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Diritto d’autore, eBook, DRM e pirateria

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 3 novembre 2010

Gli eBook sono finalmente entrati nel mondo librario italiano e i mezzi di informazione se ne sono accorti e ne parlano. Così si fa una sorta di gara a chi ha più titoli, chi è più bravo, quanti libri ci saranno da qui a Natale, da qui a Pasqua, da qui al 2012, fine del mondo permettendo. Tutto questo entusiasmo inizia a scontrarsi con la politica dei prezzi che applicano le case editrici e con l’adozione, da parte di molti editori (non tutti, per fortuna!) dei DRM (Digital Rights Management). La motivazione del ricorso ai DRM è che bisogna tutelarsi. Da chi?, ci chiediamo. È sempre più necessario ripensare i diritti di autore, ma urge anche riflettere sui diritti del lettore.

Cosa sono i DRM? Dice Wikipedia:

Con Digital Rights Management (DRM), il cui significato letterale è “gestione dei diritti digitali”, si intendono i sistemi tecnologici mediante i quali i titolari di diritto d’autore (e dei cosiddetti diritti connessi) possono esercitare ed amministrare tali diritti nell’ambiente digitale, grazie alla possibilità di rendere protette, identificabili e tracciabili le opere di cui sono autori. I DRM sono spesso chiamati “filigrana digitale”, in quanto le informazioni nascoste che vengono aggiunte ai file hanno lo scopo di regolamentarne l’utilizzo, come la filigrana delle banconote che ne impedisce la falsificazione.

Quindi ci troviamo di fronte a un sistema che aggiunge varie informazioni criptate per evitare la pirateria; da notare, poi, i social DRM che si basano sulla natura “social-democratica” (non intesa in senso politico!) del web: vengono inseriti nel file dei sistemi di marcatura con le info su chi ha effettuato l’acquisto (potrebbero essere nome e cognome dell’acquirente, nick, email, data dell’acquisto e via dicendo) sì da poter risalire al “pirata” in caso di diffusione illegale.

Ovviamente, non c’è bisogno di essere degli smanettoni per comprendere che i DRM possono essere craccati e aggirare il problema (sia chiaro: non sto invitando alla pirateria, ma è una considerazione lampante). Allora perché alcune case editrici scelgono di usare i DRM ledendo i diritti dei lettori? Non è che se io compro un libro cartaceo mi trovo un sistema di protezione che mi obbliga a leggere quel libro solo in un determinato punto della casa e mi impedisce di prestare il libro stesso…


Abbiamo rivolto alcune domande a Marco Calvo (in foto), presidente dell’associazione culturale Liber Liber, nota ai più per il progetto Manuzio, “prima mediateca italiana raggiungibile via Internet, con musica e libri distribuiti con licenze libere.”

Possibile che certa editoria si ostini ancora a voler utilizzare un sistema di protezione che in definitiva danneggia e complica la vita all’utente onesto?
Quindici anni di DRM applicati ai file musicali ci hanno insegnato che sono del tutto inutili nel contrastare la pirateria. Sottolineo il “del tutto inutili”. Costituiscono solo un disagio per gli utenti onesti e una limitazione ingiustificata dei loro diritti. A ben vedere, sono stati un danno per le stesse aziende che li hanno voluti (da quando i DRM sono stati aboliti su iTunes, le vendite sono aumentate). I DRM che ora si affacciano nel mondo dell’editoria non sono semplicemente anacronistici e inutili. Sono una clamorosa manifestazione di ignoranza. Sorprende che editori, anche importanti, siano del tutto digiuni della materia. Il pensiero vola subito al “sistema Italia”. Quando leggiamo che nelle nostre aziende regna il nepotismo e che scarseggia la meritocrazia, possiamo avere la tentazione di considerarle esagerazioni, o eccesso di autocritica. Ma simili scelte, purtroppo, ci riportano con i piedi per terra e a uno scenario desolante.

Crede che il DRM “sociale” sia una strada più “eticamente” percorribile, anche ai fini della tutela del diritto d’autore?
Il fallimento dei DRM non significa che la pirateria è accettabile. È un fenomeno sbagliato, senza appello. Non viene percepito come tale perché colpisce aziende che praticano tariffe sbagliate. Ma una soluzione va trovata. Personalmente però non concentrerei le mie risorse su metodi più o meno vincolanti per “controllare” i beni digitali. Partirei piuttosto da una seria riflessione sul costo della cultura, causa prima e vera della pirateria. Le cifre richieste per la musica su CD, per i film e per alcuni segmenti del mercato editoriale (es. per i testi scolastici) sono irragionevoli. Lo si dica onestamente una volta per tutte. In un sistema realmente competitivo, con authority efficaci ed equidistanti, gli attuali operatori dominanti verrebbero spazzati via. A tutto vantaggio dei consumatori e delle aziende più preparate. La cultura digitale sta cambiando molte cose. Personalmente ritengo che la chiave di volta saranno i micropagamenti. Una volta che saranno liberalizzati, e pagare online sarà facile e sicuro, molti nuovi operatori potranno affacciarsi sul mercato. Con benefici per tutti.

Foto | FlickrMarco Calvo

Source: Diritto d’autore, eBook, DRM e pirateria
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/

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