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UK Music Manager: “Accordi di licenza forzati per la lotta al P2P”

Posted in Internet&Copyright, Politica&Società by yanfry on 8 ottobre 2009

Se i titolari dei diritti d’autore e gli ISP non possono volontariamente decidere accordi di licenza per creare servizi che “imitano” il file-sharing illegale, allora il Governo dovrebbe imporre soluzioni proprie come avviene con la radio.

Il vero problema nel dibattito sul file-sharing è stata l’incapacità dei titolari di copyright a creare piattaforme e servizi che offrano valide alternative per la loro ampia scelta di contenuti e la possibilità di vederli/ascoltarli quando e dove si vuole.

Sono passati 10 anni dopo l’avvento di Napster ed iTunes di Apple sembra essere la migliore proposta che sono stati in grado di fare per la musica.

Per il download On-demand di film e serie TV il campo è ancora piuttosto vuoto e non vedo possibili cambiamenti fino a quando la MPAA e gli studi televisivi non trovino un un modo per creare un metodo sicuro di distribuzione..

Sentiamo Brian Message (manager dei radiohead) e Jon Webster del Forum della UK Music Manager’s costituito nel 1992 per dare una voce “tanto necessaria nel settore” in modo che si potesse “ristabilire l’equilibrio di potere tra artisti e industria della musica.”

Il MMF è molto preoccupato per la facilità con cui gli artisti rinunciano ai propri diritti presi della disperazione, per ottenere gli accordi di registrazione e pubblicazione“, dice nella sua dichiarazione di intenti. “Stiamo quindi portando avanti una campagna per il ritorno dei diritti d’autore agli artisti”.

Così, quando gli viene chiesta quale sia la sua posizione sul file-sharing illegale egli dice che il vero problema non è il P2P, ma ciò che diceva prima, ovvero che si vede troppo poca sperimentazione sui servizi legali che offrono alternative alla gente.

Se le industrie creative e gli ISP non possono giungere ad accordi di licenza su base volontaria per fornire servizi che “imitano” il P2P illegale, allora il governo dovrebbe intervenire e imporre soluzioni di licensing, che potrebbero includere licenze legali allo stesso modo delle concessioni in licenza per le radio“, ha detto secondo MusicAlly.
Ci dovrebbe anche essere più sperimentazione di servizi autorizzati (tramite il Technology Strategy Board) per sviluppare ulteriormente l’offerta consumer friendly.
Se ognuno di noi avesse avuto un centesimo per ogni volta che la RIAA e l’MPAA hanno detto che avrebbe dato ai clienti ciò che vogliono se solo il file-sharing illegale fosse sparito, in modo da potersi permettere di farlo, saremmo tutti ricchi oggi.”

E ‘stupido per chiunque sia chiamato a sostenere un business non servire i propri clienti, perché alcuni – una minoranza – non si comportano come dovrebbero.
E ‘infantile e immaturo, e non è la prima volta che abbiamo discusso di come le difficoltà ad ottenere accordi di licenza con i detentori di copyright hanno ostacolato l’innovazione.

Gli investitori che erano disposti a mettere denaro nelle start-up di musica digitale sono partiti per altri settori, come Twitter o Facebook, dove sono in grado di costruire una solida piattaforma attorno al prodotto core.

Non ci sono molti imprenditori coinvolti in questo spazio,” ha dichiarato nel mese di luglio David Pakman, un veterano dell’industria musicale e ora venture capitalist all’ Associates Venrock, “Gli investitori hanno perso un sacco di soldi in questo settore“. “Ciò che l’industria della musica non ha mai incoraggiato o addirittura consentito è stata la costruzione di un ecosistema intorno al suo prodotto.”

E ha ragione, come tutti sappiamo.

Nel mese di gennaio, l’ISP inglese Virgin Media, dopo aver speso un’incredibile somma ad otto cifre, aveva infine rottamato i piani per la sua “Virgin Music Unlimited” a causa delle richieste last minute delle etichette discografiche che fecero bloccare il file-sharing da e per i PC degli abbonati al servizio.

Il servizio rivoluzionario avrebbe contribuito a monetizzare il 95% dei download di musica che l’IFPI sostiene di perdere a causa del file-sharing illegale ogni anno.
Ancora più importante, avrebbe dato all’industria della musica quel nuovo flusso di entrate, che afferma di ricercare nell’era della musica digitale.

Il servizio ha poi avuto luce verde nel mese di giugno pianificato per essere lanciato entro la fine dell’anno, ma vista la velocità dello sviluppo tecnologico è triste come i titolari di diritti d’autore sembrino fare del loro meglio per assicurarsi di procedere a passo di lumaca.

In realtà non vogliono ammetterlo, ma l’industria della musica e quella cinematografica rimpiangono i vecchi tempi con un mondo di distribuzione fisica ed è solo il forte calo di profitti che li stà forzando ad abbracciare le nuove tecnologie.

Stay tuned.
jared@zeropaid.com

Fonte: http://www.zeropaid.com/news/87096/uk-music-managers-force-licensing-deals-to-fight-p2p/
Traduzione a cura di Scambioetico.

2 Risposte

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