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Filosofia del P2P nella società e nell’economia moderna

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 7 maggio 2010

Quella che volevo proprovi era una bella intervista (con video e trascrizione in ita che comunque vi consiglio) del 2008 di MasterNewMedia a Michel Bauwens, fondatore della Peer-to-Peer Foundation (considerato uno dei “guru” di Internet per le sue capacità di cogliere quelle tendenze sociali presenti nella Rete che hanno la capacità di rompere le barriere dello schermo e condizionare la realtà al di fuori del web): nato in Belgio, filosofo è considerato uno dei teorici della «economia politica della produzione peer», cioè di quell’attitudine a scambiarsi informazione, musica e video che caratterizza la rete e che sta cambiando profondamente la realtà tanto che le caratteristiche di cooperazione, condivisione e collaborazione del peer to peer e la moltitudine di motivazioni e passioni che lo caratterizzano si stanno espandendo in moltissimi ambiti del Web ma anche al di fuori del cyberspazio.

L’intervista però lascia quella sensazione di cose giuste e belle ma “difficili” da veder concretizzate se non in un futuro molto “lontano” e comunque in ambiti non “economici”, ecco perchè ho preferito andare sul concreto e proporvi questa, seppur parziale rispetto alle tante realtà presenti, lista di iniziative di crowdfunding (processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizzano il proprio denaro in comune per supportare gli sforzi di persone ed organizzazioni) in cui gli utenti sono chiamati a sostenere la realizzazione di particolari business o progetti attraverso dei microfinanziamenti, ottenendo ciò tramite l’intermediazione di piattaforme 2.0 che implementano le possibilità di interazione e collaborazione fra lenders (investitori) e borrowers (richiedenti) la cosidetta “peer-to-peer finance”. Si tratta di un fenomeno in espansione in molti settori, spesso con alte percentuali di risultati positivi e sono certo che ne rimarrete piacevolmente stupiti:

Dig-it (ITA) http://www.dig-it.it/index.html
Giornalismo e comunicazione
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Sito di giornalismo on demand: i lettori diventano editori, decidono e sostengono finanziariamente le inchieste e i servizi da pubblicare.
L´editoria tradizionale attraversa una delle più devastanti crisi di tutti i tempi, poca pubblicità, vendite dimezzate. Su Internet comincia il lento processo di traghettamento dell´informazione a pagamento. Nel frattempo la gente continua a chiedere buon giornalismo, e soprattutto è stanca di pagare per avere in cambio giornalismo capzioso, urlato, partigiano. Inventiamo allora un diverso rapporto fra lettore e operatore dell´informazione senza intermediazioni di gruppi editoriali più o meno schierati. Da una parte il giornalista, dall´altro il suo unico editore vero (idealmente): il lettore. Ecco allora Dig-It. To dig, scavare, in inglese. Dig it, scava più a fondo. Ma anche – in gergo – mi piace. Dig it come Digit, digitale.
Dig-It propone inchieste giornalistiche, l´utente della Rete decide se sono interessanti e le “compra”. Ogni inchiesta o reportage ha un suo costo che viene dunque pagato dagli utenti. Dig-It propone temi, ma soprattutto accoglie e rilancia proposte: l´utente suggerisce un´idea, se questa piace agli altri utenti che sono disposti a pagare per far partire il lavoro, il lavoro parte. Dig-It molto umilmente è una sorta di giornale/non giornale. Non ci sono rubriche, non ci sono sezioni. Ci sono articoli, approfondimenti, commenti. Decisi insieme a chi li paga. L´utente non acquista un prodotto deciso e confezionato da altri: il Direttore di Dig-It è la Rete, l´Editore di Dig-It è la Rete.
Note: Questa prima versione mostra solo alcune inchieste realizzate per DIG_IT in esclusuva, a breve il sito verrà aggiornato e arricchito delle funzioni di finanziamento e proposta delle inchieste.

Opengenius (ITA) http://www.opengenius.org/
Progetti in campo medico
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L’idea è quella di raccogliere i contributi di comunità di donatori accumulando le risorse necessarie per realizzare progetti di ricerca, con particolare riferimento al campo medico.Grazie a questo approccio, reso possibile dall’emergere del cosiddetto “social web”, gli investitori possono unire i propri sforzi in rete per supportate una causa condivisa.
Il servizio Open Genius si articola in tre fasi principali:
1) Proposta: le proposte progettuali sono pubblicate su un database online, includendo una descrizione dei principali obiettivi, la durata prevista, ed il contributo richiesto;
2) Selezione: I progetti sono valutati attraverso un processo di revisione tra pari (peer review) in forma anonima, che assegna un punteggio a ciascuna proposta e alla reputazione scientifica di ciascun proponente;
3) Donazione: I progetti con punteggio più elevato sono pubblicati su Open Genius e ricevono i contributi dei donatori (privati cittadini, imprese filantropiche), che possono investire direttamente e in base ai propri interessi;
Contribuendo con una donazione, i donatori hanno la possibilità di seguire i progressi dei progetti da loro supportati attraverso un sito web regolarmente aggiornato dai ricercatori. In questo modo, gli investitori possono verificare l’andamento del progetto, il modo in cui vengono spese le loro risorse, e gli obiettivi raggiunti in corso d’opera.

Youcapital (ITA) http://www.youcapital.it/
Giornalismo e comunicazione
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YouCapital – Fondi per le tue idee, progetto italiano per il crowdfunding. Che si presenta con queste parole:
Il progetto, non-profit, è realizzato dall’Associazione Culturale Pulitzer, che ha l’obiettivo di promuovere strumenti e attività a sostegno della progettualità individuale e di gruppo, nel mondo del giornalismo, dell’ informazione e della comunicazione. L’Associazione Pulitzer è nata lo scorso gennaio su iniziativa di Antonio Rossano e Luca Longo, che già da tempo operano nel mondo del giornalismo partecipativo e della comunicazione su internet, realizzando progetti di citizen media come The Populi e Yurait Social Blog. La piattaforma Youcapital consentirà a giornalisti ed operatori del settore di pubblicare progetti, raccogliere adesioni e sostegno, ma soprattutto il finanziamento proveniente da donazioni ed erogazioni liberali, secondo il modello analogo già sperimentato con successo negli Stati Uniti di Spot.Us. Alla sua realizzazione partecipano con vari ruoli e competenze, Eleonora Pantò, Roberto Zarriello, Vittorio Pasteris e un network di operatori dell’informazione distribuito su tutto il territorio nazionale.
Note: La piattaforma è partita da poco più di un mese e consta all’attivo due progetti “La verità sul Nucleare in Sardegna” e “La strategia della tensione tra Belgio e Italia

Spotus.it (ITA) http://www.spotus.it/
Giornalismo, comunicazione
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Spot.Us Italia vuole riproporre una delle più importanti esperienze americane degli ultimi anni nel campo del giornalismo.
Il progetto originale Spot.Us nasce infatti nel novembre 2008 a San Francisco da un’idea del giornalista David Cohn, con lo scopo di offrire a tutti i cittadini uno strumento di partecipazione alla costruzione dell’agenda informativa e politica del territorio. Si tratta di un’iniziativa no-profit del Center for Media Change con partner come la Annenberg School of Communications (Los Angeles) e contributi di importanti gruppi indipendenti come la Knight Foundation.
Grazie a Spot.Us i cittadini della Bay Area di San Francisco (e successivamente anche di altre città statunitensi) hanno potuto finanziare molte inchieste locali di vario genere, realizzate da giornalisti professionisti, secondo standard qualitatitivi di primo livello.
Spot.Us Italia vuole permettere ai cittadini, alle associazioni, ai gruppi che si auto-organizzano sul web, ai comitati che sempre più nascono nel territorio di far conoscere storie, problemi, fatti e misfatti che permeano il quotidiano di molti di noi.
Partendo dal contributo dei cittadini, dalle loro segnalazioni e dalle loro proposte vogliamo cercare di ricreare le condizioni per far rivivere il giornalismo d’inchiesta, ormai sull’orlo dell’estinzione, attraverso una nuova forma di finanziamento “dal basso”. Per fare questo, per approfondire, per indagare, per andare oltre la superficie chiamiamo in causa reporter, siano essi giornalisti, freelance o professionisti della “nuova informazione” come i blogger che avranno la possibilità di “adottare” un’inchiesta proposta da un cittadino o di proporne una, chiedendo aiuto non solo finanziario ai cittadini e a eventuali testate giornalistiche interessate.
Ogni inchiesta verrà supervisionata dai redattori di Spot.Us Italia, in modo da garantire un elevato standard qualitativo.
Il meccanismo di Spot.Us Italia (in breve…)
1a) Un cittadino (anche a nome di associazioni, comitati, gruppi online) sollecita un’inchiesta su un dato tema.
1b) Un reporter adotta un’inchiesta proposta da un cittadino o ne propone una, fissando il costo necessario per la sua realizzazione (+ un 20% necessario a coprire i costi delle commissioni Paypal e la remunerazione del redattore che supervisionerà l’inchiesta).
2) La proposta d’inchiesta è ora nella fase “promesse di donazione”: viene espressa solo una promessa di finanziamento, nulla viene versato.
3a) Se il costo dell’inchiesta viene coperto dalle promesse, parte la fase di finanziamento vero e proprio. I “promettenti” vengono avvisati con una email che è tempo di mantenere la promessa (ovviamente non vi è alcun obbligo, se non quello morale). Anche chi non ha promesso può finanziare l’inchiesta. Possono essere donati 5, 10, 15, 30, 50 euro a testa.
3b) Se una testata è interessata all’inchiesta, può finanziarla a partire dal 50% del costo, ottenendo la possibilità di supervisionarla e di pubblicarla in anteprima.
4) Se l’inchiesta è finanziata, un redattore si mette in contatto con il reporter proponente, seguendolo e spronandolo durante la realizzazione, invitandolo a scrivere sul suo blog per tenere aggiornati gli utenti o per chiedere aiuto, sotto forma di informazioni, alla comunità di Spot.Us Italia.
5) L’inchiesta realizzata viene controllata e sottoposta a editing dal redattore; quando il livello qualitativo viene ritenuto accettabile, l’inchiesta viene pubblicata su Spot.Us Italia sotto licenza Creative Commons.
Note: Partito da pochi giorni ha già in cantiere 4 proposte di inchiesta, 3 avanzate da Reporter e una da un Cittadino.

Prestiamoci (ITA) https://www.prestiamoci.it/
Prestiti personali
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Prestiamoci è il punto d’incontro tra due importanti necessità dei consumatori:
1. ottenere un prestito che, poichè meritevole, abbia un tasso conveniente
2. fare un investimento consapevole e affidabile, che offra una remunerazione soddisfacente.
Sono due posizioni decisamente complementari: se si vengono incontro con un’intermediazione ridotta all’indispensabile, il tasso da un lato e la remunerazione dall’altro tendono ad avvicinarsi.
Ecco quindi l’idea di partenza di Prestiamoci: coniugare internet, la più moderna tra le tecnologie, con un tipo di transazione antichissima, il prestito tra persone, rinnovando così l’enorme potenziale messo a disposizione dalla rete. Il ruolo di Prestiamoci è quello di promuovere il più possibile questi scambi, non perseguendo l’obiettivo di aumentare il margine sul tasso di interesse, ma il numero di transazioni, condividendo i benefici con chi presta e con chi riceve.
A garanzia dell’affidabilità e del merito di ogni richiesta di prestito, Prestiamoci rende disponibile una valutazione ed un esame reputazionale del richiedente utilizzando anche i meccanismi del web 2.0.
Nel prestito tra persone, o prestito peer to peer, gli investitori diventano prestatori nei confronti dei richiedenti in una forma molti-a-molti, a differenza della formula molto più rischiosa dell’uno-a-uno.
Una persona che sceglie di prestare il proprio denaro a molte altre persone:
* suddivide il proprio investimento su progetti diversi: in questo modo differenzia e può ridurre il rischio;
* investe in modo consapevole, poiché ha valutato le diverse richieste prima di decidere a quali aderire;
* investe il proprio denaro in progetti di cui condivide lo spirito e gli obiettivi.
D’altro canto, chi chiede un prestito a molti prestatori:
* ottiene un finanziamento, anche ingente, senza dipendere da un’unica fonte.
* riceve consigli e supporto da coloro che finanziano il suo progetto (privato o professionale), perché è nel loro interesse che il progetto vada a buon fine.
Note: Prestiamoci è partito alla fine del 2009 ed ha già all’attivo 21 progetti finanziati e 3 nuovi progetti in corso di finanziamento, con una community di 1.200 persone di cui attualmente 125 prestatori.

Kapipal (ITA/ENG) http://www.kapipal.com/
Finanziamento obbiettivi personali
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Kapipal è un nuovo servizio basato sul web che permette di raccogliere denaro via internet per una causa giusta.
Si tratta di un progetto web 2.0 tutto italiano a cura di Alberto Falossi, docente dell’Università di Pisa, tramite il quale è possibile realizzare una sorta di colletta applicando il criterio del crowdsourcing, in parole povere attuando una forma di volontariato online. Kapipal, infatti consente la creazione di una pagina di donazione specificando la causa e il motivo per cui si ricercano fondi. I donatori potranno lasciare un commento e, man mano che la somma cresce, sarà mostrato il progresso delle donazioni finalizzate all’obiettivo da raggiungere. La pagina può essere personalizzata con un’immagine e con i dettagli della campagna.
Kapipal è ovviamente gratuito, di libero utilizzo e si integra con un account Paypal.
Se avete un sogno da realizzare per una giusta causa (anche personale) Kapipal fa sicuramente al caso vostro. Tuttavia il servizio può essere usato anche per idee decisamente più futili (un regalo, una lista di nozze e via dicendo).
Alberto Falossi crede di conoscere le regole del successo del crowdfunding, che ha sintetizzato nel Kapipal Manifesto:
1. I tuoi amici sono il tuo capitale
2. I tuoi amici ti aiutano a realizzare i tuoi sogni
3. Il tuo capitale dipende dal numero di amici
4. Il tuo capitale dipende dalla fiducia
5. Il tuo capitale cresce attraverso il passaparola
Note: Nata anch’essa da pochi mesi, ha raccolto fino ad ora una somma pari a 102.240 dollari per gli obiettivi tra i più vari: web tv dedicata alla salute e al benessere, regali di compleanno, liste nozze, riparazione del motorino incidentato, trattamenti medici, aiuti ad Haiti, etc …

Zopa (ITA) http://www.zopa.it/ZopaWeb/
Prestiti personali
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Zopa, Zone of Possible Agreement, (in italiano Zona di Possibile Accordo), è nato in Gran Bretagna nella primavera del 2005, per iniziativa di tre manager della banca online Egg. In pratica il sito fa da intermediario ai prestiti tra privati: le condizioni vengono stabilite di volta in volta, in base a un accordo tra le parti. A Zopa, in quanto intermediario, viene garantita una percentuale dell’1 per cento da parte dei prestatori, e da parte di chi prende il denaro in prestito in misura variabile a seconda della propria “affidabilità”. Infatti gli aspiranti al prestito vengono suddivisi in varie classi, a seconda delle informazioni reperite da Zopa su di loro: più si è affidabili e meno si paga, e dunque la classe A+ paga lo 0,5 per cento, la A l’1 per cento, la B l’1,5 per cento e la C il 2 per cento.
Un meccanismo che aveva trovato parecchi risparmatori interessati: infatti Zopa, che nel Regno Unito conta 300.000 iscritti, in Italia ne ha oltre 40.000. In un anno e mezzo 5.000 persone si sono prestate online più di 7 milioni di euro. Cifre di tutto rispetto, che hanno permesso a Zopa di attestarsi al terzo posto della classifica europea delle community di social lending, dietro Zopa britannico e i tedeschi di Smava.de.
Zopa dal luglio 2009 è stata esclusa da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze dall’elenco degli intermediari finanziari ex art. 106 (e quindi ha dovuto chiudere la sua attività in italia) a causa di un vizio congenito nella natura stessa del social lending: le somme in attesa di prestito configurano un deposito (e di certo nessuno è così “cattivo” da pensare che le Banche abbiano spinto per eliminare un pericoloso concorrente)

Produzionidalbasso (ITA) http://www.produzionidalbasso.com/
Progetti musicali
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Risale all’inizio del 2005 l’inaugurazione ufficiale di questa piattaforma italiana. Questa iniziativa di crowdfunding musicale si vuole basare sull’idea di “strumento” e “autoproduzione”. L’unicità di PdB consiste nel limitarsi ad offrire una vetrina in cui gli artisti espongono i propri progetti – musicali e non solo – chiedendone il finanziamento, gestendo poi in modo diretto e autonomo sia i rapporti con gli altri utenti, sia la realizzazione del progetto. Dunque nessuna gestione centralizzata delle transazioni, nessun “format” predefinito circa l’iter di finanziamento e di produzione, nessun intervento da parte della piattaforma sulla realizzazione e sullo sfruttamento commerciale dell’output finale. I proponenti sono liberi di stabilire sia la somma che desiderano raggiungere, per finanziare in toto o in parte il progetto, sia il valore dei singoli microfinanziamenti.
Ad essi viene richiesto soltanto di specificare il tempo di permanenza online del progetto, la stima di tutti i costi di produzione (incluso l’eventuale guadagno dell’artista), l’eventuale tiratura che si intende realizzare (di cd, libri, t-shirts, ecc…, ma possono essere chiesti fondi anche per film ed eventi), il numero minimo di unità prenotate raggiunto il quale il progetto andrà in produzione (coincidente o meno con l’intera tiratura), nonché il sistema di distribuzione di tali unità ai finanziatori.
Per i progetti musicali il microfinanziamento si configura quindi come un pagamento anticipato della copia prenotata. Inoltre costituisce un offerta e non un investimento, come in ArtistShare, in quanto non è previsto alcun ritorno agli utenti sui profitti derivanti dai possibili sfruttamenti economici del prodotto. Una volta raggiunto il numero minimo di copie necessarie alla produzione PdB si limita ad invitare gli utenti-finanziatori ad effettuare i pagamenti direttamente all’artista secondo le modalità scelte (bonifico, paypal, ecc…), nonché a comunicare al proponente l’elenco completo dei finanziatori e dei loro indirizzi per poter effettuare la distribuzione. Da un lato ciò comporta un servizio totalmente gratuito: alla piattaforma non spetta nessuna commissione sui fondi raggiunti, nessuna percentuale sui profitti, nessun tipo di licenza sui diritti. Dall’altro sembra evidente il rischio di disfunzioni, dal momento che non esiste alcun modo per garantire l’effettivo versamento, al di là dell’impegno formale preso degli utenti; PdB in effetti non risponde del mancato versamento della cifra corrispondente alle unità prenotate, ed evidentemente questo è solo uno dei possibili problemi. Tuttavia i rischi derivanti da questo eccessivo decentramento, o disintermediazione, sono stati notevolmente attenuati dal fatto che la partecipazione “dal basso”, non alimentata da incentivi economici, ha trovato riscontro presso un tipo di utenza che ha sposato l’approccio della piattaforma: non un’impresa con un suo modello di business ma un puro e semplice strumento, autofinanziato, a disposizione di progetti di autoproduzione. Una scelta dovuta in buona parte a un preciso orientamento (l’ideatore, Angelo Rindone, aveva già operato nell’autoproduzione, interessandosi anche ai nascenti creative commons), in parte anche alla scarsa fiducia nella possibilità di generare margini di guadagno tali da giustificare un approccio diverso.
Dopo i primi due anni, con l’esplosione del web 2.0, la piattaforma non è più stata seguita ed aggiornata dai suoi creatori, pur continuando –cosa interessante- ad essere utilizzata dagli utenti, artisti e finanziatori. Oggi, dopo ben 60 progetti prodotti e a quasi cinque anni dalla nascita, Rindone e le persone che collaborano a PdB stanno preparando un sostanziale restyling per inizio 2010, senza però intaccare le peculiarità del modello e la sua filosofia di fondo, annunciata già nel nome: nuove comunità economiche. La “sola” ambizione di questo progetto, sempre autonomo e autofinanziato, consiste nel verificare quanto la rete possa creare comunità entro cui esplorare nuove economie su progetti condivisi, individuando anche forme di integrazione con fenomeni quali -ad esempio- i gruppi di acquisto solidale.
Note: Ad oggi il sito ha prodotto completamente 60 progetti e ne ha attivi 30 con un numero di iscritti pari a 3.636

Soldoutmusic (ITA) http://www.soldoutmusic.it/sod/home.aspx
Progetti musciali
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Sold Out Music: La presentazione sul sito definisce “Sold Out Music” come una community musicale, nonché come un’alternativa ai percorsi di selezione e produzione svolti dalle etichette.
Gli artisti possono proporsi per la registrazione professionale di un album uploadando nelle loro personal pages al massimo 3 canzoni, inedite e non depositate alla SIAE, ascoltabili in streaming dagli utenti, definiti scout a partire dal versamento della prima quota. Il “sold out”, ossia il traguardo economico stabilito dalla piattaforma per dare il via alla produzione, è di € 20.000, ripartito in 4.000 quote da € 5,00. La piattaforma si riserva di variare il sold out in alto o in basso a seconda delle specifiche esigenze produttive di un particolare progetto. Gli scouts possono microfinanziare più artisti, con i quali interagiscono attraverso la piattaforma, e non sono indicati limiti relativamente al numero di quote acquistabili per uno stesso artista. Come avviene negli altri siti, finché non viene raggiunto il sold out gli utenti possono spostare in qualsiasi momento da un un’artista all’altro le quote investite, mentre le proposte rimangono sul sito per un minimo di 12 mesi.
Decurtato un fee del 5%, che la piattaforma trattiene per il servizio, i fondi raggiunti vengono destinati principalmente alla registrazione, curata da Sold Out Music attraverso un rete di società e agenzie convenzionate che forniscono prestazioni a costi ridotti, mentre l’eventuale residuo viene investito nella promozione secondo modalità stabilite dalla piattaforma. Sold Out Music si riserva anche la facoltà di decidere se stampare e distribuire l’album su supporto fisico. Al raggiungimento del sold out l’artista sottoscrive con la società che gestisce la piattaforma un contratto fonografico e uno di edizione musicale, che stabiliscono la ripartizione dei proventi e sanciscono la cessione in esclusiva alla piattaforma di tutti i diritti di sfruttamento economico sia delle composizioni che delle registrazioni, per tutta la durata legale di tali diritti, oltre alla licenza per lo sfruttamento del nome e dell’immagine e di quella (non esclusiva) per il merchandising (per il periodo in cui l’album rimane pubblicato sul sito). L’album realizzato viene tenuto almeno per un anno su una pagina apposita, che può contenere inserzioni pubblicitarie, e distribuito in dowloading gratuito fra i finanziatori e in streaming e in downloading a pagamento per tutti gli altri utenti del sito, sempre al prezzo di 5€. All’artista spettano un terzo dei ricavi netti derivanti sia dalla pubblicità presente nella pagina dell’album, sia dal downloading a pagamento, a cui possono aggiungersi il 20% dei ricavi netti derivanti da eventuale distribuzione, una royalty del 5% sul prezzo di copertina di eventuali supporti, il 15% dall’eventuale merchandising, oltre a 5 download gratuiti dell’album. Agli scout, per ogni quota acquistata, spettano un download gratuito dell’album (i 5 euro corrispondono dunque al pagamento anticipato di una copia), più un terzo dei ricavi generati sia dalla pubblicità presente sulla pagina dell’album che dai download a pagamento, suddivisi fra i finanziatori in misura proporzionale al numero di quote.
Sold Out Music, online da Febbraio 2008, ha ottenuto un buon eco mediatico, in quanto prima piattaforma italiana ad aver sperimentato questo modello, ha partecipato all’ultimo MEI e ha organizzato concerti con alcuni degli artisti che hanno proposto i loro progetti. Ciononostante il sistema di microfinanziamento non ha prodotto i risultati sperati. A dispetto dei circa 100 artisti e 600 utenti registrati (non tutti scout però), il fund raising si è fermato a cifre notevolmente distanti dall’obiettivo di 20.000€. Poche le quote versate, perlopiù dagli amici dei singoli proponenti. Per questo motivo anche Sold Out Music sta attualmente pensando ad un restyling e a un vero e proprio riposizionamento, mantenendo il meccanismo di ritorno economico sugli investimenti ma senza puntare su di esso come principale fulcro d’attrazione ed elemento identificativo della piattaforma. Senza, cioè, promuoversi come realtà in grado di offrire un guadagno per l’attività di scouting e finanziamento svolte dagli utenti.

Youtelethon (ITA) http://youtelethon.telethon.it/
Ricerca scientifica
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YouTelethon è il nuovo programma di Telethon che si propone come punto d’incontro virtuale della community di sostenitori della ricerca sulle malattie rare. Attraverso YouTelethon i donatori si possono organizzare in reti e attrarre altri donatori, diventando a loro volta fundraiser (senza però guadagnare, puro volontariato). Si tratta della prima iniziativa Italiana di crowdfunding per la ricerca scientifica, segnale che la cultura si sta diffondendo.

Boober (ITA) https://www.boober.it/
Prestito sociale/personale
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Boober, un servizio online che permette ai privati di chiedere un prestito o di finanziarlo senza l’intermediazione delle banche. Nato da una joint-venture tra Boober International (che ha da qualche mese lanciato con successo l’iniziativa in Olanda) e Centax (società italiana leader di mercato per il servizio di garanzia assegni) Boober vuole creare un luogo d’incontro tra domanda ed offerta privata, un marketplace che possa far sì che, come si legge sul sito:
richiedenti e investitori possano incontrarsi e realizzare transazioni vantaggiose per tutti. Poiché tra le due parti non si interpone alcuna banca il richiedente può ottenere un prestito più a buon mercato e l’investitore può ottenere un interesse più elevato per il suo denaro.
Sfruttando le caratteristiche proprie del Web, l’interattività e la possibilità di un’elevata automatizzazione delle procedure, i costi di gestione della piattaforma vengono mantenuti bassi consentendo di trasferire questo vantaggio agli utenti: Boober richiede a chi presta denaro una commissione del 10% sugli interessi maturati mensilmente mentre gli utenti che hanno ottenuto un prestito versano a Boober una quota iniziale di concessione del prestito che varia dal 1.5% al 3%, a seconda del proprio rating.
Le condizioni economiche del prestito sono definite dal richiedente (borrower) ed il finanziatore (lender) può selezionare autonomamente su quali richieste prestare. Il richiedente ottiene, a seguito di un’analisi sulla sua solvibilità, un rating; a questo punto può presentare la propria richiesta, specificando l’ammontare, il tasso richiesto e la durata. Il finanziatore, dopo la registrazione, può selezionare quali investimenti effettuare, e con quali rischi. Come viene suggerito anche dal sito, suddividendo la cifra da finanziare fra più richiedenti, si ottiene una ottimale gestione del rischio. Gli interessi percepiti sono soggetti a tassazione come reddito, e pertanto devono essere inseriti nel modello Unico/730.
Oltre alle condizioni vantaggiose Boober offre il non trascurabile merito di non avere costi occulti e di garantire la massima trasparenza riguardo tutte le fasi della contrattazione, pur garantendo un alto livello di riservatezza.

Note: Anche Boober dopo il provvedimento della Banca D’italia relativo a Zopa ha sospeso le nuove registrazioni alla piattaforma sia per utenti Richiedenti che Finanziatori, ma ha continuato ad operare pienamente con gli utenti precedentemente registrati (che hanno potuto continuare a richiedere ed erogare prestiti) in attesa di chiarire la situazione dal punto di vista della legislazione italiana.

Prosper (ENG) http://www.prosper.com/
Prestito sociale/personale
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Lanciato nel 2006, Prosper.com ha probabilmente il merito di aver reso popolare negli Stati Uniti il social lending (prestito sociale), ovvero la pratica del prestare denaro da parte di privati ad altri privati titolo di prestito personale attraverso Internet. Ora l’azienda mette a segno un “Series D funding” da 14,7 milioni di dollari sborsati dai nuovi finanziatori TomorrowVentures e CompuCredit Holdings assieme alla lunga serie di vecchi investitori che già in passato avevano testimoniato la loro fiducia nel progetto:
Note: Prosper ha oltre 830.000 iscritti e 178 milioni dollari in prestiti fino ad oggi. La loro API aperta, ha generato decine di siti web focalizzati sugli utenti Prosper e le comunità e gruppi sono molto attivi.

Myfootballclub (GBR) http://www.myfootballclub.co.uk/
Squadre di calcio di proprietà e autogestite
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“MyFootballClub”: Il sito, creato nel 2007, intendeva aggregare appassionati interessati all’acquisto collettivo di una squadra di calcio, cosa effettivamente avvenuta l’anno successivo. L’iscrizione annuale (35£) consente di votare tutte le decisioni gestionali, sportive e di mercato. Ovviamente è caratterizzato da notevole interazione interna alla community. Per molti aspetti questa iniziativa appare come la radicalizzazione più concreta e realistica di un videogioco manageriale (e i manageriali di calcio sono fra i videogiochi più venduti, specie in Europa). Non a caso una parte degli introiti, oltre all’iscrizione e ai normali ricavi di una società di calcio (biglietti e sponsorizzazioni) provengono da EA Sports.
Note: Nella sua prima stagione con la proprietà da parte MyFootballClub, Ebbsfleet ha vinto la FA Trophy per la prima volta nella sua storia. Attualmente è a metà classifica nella Premier Devision. Come concetto, il successo MyFootballClub ha incoraggiato iniziative simili, come myBUFC, Il People’s Club e MyScotFC nel Regno Unito, e molti altri in tutto il mondo.

Artistshare (ENG) http://www.artistshare.com/
Progetti musicali
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ArtistShare: Nata nel 2003, è probabilmente la prima piattaforma di crowdfunding musicale, almeno fra quelle che hanno ottenuto i maggiori riscontri. Soprattutto, costituisce un modello diverso da quello che si è affermato negli ultimi anni sulla scia della popolarità di Sell-a-band.
Su ArtistShare i musicisti propongono il proprio progetto, specificando il tipo di richieste economiche e le eventuali gratificazioni per i finanziatori. Infatti il finanziamento, al di là del contributo minimo corrispondente all’ordine/acquisto del cd, può variare notevolmente, dando adito a “premi” stabiliti dagli artisti e commisurati alla cifra donata: anteprime, video delle sessioni di lavoro, visite agli studi durante la registrazione, contenuti esclusivi, cd autografati, biglietti gratuiti per i concerti e pass per i backstage, fino a composizioni dedicate o all’accreditamento dei finanziatori come produttori esecutivi (come proposto dalla cantante jazz Allan Harris in cambio di un contributo di 15.000 dollari). In sostanza il microfinanziamento non consiste in un investimento economico, come nelle piattaforme illustrate più avanti. Riecheggiando implicitamente i suggerimenti di Kevin Kelly riguardo al “better than free”, il creatore di ArtistShare, Brian Camelio, ha spinto gli artisti a compensare il sostegno economico dei fan con valori quali un rapporto personalizzato e la possibilità di seguire il processo creativo. Così la jazzista Maria Schneider fornisce interviste e video esplicativi delle scelte degli arrangiamenti, mentre Jim Hall mette a disposizione dei finanziatori lezioni esclusive di chitarra. Alla piattaforma rimane una percentuale sui fondi raccolti (intorno al 15%) e una commissione vitalizia sulle vendite del prodotto finale. ArtistShare si è notevolmente affermata presso i jazzisti, a cominciare dall’album “Concert in the Garden” di Maria Schneider, prodotto nel 2005 grazie ai 90.000 dollari raccolti sulla piattaforma e successivamente vincitore di un Grammy.
Note: Nel 2005, Maria Schneider è diventato il primo artista alla vittoria a Grammy con un album distribuito esclusivamente su Internet. Distribuito con ArtistShare ha ricevuto quattro nomine per il suo album Concerto nel giardino e vinto Grande album dell’insieme di jazz migliore.
Nel 2006, l’artista di ArtistShare Billy Childs ha vinto la a Grammy per la miglior composizione strumentale.
Nel 2007, l’artista di ArtistShare Brian Lynch ha vinto la a Grammy per il miglior album di jazz latino con “Simpatico„ – una collaborazione con il jazzista latino Eddie Palmieri.
Nel 2008, l’artista Maria Schneider ha vinto la a Grammy per la miglior composizione strumentale con “i cieli di Cerulian„.

Slicethepie (GER) http://www.slicethepie.com/
Progetti musicali
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Slice the Pie: Una prima differenza rispetto a Sellaband (di cui ho parlato sopra) riguarda il ruolo degli utenti, significativamente definiti scout. In base al profilo e alla musica gli artisti vengono assegnati a diverse scout rooms, in cui gli utenti recensiscono e votano la musica che viene sottoposta loro in forma anonima. Questi feedback determinano quali artisti accedono allo stadio di eleggibilità per i finanziamenti, definito showcase e riservato a chi ottiene i punteggi più alti e un minimo predefinito di recensioni. Il peso dei giudizi varia a seconda del rating degli scout, calcolato da un algoritmo che considera diversi fattori (vicinanza delle valutazioni alla media degli altri utenti che hanno giudicato gli stessi brani, ampiezza dello spettro di voti assegnati fra 0 e 10, ampiezza delle recensioni, frequenza delle recensioni). Peraltro le recensioni vengono retribuite, seppure in misura simbolica: dai 3 pence per gli scout a una stella ai 15 per gli scout a cinque stelle (le prime 5 sterline possono essere solo reinvestite sugli artisti, il resto è ritirabile tramite PayPal). Dunque la semplice registrazione alla piattaforma non è sufficiente per usufruire automaticamente della possibilità di fund raising: è necessario un consenso preliminare espresso attraverso le valutazioni degli utenti, che consente di superare la prima fase di selezione. Solo gli artisti con una storia e una fan base consolidata possono accedere all’opzione di “direct financing”, che permette saltare il filtro delle scout rooms. La piattaforma è aperta anche ad etichette interessate a fare fund raising presso il pubblico per specifici progetti.
Altre differenze riguardano l’obiettivo finanziario prefissato e la redistribuzione dei proventi:
La cifra stabilita dalla piattaforma per la registrazione, pubblicazione e promozione dell’album (anche qui svolta autonomamente o avvalendosi di studi e figure suggerite) ammonta a 15.000 sterline. Gli utenti possono acquistare quote da 1£ ciascuna (definite “contratti”), pertanto ad ogni album che raggiunga il finanziamento corrispondono 15.000 contratti. I singoli contratti danno diritto a 10p ogni 1000 album digitali venduti (ossia una sterlina ogni 10.000) e 10p ogni 10.000 download di singole tracce, più ovviamente la copia gratuita dell’album e il proprio nome fra i crediti di copertina. Gli utenti/investitori incassano le proprie spettanze solo al termine dei due anni e nell’arco di questo periodo i contratti possono essere liberamente ceduti e acquistati attraverso la piattaforma, a prezzi fluttuanti a seconda dell’esposizione e dell’andamento del progetto. Il modello di business di Slicethepie prevede un fee del 10% sui fondi raggiunti tramite lo showcase, due anni di royalties sulle vendite (2,50£ per album e 25p sulle singole tracce, più 2£ e 20p sugli eventuali supporti fisici), introiti pubblicitari e una commissione sulle transazioni dei contratti scambiati fra gli utenti (2,5% sia dai venditori che dai compratori). Le royalties sulle vendite sono leggermente inferiori nei casi di “finanziamento diretto”. La distribuzione digitale viene obbligatoriamente affidata a Tunecore, mentre viene lasciata libertà agli artisti di decidere se fare o meno anche quella fisica ed eventualmente di scegliersi il distributore. Tolto il margine dei dettaglianti e i costi di distribuzione agli artisti rimangono circa 2.50£ per album venduto e 25p sui singoli. Gli artisti mantengono anche i diritti su composizioni e registrazioni.

Mymajorcompany (FRA) http://www.mymajorcompany.com/
Progetti musicali
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My Major Company: La prima particolarità della francese My Major Company consiste nell’insistenza con cui rimarca la propria natura di etichetta, pur adottando il meccanismo del microfinanziamento per singoli progetti.
La seconda è rappresentata dalla scrematura all’entrata effettuata dallo staff per garantire standard minimi di qualità dei progetti presentati.
La terza è che gli artisti devono obbligatoriamente essere prodotti usando risorse e professionisti stabiliti da My Major Company (formalmente sempre per garantire gli investitori sulla qualità dell’output finale), laddove alle altre piattaforme basta il rispetto degli accordi sulla ripartizione dei fondi e dei ricavi. Quarta: l’obiettivo da raggiungere sono ben 100.000€, attraverso il finanziamento di 10.000 quote da 10€. Gli utenti sono inoltre vincolati a un tetto massimo di 100 quote su una stessa proposta, mentre non ci sono limiti riguardo al numero di artisti finanziabili. I 100.000 € vengono investiti nella registrazione dell’album, nella realizzazione dell’artwork e del videoclip del primo singolo, nella stampa dei supporti, nella promozione e nella distribuzione, sia fisica che digitale. La cifra sensibilmente più alta rispetto alle altre piattaforme viene giustificata con l’importanza attribuita non solo alla qualità della registrazione ma al marketing, alla promozione e alla distribuzione, seguendo la logica esplicitata secondo cui “a maggiori investimenti corrispondono maggiori possibilità di guadagno”. Per il servizio l’artista cede in esclusiva a My Major Company tutti diritti di sfruttamento economico della musica, del proprio nome e dell’immagine, per la durata (non precisata) del contratto; in cambio riceve il 20% su tutte le entrate al netto dei costi inerenti le operazioni di sfruttamento. Agli utenti/produttori viene invece garantito il 30% dei ricavi generati dalle vendite fisiche e digitali dell’album (più accessi scontati o gratuiti ai concerti organizzati da My Major Company). Infine l’etichetta punta molto a sollecitare l’aspetto di community e la partecipazione degli utenti, al di là del contributo finanziario: dotazione di strumenti 2.0 per collaborare alla promozione degli artisti, aree riservate per uno scambio costante con essi, e soprattutto la richiesta di pareri durante la fase di produzione (sull’artwork, sulla scelta della tracklist e del singolo, sul videoclip, ecc…).

Kachingle (USA/FRA/GER) http://www.kachingle.com/
Siti web e Blog
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Per quanto concerne Kachingle, ad esempio, il suo obbiettivo è quello di trasformare utenti Internet in “kachinglers” (supporters finanziari) di vari siti web o blogs. Tali utenti apriranno un account su Kachingle nel quale verseranno, diciamo, 5 dollari al mese, dopodiché cliccheranno su di un “medaglione” Kachingle esposto dai siti web/blogs che aderiscono al servizio e che loro stessi vorranno supportare finanziariamente: il sistema Kachingle distribuirà in seguito i 5 dollari tra i vari siti web/blogs supportati da un certo un utente in base alla frequenza con la quale egli li ha visitati. Kachingle consentirà altresì ai suoi utenti di condividere socialmente nonché in maniera automatica su Facebook e/o su Twitter le attività di supporto/donazione, dando così modo ai publishers di accaparrarsi ulteriore social support finanziario.
Note: Attualmente sono iscritti al servizio 142 blog/siti in aumento nell’ultimo periodo.

Flattr (SVE) http://flattr.com/
Tutti i contenuti digitalizzati, Post di un blog, canzoni da scaricare, libri free, software gratuiti, videogame
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L’ultima creatura di Sunde, dopo aver abbandonato Pirate Bay, si chiama Flattr: un gioco di parole tra flat rate, cioè pagamento costante nel tempo a prescindere da quanto si usa un servizio, e flatter, che in inglese significa adulare. E’ ancora una beta version, cioè la versione sperimentale da testare per scoprire eventuali difetti, e per ora funziona a inviti. Ma il nuovo servizio di micropagamenti online è partito. Potete vederlo e mettervi in fila per avere un account su http://www.flattr.com, in attesa del debutto “ufficiale” che avverrà a fine marzo.
L’idea è semplice. Chi si iscrive a Flattr paga un importo mensile costante, flat. Il minimo è due euro al mese, ma si possono scegliere importi maggiori. Chi produce contenuti e li pubblica gratuitamente in rete, siano essi post di un blog, canzoni da scaricare, libri free, software gratuiti, videogame, eccetera, può abbinare al contenuto un bottone di Flattr. L’utente che usufruisce del contenuto può cliccare il bottone e in questo modo una parte dei soldi che paga a Flattr verranno assegnati al produttore di quel contenuto. In che modo? Un po’ come dividere una torta di compleanno: la torta è una, e va divisa in modo che tutti gli invitati al compleanno ne ricevano una fetta di uguali dimensioni. Se nel corso del mese clicco su dieci contenuti, i miei due euro verranno divisi per dieci. Se clicco su cinquanta cose, verranno divisi tra quei cinquanta produttori.
Note: Come si diceva anmcora in fase beta ma i contenuti cominciano ad essere segnalati e a ricevere “attenzione”.

Kickstarter (USA) http://www.kickstarter.com/
Artisti, musicisti, esploratori, inventori e giornalisti
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Mettiamo il caso che io sia un filmaker freelance. Che abbia una mia telecamera professionale, magari comprata con i soldi messi da parte quando ero giovane e la nonna ancora mi viziava con i suoi sorrisi e i suoi risparmi e che abbia in mente di girare un mini-documentario sicuro del fatto che a moltissime persone questo potrà interessare.
Il problema ora è che devo viaggiare per poterlo realizzare, pagare la benzina, il pranzo, il montaggio, la distribuzione. Eppure io sono sicuro che l’idea è buona, originale, e in più ho la certezza di essere bravo in quello che faccio. Come posso fare? Semplice, non devo fare altro che collegarmi ad internet e finanziare la mia idea grazie alla rete.
No, non è uno scherzo. Alcuni ragazzi americani hanno messo a punto una piattaforma per finanziare le idee. Kickstarter è dedicato in particolare ad artisti, musicisti, esploratori, inventori e giornalisti.
Se hai un’idea vincente e originale ma ti servono le risorse economiche per metterla in pratica, Kickstarter può fare al caso tuo. Il servizio offerto, ti permette di creare un tuo account, pubblicizzare la tua idea e finanziarla grazie alle donazioni degli utenti. Ogni idea/progetto ha un tempo limitato per poter raccogliere i soldi necessari alla sua attuazione. Nel caso in cui la somma venga raggiunta nel tempo stabilito, il proprietario dell’idea riceverà l’intero budget. Nel caso contrario in cui non si riesca a raggiungere il traguardo, nessuno dei donatori verserà la propria quota partecipativa.
In questo modo solo le idee che avranno raggiunto l’obiettivo prefissato verranno finanziate mentre le altre, beh, vuol dire che non erano poi così interessanti per il pubblico.
Per il momento, non tutte le idee vengono pubblicizzate, gli autori del sito infatti fanno una scrematura delle idee proposte e portano all’attenzione della community solo quelle da loro considerate migliori. Inoltre il servizio è “riservato” ai soli residenti in America.

Sciflies (USA) http://sciflies.org/
Ricerca Scientifica
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Sciflies: Un altro esempio di crowdfunding applicato alla ricerca scientifica è fornito da SciFlies. Su SciFlies il ricercatore realizza un profilo in cui non solo illustra sinteticamente il suo progetto di ricerca, ma racconta anche la propria vita, il suo curriculum e i suoi interessi. Questo allo scopo di ottenere la fiducia dei microfinanziatori, ovvero gente comune che può visitare il sito, leggere il progetto e lasciare qualche dollaro nella cassetta delle donazioni. Per ogni progetto vengono raccolti tra i 5.000 e i 12.000 dollari, cifre sufficienti a dare la prima spinta a idee che altrimenti avrebbero preso polvere in un cassetto. Note: Attualmente il sito si trova in una fase di beta avanzata, ma a giudicare dai contenuti, il servizio non è ancora completamente decollato ma è stato valutato in modo positivo persino da alcuni membri dell’amministrazione del presidente statunitense Barack Obama.

Sellaband (OLANDA) http://www.sellaband.com/
Progetti Musicali
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Sellaband è un sito internet creato da Pim Betist e Dagmar Heijmans per permettere a gruppi musicali emergenti di accumulare il denaro necessario per registrare un album professionale. Con il supporto di professionisti dell’industria musicale, a tutti i gruppi che riescono ad attrarre abbastanza investitori è offerto un produttore uno studio di registrazione e altri servizi.
Ai gruppi è richiesto di creare un profilo e caricare alcuni loro brani per attrarre quelli che vengono chiamati i believers (“credenti”), cioè coloro che credono in loro e nella loro musica. Le “parti” (azioni) sono vendute a ciascuna: occorre riuscire a vendere 5000 parti (ogni believers può acquistarne anche più di una), dando al gruppo così 50.000$ di budget per registrare, mixare e produrre il loro album. Nel caso in cui il gruppo su cui si investe non raggiungesse la soglia dei 50.000$ (o “50K”, come viene definita dagli utenti del sito), in qualsiasi momento agli investitori viene data la possibilità di vedersi rimborsato il denaro o di dirottare gli acquisti su altri artisti.
Ai believers viene a quel punto una copia ad edizione limitata dell’album prodotto per ciascuna parte (azione) acquistata, ma viene lasciata comunque la possibilità di rinunciare ai dischi in eccedenza, qualora si fossero acquistate più parti, ponendoli direttamente in vendita attraverso le pagine stesse del sito attraverso un meccanismo di negozio on-line, ricevendo in cambio il ricavato della vendita, con la possibilità di poter realizzare il guadagno o dirottare il ricavato su altri artisti; alcune delle canzoni del disco vengono messe in condivisione gratuita, mentre le altre sono in normale vendita, così come per chi vorrà il supporto I guadagni sono divisi fra l’autore, il sito Sellaband e gli investitori.
Note: Investiti fino ad ora $3,179,582 con 3,863 artisti supportati e 67,523 potenziali “credenti”

Cofundos (ENG) http://cofundos.org/
Software Open Source
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Cofundos: Questa iniziativa ha come obiettivo cercare di aiutare a realizzare idee di software open source, fornendo una piattaforma condivisa per la loro discussione e il loro arricchimento e costruendo un processo per organizzare i contributi e gli interessi dei diversi attori coinvolti nell’idea stessa. La piattaforma rappresenta un tentativo interessante di adottare il crowdfunding nel mondo open source, ma il volume di finanziamenti e di progetti supportati finora è stato piuttosto limitato.
Noe: Sono stati proposti fino ad ora 168 progetti tra finanziati ed in corso di finanziamento.

kiva (ENG) http://www.kiva.org/
Microcredito paesi in via di sviluppo
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Kiva e’ stata fondata nel 2005 a San Francisco da Premal Shah e Matt Flannery e fino ad oggi ha raccolto quasi $100 milioni destinati a piccoli imprenditori dei Paesi in via di sviluppo.
Kiva è un “network” globale che, tramite il portale http://www.kiva.org, mette in contatto i finanziatori individuali (ovvero noi stessi) ed i piccoli imprenditori dei paesi in via di sviluppo. Questo è concretamente possibile grazie alla partnership con gli istituti di microcredito (Field Partners) che, dal Kenia all’Equador ed in tutto il mondo, si connettono a kiva.org e pubblicano le foto e i profili dei piccoli imprenditori bisognosi di prestiti, dopo aver selezionato i loro progetti migliori a corto di fondi.
Utilizzando il sito web, i comuni cittadini possono comportarsi come finanziatori globali e venture capitalist, valutando i piani di business inviati dagli imprenditori di tutto il mondo, e finanziarli attraverso il web con una donazione minima di 25$.
Note: Attraverso Kiva sonos tati finanziati fino ad oggi 239.000 imprenditori in oltre 50 paesi, mentre i finanziatori sono stati oltre 573 mila raggiungendo prestiti per un valore totale di oltre $ 100 milioni alla fine di ottobre 2009.

Hopeequity (USA) http://www.hopeequity.org/
Cause benefiche
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Hope Equity: Questo servizio consente di finanziare cause benefiche attraverso una parte degli interessi generati da una donazione iniziale, depositata su un conto remunerato. Il donatore ha la possibilità di scegliere quali cause supportare attraverso il sito web. Il modello Hope Equity supporta iniziative in diverse categorie, quali supporto agli orfani, fame nel mondo, educazione, prevenzione, ma non presenta specifiche iniziative a supporto della ricerca scientifica.

Growvc (Hong Kong) http://www.growvc.com/main/
Start-up tecnologiche
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Un modello di finanziamento basato sul crowdfunding può colmare i problemi iniziali delle start-up tecnologiche e in particolare quelli dei mercati che non gravitano attorno alla Silicon Valley. Ne sono convinti i fondatori di Grow VC, una nuova piattaforma web 2.0 su cui si incontrano start-upper, esperti e investitori.
Il 75% delle sottoscrizioni va a formare il fondo d’investimento, mentre il 25% serve a sostenere i costi di gestione del progetto.
I membri stessi della community valutano le migliori idee d’impresa e stilano una classifica. Le migliori start-up vengono premiate finanziariamente e, se generano ROI, questo viene ripartito tra gli imprenditori, i finanziatori e la piattaforma.
Il mercato di riferimento è globale.
Le formule di sottoscrizione del programma variano tra i 20 ai 140 $ USD al mese. Il fondo copre finanziamenti da 10 mila $ USD a 1 milione di $ USD ed è gestito da Grow VC, mentre le decisioni relative all’investimento sono totalmente a carico dei membri.
service statistics
Note: Attualmente sono registati 2488 membri che hanno mess a disposizione $12 684 346 di capital di cui $2 098 disposnibili per progetti, 722 startups finanziate.

Globalgiving (USA/WORLD) http://www.globalgiving.org/
Progetti nei paesi in via di sviluppo
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Il sito global giving è uno dei principali siti di crowdfunding al mondo per finanzire progetti a livello locale nei paesi in via di sviluppo in cui i potenziali donatori possono scegliere tra una vasta offerta di progetti, dalla geografia a temi come la sanità, l’ambiente, e l’istruzione. Dal 2002 sono stati raccolti circa 28 milioni di dollari da circa 100.000 donatori per finanziare circa 2.500 progetti.
La piattaforma è davvero ben strutturata e permette di richiedere donazioni di diversa taglia per supportare direttamente i progetti iscritti fornendo dettagli importanti e aggiornamenti frequenti di ciascun progetto. Non solo, ai donatori sono offerti widget per rendere virale il loro contributo, diventare fundraiser e avvisare altri donatori interessati così come gift card da utilizzare al posto delle classiche ecard natalizie.
Note: dal 2002, 100.712 donatori hanno messo a disposizione $28.615.750 per 2.620 progetti.


Byez.

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Una Risposta

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  1. Caropon said, on 28 settembre 2010 at 10:21 am

    Bei testi, sei un ottimo scrittore. Blog utile, bravi.


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