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Autoproduzioni, autodistribuzioni, licenze e mercato

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 4 novembre 2010
Pubblicato da Andrea Arcella

Su invito del mio amico Mario, ho letto con attenzione la serie di interventi pubblicati sulla bella webzine musicale Sands zine (per leggere gli interventi dovete cliccare sui tasselli di figure in fondo alla pagina). Tali interventi sono incentrati su un tema a me caro: autoproduzione, autodistribuzione, licenze libere, etc. Più o meno tutti gli interventi concordano su alcuni temi fondamentali che io condivido pienamente: il ruolo deleterio del diritto d’autore nelle sue attuali declinazioni industriali, la visione della SIAE come macchina burocratica che impedisce nei fatti forme musicali innovative o semplicemente artisti che vogliono rimanere fuori dai circuiti del mainstream pop, il ruolo della rete che ha introdotto nuovi meccanismi di distribuzione e fruizione.

L’intervento di Scarph (area antagonista autistici) verte soprattutto sull’aspetto etico-sociale della produzione musicale; ritengo le sue osservazioni sull’omologazione della cultura a merce e susseguente sfruttamento pienamente condivisibili. Il punto è che sfugge un argomento fondamentale al suo discorso: come dovrebbero campare i musicisti. In sostanza nei discorsi che vengono fuori da questa area politica vi è sempre una riflessione corretta su cosa non funziona nella nostra società ma scarseggiano proposte serie per un modello economico/sociale alternativo. Purtroppo mi sembra che dopo aver buttato a mare Marx, socialdemocrazie etc. non sia rimasto molto altro da proporre.

L’intervento a Marco Fagotti di Anomolo mi sembra che invece colga maggiormente a fuoco il problema della sostenibilità economica; La proposta di Fagotti che definirei (semplificando naturalmente) “socialista” prevede una forma di tassazione ( che potrebbe essere generale cioè sulle persone fisiche e giuridiche o sui consumi come tassa sui cd vergini) che consentirebbe agli artisti fuori dalle logiche mainstream di vivere. Sono in linea di massima d’accordo con questa proposta ma bisogna tener presente alcuni problemi:
1) affinchè funzioni bisogna avere un’intera società orientata in senso socialista, altrimenti accade ciò che è sotto i nostri occhi: la tassazione sui cd vergini viene usata per finanziare la SIAE e i deficit prodotti dai grandi speculatori; questo è un punto vero in generale: le tasse in Italia sono usate per ripianare i deficit della FIAT come quelli di Mondadori.
2) Nel momento in cui la sopravvivenza degli artisti è vincolata ad un finanziamento statale succede che il politico di turno diventa automaticamente il datore di lavoro degli artisti; anche questo succede già oggi: basti vedere gli artisti visivi che vivono di commesse pubbliche (amici di politici) o i teatri d’opera i cui consigli di amministrazione sono nominati dalla politica. L’intervento di Claudio Tarsia è una specie di piccola ontologia del disco; ci parla di noi tramite il rapporto con questo oggetto: interessante.

L’intervento di Kai Zen è molto dettagliato nella spiegazione del copyleft e lo trovo una lettura estremamente utile già per questo; sono interessanti anche gli altri temi trattati tra cui le conseguenze dell’overload informativo prodotto dalla rete (e dall’autoproduzione); a questo proposito viene sottolineata l’importanza ancora maggiore che acquisiscono fanzine, webzine ed in generale l’intervento di una stampa (in senso lato) che fornisca un orientamento e una critica alle produzioni. Il centro dell’intervento è una visione ottimistica: “…..la sostituzione del paradigma vivi-conuma-crepa con il paradigma assimila-riproduci-diffondi“. Ma sarà vero che questo paradigma si affermerà a livello di massa? Già oggi le multinazionali hanno assorbito il concetto di marketing virale che scimmiotta e asservisce l’assimila-riproduci-diffondi in chiave ultra capitalista.

Massimo Giannini di Sinistri si sofferma a raccontare la sua esperienza di musicista no copyright. E’ una lettura interessante perchè illustra cosa può accadere in un mondo-giungla. Voglio segnalare la sua disavventura con un gruppo celebre di electronica come i Matmos che in sostanza gli hanno campionato dei brani senza riconoscere alcun credito. Fortunatamente questo non può più succedere con le creative commons; inoltre questa cosa dovrebbe aprire un dibattito sulle etichette paraculo angloamericane che hanno dominato il mercato “sperimentale” negli anni ’90 e primi ‘2000. In breve queste etichette si sono affermate (e si sono arricchite) su un mercato in cui non ci sono costi di produzione perchè i musicisti si fanno i loro pezzi a casa col computer. A differenza delle major che hanno apparati di produzione molto costosi qui i guadagni sono possibili anche con mercati molto più piccoli. Mi chiedo a questo punto se sia giusto considerare tutto ciò che è “piccolo” anche “buono”.

Infine l’intervento di Stefano Giust di Setole di Maiale si concentra sullo spazio nullo concesso dai media e dalle istituzioni culturali alla musica d’arte generando un impoverimento culturale del paese; non si può che essere d’accordo!

Source: SEDICI TONNELLATE BLOG: Autopr…stribuzioni, licenze e mercato
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

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