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Internet all’italiana: come “regolare” la Rete con un decret-ino

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 28 gennaio 2010

Oggi vorrei ri-parlarvi di un provvedimento di cui si è già parlato molto in rete (ma purtroppo molto poco sui media tradizionali) il cosiddetto Decreto Romani (che doveva passare alle commissioni competenti della Camera per il 27 gennaio ma che è slittato per la richiesta del Pd di procedere a una serie di audizioni iniziate il 21 gennaio, con i soggetti interessati alle nuova legge), la norma che “dovrebbe” recepire una direttiva europea (direttiva 2007/65CE) che mira ad evitare distorsioni nel mercato dei contenuti multimediali e che nella sua applicazione tutta italiana viene da più parti criticata perchè oltrepasserebbe quanto voluto e previsto dalla norma europea, creando di fatto la prima normativa al mondo su cosa si può e non si può fare in Rete.

Senza entrare troppo nelle questioni giuridiche per le quali vi rimando, tra gli altri, agli ottimi post di Guido Scorza sul suo Blog e di Elvira Berlingieri su Apogeonline, vediamo cosa prevede questo provvedimento:

Partiamo dalla direttiva europea che ha lo scopo di regolare i servizi radiotelevisivi tradizionali (anche attraverso la rete) e quelli on-demand (pay-tv) per dare maggiori garanzie al pubblico (tutela dei minori, prevenzione dell’odio razziale, etc) ed evitare distorsioni sul mercato da parte dei servizi on-demand a danno di quelli tradizionali.
La stessa Direttiva prevede espressamente che queste norme si applichino a “tutte le forme di attività economica, comprese quelle svolte dalle imprese di servizio pubblico, ma non dovrebbe comprendere le attività precipuamente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva, quali i siti internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio nell’ambito di comunità di interesse“.

La norma italiana invece aggiunge una frase («i servizi, anche veicolati mediante siti internet, che comportano la fornitura o la messa a disposizione di immagini animate, sonore o non, nei quali il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale») che permette di includere negli ambiti della normativa (quindi equiparabili a servizi Televisivi) tutti quei siti internet che fanno uso di contenuti audiovisivi in modo sistematico, dalle centinaia di videobog, alle micro-web tv, dai webartist, ai podcasting video, dai servizi UGC (quelli creati dagli utenti come webmultimediale, dailymotion, tuovideo.it, libero video, vimeo, myspace, youtube, etc, etc), dalle piattaforme di e-learning (che veicolano le lezioni con riprese video) al webcasting e al livestreming.

Questo comporta, nella sostanza, che tutti i siti internet di cui sopra avranno l’obbligo di chiedere l’autorizzazione (che quindi le può essere negata) alla loro pubblicazione all’Autorità Garante per le Telecomunicazioni, l’Agcom (che ricordo è autorità di nomina politica ed il suo presidente è nominato direttamente dal Presidente del Consiglio).
La norma italiana inoltre attribuisce a tutti i soggetti di cui si parlava sopra e ai fornitori di servizi la “responsabilità editoriale” propria delle emittenti televisive e delle testate giornalistiche, cosa che comporta la responsabilità su tutti i contenuti immessi in rete anche da soggetti terzi attraverso la propria piattaforma (per esempio i commenti dei blog) ed il diritto di rettifica (rettifica ai commenti ritenuti offensivi o lesivi entro 48 ore e in mancanza del quale il titolare della piattaforma, blog o sito, diviene responsabile per i commenti alla stessa stregua delle testate “professionali”), con conseguente responsabilità per omissione di controllo.

Vengono “ritoccate” le norme per la tutela del diritto d’autore inserendo un nuovo articolo nel Testo Unico per la Radiotelevisione che attribuisce all’Autorità garante per le telecomunicazioni (il nuovo “sceriffo” della Rete) il potere di emanare regolamenti per far rispettare le suddette norme e di disporre la sospensione (con un ordine al fornitore ISP) della ricezione in Italia di contenuti, anche se provengono da uno stato extracomunitario, che a suo parere e senza “passare” per un’autorità giudiziaria, violino le norme del diritto d’autore dandogli la possibilità di inibire nel territorio la circolazione di opere cinematografiche via web comminando sanzioni amministrative pecuniaria che possono arrivare fino a 150.000 euro per i trasgressori.

Tralasciando il resto della normativa (perchè non ci interessa in questa sede) che riguarda i tetti pubblicitari delle tv tradizionali e pay-tv (salta però agli occhi che si passa dal 18% al 12% per le pay-tv, mentre l’Europa fissava un limite del 20% e dava libertà ai paesi membri di scegliere dove attestare la soglia, cosa che penalizza pesantemente Sky mentre il decreto amplia il margine di raccolta per le tv free private (vedi Mediaset) che potranno trasmettere fino al 20% di spot sul monte ore della giornata tv, senza doversi più preoccuparsi dei limiti finora imposti in merito alla tipologia di promozione è potranno salire a un 22% di spot nelle ore di maggior ascolto) lascio a voi i commenti finali e giudizi su tale norma li lascio a voi e mi limito a riportare un breve elenco di quelli che in questi giorni sono più citati nel web:

Reporters Without Borders Media (http://www.rsf.org/Government-wants-to-clamp-down-on.html) riferisce che la disposizione imporrà ai siti Web di stampa di richiedere opportune licenza per operare in Italia, unico caso in tutto il panorama mondiale, dichiarando senza mezzi termini che le bozze di decreto allo stato attuale “rappresentano un’altra minaccia alla libertà d’espressione in Italia.
L’organizzazione della libertà di stampa condanna anche la decisione del governo di emanare un decreto piuttosto che presentare un disegno di legge al parlamento per il dibattito e il controllo democratico che è necessario in tutti gli Stati che rispettano i diritti umani e della libertà di espressione. Per motivi di tutela del copyright, compresi i diritti d’autore delle stazioni televisive di proprietà del Primo Ministro Silvio Berlusconi, il governo sta ponendo un controllo diretto sui siti di video online, la cui esistenza continua dipenderà da un’autorizzazione rilasciata da un ministro del governo e non da un giudice“.

Il Time pubblica l’articolo “Berlusconi vs. Google: Will Italy Censor YouTube?“:
Sulla scia di Google vs la censura in Cina, un nuovo fronte di scontro tra il potere dello Stato e la libertà di Internet è stato aperto dal governo italiano.
[…]
Il governo del Premier Silvio Berlusconi, attraverso nuove misure, vuole il controllo sui contenuti video online e vuole obbligare chiunque carichi regolarmente video su internet ad ottenere una licenza dal Ministero delle Comunicazioni.

L’Herald Tribune (qui la versione tradotta) scrive:
[…] Spingendosi oltre, rispetto agli altri governi europei, il governo del Presidente del Consiglio ha preparato la bozza di un decreto che renderebbe obbligatoria la verifica preliminare dei video caricati dagli utenti su siti quali Youtube, di proprietà di Google, e la francese Dailymotion, così come su blog e siti di informazione online.
[…] La bozza di decreto è stata redatta a metà dicembre, più o meno mentre l’impero mediatico fondato da Berlusconi annunciava una richiesta per danni di almeno 779 milioni di dollari [500 milioni di euro ndT] nei confronti di Youtube e Google per presunto uso improprio di video che aveva prodotto. La mossa è una risposta a una direttiva dell’Unione europea del 2007 volta a creare una normativa per i media, ma solo l’Italia l’ha interpretata col significato di mettere in difficoltà le società su Internet.

Le Nouvel Observateur francese titola L’Italia censura la diffusione di video in internet:   –
In Italia i video su internet hanno i minuti contati. Secondo un decreto adotatto dal Parlamento italiano e che entrerà in vigore il prossimo 27 gennaio (prorogata al prossimo giovedì), al fine di “diffondere e distribuire su internet immagini animate, accompagnate o meno dal sonoro”, è ormai obbligatoria un’autorizzazione rilasciata dal ministero italiano delle Comunicazioni.
[…] Per Nicola D’Angelo, commissario dell’autorità delle Comunicazioni, tale legislazione è contraria allo spirito della direttiva europea. L’Italia diviene “l’unico paese occidentale nel quale è necessaria un’autorizzazione preliminare del governo prima di utilizzare questo genere di servizi”, aggiunge. “Questo aspetto costituisce un rischio per la democrazia.”

Associated Press scrive:
Silvio Berlusconi si sta muovendo per estendere la sua presa sui media in Italia riguardo ai contenuti liberamente condivisi su Google e YouTube.
Andando al di là di altri paesi europei, il governo del premier ha elaborato un decreto che avrebbe mandato all’esame delle camere
che ponga limiti ai contenuti pornografici o violenti caricati dagli utenti su siti come YouTube, Google video, ei Dailymotion, con misure simili da quelle proposte per i blog e newsmedia online.

Bloomberg riporta quanto segue:
Google Inc. è “preoccupata”, che il piano per regolamentare le web Tv del primo ministro italiano Silvio Berlusconi sia volto a limitare l’accesso al suo sito YouTube e fare pressioni sui fornitori di servizi Internet per sorvegliare i contenuti in rete.
[…]
Il regolamento darebbe al regolatore italiano il potere di ordinare ai fornitori di servizi Internet, tra cui Tiscali SpA, Fastweb SpA, Telecom Italia SpA e la locale Vodafone Group Plc, di rimuovere i contenuti che i supervisori dicono violino il diritto d’autore o rischieranno una multa di più di 150.000 euro, secondo quanto indicato nella direttiva di 33 pagine.
[…]
Un’altra misura presente nei regolamenti ridurrebbe il numero di minuti di pubblicità all’ora ammessi su canali televisivi a pagamento (Sky, ndr) a 12 da 18 entro il 2012, mentre i canali liberi Mediaset potranno aumentarli a 12 minuti di pubblicità agli attuali 6 per ora.

Ilsole24ore riporta quando dichiarato da Asstel :
Assotelecomunicazioni-Asstel, (Di Asstel fanno parte, fra gli altri, Telecom Italia, Vodafone, Wind, H3G, Fastweb, Tiscali, Tele2, Ericsson, Nokia Italia.) aderente a Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, nel documento consegnato venerdì in occasione dell’audizione davanti alle commissioni Cultura e Trasporti della Camera … sottolinea come la direttiva comunitaria affermi che «i servizi media audiovisivi devono essere destinati al grande pubblico, avere rilevanza economica, essere in concorrenza con la diffusione radiotelevisiva (…) non devono essere considerati tali i siti Internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati…». Il decreto di recepimento del Governo, invece, estende «in modo indefinito e abnorme il concetto esplicitato in modo nitido e netto dalla direttiva comunitaria», ponendo sotto la responsabilità editoriale di un fornitore di servizi media la fornitura di programmi…«veicolati tramite siti Internet, che comportano la fornitura e la messa a disposizione di immagini animate, sonore e non, nei quali il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale».

Secondo (http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/10/01/25/decreto-romani-reazioni.html) l’ex ministro alle telecomunicazioni Paolo Gentiloni il provvedimento “mette la trasmissione di immagini in Rete sullo stesso piano della tv”. In questo modo diventa obbligatoria l’autorizzazione ministeriale preventiva. In definitiva, per l’esponente Pd, “è un nuovo bavaglio ad Internet”. Gli Isp poi possono essere costretti dal Garante a rimuovere i contenuti che violano i diritti d’autore.

È come ritenere l’azienda che si occupa della manutenzione delle autostrade responsabile per quello che fanno coloro che guidano le automobili. Non ha senso”, secondo il segretario dell’Associazione italiana Internet Provider Dario Denni.
L’Associazione Internet provider chiede di “Correggere subito il testo” parlando di “erronea responsabilizzazione dei fornitori di accesso al web e delle piattaforme di hosting“. Se la semplice esclusione di alcuni contenuti immessi dagli utenti “dovesse generare la responsabilità sulla totalità dei contenuti immessi in rete per conto degli utenti stessi, finirebbe col cessare la fornitura del servizio. Per di più – conclude l’Associazione – questa norma impatta soprattutto sui fornitori italiani“. La Federazione dell’industria musicale è convinta “che qualsiasi utilizzo di contenuti protetti da copyright sia soggetto al rispetto dei diritti“.

La Federazione nazionale della stampa dichiaraLo schema di decreto legislativo del governo su tv e internet … aggrava ancora di piu’ la gia’ insostenibile anomalia italiana nella concentrazione televisiva e nella squilibrata ripartizione delle risorse pubblicitarie fra tv e carta stampata. I criteri di calcolo del numero dei canali, le nuove norme sul conteggio delle telepromozioni, l’introduzione del product placement sono tutti tasselli di una manovra che dice di richiamarsi all’Europa ma fortifica ulteriormente un italianissimo conflitto di interessi

Articolo 21 reputa il provvedimento “di una gravità inaudita”, in quanto “mette in discussione la libertà di informare ed essere informati”. Per l’Associazione questo “blocca qualsiasi possibilità di sviluppo moderno del Paese”. Da una parte, contiene la secca riduzione dell’obbligo per le emittenti nazionali di produrre film ed audiovisivi italiani ed europei; dall’altra, estende a dismisura gli spazi per la pubblicità, fino a determinare i contenuti stessi dei programmi e delle opere audiovisive. Infine, viene subdolamente aggredita la libertà di operare in Rete“. A tutto ciò si dovrebbe aggiungere l’altro decreto sull’Equo compenso preparato dal ministro Bondi che prevede il pagamento di una “tassa” sull’acquisto perfino di telefoni cellulari, pennette, pc con o senza masterizzatori, set box tv e così via.

Google parla di “normativa che distrugge il sistema internet”, () ma sono in tanti a bollare l’intervento governativo come ”vera e propria censura”.

Con un “grande paradossocommenta Roberto Santuccione di Blobeeda una parte una tv aperta a tutti, a tutte le ore, senza filtri, dove lo sconcio è di casa che resta così com’è ed un web,sottoposto a limitazioni di ogni tipo“.

L’attacco a Internet è ormai spudorato – si legge sul blog di Beppe Grillo) – Il Governo, con il premier proprietario di Mediaset, ha deciso che il diritto di informazione in Rete deve essere sanzionato. Che il copyright sia usato per chiudere siti e eliminare video da YouTube. Che la ripresa in diretta con una web cam fatta da un cittadino in streaming sia valutata al pari di una diretta televisiva. Che i siti che fanno informazione su Internet debbano provvedere a rettifiche equiparabili ai telegiornali nazionali. Tutto questo va restituito al mittente”.

Guido Scorza con una “battuta” parla di “Una legge per trasformare la Rete in una grande TV” dandone spiegazione nel suo articolo:
Una piattaforma UGC che consenta agli utenti di pubblicare propri contenuti audiovisivi nell’ambito di un’attività economica è una televisione? Buon senso, esperienza e tenore del considerando 16 della Direttiva AVMS suggeriscono di no ma, il testo del Decreto con il quale si intende attuare la Direttiva, dicono il contrario: anche le piattaforme UGC audiovisive – Youtube in testa – altro non sono che grandi TV. L’approccio PANTELEVISIVO dilaga.
[…]
Il nostro Paese continua – dopo quanto accaduto negli ultimi mesi nei nostri Tribunali ed a Palazzo Chigi – a rigettare con forza tale principio (responsabilità editoriale, ndr) che, pure, affonda, ormai, le sue radici nell’humus comunitario e trova fondamento nella ratio della disciplina europea sulla non responsabilità degli intermediari della comunicazione superbamente ricordata dall’Avvocato Generale della Corte di Giustizia UE nella causa C236/08: “creare uno spazio libero, pubblico e aperto su Internet, cosa che (n.d.r. la direttiva 31/2000) cerca di fare limitando la responsabilità di coloro che trasmettono o ospitano le informazioni ai soli casi nei quali, questi ultimi, sono coscienti dell’esistenza di una illegalità”.
E’ grave anche perché, più avanti, all’art. 6 dello schema di decreto legislativo, sotto la rubrica “protezione del diritto d’autore” il Governo impone a – e dunque rende direttamente responsabili – tutti i fornitori di servizi media audiovisivi di astenersi “dal trasmettere o ritrasmettere, o mettere comunque a disposizione degli utenti, su qualsiasi piattaforma e qualunque sia la tipologia di servizio offerto, programmi oggetto di diritti di proprietà intellettuale di terzi o parti di tali programmi, senza il consenso di titolari dei diritti e salve le disposizioni in materia di brevi estratti di cronaca”.
Come se ciò non bastasse, il comma 3 dell’art. 6 stabilisce che “l’Autorità (n.d.r. quella per le garanzie nelle comunicazioni) emana le disposizioni regolamentari necessarie per rendere effettiva l’osservanza dei limiti e divieti di cui al presente articolo”.
Ora, importare Hadopi in Italia, sarà più facile perché sarà sufficiente un regolamento firmato AGCOM, che disponga l’oscuramento delle TV, pardon, dei videoblog che diffondono materiale ritenuto “pirata”.

Anche Claudio Messora dal suo Byoblu, uno dei blog più seguiti d’italia, parla apertamente di Attacco alla Rete:
[…]
Sparisce il riferimento ai siti internet privati, sparisce il riferimento agli utenti privati  così come spariscono i riferimenti alle paroline magiche: condivisione, scambio, comunità di interesse. In cambio, con una tortuosità degna del miglior azzeccagarbugli, si dice che se pubblichi video per uno scopo non precipuamente economico, non rientri nella definizione (qui fingono di recepire le indicazioni), fermo restando che ci rientri (e qui si fanno i cazzi loro) perchè metti a disposizione immagini animate (ma che è… un manga?), sonore e non (infatti la rete è piena di clip muti) nelle quali il contenuto audiovisivo non ha ovviamente carattere incidentale.
Carattere incidentale? In quale video, sul tubo, il contenuto video potrebbe mai avere carattere incidentale? Sarebbe come aprire una concessionaria all’interno della quale la presenza di automobili avesse carattere incidentale, o come farsi una scopata nella quale l’attività sessuale abbia carattere puramente incidentale.
Io credo che l’unica cosa davvero a carattere incidentale è il cervello del legislatore italiano, o più precisamente la sua onestà.

Ottimo e preciso poi il post (da cui ho preso a piene mani per scrivere questo articolo) di Elvira Berlingieri su apogeonline.com dove viene spiegato in maniera chiara ed esaustiva con tutti i riferimenti normativi del caso quale impatto “potenzialmente” avrebbe l’attuazione del decreto nell’uso “italiano” della rete.

Byez.

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Una Risposta

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  1. […] This post was mentioned on Twitter by wpaludet, yanfry. yanfry said: Internet all’italiana: come “regolare” la Rete con un decret-ino. decreto romani, controllo della rete, #copyright http://bit.ly/b75X0j […]


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