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Convenzione UNESCO: Commissione UE troppo influenzata da lobbisti del Copyright

Posted in Informazioni Nazionali, Politica&Società by yanfry on 9 giugno 2010
Una ricerca di uno studio legale di Ginevra presentata al CULT evidenzia i problemi della Commissione Europea e delle altre istituzioni in merito all’implementazione della Convenzione UNESCO del 2005 sulle diversità culturali: troppo influenzata dalla lobby delle industrie del copyright e tesa verso accordi TRIPS-plus come ACTA, la Commissione sta intraprendendo una strada dannosa per la creatività, la libertà dei cittadini e la Convenzione UNESCO.

Copyright e diversità culturale di David Hammerstein (TACD)

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Traduzione di Paolo Brini (Movimento ScambioEtico)

Sono state presentate al CULT (Comitato Cultura ed Educazione) le conclusioni di una ricerca completata da uno studio legale con sede a Ginevra, che riassume lo stato di implementazione della Convenzione UNESCO sulla Protezione e Promozione della Diversità delle Espressioni Culturali (ratificato dalla Commissione Europea nel 2007). La ricerca si è focalizzata su campi per i quali ci si aspetta che l’Unione Europea faccia da guida. Molta attenzione è stata data alle implicazioni regolatorie dei media digitali e il team di ricerca ha adottato un approccio fortemente critico all’idea di rafforzare il copyright.

Durante il workshop il dirigente dello studio, Christophe Germann, ha detto che mentre un certo copyright è necessario, il team di ricerca è giunto alla conclusione che un copyright eccessivo è “dannoso per la diversità dell’espressione culturale” e che i policy-maker nell’Unione Europea sono generalmente troppo esposti ai lobbisti che “ripetono il dogma imperante sulla necessità di una migliore legge sul copyright. Secondo la valutazione, i policy maker che ascoltano solo la voce più forte e rumorosa falliscono nell’implementazione delle parti reputate più preziose della Convenzione; la varietà dell’espressione culturale è particolarmente minacciata da diritti di proprietà intellettuale “nei mercati che sono dominati da grandi corporazioni che esercitano un potere collettivo come oligopoli”.

Lo studio ha considerato rischiosi i meccanismi di ausilio di tipo selettivo nel campo audiovisivo in quanto essi non solo rappresentano un incentivo al clientelismo ma fungono anche da cattivo modello per regimi autoritari in merito alla possibilità di censura nascosta ed inibizione di imprenditoria culturale.

Il Dott. Germann è stato fortemente critico sul fatto che finora non ci sia stata alcuna discussione formale fra l’Unione Europa e la World Trade Organization sulle questioni di commercio e cultura, e ha sottolineato che durante i recenti negoziati internazionali di commercio il problema delle “eccezioni culturalinon è stato nemmeno sollevato dall’UE. Ha inoltre indicato che gli aspetti correlati alla cultura dei diritti di proprietà intellettuale avrebbero potuto esser tradotti in norme di legge ben articolate. Anche il bisogno di distinguere fra brevetti e salute pubblica è stato menzionato, e l’UE è stata ammonita per aver negoziato dei TRIPS-plus, che “esporterebbero regolamentazioni a giurisdizioni che non hanno un’adeguata legge di concorrenza per bilanciare la protezione dei diritti di proprietà intellettuale“.

Mira Burri (World Trade Institute) ha presentato la valutazione di implementazione della Convenzione UNESCO nelle politiche interne dell’UE, e ha ricordato alla Commissione che incanalare un obbligo verso la cultura in tutte le rilevanti decisioni di regolamentazione è uno degli obblighi sanciti dalla Convenzione. Ms. Burri ha detto che la Commissione dovrebbe essere particolarmente cauta quando preme per estendere il copyrightche potrebbe inoltre ridurre la creatività” e “avere un importante impatto sulla libertà” – specialmente nei confronti dell’implementazione di regole come i “3-strikes” e l’imposizione del copyright attraverso gli intermediari. Soprattutto, ha dichiarato, gli interessi e i diritti degli utenti non sono adeguatamente protetti nei negoziati.

Doris Peck (PPE, Germania, Presidentessa CULT) ha chiuso la sessione con una tagliente reprimenda sull’inclusione degli autori della frequentemente citata frase di Jean Monnet “Se dovessi ripartire da zero partirei con la cultura” (riferendosi agli accordi iniziali della Comunità Europea basati su carbone e acciaio), definendola una “sciocchezza” (“Come si può immaginare che abbia mai detto ciò?”), e chiedendo agli autori di cancellarla da uno studio altrimenti buono.

Lo studio UNESCO sull’implementazione nell’UE della Convenzione UNESCO del 2005 è disponibile qui: http://bit.ly/9XyuKZ.

Un riassunto dello Studio UNESCO è disponibile qui: http://bit.ly/9XyuKZ

Fonte: http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=6335
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

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