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Net Neutrality: minaccia o necessità?

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 29 aprile 2010
In breve:
Pubblicata negli USA una ricerca che prospetta una crisi occupazionale nel settore delle TLC in caso di adozione, da parte di FCC, di una regolamentazione allineata ai principi di neutralità della rete. Lo studio, però, non sembra privo di pregiudizi e interessi da difendere.

Il tema della neutralità della rete sta diventando sempre più d’attualità e sta conquistando – in primis a livelli istituzionali – una crescente popolarità. L’interesse che suscita sta inoltre stimolando discussioni e riflessioni e questo è certamente un bene, per un argomento che fino a ieri era pressoché ignorato dai media non specializzati. L’importante è parlarne con toni super partes, ma purtroppo non sempre è così.

Un esempio consiste nella ricerca The Employment and Economic Impacts of Network Neutrality Regulation: An Empirical Analysis, condotta da Coleman Bazelon di The Brattle Group, e pubblicata alcuni giorni or sono. Dall’analisi emergerebbero gli aspetti negativi comportati, negli USA, dall’applicazione dei principi legati alla Net Neutrality propugnati dalla FCC.

Il quadro dipinto da Bazelon è a tinte fosche, anzi cupe: l’impatto negativo in termini di occupazione nel settore delle telecomunicazioni sarebbe devastante, con 1,5 milioni di posti di lavoro persi nel settore delle telecomunicazioni entro il 2020 in seguito all’eventuale introduzione di una regolamentazione favorevole alla neutralità della rete. Con orafa precisione, si stimerebbe inoltre che il tributo occupazionale nel solo settore della connettività broad band ammonterebbe a 342.065 lavoratori con particolare riguardo al mercato delle reti mobili, le tecnologie in cui si concentreranno sempre di più gli accessi ad Internet.

La ricerca, in realtà, sembra basare le proprie stime sul trend negativo vissuto dalle telco americane nel periodo a cavallo tra il secondo e il terzo millennio, testimoniato da una flessione del 15% circa. E’ vero, fu un periodo particolare che fece seguito al varo di alcuni provvedimenti regolatori del mercato, che però coincisero anche con un approccio istituzionale rigidamente burocratico che fu poi abbandonato in quanto ritenuto causa di un ingessamento del settore.

Non è inoltre trascurabile un piccolo dettaglio, che mina decisamente l’imparzialità della ricerca e l’indipendenza di chi l’ha condotta. Nel documento che la illustra, nella seconda pagina, si legge chiaramente: “questa ricerca è stata sponsorizzata da Mobile Future“. Lo studio è stato quindi sovvenzionato da un’organizzazione che riunisce numerosi protagonisti della rete d’oltreoceano, fra cui spicca AT&T, solamente la più grande holding di telecomunicazioni degli Stati Uniti, leader nel mercato della rete fissa e secondo operatore di rete mobile, e quindi una realtà non esattamente disinteressata.

Le compagnie telefoniche sono ricorse spesso a campagne di tagli e riduzioni delle risorse umane (notizie simili non sono così infrequenti neppure in Italia, basta leggere alcune notizie dai giornali di questi giorni) non motivate da una regolamentazione conforme ai principi di neutralità della rete. Anzi: uno studio pubblicato in gennaio dall’Institute for Policy Integrity della New York University School of Law illustra i benefici dell’applicazione dei criteri di net neutrality, in termini di occupazione, nonché di difesa degli investimenti sia delle telco, sia delle aziende che si avvalgono di esse (editori, produttori e distributori di contenuti). Nella stessa direzione vanno i risultati delle ricerche condotte dal Phoenix Center for Advanced Legal and Economic Public Policy Studies.

E’ una medaglia che ha ovviamente due facce: una, quella favorevole alla net neutrality, che guarda alla difesa del traffico generato dagli utenti, senza privilegi o pratiche discriminatorie su applicazioni e contenuti; l’altra, che invece mira a tutelare i profitti dell’industria delle telecomunicazioni e il potere di controllo sugli utenti. E che non considera i possibili benefici in termini di sviluppo assicurati dall’applicazione di criteri paritari e trasparenti.

Dario Bonacina

Fonte: http://nbtimes.it/opinioni/5851/net-neutra…-necessita.html
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/deed.it

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