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Oggi le dittature si sconfiggono con il web. E non solo in Iran

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 5 luglio 2010
Intervista di Eva Giovannini

Ahmed Rafat è un giornalista italo-iraniano. E’ il vicedirettore dell’Adnkronos International e per Cult Editore ha da poco pubblicato il saggio “La Rivoluzione on-line”. Per inciso, è anche colui che al vertice Fao di Roma 2008 è rimasto fuori dalla porta della sala stampa perché “non gradito” al presidente Ahmadinejad.

Ahmad, è passato un anno dalla rivolta dell’Onda Verde nelle piazze di Teheran. Qual è il bilancio di questo ultimo anno?

Pessimo. Dal 12 giugno 2009 al 12 giugno 2010 sono stati arrestati 170 tra giornalisti e bloggers. Tra questi 32 sono donne: 22 sono stati condannati ad un totale di 135 anni di detenzione. Ad oggi, 85 giornalisti e blogger sono in attesa di giudizio e alcuni di loro sono stati anche torturati in carcere.

Con questi numeri ci vuole ottimismo per scrivere un libro che parla di rivoluzione.

In effetti questo termine puo’essere fuorviante. Non c’è stata una vera e propria rivoluzione, ma una rivolta lenta e inesorabile. Rivolta di milioni di ragazzi contro chi vuole negare loro il diritto di scegliere: di scegliere chi votare, come vestirsi, che musica suonare con la propria band. Ma la novità è che questa rivolta rifiuta completamente il sangue. E’orizzontale, nasce dal web e arriva in piazza, ma non è mai violenta.

Schermi e tastiere al posto delle molotov?

E’ proprio quello che ha postato sulla mia bacheca di Facebook un ragazzo dell’Onda: “Scriveranno che noi abbiamo dato vita al primo movimento sociale, dove nessuno è leader e tutti lo sono. Un movimento che ha consegnato ai musei fucili e cannoni ed è stato capace di trionfare con l’uso di nuovi mezzi di comunicazione sociale”.

Reporter Sans Frontieres ha classificato l’Iran come “nemico di internet”, al secondo posto dopo la Cina. Eppure sempre RSF quest’anno ha assegnato il premio libertà d’espressione a una blogger iraniana, Jila Bani Yaghoob. Nessuna contraddizione?

No, anzi. Sia lei che il marito sono stati arrestati e il suo blog è messo continuamente sotto attacco. Nell’ultimo anno oltre 350.000 siti sono stati bloccati dal regime, ma più fanno così più la rete esplode di proposte. Pensi che la lingua farsi, la nostra, è la quarta più usata dai blogger nel mondo. Senza contare tutti gi iraniani che scrivono sui loro blog magari in inglese o in altre lingue. C’è un fermento inimmaginabile.

Ma come avviene il controllo della rete?

I guardiani della rivoluzione hanno creato un reparto di polizia chiamato “Cyber-Jihad” in cui sono arruolate ben 20.000 persone. Le racconto un aneddoto per farle capire la capillarità del controllo: qualche mese fa sono stato invitato per un dibattito in un paesino vicino ad Alghero. Quando il piccolo Comune ha pubblicizzato l’evento sul suo sito, la pagina internet si è bloccata e dopo un po’sono comparsi slogan e immagini propagandistiche verso il governo iraniano. Ma ci rendiamo conto? Questo episodio sarebbe comico se non fosse drammatico.

Un vero e proprio hackeraggio di Stato.

Si, che coinvolge anche i telefonini. Camminando per le vie di Teheran si puo’essere fermati dalla polizia che chiede di mostrare il cellulare. Controllano i messaggi, i video caricati, gli mms. Un ragazzo che conosco si è fatto due giorni di carcere per una barzelletta che aveva nel cellulare in cui si prendeva in giro il regime islamico.

Però i ragazzi iraniani trovano comunque il modo di andare su Facebook o Twitter.

Lo fanno attraverso i “mirror sites”, siti che ti permettono di scavalcare la censura. Il problema è che durano al massimo un giorno, poi il regime li scova e li oscura. E così ogni mattina vanno creati centinaia di un nuovi siti-specchio con nuove password per entrare in rete.

Ma i creatori dei social network si aspettavano questa valanga di contatti da un Paese così controllato?

Nessuno se lo aspettava. Ho parlato per il mio libro con uno dei dirigenti di Facebook che mi ha detto che loro non avevano mai pensato che Fb potesse essere usato come strumento di lotta per la democrazia. E invece l’Iran ha fatto da apripista in questo. Perché oggi le dittature si sconfiggono così, penetrando il regime con la forza del Web.

Ma che fine hanno fatto i media stranieri?

Due giorni dopo le ultime elezioni sono stati espulsi tutti i corrispondenti e gli inviati delle tv e dei giornali esteri. Sono rimasti solo i ragazzi – il 70% della popolazione iraniana ha meno di 30 anni – con i loro pc e i loro telefonini. L’orribile morte di Neda è stata ripresa da ben cinque cellulari. Nessuna tv sarebbe riuscita a coprire lo stesso evento da cinque angolazioni diverse.

E cinque minuti dopo le immagini del suo bellissimo volto insanguinato avevano già fatto il giro del mondo….

Esatto. Infatti il regime sta adottando un’altra forma di sabotaggio: rallentare internet. Rallentano la velocità per connettersi, per acquisire o caricare video, per aprire i siti. La velocità delle Rete è pericolosa per i Pasdaran.

Lei vive in Italia, avrà letto che nel Ddl sulle intercettazioni, c’è un articolo dedicato al Web e all’obbligo di rettifica anche per i “siti informatici” amatoriali. Come spiega tutta questa attenzione alla Rete?

Perché fa paura. Perché è incontrollabile. Perché nel bene e nel male è impossibile costringerla in un perimetro. Ad esempio, se anche passasse questa norma in Italia, si troverebbe il modo per aprire un sito, italiano, con un server estero ed aggirare così il divieto.

Il nostro osservatorio si chiama appunto Free As The Web. Ritiene che esperienze come questa possano essere importanti anche per Paesi apparentemente lontani come l’Iran?

Non sono importanti, sono fondamentali. Primo perché non si deve mai abbassare la guardia, è importante monitorare la libertà della rete ovunque ci si trovi. E poi perché ormai i confini nazionali con il web sono sempre meno importanti. Sarebbe bello, ad esempio, se un blogger iraniano il cui provider è stato bloccato dal regime potesse trovare uno spazio in cui scrivere dentro a siti come il vostro. Free As The Web, no?

Source: “Oggi le dittature si sconfi…per una rete libera e neutrale user posted image
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

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