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Software libero nelle PA? Qualcosa si ode anche in casa PDL…

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 25 febbraio 2010

di FSUG Italia

Non senza una certa sorpresa mi sono ritrovato a leggere una interrogazione parlamentare dell’on. Rocco Girlanda, del PdL, in merito all’uso (in questo testo forse si parla di una fase antecedente che è l’analisi e lo studio di fattibilità), del  FOSS nelle PA (pubbliche amministrazioni).

Senza ulteriori indugi andiamo a leggere il testo dell’ordinanza

Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-06153
ROCCO GIRLANDA
martedì 16 febbraio 2010, seduta n.283
GIRLANDA. –
Al Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione.

– Per sapere – premesso che:

il decreto legislativo n. 39 del 1993 aveva istituito l’Autorità informatica per la pubblica amministrazione (AIPA), avente compiti di vigilanza sul mercato dell’informatica pubblica, promozione e realizzazione di grandi progetti infrastrutturali, nonché di monitoraggio dell’informatica pubblica, per le quali produceva relazioni annuali al Governo e al Parlamento, in un clima di crescente attenzione per l’efficienza della pubblica amministrazione;

con l’articolo 176 il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 istituto del centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione (CNIPA), a cui sono stati inoltre attribuiti dal decreto legislativo 5 dicembre 2003, n. 343 i compiti, le funzioni e le attività esercitati dal centro tecnico per la rete unitaria della pubblica amministrazione (RUPA), che ora ha assunto la denominazione di digitpa in base al decreto legislativo n. 177 del 1o dicembre 2009;

i suddetti enti hanno sempre avuto tra le proprie funzioni quella della consulenza e della proposta, nonché funzioni di predisposizione, realizzazione e gestione di interventi e progetti di innovazione;

il Ministero della Pubblica Amministrazione e dell’Innovazione ha sempre avuto tra i suoi obiettivi l’aumento dell’efficienza della pubblica amministrazione e dell’aumento della fruibilità da parte degli utenti;

questo presupposto passa attraverso la funzionalità dei sistemi informatici e digitali con i quali la pubblica amministrazione si trova ad operare;

per raggiungere questi obiettivi è necessario valutare l’opportunità di adottare nella pubblica amministrazione software rispondenti ai principi di funzionalità, sicurezza, alleggerimento dei sistemi informatici, resistenza agli attacchi virali e cibernetici, riduzione della spesa per il costo delle licenze;

diversi Governi nazionali di Paesi membri della Comunità europea stanno progressivamente migrando verso sistemi e programmi open source, tra cui spiccano i casi della Svizzera (9.000 computer nelle scuole dal settembre 2008 e tutti i server governativi entro il 2010), della Danimarca (diversi comuni dal febbraio 2002), della Germania e della Francia (Ministero degli esteri e parlamento dal novembre 2008), dell’Inghilterra o di altre istituzioni al loro interno;

la stessa dinamica sta avendo luogo anche in realtà come il Governo del Brasile, della Russia o lo stato del Massachussets;

nel Parlamento Europeo si è recentemente istituito un intergruppo trasversale e transnazionale, di cui fanno parte anche diversi membri del PPE accumunati dalla sensibilità di una progressiva introduzione dei programmi open source nella pubblica amministrazione dei Paesi dell’Unione europea;

la questione va affrontata secondo una visione aperta e liberale al problema, al contrario di quello che all’interrogante appare un approccio ideologico e fazioso con cui si era cercato da parte della sinistra di affrontare il problema nel recente passato;

per un Paese come l’Italia è rischioso assumere una condizione di dipendenza esclusiva da qualsiasi tipo di tecnologia che coinvolga elementi vitali delle istituzioni e della comunicazione;

il risparmio di soldi e di tempo e l’efficienza sono due criteri fondamentali per la gestione interna ed esterna delle risorse collegate ai sistemi elettronici e telematici;

la diversificazione dei sistemi informatici a livello comunitario e mondiale potrebbe creare all’Italia problemi di comunicazione con realtà che usano software di formato differente da quello da noi attualmente in uso;

diverse istituzioni del nostro Paese hanno discusso e approvato la possibilità di migrare ad altro tipo di software salvo poi sperimentare e confermare questa linea di indirizzo, tra cui i comuni di Firenze (gennaio 2001), Lodi (marzo 2002), Roma (febbraio 2004), la provincia di Bolzano (prima nelle scuole e poi nella pubblica amministrazione, con un risparmio solo sulle licenze di oltre 1 milione di euro), decine di comuni in tutta la penisola nonché diverse regioni o enti come l’Istat;

alcuni tipi di software possono portare alla riduzione delle comunicazioni telefoniche;

le applicazioni dei software open source si possono estendere a diversi settori e applicazioni nella gestione e trasmissione delle informazioni;

molti di questi garantiscono un livello di privacy maggiore rispetto ai software attualmente in uso -:

se sia prevista la possibilità di una progressiva migrazione verso altro genere di software rispetto a quelli attualmente in uso;

se si stia valutando appieno l’ipotesi dei guadagni in termini economici nell’utilizzo di software liberi, con la riduzione nell’acquisto delle licenze e del potenziamento degli attuali sistemi informatici;

se sia altresì previsto un aggiornamento dei sistemi informatici e telematici, in ambito di software e di hardware nella pubblica amministrazione;

se il personale della pubblica amministrazione sia in procinto di essere aggiornato riguardo i prodotti attualmente in uso o su quelli che saranno adottati.(4-06153)

Fonte: http://www.frontieredigitali.it/online/?p=1499
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/

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