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Altro che Assange, salviamo il soldato D’Angelo

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 27 dicembre 2010

Da Caino un augurio di Natale fuori sacco. (positivo)

Mentre pensiamo di discutere di futuro ragionando sulla durata dei governi, o discettando dell’ultimo cablo di Wikileaks, qualcuno sta “regolando” il nostro futuro, indebolendolo. A proposito di leaks, l’ambasciatore statunitense Thorne ha riferito esplicitamente del rischio insito in un provvedimento con cui l’attuale ministro Romani rischiava di fermare lo sviluppo di internet, in omaggio agli interessi di Mediaset. Il cablo ha fatto scandalo solo per ragioni “intestine”, ma contiene delle preoccupazioni tutt’altro che ideologiche. E’ stata sempre cura di tutti gli ambasciatori d’oltreoceano “tenere aperto” il mercato sia dei diritti, che dei business online. E non è un mistero che “l’apertura digitale” è una delle chiavi delle diplomazia americana.

Nel cablogramma si dava conto anche delle perplessità espresse al riguardo dal consigliere della Agcom Nicola D’Angelo, in solitaria ma autorevole opposizione. Posizioni espresse né al telefono come altre, né in incontri ma nel suo ruolo di esponente del Consiglio dell’Autorità e riprese dai giornali. Su questo ha discusso e deliberato in questi giorni l’Autorità diretta da Calabrò, producendo un primo testo per regolamentare le tv e radio via web, appena meno drammatico della prima ipotesi in cui qualunque povero blogger doveva attrezzarsi come Murdoch per caricare uno straccio di video su YouTube.

Adesso si ipotizza un altro dispositivo, ancor più discutibile, che estende regole rigide ed improbabili addirittura al “peer to peer”, cioè allo scambio di file tra utilizzatori. Oltre alle difficoltà di stabilire i confini, pure necessari, della utilizzazione legale di opere coperte da diritti, la gravità sta nel fatto che poteri e competenze, che in altri paesi vengono mantenuti in capo alla giustizia e comunque definiti per legge, qui vengono affidati all’Autorità, che può e deve analizzare i dati, accertare le violazioni e comminare le sanzioni, senza che sia necessariamente il “titolare del diritto” a rivendicarlo.

Questo dovrebbe trasformare l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni in un’improbabile sistema Echelon sui dati, pubblica accusa e collegio giudicante insieme, che commina sanzioni senza contradditorio a difesa. Insomma più potere del comitato centrale del Partito comunista cinese (aveva ragione l’ambasciatore Usa), ma con molti meno dipendenti. Per ora. Questo avviene in un paese in cui la ricchezza, ancorché mal distribuita e sottovalutata, di questo settore e di quelli collegati (Tv, editoria, ICT), sono altissime e potenzialmente foriere di sviluppi maggiori che non l’auto o il real estate. Dovrebbero esserne avvertiti e interessati tutti: invece è materia su cui lavorano solo “conservatori ordinari” e “straordinari innovatori”. In un preoccupante cono d’ombra che il cablogramma ci ha, per fortuna, ricordato.

Il campo dei “conservatori ordinari” è vasto, multi-partisan e ben agguerrito: l’alleanza Murdoch, De Benedetti e Confalonieri, e anche le majors dei contenuti. Con notevoli differenze al loro interno, vanno cercando vie, a seconda della lungimiranza, per fermare il mare di internet o per farci i soldi. E’ nel laghetto di casa Mediterraneo (Francia, Spagna e Italia) che sono nati però i tentativi di mettere dighe e bavagli. Anche qui differenze: la difesa dei legittimi diritti d’autore è materia delicata e complessa, nell’intrico tra utilizzatori, service provider e detentori di “tubi di connessione” (gli operatori di tlc). Alcuni, mentre tenevano alta la guardia, hanno frequentato “il nemico” per imparare qualcosa (Murdoch, anche qualche major e qualche operatore di tlc più dinamico); altri hanno invocato le difese della legge come in Francia o in Spagna; spingendosi sino a mettere in questione il diritto a comunicare e connettersi in caso di violazioni dei diritti d’autore.

Secondo il consigliere D’Angelo: “Negli altri paesi sono stati i parlamenti a discutere, si è intervenuti con lo strumento legislativo. E in generale ci si è mossi tenendo, come modelli di intervento, due possibili modalità: la regolazione per via legislativa oppure l’autoregolamentazione dei soggetti coinvolti”. Il consigliere senza volerlo si è trasformato in “innovatore straordinario”, perché vedendo difficoltà e rischi dei provvedimenti per il funzionamento e la efficacia nella sacrosanta lotta alla pirateria, in un quadro in continua evoluzione ha rifiutato di essere relatore sulla prima parte ed ha segnalato i problemi accennati in una intervista a Repubblica.it. Gli ha risposto agguerrito come sempre, mettendo avanti pirateria ecc., il presidente degli “ordinari conservatori” della Fimi, manco avesse di fronte il capo di Pirate Bay. Dalla politica quasi solo silenzio. Signor consigliere, Le facciamo gli auguri di buon Natale e felice futuro.

PS: Nicola D’ Angelo è un magistrato in aspettativa del Tar di Roma; l’unico ad aver rinunciato spontaneamente alla doppia retribuzione da quando è all’Autorità tra tutti i magistrati di cui si sappia. Ecco una possibile spiegazione sia dell’interesse dell’ambasciatore Thorne che della simpatia che suscita: forse non è cittadino di questo paese.

Source: Altro che Assange, salviamo il…ato D’Angelo | The Frontpage
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/

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