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Provincia di Ferrara: fare sistema per combattere la crisi

Posted in Ferrara, Informazioni Locali, Politica&Società by yanfry on 8 aprile 2010

Da Ilsole24ore Centro-Nord del 7/04/2010 pagina 5

L’export punisce la via Emilia Resiste soltanto l’alimentare

Quasi dimezzato il flusso di macchine agricole e per il legno

di Daniele Guido Gessa

Buone performance sui mercati lontani di Cina, India e Iran ma forte debolezza sui mercati “ricchi” di Europa e Stati Uniti;  così a fine 2009 i distretti dell’Emilia-Romagna totalizzano un pesante -17,8% di export, che significa 1,6 miliardi in meno di ricavi che si fermano sottoquota 7,5 miliardi.

È quanto emerge dalla fotografia scattata dal Monitor dei distretti messo a punto dal Servizio studi e ricerche di Intesa Sanpaolo,  secondo cui nel quarto trimestre del 2009 rispetto allo stesso periodo del 2008, le esportazioni sono risultate in calo del 16,73% mentre l’anno si chiude ancora peggio, come si è accennato, a -17,8 percento.

E anche per questo, spiega Giovanni Foresti del Servizio studi e ricerche dell’istituto di credito, «che la chiave del futuro dei distretti sta tutta nel potenziamento, specie per le pmi, delle strutture commerciali. Un passaggio complesso, che va fatto in modo equilibrato dal punto di vista sia finanziario che strategico, ma le imprese devono comunque pensare a una “delocalizzazione” delle proprie reti di partner commerciali».

Se si guarda ai dati relativi alle esportazioni,hanno perso maggiormente i distretti dal modello di business più ciclico, come le macchine per il legno (-49,3%), quelle agricole(-38,6%)e le utensili piacentine (-29,2%) con numeri molto negativi anche per ceramica, mobile imbottito e calzature.
Gli unici distretti che nel periodo gennaio-dicembre 2009 hanno visto crescere le esportazioni – che comunque, nel complesso, fanno dell’Emilia-Romagna la terza regione italiana per scambi commerciali con 36,4 miliardi a fine 2009 e il 12,6% di quota nazionale – sono l’alimentare di Parma (che ha fatto segnare un crescita del 6,2%) e il biomedicale di Mirandola con un timido +0,6 per cento. Ed è andata meno peggio anche alle macchine per l’imballaggio del Bolognese (si veda altro servizio in pagina), che hanno perso “solo” il 13,9 percento.

«Ha lasciato meno sul campo chi è forte nei servizi di post vendita e assistenza – spiega Serena Fumagalli di Intesa Sanpaolo – e questa può essere una risposta anche per le piccole realtà, che devono imparare a mettere in comune i servizi commerciali. Serve grande flessibilità, bisogna appoggiarsi a una rete di rivenditori non di proprietà, ma per fare questo occorrono nuovi modelli di alleanza fra le imprese».
Ma anche i distretti che stanno andando peggio, come i ciclomotori di Bologna, le macchine per il legno di Rimini o le macchine agricole di Reggio e Modena, non sono destinati a sparire. «Se  spariscono loro – sostengono da Intesa Sanpaolo – prima spariscono i distretti equivalenti del resto d’Italia, visto che a livello nazionale, continuano a rimanere delle eccellenze, anche grazie al ruolo determinante delle istituzioni, che sono in grado di stimolare le innovazioni e i brevetti».

La conferma dell’importanza di politiche attive arriva anche da Unioncamere che considera «un dato positivo, pur in questo periodo di forte crisi, l’aumento delle piccole imprese che si affacciano all’estero, anche per la prima volta. Per queste piccole realtà esistono delle soluzioni per far fronte alla crisi e per sviluppare i propri rapporti con
l’estero: dalle reti temporanee ai manager ad hoc alla possibilità di accedere a un complesso di servizi approntato dal sistema territoriale, istituzioni e associazioni di categoria».
Tra le aree in difficoltà, ma impegnate in una forte azione di riposizionamento, vi è anche la maglieria di Carpi che vede ancora flettere i dati economici, sia per l’export (-4,8%) sia per la mortalità di imprese. Tuttavia, spiegano da Unioncamere, «al di là dei distretti, anche zone che si pensa siano meno avvantaggiate, in realtà mostrano buone performance.
Prendiamo Ferrara, per esempio: come capacità delle sue istituzioni di fare rete, la provincia ferrarese non è seconda a nessuno. Poi,chiaro,il sistema economico di medie imprese non ha facilitato la situazione economica, ma, bene o male, in tutta la regione, i tentativi di fare sistema hanno dato i loro frutti».

Da Ilsole24ore Centro-Nord del 7/04/2010 pagina 5

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