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Wikileaks non è stampa né televisione

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 6 settembre 2010

Alcuni amici della mailing list di NEXA hanno segnalato questo breve articolo, non firmato, pubblicato ieri sulla versione online de ll Sole 24 ore.

L’autore del pezzo si interroga ed invita ad interrogarsi sulle fonti di finanziamento di Wikileaks e, conseguentemente, sull’indipendenza di certe recenti decisioni di pubblicare documenti “scottanti”.

Interrogativi sacrosanti e legittimi che, d’altro canto, si sono posti, proprio nei giorni scorsi, anche i giornali americani i quali, però – a differenza del nostrano Il Sole 24 ore – hanno preferito farne un’inchiesta articolata e strutturata.

Certo nei 1179 caratteri che Il Sole 24 ore ha potuto o voluto riservare ad una questione tanto complessa non c’era davvero modo per scendere nel dettaglio e sviscerare i nomi ed i numeri dei finanziamenti noti e, eventualmente, proporre domande su quelli meno noti (se esistono).

Allo stesso modo 1179 caratteri sono davvero pochi per proporre a lettori più e meno addentro alle questioni dell’informazione il tema del rapporto tra trasparenza, indipendenza e democrazia dei media e non solo, tema che non può – come ha invece preteso di fare l’autore del pezzo – essere liquidato suggerendo di imporre a Wikileaks ed ad una congerie indistinta di protagonisti dell’informazione online riassunti sotto l’espressione “web” di pubblicare i propri bilanci come accade per i media tradizionali.

La pubblicazione dei bilanci di giornali, radio e televisioni, sfortunatamente, è un adempimento che risponde solo ad esigenze – piuttosto ipocrite – di un formalismo di facciata che contraddistingue la nostra disciplina relativa, tra l’altro, all’editoria, alla comunicazione, al conflitto di interessi e all’antitrust.

Il bilancio di un’impresa editoriale è un prezioso punto di partenza per riflettere sui soggetti che siedono nella sala comandi ma, certamente, non contiene tutte le risposte delle quali controllori e lettori avrebbero bisogno.

La ragione per la quale segnalo l’articolo de Il Sole 24 ore, come esempio da non imitare di cattiva informazione e, tuttavia, un altro.

Scrive l’autore anonimo del trafiletto:

QUOTE
Stupisce che pochi si pongano il problema di estendere al web gli obblighi già previsti per la televisione, la radio e la carta stampata in tutto il mondo occidentale…Il web è ancora un mondo a volto coperto.

Non mi sembra, francamente, che in pochi si pongano il problema dell’estendibilità “al web” – espressione che, peraltro, usata in questi termini non significa assolutamente nulla – della disciplina relativa alla stampa ed alla televisione.

Non è certamente vero nel nostro Paese dove si è appena varato il Decreto Romani con il quale si estendono tutta una serie di norme relative a radio e televisione ad una congerie indefinita – e sin troppo ampia – di soggetti operanti nel web e dove, con cadenza più o meno semestrale, si cerca di estendere – in tutto o in parte – la vecchia disciplina sulla stampa contenuta nella legge n.47 del 1948 all’intera blogosfera (12).

Il punto, nel caso di Wikileaks – e non del web nel suo complesso – è, tuttavia, un altro: Wikileaks è un archivio di documenti e non un giornale, una radio, una televisione o un organo di stampa dei quali manca degli elementi essenziali.

Non ha periodicità regolare, non ha giornalisti che scrivono articoli né, più in generale, rielabora le informazioni contenute nei documenti che pubblica.

Questo, naturalmente, non significa che – data la straordinaria funzione che svolge o potrebbe svolgere nella circolazione delle informazioni online – non si possa o non si debba imporre ad Assange ed ai suoi di sottostare a speciali obblighi di trasparenza, in ipotesi, ancor più severi rispetto a quelli che incombono su un editore ma da qui a parlare di esigenza di estendere a siti come wikileaks la disciplina sulla stampa il passo è davvero lungo ed a compierlo di commetterebbe l’errore di continuare a pensare che tutta l’informazione online – da wikileaks alla blogosfera – vada equiparata ai giornali di carta di un tempo.

Le conseguenze di questo approccio sono dirompenti come, in Italia, abbiamo già avuto alcune occasioni di intuire: obbligo di registrazione di blog e siti internet anche amatoriali, obbligo di rettifica a condizioni ed entro termini compatibili solo con l’esercizio professionale dell’attività informativa, esigenza di un direttore responsabile che sia giornalista ecc…

Un’ultima battuta su quella frase, tipica di un’antica – ed evidentemente mai superata – dialettica tra media tradizionali e Rete secondo la quale il web sarebbe ancora a volto coperto…

Cominciamo dal principio: dire “web” e come dire “carta”. Ci si riferisce allo stesso modo ai giornali, ai volantini pubblicitari, alla carta da regalo o piuttosto allo scottex da cucina ed alla carta igienica.

Quanto al “volto coperto”: curioso promuovere una riflessione del genere in forma anonima winky.gif ma questa è, naturalmente, solo una battuta.

Source: Wikileaks non è stampa né televisione. – GBLOG user posted image
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5/it/

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