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Privatizzare la giustizia in nome del diritto d’autore.

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 19 agosto 2010

Gaia Bottà, in un bell’articolo su Punto Informatico, che quest’anno ha coraggiosamente scelto di non andare in vacanza, racconta l’ennesima storia di “errore arbitrale” da parte dell’antipirateria privata.
Cinque video regolarmente distribuiti dai titolari dei diritti sotto licenza cattive commons rimossi dalla piattaforma di video-sharing Vimeo per un errore – o eccesso di zelo – nell’asse tra una società privata che gestisce l’attività di antipirateria nell’interesse delle major dell’audiovisivo ed i responsabili di Vimeo.
A seguito delle comprensibili proteste dei titolari dei diritti che dopo aver scelto di usare delle licenze creative commons per massimizzare la circolazione delle proprie opere se le sono viste rimuovere dalla Rete, i video sono tornati online e tutto è apparentemente tornato a posto.
Solo apparentemente però perché il problema è un altro.
La questione da affrontare senza ulteriori ritardi, infatti, concerne tutte le forme di privatizzazione della giustizia alla quale la Rete – in nome dell’esigenza di assicurare adeguata e rapida tutela, in particolare, ai titolari dei diritti d’autore – si è ormai, pericolosamente assuefatta.
Il titolare dei diritti – direttamente o per interposta persona – chiede e l’intermediario – ormai terrorizzato dall’idea di essere coinvolto in cause risarcitorie milionarie o, peggio ancora, in procedimenti penali – risponde, procedendo alla rimozione del contenuto di cui è contestata la pubblicazione.
Qualcuno potrebbe pensare che sia la soluzione più semplice per risolvere il problema.
Una forma di giustizia light, deregolamentata e che tiene lontano lo Stato dalle cose della Rete.
Non credo, tuttavia, sia così.

In nome del diritto d’autore e dell’esigenza – fatta avvertire più urgente di quanto in realtà non sia dalle major – infatti, si è aperta una breccia in uno dei più elementari principi alla base dello Stato di diritto: quello secondo il quale sono vietate tutte le forme di auto-giustizia o giustizia privata.
Derogare a questa regola – oggi a proposito del copyright ma domani anche in materia di reati di opinione, violazione della privacy e chissà quali altri illeciti – non significa garantire una giustizia più rapida ed indolore ma – soprattutto nel medio periodo – consentire ai soggetti forti – in termini economici e politici – di prevalere sistematicamente sui più deboli.
L’urgenza dell’intervento non è una buona ragione per rinunciare alle garanzie del contraddittorio e all’esigenza di un giudice terzo.
Se fosse così non si spiegherebbe perché in tutti gli ordinamenti del mondo esistono procedimenti cautelari ed urgenti che consentono, appunto, in presenza di elementi di urgenza e di un apparente fondamento delle pretese azionate, ad un soggetto di domandare ad un giudice di pronunciarsi, senza ritardo, a volte, persino, in giornata.
È difficile capire perché per ottenere la cessazione dell’uso di un marchio altrui nel mondo degli atomi si debba chiedere un provvedimento d’urgenza ad un tribunale mentre per ottenere lo stesso risultato nel mondo dei bit sia sufficiente inviare una mail ad una società che di mestiere fa l’intermediario e che non è in grado – poco importa se per ragioni tecniche, organizzative o per mancanza di competenza – di interpretare e comprendere una licenza.
Se la giustizia degli atomi e troppo lenta, costosa e farraginosa – e, almeno in Italia non vi è dubbio che lo sia – per star dietro alle dinamiche dei bit, allora si metta mano con urgenza al problema, si costituiscano sezioni specializzate e si introducano procedimenti speciali ma guai a prendere – come purtroppo sta accadendo ovunque – pericolose scorciatoie e pensare che il problema possa essere risolto “grazie” alla collaborazione tra titolari dei diritti ed intermediari.
Non si tratta di non aver fiducia in tali soggetti ma semplicemente di prendere atto che essi rispondono ad interessi – economici e/o politici – ai quali la giustizia dovrebbe essere sottratta.

È una deriva pericolosa quella che può scorgersi all’orizzonte: domani le banche – intermediari finanziari – bloccheranno i nostri conti online sulla base di una semplice mail di chi si presenta come nostro creditore, lo Stato si sentirà libero di chiedere al provider di disconnetterci in ragione del nostro preteso coinvolgimento in chissà quale condotta e gli Isp di sospenderci – come, peraltro, si sono già riservati il diritto di fare per contratto – la fornitura di servizi di accesso alla Rete o, magari, di posta elettronica sulla base di una mail con la quale qualcuno ci accusa di spamming o, piuttosto, di inafferrabile reato di opinione.
Sono consapevole dei limiti della nostra giustizia ma…privatizzarla è una cura che rischia di essere più pericolosa del male.

Source: Privatizzare la giustizia in n… diritto d’autore. – GBLOG
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5/it/

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