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La Masturbazione rende Ciechi come il Peer To Peer uccide la Musica

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 21 maggio 2010

E’ stata pubblicata ad inizio maggio una ricerca del professor Nico Van Eijk, docente all’Institute for Information Law presso l’università di Amsterdam.
Tranquilli, il professore non ha trovato correlazioni fra la pratica dell’autoerotismo e il Peer To Peer, semplicemente ha dimostrato una volta in più che scaricare musica da internet non è così nocivo per l’economia (un altro luogo comune sfatato). La finalità di Van Eijk era quella di sviscerare gli effetti economici e culturali del Peer To Peer su musica, film e video games.

Vi riporto di seguito alcune considerazioni, per lo più legate al mondo della musica, che è l’aspetto che più mi interessa. Vi invito però, per avere un quadro completo, a leggere direttamente il PDF.
Vorrei chiarire anche un’altra cosa. Il fatto che questo e altri studi da me segnalati, riportino tutti come conclusione la relativamente bassa incidenza del Peer To Peer sull’industria discografica, non ne determina la veridicità assoluta. O meglio, le mie fonti mi portano a trovare studi orientati a certe conclusioni, visti i miei interessi, il mio background culturale e il mio pensiero al riguardo. Probabilmente altre campane, avrebbero delle buone argomentazioni contro il file sharing. Comunque sia, restano sempre aperti i commenti per il contradditorio.

A proposito di questo, la società francese Tera Consultants ha stimato che, in Europa, oltre un milione di lavoratori perderanno il posto entro il 2015 a causa (anche) del file sharing.
I detrattori di queste teorie puntano il dito sul fatto che, sondaggi di questo tipo, si basano su dichiarazioni spontanee, la cui sincerità potrebbe essere inibita dalla paura di ritorsioni giuridiche; e sulla pochezza dei campioni intervistati (poche centinaia a fronte dei milioni di utilizzatori del Peer To Peer).

Lo studio in questione, ancora una volta, fa riferimento allo spauracchio “pirateria”, in grado di congelare un’intero settore (quello musicale) di fronte al cambiamento. Del resto recita uno dei miei proverbi cinesi preferiti: quando il vento aumenta c’è chi costruisce ripari e chi invece mulini a vento. E’ evidente che qualcuno negli ultimi 15 anni si è preoccupato per lo più dei ripari.
L’altra cosa che emerge dalla ricerca è una cosa nella quale ho sempre creduto, cioè che esiste un legame direttamente proporzionale, fra chi scarica e chi porta valopre economico all’industria dello spettacolo (come si può leggere dalla tabella).

IPB  Image

Il report cita fra gli esempi il caso della Svezia. Nel paese dove The Pirate Bay è nato, proliferato e dove si è addirittura formato un partito, dice Van Eijk: “total revenues from recorded music, live concerts and collecting societies remained roughly stable between 2000 and 2008″, abbastanza chiaro anche in inglese direi.

L’altro problema individuato è che i prezzi attuali della musica “materiale”, sono troppo distanti dalle aspettative degli acquirenti. Il campione di file-sharers intervistato dai ricercatori, ha indicato 8€ come un prezzo appropriato per un cd.

(valori espressi in quartili)
IPB  Image

Nico Van Eijk conclude dicendo grossomodo che, il Peer To Peer è qui per rimanere e le persone che scaricano da internet sono le stesse ad essere importanti per l’industria dell’intrattenimento. Proprio per questo, lo Showbiz dovrà lavorare attivamente su più fronti per venire incontro a questo segmento di consumatori.

La mia riflessione è che non è molto diverso da quando, negli anni ‘30 e ‘40, in America si uscì dalla crisi del cinema anche grazie ai pop-corn salati (low budget) e alla conseguente necessità di bere una bibita. La strada dei business correlati (come il merchandising) può essere una una buona soluzione: l’industria musicale deve trovare i suoi pop-corn.

Fonte: http://www.indieriviera.it/music-business/…cide-la-musica/
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/

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