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Copyright, se la violazione è una truffa

Posted in Internet&Copyright by yanfry on 17 aprile 2010

Vuol passare da avviso di infrazione del copyright con tanto di opzione di pagamento per sistemare la faccenda. Ma è solo l’ennesimo codice malevolo che per l’occasione ha preso di mira gli utenti del file sharing

Roma – La pratica trasformare il download non autorizzato in un business a mezzo minacce è un sistema sempre più diffuso, prova ne sia la frenetica attività di società legali del calibro di Davenport, ACS:Law e l’ultima arrivata US Copyright Group. Almeno nel caso della fantomatica ICPP Foundation, a ogni modo, il richiamo a questo genere di pratica è solo un pretesto per truffare gli ignari utenti del file sharing caduti vittima dell’infezione di un vero e proprio codice malevolo – sottogenere scareware.

Il badware, che la security enterprise F-Secure identifica come Rogue:W32/DotTorrent.A, entra nel sistema camuffato da download BitTorrent e, una volta infettata la macchina, visualizza una minacciosa “notifica” di avvenuta infrazione di copyright bloccando lo schermo e richiedendo il pagamento della “modica” somma di 400 dollari per evitare la denuncia in tribunale e l’imposizione di multe ben più salate.

Per rendere più credibile la truffa, il badware infioretta il minaccioso avviso con badge e presunte collaborazioni con organizzazioni notoriamente attive sul fronte dell’anti-pirateria quali RIAA, MPAA, The Copyright Alliance, e fornisce una lista dei file .torrent scovati sull’hard disk come presunta prova dell’avvenuta infrazione da parte dell’utente.

L’idea è quella di spingere l’ignaro condivisore non solo a consegnare i predetti 400 dollari, ma soprattutto a fornire il numero della sua carta di credito per motivi che si possono facilmente immaginare. E gli utenti ci sono cascati, pare, complice anche disponibilità di un sito web finto-istituzionale dove ICPP Foundation spiega la sua “mission” di difesa ed enforcing dei diritti di proprietà intellettuale a beneficio dei detentori dei suddetti.

Ma la truffa rivela la sua natura quando si prova a controllare le origini del dominio di ICCP: allora spunta fuori il nome “Shoen Overns” e un indirizzo di posta elettronica già individuato in precedenza come appartenente agli autori degli infami trojan Zeus e Koobface.

Alfonso Maruccia

Fonte; http://punto-informatico.it/2855731/PI/ … ruffa.aspx
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

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