YBlog

ACTA: analisi del testo negoziato a Lucerna, fra bugie della Commissione e illusori miglioramenti

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 20 luglio 2010

Grazie a La Quadrature du Net siamo in possesso del testo ufficiale emerso dai negoziati ACTA dopo il meeting di Lucerna. Numerosi i cambiamenti rispetto alla versione precedente. La fretta di concludere potrebbe indicare che le parti sentono la pressione dell’opinione pubblica e delle centinaia di istituzioni ed organizzazioni contrarie ad ACTA.

Per un background su ACTA clickate qui.

Il nono round di negoziati ACTA si è concluso a Lucerna il primo luglio. Nonostante le promesse di trasparenza, l’opposizione di uno dei paesi che negoziano l’accordo ha impedito il rilascio al pubblico della nuova versione.

Fortunatamente i documenti ufficiali sono trapelati integralmente e sono a disposizione di tutti grazie a La Quadrature du Net (disponibile anche la versione wiki, utilissima per ricerche e copia & incolla). Questo ci consente di analizzare il testo che presenta numerosi cambiamenti rispetto alla versione precedente.

I prossimi round di negoziati si terranno prestissimo, a fine luglio, a Washington, D.C., e a settembre in Giappone. Questa accelerazione, insieme ad alcune modifiche positive del testo, mostra la fretta dei negoziatori di arrivare alla ratifica dell’accordo prima della fine del 2010, come comunicato già da diverso tempo, e potrebbe essere un sintomo del fatto che le pressioni di centinaia di ONG, governi (come India e Svezia) dell’opinione pubblica e del Parlamento Europeo si facciano sentire. Come comunicato dal Commissario De Gucht, ci sono diversi punti di contrasto fra Unione Europea e Stati Uniti. Fra i più rilevanti, la volontà dell’Unione di includere i brevetti in ACTA e di estendere l’accordo anche alla protezione dei marchi di provenienza geografica. Altri contrasti si intuiscono dalla diversità delle proposte americane ed europee nel testo ufficiale trapelato.

Vediamo ora i cambiamenti al testo, divisi in tre categorie. Si consideri che la seguente analisi non è in alcun modo esaustiva: in particolare tutta la parte dedicata all’accesso ai farmaci e al trasferimento di tecnologia viene appena accennata. Per questa parte vi rimandiamo alla competente analisi degli esperti sotto l’egida dell’Università della California a Berkeley, che di ACTA analizza soprattutto il merito dell’accesso ai farmaci, disponibile qui.

Il buono…

L’articolo 1.1 è stato riformulato in modo da richiamare esplicitamente il rispetto dei TRIPS (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights) promossi da WTO e ufficializzati dalla WIPO. Una delle critiche ad ACTA era che esso andava ben oltre i TRIPS e che fosse incompatibile in alcune parti con essi; grazie a questo paragrafo tutte le disposizioni ACTA dovranno essere interpretate alla luce delle obbligazioni TRIPS le quali possono contribuire a limitare la portata del nuovo accordo (se ratificato).

Nothing in this Agreement shall derogate from [NZ/Sing/EU: any existing rights and] any obligation of a Party with respect to any other Party under existing agreements, including the WTO Agreement of Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights.”

(si noti che la proposta di Nuova Zelanda, Singapore ed Unione Europea riportata fra parentesi quadre renderebbe l’articolo più pregnante).

Australia, Nuova Zelanda, Singapore e Canada hanno proposto delle formulazioni che tendono a ristabilire un equilibrio fra accesso ai farmaci e diritti dei detentori dei brevetti. Uno dei problemi più gravi di ACTA è la sua capacità di ostruire l’accesso legittimo a farmaci legali e al trasferimento di tecnologia: con queste aggiunte i negoziatori probabilmente cercano di raggiungere un compromesso fra le richieste delle grandi case farmaceutiche americane ed europee e la salute pubblica della popolazione mondiale (articoli 1.X.1, .2 e .3). Sfortunatamente queste formulazioni difficilmente sopravviveranno, perché sia Stati Uniti sia Unione Europea sia Giappone non le gradiscono.

La posizione di questi tre paesi contro quei principi dimostra inequivocabilmente, nell’opinione dello scrivente, che tali parti non vogliono in realtà tenere in considerazione la Dichiarazione dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio sui TRIPS e la Salute Pubblica, sebbene si continui a dichiarare che ACTA sarà consistente con essa.

Appropriate measures, provided they are consistent with the provisions of this agreement, may be needed to prevent the abuse of intellectual property rights by right holders or the resort to practices which unreasonably restrain trade or adversely affect the international transfer of technology

Nel testo è scomparsa la nota che indicava, fra le misure tecniche possibili per gli ISP affinché essi potessero godere delle limitazioni di responsabilità per le violazioni dei propri clienti, le disconnessioni automatiche degli utenti dalla Rete (“risposta graduale”, nota anche come “3-strikes”, che consiste nella rescissione unilaterale del contratto del cliente e la conseguente espulsione definitiva da Internet); le limitazioni di responsabilità per gli Internet Service Provider non sono più esplicitamente subordinate ad una serie di misure tecniche che il provider deve prendere, ma tentano di ricalcare delle condizioni compatibili con la Direttiva e-Commerce (2000/31/CE). In ogni caso il fatto stesso che si vadano a definire le condizioni che portano alla responsabilità secondaria degli Internet Service Provider in un testo dedicato alla lotta alla contraffazione è inappropriato di per sé ed è un’ulteriore dimostrazione che ACTA è di natura legislativa.

Inoltre è stata ridefinita la violazione su scala commerciale; è scomparso il testo in cui si definiva una violazione su scala commerciale come qualsiasi violazione che avvenisse con o senza scopo di guadagni diretti o indiretti (de facto quindi qualsiasi violazione andava considerata su scala commerciale e pertanto ricadeva nei reati penali). La nuova definizione è migliore ma presenta ancora problemi come vedremo più avanti.

Infine: la formulazione di amplissima portata di “incitazione, ausilio e favoreggiamento” alla violazione del copyright, che poteva far ricadere nei reati penali da punire con il carcere sia i gestori di motori di ricerca e di indicizzatori sia l’opera di coloro che teorizzano contro il copyright esprimendo le proprie opinioni, è stata profondamente modificata; la facoltà di ispezione alle frontiere dei bagagli personali e dei contenuti personali memorizzati in memorie di massa con distruzione o confisca sul posto di cellulari, computer, lettori MP3 ecc. è stata rimossa.

…il brutto…

Nella sezione dedicata all’enforcement civile, gli articoli 2.2.1, 2.2.2 e 2.2.3 impongono, fra l’altro, danni legali minimi o pre-determinati (statutory damages) e vogliono costringere i tribunali ad accettare le richieste di rimborso secondo il calcolo dei danni stabilito dai detentori dei diritti e addirittura con alcuni parametri direttamente imposti da ACTA. Questo implica un profondo cambiamento nelle legislazioni di quei Paesi Membri dell’Unione Europea che non prevedono come sanzioni danni punitivi e simili.

1. Each Party shall provide that in civil judicial proceedings, its judicial authorities shall have the authority to order the infringer who knowingly or with reasonable grounds to know, engaged in infringing activity of intellectual property rights to pay the right holder damages adequate to compensate for the injury the right holder has suffered as a result of the infringement.
In determining the amount of damages for infringement of intellectual property rights, its judicial authorities shall consider, inter alia, any legitimate measure of value submitted by the right holder, which may include the lost profits, the value of the infringed good or service, measured by the market price, the suggested retail price.

…e il disgustoso.

La responsabilità penale delle violazioni ha ancora una definizione molto vasta. L’articolo 2.14.1, in qualsiasi versione proposta sia letto, fa rientrare fra le violazioni su scala commerciale anche quelle che portano vantaggi economici indiretti. Secondo l’interpretazione di Ante Wessels (FFII) ed altri, questo significa che un ragazzino che effettua un remix di brani musicali sarà soggetto al carcere. Allo stesso modo, è possibile che un cittadino che condivide on-line opere protette da copyright potrà essere incarcerato (da italiani potremmo forse fare un paragone con la prima versione della legge Urbani del 2004, ma ACTA estende il carcere ad ogni comportamento, anche offline, che può portare un vantaggio economico indiretto). In quest’ottica è molto importante la proposta dell’Unione Europea, che vuole aggiungere poche parole per escludere dalla responsabilità penale il consumatore finale: vedremo se tale proposta sopravviverà.

C’è da notare che durante il meeting (lingua italiana disponibile) fra il Commissario De Gucht e il Comitato LIBE del Parlamento Europeo del 13 luglio, dietro doppia esplicita domanda dell’europarlamentare Lambrinidis, il Commissario ha due volte mentito apertamente (si veda dal minuto 43 al minuto 45), sostenendo due volte che in ACTA non c’è definizione di violazione su scala commerciale, mentre essa non solo è presente all’articolo suddetto, ma una parte sostanziale è stata proposta proprio dall’Unione Europea. A memoria dello scrivente, non è la prima volta che la Commissione mente al Parlamento Europeo in merito ad ACTA.

L’articolo 2.14.3 introduce una iper-protezione delle opere cinematografiche, rendendo un reato penale la copia e/o la diffusione di qualsiasi tipo, anche parziale, priva di autorizzazione, di una qualunque opera cinematografica. Nei paesi in cui il fair-use non è chiaramente definito (quindi anche in gran parte dei Paesi Membri dell’Unione) questa disposizione può creare enormi difficoltà per educatori, professori, giornalisti, documentaristi, gestori di siti web dedicati al cinema…

Passando all’enforcement civile, permangono gli obblighi per le parti di garantire ai detentori dei diritti la possibilità di ingiunzioni preventive agli intermediari sulla base di sospetti di violazione, come si legge nell’art. 2.1.2:

2. The Parties shall also ensure that right holders are in a position to apply for an injunction against intermediaries whose services are used by a third party to infringe an intellectual property right

Questo articolo vanifica nella sostanza i passi avanti compiuti nel testo per renderlo compatibile con la Direttiva sul commercio elettronico e per garantire agli ISP lo stato di mere conduit, perché il fatto che un qualsiasi detentore possa inviare ingiunzioni ad un intermediario (per esempio un ISP o il gestore di un motore di ricerca) per l’utilizzo del servizio da parte dei suoi utenti o clienti rappresenta un macigno che potrebbe costringere gli ISP e i motori di ricerca ad istituire misure tecniche preventive nel tentativo di lenire la valanga di ingiunzioni che i detentori potranno inviare, con la perdita, per l’ISP, dello stato di puro carrier tecnico e di mere conduit. Le misure tecniche preventive possono minare la Net Neutrality e addirittura l’intera struttura di Internet come la conosciamo oggi.

Visti i recenti casi giudiziari italiani, ve l’immaginate FAPAV che prepara tutti i giorni centinaia di ingiunzioni per centinaia di presunte violazioni contro Telecom Italia? E che cosa dire della posizione dei motori di ricerca (per es. Google e Yahoo!) e delle piattaforme UGC (per es. Vimeo, YouTube, Twitter)? Saranno ancora tecnicamente e legalmente in grado di offrire lo stesso servizio di qualità che oggi, grazie al principio di limitazione di responsabilità per gli intermediari, sono nelle condizioni di proporre?

L’articolo 2.5, nella proposta dell’Unione Europea, insiste a garantire la possibilità di misure cautelari preventive anche contro gli intermediari nei casi in cui un detentore di copyright sospetti una imminente violazione (quindi vanno garantite misure preventive anche quando la violazione non è avvenuta) inaudita altera parte (senza cioè diritto ad essere ascoltata e/o diritto alla difesa contro la misura preventiva per la parte accusata).

Infine, non vi sono cambiamenti veramente sostanziali nelle disposizioni che intralciano l’interoperabilità dei contenuti e del software, con le quali ACTA tende a bloccare lo sviluppo futuro del software libero.

Conclusioni

Pochi miglioramenti per indorare la pillola e qualche bugia dalle gambe corte del Commissario De Gucht non traggono in inganno nessuno. ACTA rimane un accordo di natura legislativa di un mondo giurassico basato su modelli di business agonizzanti, con finalità di policy laundering, che va oltre l’Acquis dell’Unione, minaccia la sopravvivenza di Internet, del software libero e dei modelli di business basati su licenze “copyleft”, rappresenta un attacco diretto alla libera circolazione della scienza, dell’arte e della cultura, intralcia l’accesso ai farmaci, viola i diritti fondamentali dei cittadini europei (incluse la libertà di espressione e la libertà di impresa) e vuole imporre anni di carcere a centinaia di milioni di persone “ree” di condividere la conoscenza.

Source: ACTA: analisi del testo negozi…menti : Movimento ScambioEtico Immagine
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: