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Civiltà digitale, modelli e salvaguardia poltrone

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 12 aprile 2010

In breve:
Ci risiamo: la FIMI plaude all’iniziativa britannica dei tre schiaffi all’inglese. E osa dare del cavernicolo a tutti gli internauti, fuorché a quelli proni alle strutture strumentalizzate e strumentalizzanti

Lo sapevo. Lo sapevo che Enzo Mazza, presidente FIMI, avrebbe fatto capolino su Punto Informatico per sbandierare ancora una volta la sua posizione a sostegno dell’iniziativa dei tre schiaffi britannici. L’ha già fatto altre volte e altre volte l’ho notato.

È fin troppo comodo sfruttare Punto Informatico per dire la propria. Sono anche convinto che – per il momento – PI lo abbia “ospitato” perché da un lato non può farne a meno, dall’altro ne ricava visibilità. Ciò non toglie che Mazza parla di “processo di civilizzazione del Web” con una disinvoltura che mi lascia sconcertato: in pratica, ha dato degli incivili a tutti gli internauti fuorché quelli che non fanno i piratacci e si pronano passivamente a regole e regolucce concepite solo per mantenere saldi in poltrona certi personaggi.

Forse Mazza non si rende conto che il medioevo tecnologico di cui parla con tanta sicumera è dovuto in larga parte alla persistenza di organismi come la Federazione per l’Industria Musicale Italiana, di strutture come la Società Italiana per gli Autori ed Editori e di tante altre realtà simili che, nel tempo, hanno dimostrato di servire a tutto fuorché a garantire agli artisti la tutela dei loro diritti, ammesso che di diritti in senso accademico si possa parlare.

Su una sola cosa concordo con Mazza: è davvero riprovevole l’esempio dato da un Ministro della Repubblica, nello specifico Roberto Maroni, Ministro dell’Interno, che confessa candidamente di scaricare musica gratuitamente da Internet e di affermare anche che – almeno in certe condizioni – non è illegale. Quale maturità pensa che abbia l’internauta medio per non pensare che “se lo fa il Ministro dell’Interno lo posso fare anch’io”?

Ma tornando alle esternazioni di Mazza, il presidente FIMI si permette di affermare che “c’è ancora chi vende libertà digitali come il diritto di saccheggiare la proprietà intellettuale e c’è chi vende il contrasto alla diffusione di contenuti illegali come censura, ma sempre meno i governi saranno solleticati da queste affermazioni, come dimostra anche l’andamento del trattato ACTA”.

Ritengo, personalmente, che neppure una persona di intelligenza medio-bassa riesca a confondere il saccheggio di proprietà intellettuale con la libertà e il contrasto alla pirateria con la censura. Come al solito – in Italia siamo bravissimi a voltare le frittate ma ultimamente anche altrove stanno imparando a farlo – insistiamo a nascondere la testa sotto la sabbia, pur di non guardare in faccia il vero problema: ci sono troppe presunzioni di colpevolezza, spesse volte del tutto gratuite, che fanno sentire autorizzati certi personaggi a imporre tasse sui supporti digitali nella presunzione che questi possano contenere materiali coperti da copyright.

Non si comprende che così si alimenta un ulteriore principio insano, cioè quello di far ritenere che “dal momento che ci ho pagato l’equo compenso, ora ci registro quello che voglio”? Non si realizza che un CD musicale non può costare 20-22 euro? Non si realizza che se da iTunes son stati scaricati milioni di brani a 99 centesimi (che non sono pochi, comunque) una ragione ci deve pur essere?

Siete troppi e, nel complesso, inutili, questa è la verità. Una lezione, a suo tempo, c’è stata ed è stata quella della chiusura praticamente coatta dell’IMAIE: la gente è stanca di veder scomparire fiumi di soldi in anfratti dei quali si perde traccia ripetutamente. Ne è stanca per cose ben più importanti e invadenti dei diritti di proprietà intellettuale, figuriamoci se non è abbastanza sveglia da rendersi conto che nessun organismo tutela davvero musica e cinema ma rappresenta caso mai l’ennesimo pozzo senza fondo in cui scompaiono misteriosamente fior di soldi.

Non resta che augurarsi l’arrivo di una nuova ventata di attenzione del Prefetto Pecoraro: chissà che stavolta non decida di andare più a fondo anche su altre sponde del medesimo problema.
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Uomo delle caverne – Photo Credit: Beppegrillo.it

“Vedremo ora se l’Italia, di fronte a questa ulteriore dimostrazione di progresso normativo offerta dal Regno Unito intende fare dei passi nella direzione di un’economia digitale civilizzata o se preferirà rimanere nel buio della caverna analogica”, conclude Mazza.

Si. Vedremo. Lo farà se davanti alla caverna analogica, naturale residenza di certi personaggi che con cavernicola disinvoltura vogliono vendere come indispensabile la loro insistenza su strutture inutili, fatiscenti e arretrate quanto l’Uomo del Paleolitico, ci costruirà un bel muro in cemento armato dello spessore di almeno due metri e darà via libera alle autoproduzioni e alle autotutele. Che costano meno e funzionano meglio.

E ricordate: cercate sempre, con ogni mezzo, di acquistare all’estero – legittimamente, s’intende – qualunque hardware su cui gravi l’equo compenso. Stessa cosa per la musica, possibilmente anche per i film, lingua permettendo. Prima o poi, davanti alla caverna crescerà tanta erba da non vederla più.

Marco Valerio Principato

Fonte: http://nbtimes.it/opinioni/5637/civilta-di…a-poltrone.html
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/deed.it

PS: Ecco alcuni commenti all’articolo di Enzo Mazza su PuntoInformatico:
@Winston Churchill
Se due persone fumano sotto il cartello divieto di fumare gli fai la multa.
Se venti persone fumano sotto il cartello divieto di fumare chiedi loro di spostarsi.
Se duecento persone fumano sotto il cartello divieto di fumare togli il cartello.


@Ast
Ben vengano le disconnessioni, solo se unite ad una bella vergata sulla schiena per ogni centesimo di euro di ricarico eccessivo con la quale l’industria carica ogni libro/cd/dvd ed altro contenuto. Io sono contro la pirateria ma questi vogliono botte piena e moglie ubriaca..vogliono assoggettare un mezzo ai loro porci comodi non perchè vogliono essere (e giustamente aggiungo) retribuiti, ma perchè cosi potranno mettere i loro cd e dvd a dei prezzi astronomici, ed obbligarci a comprarli senza darci alternative (e non mi riferisco ad alternative illegali, mi devono spiegare ad esempio come mai grooveshark ed altri servizi sono disponibili in tutta europa e non in Italia, dato che ci si riempie sempre piu’ spesso la boccaccia con l’adeguamento ad altri paesi europei, piu’ evoluti in tutti i sensi, non solo quando c’è da guadagnare e disconnetere chi li mantiene).Meglio che mi fermo qui va..
@Martin
Mazza.. ma non si vergona degli attuali prezzi di film/musica? non si vergona della legge sull’equo compenso, io i cd/dvd li uso per i dati se non lo sapesse? non si vergogna delle richieste assurde che fanno le majors contro chi viene preso a scaricare anche solo un brano?
Mazza.. perché se mi entra un ladro in casa e lo fermo posso essere denunciato per sequestro dì persona, mentre voi in alcuni stati potete indagare liberamente contro chi scarica?
Mazza.. lei dice che non ci sono i fondi per la banda larga in italia, perché non chiudiamo la SIAE che gira con i bollini nemmeno fosse la famosa marca dì banane?
Mazza.. si ricorda che i compratori siamo noi e con la crisi attuale potremmo decidere dì non comprare più musica/film, essendo beni non dì prima necessità?
Mazza.. ma lo sa che io internet la vista quasi nascere e la civiltà già c’era e al contrario siete voi che attualmente la state togliendo?
Mazza.. ci faccia una cortesia, la prossima volta che scrive si rilegga per bene prima dì inviare la sua missiva, a me sinceramente è venuto voglia dì mandarla.. non so gli altri. Per l’educazione che ho mi astengo dal scriverglielo.
Cordialmente


@Gattazzo
D’altro canto non ci si poteva aspettare oggettività di giudizio sull’argomento…
Sembra quasi che se non si muovano interi governi in difesa di spudorate rendite di posizioni relative tra l’altro a qualcosa di assolutamente non essenziale, l’intero progresso umano debba crollare nella barbarie più assoluta…
Ho il massimo rispetto per le capacità intellettuali (già parlare di proprietà mi genera fastidio ed antipatia…), ma deve trattarsi di prodotti di intelletto come la definizione suggerisce, non di cavolate melense tipo le Italiche Melodie di San Scemo pardon Remo, ne’ tantomeno di filmati poco più che amatoriali con quattro attori popolari che parlano per ore in una stanza, come mi pare siano le produzioni nostrane malgrado le sovvenzioni decretate sotto la spinta degli interessi che ben sappiamo…
Quando qualcosa vale e lo voglio intendo pagarlo, ma pagarlo il giusto.
Finchè le cose stanno a questi punti, con l’ineffabile ministro Bondi che mette la tassa sui supporti registrabili mantenendo in più l’equo compenso ed altri balzelli medioevali su qualcosa di non fondamentale valore, che al giorno d’oggi è diffondibile in massa a costi irrisori pur mantenendo una giusta remunerazione, ed invece si pretende di farlo pagare a peso d’oro manco fosse davvero “opera d’ingegno”…
Finchè siamo a questi punti come si fa a prestar orecchio alle magnifiche (ed irrealizzabili) trovate che le lobby (lobbies per i puristi) del settore con la loro potenza riescono a far approvare ai governi che tengono in scacco…
E come si può inneggiare alle “magnifiche sorti e progressive” di questi civilissimi (o pusillanimi?) governi!Capisco che l’educatissimo maestro Mazza ricopra un posizione che lo obbliga a difendere comunque queste posizioni lobbistiche, e me ne dispiace, perchè lo ritengo una persona valida e per di più non mi è antipatico, anzi, ma arrampicarsi così sugli specchi mi provoca una grande tristezza…
(Scritto da uno cha ha semnpre suonato, composto, fatto ricerche e prodotto software per pura passione)


@angros
Una economia basata sulla vendita di ciò che è replicabile a costo zero infinite volte è un paradosso, equivale al moto perpetuo, ed è altrettanto irrealizzabile. Tentare di realizzare leggi in questo senso non funziona, e si ritorce solo contro i produttori di contenuti (non a caso, la legge Sarkozy ha vatto aumentare e non diminuire la pirateria); se i produttori di contenuti si ostinano a ragionare così, si annienteranno da soli. Già adesso il copyright rompe le scatole molto di più a chi cerca di vendere, che a chi pirata (la guardia di finanza fa più multe ai videonoleggiatori per aver noleggiato film destinati solo alla vendita che agli scaricatori); se i produttori di contenuti sono troppo ottusi per capirlo, si meritano di autodistruggersi.

@Lybra
“Verso la civiltà digitale”
Ma non vi sembra uno di quei temini prestampati che si danno ai ragazzi delle medie e del Liceo ?

Byez.

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