YBlog

Australia, un Blackout contro la censura del web

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 25 gennaio 2010
In breve:
Un disegno di legge prevede che gli ISP blocchino l’accesso ai siti web annoverati in una black list compilata dall’Authority delle Comunicazioni. L’intento dichiarato è di proteggere i minori dalle insidie online, ma la Rete insorge per difendere la libertà di espressione

Milano – Internet, con la sua attitudine alla comunicazione e a veicolare informazioni, ha spesso generato atteggiamenti di chiusura a livelli istituzionali, che in alcuni casi sono sfociati in provvedimenti pesantemente restrittivi. Questo rischio sta per essere corso dall’Australia, dove il governo sta promuovendo un disegno di legge dal sapore censorio, contro il quale la comunità della rete sta per insorgere con un’iniziativa chiamata The Great Australian Internet Blackout.

La protesta riguarda la proposta normativa che prevede l’obbligo, per i fornitori di servizi Internet, di bloccare l’accesso ai siti web annoverati in una black list compilata a cura dell’ACMA (Australian Communications and Media Authority), ossia la locale authority delle comunicazioni, con un provvedimento che agli utenti italiani ricorderà, probabilmente, il lungamente discusso e fortunatamente cancellato emendamento D’Alia al ddl sicurezza.

Il filtro andrebbe applicato a tutti quei siti con contenuti bollati con l’infamante marchio RC (Refused Classification) applicato dall’autorità al termine di regolari inchieste, aperte di volta in volta in seguito a segnalazioni e denunce. Si tratta della realizzazione di un progetto di cybersecurity varato nel 2008 e finanziato con 82 milioni di dollari che, secondo il senatore Stephen Conroy (ministro delle comunicazioni), offrirà agli utenti australiani uno strumento di difesa durante la navigazione in Internet e grazie al quale si ridurrà in modo significativo il rischio di imbattersi involontariamente in contenuti contrari al buon costume o vietati ai minori.

L’obiettivo dichiarato dalle istituzioni non convince però gli utenti, così come non piace a molte realtà che operano su Internet: Iarla Flynn di Google Australia, ad esempio, ha espresso la preoccupazione che il campo d’azione del provvedimento sia troppo ampio ed evidenzia come nella black list possano entrare anche siti web con contenuti a sfondo sociale o politico, con inclusioni estranee allo scopo di difendere i minori dalle insidie di una navigazione non protetta. Il timore diffuso riguarda la possibilità che la proposta di legge possa trasformarsi in uno strumento per limitare la libertà di espressione sul web.

Dietro un intento protettivo si celerebbe dunque una volontà di piantare recinti ben più vincolanti e contrari ai principi di neutralità della rete. Per questo motivo, molti titolari di siti web si sono riuniti in un’iniziativa di protesta che avrà luogo dal 25 al 29 gennaio e consisterà nello stendere un (niente affatto pietoso) velo nero sulle loro homepage, attraverso un apposito script che le oscurerà, e che potrà essere rimosso con un clic.

Il periodo scelto è significativo e di particolare rilevanza perché nei quattro giorni scelti per il Great Australian Internet Blackout cade l’Australia Day, ossia la festa nazionale ufficiale dell’Australia che si celebra il 26 gennaio per ricordare lo sbarco della First Fleet avvenuto il 26 gennaio 1788 nella baia di Sidney.

I motivi dell’iniziativa si riassumono in tre punti chiave.
Il primo è l’inefficacia: il provvedimento non proteggerà i minori, ne’ sarà utile a prevenire la diffusione di materiale illecito già disponibile attraverso altri canali (come il peer-to-peer, che a sua volta non può essere oggetto di restrizioni a carattere generalistico).
Il secondo è l’onerosità: a causa dell’eventuale applicazione di questa normativa, si assisterà allo sgradevole effetto collaterale del generale rallentamento della rete e gli ISP, per garantire la qualità del servizio, si vedranno costretti a sostenere costi superiori che ricadranno sulle tariffe a carico degli utenti.
Ultimo punto critico, la creazione di un pericoloso precedente: varando questo progetto, l’Australia sarebbe il primo Paese occidentale a imporre uno strumento di censura centralizzata di Internet, ponendosi allo stesso livello di stati come Cina, Iran e Arabia Saudita, con l’utilizzo di una black list dal contenuto segreto che potrebbe includere, in futuro, chissà quanti e quali siti web.

L’organizzatore Jeff Waugh spiega che la protesta trae ispirazione da un’analoga campagna di sensibilizzazione che lo scorso anno è stata realizzata in Nuova Zelanda, in opposizione ad un progetto di legge che prevedeva il distacco della connessione Internet per gli utenti ritenuti colpevoli di violazione del copyright. Il provvedimento fu ritirato e Waugh si augura che The Great Australian Interet Blackout possa avere uguale efficacia.

Dario Bonacina

Fonte: http://nbtimes.it/lexnet/4754/australia-un-blackout-contro-la-censura-del-web.html
Licenza CC: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/deed.it

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: