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BPI: La musica inglese cresce del’1.4% nel 2009, ma il P2P non stava annichilendo il settore?

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 28 aprile 2010

La British Phonographic Industry parla di un forte aumento del reddito dei flussi digitali nel quarto quadrimestre, che va a compensare le vendite del declino delle vendite “fisiche”, contraddicendo ciò che sostiene sulla caduta libera dell’industria musicale, motivo principale che spinge a richiedere l’immediata applicazione del “3 strikes” recentente passato nel Digital Economy Act inglese.
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Nel Regno Unito la British Phonographic Industry (BPI) ha appena annunciato che le vendite di musica registrata lo scorso anno, sono aumentate di circa 1,4% a £ 928.8m ($ 1,4 milioni USD). Ciò viene attribuito da un aumento più forte del previsto delle entrate dai flussi digitali, compensando un costante calo delle vendite del formato fisico.
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E ‘incoraggiante vedere le entrate del settore stabilizzarsi e mostrare una seppur modesta crescita nel 2009“, afferma Geoff Taylor, CEO della BPI, in un comunicato stampa. “Questa è la conferma del continuo investimento delle etichette del Regno unito negli artisti di talento, nonostante le difficili condizioni economiche e che le innovazioni che le etichette hanno dimostrato licenziando nuovi servizi digitali“.
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Lo scorso luglio, Will Page, Chief Economist di PRS for Music, una gruppo di raccolta delle royalty inglese, per scrittori di musica, compositori ed editori, ha pubblicato uno studio che conclude che le entrate complessive del settore della musica sono cresciute del 4,7% dal 2009.

Come? Grazie alla crescente diversificazione dei flussi di entrate. Più alte delle vendite di album. L’industria musicale guadagna soldi anche da cose come licenze, pubblicità, offerte in sponsorizzazioni.
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La grande differenza tra le vendite di musica digitale e quella fisica è la capacità di “scegliere accuratamente” ciò che si desidera acquistare. Invece di acquistare un intero album, come è accaduto con i CD fisici, i consumatori possono ora acquistare le più grandi hit per soli 1,29 dollari su iTunes di Apple. E ‘impossibile conciliare le due cose. Le vendite di musica digitale saranno sempre molto meno di quanto siano mai state le vendite fisiche.

Tutto ciò non ha importanza per la BPI che ha spinto così strenuamente per l’emanzione del Digital Economy Act
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La legge, che include il regime dei “3-strikes” per il file-sharing, il divieto di accesso ai Wi-Fi pubblici ed il filtraggio del web fa ben poco per affrontare la radice del problema: un modello di business che non ha ancora pienamente abbracciato l’era digitale.

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Ma non contenta, la BPI ha detto all’inizio di questo mese che ha intenzione di prendere in mano la situazione e comincierà a citare in giudizio i file-sharer fino a che il Governo non attuerà le misure tecniche – cioè i “tre colpi” – che ha promesso nella legge, se gli avvertimenti non saranno sufficienti per “ridurre in modo significativo” il file-sharing illegale.

Così, anche quando l’industria della musica ottiene quello che vuole esige di più. L’unica soluzione mi sembra quella di smettere di acquistare musica da qualsiasi altra fonte se non direttamente dagli artisti.

Restate sintonizzati, jared@zeropaid.com

Fonte: http://www.zeropaid.com/news/88877/3-strik…up-1-4-in-2009/
Traduzione a cura di Scambioetico.

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