua un driver per uscire da questa situazione di impasse: “Colmare il grave ritardo nell’ICT è una priorità del Paese e delle imprese e offre un’opportunità di rilancio”.

“Le tecnologie della comunicazione e dell’informazione (ICT) sono dalla seconda metà degli anni Novanta il principale motore della crescita nelle economie avanzate” si legge nel rapporto, in cui si considera inoltre: “L’Italia è cresciuta poco negli ultimi quindici anni anche perché il motore delle ICT è stato utilizzato meno rispetto ai paesi con un simile livello di sviluppo”. Le tecnologie esistono e sono dunque utilizzabili, ma con questo motore è difficile muoversi se l’infrastruttura è in affanno.

Fra i motivi di questo affanno c’è una rete di telecomunicazioni che soffre per la propria vetustà e che non incentiva al suo sfruttamento. Nel Belpaese ci sono venti connessioni broad band su rete fissa ogni cento abitanti, dieci in meno di quelle attive in Francia e Germania. Fra le aziende italiane con oltre 10 addetti, quelle con una connessione Internet veloce sono l’83%. In Europa l’Italia è alle spalle di Spagna (95%), Francia (93%), Germania (89%), Regno Unito (87%).

La carenza infrastrutturale di banda larga, evidenzia il CSC, costituisce uno dei principali ostacolo per l’adozione dell’ICT all’interno delle imprese italiane: in molte aziende produttive di piccole dimensioni, che dalla Brianza al Salento costituiscono buona parte del tessuto industriale dello Stivale, termini come ERP e CRM sono ancora sconosciuti e le risorse spese in questo ambito vengono ancora viste come un costo, anziché un investimento.

L’evoluzione del Paese deve necessariamente passare proprio dal fattore investimento, che deve quanto prima coinvolgere la NGN, la rete di nuova generazione su cui esistono solo programmi, aperti da mesi. Ma anche alle istituzioni, ovviamente, spetta il compito di favorire lo sviluppo della rete con l’abbattimento del digital divide.

Pur nella foschia che la caratterizza, l’intesa sottoscritta dai sette operatori con il Ministero dello Sviluppo Economico ha scaldato i cuori di chi oggi è ancora colpito dal digital divide, ma è ancora ben lontana dal portare frutto e in ogni caso, a tutt’oggi, non è altro che un memorandum che non ha ancora avuto un seguito concreto in termini di definizione delle risorse, ne’ di reali prospettive di copertura.

Il problema è che anche nell’ambito delle istituzioni non c’è una chiara idea della direzione da prendere, almeno stando a quanto visto in questi ultimi tempi: da un lato c’è l’Agcom, che per effetto del Decreto Romani, sembra dirottata su strade diverse da quelle derivanti dal proprio mandato (e infatti ha rinviato ogni questione in tema di NGN) e da un altro lato c’è un Disegno di Legge che prevede l’abrogazione dell’articolo 7 del Decreto Pisanu, da molti visto come l’anticamera della liberalizzazione del WiFi, ma che in realtà al momento nulla cambia, poiché essendo un disegno dovrà ora seguire il proprio iter di approvazione e non è detto che il suo percorso in Parlamento sia facile, in un complesso momento politico come quello presente.

Dario Bonacina

Source: Se l’Italia puntasse sull’ICT – The New Blog Times
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/deed.it

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