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FAPAV, contro Telecom o contro la legge?

Posted in Internet&Copyright by yanfry on 14 febbraio 2010

Roma – Chi fa un uso poco pulito del Peer to Peer, avverte La Repubblica, stia attento: è il caso di guardarsi le spalle perché c’è la carica dei segugi sguinzagliata da FAPAV che sta cercando di saperne sempre di più.

In pratica sarebbe in atto un vero e proprio pedinamento elettronico che, partendo dagli 11 siti accusati dalla Federazione di regalare film e canzoni, pian piano ricondurrebbe ai rispettivi richiedenti.

FAPAV avrebbe infatti affidato alla francese CoPeerRight l’incarico di svolgere il ruolo di sorvegliante speciale e la questione, a quanto pare, è arrivata sulla scrivania del giudice Antonella Izzo del Tribunale di Roma.

Poiché sembra che la maggior parte dei cattivacci siano utenti di Telecom Italia, la FAPAV – pur non potendo provare nulla – sta facendo forti pressioni sull’operatore perché faccia nomi, prenda provvedimenti, blocchi e agisca.

Questa cosa non è andata giù al garante per la privacy, che sostiene innanzi tutto la tutela della privacy stessa. Ma il fatto che si sciorinino cifre come 2 milioni e 200mila casi di download illegale non significa che sia stato svolto alcun “pedinamento”. Basta semplicemente contare le connessioni verso il sito che “regala” e leggere qualche megabyte dei primi che passano per cogliere i “titoli”.

Se quegli 11 siti sono in Italia, comunque non si può né pedinare né intercettare senza essere Forze dell’Ordine o Servizi di Informazione e Sicurezza, e/o con tanto di autorizzazione. Se sono all’estero, la questione si complica.

Ciò non toglie che nella fattispecie si tratti in ogni caso di una vera e propria intercettazione (che non coincide con un pedinamento, ma questo poco cambia) e, su questo, oggettivamente è impossibile non restare perplessi. Come osservano alcuni, infatti, si tratta pur sempre di intercettazioni non autorizzate a opera di privati: dunque, viene il dubbio se non sia il caso di rispondere a una simile azione con una controdenuncia.

Come già si è avuto modo di dire proprio su queste pagine, la strada continua a non essere quella giusta. Da ieri, tra l’altro, alcuni provider hanno iniziato a impedire l’accesso a The Pirate Bay non solo attraverso una (illecita, dal punto di vista delle RFC) manipolazione dei DNS ma anche attraverso l’alterazione delle tabelle di routing o l’adozione di regole di drop sui pacchetti destinati a quella rete IP.

Se tali atti porteranno risultati è arduo dirlo sul punto. Di certo, per la Baia non è affatto impossibile cambiare indirizzo IP, come non è impossibile per gli internauti servirsi di strumenti come Ipredator. E se per caso dovessero impiegarlo anche quegli 11 siti che FAPAV tiene d’occhio, i risultati saranno due: business per Ipredator e un bel sacco di pive per FAPAV, che dovrà star bene attenta a non irritare troppo né Telecom né altri, trovandosi essa stessa sul filo del rasoio.

Come sempre, se è questo che si vuole, invece di chiedersi quali possano essere le vere ragioni di tanta pirateria… si può continuare così.

Marco Valerio Principato

Fonte: http://nbtimes.it/prime/4931/fapav-contro-telecom-o-contro-la-legge.html
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/deed.it

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