YBlog

Il j’accuse di Calabrò (AGCOM) al Parlamento

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 19 agosto 2010

Pubblico in anteprima un pezzo per Punto Informatico sull’audizione svolta dal Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni dinanzi al Parlamento.

L’intero testo dell’audizione merita di essere letto ma il capitolo sulla banda larga è davvero una lettura stimolante.

Nulla di nuovo, per la verità, ma detto da Calabrò al Parlamento da la misura di quante grave sia la situazione.

Ultima annotazione prima di lasciarvi, se ne avete voglia, alla lettura del pezzo: ho appreso della pubblicazione del testo dell’Audizione attraverso l’account Twitter dell’AGCOM. Ultimamente a proposito dei due schemi di regolamento sulla disciplina delle web TV non sono stato tenero con l’Autorità Garante ma devo riconoscere che il restyling del sito, l’attivazione dell’account su Twitter e soprattutto il j’accuse di Calabrò al Parlamento a proposito della Banda Larga hanno, ai miei, occhi, riscattato -almeno un po’ – l’AGCOM

E’ un j’accuse forte sulla drammatica situazione della diffusione della banda larga nel nostro Paese e sulle conseguenze che ciò determina per le imprese, i consumatori ed i cittadini, quello contenuto nell’audizione del Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni dinanzi al IX Commissione della Camera dei Deputati.
Un j’accuse che non può e non deve essere lasciato cadere nel vuoto.
Gli stessi “dati che ci vedono ai primi posti in Europa sul fronte dei prezzi dei servizi tradizionali e della concorrenza infrastrutturata” ha detto il Presidente dell’AGCOM “ci classificano sotto la media UE per diffusione della banda larga, anche se con quasi 5 milioni di chiavette USB e 15 milioni di smartphones l’Italia è leader in Europa nella diffusione delle tecnologie per l’internet mobile” e, ha continuato “Siamo sotto la media anche per il numero di famiglie connesse a internet, oltre che per la diffusione degli acquisti on-line e per il contributo dell’Information Communication Tecnology al prodotto interno.”.
“Il nostro Paese” ha aggiunto Calabrò a proposito delle ricadute che tale drammatica situazione di arretratezza nella diffusione di Internet produce “è il fanalino di coda nel commercio e nei servizi elettronici. Le imprese vendono poco sul web; la quota di esportazioni legate all’ICT è pari al 2,2% e relega l’Italia al penultimo posto in Europa”.

Ovviamente si tratta di considerazioni note a tutti gli addetti ai lavori e che si vanno ripetendo ormai da anni senza che, peraltro, nulla cambi ma sentirlo dire dal Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni dinanzi al nostro Parlamento fa un certo effetto.
E’ il segno evidente e tangibile che la situazione è, probabilmente, persino più grave di quanto appaia.
Neppure il rigido linguaggio istituzionale vale ad attutire il peso delle parole utilizzate da Calabrò dinanzi al Parlamento quando non può che segnalare come sia, persino, difficile scorgere all’orizzonte segnali capaci di accendere una speranza: “Il futuro presuppone l’ultra banda, le reti di nuova generazione in fibra ottica con capacità di trasmissione sopra i 50 Mbit/s, mentre l’Italia ancora ha difficoltà a chiudere il piano per il digital divide – che vuol dire, sostanzialmente, far accedere tutti oggi a internet alla potenza della tecnologia di ieri – e non si accinge a fare un passo decisivo verso la fibra.”.
Come dire che siamo ultimi e che siamo destinati a rimanere tali perché sin qui assolutamente incapaci di adottare un’adeguata politica dell’innovazione.
Ma non basta.

Il Presidente dell’AGCOM, infatti, rincara la dose e mette nero su bianco quello che in molti abbiamo pensato e scritto all’indomani delle paradossali dichiarazioni con le quali il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Gianni Letta, lo scorso anno ha annunciato la decisione di rinviare l’investimento di 800 milioni di Euro per la diffusione della banda larga a quando il nostro Paese fosse uscito dalla crisi.
Il Presidente dell’Authority per le comununicazioni, evidentemente, non la pensa allo stesso modo e, infatti, dice: “Eppure il passaggio alla fibra ottica – e ai nuovi servizi e contenuti fruibili – garantirebbe ingenti risparmi e una spinta decisiva alla ripresa (exit strategy)”.
Questione di punti di vista? Possibile credere che il Governo sia convinto dell’opportunità di uscire dalla crisi prima di investire in banda larga mentre il Presidente Calabrò si mostra così convinto del contrario?
Non sarà piuttosto che a Palazzo Chigi hanno ben chiara la situazione ma hanno deliberatamente deciso di far altro con i famosi 800 milioni di euro o, più semplicemente, non sono così convinti che diffondere la banda larga sia – allo stato – la mossa migliore per i signori della TV?
Frattanto – e lo ricorda proprio Calabrò nel corso della sua audizione – in Francia il Governo ha lanciato un piano nazionale per l’economia digitale e l’ultra banda nell’ambito del quale i principali operatori hanno deciso di coordinarsi per realizzare una rete in fibra e la legge ha imposto loro la condivisione delle cablature condominiali.
Oltralpe, la previsione di stanziamenti pubblici è di 2 miliardi di euro per una rete in fibra ottica e in applicazione di questo quadro, France Telecom, SFR e Free cooperano per realizzare una rete di nuova generazione che collegherà, entro un anno, 800 mila abitazioni.
Direi che ce n’è abbastanza per sentirsi la Cenerentola d’Europa senza neppure la speranza che arrivi un bel principe con una scarpetta di cristallo.

Il Presidente dell’AGCOM nel corso dell’audizione non si è, però, limitato a delineare l’attuale situazione e ne ha, anche, analizzato cause e possibili rimedi.
“E’ un problema di domanda, di offerta e di politiche pubbliche”, ha detto, infatti, Calabrò.
Questi i principali fattori che secondo il Presidente dell’Authority inciderebbero sulla carenza di domanda: l’insufficiente diffusione di internet nelle scuole (sebbene in crescita), la modesta diffusione dell’informatica nelle fasce di reddito/istruzione medio-basse, la scarsa sostituibilità fra televisione e internet, la stentata diffusione di internet nelle fasce di età over 50, costi e balzelli accessori ingiustificati per i servizi on line e, da ultimo, la diffidenza degli italiani ad affidarsi ai servizi on line per la paura di truffe.
Analisi puntuale e largamente condivisibile anche se è curioso – e Calabrò non manca di annotarlo – che proprio l’Italia sia, secondo l’Unione Europea, il Paese che ha il record di acquisti on line di biglietti di treni e di aerei.
“Come mai?”, si chiede, in modo retorico il Presidente dell’AGCOM che poi risponde: “Oltre a non fare più la coda, l’utente non paga i diritti di emissione e non deve necessariamente stampare il biglietto. In questo caso gli incentivi per utente e imprese verso la dematerializzazione e la disintermediazione del servizio convergono.”.
Ciò significa – conclude sul punto Calabrò – che “Se l’Italia vuole essere on line deve dunque agire per la rimozione delle remore mentali e l’azzeramento dei balzelli digitali.”.

Ma non basta.
Secondo il Presidente dell’Autorità Garante “il settore pubblico può fare la sua parte.” perché “i contenuti pubblici sono infatti un driver importantissimo per la diffusione di una familiarità con il digitale.”
In questo senso conclude Calabrò – che non perde occasione per un’altra “stoccata” ai “decisori” – “la diminuzione del 17,8% degli investimenti destinati ai contenuti digitali in ambito pubblico nel corso del biennio 2008 – 2009 non è un buon segno”.
Interessante anche l’analisi che Calabrò propone sul versante della scarsa offerta come freno alla diffusione delle risorse di banda.
Secondo il Presidente dell’Agcom, infatti, allo stato, sul tavolo ci sarebbero due schemi di piano di intervento autonomi – quello di Telecom Italia e quello degli operatori alternativi e diverse iniziative regionali – ma le pur apprezzabili soluzioni proposte offrirebbero “una visione di quello che si può fare, ma non ancora di quello che concretamente ci si impegna a fare”.
Così non basta – conclude Calabrò – perché “si rischia di essere troppo lenti e di fare uno spezzatino non coordinato”.

Il vero j’accuse del Presidente dell’Authority al Palazzo, arriva, tuttavia, nella conclusione della propria audizione dedicata alle politiche pubbliche per il digitale ed all’assenza di una visione di insieme.
Al riguardo, Calabrò non usa mezzi termini, e pur “facendosi scudo” della terza persona e parlando per “l’Autorità” dice chiaro, che è urgente l’adozione di un’agenda italiana per lo sviluppo della larga banda e dei servizi digitali che contenga gli obiettivi fondamentali per un’azione dei pubblici poteri per guidare la transizione verso uno Stato ed un’economia digitale”.
Il Presidente non ha dubbi: “il settore pubblico può fare molto. Anche in tempi di rigore di bilancio.”.
Ed eccola la ricetta di Calabrò al Parlamento: “Norme quadro per la costruzione e condivisione delle infrastrutture che affranchino dalle molteplici autorizzazioni e/o concessioni; Completamento delle norme sull’interoperabilità dei servizi della PA e sanità on line; Norme per la liberalizzazione delle transazioni on line e il commercio elettronico; Norme sulla sicurezza delle reti; Liberazione delle radiofrequenze per la larghissima banda e meno vincoli per il Wi-fi; Utilizzazione di parte dei proventi delle aste delle radiofrequenze per gli incentivi alla larga banda e per la riduzione del digital divide; Contributi per la rottamazione degli apparati informatici obsoleti; Elevazione del tetto del credito d’imposta per gli investimenti delle imprese e riduzione delle imposte sui finanziamenti a lungo termine per interventi strutturali. Agevolazioni fiscali per l’impiego di capitali privati nel finanziamento di progetti di lungo periodo con forti esternalità positive (tra cui le reti NGN) possono rappresentare una valida alternativa all’impiego di risorse di bilancio sempre più scarse; Riforma del diritto d’autore, bilanciando i diritti degli autori e quello degli utenti che navigano in rete; tema che si inserisce nel più ampio dibattito sulla net neutrality.”.

Diagnosi e prescrizioni impeccabili. C’è solo da augurarsi che non siano arrivate troppo tardi quando, ormai, la sindrome da incapacità ad innovare si è incancrenita.
Sarà capace il Palazzo di rispondere al J’accuse del Presidente dell’Authority con un mea culpa?
Non resta che sperarlo perché l’innovazione premia ma non perdona e, in caso contrario, il rischio elevato è che il nostro Paese si ritrovi sempre di più ai margini del mondo e dell’economia digitali.

Source: Il j’accuse di Calabrò (AGCOM) al Parlamento. – GBLOG
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5/it/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: