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Critica ragionata a Google e le sue “evoluzioni” della gestione del copyright

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 15 dicembre 2010

Google ha pubblicato questo: Google Public Policy Blog: Making Copyright Work Better Online.

Marco Pancini di Google ha scritto nella mailing list di Nexa questo:

Come avrete forse già letto, abbiamo annunciato oggi alcuni cambiamenti alle nostre procedure di rimozione dei contenuti in violazione con il diritto d’autore.
Riteniamo infatti che il sistema di “notice and take down” (segnalazione e rimozione) introdotto negli Stati Uniti con il Digital Millenium Copyright Act e in Europa con la Direttiva sul Commercio elettronico (D.Lgs 70/2003) sia il modo migliore per combattere il fenomeno della pirateria: in conformità con queste leggi, Google risponde velocemente alle richieste di rimozione e lavora costantemente allo sviluppo di nuove procedure e strumenti con i quali affrontare questo grave problema.

I cambiamenti che annunciamo oggi sono 4, e saranno implementati nel corso dei prossimi mesi:

1. Daremo seguito alle richieste di rimozione per motivi di copyright entro 24 ore
2. Impediremo che i termini strettamente associati con attività  di pirateria elettronica appaiano su Autocomplete < http://www.google.com/support/websearch/bin/answer.py?hl=en&answer=106230 >
3. Miglioreremo le procedure di revisione antipirateria di AdSense
4. Faremo sperimentazioni su come rendere le preview di contenuti autorizzati piu’ direttamente accessibili sui risultati di ricerca.

Stavolta, la critica ragionata non la faccio (solo) io, ma attingo alle parti con cui concordo di quanto è girato in lista di Nexa, cercando di sintetizzare:

Paolo Brini di scambioetico si dice deluso perchè dice che il Notice & Takedown, dopo 12 anni, si puo’ dire che ha fallito. Aggiunge:

Applicare una pessima legge americana nell’Unione unilateralmente come attore privato, all’interno di un quadro regolatorio che non la prevede, é un passo che considero profondamente errato perché peserà molto, vista l’importanza primaria di Google nel panorama delle UGC platforms (oltre che in tutti gli altri settori), nel processo di revisione del quadro stesso e potrebbe favorire l’inclusione di questa disposizione sgangherata e fallita.

Ricorda Paolo che non è vero che la direttiva sul Commercio Elettronico preveda il “notice and takedown”

Il “notice and takedown” funziona così: chi si ritiene titolare del diritto su un contenuto avverte il gestore della piattaforma della presenza di questo contenuto e il gestore della piattaforma lo puo’ rimuovere, anche senza l’ordine di un giudice. In linea teorica il gestore della piattaforma potrebbe anche non rimuoverlo, ma in questo caso egli (gestore) non può piu’ beneficiare delle esenzioni di responsabilità. Quindi di fatto, salvo rari casi, viene tolto.

Il problema sorge quando chi afferma di accampare diritti, invece, non li ha. Ci sono stati casi divertenti di gente che si e’ fatta un indirizzo mail finto, accampando di essere una fondazione titolare di diritti di autori morti da secoli che hanno scritto a delle piattaforme affermando di essere titolari dei deiritti (che in realtà sono nel pubblico dominio) e queste, per proteggersi, li hanno rimossi (come si fa a sapere che chi scrive e’ veramente chi dice di essere ?). Ma ci sono anche casi in cui la titolarità è dubbia, come ad esempio se di un’opera vengono fatte parodie, citazioni, cronache, ecc.  che sono tutti usi legittimi di contenuti protetti da diritto d’autore.

La direttiva sul Commercio elettronico prevede l’esenzione di responsabilità per chi, gestendo una piattaforma, non è a conoscenza di materiale che viola il copyright di qualcuno. La semplice presenza di un contenuto sospetto non è sufficiente a fugare i dubbi di cui sopra per cui un gestore di una piattaforma, nell’ordinamento italiano, per non avere responsabilità deve…

b) non appena a conoscenza di tali fatti [presenza di informazioni illecite sulla sua piattaforma], su comunicazione delle autorita’ competenti, agisca immediatamente per rimuovere le informazioni o per disabilitarne l’accesso.

Decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, Articolo 16, ed anche

a) ad informare senza indugio l’autorita’ giudiziaria o quella amministrativa  avente funzioni di vigilanza, qualora sia a conoscenza  di  presunte  attivita’  o informazioni illecite riguardanti un suo destinatario del servizio della societa’ dell’informazione;
b) a fornire senza indugio, a richiesta delle autorita’ competenti, le informazioni in suo possesso che consentano l’identificazione del  destinatario  dei suoi servizi con cui ha accordi di memorizzazione dei dati, al fine di individuare e prevenire attivita’ illecite.

Articolo 17, come ricordato da Alessandro Mantelero.

Insomma, che il “notice and takedown” sia presente nella direttiva commercio elettronico, come afferma Marco Pancini, è falso.

Marco è persona molto esperta ed accorta, se scrive questo, sapendo di scrivere una palla, ha una ragione, un incarico “aziendale” di farlo…

ad esempio, il “notice and takedown” prevede che sia chi si lamenta della violazione ad indicare puntualmente quale è il contenuto da eliminare. Nella causa Mediaset-Youtube, invece, la presenza di video illeciti è stata accertata con un controllo a campione

Mediaset e i 500M: Vedremo come li metteranno a bilancio – a Quinta ‘s weblog.
alla  data del 10 giugno 2008, dalla rilevazione a campione effettuata da  Mediaset sono stati infatti individuati sul sito YouTube almeno 4.643  filmati di nostra proprietà, pari a oltre 325 ore di materiale emesso  senza possedere i diritti.
La differenza non è di poco conto. Anzi, su questa differenza ci potrebbe un intero business model…

Vediamo le due versioni:

  • Notice & Takedown: a Youtube bisogna dire video per video quale e’ illecito
  • Direttiva eCommerce: a Youtube il giudice dice “hai dei video illeciti, toglili”

consideriamo questa possibile interpretazione: Youtube è [anche, di fatto] un motore di ricerca che indicizza tutto il video interessante che passa in TV (il lunedi’ la homepage è tutta verde dalle partite…), dove gli spider sono gli utenti che digitalizzano e caricano.

I broadcaster che gestiscono servizi di “catch up TV”, ovvero la possibilità di rivedere on demand la televisione dei giorni precedenti, sanno che l’80% guarda la TV del giorno prima, il 15% guarda i programmi di due giorni prima, ed il resto si palma sul resto dell’archivio.

se questo è vero, il titolare dei diritti per vedere quali sono i suoi video, per segnalarli a Youtube, ci mette del tempo. Ora che dice a youtube “il video xy e’ illecito”, anche se Youtube “agisce immediatamente” (come prescrive la norma sul commercio elettronico) per rimuovere questi video, è passato almeno un giorno e l’80% degli utenti interessati nella catchupTV è stato soddisfatto da Youtube.

Ovvero, secondo me è possibile che il meccanismo in atto, con la distribuzione delle responsabilità che sottendono il Notice & Takedown ed il meccanismo di compliance di Youtube, consentono a YT di fare una efficace catch-up TV, in esenzione di diritti, in piena legalità rispetto alle norme USA.

Diverso il caso se un giudice dice “rimuovi i contenuti Mediaset” e la loro individuazione univocamente puntuale spetta a Youtube, da cui, forse, una fonte di incompatibilità con le norme attuali europee…

Passiamo oltre…

Un altro Marco, l’avv. Scialdone scrive

Mi chiedo peraltro quale sia il comportamento che Google/YouTube debba assumere in caso di counternotice posto che l’istituto non trova albergo nel nostro panorama normativo.

In particolare mi chiedo quale sia a quel punto la collocazione giuridica di Google/YouTube qualora decida autonomante di ripristinare un contenuto perchè a seguito della “notifica” della counternotice al soggetto che ha effettuato la segnalazione quest’ultimo non si pronunci in alcun modo.

A mio avviso non ci sarebbe dubbio che da quel momento in poi (rispetto a quel particolare contenuto) YouTube operi come content provider e non come mero hosting provider.

ovvero, se a seguito di una”notice and takedown”, il soggetto che si è visto rimuovere il contenuto fa una “counternotice” ovvero una sorta di appello al gestore della piattaforma (ad esempio gli dice “è parodia”) e quello fa un “putback”, ovvero un ripristino del contenuto, il gestore della piattaforma che fa queste scelte puo’ insistere a sostenere di non avere responsabilità editoriale ?

Hanno detto tutto loro.

Io invece ho scritto a Marco Pancini sul punto 4

come prima cosa ti esprimo simpatia e solidarietà, probabilmente non c’è posto piu’ in trincea del tuo, di questi tempi, un po’ come in microsoft tempo fa.

ti è già stato illustrato cosa si intende con questa frase ?

4. Faremo sperimentazioni su come rendere le preview di contenuti autorizzati piu’ direttamente accessibili sui risultati di ricerca.

io sarei portato ad interpretare che..

  • piu’ direttamente accessibili sui risultati di ricerca.” significa o implica “in maggiore evidenza”
  • preview” non capisco a cosa si riferisca, forse le 3 righe del contenuto ? [che vengono mostrate nei risultati delle ricerche]
  • contenuti autorizzati” mi pare implchi una autorizzazione che, se è una cosa nuova, da sperimentare, non puo’ essere l’assenza di robots.txt (il modo attuale per gestire l’autorizzazione), quindi un procedimento nuovo per cui alcuni contenuti saranno “autorizzati” diversamente da altri.

il mio blog sarà autorizzato come panorama/espresso ?
potresti spiegare cosa significa questa frase ?

Risponde Marco e commento io (in mailing list, trascritta e resa piu’ leggibile qui):

Credo ancora che ci siano molte peculiarità nel nostro approccio:
molti nostri prodotti di punta sono open source (Chrome e Android su tutti);
la portabilità dei dati per i nostri utenti è un valore assoluto per noi (DLF);
la concorrenza è sempre ad un click di distanza.

questo va assolutamente riconosciuto. aspettiamo quando lo staff di Facebook comincerà ad essere attivo in Italia… 😉 (anche se io non sono un vero utente facebook…)

La frase significa che lavoreremo per rendere l’offerta di contenuti legittimi online sempre piu’ prominente. Esempio cerco Negramaro su Google, trovo in modo chiaro ed evidente i link su dove acquistare la loro musica online.

non è il mio caso, perchè non tratto musica.. 😉

ma se io parlassi di musica e avessi un blog che parla di Negramaro, un blog oggi molto popolare (ipotizziamo), un blog che oggi fosse nelle prime posizioni in homepage dei search results, questo significa che domani potrei avere sulla pagina, in maggiore evidenza rispetto al mio blog, i venditori di musica ?

altra sottodomanda, il criterio di ranking degli N venditori di musica, si sa già se sarà basato su una algoritmica tipo quella che sottende le ricerche o se sarà piu’ basato su un meccanismo tipo inserzioni a pagamento ?

è chiaro che io, da utente appassionato, ho un piu’ un timore di uno snaturamento da “engine” di ricerca a “catalogo” …

La risposta, prossimamente su questi schermi, appena disporrà di precisazioni, ammesso che le possa anticipare.

Source: Critica ragionata a Google e l…un Blog di Stefano Quintarelli
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.5/it/

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Una Risposta

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  1. rachat de credit said, on 25 dicembre 2010 at 11:17 am

    J’ai appris des choses interessantes grace a vous, et vous m’avez aide a resoudre un probleme, merci.

    – Daniel


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