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Il Web è morto e il copyright non si sente tanto bene

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 15 ottobre 2010

Lettera aperta a Gianni Riotta, direttore de Il Sole 24 Ore: “E’ il momento di una riflessione concreta che renda questo paese più adulto. Per una circolazione delle idee più libera”
6 ottobre 2010 di  Riccardo Luna


Caro direttore, io non so se davvero “Il Web è morto”, come ha raccontato Wired Us ad agosto, ma so per certo come te che il copyright non sta per niente bene. La facilità con cui oggi si fa una copia digitale di quasi tutto e la cultura della condivisione della conoscenza che è propria della Rete, hanno improvvisamente reso vecchissime norme e principi che in effetti vecchi sono. E non più attuali.

Perché dico queste cose proprio a te? Intanto perché sei un appassionato di Internet della prima ora. E poi perché quello che ha fatto il tuo Sole24Ore questa estate mi ha lasciato stupefatto. Ti spiego, nel caso non sapessi esattamente come sono andate le cose (i direttori non possono sapere tutto, questo lo so anche io). Allora, Wired Us esce con questa copertina storica, “The Web Is Dead”: in Rete se ne rumoreggiava da settimane e tu sei stato il primo in Italia a ritwittarla chiedendo all’ottimo Luca De Biase di farci un pezzo. Bene, anzi, benissimo.

Passano due giorni, il dibattito si infiamma e cosa fa il sito del Sole24Ore, cioè del quotidiano di Confindustria? Prende i due pezzi che sostengono la cover story americana, quello di Chris Anderson e quello di Michael Wolff, e li ripubblica. Non ampi brani. Integralmente. In un’ottima (ve lo riconosco) traduzione italiana. Come se fossero roba vostra. E cosa aggiunge sotto, in calce ai due articoli? Quella insopportabile scritta che tutti gli editori italiani da qualche mese adottano su tutto: “riproduzione riservata”, hai visto mai che qualcuno volesse ripubblicarli sul proprio blog…

Intanto, per finire la frittata, un articolo di cronaca sul tema invitava esplicitamente a leggersi i due articoli tradotti che – per inciso – io non potevo usare per due mesi dovendo rispettare la legge. Complimenti. Ora caro direttore non avrei certo sprecato una lettera aperta per una sgradevole questione di diritti fra editori se non intravedessi in questo incidente l’occasione per parlare finalmente di copyright su Internet. Per superarlo.

Ti dico come la penso. Continuare a stabilire per ogni opera che “tutti i diritti sono riservati” non ha senso. Non ha senso perché danneggia la circolazione delle idee e della conoscenza e non ha senso perché limita la possibilità degli autori di farsi conoscere. Naturalmente un libro, un film, una canzone o un programma tv hanno esigenze diverse ma, come mi disse una volta Cory Doctorow, «il mio problema non è essere copiato, è essere ignorato». Magari qualcuno avesse voglia di prendere questa paginetta e condividerla su Facebook o sul proprio blog: lo ringrazierei.

Che fare? La soluzione, come sai caro direttore, non è la pirateria, ma Creative Commons. Ovvero, stabilire che solo “alcuni diritti sono riservati”. Quali dipende caso per caso, ma, per esempio, se vuoi condividere un articolo con i tuoi amici senza farci soldi non è mica un reato, ci mancherebbe: basta che mi citi e metti un link all’originale. È una strada così semplice e ragionevole che non capisco perché in Italia stenti a decollare.

Cioè, lo capisco solo come frutto dell’ignoranza. Nessuno o quasi sa di cosa stiamo parlando. Tocca a noi spiegarlo. Anche con i fatti. Per questo il nuovo sito di Wired adotterà una delle licenze Creative Commons: un piccolo passo nella direzione giusta, un chiaro segnale per tutti gli altri. A cominciare dai grandi gruppi industriali che vedono pirati ovunque invocando punizioni esemplari.

Tu, direttore, come la pensi? Qual è la posizione sul copyright del quotidiano di Confindustria? Escludendo che sia quella di prendersi i pezzi degli altri e metterci il proprio bollino, come avete malaccortamente fatto, c’è spazio per promuovere assieme un grande momento di riflessione concreta sul tema che renda questo paese più adulto e la circolazione delle idee più libera?

Io sono pronto.

Source: Se il Web è morto, il copyright cos’è? – Wired.it
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/

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