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PEC: ma funziona? Vale la pena?

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 4 maggio 2010

Non si parla d’altro, persino la pubblicità di AdSense propone la Posta Certificata da parte di alcuni noti provider.

Il ministro Brunetta perde tempo a far botta e risposta con il Sen. Lannutti, che lo accusa di aver lanciato un sistema già semicollassato e scarsamente funzionante mentre Brunetta risponde di avere già 100mila iscritti e lancia battute maligne, magari anche rispondenti a verità ma che non possono non far pensare a un battibecco tra due pupetti in calzoncini corti che si contendono paletta e secchiello sulla spiaggia.

Insomma, facciamo il punto della situazione. Tra le tante notizie pubblicate, tutte più o meno uguali, solo poche evidenziano alcuni dati di fatto sui quali vale la pena di soffermarsi.

Si potrebbe cominciare con questo “cittadino sconcertato”, che scrive al Messaggero raccontando la sua esperienza. Dalla quale è facile raccogliere un primo pollice giù: il servizio pubblicizzato in questi giorni consente di ottenere un’indirizzo email su un server di posta certificata appartenente al dominio postacertificata.gov.it, capace di interloquire con altri indirizzi email certificati appartenenti allo stesso dominio e basta.

Il che significa che tale indirizzo non può essere utilizzato per corrispondere in maniera certificata con utenti di altri servizi di PEC e, parimenti, che non ancora tutti gli uffici della Pubblica Amministrazione Centrale e Locale sono dotati del servizio. Dunque, nonostante tutto, la raccomandata legale tradizionale è ancora oggi un mezzo irrinunciabile se si vuole poter dimostrare legalmente di aver corrisposto con qualcuno, più precisamente con chiunque, non solo con la Pubblica Amministrazione.

Perciò: così come proposta, la PEC di Brunetta non semplifica, almeno per ora. Non può sostituire del tutto la raccomandata. Non è (ancora) facilissimo ottenerla. Non ha ancora la firma con SmartCard (l’avrà a pagamento). Non parla con tutti, ed è impensabile che si debba possederne più d’una, complicherebbe ulteriormente la vita.

Risultato: bocciata. E la boccia, in buona sostanza, anche Il Salvagente, che ne mette in luce tutte le limitazioni con l’aiuto del presidente dell’associazione Cittadini di Internet, di cui alcune veramente compromissorie dell’intera missione che si vorrebbe affidata a quel servizio.

Come condimento, neanche è uscita che già la litigiosità tipica italiana, unita all’acredine di un sistema normativo fatiscente, inadeguato e interpretabile a piacere, pone il veto all’impiego del servizio da parte di stranieri residenti.

Conclusione: buffonate, iniziative da giullari proni alle aziende che hanno vinto le gare per implementare il servizio, realizzazioni da ignoranti che hanno pensato (male, come sempre, trattandosi di Cose della Rete su cui il governo è noto per prendere cantonate colossali, pur di non abbassarsi a chiedere “cosa ne dite, facciamo così?”) solo alla parte teorica della normativa, sorvolando con una negligenza senza pari sugli aspetti pratici e, soprattutto, su quelli tecnici.

Chiedete prima, la prossima volta. Non sappiamo più come dirvelo.

Marco Valerio Principato

Fonte: http://nbtimes.it/editoriali/5959/pec-ma-f…le-la-pena.html
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/deed.it

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