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Il vero nemico del video online

Posted in Informazioni Nazionali, Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 25 marzo 2010

Tentativi di sviluppare piattaforme legali per il download e lo streaming esistono. Ma c’è un ostacolo insormontabile al loro sviluppo: e non è la pirateria

Roma – Il download e lo streaming sono ancora per la gran parte associati nell’opinione comune a comportamenti illegali. I contenuti coperti da copyright sembrano sfuggire alle maglie degli aventi diritto, circolando in Rete in questi cunicoli oscuri. Eppure esistono anche vie legali che tentano di sfruttare i nuovi mezzi per offrire alternative più a buon mercato (e in alcuni casi più facilmente raggiungibili) rispetto ai corrispettivi su supporto fisico.

Quando si parla di streaming il discorso è grosso modo quello dei diritti televisivi, bisogna cioè riferirsi a quelle specifiche forme di contratto con cui si da in concessione la possibilità di sfruttare determinati contenuti, mettendoli a disposizione di un vasto pubblico su una piattaforma. Si parla di tutto ciò che può essere chiamato attualmente e in futuro “televisione”, compresi i diritti per: la diffusione terrestre e non terrestre, via satellitare, via etere, in rete, cavo di base e a pagamento, online sia unidirezionale che interattiva, homevideo, video-on-demand, noleggio e prestito. Si tratta, insomma, della cessioni di diritti relativi alla diffusione di un opera ma differenti da quelli della proiezione cinematografica.

Il dowload, invece, è assimilabile a un acquisto: con il problema in più della diffusione virtualmente infinita dell’opera.

In entrambi i casi, comunque, il rapporto tra i diversi mezzi è complicato dalle tempistiche e dalle rispettive zone d’ombra: quanto far durare la finestra tra passaggio cinematografico e homevideo? C’è bisogno di stabilire tempistiche diverse a seconda dei mezzi di distribuzione (DVD e BlueRay delle videoteche, homevideo acquistabili, noleggi con altre forme – per esempio per corrispondenza – o supporti venduti in edicola)?

Al momento tutte le finestre aperte dalla concessione dei diritti rappresentano anelli che devono concatenarsi. Basta tirare da un lato per sentir il tintinnare del ferro stridere sul pavimento delle polemiche, come sta per esempio accadendo per il tentativo di Disney di anticipare l’uscita del DVD di Alice in Wonderland di quattro settimane: i cinema che minacciano boicottaggi e i rappresentanti delle industrie a cercare di raggiungere un accordo.

Facile, sembrerebbe quindi, parlare di Legal Bay, di distribuzione più efficace per combattere la pirateria o di accorciamento della finestra tra cinema e noleggio per combattere il p2p, senza prendere in considerazione tutte le conseguenze sugli altri anelli della catena. Facile, ma sbagliato.

Paul Uniacke, capo della Video Ezy e delle catene di noleggio video Blockbuster, ha dichiarato, per esempio, che è l’avidità degli studios a frenare la vendita di video-on-demand. La questione, nel suo caso, riguardava proprio la finestra tra uscita nelle sale e distribuzione del prodotto sul sopporto fisico (DVD, BlueRay). È in questo lasso di tempo, solitamente in contemporanea, che vengono distribuiti i contenuti anche sulle piattaforma online di streaming o download legale.

Lo scorso gennaio la Warner Bors ha però annunciato che le nuove uscite non saranno disponibili sul sito di noleggio per corrispondenza e di streaming Netflix per il primo mese di uscita dei DVD. Obiettivo dichiarato: incentivare l’acquisto dei supporti fisici. Sembra dimenticare – sottolinea Uniacke – che esiste l’alternativa illegale della pirateria e che è resa, in questo modo, più accessibile. Sono queste scelte strategiche conservatrici (perché non vogliono vedere le possibilità offerte dai nuovi mezzi di distribuzione) delle major – spiega ancora Uniacke – che starebbero inintenzionalmente affossando lo sviluppo delle piattaforme di video-on-demand: anacronismo che si riflette non solo nelle scelte tempistiche, ma anche nei costi imposti per la concessione dei diritti, costi che spesso possono diventare proibitivi per i licenzianti che non riescono ad abbassare i prezzi. Le major arrivano, in alcuni casi, a chiedere il 70 per cento dei profitti.

Nonostante questo, esistono alcuni tentativi di stabilire un mercato legale mainstream di contenuti audiovisivi in Rete, sia in streaming che in download.

Mentre l’esempio di maggior successo per quanto riguarda gli Stati Uniti è Netfix, la piattaforma che offre il noleggio per corrispondenza, ma che si è dotata anche di una videoteca di 20mila film disponibili in streaming (il 42 per cento dei suoi abbonati ha visualizzato in streaming almeno 15 minuti di un episodio di serie TV o un film solo tra gennaio e marzo 2009, esattamente il doppio di quanto registrato appena un anno prima) che offre con un abbonamento flat a partire da 9 dollari al mese, in Italia il mercato appare ancora in nuce (soprattutto per quanto riguarda lo streaming) e in generale presenta alcune questioni che frenano un suo possibile sviluppo: il costo delle royalties e, per il download, il DRM imposto.

Il DRM imposto dai licenziatari limita i possibili acquirenti che valutano di meno un film encodato, disponibile in un formato pesante come WMV e impossibile da vedere su device differenti dal PC su cui è stato scaricato. La difficoltà a negoziare royalties, poi, non consente alle piattaforme di download e streaming un pricing veramente concorrenziale rispetto ai DVD e alle proposte della pay-per-view.

FilmIsNow, attivo dal 2006, è il primo sito italiano per il download legale di contenuti cinematografici ed è licenziatario di importanti società cinematografiche italiane e internazionali: ad oggi mette a disposizione degli utenti web una videoteca di oltre 1.250 titoli, in aumento ogni settimana grazie al lancio in “day-and-date home video” delle principali novità, con l’obiettivo di raggiungere i 2mila titoli e arrivando ad avere offerte in lingua spagnola, tedesca e francese nella versione “.eu” del portale. Grazie a tale catologo attualmente ha circa 30mila iscritti con una quota di mercato, secondo le stime di Screen Digest per l’Italia, dell’89 per cento per quanto riguarda il “download a pagamento” e dell’11 per cento dell’intero “online movie market”. Non riesce per ora, nonostante questo, a monetizzare più di 1.200/1.500 download mensili.

Maurizio Ferrai, business development manager della struttura FilmIsNow, spiega che la loro offerta è “resa possibile da precisi accordi con le case cinematografiche (25 partner ad oggi), grazie ai quali siamo licenziatari autorizzati per l’Electronic Sell Through (EST) e il VOD (Video On Demand) nel mercato italiano”.

Accanto a FilmIsNow vi è la piccola (poco più di 30 titoli con pochi blockbuster), ma gratuita offerta di Film-review e Play4film, sito quest’ultimo che sembra offrire i prezzi più aggressivi.

“Si parla tanto di combattere la pirateria, ma pochi cercano di affrontarla avvicinandosi all’utente e offrendo un prezzo accettabile – spiega Giovanni Ballantini, CEO di Play4film – fino a quando il divario fra pirateria e prezzo di vendita sarà così ampio il download legale non emergerà”.

Play4Film, ci spiega Ballantini, è l’unico sito a vendere film in tutto il mondo e riesce a registrare circa 90mila utenti unici al mese (di cui il 17 per cento italiani) con solo 40 download al giorno. “Mi piacerebbe riuscire a mediare con le major affinché i prezzi per l’utente finale possano diventare ragionevoli, invece che lasciare che siano loro stesse ad imporre i loro prezzi” spiega Ballantini.

Nella sua raccolta di 1.500 film circa, Play4Film offre una buona collezione di western, horror e B-movie (nella tag-cloud spiccano “hell”, “night”, “blood”, “devil”), ma quello che salta agli occhi è la presenza di pochi titoli degli ultimi anni e pochissimi blockbuster o titoli di punta: per il 2009 l’unico film risulta essere il non eccelso Without a Paddle (oltrettutto, secondo un’altra fonte del 2004).

Per il 2008 iniziano a comparire alcuni blockbuster, ma i prezzi si alzano rispetto alle offerte generali di listino: Spiderwick a 5,90 euro, Iron Man a 8,90, Cloverfield 5,90. Gli altri titoli si fermano invece a 3,90 e sono quasi tutti prodotti da cassetta, tra cui forse quello con budget più lato è la nerd-commedy con Owen Wilson Drillbit Taylor.

I contratti di licenza sono monoterritoriali, quindi bisogna notare che non tutti i 1.500 titoli di Play4Film solo disponibili per l’Italia, e solo una minoranza sono disponibili in streaming.

Volendo fare alcuni confronti (che non vogliono avere valore esaustivo), rimanendo sui titoli meno recenti su cui si ampia la forchetta, con una minore offerta per l’Italia, Play4Film offre Metropolis in download a 3,90 euro, mentre FilmIsNow ha tre tipi di offerta: noleggio a 3,99 (o gratuito sottoscrivendo un abbonamento mensile) e acquisto a 6,90 (con uno sconto del 10 cento per gli abbonati). Stesso discorso per un altro classico poco accessibile sui normali circuiti di video noleggio, Cyrano de Bergerac, offerto da FilmIsNow in noleggio a 2,99 (o sempre gratis con abbonamento) e per il download a 4,90 euro, mentre in vendita su Play4Film a 3,90.

La difficoltà maggiore sembra, insomma, nel licenziare accanto al diritto di vendita in pay-per-download anche la visione in streaming a prezzi significativamente inferiori, vista la natura di “noleggio” e visione “singola”: in generale le altre offerte che si trovano sul Web hanno costi superiori ai 5-6 euro anche per lo streaming. E non sembrano essere state sviluppate alternative basate sulla sponsorizzazione sul genere degli UGC e degli altri contenuti di YouTube.

Claudio Tamburrino

Fonte: http://punto-informatico.it/2838741/PI/ … nline.aspx
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

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