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EDRi: l’immobilismo della Commissione Europea distruggerà Internet in Europa

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 24 novembre 2010

Vi proponiamo la traduzione dell’editoriale di Joe McNamee comparso sull’ultimo bollettino di EDRi (EDRigram). Le preoccupazioni di EDRi sono condivisibili e basate su elementi chiari ed incontrovertibili, nonché su alcuni casi storici particolarmente significativi. Secondo EDRi evitare la distruzione di Internet come la conosciamo nell’Unione Europea appare un’impresa disperata, forse impossibile se non ci saranno azioni concrete nell’immediato futuro.

ENDitorial: aspettate e vedrete la fine di Internet aperta.

Al summit di Parlamento Europeo e Commissione Europea sulla net neutrality, che ha avuto luogo a Bruxelles l’11 novembre, è stato inviato un chiaro messaggio politico – l’interferenza con il traffico Internet è ammissibile finché le compagnie dicono ai loro clienti che sta accadendo.

La Commissione “aspetterà e vedrà” se tali interferenze causino problemi al mercato e nel caso considererà se intraprendere azioni in merito. In un intero giorno di discussioni, gli aspetti sui diritti fondamentali concernenti l’interferenza delle società private con le comunicazioni dei cittadini sono state messe in discussione solo da Jérémie Zimmermann de La Quadrature du Net e da Jan Albrecht MEP (Verdi/EFA, Germania).

Chiunque sia stato attivo nella regolamentazione sulle telecomunicazioni a Bruxelles nell’ultimo decennio sarebbe stato perdonato se avesse sofferto da un attacco di “déjà-vu”. I grandi operatori erano dispiegati in forze a spiegare che il mercato è molto competitivo e che non possono permettersi nessun intervento regolatorio. Non è necessario alcun intervento regolatorio, hanno spiegato, perché il mercato si prenderà cura di tutti i problemi. L’On. Catherine Trautmann (S+D, Francia) ha richiesto una Raccomandazione della Commissione che, sebbene non vincolante, creerebbe almeno un quadro metodologico adattabile ad una legislazione vincolante dopo l’eventuale fallimento. I suoi argomenti sono stati profondi, potenti e apparentemente ignorati dalla Commissione.

La Commissione Europea ha sentito già in passato gli argomenti dei grandi operatori ed è stata convinta a ritardare interventi regolatori urgenti. Nel 1999/2000, c’era bisogno urgente di aprire l’”ultimo miglio” dell’infrastruttura delle telecomunicazioni al fine di dare impulso all’accesso Internet in Europa. La Commissione decise contro la legislazione ed optò per un “aspettiamo e vediamo”. Quando non successe nulla, propose una Raccomandazione per aprire il mercato. Quando anche questa fallì, propose una Regolamentazione che è stata implementata bene in alcuni stati e male in altri, in parte a causa della natura di urgenza dell’intervento legislativo. “Aspettiamo e vediamo” aveva tradito i cittadini europei.

La Commissione Europea ha sentito questi argomenti di nuovo quando iniziò a fare domande sugli enormi costi del roaming per la telefonia mobile. Dopo aver inizialmente atteso per vedere l’ordine di grandezza del problema, cominciò a investigare la questione alla fine del 2004 e una Regolamentazione entrò in vigore nel giugno 2007. Ci vollero altri tre anni per trattare con il roaming dei dati. Il costo di questo ritardo dell’”aspettiamo e vediamo” è stata la perdita di milioni di euro per le compagnie europee e per i cittadini. “Aspettiamo e vediamo” aveva tradito di nuovo i cittadini europei.

Ed ora, quando si tratta di sviluppare un regolamento per agire sulle interferenze nelle comunicazioni private, quando si tratta di elaborare un regolamento che agisca su un elemento chiave della democrazia moderna, la Commissione ha deciso di “aspettare e vedere”. Questa volta, però, la Commissione non sarà capace di intervenire dopo che tutte le altre opzioni avranno fallito.

Una volta che gli intermediari di Internet inizieranno ad interferire più apertamente con le comunicazioni, troveranno sempre più difficile argomentare che dovrebbero essere autorizzati ad agire in questo modo per proprio beneficio, ma non per altri interessi consolidati. Già ora, ai fornitori di accesso si richiede di bloccare le comunicazioni peer to peer (si veda il caso Scarlet/Sabam) e di bloccare certi siti web per il beneficio degli interessi protetti dell’industria del copyright, di bloccare i siti di scommesse per il beneficio degli interessi protetti dei monopoli dei giochi di stato (in Francia, Italia e altrove) e di bloccare i siti web accusati di contenere materiale di abuso sessuale sui bambini, per nascondere l’inadeguatezza delle amministrazioni nazionali che sono riluttanti a fare lo sforzo di mettere offline la scena del crimine e di perseguire i criminali dietro di essa.

Quando la Commissione decise finalmente di agire in relazione all’unbundling e al roaming, dovette affrontare il potere di lobby delle compagnie di telecomunicazione. Con un Internet non-neutrale, tuttavia, le cose saranno molto diverse. La Commissione dovrà affrontare l’opposizione non solo dei grandi provider di telecomunicazioni, ma anche di ogni compagnia ed organizzazione con un interesse acquisito nel limitare l’accesso alle comunicazioni. Dovrà inoltre affrontare l’opposizione delle organizzazioni che sostengono che i provider debbano essere i sorveglianti della rete. L’OECD sta attualmente discutendo come gli intermediari di Internet possano svolgere compiti di polizia in Internet per raggiungere obiettivi di regolamentazione pubblica, il Consiglio d’Europa ha richiesto una “riflessione” sulla responsabilità degli intermediari in relazione alle violazioni online della proprietà intellettuale, ACTA (che l’Unione Europea sta finalizzando) richiede la cooperazione degli intermediari di Internet per combattere le violazioni online della proprietà intellettuale, le Nazioni Unite hanno chiesto la loro cooperazione per proteggere i bambini online, l’OSCE sta discutendo come essi possano cooperare per frenare i discorsi di odio. La lista è infinita.

Una volta che la Commissione avrà aspettato e visto che un intervento regolatorio è necessario, sarà troppo tardi. Aspettate e vedrete.

The “Sabam vs Scarlet”-case will be continued before the European Court of
Justice (7.02.2010)
http://www.timelex.eu/en/blog/p/detail/the-sabam-vs-scarlet-case-will-…

OSCE – Role of the Internet industry in addressing hate on
the Internet (10.05.2010)
http://www.osce.org/documents/odihr/2010/05/44808_en.pdf

OECD – The Economic and Social Role of Internet Intermediaries (16.06.2010)
http://www.oecd.org/dataoecd/8/59/45997042.pdf

UN (Tunis Agenda) (18.11.2005)
http://www.itu.int/wsis/docs2/tunis/off/6rev1.html

ACTA (15.11.2010)
http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2010/november/tradoc_147002.pdf

(Contribution by Joe McNamee – EDRi)

Articolo originale:
http://www.edri.org/edrigram/number8.22/net-neutrality-wait-and-see

Traduzione in italiano Paolo Brini, Movimento ScambioEtico
Caso di studio sui blocchi web in Italia by Movimento ScambioEtico

Source: EDRi: l’immobilismo della Co…uropa : Movimento ScambioEtico
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

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